mercoledì 31 marzo 2010

Parla Bersani : palo al 95° !!!!!!

Se il PDL dello psiconano raccoglie il 29,6% dei voti alle elezioni regionali 2010, quanti voti ha al netto? Si detrae il 12% di AN (il minimo sindacale) confluita nel PDL che però sconfluirà a breve insieme a Fini. Si arriva così al 17,6% (29,6-12). Il 17,6% si applica solo al 64,2% dei votanti, gli altri sono schede bianche, nulle, ecc. Si raggiunge così l'11,30% della popolazione elettorale italiana che vota Forza Italia, un partito minore del peso del vecchio PSI di Craxi. Un risultato raggiunto però attraverso uno sforzo disumano, con il controllo di 6 televisioni nazionali su 7, una quarantina di giornali e la peggiore opposizione d'Europa. Non male per il più amato dalla minoranza assoluta degli italiani. (www.beppegrillo.it)

martedì 30 marzo 2010

Il nostro breve commento


A risultati delle regionali consolidati possiamo dire che i "cavalli" sui quali aveva puntato e continua a puntare il Blog dell' Opinione sono stati vincenti. L'Italia dei Valori di Antonio di Pietro, nonostante la campagna diffamatoria dei soliti "pezzi di carta utili ad avvolgere il pesce" della Reale Casa, ha dimostrato con l'ampio consenso ottenuto di essere l'unica vera forma di opposizione nella quale si riconoscono tutti i cittadini onesti, speranzosi di ritrovare nel nostro Paese principi di legalità, trasparenza, giustizia, meritocrazia.
Straordinario invece l'impatto del Movimento a Cinque Stelle di Beppe Grillo. Senza nessuna copertura mediatica, ma con l'ampia spinta della rete, nasce un movimento di civiltà e di onestà costituito da giovani con la faccia pulita ma dal carattere ferreo, con il quale siamo certi si dovranno fare i conti.
Un' ultima annotazione, riteniamo avvilente il risultato finale relativo alla Presidenza della Provincia dell'Aquila. Dopo tutto quello che è emerso in questo mese, con le intercettazioni di delinquenti che ridevano la notte del terremoto in vista di enormi appalti per la ricostruzione con la presunta benedizione di Bertolaso, il centrosinistra va a casa e si insedia il centrodestra. Evidentemente il fumo negli occhi ad opera di Berlusconi ha funzionato alla grande. Da ieri a l'Aquila c'è molta gente che ha ripreso a ridere !.

Le elezioni regionali hanno portato in trionfo l'Italia dei Valori che ha dimostrato di essere uscita dallo stadio embrionale per radicarsi sul territorio. Un partito, il nostro, che alle scorse regionali aveva raggiunto l'1,5 % dei consensi e che oggi, in ben tre regioni, ha registrato un risultato del 9% e, a livello nazionale, si e' aggiudicato il 7,2%, senza dimenticare il 15% del dicembre 2008 ottenuto in Abruzzo.

Il Pd, a questo punto, deve compiere un atto di umiltà, mettere da parte i potentati e la gerontocrazia, che in cinque anni gli hanno sottratto quattro regioni, e pensare ad un’alternativa di governo credibile per il 2013.

In Campania così come in Calabria, Piemonte e Lazio, se i candidati del centrosinistra non hanno convinto, e hanno pagato anche per il malgoverno precedente, è inutile cercare capri espiatori nel Movimento a 5 Stelle.

Il Movimento di Beppe Grillo, infatti, non ha rubato voti al centrosinistra ma ha raccolto il voto di protesta dei cittadini e rappresenta una realtà con la quale vogliamo interloquire.

La coalizione del centrosinistra può uscire dall’empasse.

Il berlusconismo è letteralmente franato al 26,7%, media nazionale, non soltanto rispetto al 32% delle europee del 2009 ma anche rispetto il 33% delle politiche del 2008. Quando Berlusconi parla di riforme intende dire che, appropriandosi del consenso della Lega, vuol promuovere una politica utile a se stesso e ai suoi sodali. Dopo questa pedata nel fondoschiena non ha ancora capito che le riforme, quelle vere, deve farle con una maggioranza che va oltre il consenso di un italiano e mezzo su dieci (questo è il numero medio degli italiani che lo hanno votato, ossia il 26% sul 60% dei votanti).

Il grimaldello del cambiamento nel centrodestra oggi è la Lega, nel centrosinistra è l’Italia dei Valori. Da qui si riparte anche in vista delle prossime elezioni politiche del 2013.

Noi dell'Italia dei Valori continueremo la fase di rinnovamento, lavorando sul territorio senza sosta, per giungere ancor più forti al prossimo appuntamento elettorale.

Per quel che riguarda il programma penso, invece, che abbiamo fatto un ottimo lavoro. Il cambiamento è già in atto.

Ringrazio tutti i nostri sostenitori che hanno seguito, attraverso la diretta streaming sul mio blog e sul sito dell'Italia dei Valori, l'iniziativa 'Votare Informati' contribuendo così al magnifico risultato che, per questo, appartiene anche a loro.

A breve pubblicheremo l’elenco di tutti gli eletti regione per regione. Ora ci attendono due sfide importanti: i referendum abrogativi per dire no al nucleare e alla privatizzazione dell'acqua.
(www.antoniodipietro.it)

Mezzo milione di italiani ha votato per il MoVimento 5 Stelle (... in sole cinque regioni). Hanno votato molti giovani che erano disinteressati della gestione della cosa pubblica. E' l'inizio di un percorso.
Il MoVimento si è inserito in una partita tra bari, in cui la combine elettorale era preparata a tavolino. Pdl e Pdmenoelle si spartiscono da 15 anni le zone di influenza del Paese e la gestione degli appalti. Il popolo sovrano non ha scelta, o vota uno, o vota l'altro, senza conoscere le logiche spartitorie sottostanti. La prova provata dell'inciucio è nella scelta dei candidati regionali da parte di D'Alema (Bersani è solo il suo portavoce, sempre più afono). Solo i nomi richiamano le sconfitte di Canne, Waterloo, della foresta di Teutoburgo e di Caporetto. Scegliere Loiero in Calabria, Megaloman De Luca in Campania, e l'ectoplasma Penati in Lombardia è stato come salire su un ring con il braccio destro legato dietro alla schiena. Delle due l'una: o la direzione pdimenoellina è costituita da tafazzi masochisti, o è stato un voto di scambio a livello regionale. Il Pdmenoelle aveva già perso alla presentazione delle liste. La stessa scelta di Boccia in Puglia era un immenso favore al centrodestra, senza le primarie vinte da Vendola, il Pdmenoelle avrebbe perso anche quella regione. E' stato un negoziato, con il Piemonte assegnato al Pdmenoelle e l'unica incognita del Lazio in cui, senza la mancata presentazione delle liste del Pdl, la Polverini avrebbe stracciato la Bonino.
Bersani ha dichiarato: "L'inversione di tendenza c'è tutta, si vede dalla conquista della maggioranza delle regioni”. Rimuovetelo al più presto da segretario, delira, come ha delirato sulla TAV, sugli inceneritori, sulla gestione pubblica dell'acqua. Il MoVimento non ha avuto nessuna copertura da parte dei telegiornali della RAI: Tg1, Tg2, Tg3 e Rainews24 (dati Agcom). Per la maggioranza degli italiani non è esistito. Ora esiste, ha un programma, 60.000 iscritti, consiglieri regionali sicuramente in Piemonte e in Emilia Romagna. E' un MoVimento di proposte, con un Programma, di giovani, di condivisione, di incensurati. Non è di destra, né di sinistra: è avanti. Loro non si arrenderanno mai (ma gli conviene): Noi neppure. (www.beppegrillo.it)

venerdì 26 marzo 2010

La battuta del giorno

"La serata si è risolta in un poderoso flop» (Daniele Capezzone, valletto del PDL su Raiperunanotte)

Ma come, se eravamo più di un milione al Paladozza !!! Coglione.

Raiperunanotte : editoriale di Marco Travaglio


Un viaggio in Italia, dentro un camper. Walter guida di notte. Filippo prepara il caffè. Fa anche la spesa quando ci fermiamo il mattino in un nuovo paese, in una nuova città. Stipa ogni cosa nel frigo del camper. Mangiamo in viaggio, sul tavolino. In autostrada ci prendono per nomadi. Walter rispetta i limiti di velocità. Va piano. Tutti ci sorpassano. Non ci fermiamo mai. Dormire per un mese in un camper e quando arrivi uscire in una piazza, stringere mani, ascoltare la gente. Sorridere, salire su un palco, con le casse di seconda mano, tirate fuori da qualche cantina, e gridare per farsi sentire da tutti. Una campagna elettorale alla genovese, senza chiedere i soldi allo Stato. Con una nuova querela ad ogni comizio. Il Movimento 5 Stelle non vuole i contributi elettorali. In ogni Regione abbiamo speso 10/15.000 euro, raccolti con donazioni spontanee. Se fosse eletto un consigliere, il Movimento incasserebbe 2/300.000 euro per Regione. Questi soldi devono rimanere alla comunità. E' tutto bello, molto bello. L'esperienza migliore della mia vita. Nel camper c'è l'odore di uomini veri. Ogni tanto ci concediamo una stanza d'albergo per la doccia. Parto da Matera e mi ritrovo la mattina ad Andria e a Torremaggiore. Sono a Bussoleno alle 2 del pomeriggio, alle 5 a Novara, alle 9 di sera a Verbania. Mi butto nella cuccetta del camper e mi risveglio nel Veneto alle 4 del mattino. Appaio a Padova e poi a Treviso. Qualcuno pensa a un sosia, a più Beppe Grillo in tournée elettorale, altri credono che possegga il dono dell'ubiquità come Don Giovanni Bosco. E' una marcialonga della democrazia, un Giro d'Italia del futuro. Per incanto, ovunque arrivi, le piazze si riempiono, nonostante il silenzio omertoso dei media. Un misterioso passaparola raggiunge le persone. Bella gente, giovani, anziani. Tutti genuini, stupendi. Mi è capitato di uscire dalla portiera del camper con la convinzione di essere, per esempio, a Piacenza, e invece ero a Voghera. Sul palco con me c'erano sempre gli "altri", ragazzi e ragazze ingenui, incensurati, emozionati, non abituati a parlare in pubblico, dalla faccia pulita. Loro sono la speranza di questo Paese. Hanno idee e non ideologie. Io ci metto la faccia, ma loro ci mettono tutto il resto. Sangue, polmoni, coraggio. Hanno raccolto decine di migliaia di firme autenticate per le strade di questo infinito inverno, alla neve e al gelo. Nell'indifferenza di molti. Dategli una possibilità, datevi una possibilità. Sul camper scrivo i post, leggo i commenti, penso. Walter ogni tanto suona la chitarra, quando non guida. Filippo legge, legge sempre. Ma cosa legge? Un giorno lo scoprirò. Ora riparto. Oggi sarò a Mirandola, Ferrara, Cesena. Poi domani a Napoli, in piazza Dante. Domenica torno a casa a Nervi. Chissà se ritroverò ancora la mia famiglia. Loro non si arrenderanno mai (ma gli conviene?). Noi neppure. (www.beppegrillo.it)

