martedì 31 luglio 2012

Pellegrini e Magnini: il vostro lavoro è nuotare, non lamentarsi!



La nostra italica-tacco 12 Federica Pellegrini ha fatto flop nei 400 metri stile libero.
Il nostro super fusto-fidanzato della Pellegrini Filippo Magnini ha fatto flop nei 100 metri stile libero.

Neanche hanno finito di togliersi la cuffia ed uscire dalla vasca che già puntavano il dito contro qualcuno (lui), minacciavano di mollare per un anno, e forse poi chissà (lei)… ore ed ore di interviste per spiegare per quale strana ed astrusa motivazione uno sportivo brillante può fare flop ad un appuntamento importante come i Giochi Olimpici.

E via con le scuse, gli allenatori cambiati, le città di allenamento cambiate, la preparazione atletica, le dichiarazioni del tipo: non sono al 100% della forma, non mi hanno fatto allenare adeguatamente e via così…

Ma come? Fino all'altro giorno avete fatto dichiarazioni su dichiarazioni su argomenti di fondamentale importanza per un atleta olimpico come il sesso prima delle gare, sempre a sbaciucchiarsi a bordo vasca, senza perdere nemmeno un'occasione per farsi fotografare e vedere nelle situazioni più mondane e, ovviamente, più lontane dal mondo sportivo.

E ora? Tutta colpa degli altri? Ma siamo proprio sicuri? Ma c'è davvero bisogno di dare una motivazione? Nello sport succede, una gara può andar male (sebbene si spera sempre che non sia quella olimpica), ma si riparte!

Basta parlare, basta fare interviste, basta lamentarsi dell'intrusione dei media nel mondo del nuoto e nella coppia Pellegrini-Magnini, quando sono loro due che sembrano non voler staccarsi da quella magica lucina rossa che si accende sulla camera a inizio intervista!

Basta, siete dei nuotatori, nuotate! Scegliete: tacco 12 o costume, interviste o occhialini, spettacolo o sport, taglio alla moda o cuffia…

E di cosa fa Federica Pellegrini quando non nuota non ce ne frega niente, se poi ci dobbiamo sorbire le sue scuse e il suo vittimismo quando fallisce una gara olimpica! (Alessandra di Canossa www.linkiesta.it)

Gli eroi sconosciuti delle Olimpiadi ai tempi dello spread

Ai tempi della Grecia antica, durante le Olimpiadi si sospendevano le guerre. Ora che dovremmo essere tanto più evoluti, c’è sempre il rischio che siano i conflitti a interrompere le gare, mentre un intero continente, tra i più ricchi al mondo, dichiara guerra proprio alla piccola Grecia e agli altri popoli mediterranei. E le Olimpiadi sembrano fatte non tanto per dimostrare di che cosa sono capaci gli uomini, quanto per mandare in vacanza i programmatori televisivi e i loro cervelli stracotti. Ma, come diceva Tremonti, piuttosto che niente, è meglio piuttosto. Se poi piuttosto vuol dire vedere la meglio gioventù di tutti i Paesi sfidare se stessa e la storia, viva le Olimpiadi, che cancellano la normale programmazione (il niente televisivo, appunto). Anche se l’enfasi nazionalista di certi telecronisti riduce lo scontro e nello stesso tempo lo amplifica, facendolo diventare ogni volta un derby squilibrato tra l’Italia e il resto del mondo. Perché, se c’è un nostro connazionale in gara, tutti gli altri atleti diventano irrilevanti, pure quelli che vincono la medaglia d’oro.

Così, tutta la domenica televisiva è stata esageratamente costruita sull’attesa di Federica Pellegrini e della sua prova sui 400 metri, con il conto alla rovescia in vista della gara, come per il lancio di un missile in orbita. E quando poi il missile non è partito e Federica non ha vinto, sembrava che tutte le Olimpiadi fossero scadute a delusione e declino. Possibile? Forse anche l’eccesso di attesa, oltre alle sviscerate ragioni tecniche, può determinare un eccesso di tensione nella star del nuoto, tarpandole le ali, pardon le pinne nel momento decisivo. Mentre le medaglie poi arrivano da ragazzi sconosciuti, mai visti neppure in uno spot, le cui facce sudate, spettinate e stravolte dalla gioia ci commuovono e ci affratellano nella guerra quotidiana contro lo spread. (Maria Novella Oppo - L'UNITA' -)

Novella Eva Kant



Voleva uccidere la moglie del suo amante con una siringa piena di un potente anestetico, così si è introdotta nell'appartamento, travestita come Eva Kant, con una tutina nera e passamontagna, ma il suo intento è fallito. Per questo Janet Miranda G., cilena di 52 anni, è stata arrestata dai carabinieri della compagnia Vimercate con l'accusa di tentato omicidio. La sua 'rivale', italiana di 62 anni, non è in pericolo di vita. (LA REPUBBLICA)

Allora aveva ragione il mio insegnante di religione a sostenere che i fumetti di Diabolik erano devianti !

lunedì 30 luglio 2012

La Costituzione è tramortita dalla prepotenza



C’era una volta la democrazia parlamentare, luogo di confronto e di elaborazione dei disegni di legge.
La nostra Costituzione, all’art.70, rammentava che ‘la funzione legislativa è esercitata collettivamente dalle due Camere’.
Poi c’era il Governo, anch’esso abilitato a presentare disegni di legge, con una fondamentale differenza: per farlo doveva avere, ogni volta, l’autorizzazione del Presidente della Repubblica, come si legge all’art.87 della Costituzione.
Abbiamo usato il verbo al passato, non a caso. La nostra Costituzione c’è, è viva, è bella. Ma per molti è diventata una pastoia, un ostacolo. Come fare per sbarazzarsene?
Hanno trovato l’articolo adatto, il 77: ‘in casi straordinari di necessità e di urgenza, il Governo adotta, sotto la sua responsabilità, provvedimenti provvisori con forza di legge’. Ma ci sarebbe un ostacolo: è il Presidente della Repubblica che è chiamato a vigilare sulla straordinarietà della necessità ed urgenza.
Bella cosa così.
Sennonché ormai accade, con frequenza bisettimanale, che il Governo ricorra al decreto e il Presidente della Repubblica verifichi, bisettimanalmente, che vi siano i requisiti di straordinaria necessità e urgenza. Con la conseguenza che, essendo previsto il termine di sessanta giorni per la conversione dei decreti da parte delle due Camere, il Governo puntualmente pone la fiducia e così strozza il dibattito parlamentare. Sotto la scure della minaccia-fiducia, infatti, il Parlamento vota quella che in verità è una sfiducia con ricatto. Bella la democrazia parlamentare, vero? I costituzionalisti partigiani, la chiamano Costituzione vivente.

Secondo noi è la nostra Costituzione tramortita dalla prepotenza di chi avrebbe tanta voglia di assolutismo, ossia di comprimere la potestà delle Camere.
Era la voglia conclamata di Berlusconi. Pensavamo d’aver raggiunto l’apice.
Ci siamo sbagliati: sottovalutavamo Monti-Napolitano.

Antonio Di Pietro
Luigi Li Gotti
(www.antoniodipietro.it)

La battuta del giorno

"Oramai per noi parlamentari le ferie non esistono più, e sono finiti anche i tempi dei privilegi. Ora ci vogliono togliere pure i biglietti gratis del treno ... Alla faccia di chi dice che i parlamentari guadagnano troppo. Chi pensa di fare politica per fare i soldi, è meglio che valuti altre professioni. Oramai i deputati guadagnano come gli impiegati ... Ok, magari proprio come un impiegato no, ma ci andiamo vicino. Noi prendiamo 4 mila, 4 mila e 4 mila". (Mario Pepe, onorevole del Gruppo Misto, ex Pdl, intervistato da Repubblica) grazie a http://nonleggerlo.blogspot.it/

Passaparola - La guerra di Nintendo - Generale Fabio Mini - (dal blog www.beppegrillo.it)

domenica 29 luglio 2012

Consueta eleganza

Roberto Saviano l'ingrato manda i pizzini a Marina Berlusconi

L'autore di Gomorra attacca la figlia del cav perchè ha osato criticare i Pm. Lo scrittore dimentica che senza di lei nemmeno esisterebbe.



Così Libero apre un articolo, tanto per cambiare, contro Roberto Saviano.

Disertori



Un deputato su cinque assente nel 2012. Il Corriere della Sera stila la classifica degli assenteisti nell’era dei tecnici e del governo Monti e dei tanti voti di tante fiducia. Maglie nere delle presenze in Aula Niccolò Ghedini e Silvio Berlusconi del Pdl. Lo storico legale dell’ex primo ministro si è fatto vedere a una sola votazione su un totale di 1.026. Il Cavaliere ha votato solo due volte, a gennaio e nel mese di febbraio. Secondo i dati sull’assenteismo elaborati dall’agenzia Dire in pratica il 20,05% dei deputati non è entrato in Aula, ovvero un quinto dei 630 deputati pari 126 parlamentari.

