mercoledì 30 giugno 2010

Cominciamo con Travaglio. È passato dal Giornale alla Voce: la Voce ha chiuso. È passato al Borghese: il Borghese ha chiuso. È andato da Luttazzi: gli hanno chiuso il programma. Ha promosso Raiot della Guzzanti: mai andato in onda, al pari dei programmi di Oliviero Beha e Massimo Fini. Ha sostenuto Santoro: e Santoro mancò dalla tv per il periodo più lungo della sua vita. Ha sostenuto la candidatura di Caselli all’Antimafia: hanno fatto una legge apposta per escluderlo. Ha sostenuto Woodcock: plof. Ha sostenuto la Forleo e De Magistris: una tragedia.
Poi c’è Di Pietro. Sua sorella, nel 1954, morì nel sonno. L’amico con cui usciva la sera, nel 1967, si schiantò in auto e ci rimase secco. Una donna che Di Pietro frequentava a Bergamo, nel 1983, si schiantò e ci rimase anche lei. Il padre di Di Pietro, nel 1987, mentre scaricava un trattore, fu travolto fatalmente da cinque balle di fieno. Sua nipote, nel 1989, depressa, sparò al figlio prima di suicidarsi. Gli amici politici che Di Pietro frequentava negli anni Ottanta, in buona parte, sono stati arrestati: da lui. Il migliore amico di Di Pietro, quest’anno, è stato condannato a 21 anni per omicidio: Tonino era parte civile contro di lui. Per il resto, com’è noto, allearsi politicamente con Di Pietro equivale al bacio della morte. Tutto questo per ricordare che Di Pietro e Travaglio, nei giorni scorsi, in scritti e discorsi, hanno sostenuto che Berlusconi porterebbe jella. (FILIPPO FACCI - LIBERO -)


E' vero, tante disgrazie, quindi qualcuno porta jella. Per Facci invece ne attendiamo solo una perchè non siamo così cattivi, aspettiamo la rovinosa caduta del ducetto di Arcore per parlare del suo futuro.

Un poveretto assalito dai dubbi

Il povero direttore di Studio Aperto definisce il concorso esterno in associazione mafiosa un reato molto discutibile ! Se Falcone e Borsellino fossero ancora tra noi, credo che qualche spiegazione a questo cialtrone l' avrebbero fornita volentieri.

Dell'Utri è stato condannato a 7 anni in appello, è da tempo senatore per non finire in galera (nominato dallo psiconano e non eletto dai cittadini). Il prossimo grado di giudizio (la Cassazione) non deciderà nel merito, ma solo nella forma. Quindi, nel merito, Dell'Utri è colpevole secondo la Giustizia italiana. Se Dell'Utri rimane in libertà e percepisce lo stipendio e i benefit da parlamentare e il popolo italiano non fa una piega, allora ha ragione Marcello, fondatore, allenatore e suggeritore di Forza Italia, a definire eroe il pluriomicida Mangano. E ha ragione anche Berlusconi a definirci coglioni, e Minchiolini a fare telegiornali sull'assoluzione di Dell'Utri. Per una questione di equità, tutti i carcerati che stanno scontando una pena per condanne fino a 7 anni devono essere rilasciati. Pdl e Pdmenoelle potrebbero organizzare un indulto estivo ad hoc come nel 2006, un'altra legge bipartisan ad delinquentes. Alle prossime elezioni si potrà organizzare una riffa con tutti i nomi dei farabutti rimessi in libertà. Gli estratti diventeranno deputati e senatori della Repubblica. Un Parlamento di ex galeotti, un partito trasversale Gratta e Vinci delle Libertà. Una ideale continuazione del Parlamento attuale ripieno di condannati in via definitiva, in primo o secondo grado o indagati. Qual è il grado di sopportazione di questo Paese? C'è un Paese? Qualcuno è rimasto in casa? Un Paese in cui i giornali parlano di legge bavaglio da mesi quando si sono imbavagliati da soli da anni con interviste in ginocchio al "bibliofilo" Dell'Utri, all'"onorevole" Dell'Utri. Vorrei mandare un messaggio di solidarietà alla Federazione Nazionale Stampa Italiana: "Restituiteci i soldi delle nostre tasse con cui stampate le balle quotidiane e vergognatevi, pentitevi, mettete un cappello a punta con sopra scritto: "Venduti"".
Qualche volta ti domandi se ha senso opporsi al degrado di un popolo (Dell'Utri è solo un sintomo, lo è anche Berlusconi) e cosa fare per risvegliarlo. Ti guardi allo specchio, più vecchio, più incazzato, più disilluso. Pensi a lasciare tutto e andare via. In un Paese civile nel quale un condannato per concorso esterno alla mafia sarebbe allontanato da qualunque carica pubblica. Sarebbe in galera, evitato da tutti. Ricordi Borsellino, che sapeva di essere stato condannato a morte, e ti chiedi chi glielo ha fatto fare. Pensieri così, di chi vede crescere l'indifferenza e l'ignavia degli italiani di fronte a qualunque stupro della democrazia. Gli italiani sono i colpevoli, non tutti, ma la maggioranza assoluta certamente sì. Meritano quello che hanno e forse anche di più. (www.beppegrillo.it)