Intervento di Daniele Luttazzi a Raiperunanotte


La battuta della notte

"Che penosa tristezza assistere a una trasmissione (quella di Santoro) nella quale tutti i campioni della disinformazione, della mistificazione, del ribaltamento della realtà, dell'offesa alla verità, dell'uso partigiano della televisione pubblica, si ergono a difensori della libertà d'informazione" (SANDRO BONDI coordinatore del PDL)

Il pover'uomo è in overdose etilica.

giovedì 25 marzo 2010

Martedì, dopo il nuovo attacco eversivo di Berlusconi contro la magistratura ("i pm patologia del Paese") avevamo scritto che Napolitano sarebbe sicuramente intervenuto a difesa del potere giudiziario mai così violentemente e ripetutamente minacciato da un presidente del Consiglio. Ieri, puntualmente il capo dello Stato ha parlato chiedendo rispetto per tutte le istituzioni. Altrettanto puntualmente Berlusconi è tornato a insultare i giudici. Pensavamo di avere bene interpretato, oltre alle opinioni dei nostri lettori, gli intendimenti del capo dello Stato. Purtroppo, non era così. Un’aspra reprimenda di un autorevole consigliere del Quirinale ci è subito piovuta addosso. Non è piaciuto il titolo ("Napolitano che dice?"). E neppure l’appello, pur rispettosamente rivolto. Pensiamo forse che il Presidente possa sottoporsi a una sorta di ping pong polemico con il premier ogni volta che costui apre bocca, sia pure a sproposito? E come mai, invece di porre pretestuose domande non abbiamo correttamente riportato la dura risposta di Napolitano quando, a fine febbraio, il premier parlò di magistrati "talebani"?

Non ci soffermeremo sulle altre doglianze del Colle nei confronti del Fatto: quelle citate bastano e avanzano. Sinceramente, non comprendiamo la critica principale, quella del ping pong. Sulla frequenza dei moniti di Napolitano, nulla da dire. Il più incisivo, lo abbiamo ricordato, dopo la bocciatura del lodo Alfano e il successivo attacco rivolto alla Corte costituzionale dal sultano furioso. Non è bastato evidentemente, se ora Berlusconi torna alla carica minacciando addirittura di regolare i conti con la magistratura attraverso "riforme" che limiteranno fortemente l’autonomia del potere giudiziario. È così grave che un giornale chieda al capo dello Stato un nuovo intervento davanti a una nuova aggressione? E c’è un motivo che costringa la libera stampa a scattare sugli attenti ogni volta che scrive di Napolitano? Siamo giornalisti non corazzieri di complemento. (ANTONIO PADELLARO - IL FATTO QUOTIDIANO -)

Raiperunanotte, questa sera ore 21.00



LEGGI RIEPILOGO DEI CANALI CHE TRASMETTERANNO L'EVENTO


Milano - Più di duemila fan in meno di ventiquattro ore. Il Giornale è sbarcato su Facebook e la risposta degli "abitanti" del più popolare dei social network è stata immediata e muscolare. Come se fossero stati tutti lì, dietro la porta, ad aspettare che uscissimo. Un tam tam che ha iniziato a serpeggiare nella rete e in poche ore la pagina del quotidiano di via Negri si è subito riempita di commenti, consigli, congratulazioni e anche critiche e attacchi. "E' la rete, bellezza!". (IL GIORNALE)

Infatti erano tutti dietro la porta ad aspettare il quotidiano della non informazione. Questa è l' Italia che ci meritiamo.

mercoledì 24 marzo 2010

Gli auguri di Roberto Benigni a Raiperunanotte

Appuntamento domani sera alle ore 21.00 sia sul web che in tv su Rai News 24, Sky, Current e altri canali.



Ricapitolando, scusandomi in anticipo per eventuali omissioni ed invitandovi a comunicarmi eventuali integrazioni: Silvio Berlusconi (Presidente del Consiglio), Daniela Santanchè (Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio), Andrea Augello (Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio), Elio Vito (Ministro dei Rapporti con il Parlamento), Umberto Bossi (Ministro delle Riforme per il Federalismo), Roberto Calderoli (Ministro della Semplificazione Normativa), Franco Frattini (Ministro degli Affari Esteri), Ignazio La Russa (Ministro della Difesa), Altero Matteoli (Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti), Roberto Castelli (Vice Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti) sono divorziati, Sandro Bondi (Ministro dei Beni e delle Attività Culturali) è separato, Mariastella Gelmini (Ministro dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca) è rimasta incinta prima di sposarsi, Vittoria Michela Brambilla (Ministro del Turismo) ha un figlio nato fuori dal matrimonio e Stefania Prestigiacomo (Ministro dell'Ambiente) ha sposato un divorziato.

Per essere una maggioranza che dovrà difendere i valori cattolici non c'è male. (http://metilparaben.blogspot.com/)


ROMA - "Noi dobbiamo onorare la Costituzione anche rispettando tutte le istituzioni dello Stato democratico", ha detto il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, lasciando le Fosse Ardeatine dove ha presenziato la cerimonia di commemorazione delle 335 vittime dell'eccidio nazista del 24 marzo 1944 di cui ricorre oggi il 66esimo anniversario. Un richiamo esplicito, quello del capo dello Stato, agli attacchi ai giudici di questi giorni. E infatti poco dopo è l'Associazione nazionale magistrati a parlare. "Gli attacchi a una fondamentale istituzione dello Stato - scrive in una nota l'Anm - sono diventati talmente gravi e reiterati da non poter essere più affrontati sul piano di una difesa di categoria. Oggi il problema non è della magistratura, ma dell'intero Paese e delle sue istituzioni". Il sindacato dei giudici conclude dicendo che l'Anm "non si farà trascinare sul terreno di uno scontro politico che non appartiene all'istituzione che rappresenta e, quindi, si asterrà dal replicare a ulteriori attacchi che durante la campagna elettorale dovessero essere rivolti alla magistratura". (REPUBBLICA)

Chi si attendeva una presa di posizione netta di Napolitano, dopo l'ennesimo attacco di Berlusconi ai giudici, anche in veste di Presidente del CSM è rimasto deluso. Quest'uomo come al solito per non scontentare nessuno e quindi scontentare tutti, nelle sue dichiarazioni offre sempre un profilo equidistante nonostante il Duce dimostri disprezzo anche per lui.

martedì 23 marzo 2010

Vi ricordate la vecchia Democrazia Cristiana? Vinceva sempre le elezioni, ma se si chiedeva a qualcuno se l'avesse votata, la risposta era sempre negativa, con l'eccezione dei preti e delle suore. Per Forza Italia, ora PDL, la Storia si ripete, bocche cucite. La maggioranza (relativa) in Italia è sempre silenziosa. Sa di averla fatta grossa. Difficile scovare un berluscones, quasi impossibile portarlo in piazza. Mi riferisco ai berluscones autentici, che credono in diosilvioonnipotente, non a quelli da cento euro, un pullman, una botta e via.
La manifestazione di piazza San Giovanni a Roma è stata un'occasione unica per studiare da vicino una razza in estinzione, ma ancora ben presente. E' vero, la piazza era semivuota, mancava Fini, Bossi ha detto che lui i soldi da Berlusconi non li prende, come invece tutti gli altri, Zaia il prossimo Doge della Repubblica Veneta Indipendente ha evitato il viaggio nella Roma Ladrona. E' stato un evento dimesso e anche le berlusconate dal palco non erano più quelle di una volta. Ma nulla può scalfire la fede di un berluscones. L'entusiasmo per chi ha fermato i comunisti, per l'uomo che si è fatto da sé, per il perseguitato dalle toghe rosse è rimasto immutato. Un caso da studio antropologico.
I panda della libertà vanno salvaguardati. Le prossime generazioni per credere alla loro esistenza avranno bisogno di toccarli, vederli, ascoltarli quando affermano che: "Una cosa è la burocrazia, un'altra la democrazia" nel caso non si presentino le firme per le elezioni. I nostri nipoti non crederanno mai ai berluscones senza uno straccio di prova.
L'ecosistema storico in cui i berluscones si aggirano da anni ne giustifica più che ampiamente l'esistenza. L'alternativa è infatti il dalemus erectus o il fassinus fessinus. E' una scelta impossibile, o ci astiene o si vota per chi ci prende meglio per il culo. E così è stato per tre lunghi lustri.
Il berluscones è un fondamentalista della televisione, senza di essa la sua esistenza sarebbe minacciata. Le balle televisive sono l'alfa e l'omega delle sue sinapsi. E' un avatar con il Fede dentro. Uno che sogna e cammina. Il berluscones è di solito una persona di una certa età. Sabato, Piazza San Giovanni dall'alto era canuta, bianca come i petali di melo. Il berluscones vede in Silvio un anziano di successo che è riuscito a sconfiggere l'età, la giustizia, le puttane. Un vecchio su un milione ce la fa, gli altri sono solo dei berluscones. (www.beppegrillo.it)
La Chiesa è contro l'aborto, ma non considera i valori sulla bioetica più importanti dei valori sociali: è la sostanza di quanto afferma il cardinale Angelo Bagnasco in una lettera firmata insieme agli altri vescovi della Liguria in vista delle prossime elezioni regionali, diffusa oggi dall'ufficio stampa della Conferenza episcopale italiana.

