giovedì 30 settembre 2010

Moody Blues - Ride My See Saw -

Una cazzata tira l'altra

Esercitazione per l’esame di giornalismo. Il candidato, partendo dal discorso di Antonio Di Pietro pronunciato ieri in Parlamento, consideri altre proposizioni già in uso al medesimo contro Silvio Berlusconi: 1) Stupratore della democrazia!, serpente a sonagli!, nazista!, fascista!, razzista!, piduista!, antisemita!, mafioso!, Hitler!, Videla!, Dracula!, Nerone!, Pilato!, Erode!; 2) «Per Berlusconi i magistrati rappresentano ciò che gli ebrei rappresentavano per Hitler!»; 3) Il Lodo Alfano consente al premier di ammazzare la moglie, squartare le amanti e spacciare droga senza essere processato!»; 4) Il governo Berlusconi contiene i semi del razzismo, dell’antisemitismo, della xenofobia, del fascismo... si comincia con la caccia al nero e si finisce con quella all’ebreo!»; 5) «Quelli hanno già dimostrato che, mettendo le mani in pasta, hanno rubato la pasta!»; 6) O mangia la pasta o mangia la bistecca!»; 7) O mangia quella minestra o salta quella finestra!»; 8) Tutto è finito a tarallucci e vino!». Il candidato, ciò posto, ha trenta minuti per disordinare casualmente le sovracitate proposizioni (aggiungendone altre, se crede) così da verificare che la percezione complessiva del discorso rimarrà comunque invariata. Indipendentemente dalla consecutio scelta, cioè, l’impressione che possa trattarsi di un ordinario discorso di Di Pietro (una cazzata, cioè) rimarrà identica. (Filippo Facci - LIBERO -)


Questo per dimostrare che per diventare giornalista ci vuole poco, basta scrivere cazzate !.

La battuta del giorno 2

“Non c’è stato nessun inginocchiamento. C’è stato un rapporto amichevole con un capo dello Stato e il premier di una moderna democrazia” (Silvio Berlusconi a proposito dei suoi rapporti con l'amico Gheddafi)

La battuta del giorno

«Quello di oggi nell'Aula di Montecitorio non è stato solo l'intervento di uno dei più grandi statisti della storia del nostro Paese, ma soprattutto ha rappresentato che al centro del suo agire ci sarà sempre la centralità della persona, la difesa dei valori della vita, della famiglia, del benessere sociale di tutti i cittadini e del nostro Stato da Nord a Sud. Questi sono i valori su cui si fonda il Popolo della Libertà, ma che dovrebbero essere condivisi da chiunque abbia a cuore non il proprio tornaconto ma il benessere di tutte le persone». (Laura Bianconi - senatrice PDL -)


Intuite chi stava magnificando ?

mercoledì 29 settembre 2010

A marzo si vota ?

Con 342 sì, 275 no, 3 astenuti e 10 assenti a favore il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ha incassato la fiducia alla Camera. Determinanti dunque i deputati di Mpa e Fli, di questi solo Aurelio Misiti e Fabio Granata hanno votato no. Come Mirko Tremaglia. Domani alle 9.30 il passaggio a Palazzo Madama, ma il voto di oggi è stato analizzato come punto di debolezza del premier anche dall’alleato Umberto Bossi. “I numeri sono limitati, la strada è stretta” ha commentato il leader della Lega Nord. E il ministro delll’Interno, il leghista Roberto Maroni, commentando il risultato del voto con alcuni parlamentari, ha detto che a marzo si andrà a elezioni anticipate. Maroni è stato captato dalle telecamere del tg La7. “Secondo me a marzo si vota”, ha detto.

Sul dato politico si è invece espresso Carmelo Briguglio di Fli. “Il presidente del Consiglio ha dovuto prendere atto in aula che il gruppo di Futuro e Libertà c’è, si è conquistato il suo spazio e ha creato un’intesa politica e programmatica con l’Mpa di Raffaele Lombardo, essenziale per l’esistenza stessa della maggioranza di governo. Il risultato del voto ha detto agli italiani che senza Futuro e Libertà non ci sarebbe più questo governo”, ha detto il deputato di Futuro e Libertà. “La politica ha battuto lo shopping di parlamentari e il tentativo di cambio della maggioranza. Berlusconi ne tenga conto e si impegni davvero ad assicurare coerenza tra le parole che ha pronunciato oggi e i fatti che dovranno seguire nei prossimi giorni”, ha aggiunto Briguglio.

Anche l’Mpa definisce il proprio ruolo determinante. “Basta guardare i resoconti della Camera per rendersi conto che i deputati del Mpa hanno partecipato al voto risultando determinanti insieme ai parlamentari di Futuro e Libertà per la maggioranza”, si legge in una nota diffusa al termine del voto, smentendo anche che i deputati del Mpa non abbiano risposto alla chiama. (www.ilfattoquotidiano.it)

Uno spregiudicato illusionista


Riporto di seguito la dichiarazione di voto dell'Italia dei Valori al voto di fiducia al Governo Berlusconi. (www.antoniodipietro.it)

martedì 28 settembre 2010

Haris Alexiou - To Tango Tis Nefelis -



Berlusconi trova sette nuovi deputati pronti a sostenerlo. Cinque sono dei fedelissimi del senatore Salvatore Cuffaro, l'ex presidente della Regione Sicilia condannato in primo e secondo grado a sette anni per favoreggiamento aggravato alla mafia e sotto processo per concorso esterno. Tra di loro c'è anche un pregiudicato per peculato, Giuseppe Drago, e l'ex braccio destro di Totò Vasa Vasa, Francesco Saverio Romano, tutt'oggi sotto inchiesta a Palermo per i suoi presunti rapporti con Cosa nostra. Forte di una simile compagnia di giro, il premier decide di andare alla conta e mette la fiducia sul suo programma: "Se non ci sono i voti andiamo a casa". I finiani prendono tempo e si preparano a votare il documento del presidente del Consiglio per non rimanere con il cerino in mano. Ma l'esecutivo vive ormai alla giornata. E continua a non governare. (www.ilfattoquotidiano.it)

Pensioniamolo



Domani Berlusconi interverrà a Montecitorio. Presenterà un documento in 5 punti, tutti ad esclusivo vantaggio della casta e non della maggior parte degli italiani.
Alcuni media hanno riportato tre frasi del Presidente del Consiglio che confermano, se ce ne fosse ancora bisogno, lo stato confusionale in cui ormai versa da tempo.

«Dobbiamo parlare della crescita del Paese, rivendicare le cose buone che abbiamo fatto, prendere le distanze da questa politica screditata».

Tre fesserie in un solo pensiero: a Berlusconi non interessa la crescita del Paese ma quella del fatturato delle aziende di famiglia. Berlusconi non può rivendicare "cose buone" perché il suo operato governativo è fallimentare in ogni suo aspetto. Berlusconi non può prendere le distanze da questa politica screditata, perché lui ne è l'artefice più importante.
Domani è atteso alla Camera. Parlerà nel giorno del suo 74esimo compleanno. Per questo credo che sia giusto fargli un bel regalo: mandiamolo in pensione ad occuparsi dei nipotini, perché il Paese non ha più bisogno di gente come lui.
La maggioranza eletta dagli italiani nel 2008 non esiste più. Il Pdl non esiste più. Qualsiasi forma di sostegno a questo governo è solo una pecetta messa male. I sette deputati che hanno lasciato Udc e Api sono la conferma di una politica malata, che non si occupa dei problemi della gente e che aspira ad un solo obiettivo: il potere.
Ma non può bastare. Questo governo deve andare a casa al più presto, affinché una nuova componente governativa possa cercare di rianimare il Paese.
L'Italia dei Valori già da tempo ha presentato una mozione di sfiducia nei confronti di questo Governo. Per votarla servono le firme di 63 deputati, e noi ne abbiamo solo 24. Non siamo ancora riusciti a trovare appoggio dagli altri partiti che, ormai quotidianamente, parlano del berlusconismo come l'epoca più grave del dopoguerra. La lotta a questo governo va portata avanti coi fatti, non solo con le parole. Domani può essere l'occasione giusta per farlo. Chi rimane al palo non ha giustificazioni: è un complice di Berlusconi e non ha più diritto di criticarlo. (www.antoniodipietro.it)

Eravamo in tanti a Cesena, i bambini giocavano vicino al palco, c'era una pulizia nell'aria, nei volti, nel grande prato, di cui provo, già ora, una grande nostalgia. E' stato un terremoto dolce che si capirà piano, piano. Con il tempo. Le cui vibrazioni arriveranno come cerchi nell'acqua anche a chi non c'era, portate dalle testimonianze di chi era presente a Woodstock 5 Stelle. E' strano pensare che l'Italia potrebbe essere sempre come sabato e domenica, con le persone che si sentivano fratelli e sorelle, a discutere del futuro e a realizzare il futuro con i fatti, con la raccolta differenziata, l'acqua pubblica e gratuita, la partecipazione alla costruzione di un progetto sociale comune.
Dario Fo sul palco, sabato sera, ha indicato la luna, quasi piena, che usciva finalmente dalle nuvole. Il cielo si stava schiarendo dopo giorni alterni di vento e di pioggia. Tutti hanno allora guardato il cielo e si sono sentiti felici di essere insieme in una notte di tende, di camper, di sacchi a pelo, di sorrisi. Si respirava felicità e sicurezza, quella sicurezza dell'altro, chiunque sia l'altro, che, anche se mai visto prima, anche se di un'altra regione, riconosci come tuo fratello, amico, compagno di viaggio della tua vita.
Domenica mattina ho camminato nel parco, tra centinaia di tende, nell'ippodromo pieno di camper e ho visto con i miei occhi una grande lezione di civiltà, nessuno era fuori posto, nessuno gridava, alzava la voce e per terra neppure una bottiglia, un pacchetto di sigarette, un rifiuto di qualunque tipo, nulla di nulla. Centinaia di volontari a disposizione per dare un aiuto o un'informazione. Un'organizzazione perfetta, auto finanziata, con artisti che si sono esibiti senza chiedere nessun compenso per il MoVimento 5 Stelle e che, per questo, saranno messi al bando dal Sistema.
Domenica 120.000 persone, una vicina all'altra, per 14 ore di non stop di musica e futuro, si sono alzate in volo, come un Grande Spirito. Il cielo sembrava dipinto da Raffaello. Nel mondo, attraverso la Rete, da Sidney a Buenos Aires, da Tokyo a Londra hanno seguito la due giorni di Woodstock circa 5 milioni di persone. La più grande partecipazione via Internet di sempre in Italia, numeri immensi. Il silenzio dei media e le dichiarazioni dei "mantenuti" dalla politica mi hanno fatto piacere, confermano quello che sono e anche quello che non saranno mai: uomini liberi, vivi. Good morning Cesena! E' stato bello, bellissimo come sarà domani l'Italia. (www.beppegrillo.it)

lunedì 27 settembre 2010

Passaparola di Marco Travaglio (dal blog www.beppegrillo.it)