martedì 29 giugno 2010



Oggi il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano compie 85 anni, moltissimi i messaggi di auguri dal mondo politico, il primo era a firma di Giorgio Napolitano.
Ora che il mio amico Mentana ha felicemente cessato la parte dell'epurato (fu licenziato una sera in cui mi aveva come ospite: mi sento ancora in colpa) posso anche permettermi di dirgli che il suo prossimo passaggio al Tg de La7 poteva registrare una maggiore eleganza. Ha parlato di «lanciare un telegiornale» che sinceramente pareva già lanciato, e lo ha descritto come «la Cenerentola dei notiziari» anche se ultimamente aveva superato il 5 per cento: roba stratosferica, per la7. Ma forse lo scrivo perché sono amico anche di Antonello Piroso. Detto questo, sui giornali si è parlato del futuro notiziario di Mentana solo nei termini sciagurati che riguardano i suoi ascolti potenziali: col rischio - noto - che la ricerca dello share non coincida necessariamente con un'informazione di qualità. Lo vediamo ogni giorno: si lascia che a stabilire i confini del pubblico interesse sia perlopiù il pubblico: è per questo che i notiziari straripano di infotainment, entertainment, tell-stories, ricette per la pajata, idiozie gossipare e omicidi seriali. A giustificare una notizia è sempre più la presenza di un'immagine, di un video, di un particolare che suggestioni anziché informare. Mi chiedo se non sarebbe un bene vietare per legge, durante i telegiornali tra loro in concorrenza, le rilevazioni degli ascolti, piccoli traini compresi. È un'ottima idea. Non si farà mai. (FILIPPO FACCI - LIBERO -)


Non siamo d' accordo caro Facci, vuole toglierci il gusto di vedere piombare sempre più in basso il Tg 1 del cagnolino Scodinzolini ?


"C'è un equivoco di fondo. Si dice che il politico che ha avuto frequentazioni mafiose, se non viene giudicato colpevole dalla magistratura, è un uomo onesto. No! La magistratura può fare solo accertamenti di carattere giudiziale. Le istituzioni hanno il dovere di estromettere gli uomini politici vicini alla mafia, per essere oneste e apparire tali".
Voglio ricordare le parole di Paolo Borsellino, oggi che la Corte d'Appello di Palermo ha condannato Marcello Dell'Utri a sette anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa.
Perché, a prescindere dalle analisi, dai numeri e dalle ipotesi, da questa storia emergono alcuni punti incontrovertibili.
Il primo: questo processo riguarda i rapporti tra Cosa Nostra e Forza Italia, e non va confuso col filone d'inchiesta su quelli tra Mafia e Stato, che abbraccia le stragi del '92.
Il secondo: Marcello Dell'Utri, senatore della Repubblica Italiana, è stato condannato a sette anni con l'accusa di concorso esterno in associazione mafiosa. E' un fatto.
Il terzo punto: lo stesso Dell'Utri è il co-fondatore di Forza Italia (oggi Pdl), partito di maggioranza che governa il Paese. Co-fondatore perché lo fondò insieme a Silvio Berlusconi, oggi Presidente del Consiglio dei Ministri e coinvolto nei fatti per cui Dell'Utri è stato condannato in Appello. Anche questo è un fatto.
A prescindere dagli anni di condanna - nove, sette, dieci non importa - questa sentenza offre una conclusione amara su cui gli italiani devono meditare: l'Italia è governata da due persone che hanno avuto rapporti stretti e confidenziali con Cosa Nostra. Tutto il resto passa in secondo piano. (www.antoniodipietro.it)
Dell'Utri da oggi è più innocente di prima o, se preferite, meno colpevole. Così è stata riportata dai media la sua condanna in appello a "soli" 7 anni per concorso esterno in associazione mafiosa. Il Pm ne aveva chiesti 11. In primo grado Dell'Utri era stato condannato a 9 anni. Un successone. Uno sconto di pena che equivale a una piena riabilitazione. Il legale di Dell'Utri, Nino Mormino, ha detto:"Con questa sentenza si mette una pietra tombale sulla presunta trattativa tra Stato e mafia durante il periodo delle stragi. Quello che ha detto Spatuzza non è stato evidentemente preso in considerazione come voleva l'accusa". Dell'Utri con queste referenze è solo senatore e questo non è accettabile. Il fondatore di Forza Italia, un partito che governa la Nazione quasi ininterrottamente da 15 anni, merita almeno il titolo di senatore a vita. Quando sarà definitivamente assolto in Cassazione, come è possibile, la Presidenza della Repubblica per lui è un obiettivo lecito. Se Mangano è stato un eroe, Dell'Utri è il vero Padre Fondatore della Seconda Repubblica. Chi meglio di lui dopo Napolitano? (www.beppegrillo.it)