Il «criterio guida per un sapiente discernimento tra le diverse rappresentanze» è l'impegno per tutelare «quei valori che esprimono le esigenze fondamentali della persona umana e della sua dignità», afferma la nota. Più specificamente, si tratta di valori «che possono essere sinteticamente richiamati: fra tutti, il rispetto della vita umana, dal concepimento fino alla morte naturale; la tutela e il sostegno della famiglia fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna; il diritto di libertà religiosa, la libertà della cultura e dell'educazione. E quindi il diritto al lavoro e alla casa; l'accoglienza degli immigrati, rispettosa delle leggi e volta a favorire l'integrazione; la promozione della giustizia e della pace; la salvaguardia del creato. Tali valori - puntualizzano Bagnasco e gli altri vescovi liguri - non possono essere selezionati secondo la sensibilità personale, ma vanno assunti nella loro integralità».

Nell'aprire i lavori del consiglio permanente Cei, ieri, Bagnasco aveva affermato che sul «fondamento» di valori relativi a vita e famiglia «si impiantano e vengono garantiti» gli altri valori, dando l'impressione di una gerarchia di valori letta, dai giornali, come una implicita bocciatura di candidature come quella di Emma Bonino nel Lazio. (L' UNITA')


Rettifica del giorno dopo ad opera della Cei che ieri lanciava il suo messaggio subliminale in vista dell' elezioni regionali, specialmente agli elettori del Lazio.
"Nessuna possibilità di confronto e dialogo con una sinistra che insulta, offende, deride, delegittima, calunnia". Silvio Berlusconi, in collegamento telefonico con "UnoMattina", chiude ogni possibilità di confronto diretto con Pierluigi Bersani, ma anche di dialogo con l'opposizione sulle riforme: "Ho detto che sarebbe meglio farle con l'opposizione, ma se vorrà cambiare e dialogare seriamente. Cosa che finora non è accaduta".
Per il presidente del Consiglio sarà possibile un confronto
solo quando l’opposizione diventererà credibile e capiremo con chi parlare se con i riformisti o con gli agitatori di piazza". Al contrario, il Cavaliere rivendica di essere "sempre stato disponibile al dialogo, ma in cambio ho avuto insulti, minacce, ostruzionismo in Parlamento e il ricorso al partito delle procure". Insomma, per il premier "è l’opposizione che deve cambiare, se cambia ne riparleremo". (LIBERO)

"UnoMattina" si conferma zerbino del Duce ! Ma non siamo in clima di par condicio ? Stiamo certi che durante questa settimana assisteremo a continue invasioni di campo da parte del nanetto di Arcore.

lunedì 22 marzo 2010

Tante scuse dopo un vivace battibecco con un cronista locale, innescato dal numero dei reali partecipanti della manifestazione a piazza San Giovanni: protagonista il ministro Ignazio La Russa oggi a Ferrara nel tour elettorale per le regionali, accompagnato dal senatore Alberto Balboni, che alla domanda sui numeri presunti «gonfiati» della manifestazione di Roma del Pdl ha perso le staffe, battendo i pugni sul tavolo, ed ha poi battibeccato col cronista che lo incalzava, interrompendolo e senza fargli terminare l'articolata risposta, tanto da far sbottare il ministro stesso.

La Russa stava obiettando che sui numeri gonfiati, i primi maestri erano la Cgil e il vecchio Pci, e la sinistra, tanto che alla manifestazione di 10 giorni fa a Roma, del centro-sinistra e del popolo viola, erano stati dichiarate 250 mila persone, mentre ve ne erano solo 25 mila. Mentre La Russa spiegava questo concetto, raccontano i testimoni, veniva interrotto e incalzato dal cronista e ciò ha fatto innervosire il ministro. «Si è trattato di uno scatto di nervi subito rientrato», ha spiegato il senatore Balboni.

«Nessun battibecco, nessuno è stato offeso semmai si è trattato a mio avviso di un richiamo al proprio ruolo, da politico a giornalista». La tensione in aula si è alzata però grazie al contributo indiretto del pubblico in sala quando alla domanda di La Russa «lei per quale giornale scrive?», e alla risposta, la Nuova Ferrara, visto che il ministro non conosceva il quotidiano locale, dal pubblico hanno spiegato «è più a sinistra dell'Unità...». Al termine dell'incontro, il cronista è stato avvicinato dal ministro che gli ha chiesto formalmente scusa per aver perso il controllo. (L' UNITA')

Nervosetto ultimamente Ignazio.

La pagella di Berluschino



Pagella dello scolaro Silvio Berlusconi nato a Milano

il 29 settembre 1936

anno scolastico 1946/47


Storia: Amante degli aneddoti incorre in strafalcioni imbarazzanti. Apprende il poco che sa non dai libri ma dai ragazzi più grandi (come Gelli, il ripetente della sez. P2). Da quando li frequenta accusa di comunismo chiunque non la pensi come lui.

Geografia: Mostra viva curiosità soprattutto verso paesi come Hong Kong, Antille Olandesi, Cayman, Lussemburgo, Svizzera, Portorico. E per altri che il docente ancora non è riuscito a decifrare dagli appunti del ragazzo.

Ed. Tecnica: Mediocre a causa dei pochi materiali di cui gode all'inizio dell'anno, in poco tempo dispone di un numero impressionante di matite e righe con le quali riesce a strappare la sufficienza. Interrogato più volte sulla loro provenienza, resta sempre nel vago alimentando i sospetti di un'origine illecita. Da approfondire i suoi rapporti con gli alunni Bontade, Mangano e Dell'Utri della sezione M.

Ed. Civica: Non presta alcuna attenzione. Durante le ore della materia si assenta dall'aula per trafficare con alcuni alunni della sezione M o per spiare le bambine da un foro da lui stesso praticato nel bagno femminile. Un disastro.

Religione: Finge interesse per la materia solo per ingraziarsi il docente in vista degli scrutini. Vede analogie inesistenti tra sé e il Cristo: si consiglia l'intervento di uno psicologo prima che tenti di camminare sulle acque.

Giudizio finale

Vive la scuola solo in funzione dell'elezione del capoclasse, momento per il quale profonde tutte le energie destinate allo studio per il quale non mostra alcuna inclinazione. Non c'è verso di interrogarlo: chiamato alla cattedra adduce le scuse più fantasiose parlando di legittimi impedimenti che costringono i docenti a rimandare sine die le interrogazioni. Nonostante il giudizio estremamente negativo la promozione è inevitabile per un incidente accaduto a dicembre: un bambino gli ha scaraventato un oggetto in faccia. Il visino sanguinante ha commosso i docenti che, nonostante i tanti dubbi sull'accaduto, gli hanno alzato la media. (SILVIO DI GIORGIO - IL MISFATTO -)

Passaparola di Marco Travaglio (dal blog www.beppegrillo.it)

domenica 21 marzo 2010

Ricordate bene volti e nomi di questi cazzoni

Roma - Dopo la prova di piazza, la prova di matematica. I dirigenti del Pdl dal palco di piazza San Giovanni annunciano: "Siamo oltre un milione". E giù un boato. Ma la questura, a sera, raffredda gli entusiami: "Al massimo 150mila presenze". A mente fredda il Pdl non ci sta e protesta. "Siamo grati alle forze dell’ordine per il loro impegno a Roma con la città impegnata in diverse manifestazioni. Del resto il nostro popolo ha manifestato in modo composto e gioioso. Siamo meno grati al questore di Roma che evidentemente in preda a stress o in crisi etilica ha diffuso cifre false, in difetto, sui partecipanti alla nostra grande manifestazione". Lo dichiara in una nota il presidente dei senatori del Pdl Maurizio Gasparri. (IL GIORNALE)


Questo è solo un estratto dell'articolo del quotidiano del regime sulla guerra dei numeri dei partecipanti alla manifestazione di ieri, il resto ve lo risparmio perchè vomitevole.

Prima pagina del Fatto Quotidiano


sabato 20 marzo 2010

La (vera) battuta del giorno

"Berlusconi usa la piazza come le donne: «Prima le paga poi dice che le ha conquistate». (BEPPE GRILLO)

Nu milione !!!!!!!!! No ! Nu miliardo !!!!


Nu milione !!!!!!!!! (parte 2)

video

Questi cazzoni continuano a recitare di essere un milione !!!!!

Un povero vecchio si aggira per l'Italia. Ieri a Napoli non c'era neppure la claque ad aspettarlo. Il comizio semideserto lo ha intristito, non è riuscito a mandare giù un boccone e ha disertato la cena. Sabato 20 marzo è il suo giorno della riscossa a Roma. Per sicurezza ha spedito qualche milione di sms abusivi con implorazioni strappalacrime. I pullman da tutta Italia convergeranno con geometrica potenza a Roma. Piazza San Giovanni non fa inganni soprattutto a cento euro a testa. Potrà ripetere a una folla oceanica i suoi cavalli di battaglia: le toghe rosse, il nucleare sicuro, gli eroi Mangano e Bertolaso, il comunismo che non trionferà. Forse canterà qualche vecchio cavallo di battaglia da: "E Fooorza Italia" a "Meno male che Silvio c'è". Il suo canto dello psicocignonano prima di dare il becchime ai piccioni al parco insieme a Fede. Domani è un'occasione unica per la democrazia. Una retata mai vista. Circondiamoli e chiamiamo la Polizia. (www.beppegrillo.it)

Nu milione !!!!!!!!!