Tra i gruppi meno diligenti troviamo i deputati di Popolo e territorio, ex “Responsabili” che hanno raggiunto il 33,7% di assenze. Secondi classificati, ma certamente non medaglia d’argento i deputati del Gruppo misto con il 30% di assenze. I deputati di Fli agguantano terzo posto con il 25% . A seguire Pdl con il 22,8% di mancate partecipazioni al voto, poi la Lega Nord con 14,4% delle volte. I deputati dell’Udc raggiungono 13% di assenze, mentre l’Italia dei valori si colloca subito dopo, con il 12% di deputati che non hanno risposto all’appello del voto. Ultimi i deputati del Pd che con il 9,5% di assenze chiudono la classifica

Tra i deputati più assenti troviamo anche Simone Di Cagno Abbrescia del Pdl, Umberto Bossi e Marco Reguzzoni della Lega, Gianfranco Micciché del Gruppo misto. Denis Verdini (99,24% di assenze), Michela Vittoria Brambilla (98,10%), Giulio Tremonti (97,34%), Vincenzo Barba e Maria Rosaria Rossi (96,20%), Antonio Angelucci (93,16%), tutti del Pdl. Ci sono poi Luca Barbareschi (Gruppo misto) e Marilena Parenti, del Pd, subentrata il 7 giugno ad Antonello Soro. ( IL FATTO QUOTIDIANO )

venerdì 27 luglio 2012

Madonna insultata e fischiata a Parigi

Madonna ha sempre suscitato polemiche, ma l’ultimo tour non concede tregue.
In Turchia ha dato scandalo mostrando un capezzolo, altrove con un video nel quale sovrapponeva la svastica al volto di Marine Le Pen, all’Olympia di Parigi invece è stata pesantemente insultata dal pubblico al grido di “salope” dal pubblico infuriato per la brevità dell’esibizione, esaurita in un set durato appena tre quarti d’ora.
I fan, che avevano pagato dagli 80 ai 280 euro per assistere allo spettacolo, salvo bagarini, e atteso per ore prima di poter entrare nel tempio francese dello spettacolo, che contiene appena 2.700 spettatori, hanno protestato vivacemente e rudemente a lungo, molti di loro che si sono radunati poi al di fuori del teatro e hanno protesta chiedendo il rimborso del biglietto. (www.giornalettismo.com)


Nichi e gli arruffapopolo

Che Tonino sogni una liason con Grillo non è una sorpresa. I due si somigliano come due gocce d’acqua. E da tempo giocano allo stesso gioco. Trasformare, in nome del popolo o della gente, l’opposizione in un gioco al massacro. E non è antipolitica. Piuttosto, una strategia politica che usa l’antipolitica ai suoi fini.

Poco entrambi hanno a che fare con la sinistra. E se qualcuno li scambia o li ha scambiati per la sinistra è perché la sinistra che dovrebbe esserci non è un bel vedere.

Ma Nichi Vendola no. Nel suo fare c’è un tocco di poetico populismo, un certo retrogusto per la vertigine verbale e un non-so-che di minoritario che si compiace di essere tale.

Ma il leader di Sel è uno che ha il senso dello Stato e delle istituzioni. E una storia non solo personale, ma anche politica, da difendere.

Per questo non si consegnerà ai furbetti del vaffanculo. A meno che non lo si lasci solo. Lui e la sua gente. E non farlo sentire solo, piaccia o no, è anche compito del Pd. (Marco Bracconi http://bracconi.blogautore.repubblica.it/)

giovedì 26 luglio 2012

Roberto Formigoni, arroganza Celeste

Roberto Formigoni dice di aver letto le carte e di non avere “nulla da temere”. Di fronte ai testimoni e ai documenti che, secondo l’accusa, raccontano la sua vita da nababbo finanziata per dieci anni da Pierangelo Daccò, il futuro ex governatore dei lombardi afferma spavaldo: “La corruzione dov’è? Io non l’ho trovata”. Un po’ come, qualche mese fa, non era riuscito a trovare, dopo aver promesso ai giornalisti di esibirle, le ricevute delle sue vacanze da jet set trascorse, a spese di Daccò, ai Caraibi, a Saint Tropez, in Costa Smeralda, a Montecarlo o su uno yacht di oltre 20 metri. Un Ferretti 70 sul quale, secondo i marinai, in una cabina di prua venivano sempre “custoditi gli effetti personali” di Formigoni “imbarcati all’inizio della stagione e portati via nel mese di ottobre”.

Il fatto che Daccò fosse un faccendiere capace di farsi liquidare più di 70 milioni di euro da gruppi sanitari convenzionati con la Regione non inquieta il Celeste presidente. E nemmeno i due partiti che ancora lo sostengono: la Lega e il Pdl. Eppure la vicenda Formigoni, ora arricchita da un invito a comparire, spiega bene almeno 200 dei 500 punti di spread che separano l’Italia dalla Germania.

Formigoni, infatti, resiste sulla sua poltrona perché qui la politica, che pure continua ad attaccare la magistratura, ha totalmente demandato ai giudici il compito di selezionare le proprie classi dirigenti. I comportamenti dei leader da noi non contano. Contano (qualche volta) i reati, che però possono essere accertati (giustamente) solo al termine di un processo.

Il principio di elementare prudenza che, nelle democrazie mature, spinge partiti e istituzioni a escludere dalla vita pubblica chi non è in grado di chiarire le sue frequentazioni o giustificare le proprie ingenti spese, in Italia non vale.

Risultato: a Berlino il Presidente della Repubblica, Christian Wulff, si dimette in febbraio per un prestito a tassi di favore alla moglie e cinque giorni di vacanza finanziati da un produttore cinematografico (287 euro per notte). A Roma come a Milano, a destra come a sinistra, migliaia di piccoli o grandi Formigoni, invece imperano e montano in cattedra, arroganti. I Daccò di turno fanno lievitare la spesa pubblica. E il Titanic Italia va, placido, verso il naufragio. La crociera intanto non la offre un lobbista-faccendiere. A pagare sono solo i cittadini. (Peter Gomez - IL FATTO QUOTIDIANO -)

Ecco perchè non danno le notizie



Gli editori dei quotidiani che incassano i milioni di euro dei fondi pubblici conferiti loro annualmente dallo Stato - cioè da noi - pagano i loro collaboratori 2 euro ad articolo. Ma ancora più spesso assolutamente nulla. L'Ordine dei Giornalisti ha chiesto a circa 1000 giornalisti freelance e 4000 giornalisti professionisti di una sessantina di testate, fra cui molte nazionali, di rivelare le condizioni in cui lavorano.

Alcuni esempi? “La Voce di Romagna”, che paga un articolo 2 euro e 50, e “Il Nuovo Corriere di Firenze”, che offre ai collaboratori forfait mensili da 50 a 100 euro. Ad entrambe le testate vanno contributi pubblici per oltre 2 milioni e mezzo di euro l'anno. “La Repubblica” (che rientra nel contributo al “gruppo l'espresso/la repubblica” di oltre 16 milioni di euro) paga 30 euro un articolo di 5000 – 6000 battute. “Il Messaggero” (circa un milione e mezzo di contributi) paga al massimo 27 euro ad articolo. L'“ANSA” paga 5 euro per ogni lancio. L'“APCOM” offre da 4 a 8 euro, ma non paga nulla nel caso in cui l'evento assegnato non si realizzi. “Il Sole 24 ore” (oltre 19 milioni di contributi l'anno) paga 50 centesimi a riga. “Libero” (5 milioni e 451 mila euro di contributi) dà 18 euro anche per un'apertura. “Il Manifesto” (oltre 5 milioni di contributi) pare non paghi alcuno degli articoli scritti dai collaboratori, neanche per le aperture.
Tutto ciò dimostra come quello del giornalista freelance (la categoria che si è potuta permettere il lusso di rispondere al sondaggio) sia uno dei lavori più precari e meno retribuiti dell'intero paese. E, di conseguenza, sia sottoposta a ricatto quotidiano, per cui poi non ci si può lamentare se certe notizie non vengono date, o vengono date in cinque righe e mezza a pagina sette. Gli editori infatti si inchinano schettinamente alle richieste del governo di turno, per non perdere il pingue finanziamento, mentre le grandi firme del giornalismo si guardano bene dal mettere in risalto le cose scomode per non perdere il posto molto ben retribuito. Dulcis in fundo, i collaboratori non possono permettersi scoop o rivelazioni perché ricattati con contratti capestro. Sembra che il coraggio sia ormai una prerogativa per soli blogger.

Ecco perché sarebbe stata importante la proposta di legge dell'Onorevole Meloni, che prevedeva l'istituzione di una “commissione specifica” per impedire che le testate sfruttassero i giornalisti precari e non applicassero retribuzioni adeguate, escludendo i trasgressori dai contributi pubblici. Ecco perché questa legge sarebbe stata un caposaldo per l'inizio di una nuova trasparenza dell'informazione e per garantire giustizia sociale sui posti di lavoro. Ecco perché, dopo essere stata approvata dalla Camera, di questa stessa legge è appena stata fatta carta straccia al Senato, per la meritoria opera demolitrice di Elsa Fornero.