Violet Eves - I talk to the wind -

Indagini




Impar condicio

In attesa di vedere le conseguenze politiche dell’affaire Tulliani-Montecarlo, possiamo già trarre un primo bilancio di quelle mediatiche: B. ha già battuto Fini per kappaò alla prima ripresa. Da due mesi, nel paese in cui il premier è sotto inchiesta a Firenze per le stragi del 1993, in cui a Palermo si indaga su accuse di mafia al presidente del Senato, più altre quisquilie tipo i casi Dell’Utri, Cosentino, Verdini, Brancher, Bertolaso e P3, non si parla che di un alloggetto a Montecarlo venduto da An a una società offshore e abitato dal cognato del presidente della Camera, che non è indagato per nulla (e nemmeno il cognato). L’altro effetto del presunto scandalo è evidenziare la differenza tra un giornale (come per esempio il nostro) e gli house organ di casa B. Il Fatto, con tutti i suoi limiti, non ha nulla da dimostrare a prescindere: accerta come stanno le cose e le racconta. Il Giornale, Libero, Panorama e le loro proiezioni tv invece devono dimostrare che Fini è un ladro. E non da sempre: dal 28 luglio, quando B. annunciò ai suoi l’espulsione dei finiani dal Pdl. Si dirà: con tutti i ladri che popolano il governo, il Pdl e la politica italiana, se anche si provasse che Fini è un ladro, ne dovremmo dedurre che ce n’è uno in più. Ma questi signori non seguono le regole della logica e nemmeno dell’aritmetica. Per noi 1 ladro + 1 ladro = 2 ladri. Per loro, 1 ladro + 1 ladro = zero ladri. Se Fini ruba, vuol dire che B. è onesto. Per questo non potrà mai esserci alcuna par condicio, alcun “contraddittorio” tra un giornalista normale e uno berlusconiano. Per giocare una partita, bisogna essere d’accordo sulle regole fondamentali. E non è questo il caso.

Giovedì il nostro Marco Lillo, bruciando sul tempo i portentosi segugi berlusconiani sguinzagliati nei paradisi fiscali, magari al seguito di qualche barbafinta, riesce a parlare col ministro della Giustizia di St. Lucia. Quello gli dice che la discussa lettera indirizzata al suo premier, in cui si afferma che la società Timara che affitta la casa a Tulliani appartiene allo stesso Tulliani, l’ha scritta lui. Vuol dire che è “vera”? Sì, nel senso che è autentica, non apocrifa. Ma non nel senso che quanto vi afferma sia la verità: lo sarà solo quando mr. Francis produrrà uno straccio di carta che colleghi Tulliani alla Timara. Nel frattempo un avvocato ed ex senatore leghista, Renato Ellero, afferma che la casa monegasca è di un suo facoltoso cliente. La sua frase è autentica nel senso che l’ha pronunciata lui, ma per considerarla veritiera attendiamo le prove documentali. Abbiamo dunque un sostanziale pareggio tra Fini e i suoi accusatori? No di certo. Se anche la Timara fosse di Tulliani, non sarebbe comunque la prova che Fini ha mentito: il cognato avrebbe benissimo potuto nascondergli la reale proprietà della Timara. E poi non spetta a Fini dimostrare che Timara non è di suo cognato; l’onere della prova tocca, in uno Stato di diritto, agli accusatori. Del resto, se uno afferma falsamente che una società offshore è di Tizio, come fa Tizio a dimostrare che non è sua? Gli house organ di B. ironizzano sul Fatto Quotidiano che, avendo l’intervista-scoop al ministro, mette in dubbio la sua parola. Ci mancherebbe altro: il compito di un giornale non è quello di mettere un microfono in bocca a questo o quello, ma verificare l’attendibilità di quel che dice. E, al momento, mr. Francis non appare granchè credibile. Perché il governo di un paradiso fiscale che campa sulla riservatezza assoluta fa uscire il nome del presunto titolare di un’offshore, con una condotta che nel suo paese è addirittura reato? Perché il ministro annuncia al Fatto che parlerà “la prossima settimana” e poi ne improvvisa una l’indomani, poche ore dopo che Annozero ha messo in dubbio l’attendibilità della lettera? E’ per caso telecomandato da un italianissimo puparo?

Comprendiamo che, per gli house organ, distinguere fra l’autenticità e la veridicità di un documento è impresa titanica, ma non ci possiamo fare nulla. C’è chi fa il giornalista e chi fa un altro mestiere. (Marco Travaglio - IL FATTO QUOTIDIANO -)

domenica 26 settembre 2010

La battuta del giorno

"Esenzioni fiscali a Chiesa ? Non sono aiuti di Stato." (Franco Frattini - Ministro degli Esteri -)


..e cosa sono ? Aiuti divini ?

sabato 25 settembre 2010

Casa Montecarlo, parla Fini

Adesso lo ha detto. Se la casa è intestata al cognato lui si dimetterà dalla carica di Presidente della Camera. Ora tutti i peones berlusconiani si mettano l'animo in pace e lasciano lavorare i giudici. Il Governo, per quello che vale, si preoccupi dei cittadini.

Cristina Donà feat. Robert Wyatt - Goccia -

La settimana pop del TG 1 delle 20



La prima Minzoparade del blog ha avuto un successo planetario. Grazie ai potenti mezzi del canale dai 3 nomi (Rai Internazionale o Rai Italia o Rai International) i servizi pop del Tg1 sono ammirati e apprezzati dal vivo in tutto il mondo. I commenti sul Tg piu divertente del globo sono pervenuti dai seguenti Paesi: Australia, Brasile, Sud Africa, Cina, Repubblica Dominicana ed Argentina.


Diamo uno sguardo riassuntivo ai migliori servizi pop del Tg1 delle 20 della scorsa settimana.


Iniziamo da domenica 19 settembre e si parte alla grande con un servizio enofilo sulle pompette salva-vino, lunedì 20 si prosegue con il taglio delle code e delle orecchie dei cani mentre il museo del pomodoro ha il suo giorno di gloria catodica il 21 settembre. Si chiude la settimana venerdì 24 con un approfondito servizio cinofilo sulla fisioterapia canina (superclinica per cani).


Dovendo impostare la classifica avevo pensato di seguire un formato da Billboard, poi ho ripiegato per un più semplice this week/last week/weeks on list che ho copiato dalla classifica dei libri del New York Times, il tutto per dare alla Minzoparade un padre nobile.


Comunque, come dicevano alla radio in queste occasioni, bando alle ciance!


Questi sono i servizi del TG1 delle 20 più gettonati della settimana:


This Week Last Week Weeks On List
1. Il peperoncino che passione: grande kermesse del peperoncino in Calabria 10 2
2. Motore con tanti cavalli e … 4 gatti (nel motore) 2 2
3. Le pompette salva-vino New Entry! 1
4. La Torre Eiffel costruita con carte da gioco e senza ausilio di colla 4 2
5. Girasole, mirtilli, papaya e cavoli consigliati per mantenere i benefici delle vacanze 7 2
6. Polemiche sul cane caduto dal traghetto 5 2
7. Nasce il museo del pomodoro New Entry! 1
8. Correre fa bene: è un antidepressivo ma con le dovute cauzioni 1 2
9. Souvenir: un mercato che non conosce crisi 6 2
10.Superclinica per cani New Entry! 1

Da notare il peperoncino che schizza in prima posizione e l’entrata direttamente nell’Olimpo delle pompette salva-vino.