I giornali di regime strombazzano che alla manifestazione di Roma indetta dal Duce abbiano partecipato un milione di peones !!!!! Da questa bella inquadratura dall'alto appare evidente come Silvio e i suoi abbiamo problemi a contarsi.

In piazza per l'acqua bene comune


venerdì 19 marzo 2010

Raiperunanotte




Da Bologna Santoro, Travaglio e Vauro lanciano l'iniziativa della Federazione della Stampa contro la chiusura dei programmi d'informazione. (L'ANTEFATTO)
L'ex vicepresidente della Giunta regionale pugliese, Sandro Frisullo, in quota Pd, e' stato arrestato e condotto in carcere. E' accusato di associazione per delinquere, corruzione e turbativa d'asta nell'ambito dell'inchiesta sulla sanita' pugliese.

Se la magistratura ha ritenuto di dover intervenire, avrà avuto sicuramente i suoi buoni motivi. L’Italia dei Valori non dirà che si tratta di giustizia ad orologeria, né accuserà i magistrati di essere delle ‘camicie nere’ al soldo della destra e neppure che i magistrati vogliono interferire sull’esito delle elezioni regionali. Il ‘caso’ Frisullo è l’ennesima prova che la giustizia in Italia non ha colore politico ed è sana. Il fatto che i magistrati abbiano compiuto delle indagini nei confronti di esponenti del Pd, nel caso specifico di Sandro Frisullo, dimostra la loro comprovata terzietà. Frisullo, se è innocente, lo dimostrerà in tribunale.

La verità è che una parte della politica vuole inculcare nei cittadini la repulsione verso la legalità e verso il rispetto delle regole. Trovo grottesco che lo stesso ministro della Giustizia, Angelino Alfano, denigri un giorno sì e l’altro pure la categoria che dovrebbe rappresentare, ponendosi, invece, supinamente al servizio di un plurindagato e presidente del Consiglio.

Quello che dobbiamo chiederci, invece, è un’altra cosa: su quali fronti il governo ha lavorato senza sosta, con zelo legislativo e con feroce accanimento dal 2008 ad oggi? Anche un bambino vi direbbe: “Informazione e giustizia”. Perché? Le ragioni sono semplicissime: senza la libera informazione e senza il lavoro della magistratura, non saremmo mai venuti a conoscenza delle risate degli avvoltoi all’indomani del sisma aquilano e degli appalti de l’Aquila, di Mills, che è stato condannato (e non assolto, caro Minzolini), delle relazioni di Cosentino con la camorra, del papello tra mafia e Stato, delle rivelazioni di Spatuzza e Ciancimino, dei voli di Stato con il menestrello di corte Apicella, delle telefonate ad Innocenzi, a Minzolini a Gianluigi Magri (componente Agcom dell’Udc).

Senza Annozero, Report, Ballarò e la Rete, che sono le ultime sacche di resistenza dell’informazione, così come l’Italia dei Valori lo è in politica ed il Csm nelle istituzioni, non riesco neanche ad immaginare che Paese sarebbe l’Italia. Berlusconi vuole,con ferocia, fucilare gli ultimi “partigiani” per avviarsi finalmente verso una sorta di sultanato.

Spazzati via questi “sovversivi rossi”, non ci sarà bisogno dell’esercito per effettuare il golpe anzi, non ci sarà proprio bisogno di nessun golpe, andrà bene un sultanato, nei fatti già operante, dove loro, la cricca, si spartiscono amichevolmente il Paese. (www.antoniodipietro.it)

giovedì 18 marzo 2010

La battuta del giorno

"Io sarò pure Paperone, ma loro sono la Banda bassotti" (SILVIO BERLUSCONI, contro la sinistra)

Mi permetto di osservare che la celebre Banda Bassotti è una allegra combriccola di ladri scalcagnati che si addice più al premier e ai suoi peones.
Ieri ho abbandonato la trasmissione "Linea notte" poichè non mi interessava confrontarmi con persone che non hanno alcun intenzione di farlo. La Russa ha adottato la tecnica utilizzata anche da Mavalà Ghedini quando ad Annozero, prima che il suo cliente lo oscurasse, si trovava a difendere posizioni indifendibili. Fo...rtunatamente, anche per lui, non ha utilizzato il metodo "Carlomagno" (ricordate qualche giorno fa con il freelance alla conferenza?) con il sottoscritto, ho tolto io le tende perchè c'è un detto che riadatto un pò ma recita grosso modo così "non parlare con un arrogante perchè prima ti abbassa al suo livello e poi ti vince per esperienza"....guradate il video allegato, La Russa e questo governo non vi ricordano lui, il simpaticissimo Albanese? Con la differenza che Albanese è la copia, lui l'originale!! (ANTONIO DI PIETRO - FACEBOOK -)

mercoledì 17 marzo 2010



Promossi e bocciati. Anzi, epurati. Sono già partite al Tg1 premiazioni e punizioni sulla base della «Minzo’s list»: le firme raccolte in redazione sul documento di sostegno al direttore fatta girare la settimana scorsa da alcuni vicedirettori e caporedattori. Ma per l’errore, o la scelta, nel titolo su Mills («assolto» anziché «prescritto») l’Ordine dei Giornalisti ascolterà Augusto Minzolini venerdì 19.

È stato rimosso lunedì Massimo De Strobel da capo redattore centrale al coordinamento (ruolo di controllo della line svolto per 18 anni) e sostituito dal dalemiano Leonardo Sgura. De Strobel non ha firmato il documento «pro-Minzo», Sgura sì (il Cdr del Tg1 informa che ha chiuso un vertenza per la nomina da «caporedattore ad personam»). Promossi altri due che hanno firmato: Filippo Gaudenzi caporedattore centrale con delega alla cronaca e alla redazione Internet; Mario Prignano, ex Libero assunto due mesi fa come vice caporedattore del politico, premiato a caporedattore responsabile di Internet (ancora senza redazione). Scrisse il primo titolo «Mills assolto per prescrizione» (con un doppio errore, poi il vicedirettore Ferragni lasciò «assoluzione»).

«Campagna di ritorsione» verso giornalisti «non omogenei alla direzione», denunciano i due consiglieri Rai del Pd, Nino Rizzo Nervo e Giorgio Van Straten, in una lettera al presidente Garimberti, sollecitandone un «tempestivo intervento»: potrebbe trattarsi di una «grave violazione delle garanzie giuslavoriste» per i dipendenti, e «uno stravolgimento» del Codice etico Rai sulle «politiche del personale».

In vista altre «punizioni». Nel mirino Maria Luisa Busi e Tiziana Ferrario: una delle due dovrebbe lasciare la conduzione del tg alle 20, per lasciare il mezzobusto a Francesco Giorgino (raccolse le firme nella sua stanza). Caporedattore del politico, è il braccio destro di Minzolini: insieme al fratello avvocato, Nicola (candidato a sindaco del Pdl ad Andria) ha accompagnato alla procura di Trani il direttore del Tg1, che è indagato per aver violato il segreto istruttorio, avendo comunicato subito, da Trani, del suo interrogatorio a un collaboratore del premier a Palazzo Chigi.

In previsione altre rimozioni: alle 13,30 Paolo Di Giannantonio con Laura Chimenti e a Francesca Grimaldi (vicine ad An), quest’ultima sostituita nel tg di mezza sera da Alberto Matano (area Udc). Di «mattanza al Tg1» ha parlato il senatore Idv Pancho Pardi in Vigilanza davanti al Dg Rai Masi: «L’unico precario che non ha firmato il sostegno è stato già epurato». Ieri alle 20 il tg ha aperto sulle grida del premier contro la «libertà mutilata» dai pm. Eppure allo stesso Berlusconi un direttore del Tg1 che si muove a «gamba tesa», indagato, potrebbe non essere utile. Tanto che si profila Antonio Preziosi al suo posto: il direttore del Gr Radio, per anni al seguito del premier,fa passare gli stessi messaggi in modo più subdolo ma efficace. Infatti lo ha intervistato lunedì al Gr1.

Oggi di Minzolini-intercettazioni parlerà il Cda Rai. Il Dg Masi dovrà dire se avvierà un’indagine; il consigliere Pdl Verro difende Minzo come «vittima». Il segretario Usigrai Verna attacca il «nervoso pendolare del busto» che «per due volte in un minuto ha dato la notizia, infondata, di non essere indagato. Come può fidarsi chi paga il canone?». (NATALIA LOMBARDO -L'UNITA' -)
Un giorno qualcuno potrà dividere il regime Berlusconi (finora quindici anni ininterrotti) in tre periodi: quello del finto innocente, della negazione risoluta davanti ai fatti. Chi, io? ma io mi dimetterei immediatamente se fosse vero; quello in cui comincia lui e poi si guarda intorno smarrito come nel gioco "lo schiaffo del soldato"; quello della rivendicazione del fatto (o reato) compiuto come di un naturale e legittimo diritto. E la violenta denuncia: "Ci dobbiamo difendere". Ho detto "quindicennio ininterrotto" del regime Berlusconi nonostante due periodi (uno molto breve) di governo del centrosinistra a causa di due trovate di Berlusconi che spero gli storici non trascureranno. Il primo è di agire, in democrazia, con la trovata di sospendere la democrazia nel suo partito. Ciò gli dà uno spazio di libertà (a parte i soldi, a parte il conflitto di interessi) che i suoi avversari, appesantiti dalla necessità del consenso, non possono fronteggiare. Il secondo è di non governare mai e di fare opposizione, anzi campagna elettorale sempre.