L'Italia è piena di giornali di partito, di corrente o di condominio che campano con i soldi dei contribuenti e riempiono le loro redazioni di giovani e meno giovani, precari e sottopagati, mantenendoli sotto la soglia della povertà per meglio servire le istanze del Governo di turno. Molti di questi “Editori" da due euro al pezzo, magari, pagano anche con un anno di ritardo. Oppure, dopo un certo numero di articoli "pagati" (si fa per dire), pretendono tutti gli altri pezzi a titolo gratuito. Altri, invece, danno al massimo forfait mensili di 50 - 100 euro. Intanto Luigi Gubitosi, neo d.g. Rai, viene stipendiato con 650mila euro l’anno, sempre per la famosa storia della “spending review”. (Stefano Davidson www.byoblu.com/)

Cercasi calabrese, meglio se ex galeotto

Offerta di lavoro trovata sul noto sito di annunci Subito.it (http://nonleggerlo.blogspot.it/)

mercoledì 25 luglio 2012

Tutti i giorni nei tg il dannato spread e la beffa dei «berluscloni»

Viene continuamente citata in tv e sui giornali la frase di Paolo Borsellino: «Chi ha paura muore tutti i giorni, chi non ha paura muore una volta soltanto». Un’ idea che ci ritorna in mente ogni mattina, quando sentiamo i primi tg e le rassegne stampa che ci stanno facendo morire tutti i giorni di spread.
Non se ne può più, anche perché, oltre al danno, c’è anche la beffa dei berluscloni che ripetono il loro verso, sostenendo che, se il dannato spread sale anche con il governo Monti, vuol dire che la colpa non era di Berlusconi quando arrivò a 570 punti. Insomma, pur di sostenere il loro boss, i vari Gasparri (anche se, per fortuna, di Gasparri ce n’è uno solo) tifano apertamente per lo spread, per la speculazione e per la Germania. Come del resto fa la Lega, impegnata a rileggere la sua storia alla maniera staliniana imposta da Maroni, con Bossi sullo sfondo, a fare tappezzeria. Perché, è vero che la sinistra si divide ogni volta che si riunisce, ma solitamente si accapiglia per questioni di principio, come l’articolo 18, i diritti delle minoranze e di quella straordinaria maggioranza oppressa costituita dalle donne.
Invece, la destra si divide quasi soltanto sulle poltrone, essendo disposta a sostenere qualsiasi cosa e perfino a votare senza vergogna che Ruby era la nipote di Mubarak, pur di fare un favore a Berlusconi e averne in cambio qualche cosina. Anche la Lega, s’intende, ha votato ogni schifezza ad personam, giustificando tutto in nome di un ideale inesistente (la padania) e di prebende molto reali da spartire in famiglia. E ora, Bossi o Maroni è lo stesso, il gioco sporco continua, votando con il Pdl l’ennesima riforma istituzionale fasulla pur di continuare a sfruttare la rendita di posizione della porcata elettorale di Calderoli. Unico valore reale che ha ancora uno spread più vantaggioso del valore elettorale della Lega. (Maria Novella Oppo - L'UNITA' -)

La battuta del giorno

"Una volta il mio profeta era Antonio Di Pietro. Oggi il mio profeta si chiama Silvio Berlusconi." (Antonio Razzi, onorevole di Popolo e Territorio a 24 Mattino)

Ingroia al confino in Guatemala



Ingroia, il giudice di Palermo che indaga da anni sulle collusioni tra politica e criminalità per la strage di via D'amelio, va in Guatemala. Un incarico dell'ONU per combattere la criminalità nello Stato centroamericano. E' una buona notizia? Si e no. Si, perché Ingroia era diventato un bersaglio. Rischiava di finire ammazzato come Borsellino che sapeva di morire perché a conoscenza della trattativa stato (con la s minuscola) - mafia. Borsellino era persino informato del tritolo dell'esercito arrivato dal continente appositamente per lui. Disse che la mafia, che lo avrebbe ucciso, era solo manovalanza. No, perché con Ingroia in Guatemala, ancora una volta questo Paese si dimostra di merda. Quella sostanza che esce dal culo delle istituzioni deviate da almeno vent'anni. Non è una buona notizia perchè anche un bambino assocerebbe, a torto o a ragione, il trasferimento di Ingroia alle pressioni di Mancino e di Napolitano. Quest'ultimo vorrebbe distrutte le intercettazioni tra il Quirinale e l'ex ministro degli Interni. Che Mancino, democristiano di antico corso, telefoni al Colle sapendo di essere indagato è molto strano. Le probabilità che fosse intercettato erano altissime, non poteva non saperlo. Ho il sospetto che non abbia telefonato per chiedere aiuto, ma per tentare di coinvolgere la presidenza della Repubblica. Dopodiché i giochi erano fatti.
I tempi cambiano. I giudici prima si ammazzavano, ora si mandano al confino all'estero, molto più lontano che ai tempi di Mussolini. Ieri a Eboli, oggi a Città del Guatemala. Con il loro consenso, ovviamente. Le forme vanno salvate. Il ministro della Giustizia Severino, con sfoggio di humor british, ha detto "Combattere la criminalità organizzata anche fuori dal territorio nazionale è importantissimo, perché la criminalità organizzata è transnazionale e avere i nostri magistrati... è una cosa che ci fa veramente onore". L'Italia, Paese delle mafie, 'ndrangheta, camorra, mafia siciliana, sacra corona unita, tra i più corrotti del mondo, si priva quindi di uno dei suoi più importanti magistrati per combattere la criminalità guatemalteca. E' una barzelletta atomica. Non siete più credibili, evitate almeno di prendere per il culo gli italiani che, mentre salutano un uomo coraggioso, devono ascoltare il piduista Cicchitto, tessera 2232, spiegare che "Nessuno può paragonare Borsellino a Ingroia sul terreno della lotta alla mafia. E infatti si è visto quello che è successo a Borsellino". Cicchitto ci spieghi se la P2 è stata coinvolta o meno nelle trattative. Cicchitto, che ha detto di Ingroia, è "una grave anomalia, un falsario, un fazioso", dovrebbe saperlo. Rigor Montis, nel frattempo, pensa da vero statista alle prossime generazioni. Zzzzzzzzzzz. Non svegliatelo. Ci vediamo in Parlamento, sarà un piacere. (www.beppegrillo.it)

martedì 24 luglio 2012

Restituite allo Stato i soldi delle fondazioni

Dopo i malaffari del tesoriere Lusi e della Margherita, com’era inevitabile, vengono alla luce gli accantonamenti effettuati dagli altri partiti-fantasma che hanno continuato a godere legalmente di rimborsi elettorali. Una pratica ammessa da leggi fatte su misura, ma immorale. Ora e’ Alleanza Nazionale a dare spettacolo con la rissa fra i suoi gerarchi per accaparrarsi un patrimonio valutato intorno ai centocinquanta milioni di euro. Penosi. Con maggior decoro, ma non minore furbizia, il fantasma dei Ds ha attinto ai medesimi fondi pubblici per sanare i debiti pregressi ed evitare la confisca di un ragguardevole patrimonio immobiliare. Quanto a Forza Italia, bisognerebbe chiedere a Verdini: mistero fitto. Una sola cosa e’ certa, a questo punto: per ripristinare un minimo di decenza bisognerebbe che i soldi giacenti presso queste fantomatiche associazioni di partiti-zombies venissero censiti e al piu’ presto restituiti allo Stato. (www.gadlerner.it)

Non c'è ragione di Stato che tenga



La richiesta di rinvio a giudizio per 11 imputati, alcuni dei quali erano all’epoca dei fatti altissimi esponenti dello Stato, per attentato contro un corpo politico dello Stato, e per l’ex ministro degli Interni ed ex presidente del Senato, Nicola Mancino, per falsa testimonianza, conferma che su quello che successe in Sicilia all’inizio degli anni ’90 è calato per due decenni un velo di complicità e di omertà.
Queste coperture hanno sinora impedito che la verità fosse scoperta e hanno permesso che l’assassinio di eroici servitori dello Stato come Falcone, Borsellino e gli agenti delle loro scorte rimanesse impunito.

Continuo a pensare che di fronte a un’ipotesi mostruosa come quella di una trattativa fra Stato e mafia, intessuta sulla pelle di magistrati, poliziotti e cittadini innocenti, non ci sia ragion di Stato che tenga. Bisogna ricercare la verità senza guardare in faccia nessuno, come stanno facendo i magistrati di Palermo, ai quali va tutta la solidarietà mia e dell’Italia dei Valori.
Rendere il loro lavoro già difficilissimo ancora più complesso, e delegittimarli, nonostante operino in una situazione di forte pericolo, significa rendere un pessimo servizio non solo alla giustizia, ma anche alla democrazia e alla Repubblica.

La criminalità organizzata ha potuto prosperare sino a diventare il cancro che sta uccidendo l’Italia intera. Troppo a lungo il potere ha preferito chiudere tutti e due gli occhi prestando la propria complicità, sia direttamente che per omissione, e privilegiando una malintesa ragion di Stato sull’obbligo di far luce sulla verità e di punire i colpevoli.
Per questo ritengo che l’inchiesta di Palermo sia importantissima non solo sul piano giudiziario, ma anche su quello della cultura politica di questo Paese. Per questo penso, e continuerò a dire forte e chiaro – nonostante scomuniche e ricatti – che ogni tentativo di ostacolare le indagini, da qualunque parte provenga (fosse anche dal capo dello Stato) sia stato un gravissimo errore, che comporta pesanti responsabilità politiche e morali. (www.antoniodipietro.it)

Il bazooka scarico della UE -Eugenio Benetazzo- (dal blog www.beppegrillo.it)

lunedì 23 luglio 2012

Paola Severino dixit

“Combattere la criminalità organizzata anche fuori del territorio nazionale è importantissimo perché la criminalità organizzata è transnazionale e avere i nostri migliori magistrati, richiesti da autorità straniere per condurre questa lotta è una cosa che ci fa veramente onore. Se i magistrati ci chiedono di dare questo aiuto credo si debba dire di sì”. (Paola Severino, Ministro della Giustizia in merito al trasferimento di Antonio Ingroia in Guatemala)

... nemmeno il tentativo di dissuadere il pm dicendogli "adesso sei più importante qui in Italia" ?