domenica 27 giugno 2010

L' ispettore Pedica sulle tracce di Brancher

video

(www.ilfattoquotidiano.it)

Questo era Daniele Capezzone prima di essere fulminato sulla via di Arcore

Quattro anni possono essere pochi o un' eternità. Per l'attuale valletto del PDL sicuramente sono un' eternità. Uno spericolato avanguardista, quando rispedì al mittente il celebre "coglioni" agli elettori di centro sinistra, a difensore arcigno della laicità dello Stato Italiano con attacchi alle figure più alte del Vaticano. Un vero paladino, un politico tosto, uno che non le manda a dire.
Dopo quattro anni qualcuno credeva di vederlo leader dell 'opposizione di centro sinistra, sbaragliando vecchi dinosauri come D' Alema, Fassino, Bersani, Franceschini ecc..
Invece...... sorpresa, triplo salto mortale carpiato con avvitamento e dignità venduta, eccolo scendiletto del ducetto di Arcore !
Non voglio entrare assolutamente nel merito di questo improvviso cambiamento, sul web trovate di tutto su questo personaggio con migliaia di commenti, nessuno positivo.
Vi propongo questo video del 14 gennaio 2006 dove vedrete un Capezzone che di quello attuale non è nemmeno un lontano parente.
E si ! Quattro anni possono essere un' eternità anche a trasformarti in un valletto di un partito di pluri indagati.

sabato 26 giugno 2010

Il PDL fa quadrato ?


Sono infatti i sovrani a fine corsa che devono sistemare le pendenze di una vita, elargire le più generose liberalità ai propri famigli, e saldare i conti con chi ha fatto qualcosa di straordinario o di inconfessabile per la causa dell'imperatore.

Questo spiega il carattere del tutto impolitico della nomina di Brancher. Talmente impolitico da aver messo nei guai perfino chi avrebbe potuto digerirla più facilmente, e cioè Bossi, ora invece assediato dal suo popolo che protesta indignato. E talmente sfacciato da obbligare il Capo dello Stato a una nota di precisazione del tutto inusuale, e per questo tanto più severa.

Brancher infatti, come tutti noi, non sa neanche di che cosa sia ministro. Il nome del suo dicastero cambia ogni giorno e, quanto al contenuto, è lui stesso a dire: «Sto approfondendo, lasciatemi capire che cosa devo fare». Il suo ministero è infatti ad personam, non solo senza portafoglio ma senza senso e senza deleghe. Per questo, quando ha chiesto al tribunale che lo sta processando di assentarsi a causa del «legittimo impedimento» rappresentato dal lavoro di ministro, il Capo dello Stato ha semplicemente ricordato che di lavoro non ne ha, e che non c'è un «ministero da organizzare», perché quel ministro è senza ministero.
Dicevamo prima che questo atto di arroganza sa di impotenza più che di onnipotenza. Lo dimostrano proprio le reazioni politiche che sta provocando. Quando il potere esagera, corre infatti il rischio di dimostrare la sua fragilità e di essere costretto al passo indietro. Non è escluso che questa sia la fine che farà il caso Brancher. Non perché si dimetterà. Intendiamoci: da Bossi a Fini ai suoi colleghi di governo (senza eccezione alcuna) tutti lo vorrebbero fuori. Ma l'immediata richiesta di dimissioni da parte delle opposizioni rende ormai politicamente impossibili le dimissioni, perché non c'era modo migliore di ricompattare il centrodestra.