Per farlo deve arrecare danno – e lo fa – alla Repubblica. Il danno più grave è portarsi via – forse solo a causa del suo fascino leaderistico – potenti funzionari dello Stato, guardiani delle garanzie, verificatori e tutori della legalità, notai della vita istituzionale e della vita pubblica. Clamoroso è il caso dell’Autorità delle Comunicazioni. Comincia il crollo del regime. Si vedono ovunque nel Pdl crepe, lacerazioni, perdite di rispetto. Le barzellette rimbalzano tra sms ed e-mail, tra l’Italia e il mondo. Quella che trovate oggi sul telefonino spiega: "E’ vero che non si può accusare Berlusconi di abigeato (furto di bestiame) come titola Il Giornale. Ma è perché si è già portato via tutte le pecore". Il fatto è che sta facendo crollare la Repubblica e con lui cadono nel vuoto i lavoratori senza fabbrica, i precari senza contratto, le aziende svendute senza padrone. Ma con lui cominciano a cadere anche pezzi importanti delle Istituzioni repubblicane. Per ogni regola è stato legiferato uno strappo. Per ogni strappo ci vuole un garante a rovescio. Un garante della illegalità. Sarà una lista lunga e un danno immenso. (FURIO COLOMBO - IL FATTO QUOTIDIANO -)

Il nodo di Gordio


Il cittadino è escluso da qualunque scelta. La democrazia non è mettere una croce sul simbolo di una coalizione ogni cinque anni. La democrazia è partecipazione. In teoria, esiste anche in Italia. Il referendum è una forma di partecipazione, lo sono le leggi di iniziativa popolare. Entrambi, però, solo a livello nominale. Le firme finiscono nei sotterranei del Senato e lì rimangono per sempre. I referendum sono boicottati o ne viene persino ignorato l'esito, come nel caso del nucleare.
La Costituzione sovietica era, sulla carta, la migliore del mondo. La sua applicazione dipendeva però dalla volontà di Stalin e della gerontocrazia che lo seguì. Il potere al popolo e il popolo nei gulag. L'Italia è un gulag moderno, con abitanti senza voce, senza diritti. Una pentola a pressione con (sopra il coperchio) una classe di persone che la sfrutta fino in fondo, fino all'ultima zolla di terra, di albero, di fiume, di aria, di energia. In Italia è in atto in modo ormai palese una nuova lotta di classe. Da una parte la classe dei cittadini, dall'altra gli "spaghetti power", dove tutto è intrecciato: i concessionari di confindustria, gli appaltatori pubblici, una parte del clero, la massoneria, i partiti, la criminalità organizzata, i servizi deviati dello Stato, il sistema bancario, l'informazione. E' un'orgia. Se tiri un solo spaghetto, sollevi un gomitolo inestricabile, un nodo di Gordio.
Il cittadino ha una sola possibilità, mettersi l'elmetto, farsi Stato e riappropriarsi della sua vita con azioni concrete, dirette, non intermediate dai politici. Siamo persone, non merci. Viviamo in uno Stato, non in un mercato. Partiamo da ciò che ci appartiene per nascita, dall'acqua.
1. L'acqua è la fonte principale di vita, appartiene a tutti
2. L'acqua è un diritto umano e sociale
3. L'acqua non può essere fonte di profitto
Nello Statuto dei vostri Comuni fate inserire il testo: "In osservanza della legge, la proprietà delle infrastrutture e delle reti del servizio idrico integrato è pubblica e inalienabile. La Città si impegna per garantire che la gestione del servizio idrico integrato sia effettuata esclusivamente mediante soggetti interamente pubblici".
Il consiglio comunale lo può fare su richiesta dei cittadini in modo spontaneo o attraverso una delibera di iniziativa popolare come è avvenuto a Torino su iniziativa del Comitato Acqua Pubblica che ha raccolto 12.000 firme.
Loro non si arrenderanno mai (ma gli conviene?). Noi neppure. (www.beppegrillo.it)

martedì 16 marzo 2010

Il Fatto Quotidiano intervista Minzolini

(intervista di Beatrice Borromeo)

La Procura di Trani ha confermato nella serata di ieri che il presidente del Consiglio e' indagato per i reati di concussione e violenza o minaccia ad un corpo politico, amministrativo o giudiziario, ossia all'Agcom (Autorita' per le Garanzie nelle Comunicazioni) . Berlusconi si giustifica dicendo che "quelle telefonate erano doverose". La verità è che lui può permettersi pressioni su Confalonieri e sulle sue aziende, ma non su autorità e funzionari pubblici delle televisioni che, sulla carta, ancora non gli appartengono poiché questo comportamento porta il nome di "concussione", ed è il reato, appunto, di cui si è macchiato e per cui sarà processato e condannato.

Il reato di concussione è il più grave che un funzionario pubblico possa commettere in tale veste. Consiste nel pretendere o nel farsi promettere denaro o un altro vantaggio, anche non patrimoniale, abusando della propria posizione. Anche se l’ennesimo processo a suo carico non cambierà di una sola virgola il casellario giudiziario da “nemico pubblico”, tuttavia questa causa è sicuramente scottante per Berlusconi. Il vecchio disco per cui sono i comunisti ed i magistrati che tramano non regge, anche se ci sta provando, perché lui e i suoi scagnozzi hanno fatto tutto da soli. Ma questa volta saranno i cittadini a processarlo prima di quanto non faccia il tribunale. Infatti, da una parte, Berlusconi ha scoperto le carte ammettendo (anche davanti ai suoi ciechi elettori di cui fa bene a temere l’astensione ora che sanno chi hanno portato al governo), che il suo consenso è frutto di manipolazioni della coscienza degli italiani tramite le televisioni di cui dispone. Ha contravvenuto, quindi, alla prima regola dell’imputato che lui ha sempre applicato: negare, negare, negare sempre. Dall’altra parte, ora abbiamo la prova di come mai il suo reddito milionario è raddoppiato da 14 mln del 2008 a 23 mln del 2009. Non è infatti da escludere che la gestione disastrosa del servizio pubblico per assecondare la propaganda berlusconiana abbia drenato share e pubblicità dalle reti pubbliche a quelle del Premier, riempiendo le tasche degli azionisti Mediaset.

L’esposto alla Corte dei Conti che l’Italia dei Valori ha fatto per danno erariale, dovuto alla sospensione dei talk-show e alla conseguente perdita di share delle reti pubbliche, ha ora anche un responsabile (o più di uno) che l’ha generato e su cui lo Stato potrà rivalersi costituendosi parte lesa nei confronti di questi farabutti. Ritengo, a questo punto, che nessuno potrà nutrire più alcun dubbio sul fatto che occorra sottrarre al più presto dal giogo dei politici le nomine Rai, della Vigilanza e dell’Agcom che sono oggi inattendibili, paralizzate e compromesse da logiche meramente partitiche. Insomma è fondamentale risolvere il più grande conflitto di interessi del pianeta. (www.antoniodipietro.it)

lunedì 15 marzo 2010

Passaparola di Marco Travaglio (dal blog www.beppegrillo.it)

Un pò di battute

Questa situazione avvelena il clima: anche Mourinho è stato squalificato perchè ha mimato un politico.

Belpietro non può nominare il nome di un certo politico. Si limita ad accennare un inchino.

Sallusti: “Non si vota in base a un’inchiesta giudiziaria”. A volte si vota per evitarne una.

Tecnologia, arriva il primo televisore 3d. Finalmente potremo vedere chi c’è dietro Minzolini.

(www.spinoza.it)

Una settimanella buona


Sabato 6 marzo

- Fallito il tentativo di avvelenare i cagnolini di casa Berlusconi. Sono fuori pericolo e presto potranno tornare alla conduzione del TG4.

- Di Girolamo tace davanti al GIP. Secondo l’avvocato Taormina "non era la sede più adatta per raccontare i fatti". Per quello, occorrerà attendere la ripresa di “Porta a Porta”. - Fini presenta il suo libro "Il futuro della libertà". Ma già dalle prime pagine si capisce che l’assassino è il nano.

Domenica 7 marzo

- Mauro Fiore urla “Viva l’Italia!” quando gli viene consegnato l’Oscar per la fotografia di Avatar. L’ultima statuetta presa da un italiano era stata una miniatura del duomo… - Elezioni in Iraq: 38 morti. La solita affluenza alle urne. - Nei pressi di Parigi, una Madonna ha cominciato a piangere lacrime d’olio. Ma è ancora presto per gridare alla bruschetta.

Lunedì 8 marzo

- Napolitano assicura: "Gli italiani credono nella Costituzione". Credenti sì, ma non praticanti. - Durante una manifestazione, Di Pietro avverte un dolore al braccio destro. Era De Magistris. - Al Quirinale, Guardia d’Onore tutta al femminile. Ecco perché Berlusconi continuava a fare su e giù dal Colle.

Martedì 9 marzo

- E’ scomparso Tonino Carino da Ascoli. C’è rimasto Tonino Così Così da Montenero di Bisaccia. - Freddo e gelo anche nel Lazio. Preoccupazione per i candidati rimasti fuori. - In un liceo romano arriva il primo distributore automatico di preservativi. Adesso sapete perché i vostri figli vi chiedono la paghetta tutta in moneta.

Mercoledì 10 marzo

- Disastro delle liste. Il Premier ci propina una fantasiosa ricostruzione. Come all’Aquila. - Ci ha lasciato Van Wood. Però l’aveva previsto. - Maltempo in tutta Italia. Smottamenti, allagamenti, famiglie evacuate in Sicilia e Irpinia, scuole chiuse. E Bertolaso ha finito i cognati!