La battuta del giorno

"Ogni volta che mi capita di andare a un’ Olimpiade, ringrazio il cielo che non è toccato a noi italiani organizzarla. La nostra magistratura ha già abbastanza da fare." (Vittorio Zucconi http://zucconi.blogautore.repubblica.it/)

Passaparola - La Sicilia verso l’abisso - Alfio Caruso - (dal blog www.beppegrillo.it)

domenica 22 luglio 2012

Il Pm Ingroia "promosso" e spedito in Guatemala: addio indagini trattativa stato-mafia

Guarda caso Antonio Ingroia, procuratore
aggiunto di Palermo e titolare dell'indagine sulla trattativa tra stato e mafia
ha ricevuto la "proposta" di andarsene in GUATEMALA... (che ha accettato... o
forse ha dovuto accettare?): dopo
aver tolto di mezzo il Colonnello della GdF Rapetto
, "colpevole" di aver
contestato 98 miliardi di evasione alla lobby delle slot machine, un altro
GRANDE SERVITORE dello Stato viene allontanato dal suo incarico... funziona così
DA SEMPRE, un po' come quando, con la scusa che "i magistrati devono occuparsi
di tutto", volevano che il giudice Giovanni Falcone si occupasse anche di ladri
di auto... (http://isegretidellacasta.blogspot.it/)

Lobby delle mie brame



Quando in America scoppia uno scandalo di sesso, invariabilmente il giornalismo robot ritira fuori la storia del Puritanesimo, magari dimenticando che l’America ha inventato la pornografia di massa, da quella patinata alla più sordida. Quando la cronaca ripresenta la consueta, puntuale strage a colpi di mitra e pistola, il giornalista automatico riesuma la lobby delle armi come spiegazione passe-partout. Quello che l’informazione irriflessiva dimentica è che nessuna lobby può avere successo se non trova corrispondenza nell’opinione pubblica. La colossale lobby del tabacco non è riuscita a impedire la guerra alla sigarette, quando la maggioranza delle persone furono convinte da una campagna martellante che fumare fa male. La lobby dell’alcol non riuscì a evitare lo sciagurato Proibizionismo, quando nel bere fu indicato il male che consumava la nazione. E se la lobby delle armi riesce invece a castrare ogni legge seria sul controllo del commercio e del possesso privato di fucili e munizioni anche di tipo militare (il giovanotto stragista di Aurora aveva seimila, dico sei mila, proiettili) è perché una maggioranza forte di cittadini vuole così. E’ l’opinione pubblica a creare la lobby, e non viceversa, in un rapporto che si alimenta a vicenda. Non è, come sempre, la forza maligna dei lobbisti a vincere, è la debolezza delle classi dirigenti politiche e, chiedo scusa, intellettuali a dare campo libero a loro, perché non riesce o non vuole educare i cittadini. Basti pensare alla resa della politica davanti alla finanza tossica che piaceva alla gente perché sembrava un Babbo Natale con la gerla piena di mutui facili e di credito al consumo, per sostenere stili di vita e consumi che il reddito reale non avrebbe permesso. Le lobby fanno il loro mestiere di lobby, E’ la politica che non fa il mestiere della politica. Oppure si rassegna a essere la lobby dei cretini, dei qualunquisti, dei parolai per vincere le elezioni, nascondendosi come i guardoni dietro i cespugli dei sondaggi. (Vittorio Zucconi http://zucconi.blogautore.repubblica.it/)

venerdì 20 luglio 2012

Lasciato solo


Il pm Antonio Ingroia lascia la procura di Palermo e accetta la proposta dell' Onu, ovvero diventare capo dell'unità di investigazioni e analisi criminale contro l'impunità del paese centroamericano. Il ministro della giustizia Paola Severino ha dato parere favorevole.
"Io non mi sento in guerra con nessuno, però che sia diventato un bersaglio questo lo avverto anch'io" ha dichiarato in una intervista.
In conclusione "fatto fuori" senza farlo saltare in aria !

giovedì 19 luglio 2012

Il suicidio Borsellino

Ringraziamo vivamente, senz’alcuna ironia, il senatore Marcello Dell’Utri per aver commemorato come meglio non si poteva il ventennale di via D’Amelio: senza ipocrisie. Lui in fondo in questi vent’anni è stato uno dei pochissimi politici a dire sempre la verità. “La mafia non esiste”. “È uno stato d’animo”. “Le risponderò con una frase di Luciano Liggio: se esiste l’antimafia, esisterà pure la mafia”. “Mi processano perché sono mafioso”. “Silvio non capisce che se parlo io…”. “Vittorio Mangano era un eroe”. Ieri, bontà sua, ha aggiunto: “Vent’anni dopo ancora non si sa chi è stato (il mandante del delitto Borsellino, ndr)… Io sono stato, io e Berlusconi. Ma in che paese viviamo?”.

Dell’Utri, almeno, eviterà di inviare corone di fiori e messaggi ipocriti ai familiari di Borsellino e degli uomini di scorta: “Bisogna andare fino in fondo”, “senza guardare in faccia nessuno”, “cercare tutta la verità”, “mai abbassare la guardia”. Sono vent’anni che sentiamo ripetere, a ogni 23 maggio e 19 luglio, queste penose giaculatorie da parte di chi, fra il lusco e il brusco, lavora per insabbiare, occultare, deviare, depistare, inquinare, seppellire la verità. E fino a qualche tempo fa l’operazione era perfettamente riuscita. Ex ministri, soprattutto dell’Interno e della Giustizia, alti carabinieri, alti poliziotti, alti spioni, alti e bassi politici hanno fatto carriera tramandandosi la scatola nera dei segreti inconfessabili su stragi e trattative. Poi purtroppo i mafiosi come Brusca e Spatuzza e figli di mafiosi come Ciancimino jr. hanno violato il patto dell’omertà, che gli uomini del cosiddetto Stato avevano religiosamente rispettato. Politici muti come tombe hanno ritrovato improvvisamente la memoria e la favella, costretti ad ammettere almeno quei pezzi di verità che i mafiosi e i figli di mafiosi li obbligavano a sputare fuori, tra mille contorsioni e contraddizioni. I pm di Palermo e Caltanissetta, eredi e in molti casi allievi di Falcone e Borsellino, e tanti cittadini perbene hanno visto in quegl’improvvisi e inattesi squarci altrettanti varchi per lumeggiare il buio. E han lavorato sodo per due anni, pubblicamente incoraggiati dalle massime autorità dello Stato che invece, sottobanco, trescavano ancora una volta per insabbiare, depistare, deviare. E quando si erano illuse di averla fatta franca un’altra volta, un caso, il meraviglioso caso di un telefono intercettato ha illuminato l’osceno fuori-scena e messo a nudo le loro vergogne: il presidente della Repubblica, il suo consigliere giuridico (un magistrato che sa molte cose sulla trattativa, ma ne parla solo con Mancino, mentre davanti ai pm fa scena muta), procuratori generali della Cassazione e chissà quanti altri statisti si adoperano per avocare o almeno devitalizzare l’indagine di Palermo.

E poi, una volta beccati col sorcio in bocca, invocano inesistenti “prerogative” e ”doveri istituzionali”, amorevolmente assistiti da giuristi e commentatori di chiara fama, ma soprattutto fame. Alla fine il capo di quello Stato che trattò, e forse ancora tratta, con la mafia spedisce i pm che indagano sulla trattativa davanti alla Consulta con l’accusa, sanguinosa quanto infondata, di aver violato norme costituzionali e processuali inesistenti. Nella speranza di bloccare, o almeno screditare, l’indagine che li ha messo tutti a nudo.

E ancora una volta il coro unanime dei laudatores, salvo un paio di eccezioni, scioglie inni all’abuso di potere. Potrebbero ammettere, papale papale: sì, abbiamo trattato con la mafia, eravamo tutti d’accordo, tranne quell’ingenuo di Borsellino che non aveva capito come va il mondo, pace all’anima sua. Invece continuano la farsa dell’ipocrisia. Perciò la famiglia Borsellino invita i rappresentanti del cosiddetto Stato ad astenersi dall’invio di messaggi e corone di fiori in via D’Amelio. Perciò Dell’Utri va ringraziato per la franchezza. Non è affatto vero che Stato e mafia siano la stessa cosa: la mafia è molto più seria. (Marco Travaglio - IL FATTO QUOTIDIANO -)

19 luglio 1992


mercoledì 18 luglio 2012

La battuta del giorno

''Sono felice di far parte di questo progetto molto interessante, qui c'è il futuro, questo è un dream team''. (Zlatan Ibrahimovic appena sbarcato al PSG, praticamente un copia incolla cominciato con la Juventus continuato con l'Inter, il Barcellona, il Milan e forse dopo la squadra francese, con il Chievo, il Catania, il Bari e per finire, il Cittadella)