Escono invece dalla top ten 3 servizi : “settembre il mese delle separazioni”, “smentita la presenza di una trans a Miss Italia” e “Il boom delle crociere”. (Ernesto Salvi - IL FATTO QUOTIDIANO -)
Per 54 secondi la realtà ha fatto irruzione ad Anno Zero. Un operaio che sta per perdere il posto di lavoro ha fotografato il Paese. Un'istantanea di disperazione. "E' ora di finirla. State mangiando con i nostri soldi da quarant'anni. Qui si perde il posto di lavoro. Noi si perde il posto di lavoro e voi passate il tempo a discutere della casa di Montecarlo... ma quale cazzo di casa... i miei figli hanno i vostri miliardi di debiti...". Cazzullo del Corriere della Serva, Bocchino, servitore fedele di Berlusconi per 15 anni, e Castelli di Roma Ladrona, hanno preso atto e continuato amabilmente a parlare della casa di Montecarlo di Tulliani, il cognato di Fini. "Dum Romae consulitur, Saguntum expugnatur", mentre a Roma si discute, Sagunto è espugnata. La frattura tra il Paese reale e la politica si è ormai consumata.
La prima banca del Paese, Unicredit, è senza guida, milioni di disoccupati, il debito pubblico cresce di 100 miliardi di euro all'anno, la cassa integrazione sta per finire per centinaia di migliaia di persone, le aziende in fuga (delocalizzano...) dalla Fiat, alla Bialetti alla Omsa. Il crollo della produzione industriale, la più alta percentuale di giovani senza lavoro, le tasse più alte d'Europa e gli stipendi più bassi e i servizi peggiori. Le mamme si devono portare la carta igienica da casa quando accompagnano i loro bambini a scuola. Il Paese è fuori controllo, ma il pilota sta sorseggiando una tazza di tè con la hostess.
Il Club dei Politici è sempre lo stesso, sempre uguale, si entra solo per cooptazione e anche le scissioni interne servono a rafforzare la stabilità del Club. Chi fa parte del Club ha la pensione dopo due anni e mezzo, un ricco stipendio, visibilità, finanziamenti pubblici. Si sta bene nel Club. La realtà fuori potrebbe entrare all'improvviso, da un momento all'altro, travolgere il Sistema, chissà se, almeno allora, se ne renderanno conto. Quando l'operaio incazzato entrerà in salotto. (www.beppegrillo.it)



Che cosa dire ! Dovremmo augurarcelo al più presto ? E se entreranno nel salotto non sarà certo per discutere. Scorrerà ben altro, che fiumi di champagne !

venerdì 24 settembre 2010

Patacche


Giallo o pachade? Sull'affaire monegasco si susseguono i colpi di scena. Alle 19 di ieri sera ilfattoquotidiano.it parla con il poligrafico del microstato caraibico che disconosce la paternità del documento su Giancarlo Tulliani. Alle 20 e 06 un funzionario invita via mail i nostri cronisti a contattare il ministero di Grazia e Giustizia. Alle 20 e 30, dopo un lungo inseguimento telefonico, il Guardasigilli risponde dalla Svizzera: "Quel documento è vero, faremo un comunicato ufficiale la prossima settimana". Verso le 22 e 30 un sedicente amico della moglie del primo ministro di Saint Lucia chiama Annozero: "Da due settimane l'isola è piena zeppa di agenti segreti libici, russi e italiani travestiti da turisti. Siamo in Svizzera. Chiariremo tutto tra un mese". Nella confusione totale un solo fatto è certo: con Berlusconi premier l'Italia si è trasformata nel paese dei dossier e delle patacche. E adesso la crisi diventa internazionale, mentre per la prima volta, il membro di un governo di un paese off shore parla pubblicamente della sua clientela. (www.ilfattoquotidiano.it)

Le vignette di Vauro ad Annozero del 23 9 2010

P.F.M. - Cerco La Lingua -

Marco Travaglio ad Annozero del 23 9 2010

Beppe Grillo ad Annozero del 23 9 2010

giovedì 23 settembre 2010

Banco del Mutuo Soccorso - Canto di Primavera -

Oggi in commissione Affari Costituzionali del Senato è iniziato l'esame della legge di iniziativa popolare Parlamento Pulito dopo tre anni. Alleluia, alleluia! Schifani, reduce dal successo di folla di Torino alla festa del PDmenoelle in cui gli è stato chiesto che fine avevano fatto 350.000 firme autenticate, ha dichiarato:''Sono favorevole perché il ddl di iniziativa popolare, a prescindere dai contenuti, abbia anche una risposta da parte del Parlamento. E' un diritto ed un dovere del Parlamento. Si deve consentire ai cittadini che hanno presentato una proposta di legge di iniziativa popolare di avere risposte. La presidenza (Carlo Vizzini, ndr) vigilerà affinché la commissione e l'Aula non si sottraggano alla necessità di dare risposte''. Vigilerò anch'io. Mi aspetto una risposta al più presto, entro fine ottobre mi sembra un tempo ragionevole. La Commissione sia efficace e efficiente. I cittadini sono stanchi di essere presi in giro. (www.beppegrillo.it)

Il "Travaglio" del Duce


Oggi è pure l’Annozero di Mauro Masi, in equilibrio precario e con un dubbio: censurare Marco Travaglio oppure lasciare la poltrona. Perché il messaggio di Silvio Berlusconi recapitato al direttore generale – dicono fonti qualificate di viale Mazzini – è poco rassicurante: trovati un nuovo lavoro, non posso tollerare decine di puntate con Santoro e Travaglio. Più che un messaggio, un avviso di sfratto e una chiamata per Antonio Verro, naturale successore di Masi, il consigliere di amministrazione più fidato per Palazzo Chigi. La direzione generale studia un’ultima e disperata offensiva: non può bloccare la trasmissione di Santoro, ma può architettare un sabotaggio a un soffio dal via. (www.ilfattoquotidiano.it)

mercoledì 22 settembre 2010

Tim Buckley - Phantasmagoria in Two -

L'addio di Profumo è una semplice questione di soldi. L'amministratore di una banca rimane in sella per due motivi, o può essere funzionale al sistema come Passera di IntesaSanPaolo (remember Alitalia?), e in qualche caso E' addirittura lui il Sistema, come Geronzi, o produce profitti, distribuisce dividendi, arricchisce gli azionisti. Profumo appartiene a questa ultima categoria di banchieri.
Unicredit da tempo non è una fonte di reddito per i suoi azionisti, lo scorso anno i dividendi sono stati distribuiti sotto forma di azioni. Le azioni hanno però diminuito costantemente il loro valore. Un'azione nel 2009 valeva 2,64 euro dai valori massimi pre crisi di 6,50, e ieri solo 1,94 euro, oggi sarà peggio, ci sarà una pioggia di vendite. L'utile 2009 è sceso a 1,7 miliardi, un risultato più che accettabile con l'attuale congiuntura, ma molto al di sotto degli oltre 6 miliardi del 2007. Gli azionisti hanno finanziato nell'ultimo biennio la banca con aumenti di capitale miliardari senza ricevere in cambio nulla. I loro soldi evidentemente non sono stati sufficienti se è stato necessario imbarcare il cavaliere bruno Gheddafi che è ora, salvo sorprese, l'azionista di riferimento del primo istituto italiano di credito con il 7,5%.
Profumo ha sempre pagato la sua parziale indipendenza dando agli azionisti la loro libbra di carne, ma Unicredit non è la sua banca, non è di sua proprietà, lui è un impiegato, il primo e il più importante, ma di fatto un impiegato. Dietro la sua cacciata dopo 15 anni, salvo ultimi ripensamenti del Sistema, ci sono anche tutti coloro che sono stati tenuti fuori dalla porta da Profumo, dalla Lega di Boss(ol)i, quella del fallimento di Credieuronord, che vuole le banche, alle Fondazioni comandate dai partiti e dai loro tirapiedi, a Geronzi, l'ultrasettantenne presidente delle Generali, che allo scalpo di Arpe aggiunge quello di Profumo, alle lobby legate alla Banca di Roma e al Banco di Sicilia inglobate in Unicredit. La lista dei nemici di Profumo è lunga come lo Stivale, il suo scudo fino a oggi sono stati i risultati e la protezione di Allianz, azionista tedesco che ne promosse 15 anni fa la candidatura.
Profumo è un banchiere, non un santo, ma era uno dei pochi stimati in Europa, come Matteo Arpe espulso a suo tempo dal Sistema. Dietro di loro è rimasto il nulla, i partiti. Le banche da oggi sono ancor più Cosa Loro. (www.beppegrillo.it)

Il Profumo dei soldi



Una guerra la cacciata del numero uno di Unicredit tra dimissioni date e smentite. La Lega esulta. Il banchiere sarà il “Papa straniero” del Pd evocato da Veltroni? (www.ilfattoquotidiano.it)



E chi non vorrebbe partecipare a guerre che alla fine ti regalano quaranta milioni di euro ?

martedì 21 settembre 2010

Uno di noi, il più coraggioso


Hossein Derakhshan, conosciuto anche come Hoder, è il padre della rivoluzione del blogging in Iran. Arrestato nel 2008 per aver viaggiato in Israele, è in carcere da 22 mesi e potrebbe essere presto giustiziato.

Hossein Derakhshan, nickname: The blogfather, meglio conosciuto come Hoder, il padrino dei blogger iraniani, rischia la pena di morte con l’accusa di “collaborazionismo con gli stati nemici,
creazione di propaganda contro il regime islamico, insulti a santità religiose e propaganda per la creazione di gruppi anti-rivoluzionari" in un processo che è iniziato tre mesi fa. (www.giornalettismo.com)

Led Zeppelin - Bron-Yr-Aur -

Divide et impera

"Divide et impera", è questa la vecchia strategia che i media hanno intrapreso per mantenere a galla i partiti maggiori. Dividere Idv da Sel, Sel da Idv, Idv dal Movimento5Stelle per evitare che crescano e siano alternativa.
I giornali, inseguendo fini e finalità gradite ai loro maggiori azionisti e mandanti politici, così come i sondaggi da loro commissionati, stanno tentando di allontanare l'Italia dei Valori dai movimenti, in particolar modo dai grillini, e ancor più cercano una rottura quasi personale tra me e Beppe Grillo.
L’ultima occasione è stata quella di ieri nella trasmissione "Otto e mezzo". La giornalista Gruber e Antonio Polito, senatore DS, poi Pd, e direttore del Riformista, hanno organizzato un intero servizio ed una serrata inquisitoria al sottoscritto sul fatto che “Grillo sottragga voti a Di Pietro”, che “Grillo sia il responsabile della sconfitta del centrosinistra in Piemonte”, che “il 3% di Grillo alle regionali sia uno scippo elettorale all’Italia dei Valori”, che “Grillo stia facendo con Idv quello che noi abbiamo fatto con il Pd”. A queste frasi di perfetta dietrologia giornalistica io replico con un termine di cui mi scuso per il tono, ma che rende giustizia alla loro faziosità: “cazzate”.