Meglio, molto meglio, sarebbe applicare a Brancher la legge del contrappasso. Lasciarlo lì, nel suo nuovo ministero a girarsi i pollici. Ma impedire che la sua nomina possa intralciare il corso della giustizia, soprattutto quando lui è l'imputato. Ed evitare così anche l'ingiustizia familiare di un processo che continua nei confronti della moglie e si ferma nei confronti del marito: una grave violazione del principio delle pari opportunità.

Vedere un ministro partecipare al suo processo sarebbe anche un ottimo modo per reinterpretare la legge sul legittimo impedimento, che non può equivalere a un'immunità automatica per i ministri (quella verrà con il lodo Alfano costituzionalizzato, e, ahimè, riguarderà anche Brancher, il che spiega la magnificenza del regalo che gli ha fatto il suo ex datore di lavoro e ora premier). Perché sia legittimo, bisogna infatti dimostrare l'impedimento. E a negarne l'esistenza, da ieri, c'è un testimone di eccezione: il presidente della Repubblica. Ai giudici l'ardua sentenza. (ANTONIO POLITO - IL RIFORMISTA -)
La Santa Sede esprime «sdegno» per le modalità della perquisizione condotta ieri dalle autorità belghe nella sede dell'arcivescovado di Malines-Bruxelles nell'ambito di un'inchiesta su presunti casi di preti pedofili. È quanto si legge in una dichiarazione della Segreteria di Stato vaticana.«(La) Segreteria di Stato esprime vivo stupore per le modalità in cui sono avvenute alcune perquisizioni condotte ieri dalle Autorità giudiziarie belghe e il suo sdegno per il fatto che ci sia stata addirittura la violazione delle tombe degli Em.mi Cardinali Jozef-Ernest Van Roey e Léon- Joseph Suenens, defunti Arcivescovi di Malines-Bruxelles», si legge sul sito della Santa Sede. «Allo sgomento per tali azioni, si aggiunge il rammarico per alcune infrazioni della confidenzialità, a cui hanno diritto proprio quelle vittime per le quali sono state condotte le perquisizioni», prosegue la Segreteria di Stato vaticana. (AVVENIRE)



La Santa Sede deve capire che non sempre il suo interlocutore è lo Stato Italiano e il suo impresentabile governo. Oltre i confini tricolori la sua influenza conta quanto la mezza figura nel sette e mezzo.

venerdì 25 giugno 2010

“Il legittimo impedimento non serve”. Con una nota il Capo dello Stato, Napolitano prende posizione sul caso Brancher. “Non c'è nessun Ministero da organizzare”, spiega il Quirinale bocciando così la ragione di legittimo impedimento. “In rapporto a quanto si è letto su qualche quotidiano questa mattina a proposito del ricorso dell’onorevole Aldo Brancher alla facoltà prevista per i ministri dalla legge sul legittimo impedimento, si rileva che non c’è nessun nuovo Ministero da organizzare, in quanto l’onorevole Brancher è stato nominato semplicemente ministro senza portafoglio” si legge nella nota della Presidenza della Repubblica.
"Prendo atto" della nota trasmessa dal Quirinale. A questo punto "valuteremo la situazione nella sede giudiziaria" ha detto Pier Maria Corso, difensore di Aldo Brancher. Domani mattina, a Milano, si terrà il procedimento a carico, appunto, di Aldo Brancher e della moglie, accusati a vario titolo di appropriazione indebita e ricettazione nell'ambito di uno dei filoni del caso Antonveneta.


Per il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, "Brancher formalmente ha diritto di avvalersi del legittimo impedimento". "Per quanto ne so - prosegue ai microfoni di Radio24 - Brancher formalmente ha diritto di avvalersi del legittimo impedimento. Sulle ragioni concrete, però, non so dire".


Di diversa opinione Fabio Granata, vice presidente della commissione nazionale Antimafia, secondo cui "la richiesta di Brancher è politicamente inopportuna". A margine della presentazione a Palermo di Generazione Italia Sicilia, Granata sottolinea: "Con grande lealtà e chiarezza abbiamo detto di ritenere assolutamente inopportuno sul piano politico la procedura con cui si è arrivati da parte del nuovo ministro a chiedere il legittimo impedimento. Sul piano formale nulla da eccepire, su quello politico molto, anche alla luce di una delega che non e' chiara e non e' stata ancora attribuita''.