Si sposano così anche i cavalli



La difesa della iniquità bigotta e ormai bigottamente irrazionale contro il riconoscimento civile – ripeto – civile delle unioni anche, ma non solo, fra persone dello stesso sesso si aggrappa ormai per evidente disperazione alla questione riproduttiva. Il matrimonio va riservato a chi può produrre un figlio, dunque non a due cittadini adulti che non possono, all’interno della propria unione e diciamo con mezzi propri, generare. A parte l’evidente scioccaggine di tale argomento, che automaticamente dovrebbe dissolvere un matrimonio che, per scelta o per ragioni fisiologiche, non può generare, non essendo nessun essere umano obbligato a fare figli, mi offende personalmente l’idea che io, ormai ben oltre 40 anni or sono, abbia sposato in una chiesina dell’ Alta Valle Brembana la donna con la quale ci eravamo scelti, per far razza, come io fossi stato un toro da monta e lei una giovenca, entrati in quella chiesa muggendo il nostro “si” soltanto per poter produrre vitellini. L’ho sposata perchè l’amavo e presumevo che lei amasse me e qualche anno più tardi abbiamo deciso di avere il nostro primo figlio. Il ridicolo dell’argomento matrimoniale dei pavidi bigotti è talmente insensato che porterebbe diritto a una conclusione logica paradossale: che un uomo sterile o una donna infeconda non si potrebbero mai sposare, mentre uno stallone e una giumenta avrebbero il diritto di farlo. Questa sempre più piccola banda di ipocriti e di sepolcri imbiancati non ha il coraggio di dire la semplicite verità che gli omosessuali gli fanno schifo e non vogliono riconoscere la legittimità del loro amore. Non è il “matrimonio gay” che respingono, è proprio l’essere gay. (Vittorio Zucconi http://zucconi.blogautore.repubblica.it/)

Perchè sto con i giudici di Palermo


(www.antoniodipietro.it)

martedì 17 luglio 2012

Silvio addio

Mi dispiace davvero per gli ottusi, i poveri di spirito e i disonesti dentro che hanno trovato in Berlusconi il loro spirito guida. Mi dispiace per gli adolescenti e i cattivi maestri che hanno trovato nella ribellione al Cavaliere l’unico comodo contenuto e la felice liberazione dall’elaborazione politica. La cattiva notizia è che Silvio è finito: forza Italia, forza gnocca, pdl , siamo Italia o siamo stronzi, sono soltanto il tentativo di portarsi a casa un portafoglio di voti e di gorilla parlamentari necessario a trattare la salvezza del suo impero economico. Senza alcun altro disegno.

Silvio però non è solo nel suo declino: si porta appresso tutto un ecosistema politico, mediatico, produttivo cresciuto attorno a lui e contro di lui, ma che messo in un altro ambiente, in un’altra epoca, non ha alcuna possibilità di sopravvivenza. Basta vedere la mancanza di lucidità e di dignità con cui si sono messi nelle mani di ideologi, banchieri e accademici cialtroni che stanno riducendo in cenere il Paese. Nessuna iniquità, nessun errore plateale, nessuna considerazione sociale viene da questa fungaia ormai dedita all’ossequio degli dei cannibali del mercato e soprattutto dei propri interessi di bottega.

Il Paese va a puttane, ma nell’ecosistema appassiona la sorte e l’atteggiamento delle etere del Cavaliere, cliente e protettore, in una irresistibile fuga dalla realtà. Minetti docet. E si fa silenzio invece quando il burattino premier fa figure da cioccolataio in Europa o si dedica ad esercizi sul maschile e femminile degni di un liceale in fase onanistica. Naturalmente si evita con accuratezza di parlare dei veri e terribili problemi che ci stanno davanti forse nella speranza che non parlandone tutto in qualche modo si risolverà. Però il giochino sta finendo, il tentativo di rianimare il fantasma del tycoon per continuare a indignarsi con poco sforzo, è destinato al fallimento. (http://ilsimplicissimus2.wordpress.com/)

In Italia otto milioni di poveri

L’Italia è sempre più povera. Gli effetti dell’eurocrisi si scaricano dall’economia finanziaria alla società, che si scopre sempre più in difficoltà. Nel 2011 i poveri in Italia erano più di otto milioni di persone, pari all’undici per cento circa della popolazione. Lo rivela l’Istat nel report sulla povertà in Italia nel 2011. I poveri assoluti, quelli che vivono nell’indigenza, sono invece il cinque per cento circa, più di tre milioni di persone. La soglia di povertà relativa per una famiglia di due componenti, spiega l’Istat, è pari a 1.011,03 euro. Rispetto all’anno precedente nel 2011 c’é una sostanziale stabilità della povertà relativa, che deriva dal peggioramento del fenomeno delle famiglie in cui non vi sono redditi da lavoro o vi sono operai, compensato dalla diminuzione della povertà delle famiglie di dirigenti e impiegati. Una situazione drammatica, che potrebbe anche allargarsi a breve. Il 7,6% delle famiglie italiane è a rischio povertà: si trova poco al di sopra della linea convenzionale di povertà e, ad esempio con una spesa improvvisa, potrebbe classificarsi tra le famiglie povere. Di conseguenza in Italia è povera o quasi povera circa una famiglia su cinque. Il 23,3% delle famiglie che risiedono nel Mezzogiorno sono povere, quasi una famiglia su quattro. Aumenta inoltre l’intensità della povertà relativa, dal 21,5% al 22,3% in un anno. I poveri, quindi, sono diventati ancora più poveri. Tra le categorie sociali peggiora la condizione delle famiglie operaie: il 15,4% di queste (15,1% nel 2010) è relativamente povera, il 7,5% (6,4% nel 2010) è assolutamente povera. Migliora invece la condizione delle famiglie di dipendenti o dirigenti. Nel 2010 era relativamente povero il 5,3%, nel 2011 il 4,4%. La crisi si nota nel drastico aumento della povertà relativa nelle famiglie dove ci sono persone disoccupate o con redditi da pensione, che sono passate dal 40,2% al 50,7% in un anno. Dati drammatici, che probabilmente sono anche migliori rispetto all’attuale situazione. Nel 2012 l’Italia subirà una pesante recessione, ed è assai probabile, se non certo, che ciò produrrà ulteriore distruzione di occupazione e conseguente aumento della povertà. (Andrea Mollica www.gadlerner.it)

La febbre Monti, la cura Hollande

Oggi l’Istat dà la drammatica fotografia di come sia aumentata la povertà nel nostro Paese. Stiamo parlando dell’11,1% delle famiglie italiane, per un totale di oltre 8 milioni di persone. Un dato allarmante che dovrebbe preoccupare questo governo, finora sordo al grido di dolore delle fasce sociali più deboli.

Monti e i sobri professori hanno fatto cassa sulla pelle dei cittadini, lasciando impuniti evasori, speculatori e i soliti noti della casta. Dove sono le politiche per il reddito? Dov’è l’equità tanto sbandierata? A certificare ulteriormente il fallimento di questo esecutivo è stato, ieri, il differenziale tra i titoli di Stato italiani e quelli tedeschi, vale a dire il termometro della crisi. Ha quasi toccato i 500 punti: tra la febbre altissima e il coma. Stamattina i siti dei quotidiani da Istituto Luce sono tutti contenti perché lo spread è sceso al di sotto dei 485 punti. Le stesse testate, meno di un anno fa, scrivevano che se il differenziale fosse arrivato a 400 punti sarebbe stata una catastrofe perché il Paese non era in grado di reggere a lungo simili tassi d’interesse.

Mentivano ieri o mentono oggi? Esageravano nell’estate del 2011 o minimizzano in quella del 2012? Ve lo dico io e ve lo può confermare qualsiasi giornalista o studioso onesto: mentono oggi. Un differenziale al di sopra dei 400 punti è insostenibile e vanifica tutti i sacrifici che questo governo ha imposto agli italiani delle fasce medie e basse, stando solo attento a non disturbare quelli ricchi. E’ come riempire d’acqua un secchio col fondo bucato: per tanta povera gente una fatica e un’enorme sofferenza inutili.

In Francia, invece, lo spread continua a scendere. Segno che lì, da quando il presidente della Repubblica si chiama Hollande e non più Sarkozy, sono state messe in atto politiche che servono a qualcosa. Ma con quelle del professor Monti non c’entrano niente. Anzi, vanno nella direzione opposta.
Invece di alzare l’età pensionabile, Hollande l’ha abbassata e portata a 60 anni. Invece di stringere i cordoni della borsa, ha aumentato i salari minimi del 2%. Questo nelle prime settimane. Poi ha messo in cantiere alcuni progetti di riforma che entreranno presto in vigore: aliquota sui redditi più alti al 75%, reintroduzione della tassa di successione e della patrimoniale; tassa sui dividendi del 3%; 65mila nuove assunzioni nel settore pubblico.

Sono all’incirca le stesse misure che adotteremo noi dell’Italia dei Valori appena saremo al governo.