Grillo non ruba i voti al centrosinistra, in questo caso ai detrattori fa comodo dire centrosinistra, in altri dicono l'Italia dei Valori, ma è il Pd che in Piemonte non ha saputo interpretare e rassicurare il proprio elettorato.
Questa sterile diatriba sulla “lana caprina” ed “il sesso degli angeli” è utilizzata ad hoc per togliere remi alla barca del riformismo su cui si trovano oggi forze politiche emergenti che possono guardare al cambiamento in modo più credibile delle cariatidi del bipolarismo attuale.
Quando vado nelle trasmissioni televisive, o quando rispondo ad interviste sui giornali, vorrei parlare di programmi, di proposte per affrontare la crisi, di sviluppo, di energia. Questo dovrebbero pretendere i giornalisti dai politici al fine di mettere a nudo, agli occhi dei cittadini, i contenuti ed i valori di chi si candida per guidare il Paese. Ed invece ci si ritrova sempre a rispondere a domande che parlano di altro.
Il movimento di Grillo è il benvenuto in politica. Se i suoi ragazzi trovano spazio nelle istituzioni significa che sanno interpretare le esigenze di una parte dell'elettorato a cui nessun partito offre risposte. Non dimentichiamo che l’astensionismo in Italia è ormai alla soglia del 40-45%.
Grillo non preoccupa Di Pietro, tutt’altro, può essere una delle testuggini che, insieme all'Italia dei Valori, oggi potrebbe accelerare un processo di rinnovamento e di liberazione dall’immobilismo politico di questo Paese di cui Berlusconi è il massimo interprete. Quelli che devono preoccuparsi di Grillo sono, vi assicuro, tutti coloro che oggi utilizzano ad hoc l'Italia dei Valori attraverso un’informazione a loro faziosamente asservita, per manovrare dalle retrovie una diatriba che esiste solo nelle redazioni e nelle segreterie di certi partiti.
Auguri a Beppe Grillo per la manifestazione di Cesena. Loro non molleranno mai, io nemmeno.
(www.antoniodipietro.it)

Cavalieri e Cavalieri

Calisto Tanzi, già patron della Parmalat, non è più Cavaliere del Lavoro. Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, accogliendo la proposta del Ministro dello Sviluppo Economico, ha firmato venerdì scorso il decreto di revoca “per indegnità”.

Il titolo era stata conferito a Tanzi il 2 giugno 1984 con decreto dell’allora Presidente della Repubblica Sandro Pertini. Dopo le complesse vicende finanziarie e giudiziarie in cui è rimasto coinvolto l’imprenditore, il Ministro dello Sviluppo Economico aveva avanzato la richiesta di sua cancellazione ritenendo che sussistessero “le condizioni previste dalla legge per la revoca dell’onorificenza”. Ora lo stesso ministero curerà la trascrizione del provvedimento nell’Albo dell’Ordine prima della pubblicazione in Gazzetta ufficiale. (www.ilfattoquotidiano.it)



.....e dell' altro cavaliere, caro Presidente Napolitano, cosa ne vogliamo fare ? Se a Tanzi il titolo è stato revocato perchè impelagato in vicende finanziare e giudiziarie, l'altro cavaliere non Le sembra che sia lo stesso indegno ? Questioni di opportunità ? Forse. Dalle mie parti, e Lei è delle mie parti, si dice " fare ò gallo n' coppa à munnezza !".

Just Brothers - Sliced Tomatoes -

Aggiungi un posto a tavola

Il Blog dell' Opinione, a partire da oggi, ha deciso di inserire tra un post e l'altro anche dei video musicali, giusto per rendere meno amara la quotidianità. Riteniamo di fare cosa gradita. A noi piace.

lunedì 20 settembre 2010

Passaparola di Marco Travaglio (dal blog www.beppegrillo.it)

Un motivo in più per pagare il canone


Straordinario servizio del TG 1 delle 13:30 : "Gran Bretagna : a causa della crisi, diminuita la paghetta settimanale ai ragazzini."
E certo ! Di stì tempi sò cazzi !!!

Riporta Pia

Immaginate che lo scudetto dell’Inter lo festeggino i milanisti. Oppure che la disfatta di Napoleone a Waterloo la festeggino i francesi. O che la Moratti celebri le Cinque giornate di Milano ricordando il generale Radetsky anziché Carlo Cattaneo. Ma forse è impossibile immaginare un parallelo con quanto sta accadendo per le celebrazioni dei 140 anni della Breccia di Porta Pia, evento storico che il 20 settembre 1870 segnò la fine dello Stato Pontificio e l’annessione di Roma al Regno d’Italia. Basti pensare che alla testa della cerimonia ci sono monsignor Ravasi, ministro del Vaticano, e il cardinale Bertone, segretario di stato Vaticano: il tutto per rimuovere completamente che si commemora la vittoria dello stato laico, come ricordano le centinaia di vie che nelle varie città partono o arrivano in Duomo. Ma i bersaglieri, mercoledì, hanno suonato l’inno pontificio, e ieri c’è stato un convegno dedicato a Pio IX, il Papa che si dichiarò «prigioniero dello stato italiano» e che era avvezzo a torture e pena di morte. Già l’anno scorso vennero ricordati i mercenari pontifici morti in battaglia e non i bersaglieri morti per l’Italia: ora siamo alla farsa, alla Storia che ne racconta un’altra, a un clamoroso minestrone revisionista ridotto a merce di scambio politico con le gerarchie ecclesiastiche. Era meglio il silenzio, di questa roba. Il silenzio suonato per i nostri caduti. (Filippo Facci - LIBERO -)

Voce del verbo consolare

Secondo l’on. avv. Giuseppe Consolo, pregiato acquisto finiano, intervistato dal Pompiere della Sera, “in un Paese civile, al pari di quanto avviene in altri Paesi europei, sarebbe giusto uno scudo per il premier e i ministri”. Non precisa, l’On. Avv., in quali “altri Paesi europei” vigerebbe questo “scudo”, forse perché esso non esiste in alcun paese europeo, e nemmeno extraeuropeo. Ma questo buontempone del diritto, e soprattutto del rovescio, ha in serbo un’altra fraccata di balle da Guinness dei primati: “Berlusconi è stato raggiunto da cento processi” (falso: sono 17), “al termine della gran parte dei quali è stato assolto con formula piena” (falso: solo in due casi), “tranne qualche prescrizione” (falso: sono sette), “a cominciare dal famoso avviso di garanzia del ‘94” (falso: era un invito a comparire), “recapitato a Napoli” (falso: a Roma), “durante il G8” (falso: conferenza internazionale sulla corruzione), “per cui si è dovuto dimettere da premier” (falso: la Lega lo sfiduciò contro la riforma delle pensioni) “e che si è risolto in una bolla di sapone” (falso: assoluzione per “insufficienza probatoria” grazie alla falsa testimonianza prezzolata di Mills).

Ora questo pallista da competizione propone un nuovo Lodo Salvasilvio, il Lodo Consolo appunto, da varare alla svelta “con legge ordinaria, perché una costituzionale ha tempi spaventosi”: “Serve a riaffermare che dev’essere non il magistrato, ma il Parlamento a stabilire se un eventuale illecito commesso dal premier o dai ministri sia o meno un reato ministeriale”. Domandina facile facile: se il Lodo riafferma una cosa, vuol dire che essa è già affermata, e allora che bisogno c’è di riaffermarla? Ma qui l’articolo 96 della Costituzione afferma tutt’altro: i membri del governo, se commettono un reato connesso con le loro funzioni, vengono giudicati dal Tribunale dei ministri, sezione distaccata di quello ordinario. Il Lodo Consolo invece afferma che il Parlamento può “sottrarre almeno all’inizio al giudizio del magistrato ordinario” tutti i delitti commessi da membri del governo, con “una sorta di autorizzazione a procedere limitata ai ministri” (l’esatto contrario di quanto prevede l’articolo 96, secondo cui i ministri vengono comunque processati senz’alcuna autorizzazione preventiva). In pratica – spiega il giureconsulto – le Camere potrebbero ritenere ministeriale “persino la violenza carnale commessa da un ministro nei confronti di un suo dipendente” e bloccare il processo. Com’è noto, infatti, rientra nelle funzioni dei ministri violentare le loro dipendenti (di qui forse l’espressione “membri del governo”).

Resta da capire che c’entrino i processi a B.: la mazzetta a Mills risale al 1999, quando B. era capo dell’opposizione, e non c’entra nulla con la politica; i fondi neri di Mediaset vanno dagli anni ‘90 al 2002 e quelli Mediatrade comprendono il periodo successivo, durante il quale B. è stato al governo e all’opposizione, ma né Mediaset né Mediatrade hanno alcuna attinenza col governo o col Pdl, a meno che Consolo non arrivi a sostenere che le funzioni ministeriali comprendono pure frodi fiscali, falsi in bilancio e appropriazioni indebite. Come pensa questo “simpatico dottor Stranamore” (per citare il suo leader) di applicare il suo Lodo ai processi a B.? Semplice: facendo una legge e violandola subito dopo. Consolo è lo stesso personaggio che dieci anni fa rinunciò a una cattedra all’Università di Cagliari quando si scoprì che al concorso aveva presentato due saggi a sua firma scopiazzati per pagine e pagine da manuali e riviste altrui (al processo penale fu condannato in primo grado e assolto in appello). Nel maggio scorso, poi, si scagliò in piena Camera contro i vigili di Roma, rei di perseguitare a suon di multe i parlamentari (lui compreso) solo perché violano sistematicamente il Codice della strada, il che denota “un atteggiamento pretestuoso”. Uno lo sente parlare e subito si domanda: che differenza c’è tra un finiano e un berlusconiano? (Marco Travaglio - IL FATTO QUOTIDIANO -)