Giovedì 11 marzo

- Monopolio tv. Berlusconi ha avuto anche la quarta rete. Grazie al Manchester. - Abusi sui minori. Il celibato dei preti non è in discussione. In fondo, sono casti loro. - Berlusconi ottimista: "Anche se è lenta, la crescita c’è." E’ cominciata la ripresina… per il culetto.

Venerdì 12 marzo

- Accolto il ricorso delle tv private contro la sospensione dei programmi di approfondimento. Tar libera tutti! - Scoperto in Antartide un pinguino nero. Saltava agli occhi perché era l’uccello più grosso. - Di Pietro chiede la testa di Minzolini. Tanto non la usa. (DARIO VERGASSOLA e MARCO MELLONI - IL MISFATTO -)
A che servono le manifestazioni, nell’anno di grazia 2010? Hanno tutta l’importanza che i media continuano a dargli? Ovvio che la domanda valga anche per l’assembramento di sabato prossimo organizzato da Berlusconi, anche se è vero che una manifestazione di centrodestra resta tutto sommato una rarità e un’eccezione culturale. Alcune risposte paiono lapalissiane: le manifestazioni servono a chi vi partecipa, a coagulare gli animi, a lanciare un messaggio, a finire sui giornali e in tv. E infatti il punto è questo. Ormai nessuna manifestazione è una vera manifestazione, nessun presidio è un presidio, e nessun convegno o presentazione di libro o tavolo di raccolta firme meritano il nome che hanno: sono tutte conferenze-stampa, tutti richiami esclusivamente votati a ottenere uno spazio mediatico che sia rappresentazione di una realtà che non coincide necessariamente con la realtà, o perlomeno non con una realtà rilevante. Sembra ovvio anche questo, certo, ma il fatto che giornali e tv e siti web s’industrino ogni volta attorno a delle manifestazioni che pure sono tutte uguali (eventuali imprevisti compresi) non toglie che in concreto, di nuovo, di spontaneo, anche ieri non è accaduto assolutamente nulla. Si sono divertiti? Hanno fatto bene. Ma se un tempo le manifestazioni avevano una funzione democratica insostituibile, oggi non sono più l’unico modo di far sentire la propria voce, non sono più una vera sfida al potere costituito, un pezzetto di storia: sono solo il periodico appuntamento di un ricorrente gruppo di persone (sempre quelle da quindic’anni, più qualche innesto generazionale) che ogni tanto si ritrova per far casino con striscioni, bandiere, tempismo, soprattutto senso della notizia. I balletti delle cifre, poi, dopo ogni corteo, sono grotteschi: i manifestanti ormai si pesano, non si contano. Così come grottesco è il tentativo di svilire le cifre dei cortei altrui. Anche perché il più scarso dei programmi televisivi che si occupi di politica, in una sola sera, ha maggior seguito della più clamorosa manifestazione inscenata negli ultimi anni: è da lustri che le minoranze rumorose non contano più, almeno non per strada; il numero di partecipanti a una manifestazione diviene perciò rilevante in termini di ordine pubblico, può essere interessante da un punto di vista sociale o sociologico, può essere un sensore dello spirito di un’epoca, può essere molte cose: ma un’opinione espressa in piazza, in termini strettamente democratici e numerici, oggi vale come una che resti racchiusa tra le mura domestiche. Non è che a scendere in piazza serva un coraggio particolare, anzi, spesso è il segno di un’omologazione. Le manifestazioni sono fatte solo per noi, noi giornalisti, fotografi, cineoperatori, rilevatori di una realtà che è costruita solo al fine di essere rilevata. Ma per capire l’aria che tira in un Paese, purtroppo, il più scalcagnato dei sondaggi resta assai più significante.
Tutto per dire semplicemente che se una manifestazione è in grado di spostare consensi e quindi voti - com’è accaduto - è perché noi giornalisti ci caschiamo ogni volta, sovraesponendo l’ordinario come se fosse straordinario, come se fossimo all’inizio del Novecento o al limite nei primi anni Settanta.
È in virtù di questo banale meccanismo che uno come Antonio Di Pietro, per citare uno specialista, ogni venti minuti sente l’impellente necessità di manifestare: golpe, dittatura, il tar, la tremillesima inchiesta, ogni pretesto è buono per far sembrare una minoranza - rumorosa - qualcosa di diverso da una minoranza. (FILIPPO FACCI -LIBERO -)


Il pezzo di Filippo Facci era condivisibile fino alle ultime cinque righe, poi si è capita la finalità.

domenica 14 marzo 2010

Per certi giornali non c’è nulla di peggio di una notizia vera che irrompe in redazione a tradimento. E’ come un virus senza vaccino. Una droga che alla lunga può creare dipendenza, poi non resta che la comunità di recupero. Prendiamo la notizia rivelata dal Fatto: il premier padrone di Mediaset e i suoi picciotti concordano col commissario Agcom, profumatamente pagato da noi per garantire la libera informazione, come chiudere il programma d’informazione più visto della Rai, mentre il direttore del Tg1 traffica col premier per neutralizzare le notizie scomode, il tutto con la compiacenza dei vertici Rai. Il Tg1 la liquida col titolo: “Polemiche su Premier e informazione”, segue servizio sul boom dei balli sudamericani. Il Banana tenta di coprirla con un allarme bomba, ovviamente falso. Più arduo il lavoro della stampa al seguito. Quella che inventa false indagini su Di Pietro, sul complotto planetario della D’Addario e sulla casa di Santoro, ma di fronte a un’indagine vera va in paranoia. Chiama il Sert, convoca l’assistente sociale e ricorre alle più varie terapie disintossicanti per uscire dal tunnel della notizia. Terapia Sallusti. Lo Zio Tibia del Geniale è proibizionista: “Se il governo avesse avuto il coraggio di varare la legge contro lo scandaloso abuso delle intercettazioni, oggi non racconteremmo questa storia. Invece no, a furia di fermarsi davanti ai magistrati, ai Di Pietro, e ai Santoro, eccoci qua”. Fa tenerezza, il Feltriskin: si ritrova per le mani questo oggetto misterioso, gli spiegano che è una notizia, e lui, colto in contropiede, non sa proprio che fare. Come si comporta un giornalista alle prese con una notizia? Attimi di panico e ipossia, poi l’idea geniale: chiedere al governo di vietare le intercettazioni onde evitare che l’increscioso incidente abbia a ripetersi in futuro. Segue appello al Banana perché la smetta di prendere ordini dai magistrati, da Di Pietro e da Santoro (le 37 leggi ad personam le hanno dettate tutte loro) e faccia finalmente una legge contro i giudici e i giornalisti.

Terapia Belpietro. Il simpatico Via col Mento ritiene che il problema non sia il concerto del premier e dei sottostanti direttorissimi e arbitri venduti contro la libertà d’informazione, ma il fatto che un pm l’abbia scoperto: “Qualsiasi ufficio periferico della giustizia è in grado, se vuole, di ascoltare tutto ciò che dice il capo del governo. In nessun Paese normale il capo del governo può essere registrato a sua insaputa da un maresciallo su ordine di un pm”. Secondo lui, all’estero i marescialli, prima d’intercettare il capo del governo, lo avvertono per sapere se abbia nulla in contrario (sono furbi, i marescialli, all’estero). Strano che Belpietro non l’abbia scritto due anni fa, quando pubblicò a puntate su Panorama le telefonate del premier Prodi intercettate da un ufficio periferico della giustizia, quello di Trento. Forse perché allora Prodi disse “pubblicate tutto, non ho nulla da nascondere, e guai se usate questa vicenda per una legge anti-intercettazioni”. E fu chiaro a tutti ciò che lorsignori fingono di ignorare: se un parlamentare viene intercettato, non è perché sia sotto controllo il suo telefono, ma quello di un poco di buono che parla con lui. Male non fare, paura non avere. Terapia Battista. Il popolare Cerchiobattista potrebbe scusarsi per aver ripetuto che la tv non sposta voti e prendere atto che, se il Banana si dedica da 15 anni a epurare i giornalisti liberi, un motivo ci sarà. Invece distribuisce equamente le colpe. Colpevole il premier epuratore che “scavalca una frontiera di opportunità e di stile” e desta “preoccupazione” (gliele ha cantate chiare). Ma colpevole pure il pm che l’ha scoperto: “Non è chiara la competenza di Trani su fatti accaduti fuori dal suo territorio”. Se, puta caso, un pm di Trani indagando su un furto di bestiame a Trani scopre che un pastore sta per ammazzare la moglie a Bisceglie, deve interrompere le intercettazioni e passare subito il fascicolo a Bisceglie. Così, mentre le carte sono in viaggio, il delitto si compie. La competenza è salva, la signora un po’ meno. (MARCO TRAVAGLIO - IL FATTO QUOTIDIANO -)

L'editoriale di Minzolingua sottotitolato per le vittime del TG 1

Toh ! Un editoriale di Minzolini

video
"C'è chi vuole un direttore dimezzato, ma io non lo sarò mai": lo ha detto il direttore del Tg1, Augusto Minzolini, in un editoriale trasmesso durante il Tg1 delle 20, commentando le vicende della Procura di Trani.

"In effetti - argomenta Minzolini riferendosi alle presunte ipotesi di reato formulate sui quotidiani - la realtà è che qualcuno vorrebbe un direttore che non deve parlare con nessuno e, magari, non deve dare indicazioni a nessuno, né dire la sua in tv. Deve essere muto e sordo e se non sta al gioco, per usare l'espressione di qualcuno, deve essere cacciato a pedate: il linguaggio usato da Mussolini con Giovanni Amendola" ricorda Minzolini.