Ma di questi interventi non ne vogliono sentir parlare nè il professor Monti nè tutto il coretto che sulla stampa asservita gli dà ragione qualsiasi cosa faccia, trasformando in successi i suoi fallimenti. Dicono che sarebbero disastrosi, che farebbero salire lo spread tanto da rompere addirittura il termometro. La sola cosa che gli viene in mente è tartassare ancora di più chi già paga tutto, eliminando un po’ di festività per i lavoratori: l’ennesimo sopruso odioso e del tutto inutile. E allo stesso tempo mantenere gli stipendi d’oro dei super-manager di Stato. Una vergogna!
Però le chiacchiere stanno a zero e le cifre parlano da sole. Dicono che, al contrario di quello che sostiene Monti, è in Italia, con le politiche di austerità, che lo spread è del tutto fuori di controllo. Ma in Francia, con la strategia opposta di Hollande, è stato domato. (www.antoniodipietro.it)

lunedì 16 luglio 2012

La solitudine di Umberto

Eccolo il condottiero che credeva di poter contare sull'aiuto di
"sette", o "dieci", o "venti" milioni di padani
"armati" fino al collo, mitra, fucili, cannoni (cito), e così liberare le sacrali terre del Nord
dall'oppressione di Roma Ladrona. Eccolo ad una cena di contabili leghisti, solo
al tavolo, che hanno tirato pacco pure loro. (http://nonleggerlo.blogspot.it/)

Cruciverba quirinalizio

Comunicato del Quirinale."Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha affidato all'Avvocato Generale dello Stato l'incarico di rappresentare la Presidenza della Repubblica nel giudizio per conflitto di attribuzione da sollevare dinanzi alla Corte Costituzionale nei confronti della Procura della Repubblica di Palermo per le decisioni che questa ha assunto su intercettazioni di conversazioni telefoniche del Capo dello Stato; decisioni che il Presidente ha considerato, anche se riferite a intercettazioni indirette, lesive di prerogative attribuitegli dalla Costituzione.Alla determinazione di sollevare il conflitto, il Presidente Napolitano è pervenuto ritenendo "dovere del Presidente della Repubblica, secondo l'insegnamento di Luigi Einaudi, evitare si pongano, nel suo silenzio o nella inammissibile sua ignoranza dell'occorso, precedenti, grazie ai quali accada o sembri accadere che egli non trasmetta al suo successore immuni da qualsiasi incrinatura le facoltà che la Costituzione gli attribuisce". (www.beppegrillo.it)

Passaparola - La crisi della Cina e la depressione mondiale - Aldo Giannuli - (dal blog www.beppegrillo.it)

domenica 15 luglio 2012

Trottolino amoroso


Nicole Minetti non ci sta ! Non lascia il posto al Consiglio Regionale della Lombardia nonostante l'invito del suo "amoore", anzi rilancia. Vorrebbe sua la conduzione di un programma televisivo sulle reti Mediaset, o nella peggiore delle ipotesi, attendere ottobre per maturare il vitalizio per gli ex consiglieri regionali che abbiano coperto metà della legislatura.
Brutta rogna per Silvio, comincia a scadere qualche cambiale.

sabato 14 luglio 2012

Una colletta per Letta



Aiutiamolo. Adesso che non c’è più Lusi, Enrico Letta, nipote di Gianni con il quale forma il duo LettaLetta, ha qualche difficoltà a proseguire la costosa terapia di mantenimento, senza la quale rischia la crisi di nervi: per vent’anni lo sventurato rampollo, nato e cresciuto all’ombra dello zio, ha dovuto far finta di essere antiberlusconiano. E di certo la sua presenza nella trilaterale, il pappa e ciccia con l’entourage di Silvio che balugina nei convegni della sua fondazione Vedrò, da sole non potevano risolvere il conflitto. Quel dover far finta di essere a sinistra è sempre stata un vera maledizione.

Ultimamente le cose erano molto migliorate, il partito in cui milita aveva abolito la parola sinistra con esplicito divieto persino di pronunciarla da sola e non in unione con centro: Enrico cominciava a respirare. E i massacri sociali , le pensioni pestate a sangue, gli esodati, la castrazione dell’articolo 18, il pogrom di diritti e dignità erano davvero il suo mondo. Del resto non poteva essere diversamente per uno il cui grido di battaglia è ”Morire per Maastricht” , intendendo ovviamente gli altri, mica lui che nella vita ha preso mille calci in culo, ma solo di carriera.

Insomma finalmente non doveva più vergognarsi alle riunione della trilateral, non doveva più nascondere in un cassetto di cucina la foto di Marchionne con annessa candela votiva e poteva farcela anche senza farmaci. Anzi diciamo che l’idea di una grande coalizione di baciapile, baciafinanza, baciamonti e baciabanche lo esaltava, gli dava vigore e speranza. A detta degli amici era diventato un altro uomo: estroverso vitale, persino allegro quando gli si parlava di esodati.

Poi salta fuori questa faccenda dell’antipolitica che cresce e cresce, ruba voti a destra e sinistra, sprofonda nello sconforto i vertici del suo partito, fa temere a Letta che qualche pazzo pensi di rispolverare la parola sinistra visto che fare il peggio della destra, ma con le nostre idee non funzionava più. Un destino maledetto, proprio adesso che cominciava a dare segni di guarigione. La ricaduta si è manifestata con un feroce attacco di panico quando il presidente di Confindustria ha parlato di massacro sociale: tradimento, pugnalata alle spalle, non ci Vedrò più. E’ stato momentaneamente sedato, ma dopo pochi giorni non ha resistitoe ha fatto outing: meglio il Pdl che Grillo ha detto al Corriere più che mai della sera, quello col direttore che ha un’enorme banana di capelli a titolo compensativo.

Aiutiamolo, facciamo una colletta per la terapia, soprattutto aiutiamolo a prendere coscienza che il suo posto è un altro, accanto allo zio Gianni, a zio Mario a prozio Silvio. Finalmente in famiglia, deciso a morire per Maastricht, per la Tav, per la Chrysler, per la svendita dei beni pubblici, a fare nel lunghi pomeriggi quel gioco di ruolo che tanto piace agli enrichi: far finta di avere qualche idea in testa. (http://ilsimplicissimus2.wordpress.com/)

venerdì 13 luglio 2012

Anziani in gita a loro insaputa



Un evento di fondamentale importanza. Comizio dei Cristiano riformisti, in queste ore all'hotel Ergife di Roma. Big del Pdl: presenti. Ma la grande attesa è tutta per lui, che proprio qui dovrebbe aprire la campagna elettorale. A momenti il primo discorso pubblico di Silvio Berlusconi dopo la nuova "discesa in campo". Vi dico solo che ci sono 300 e rotte persone in tutto, "180 amministratori" (?!), qualche curioso, ed il resto riempito con tre pullman di nonni del "centro sociale anziani Don Giorgio Talkner", una vagonata di 80-90enni provenienti dai dintorni della Capitale. Il caldo in sala è soffocante, lo sventolare di ventagli e foglietti inarrestabile, molti di questi anziani confessano di "non essere qui per fede politica", altri lo dicono esplicitamente: "Berlusconi? Ma se nemmeno sapevamo quale fosse la destinazione della gita!".


Così parte la nuova avventura politica del Cavaliere. Non serve altro. (http://nonleggerlo.blogspot.it/)

La battuta del giorno 2

"Preferisco che i voti vadano al Pdl (quindi a suo zio, ndr) piuttosto che disperdersi verso Grillo". (Enrico Letta, vicesegretario del Pd in un'intervista al Corriere della Sera)

La battuta del giorno

"Il tempo delle Minetti è fi-ni-to." (Daniela Santanchè sfodera la battuta dell'anno)

giovedì 12 luglio 2012

Palle di gomma a Madrid


Piccole sfere di gomma dura sparate dai fucili della polizia spagnola a Madrid che lasciano pericolosi segni sulla pelle dovuti alla velocità e violenza del colpo.

Il piatto piange



Va bene, fine dell’ intervallo. Lasciamo Grillo al suo bagnetto. Torniamo alle cose tristi. Berlusconi sta svendendo il Milan, già creatura diletta e paradigma dei suoi successi (”Farò dell’Italia quello che ho fatto del Milan”, disse e non sapeva di dire una verità) lasciandolo andare alla deriva per rientrare coi debiti. E’ il segno sicuro che il suo impero pubblicitario è alla canna del gas. Questa è la vera, sola ragione per la quale sta seriamente pensando di ri-ri-ri-ri-ricandidarsi come premier, alla guida di un partito di paglia che senza di lui è come la casetta del porcellino scemo, destinata a volare via in primavera nelle mani di schiappe come i Cicchitto, i LaRussa, i Gasparri, i Verdini, le Santanchè e quel patetico burattino d Alfano. Si ripete la situazione del 1993 quando organizzò in fetta e furia, con i creditori alle porte per migliaia di miliardi, un partito costruito con le amicizie, chiamiamole così, formate dall’antennista Galliani soprattutto in Sicilia comperando ripetitori, con l’agenda dei clienti di Publitalia creata da Dell’Utri e con l’autopropaganda attraverso i propri media.
Il principale movente di tutte le azioni, le reazioni e le operazioni berlusconiane è sempre il patrimonio personale, i suoi danèe, perché la sua forza è nei soldi, che deve proteggere dalla concorrenza, dai tribunali e dalla inesorabile dispersione prodotta dai divorzi e dai troppi eredi, non tutti proprio campioni da prima squadra. Quando la cassa vacilla, Silvio s’arzilla. Soltanto stando al governo o almeno in Parlamento essendo il leader di un’opposizione robusta e condizionante per leggi e voti, lo può fare. (Vittorio Zucconi http://zucconi.blogautore.repubblica.it/)

La battuta del giorno

"Berlusconi scende in campo ? Dove ? A San Siro." (Bobo Maroni, Lega)

mercoledì 11 luglio 2012

Campioni del Mondo, Campioni del Mondo, Campioni del Mondo

11 luglio 1982, l'Italia di Enzo Bearzot si laureò Campione del Mondo battendo in finale la Germania per 3 a 1, ma la madre di tutte le partite di quel mondiale resterà sempre questa.

La battuta del giorno

"Mi dedicherò all'agricoltura e coltiverò anche la marijuana, so che è illegale ma pazienza". (il governatore della Sicilia Raffaele Lombardo a Radio 24, parlando delle sue imminenti dimissioni)

Il Parlamento inutile

Sei stato convocato ‘con urgenza e tassativo ordine di partecipazione e puntualità’. Ma l’aula è vuota. Non c’è alcuna presenza e alcun dibattito.