domenica 19 settembre 2010

Un altro "caro" amico



Continua la politica di Silvio Berlusconi con i leader più discussi del mondo: dopo gli amici Vladimir Putin e Muhammar Gheddafi, il premier stringe rapporti anche con Gurbanguly Berdimukhammedov. Durante la sua visita a Roma, organizzata dal premier nel novembre 2009, il ministro degli Esteri Franco Frattini ha annunciato l'apertura di un'ambasciata italiana in Turkmenistan. Un paese dove la democrazia, secondo Human Rights Watch, è al livello della Corea del Nord. Un paese che figura al 173esimo posto su 175 nella classifica sulla libertà di stampa di Reporter senza frontiere. E dove nessun membro dell'Onu è riuscito a entrare ufficialmente, nonostante le Nazioni Unite tentino dal 1990. Persino Medici senza frontiere nel 2009 ha abbandonato l'ex repubblica sovietica. A contendersi le riserve di oro azzurro, oltre all'Eni, c'è anche la TXOil, società di Neil Bush, fratello minore dell'ex presidente degli Stati Uniti George W. L'unica altra compagnia energetica straniera oggi presente sul territorio è la Cnpc: società di Stato cinese che l'anno scorso ha offerto un prestito da 3 miliardi di dollari al governo turkmeno. E si appresta a versarne altri 4,1. (www.ilfattoquotidiano.it)

sabato 18 settembre 2010

La Brambilla e gli animali



Venerdì 17 il Consiglio dei ministri doveva nominare il nuovo responsabile del dicastero per lo Sviluppo economico. Ma non c'è stato niente da fare e a rilanciare l'economia ci ha pensato Michela Vittoria Brambilla proponendo un disegno di legge per sviluppare e incentivare i campi da golf. Un provvedimento che secondo gli ambientalisti e l'opposizione favorirà la speculazione edilizia e gli "interessi privati". Cioè quelli di Barnabò Bocca, il presidente di Federalberghi, considerato il ministro ombra del Turismo. Anche perché la passione della pasionaria del Pdl non sono i turisti, ma gli animali. La rossa Brambilla vive con 200 piccioni, 27 gatti, 15 cani, 5 cavalli, 2 asini, 7 caprette, 5 galline. E otto anni fa è riuscita a far assegnare senza gara la gestione del canile di Lecco alla Leida, un'associazione da lei fondata. Ora però l'Asl dice che gli impianti sono fatiscenti e costringe il comune a intervenire. Così il nuovo sindaco promette: "Questa volta appena scade la convenzione, indiremo un appalto". (www.ilfattoquotidiano.it)

Pubblicata sull' Espresso una foto inedita di Berlusconi con la pistola


venerdì 17 settembre 2010

Il codice da Feltri

Sempre più spesso una classe politica con “standard etici una tacca sotto quelli di chi inchiappetta i bambini” (Woody Allen) pretende d’insegnare ai giudici come fare i giudici: chi interrogare, intercettare, arrestare, assolvere, condannare. Il ministro Sacconi che, essendo stato craxiano, di manette dovrebbe intendersi un po’, spiega ai giudici di Torino che bisogna arrestare Rubina Affronte, la sciagurata attivista di un centro sociale, figlia di un magistrato fiorentino, che ha colpito Raffaele Bonanni con un fumogeno. Anche Gasparri, che quando si tratta di dire una scempiaggine non si tira mai indietro, vuole “capire dai magistrati di Torino perchè non è stata arrestata la ragazza” e non vorrebbe “che non fosse stata arrestata perché è figlia di un magistrato”. Stesse idiozie scrive Paolo Granzotto sul Giornale (e dove se no?). Il Pg di Torino, Marcello Maddalena, soddisfa subito la curiosità di cotali giureconsulti: la ragazza non è stata arrestata perché non si può, il Codice penale non prevede la custodia cautelare per il reato di lancio di oggetti pericolosi (altrimenti sarebbero in galera i responsabili di Radio Vaticana e di altre più note emittenti, indagati per lo stesso reato avendo diffuso onde elettromagnetiche cancerogene). “Polizia e magistratura – scrive Maddalena – si sono limitate ad applicare scrupolosamente la legge, che non contempla nessuna possibilità di misure restrittive della libertà personale, la cui adozione nei casi non consentiti comporterebbe addirittura una responsabilità dello Stato per ingiusta detenzione”. E toccherebbe pure risarcire la tipa.

Ma l’Italia, oltre a 60 milioni di commissari tecnici della Nazionale, conta pure migliaia di giuristi per caso che inventano codici penali inesistenti a uso e consumo del padrone, il solito. Particolarmente apprezzati per spessore giuridico i professori Feltri e Belpietro, i cui pensosi busti in granito terranno presto compagnia alle statue dei Grandi del Diritto all’ingresso della Cassazione. Ora i due vorrebbero tanto che la Procura di Roma interrogasse Fini e, possibilmente, lo arrestasse perché il fratello della sua compagna ha affittato il famoso alloggio a Montecarlo. Quale reato abbia commesso Fini (ma anche il cognato) non è dato sapere, così come – avendo la Procura aperto un’indagine contro ignoti per truffa – non è ben chiaro chi avrebbe truffato chi. In ogni caso si procede con interrogatori e rogatorie in mezzo mondo anche durante la pausa feriale per smascherare gli autori dell’orrendo delitto. Ma anziché ringraziare i pm romani che prendono sul serio storie prive di rilevanza penale regalando loro qualche altra settimana di prime pagine, Il Giornale e Libero li accusano di voler “salvare Fini” e “graziare Tulliani”. E, si capisce, di perseguitare B. nell’inchiesta sulla P3, dove invece i reati sono piuttosto evidenti e un indagato conferma ciò che Il Giornale e Libero avevano sempre negato: “Cesare”, il misterioso utilizzatore finale dei maneggi pitreisti, è B..

Titoli di Libero: “Fini, Lamorte dell’inchiesta. Insabbiamento. Il giallo c’è ma i pm sentono solo l’ex amministratore di An e non affondano. Il cognato è graziato”. “Le toghe vogliono sentire la segretaria di Fini. Perché non il cognato?”. “Il patto di Gianfranco con i giudici”. Il Giornale: “Ennesimo attacco delle Procure. I soliti pm vogliono sentire Berlusconi sulla P3… Tulliani invece non sarà sentito”. I sapientoni ignorano che interrogare un indagato o un teste in fase d’indagine non è un obbligo: si fa solo se serve. Sentire uno di cui già si sa o si prevede cosa dirà è tempo sprecato. Il che non influisce minimamente sul giudizio di innocenza o di colpevolezza. Ma Feltri e Belpietro usano il Codice Ghedini, un testo elementare di tre soli articoli, anche per venire incontro alle capacità mentali dei loro lettori. Articolo 1: “B. è sempre innocente”. Articolo 2: “Decide B. chi è innocente o colpevole”. Articolo 3: “Chiunque sta sulle palle a B., anche se non ha fatto niente, è sempre colpevole e va condannato al massimo della pena”. (Marco Travaglio - IL FATTO QUOTIDIANO -)

Percentuali


Linea comune


giovedì 16 settembre 2010

Baciapile



Niente, la Bibbia nelle scuole pubbliche Mariastella Gelmini ce la vuole proprio. Tanto che non fa a meno di complimentarsi con chi prende tali lodevoli – a suo dire – iniziative, senza aspettarla. In questo caso è Luca Zaia, governatore del Veneto che ha provveduto alla distribuzione del testo sacro nelle scuole della sua regione. “Giudico molto positivamente l’iniziativa del governatore del Veneto, Luca Zaia”, ha detto la Gelmini, in una nota ripresa dalle agenzie.“La scuola deve istruire i ragazzi”, continua la Gelmini, “ma deve anche formare cittadini responsabili e adulti consapevoli dei propri diritti e dei propri doveri. Questo insieme di valori e insegnamenti, nel mondo occidentale, e’ rappresentato dalla tradizione cristiana“.

LA NOSTRA CIVILTA’ – “E’ quindi importante che i nostri figli, nel bagaglio di conoscenze che la scuola deve garantire loro, possano incontrare fin da subito un Testo che ha determinato la nascita della civilta’ in cui viviamo e che parla ai cuori e alle coscienze di tutti”, continua il ministro. Quindi la distribuzione della Bibbia è fondamentale per la crescita personale di ognuno degli alunni del nostro paese: “Conoscere la Bibbia significa conoscere le nostre radici e la nostra storia. Un insegnamento che i ragazzi devono imparare ad apprendere prima possibile, per poterlo interpretare correttamente nella propria vita”, chiude la Gelmini. (www.giornalettismo.com)



Oramai per ingraziarsi la Chiesa, la Lega è passata dal "celodurismo" al "celomoscio".

Concorrenza


Soluzione 5 per cento

Navigando senza Tom Tom nelle centinaia di paginate dei giornali piene di indiscrezioni, retroscena, interviste, dichiarazioni con smentita incorporata, il cittadino (e)lettore si chiede che diavolo sta succedendo. Ha sentito i finiani garantire il loro voto al 95% del programma in 5 punti e 13 pagine di B, che comprende tutto lo scibile umano, dall’economia planetaria alla Salerno-Reggio Calabria, e ingenuamente domanda: dov’è allora il problema? Perché il pover’ometto, a quell’età e in quelle condizioni psicofisiche, si arrabatta per comprare traditori pronti a tradirlo appena svoltato l’angolo, pescandoli preferibilmente (e comprensibilmente) tra le coppole siciliane? Perché non s’accontenta di quel 95% di riforme, visto che in 16 anni non ne ha fatta manco una? La risposta è banale, addirittura lapalissiana. Ma diventa un rompicapo, una sciarada, visto che la stampa italiana non serve, come nel resto del mondo, a semplificare le cose complicate, ma a complicare le cose semplici. È raro trovare un giornale (men che meno un tg) che spieghi chiaramente cos’angustia il Caimano in queste notti di fine estate: non le grandi o le piccole riforme, e nemmeno la Salerno-Reggio Calabria; bensì, pensate un po’, i suoi processi.