"Insomma c'è chi vuole in direttore dimezzato. "Solo che io non sarò mai un direttore dimezzato, per rispetto verso la mia storia professionale, per rispetto verso il Tg1 e la sua redazione prestigiosa, ma soprattutto per offrire ai telespettatori un'informazione il più possibile approfondita, obiettiva e libera". (L'UNITA')

sabato 13 marzo 2010

La notizia bufala




Falso allarme bomba sull'aereo di Berlusconi: la notizia è stata comunicata da Palazzo Chigi durante la manifestazione dell'opposizione. Alle ore 09.30 circa di questa mattina, è stata ascoltata una comunicazione radio su una frequenza di servizio dell'aeroporto di Ciampino, che annunciava la presenza di una bomba a bordo dell'aereo del Presidente del Consiglio dei Ministri. Lo rende noto un comunicato della Presidenza del Consiglio. Il velivolo in quel momento era predisposto per effettuare, nel corso della mattinata, il trasporto del Capo del Governo da Roma a Milano. I controlli subito scattati hanno consentito di escludere la presenza di qualsiasi ordigno; sono in corso indagini per rintracciare la provenienza della comunicazione. Il Presidente, poco prima delle ore 13.30, è giunto a destinazione utilizzando un vettore diverso. (LIBERO)


L'unica verità di questa bufala sta nel fatto che è stata diramata durante la manifestazione dell'opposizione. Appunto ! Dopo lo show della miniatura del Duomo ora il temuto ma sventato attentato al duce paventato dal pseudo ministro Bondi. Minzolini sarà pronto con un editoriale nel quale getterà la croce sui comunisti e il clima di odio che investe il suo padrone ?
Mentre in Rai non si parla d'altro che dell'inchiesta della procura di Trani svelata dal Fatto Quotidiano, il Tar accoglie il ricorso di Sky e La7: per applicare la par condicio non è necessario il divieto di parlare di politica. Che succede ora? Tornano tutti i talk show politici cancellati dai palinsesti? Se ne discute in questa puntata straordinaria di Telebavaglio con Paolo Gentiloni, presidente del Forum ICT del Pd; Nino Rizzo Nervo, consigliere di amministrazione Rai; Nicola d'Angelo, commissario Agcom. Assieme a loro i giornalisti del Fatto Antonio Massari, Marco Lillo e Marco Travaglio e le vignette di Natangelo.

(REDAZIONE DEL FATTO QUOTIDIANO)
Minzolini in dolce colloquio con Berlusconi? Dov’è la novità? Un consigliere dell’Agcom consigliato dal presidente del Consiglio di cancellare “Anno Zero”? E allora? Non c’è bisogno di prove per sapere che le televisioni (pubbliche e private) sono controllate e i direttori sono burattini nelle mani dei politici. Berlusconi è solo più sfacciato, più coglione (lo intercettano da 30 anni e ci casca sempre), più protervo, più abituato a mentire e a far mentire. Televisioni e giornali sono farciti di direttorissimi, di Umilio Fede e di Minchiolini e di Vespasiani. E’ una galleria della lingua felpata, delle notizie scomparse, del palinsesto alla carta con pietanze indigeribili.
Le voci del padrone sono ormai un coro indistinguibile, tutte uguali nella prostituzione della verità. E i peggiori sono quelli meno evidenti, con i cappotti di cammello e la cravatta con il nodo alla Nuvoletti. I tappetini rossi alla De Bortoli della notizia non data e gli stuoini alla Fabio Fazio senza seconda domanda. Gli Scalfari che difendono le aberrazioni costituzionali di Napolitano e i minorati mentali della politica come Veltroni, e i Riotta che premiano motu proprio, ma a nome de Il Sole 24 Ore, Tremorti economista dell’anno. Minzolini è innocuo, non gli crederebbe neppure Gasparri, avrebbe dei dubbi persino Giovanardi. E' a prova di casalinga di Voghera. Ha la faccia da “Natural Born Killer” del telegiornale. E’ un appuntamento serale della stronzata, aiuta la digestione meglio del confetto Falqui, con lui basta la parola (la sua) per mandarlo a cagare. Togliere Minzolini dallo schermo per ritrovarci Belpietro o Giordano, Feltri o Rossella? Perché accontentarci di sostituti, di portavoce, di ballerini di seconda fila? Berlusconi può tranquillamente sostituire Minzolini, il tempo che passa al telefono con lui lo può dedicare ai telespettatori. Sul Tg2 per par condicio Fini in prima e seconda serata. Per il Tg3, a turno, una sera Bersani e una D’Alema, che in sostanza sono la stessa cosa.
L’informazione di regime si è evoluta in un regime di informazione. Il nulla per esistere ha bisogno dei direttorissimi e di un numero considerevole di coglioni. In Italia non ci facciamo mancare nessuno dei due. (www.beppegrillo.it)

venerdì 12 marzo 2010

Benedetto non sapeva niente !



BERLINO - Clamorosa svolta nello scandalo dei casi di abusi sessuali nelle istituzioni cattoliche tedesche. L'edizione online dell'autorevole quotidiano liberal di Monaco di Baviera, la Sueddeutsche Zeitung, scrive che negli anni Ottanta un sacerdote pregiudicato per violenze pedofile fu trasferito da Essen (NordReno-Westfalia) in Baviera, nel periodo in cui l'attuale pontefice Benedetto XVI, allora cardinale Joseph Ratzinger, era arcivescovo di Monaco e Freising e quindi teoricamente massimo responsabile di ogni affidamento di missione e trasferimento di sacerdoti. In Baviera, il prete pregiudicato si abbandonò di nuovo a violenze pedofile e attualmente esercita ancora il suo ministero nell'Alta Baviera.

Immediata la reazione di Padre Lombardi, portavoce della Santa Sede: in un suo comunicato sul suo sito, egli ha detto, la diocesi bavarese ha già chiarito il caso. L'allora vicario generale Gerhard Gruber, oggi 81enne, si è assunto la piena ed esclusiva responsabilità della scelta di aver affidato il servizio pastorale al sacerdote pregiudicato. E si è duramente autocriticato parlando di grave errore.

Il sacerdote, di cui la Sueddeutsche Zeitung non fa il nome, è stato in servizio quasi ininterrottamente in Baviera dal 1980. In precedenza, a Essen, cioè nel centro-ovest della Germania, il prete era stato scoperto e denunciato perché aveva costretto un bimbo allora undicenne a praticargli un atto sessuale orale. Trasferito in Baviera, il sacerdote commise di nuovo abusi pedofili su minorenni. La Chiesa a quanto risulta alloa Sueddeutsche non ha mai denunciato il presule alla giustizia. La notizia arriva come una bomba nello stesso giorno in cui il pontefice ha esaminato in un teso consulto in Vaticano i casi di pedofilia nella Chiesa catotlica tedesca insieme con il presidente della Conferenza episcopale tedesca, monsignor Robert Zollitsch. Papa Benedetto si è detto sconvolto degli abusi promettendo linea dura e piena chiarezza. (ANDREA TARQUINI - REPUBBLICA -)

Ovviamente alla presenza di tali episodi la Chiesa si aggrappa al sempre utile "scarica barile".

.....e lui è sempre in mezzo



La Guardia di finanza intercetta il premier mentre chiede a Innocenzi (Agcom) sanzioni contro Santoro. Nell’inchiesta Minzolini e Masi
In un’indagine della procura di Trani emerge un giro di telefonate nelle quali B. vuole bloccare le puntate sul caso Mills e il pentito Spatuzza. Nel mirino anche Floris e la Dandini. (IL FATTO QUOTIDIANO)

Qualunque sia lo scandalo mister B. c'entra sempre ! Ovviamente sentiremo le solite balle per bocca sua e dei peones che siamo alla giustizia ad orologeria. Che ci siano le elezioni o meno, le procure sono sempre pronte con l'orologio alla mano.
Oggi “Il Fatto Quotidiano” rivela l’esistenza di sconcertanti intercettazioni che coinvolgono direttamente due dei massimi rappresentanti dell’informazione pubblica: il direttore del Tg 1, Augusto Minzolini, e il commissario dell’autorità per le Comunicazioni, Agcom, Giancarlo Innocenzi (ex deputato del Pdl). E’ bene precisare, da subito, che l’Agcom è, o meglio dovrebbe essere, il massimo organo di garanzia della pluralità e della trasparenza dell’informazione, specie quella pubblica della Rai, visto che è pagata direttamente e profumatamente dai cittadini italiani attraverso il canone.

Se le anticipazioni della delicata inchiesta giudiziaria in corso risulteranno vere e verranno riscontrate, avremo la prova documentale delle modalità con cui Berlusconi e la sua maggioranza parlamentare hanno invaso i canali di informazione della Rai ed hanno tentato di zittire quelle poche voci libere che ancora riescono a farsi sentire. Il riferimento è soprattutto ad AnnoZero, Report e Ballarò. E, quindi, avremo la riprova che ci troviamo di fronte ad un regime di tipo fascista che zittisce le voci del dissenso ed amplifica quelle del consenso mediatico a proprio favore con versioni false ed artificiose.

La storia è davvero squallida: si parla di un intreccio di rapporti personali e diretti fra il Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, e il commissario Innocenzi per far chiudere dall’Agcom Anno Zero, in quanto Berlusconi non gradiva che in quella trasmissione gli italiani fossero informati sui suoi rapporti con personaggi legati alla criminalità mafiosa, Innocenzi si sarebbe attivato in tal senso. A sua volta, il direttore del Tg 1, Augusto Minzolini, avrebbe garantito a Berlusconi, su sollecitazione di quest’ultimo, editoriali per screditare il pentito di mafia che tirava in ballo Berlusconi (Spatuzza) e che avrebbe sparlato di alcuni magistrati che stavano svolgendo quell’indagine.