Sono i commessi a dirti sottovoce: annunceranno il voto di fiducia a mezzogiorno o all’una, e si vota qualche ora dopo. Vuol dire che passi di fronte al banco della Presidenza della Camera e puoi solo di dire un “sì” o un “no”.Segue una breve discussione finale sugli ordini del giorno, più che altro un po’ di conversazione e una gentilezza verso i pochi parlamentari che prenderanno la parola, ciascuno per pochi minuti, su questioni che sono per forza marginali. Subito dopo siamo pronti per un altro voto di fiducia.

Perché è necessario? Perché il tempo è stretto, perché “il governo non può rischiare cambiamenti”. Ogni dettaglio è già stato concordato con amici e meno amici in Europa. Tecnicamente è una democrazia strana.

Costituzionalmente è un Parlamento inutile. Politicamente non c’è via di scampo, perché non si possono sciogliere le Camere.
Non solo non è stata cambiata la legge elettorale, ma la situazione economica, che sta condizionando così gravemente la vita interna, non tollera sospensioni.

Vedete? Ci muoviamo lungo un percorso necessario e impossibile. Come se ne esce, a parte indignazione e protesta (che, come abbiamo imparato, è mal tollerata)? Bisogna accettare una verità amara e banale. Il male che sta rendendo assurda non solo la funzione del Parlamento ma anche, e soprattutto, la vita dei cittadini, non è, come tutti diciamo, la cattiveria aggressiva dell’economia e delle sue feroci speculazioni. È qui, è tra noi, è politica. Partiti corrotti ci hanno portati al terminal e consegnato ai guardiani. Partiti esangui si accodano senza volere o sapere cos’altro fare. Guardali dentro. Non c’è vita. Osservali nelle piccole cose, tipo la Rai. Ricominciano da capo, al livello della continua ricerca di un minimo garantito. Niente coraggio, nessuna idea, neppure l’ombra di una visione del che fare. Se la scorciatoia è illegale (come la sostituzione arbitraria e improvvisa di un membro della Commissione di Vigilanza) la prendiamo per buona in cambio di una cosina.

A piccoli passi strascicati che non lasciano traccia, usciamo dalla politica, dando la colpa all’economia, ed entriamo nel sottomondo del baratto: ti do, mi dai. È una fine che non assomiglia all’inizio.
La Resistenza, ricordate? (Furio Colombo - IL FATTO QUOTIDIANO -)

martedì 10 luglio 2012

La battuta del giorno

“Se qualcuno vuole una legge elettorale con le preferenze sappia che non siamo disponibili”. (l'ha detta uno qualunque del PDL ? No ! Anna Finocchiaro, PD...continuiamo a farci del male.)

Nuove droghe in Sardegna



SASSARI. Prima di andare a confessare il “delitto” alla polizia ha voluto chiedere perdono alla suocera. L’uxoricida ha guardato negli occhi la madre di sua moglie e con un filo di voce rotta dal rimorso le ha rivelato la terribile verità: «Non volevo, ma l’ho uccisa con il fucile. Non so come sia potuto accadere». E infatti non era successo, l’aveva sognato. (http://nonleggerlo.blogspot.it/)

Meraviglioso ! Uso spregiudicato di LSD !

Il Furbo Monti non salverà l'Italia



Deve essere chiaro che il progetto di Monti è fallito. Nessuna delle misure che ha messo in cantiere, in realtà, porta benefici all’economia italiana. Lo si vede dallo spread che continua ad aumentare, o dal fatto che la disoccupazione continua a salire dall’8,4% del 2010 e del 2011 al 9,4% nel 2012 e al 9,9% previsto nel 2013 (secondo i dati OCSE), o ancora dal fatto che dei pochi giovani che trovano lavoro, uno su due è precario.

Monti in realtà finge di pensare che i provvedimenti economici che prende siano efficaci. Ma non sono solo tardivi e incerti, sono proprio dannosi.

Il Premier agisce come il Furbo Gianni della famosa favola. Che non ascolta i consigli della saggia madre e prosegue a causare danni rifiutandosi di trarre esempio dall’esperienza e dalla voce della saggezza.

Nel caso della favola, il Furbo Gianni fa danni solo a se stesso; ma Monti sta trascinando nel baratro l’economia italiana, e con essa tutti noi.

In realtà i provvedimenti della Spending Review sono utili solo alle categorie che per prime dovrebbero pagare la crisi: i corrotti e i ladri, la Casta e gli speculatori. E non portano alcun beneficio reale alle Casse dello Stato.

Se il governo del Premier fosse un po’ meno arrogante, si renderebbe conto che questi provvedimenti hanno ancor di più aumentato il gap tra i troppi che stanno troppo male e i pochi che stanno bene.

Ma ho il sospetto che Monti sia troppo “furbo” per capirlo.

E invece l’Italia avrebbe oggi davvero tanto bisogno di un governo politico, votato dai cittadini, e che si impegni sulle cose da fare. (www.antoniodipietro.it)

lunedì 9 luglio 2012

L'italiano non è per tutti

video

Caronte e la bomba di Brindisi

Un indizio non fa una prova, ma in questo caso la prova è stata CANCELLATA. Il laboratorio della Polizia Scientifica di Roma è andato a fuoco. Conteneva reperti della bomba di Brindisi esplosa davanti alla scuola "Morvillo-Falcone" che vede come imputato unico Giovanni Vantaggiato. La causa dell'esplosione che ha originato l'incendio sembra essere Caronte, l'anticiclone che ha fatto aumentare la temperatura nella Capitale, un altro eccellente sospetto è il ponentino che non è intervenuto con la sua brezza per portare un po' di sollievo. L'incendio è avvenuto nella notte di lunedì scorso, con discrezione, così come con altrettanta discrezione è stata diffusa la notizia. (www.beppegrillo.it)

Passaparola - Delitto imperfetto - Salvatore Borsellino - (dal blog www.beppegrillo.it)

giovedì 5 luglio 2012

Sarà un cinguettio che vi seppellirà



Un regime, quando va allegramente verso il collasso, rischia sempre di cadere nel grottesco.

In Italia, tra le tante caste, c’è anche un regime. È piccolo, televisivo, si occupa di sport e non fa morti e feriti. Ma del regime ha in tutto e per tutto le caratteristiche.

Parliamo dei giornalisti di Rai Sport e dei suoi volti noti che si occupano di calcio: Paola Ferrari, Enrico Varriale, Giampiero Galeazzi, Marino Bartoletti, Fabrizio Failla, Marco Mazzocchi e compagnia cantante.

Stanno là da sempre, forse già dal tempo del telegrafo, comunque sicuramente da quando eravamo bambini. Come hanno conquistato questo diritto a vita? È un mistero. Come può un giovane giornalista prendere il loro posto? In nessun modo.

Mentre le altre televisioni, con Sky in primis, innovano il racconto televisivo, lanciano personaggi e novità tecnologiche, trasformano anche la partita più sfigata in un evento; alla Rai, dai Mondiali agli ultimi europei, è sempre la stessa solfa: una compagnia di giro che sembra di stare al bar sotto casa, tutti si chiamano per nome, hanno grande reverenza per ogni potere – calcistico e no-, non sono mai avari di apologie e guardano in camera tronfi per il loro diritti acquisiti da Highlander del giornalismo sportivo.
Poi però, quando il quadro cambia, compare Internet, il re diventa nudo e tutto ciò che è vecchio di colpo risulta decrepito in un sol colpo, ecco che arriva il grottesco. Paola Ferrari, la conduttrice di Notti Europee nota per l’aura di lampada abbronzante con cui irradia ogni inquadratura, ha querelato Twitter per “gli insulti” ricevuti durante le sue ultime trasmissioni. Badare bene, non ha querelato uno, dieci o mille utenti; ha querelato il social network in toto; come se noi querelassimo “la televisione” per i numerosi programmi che oggettivamente insultano l’intelligenza dei telespettatori.

La Ferrari – già candidata al Parlamento con La Destra della sua amica Santanchè – dice che di aver ricevuto “pesanti allusioni fisiche, insulti riferiti all’età e a presunti rifacimenti estetici”. Eppure non ci vuole un occhio malizioso per rendersi conto di quanto sia sopra le righe l’immagine che lei fornisce di se stessa in televisione (al pari, tanto per dirne una, del sempre abbronzato Carlo Conti o del pettinatissimo Cristiano Malgioglio).

Dice che darà i soldi del risarcimento ai terremotati, e che la sua è una battaglia di civiltà perchè: “Nessuno si riunisce pubblicamente per diffamare o insultare qualcun altro”. Ma evidentemente, a RaiSport, nessuna considerazione hanno per gli spettatori che dal loro divano smadonnano quando si vedono comparire per l’ennesima volta sui teleschermi, la Ferrari o Varriale.

Nessun regime è abituato alle critiche. E quando ne viene inondato, perchè i salotti di casa si sono traferiti su Twitter, l’unica risposta che conosce è quella della minaccia.

Gigi D’Alessio, sbeffeggiato su Twitter in ogni modo ai tempi di Sanremo, fa più bella figura; e così il Trota a cui niente è stato risparmiato sui social network. Paola Ferrari no: querela Twitter. Ma a lei e a suoi colleghi, è proprio un cinguettio che li ha già seppelliti. (http://pubblicogiornale.it/)

La banda suona Rosamunde



Purtroppo ho un pessimo carattere: la disonestà intellettuale mi fa infuriare, la menzogna scoperta è come fumo negli occhi, il silenzio servile o ignorante dei commentatori che asseconda il gioco mi orripila. Ecco perché la sera cerco di dribblare i telegiornali di regime, cioè tutti, anche a costo di bazzicare televendite. Ma spesso anche il rapido passaggio da canale a canale espone il fegato al pericolo della cirrosi.