Due (Mills e Mediaset) furono bloccati col “legittimo impedimento” alle soglie della sentenza di primo grado; il terzo (Mediatrade) alle soglie del tribunale. Poi ci sarebbe l’inchiesta di Trani sulle manovre anti-Annozero, ma quella riposa in pace alla Procura di Roma, così solerte invece (addirittura nella pausa estiva) sul mega-scandalo di casa Tulliani, di cui peraltro si ignora il reato. Varato nel febbraio scorso per la durata di 18 mesi, il “legittimo impedimento” scade fra un anno. Ma potrebbe svanire già il 14 dicembre se la Consulta dovesse bocciarlo. Insomma, i tre processi potrebbero ripartire a gennaio e i primi due chiudersi in tribunale entro l’estate. Dunque B. ha tre mesi per inventarsi qualcos’altro di più sicuro e duraturo, e trovare una maggioranza che glielo voti. L’ideale era il “processo breve”, ma ammazzava mezzo milione di processi: ritirato dopo il marameo di Fini. Che fare? Allungare il congelamento con un nuovo “legittimo impedimento” che impedisca alla Consulta di pronunciarsi sul primo? Troppo rischioso. Trattandosi di una nuova legge, la Consulta potrebbe intanto bocciare la vecchia e, implicitamente, anche la nuova: a quel punto persino Napolitano avrebbe difficoltà a firmarla. Meglio una soluzione finale, che fulmini i tre processi una volta per tutte. Perfidamente Fini insiste per il lodo Alfano costituzionale. Ma Ghedini giustamente non ne vuol sapere: per una legge costituzionale occorre almeno un anno di lavori parlamentari, con doppia lettura Camera-Senato-Camera-Senato più un altro anno per il referendum confermativo (evitabile solo con una maggioranza del 66%, e B. non è sicuro nemmeno del 51%) che, con l’aria che tira, diventerebbe abrogativo. Intanto c’è tutto il tempo per arrivare alle sentenze di primo grado, più l’appello della causa civile Mondadori (in primo grado la Fininvest fu condannata a pagare 750 milioni a De Benedetti).

Qualche buontempone ripropone il lodo Consolo: decide il Parlamento se un reato è ministeriale o no. Ma i delitti contestati a B. sono corruzione, falso in bilancio, appropriazione indebita, frode fiscale: che c’entrano con le funzioni di governo? In attesa che il cilindro di Mavalà partorisca un nuovo coniglio morto, B. passa le notti in bianco. E il Paese è sempre appeso ai suoi processi: 60 milioni di scudi umani presi in ostaggio in cambio della sua impunità. Ma zitti, mi raccomando, non si deve sapere. Ieri Ostellino, sul Pompiere, invitava B. a “mostrare di essere un uomo di Stato” e “chiarire quali ostacoli istituzionali, politici, sociali gli hanno impedito di fare le riforme”. Povero Ostellino, la mamma non gli ha ancora spiegato nulla. Quando uno lo legge, non capisce mai se ci è o ci fa. L’ipotesi più accreditata è che ci sia e ci faccia contemporaneamente. (Marco Travaglio - IL FATTO QUOTIDIANO -)

mercoledì 15 settembre 2010

Affettuosità




Vittorio Sgarbi, sindaco di Salemi, è stato minacciato di morte. Due lettere anonime sono state recapitate questa mattina, in due diverse buste chiuse, nella sede della Soprintendenza speciale del patrimonio storico e del polo museale di Venezia dove il critico si trova in queste ore.

Le lettere - Nella prima lettera, firmata "Matteo", si legge: "Sgarbi, hai fatto bene a scappare a Venezia, ma noi ti inseguiamo fin qui. E ti faremo pagare di essere venuto in Sicilia. Venerdì ti faremo fuori. Saluti tutti. Un bacio da Matteo". Lo stessa minaccia si trova anche nella seconda lettera, senza firma: "Pagherai tutto, infame. Ti faremo sparire venerdì. Addio Sgarbi". Le missive contengono in allegato una copia fotostatica dell'ottava pagina dell’edizione di mercoledì 8 settembre del quotidiano "La Sicilia": l'articolo di apertura riguarda le proteste degli agricoltori siciliani.

L'eolico e il boss Denaro - Sgarbi sdrammatizza e commenta ironicamente l'accaduto: "L'unico Matteo che conosco è Matteo Ceriana, mio amico e storico".
Negli ultimi mesi il sindaco di Salemi si è battuto contro il business dell’eolico, al centro ieri di un maxi sequestro da 1,5 miliardi a carico dell’imprenditore Vito Nicastri, ritenuto vicino al boss mafioso Mattea Messina Denaro. E proprio al superlatitante potrebbe alludere la firma della prima lettera. Anche oggi Sgarbi ha rivolto un appello al presidente della Regione perché "stabilisca definitivamente il veto all'eolico in tutta la Sicilia bloccando gli affari miliardari di multinazionali attraverso gli 'sviluppatori', che hanno visto la Sicilia come facile terra di conquista". (LIBERO)


Stia tranquillo Sgarbi, trattasi dei soliti comunisti giocherelloni.

Ma guarda un pò !!!



La presidente di Confindustria all’inaugurazione del nuovo complesso «Diesel», il marchio di Renzo Rosso, indossa l’elmetto contro il governo: «I conflitti personali, un governo che forse non ha più la maggioranza, non aiutano. Brutta politica: ha parlato solo di amanti, di cognati e di appartamenti. Non è questo che ci interessa». Calderoli: «Decide il Parlamento». (L' UNITA')


La signora non era amica del ducetto ?

Monarchi



La Casta si prepara a diventare eterna. Venerdì 10 settembre la figlia del premier scende in campo con un'intervista al Corriere della Sera in cui difende le leggi ad aziendam, parla di politica, attacca Gianfranco Fini e la stampa (tranne quella di famiglia). Due giorni dopo, suo padre dice pubblicamente: "Io sono vecchio, per questo partito largo ai giovani e alle donne". E Libero festeggia: "Marina, Marina, ti devi al più presto schierar". Anche Bossi a Venezia è melanconico: "Il tempo passa anche per me". Il suo popolo applude, rivolgendo lo sguardo a un palco su cui solo lui e il figlio Renzo indossano la camicia verde. E così, quella che sembrava una assurdità di altri tempi, a poco a poco si materializza. Tanto che il sondaggista Nicola Piepoli dice: "Marina sarebbe un’ottima scelta. E’ un ottimo manager e il partito deve affidarsi a un manager". Il suo collega Enrico Finzi, invece, considera "aberrante" l'idea: "Capisco l’esempio di Bush ma è l’unico. Nessun altro ha osato tanto. Persino Mussolini evitò di coinvolgere troppo i parenti, il fratello Romano ha fatto il jazzista e neanche malissimo". Ma il politologo Roberto Chiarini ricorda: "Il partito non è preparato a vivere da solo". Per Berlusconi 'l’unico modo per entrare nella storia è passare il testimone a un delfino". (www.ilfattoquotidiano.it)

martedì 14 settembre 2010

Una lacrima sul viso

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(Corriere Della Sera)

Potere dei contratti a sei zeri ! Comunque più della Prova del Cuoco la signora non può ambire. E alla fine "ma stì cazzi" !

L' inciucio buono

Sergio Rizzo, una delle poche firme ancora leggibili sul Pompiere della Sera, domandava ieri che fine abbia fatto il disegno di legge anti-corruzione annunciato in pompa magna dal Consiglio dei ministri il 1° marzo, che ora riposa in pace in un cassetto del Senato dove tiene compagnia alla legge Grillo sull’incandidabilità dei condannati. “Purtroppo – scrive Rizzo – la lotta alla corruzione è scivolata in fondo all’agenda”. Naturalmente, avendo scritto con Stella La Casta e poi La cricca, Rizzo sa benissimo che fine ha fatto quel ddl e perché. Il governo presieduto da un noto corruttore di giudici, testimoni, finanzieri e politici non può approvare una seria legge anti-corruzione per un motivo antico come il mondo: il principio di non contraddizione. L’unica speranza che una legge del genere venga approvata è che ci pensi il Parlamento, con una maggioranza diversa da quella di governo. Ora, almeno a parole, questa maggioranza sembra essersi materializzata sabato mattina alla Versiliana, alla festa del Fatto Quotidiano: lì Antonio Di Pietro (Idv), Fabio Granata (Fli) e Claudio Fava (Sel) hanno pubblicamente sottoscritto la proposta di legge anti-corruzione avanzata sabato dal nostro giornale e sollecitata sul nostro palco anche dal Procuratore aggiunto di Milano Francesco Greco (che ha chiesto pure norme più rigorose sul finanziamento illecito dei partiti).

Nelle stesse ore Luigi Zanda, vicepresidente dei senatori Pd, annunciava che anche il suo partito ci sta. Purtroppo quello di Fava in Parlamento non c’è. Ma sia Di Pietro sia Granata si sono impegnati a chiedere, alla conferenza dei capigruppo dove si decide il calendario dei lavori della Camera, che la legge venga messa in discussione al più presto. Poiché i gruppi parlamentari sono sette (Pdl, Lega, Fli, Pd, Idv, Udc, Misto), ai tre che hanno già aderito dovrà aggiungersene un quarto, poi la “nostra” legge potrà iniziare il suo percorso. Con gli scandali che si susseguono a ritmo quotidiano, sarà interessante vedere quali partiti diranno pregiudizialmente no a una legge che finalmente combatte corruzione e reati finanziari collegati, aiutando il nostro Stato squattrinato a recuperare risorse dall’enorme serbatoio dell’illegalità: 60 miliardi dispersi ogni anno in tangenti, 120 in evasione fiscale (con 400 miliardi di imposte evase accertate ma non incassate dall’Amministrazione), 150 in attività mafiose e così via. Basterà che i 206 deputati del Pd, i 24 dell’Idv, i 35 di Fli trovino 51 alleati fra i 38 dell’Udc e i 31 del Misto, e si raggiungerà la fatidica quota di 316, cioè la maggioranza assoluta della Camera. Ma ne basteranno anche meno, visto che mai l’aula di Montecitorio si presenta a ranghi completi.