L’Italia dei Valori ha già depositato, il 9 marzo, un esposto alla Procura della Corte dei Continei confronti dei consiglieri di amministrazione di maggioranza della Rai e del direttore generale per danno erariale dovuto al crollo di share conseguente alla soppressione dei talk show. Non solo, sull’argomento l’Italia dei Valori ha anche depositato un’interrogazione a risposta scritta rivolta al Ministro dello Sviluppo economico.

Dopo i numeri dell’Agcom e le intercettazioni emerse tra Presidente del Consiglio, gli organi di controllo e i dirigenti del servizio pubblico, abbiamo presentato un’interrogazione parlamentare a risposta immediata con la quale abbiamo chiesto al Presidente del Consiglio di venire subito a riferire in Aula su quanto ha combinato e, soprattutto, abbiamo chiesto le dimissioni sia del commissario Innocenzi sia del direttore del Tg 1, Augusto Minzolini. Sono dimissioni doverose, a prescindere dal risultato delle indagini della magistratura. Infatti anche se i fatti raccontati non avessero valenza penale rimarrebbero comunque una grave scorrettezza istituzionale, commessa da parte di due personaggi che rivestono ruoli pubblici e che sono tenuti: il primo, Minzolini, ad informare correttamente l’opinione pubblica per legge; il secondo, Innocenzi, a vigilare che il pluralismo e la correttezza dell’informazione vengano garantite.

Invece costoro hanno tradito il loro ruolo e svenduto la loro funzione. Per questo non sono degni di rimanere un minuto in più nell’incarico che attualmente ricoprono.



Domani, in piazza del Popolo, informeremo adeguatamente i cittadini anche di quest’altra grave menomazione alla nostra democrazia e inizieremo una raccolta di firme per chiedere che, al più presto, vengano revocati gli incarichi a Innocenzi e Minzolini.

Ci auguriamo anche che, questa volta, gli italiani non mettano la testa sotto la sabbia dell’informazione prezzolata, propinata da Berlusconi, e mandino a casa anche i mandanti e gli artefici di questo assassinio della democrazia: il signor Silvio Berlusconi e la sua banda.



Invito, quindi, tutti i cittadini a partecipare alla manifestazione che si svolgerà domani, sabato 13 marzo, a Roma, alle ore 14,00, in piazza del Popolo.

Per chi non potesse scendere in piazza, trasmetteremo l'evento in diretta streaming dal mio blog www.antoniodipietro.it e dal sito www.italiadeivalori.it . I cittadini potranno interagire tra loro attraverso un’area dedicata alla manifestazione, mediante le piattaforme di Twitter. L’evento potrà essere seguito anche sul canale satellitare Sky 910 dalle 14,30. (www.antoniodipietro.it)

giovedì 11 marzo 2010

La piazzata



Liste: Berlusconi aizza la piazza contro giudici, radicali e sinistra. Ma non si era mai visto un ministro, La Russa, che alza le mani contro un contestatore.

Impazzano sui giornali di oggi le foto e sulla rete le immagini della performance del "buttafuori" ministro della Difesa, Ignazio La Russa.
Oggi è stata posta al Senato la fiducia, l’ennesima, su un disegno di legge che consente a Silvio Berlusconi e ai suoi ministri di non presentarsi ai processi.
E’ questa la considerazione che questa ultradestra fascista ha dello Stato?
Nel pomeriggio in conferenza stampa Berlusconi ha vomitato accuse senza senso e senza riscontro su tutto e tutti assolvendo gli unici veri responsabili delle regolarità elettorali: gli uomini della sua organizzazione. Il Pdl ha gettato fango anche su questo baluardo della democrazia: l’istituzione del voto.

Per coprire mediaticamente la vergogna che si consumava in Senato il Premier ha scelto una conferenza stampa farsa dove consumare, di fronte una pletora di giornalisti ossequiosi e selezionati dal ministro La Russa, un vergognoso sproloquio nei confronti del Tar, della sinistra, dei giudici, dei Radicali e di tutti i fantasmi che assediano ormai il suo declino dittatoriale. Tutti gli interventi erano evidentemente in scaletta, tutti tranne uno, quello di una voce libera sfuggita alla selezione di giornalisti consenzienti. Rocco Carlomagno, un giornalista indipendente, ha voluto porre delle domande a cui però Berlusconi è riuscito a sottrarsi.

Un leader non teme il popolo, non lo fugge e a testa alta risponde agli affronti e alle voci fuori dal coro.
Un dittatore rifugge il confronto, scende accerchiato da guardie del corpo e da una folta claque pronta ad applaudirlo.

Per un leader il suo popolo è la sua forza.
Per un dittatore la folla è una comparsa, è lui l’unico protagonista.

Un leader improvvisa quando capita poichè nell'improvvisazione c'è spontaneità.
L’apparizione di un dittatore è studiata a puntino e ciascuno recita la sua parte come stabilito: nessuna voce fuori dal coro è ammessa.

Un leader soffre con il suo popolo. Non ruba al suo popolo. Non mente al suo popolo.
Un dittatore accumula ricchezze all’estero su conti privati depredando il popolo. Mente al popolo e fa le leggi a proprio uso e consumo, e comunque utili ad una minoranza.

Un leader ascolta il popolo.
Un dittatore vuol essere solo ascoltato dai sudditi.

Silvio Berlusconi non potrà mai permettersi la piazza, né un confronto pubblico perché lui è un dittatore.
E come tale non scenderà in piazza per spiegare le ragioni del “pasticcio elettorale” perché prima dovrebbe spiegare al popolo le porcate del legittimo impedimento, del decreto interpretativo, del lodo Alfano e le ingiurie rivolte agli organi delle istituzioni.
Berlusconi è un dittatore, per lui il popolo non esiste, esistono i sudditi.
Nessun dittatore può permettersi di insultare i suoi sudditi e chiedere loro allo stesso tempo di applaudirlo.

Sono vicino al giornalista freelance Carlomagno, magari non rispettoso della precedenza di altri colleghi, magari incalzante, ma che non meritava assolutamente il trattamento riservatogli da arroganti balilla.
Lo invito a non scoraggiarsi, e ad andare fino in fondo con la sua querela perchè l’informazione irrinunciabile è soprattutto quella fatta da chi vive fuori dal coro.

Invito invece i suoi colleghi, molti dei quali al soldo di qualche padroncino, ad imporsi come difensori di un’informazione libera più spesso di quanto non facciano oggi. (www.antoniodipietro.it)

La battuta del giorno

"E' una legge giusta, le vostre menzogne non ci fermeranno" (Maurizio Gasparri capogruppo PDL al Senato dopo il voto a favore del legittimo impedimento)

mercoledì 10 marzo 2010

Ignazio il buttafuori


Abusi sessuali, padre Lombardi : "Chiesa tempestiva e decisa"

«Fatti» che «mobilitano la Chiesa ad elaborare le risposte appropriate», ma «vanno inseriti in un contesto e in una problematica più ampia che riguarda la tutela dei bambini e dei giovani dagli abusi sessuali nella società». Così, padre Federico Lombardi – in una nota pubblicata sul sito di Radio Vaticana, definisce «la gravissima questione degli abusi sessuali su minori in istituzioni gestite da enti ecclesiastici e da parte di persone con responsabilità nella Chiesa, in particolare sacerdoti», che «da alcuni mesi ha investito la Chiesa e la società irlandese», ma che «nelle ultime settimane sta coinvolgendo la Chiesa anche in alcuni Paesi dell’Europa centrale»: Germania, Austria e Olanda.

«Certamente gli errori compiuti nelle istituzioni e da responsabili ecclesiali sono particolarmente riprovevoli, data la responsabilità educativa e morale della Chiesa», ammette padre Lombardi: «Ma tutte le persone obiettive ed informate sanno che la questione è molto più ampia, e il concentrare le accuse solo sulla Chiesa porta a falsare la prospettiva». «I dati recentemente forniti dalle autorità competenti in Austria”, fa notare padre Lombardi, “dicono che in uno stesso periodo di tempo i casi accertati in istituzioni riconducibili alla Chiesa sono stati 17, mentre ve ne sono stati altri 510 in altri ambienti. E’ bene preoccuparsi anche di questi».

«Di recente – ricorda padre Lombardi a proposito dell’atteggiamento tenuto dalla Chiesa - il Santo Padre ha dimostrato la sua partecipazione, in particolare con due incontri, prima con i più alti rappresentanti dell’episcopato e poi con tutti i vescovi ordinari, e prepara la pubblicazione di una lettera sull’argomento per la Chiesa in Irlanda».

Quanto allo «sviluppo» del «dibattito» in Germania, Austria e Olanda, il direttore dell’emittente vaticana precisa che «le principali istituzioni ecclesiastiche coinvolte hanno affrontato il manifestarsi del problema con tempestività e con decisione. Hanno dato prova di volontà di trasparenza, in certo senso hanno accelerato il manifestarsi del problema invitando le vittime a parlare anche quando si trattava di casi di molto tempo fa».

Così facendo, il commento di padre Lombardi, «hanno affrontato le questioni "con il piede giusto", perché il punto di partenza corretto è il riconoscimento di ciò che è avvenuto, e la preoccupazione per le vittime e le conseguenze degli atti compiuti contro di loro. Inoltre, hanno ripreso in considerazione le Direttive già esistenti o hanno previsto nuove indicazioni operative per mettere a fuoco anche la strategia di prevenzione, affinché sia fatto tutto il possibile perché in futuro simili gravissimi fatti non abbiano a ripetersi»

In Germania, ad esempio, «vengono ora ipotizzate iniziative, per convocare una "tavola rotonda" delle diverse realtà educative e sociali per affrontare la questione in una prospettiva complessiva e adeguata».

La Chiesa, da parte sua, «è naturalmente pronta a partecipare e impegnarsi», assicura padre Lombardi. (AVVENIRE)