Ieri per esempio mi è bastato un attimo per passare dalla noia di un filmetto alla furibonda tentazione di colpire lo schermo quando ho sentito che testa di legno con quell’eloquio da soave paraculo, non ha resistito a ripetere la balla della sua grande “vittoria” sul Mes, aggiungendo però che l’Italia però non chiederà aiuti sugli spread a questa istituzione delirante il cui scopo ultimo è quello di addossare agli stati i debiti privati delle banche. In realtà questo era già assolutamente previsto anche prima, ma in ogni caso ci credo che non chiederemo aiuti: altrimenti non solo dovremmo piegarci a nuovi massacri sociali ordinati a la carte, ma i soldi che abbiamo garantito al fondo Mes per la nostra quota parte (17,9%) dovrebbero essere versati effettivamente nel giro di 7 giorni, come da statuto. Così per far fronte agli alti interessi derivanti dal debito pubblico ci dovremmo indebitare sempre di più e scassare il bilancio dello stato. Ma si è ritenuto di non farci conoscere questo piccolo particolare.

E tutti a bearsi dei sorrisi della Merkel, scambiati per benevolenza, mentre erano probabilmente di compiacimento per aver indicato proprio l’uomo giusto alla guida dello Stivale. Tromboni così non si trovano più nemmeno nelle bande di paese: basta mettergli lo sparito davanti e lui suona, assieme ai trombettieri e ai tamburini. Denn zur Stunde, Rosamunde… (http://ilsimplicissimus2.wordpress.com/)

Un altro plastico !


Puntata di Porta a Porta dedicata alla spending review e plastico di ordinanza ! Il povero conduttore è ormai da ricovero. (grazie per la foto a http://nonleggerlo.blogspot.it/)

mercoledì 4 luglio 2012

La battuta del giorno

"Mi ha creato sofferenza, però lo abbiamo superato. Ora continuerò a lavorare con l'impegno di prima. A chi mi accusa voglio dire che non ho mai mentito." (Elsa Fornero, ministro del lavoro (!!!) dopo che l'aula della Camera ha respinto la mozione di sfiducia presentata da Idv e Lega.)

Bugiarda e arrogante, se ne deve andare

Oggi alla Camera la mozione di sfiducia individuale al Ministro del Lavoro Elsa Fornero. Questo il mio intervento in dichiarazione di voto. (www.antoniodipietro.it)

I salvati e i sommersi



Cari parlamentari, cari membri del governo, caro Fini, che ieri hai cacciato un deputato dall'aula perché ha usato "un linguaggio da trivio" dicendo che "i giovani si sono rotti i coglioni" di fronte a un plotone di condannati in via definitiva, in primo o secondo grado o indagati. Voi siete responsabili della deriva sociale che può fare esplodere l'Italia. Il Paese si è rotto i coglioni di una massa di incapaci che ha accumulato duemila miliardi di debito e che si riempie la bocca di parole senza significato come "spending review", un inglese che ammanta di prestigio la solita presa per il culo. In quell'aula, la Camera dei deputati, ridotta al rango di un postribolo, tutti prendono o prenderanno un vitalizio da parlamentare, quasi tutti una pensione d'oro, quasi tutti più pensioni. E' necessario un censimento, nome per nome di ogni parlamentare, di ogni appartenente alle istituzioni, con la sua pensione percepita.
Questa gente non capisce che sta ballando su un vulcano. Loro, i salvati, gli altri, gli italiani, i sommersi. Nessun giovane andrà più in pensione in questo Paese, perché allora, deve pagare i contributi? Per garantire la pensione di 32.000 euro al mese ad Amato? Se questo non è uno scandalo cosa lo è?
Questa classe politica grassa e impunita ha bocciato un emendamento per portare le pensioni d'oro a un minimo di 6.000 euro netti al mese e, se cumulate con altri trattamenti pensionistici, a 10.000. Hanno detto di no questi paraculi. Le pensioni d'oro sono 100.000 (la popolazione della Valle d'Aosta) con un costo annuo di 13 miliardi. Rigor Montis, lei, tanto per sapere, quanto prende di pensione? In pensione si deve andare a 60 anni, aver portato a 67 anni e più la soglia, significa impedire l'ingresso nel mondo del lavoro ai giovani, l'Italia ha una disoccupazione giovanile vicina al 40%, e negare una serena vecchiaia a chi ha lavorato per una vita. Se è così, si abolisca l'INPS, si eroghi una pensione minima per chi non ha alcun reddito a 60 anni. Tutti gli altri si tengano i propri contributi. Li versino in un conto privato o se li spendano in donne e champagne. Sono soldi loro. Distruggere lo Stato sociale mantenendo le pensioni d'oro non si può fare, se non con l'esercito. Loro non si arrenderanno mai (noi neppure). Ci vediamo in Parlamento. (www.beppegrillo.it)

martedì 3 luglio 2012

Emma era pronta...


Emma Marrone domenica era pronta a tifare...Ungheria !

La battuta del giorno

"Anzi, voglio dirvi una cosa a nome di tutti i giovani italiani, a questa maggioranza ... che avete rotto i coglioni!!!" (Francesco Barbato, onorevole IDV oggi alla Camera, ovviamente poi espulso. Uno di noi.)

Sondaggi

Dopo P2, P3 e P4, a parte Berlusconi, che non ne ha mancata una, quali saranno i rappresentanti delle istituzioni coinvolti nella probabile P5?

Antonio Cassano, Tarcisio Bertone, Memo Remigi
628

Giovanni Masotti, Angelino Alfano, Gigi D'Alessio
426

Roberto Giacobbo, Renzo Bossi, Angelo Bagnasco
1563

Maurizio Lupi, Barbara D'Urso, Massimo D'Alema
938

Total Votes: 3555 (http://donzauker.it/)

lunedì 2 luglio 2012

domenica 1 luglio 2012

Le mille bolle blu

Scoppia un’altra bolla, questa volta azzurra, ma per fortuna nessuno andrà in rovina e la Trilaterale, pare, questa volta non c’entra. Al massimo ci avrà smenato qualche illuso che avesse puntato sull’Italia, ignorando lo spread. Le pagelle sono facilissime, da asilo.

BUFFON:0. Sogni in fumo. Usare “Smoke gets in your eyes” per la colonna sonora.
ABATE: 4. Al Modena FC ci manchi molto. Torna, per favore, la tua categoria naturale di attende.
CHIELLINI:5. Joe Camel si pianta nella sabbia di quel deserto che è la difesa azzurra. Non ha trazione.
BARZAGLI: 6. Il Cicciobello della difesa italiana non ha nulla di cui vergognarsi.
BONUCCI: 2. Finalmente abbiamo ritrovato il Bonucci che gli avversari hanno imparato ad amare e che nella Juve di Ciuffettone sembrava scomparso.
BALZARETTI: 5. Neppure avrebbe dovuto giocare e infatti non ha giocato.
DE ROSSI: 10. Stanno ancora raccogliendo pezzettini di lui sui campi dell’Europeo.
PIRLO: 0. Anche Galliani, nel suo piccolo, ogni tanto passa una buona serata.
MONTOLIVO: 4. Pirola e gironzola in mezzo al campo, tenta qualche tirato ma gli manca sempre uno per far trentuno. Troppo tardi per cederlo ai tedeschi cari alla sua mamma?
THIAGO MOTTA: -1. Il semovente cingolato tenta uno scatto un velocità e infatti si stiracchia subito il muscolo.
DI NATALE: 0. Scusassero se mi ripeto, ma quando non fa gol, serve come un frigorifero in Antartide. E qui se ne mangia due, quando ancora sarebbe stato possibile divertirci.
MARCHISIO: 6. Stracotto al barolo, squisitezza della cucina piemontese.
BALOTELLI: 2. Se lui è un “Padano nero” come dice quel ciula di Borghezio, sua madre che cos’è, una bresciana ghanese?
CASSANO: 0. Persino mio figlio questa, volta ammette che non era in campo. Se non fosse stato del Milan, se lo sarebbe visto in tv, questo Euro. Non mi ha mai convinto e non mi convincerà mai.
PRANDELLI: 1-. Più che Prandelli, Pirandelli, perché costruisce una squadra in cerca d’autore per una Spagna che invece recita un copione stabile. L’ingresso di Thiodio Motta, quando sarebbe servito un folletto, dimostra che questa volta non ci ha capito una beata mazza.
IL GRUPPO: 0.00. Perdere va bene, ma questa finale è stata una figura di merda. Non si molla così.
MONTI: 4. Ma che ce sei annato affà? (Vittorio Zucconi http://zucconi.blogautore.repubblica.it/)

UFO !!??



UDINE - Tre cerchi nel grano e torna la sindrome Ufo. E' avvenuto questa mattina (ieri) a Salt di Povoletto (Udine) dove sono i cerchi sono apparsi misteriosamente in un campo, lasciando subito spazio all'ipotesi alieni. Sul posto sono interventi Carabinieri che hanno effettuato un sopralluogo e stanno conducendo accertamenti. Intanto nel campo di grano si e' anche riversata una folla di curiosi per vedere da vicino e 'toccare' con mano il fenomeno. I tre cerchi occupano quasi tutto il piccolo appezzamento di terreno. Due sono concentrici, un terzo e' situato al fianco degli altri. Il grano risulta piegato e non spezzato ed e' ancora mistero su come e cosa abbia abbia prodotto le figure geometriche. (ANSA)

ma quali ufo, siamo seri...al massimo qualche Maya col compasso...

Spagna - Italia


Siamo pronti