Non ci illudiamo che il percorso di una legge tanto rigorosa sia una passeggiata. Ma la sfida è lanciata. E in controtendenza con quanto accaduto in Parlamento negli ultimi 16 anni, quando destra e sinistra si mettevano d’accordo per votare leggi bipartisan pro mafia e pro corruzione. Per la prima volta, sullo stesso palco, finiani e dipietristi (con l’adesione a distanza dei piddini) hanno sottoscritto una legge bipartisan anti-mafia e anti-corruzione. Un “inciucio buono”. Ora vedremo se alle parole seguiranno i fatti e il nostro giornale, chiamandosi Il Fatto, tallonerà i partiti per tener loro il fiato sul collo. Ma la notizia c’è tutta. Eppure ieri non ne abbiamo trovato traccia su alcun quotidiano (né in alcun telegiornale, figuriamoci). Erano tutti troppo impegnati a inseguire i deliri di B, i battiti d’ali di Casini e Uolter, le pernacchie e i diti medi di Bossi. Le solite menate politichesi. Si conferma dunque ancora una volta che la lotta alla corruzione “è scivolata in fondo all’agenda” non solo del governo e della maggioranza. Ma anche dei giornali. Che sono ormai la prosecuzione del governo e della maggioranza con altri mezzi. Il loro motto, sui problemi seri, è quello di José Mourinho: zero tituli. (Marco Travaglio - IL FATTO QUOTIDIANO -)

Mercato

lunedì 13 settembre 2010

Passaparola di Marco Travaglio (dal blog www.beppegrillo.it)

IL nostro caro amico

Una motovedetta libica spara a un peschereccio italiano. A pochi giorni dalla discussa visita di Muhammar Gheddafi nel nostro Paese. A essere presa di mira ieri sera è stata l’imbarcazione Ariete, della flotta di Mazara del Vallo (Trapani). I colpi di mitra sono partiti da una motovedetta battente bandiera libica, che aveva intimato lo stop al peschereccio italiano. La sparatoria al largo delle coste della Libia non ha avuto conseguenze sull’equipaggio, che è riuscito a evitare l’abbordaggio e ha proseguito la navigazione verso il porto di Lampedusa, dove è giunto questa mattina. I colpi di mitraglia hanno sforacchiato la fiancata e un gommone utilizzato come tender. Sull’accaduto la Guardia costiera ha avviato un’inchiesta per accertare eventuali responsabilità. (www.ilfattoquotidiano.it)



Ma il pagliaccio libico non è nostro amico ? O meglio amico del pagliaccio italiano ?
Neanche il tempo di tornare dalla Russia del suo amico Putin che Berlusconi offende ancora gli italiani.
Mentre a Messina, e in tante altre piazze, migliaia di precari del mondo della scuola manifestano contro i tagli del Governo, il presidente del Consiglio si lascia andare nell'ennesima frase sconsiderata. "La riforma della scuola e dell'università - secondo Berlusconi - dovrebbe formare giovani più preparati e pronti a lavorare in azienda". Mi chiedo, anche stavolta volta, se il Premier ci è o ci fa.

E' evidente che dalle sue ville sparse per il mondo Berlusconi non segue le vicissitudini che stanno colpendo il Paese e il mondo scolastico in particolare. Non sa, lui, delle classi da 35 alunni, della difficoltà dei dirigenti scolastici di garantire anche un'aula pulita, del dramma di migliaia di insegnanti che il suo Governo ha gettato in strada, grazie alle gesta della bresciana (ma avvocato a Reggio Calabria) Mariastella Gelmini.
Come si può migliorare la formazione dei giovani con una didattica striminzita, bocciata sonoramente dall'Ocse che ci classifica penultimi, davanti solo alla Slovacchia? Come fa a parlare del futuro delle aziende se il suo governo licenzia migliaia di statali aumentando, di fatto, la povertà del Paese? Come si può immaginare una futura classe dirigente preparata e competitiva se il pilastro italiano della scuola pubblica è soffocato, quotidianamente, dalle scelte di una maggioranza che punta tutto sull'istruzione privata, regalando lauti finanziamenti alle strutture vicine ai ministri leghisti?

Quella di Messina, e di tutte le altre piazze italiane, è l'ennesima prova di un Paese stanco ed esasperato. Il vero obiettivo di Berlusconi è ormai chiaro a tutti: grazie ai burattini che gli reggono i ministeri, il presidente del Consiglio sta cercando di fare dell'Italia un Paese di ignoranti: lo fa imbavagliando l'informazione e distruggendo il sistema scolastico, affinché il suo successo elettorale e quello di chi gli succederà non corra pericoli.
L'Italia dei Valori anche oggi è al fianco dei precari e di chi vuole un'Italia migliore. Mandiamoli a casa e riprendiamoci il Paese. (www.antoniodipietro.it)

venerdì 10 settembre 2010

Fiume di fango ad Atrani

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Atrani è il secondo Comune più piccolo d'Italia per estensione territoriale, secondo solo a Fiera di Primiero. Il centro abitato (Atrani conta 924 abitanti e misura appena 0,20 km quadrati) dista soltanto 700 metri da Amalfi.

È attraversato dalla strada statale amalfitana ed è stretto tra il monte Civita ed il monte Aureo. Il paese si estende lungo la valle del fiume Dragone, così detto perchè, secondo la leggenda, nel suo alveo si nascondeva un drago. Atrani è considerato uno dei borghi più belli d'Italia. Il paesino è caratterizzato da incantevoli vicoletti, archi, cortili, piazzette e da innumerevoli "scalinatelle".

Le abitazioni, poste le une sulle altre e degradanti verso il mare, soprattutto di sera danno vita ad una atmosfera suggestiva che ha spinto molti registi ad utilizzare quello scenario naturale come set cinematografico per film e per spot pubblicitari. Nonostante la spiccata vocazione turistica, Atrani ha sempre conservato il suo antico carattere di piccolo borgo di pescatori.

Il centro pulsante del borgo è la piazzetta, sconvolta ieri dall'ondata di fango sceso dalla montagna, luogo di incontro per gli abitanti del paese ed anche per i turisti che si attardano ai tavoli dei bar. La piazzetta è al centro di una zona pedonalizzata dalla quale si accede direttamente al mare, attraverso un antico passaggio creato per mettere in salvo le barche dalle mareggiate.

Il fiume Dragone è stato incanalato a monte del centro abitato, sotto il quale oggi scorre, per sfociare direttamente in mare. Lo smottamento provocato ieri dalle intense piogge ha fatto esondare le acque, il fango e i detriti, che - travolgendo tutto ciò che trovavano lungo il percorso - hanno imboccato a velocità vertiginosa una stradina che sbocca proprio nella piazzetta. (IL MATTINO)



Non si contano le volte che ho attraversato i vicoli, la piazzetta e ho goduto della meravigliosa atmosfera di questa incantevole località. Mi si stringe il cuore !.

Lingua felpata

Migliaia di persone dicono addio al direttorissimo e ai suoi servizi sui cani da slitta, su come si diventa maggiordomi e sulle dentiere. Ma soprattutto i telespettatori fuggono dai suoi editoriali. Solo martedì sera, quando il Minzo metteva in guardia il Capo dello Stato sul rischio di eventuali ribaltoni, 400mila telecomandi spegnevano la televisione o si sintonizzavano sul telegiornale di Enrico Mentana. Secondo Gad Lerner, che dieci anni fa ha diretto il tiggì della rete ammiraglia, gli editoriali servono a sollevare grandi temi di opinione, non per dettare la linea del premier, “è stato usato per fare bau”. Marco Travaglio però aggiunge che anche Minzolini ha perfettamente il diritto di dire come la pensa. Il fatto che le sue parole coincidano alla perfezione con quelle di Berlusconi non può scandalizzare. Se non coincidessero, non sarebbe mai stato nominato. Il problema è che il giornalista mette in onda un “prodotto avvilente per chi lo fa e per chi lo vede, in cui le notizie vengono sistematicamente falsificate o coperte con notizie fasulle o non notizie”. Così il giornale di Rai Uno perde un milione di spettatori in un anno. Ma il direttore resta in sella, coccolato e difeso dal numero uno di Viale Mazzini Mauro Masi. (www.ilfattoquotidiano.it)

giovedì 9 settembre 2010

Citofonare Berlusconi



Non solo Ibrahimovic e Robinho per i tifosi del Milan. Il Cavaliere spende e spande anche per garantire una degna dimora alle sue preferite. Investendo centinaia di migliaia di euro. Francesca Pascale (trova video trash da TeleCapri), già fondatrice, nel 2006, del comitato "Silvio ci manchi" e habituée di Villa La Certosa, occupa a Roma un mini appartamento del premier in zona Trionfale, pagato 470mila euro. Altri 380mila euro se ne sono andati, invece, per una casa sulla Cassia che, una volta ristrutturata, sarà abitata da Adriana Verdirosi, la ragazza che in tv diceva di essere raccomandata da un politico chiamato, in privato, "Cicci". Non è finita. Oltre 2 milioni di euro è costato (nel 2006) l'immobile di Campo dei Fiori dove viveva l'annunciatrice Rai Virginia Sanjust. Mentre grazie a uno sconto del 50% nel 2004 una società di Silvio Berlusconi versò solo 900mila euro per un attico in cui ora risiede la conduttrice della tv di Stato, Sonia Grey . Insomma, avere buoni rapporti con il Capo conviene: se non si entra in politica ci scappa almeno un bilocale. (www.ilfattoquotidiano.it)
Andreotti non migliora con l'età anzi si guasta sempre più. Una mela marcia che continua a marcire. Un prescritto per rapporti mafiosi e salvato da Kossiga che lo nominò senatore a vita e dal Vaticano di cui ha certamente seguito gli interessi economici oltre a quelli spirituali dal tempo dello IOR e di Marcinkus. Il sodale di Salvo Lima, ammazzato per non aver rispettato i patti, l'estimatore di Sindona, il salvatore della lira, il cultore di Carnevale, il giudice ammazza sentenze, è ancora in vita nonostante sembri mummificato. E parla ancora, e afferma che uno dei pochi eroi italiani, Giorgio Ambrosoli, quella morte "Se l'andava cercando". Andreotti, allora presidente del Consiglio, non mosse un dito per salvarlo e nessuna autorità pubblica andò al suo funerale. Ad Andreotti va tolta subito la carica di senatore a vita, per indegnità. (www.beppegrillo.it)

mercoledì 8 settembre 2010

E forse questo è niente

Dopo le contestazioni di sabato scorso contro Renato Schifani oggi alla Festa nazionale del Pd il copione si ripete. Questa volta a irrompere in piazza Castello nella sala Bobbio non sono i grillini ma un gruppo che si autodefinisce «Coordinamento torinese precari», cioè una cinquantina di persone tra studenti universitari, precari metalmeccanici, ma anche insegnanti e appartenenti ai centri sociali. Fumogeni, spintoni e uno striscione con la frase «Marchionne comanda e Bonanni obbedisce» e infine una marea di volantini che riportano una banconota da 50 euro con la faccia del leader della Cisl e la dicitura «Il denaro è un buon servo e un cattivo padrone».

Scatta la bagarre e Bonanni dopo pochi minuti se ne va senza proferire parola accompagnato dal coro dei contestatori «Bonanni non parla più». Dal palco di piazza Castello Enrico Letta cerca di respingere la contestazione gridando più volte «siete antidemocratici», mentre in platea interviene la polizia per allontanare i contestatori. «Riteniamo inqualificabile invitare un personaggio come Bonanni tra i principali artefici della svendita del contratto nazionale dei metalmeccanici», dice Gianluca, tra le fila dei contestatori.

Nella bagarre Enrico Letta chiama a raccolta i giornalisti per dichiarare tutto il suo sdegno per quanto accaduto e solidarietà al leader della Cisl Raffaele Bonanni. Gravissime secondo Letta le responsabilità delle forze dell'ordine a Torino. «Poteva essere un dramma - dice l'esponente del Pd - la situazione è sfuggita di mano e occorrerà analizzare come sia potuto succedere».

«Voi non avete niente a che fare con la democrazia. Siete il contrario di cui ha bisogno il Paese. Siete antidemocratici». Così Enrico Letta, alla Festa del Pd per partecipare al dibattito con Raffaele Bonanni, dopo che il leader della Cisl è stato contestato ed ha dovuto abbandonare il palco.

«Stò bene ma sono molto turbato. Senza la presenza dei militanti della Cisl presenti oggi in piazza a Torino poteva accadere ancora qualcosa di più grave. Per questo spero che tutti riflettano su quanto è accaduto e abbassino i toni». Lo ha dichiarato il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni, dopo le contestazioni alla Festa del Pd. «Ci sono ancora ambienti torbidi in giro che cercano solo la violenza senza alcun legame con il mondo del lavoro il sindacato», ha aggiunto. (L' UNITA')


Anteprima di un autunno caldo ?

Donna Assunta sentenzia

Dopo la frase del presidente della Camera sui "colonnelli che hanno cambiato generale" è guerra aperta fra gli ex camerati. La svolta di Mirabello ha lanciato una classe dirigente che aveva trascorso la sua esistenza nelle retrovie. Flavia Perina, Fabio Granata, Italo Bocchino, Filippo Rossi, ora, sono quasi delle pop star . Ma la fascistissima donna Assunta Almirante sta con i colonnelli. "I finiani? Non sono uomini in grado di fare delle leggi per gli italiani. Che le facciano per casa loro" . E ancora: "Bocchino cita sempre mio marito? Ma non scherziamo, non facciamo ridere i polli. Su Fini, però, è colpa mia. I missini, sia pure con affetto e rispetto, mi insultano per l'abbaglio che ho preso dicendo a Giorgio di puntare su di lui". (www.ilfattoquotidiano.it)

La terza carica


Sembrano passati 30 anni. C'erano Bertinotti, AN e Rifondazione Comunista. Topo Gigio Veltroni era osannato dai media di regime come l'uomo nuovo, come succede ora per Fini.
Oggi, 8 settembre del 2010, tre anni dopo il primo V-day, 350.000 firme certificate sono ancora ignorate. Marciscono negli scantinati del Senato. Schifani, pagato con soldi pubblici per fare il presidente del Senato, non è riuscito a mettere all'ordine del giorno le tre proposte di legge popolare. Non ha trovato il tempo, tra un Lodo Alfano e un Legittimo Impedimento. Come si dovrebbe chiamare questo comportamento? Ignorare la richiesta di 350.000 cittadini? Eversivo? Antidemocratico? Squadrista (per dirla alla FassinoinSerafini)? Mafioso? Omertoso? Schifoso? Eroico (per dirla alla Mangano)?
Per Schifani le nostre firme sono carta da cesso e lo sono anche per il pdmenoelle, il partito dell'opposizione collaborativa. Domenica a Torino, un ragazzo ha esposto uno striscione con una domanda a Schifani: "Dove sono le 350.000 firme di Parlamento Pulito?". Schifani era in gentile compagnia inciucista con Fassino, entrambi seduti nel bel mezzo di una piazza pubblica. Una risposta era doverosa, se non per il suo ruolo istituzionale, almeno per rispetto dei presenti, per non fare la figura di chi se ne fotte sempre e comunque. L'unica reazione è venuta dal servizio d'ordine che ha strappato lo striscione dalle mani del ragazzo. Con che diritto questi fasciocomunisti impediscono con la violenza una domanda legittima da parte di un cittadino? Gli squadristi sono loro che si riempiono la bocca di Costituzione, ma si guardano bene dal farla applicare. Quello striscione, con quelle parole, deve inseguire Schifani ovunque vada. Come un promemoria, un appunto democratico. Lo stracceranno mille volte? Lo riproporremo mille volte. Lo riprenderemo mille volte con un video.
La reazione di questi spaventapasseri della Repubblica, dei partiti e dei loro scribacchini, gli stessi che insultarono il V-day, da D'Alema a Casini, lo chiamarono populista e qualunquista, è sempre la stessa. Quando il cittadino pretende di occuparsi della cosa pubblica si chiudono a riccio. Nulla entra e nulla esce dal Palazzo della Casta. E' la regola fissa della politica italiana. Le leggi di iniziativa popolare e i referendum sono stati cancellati di fatto, le prime insabbiate, i secondi boicottati. Il Parlamento è eletto dai partiti, non dagli elettori. L'Italia NON è da tempo un Paese democratico, e come può esserlo se i cittadini non hanno voce? Il Parlamento è incostituzionale.
Si discute in questi giorni di riforma della legge elettorale. I vecchi tromboni ridanno voce ai loro strumenti di ingegneria politica per non far capire nulla alla gente. Nessun partito può chiamarsi fuori da questa vergogna, di essere alla Camera o al Senato senza che gli elettori abbiano potuto scegliere i candidati, di aver tollerato parlamentari condannati in via definitiva o in primo e secondo grado per contiguità mafiose, di fare il politico professionista oltre i due mandati spesso con corredo di mogli, figli, amanti, portaborse, dipendenti, avvocati, cognati per combattere la solitudine. Schifani è avvertito. Se non metterà in discussione al più presto al Senato la legge popolare "Parlamento Pulito" (elezione diretta del candidato, due mandati, nessun condannato in via definitiva) chiederò ai firmatari di venirlo a chiedere direttamente a Roma, sarà una gita per la democrazia. Loro non si arrenderanno mai (ma gli conviene?). Noi neppure. (www.beppegrillo.it)

martedì 7 settembre 2010

Il cerino della libertà


La crisi ormai è evidente. E il Cavaliere cerca un colpevole. Ha tentato in tutti i modi di attribuire le responsabilità al presidente della Camera. Ma il tentativo è fallito. E la frattura fra i due, aperta fin dai tempi delle escort, è diventata insanabile. Il premier ha poi provato con il Quirinale, ma quel "vecchio comunista" che sta sul Colle non si è fatto trovare. Rimane la Lega. Il celodurista Bossi se lo mangia acceso, il cerino. A condizione, però, che si vada subito al voto: entro novembre. Perché dalle urne usciranno almeno 60 deputati in più per il Carroccio. Il senatùr è così determinato da aver rinunciato anche a un governo di transizione guidato da Tremonti. E così via Bellerio finisce tra i nemici delle armate mediatiche del caimano. Ma per quanto pesante sia l'artiglieria il fronte è troppo ampio da coprire. Dal Popolo della libertà, intanto, le truppe cominciano ad abbandonare la nave. I telefoni dei capigruppo di Futuro e Libertà suonano insistentemente. Regione per regione i fedeli dei colonnelli ("che hanno tradito il generale") migrano verso Fli. Berlusconi cerca la soluzione in un vertice fiume. Nervoso, stanco, preoccupato. Stretto in una morsa dalla quale difficilmente questa volta potrà uscire indenne. Accarezza l'idea di un discorso agli italiani in tv alle 20. Lo sconsigliano: stasera parla Gianfranco Fini. Dove? Al tg La7, con Enrico Mentana. Tutto ciò, visto da Arcore, appare comprensibilmente un incubo. (www.ilfattoquotidiano.it)