L'opposizione invoca dimissioni immediate. ''Le parole del Quirinale sono un macigno -dice il vice segretario del Pd, Enrico Letta -. Solo le dimissioni del ministro Aldo Brancher possono sanare questo scandalo. Le chiediamo per il bene del Paese e per il rispetto delle istituzioni''.


Da parte sua il capogruppo dei democratici alla Camera, Dario Franceschini, assicura che "adotterà tutte le iniziative parlamentari conseguenti d'intesa con gli altri gruppi di opposizione, ivi compresa una possibile mozione di sfiducia comune". E aggiunge: "E' necessario poi che Berlusconi venga immediatamente in aula a spiegare le ragioni della nomina".


Della stessa idea anche il parlamentare ed ex segretario del Pd, Walter Veltroni. "Penso che il ministro Brancher dovrebbe dimettersi. Le ragioni della sua inopinata nomina sono emerse immediatamente nella loro reale natura: Brancher e' stato nominato ministro esclusivamente nel tentativo di usufruire del legittimo impedimento per sfuggire a un processo".


Per il il presidente dell'Italia dei Valori, Antonio Di Pietro ''la nota del Quirinale dimostra come Brancher abbia preso in giro non solo i magistrati, ma lo stesso Presidente della Repubblica''.''L'Italia dei Valori ha sostenuto, sin dal primo momento - dice l'ex pm - che la vera motivazione per cui Berlusconi ha nominato Brancher ministro è quella di permettergli di sfuggire dalle aule del Tribunale per garantirgli l'impunità e non certo quella di farlo lavorare per il Paese. L'IdV chiede le immediate dimissioni di Aldo Brancher e, per questo, presentera' una mozione di sfiducia. Vogliamo vedere - conclude Di Pietro - il Parlamento da che parte si schiererà. D'altronde il caso Brancher è peggio del caso Scajola''. (ADNKRONOS)


Oilà, il Presidente Napolitano ha preso posizione !!!!!!


Bossi l'ha capito all'incontrario, come è nel suo stile, ma Berlusconi lo ha fatto nel suo interesse, come è nel suo stile. Non è stata la Slovacchia a essere comprata, ma l'Italia. La FIGC è stata pagata per perdere dallo psiconano. Ci sono due centrali nucleari in Slovacchia in ballo comprate dall'Enel. Il governo slovacco è in grandi difficoltà nei confronti della sua opinione pubblica per aver concesso la riattivazione di centrali sul suo territorio, risalenti all'epoca di Chernobyl, a un Paese che non sa neppure fare la raccolta differenziata. Una vittoria della Slovacchia avrebbe cancellato ogni opposizione interna. Il primo ministro Robert Fico, secondo le nostre fonti, avrebbe trattato segretamente con Frattini la sconfitta della Nazionale ben prima della sua partenza per il Sudafrica. Si spiegano così le decisioni apparentemente incomprensibili della rinuncia a Cassano, Balotelli, Totti e Borriello e l'adozione in blocco della difesa juventina, una delle peggiori del campionato. In campo sono scesi ologrammi del calcio giocato come Cannavaro, il condor delle Ande Chiellini e il figlio del custode di Mirafiori Marchisio. Con Iaquinta a fare da punto di riferimento per gli avversari con il classico naso lampeggiante e uno semisconosciuto ragazzo in porta terrorizzato da ogni tiro come un coniglio di fronte al cobra. La Nazionale ha cercato inutilmente di farsi battere da Paraguay e Nuova Zelanda. Pur con il massimo impegno non ci è riuscita. Ha dato tutto nell'ultimo match con i giocatori impegnati a recitare la parte delle statue di sale. I passaggi smarcanti di De Rossi agli attaccanti slovacchi e i corridoi difensivi di Cannavaro sono stati decisivi. Berlusconi ha però lasciato tracce ovunque del suo turpe commercio. La più evidente è stato il mancato saluto agli Azzurri in partenza per il Mondiale a Palazzo Chigi seguita da episodi minori come gli attacchi da Radio Padania e dai ministri leghisti. Gli indizi c'erano tutti. Lippi non ne ha tenuto conto. Lui era ignaro di tutto, come ai tempi di Calciopoli, e convinto che la sua era la migliore nazionale possibile. Il de profundis della Nazionale è una buona notizia, il calcio non sarà usato come strumento di distrazione di massa allo sfascio economico del Paese. "Sudafrica e nuvole, che voglia di piangere ho..."

(*) Berlusconi non ha pagato la FIGC e Frattini non sa chi è Robert Fico. Tutto il resto è, purtroppo, vero o verosimile. (www.beppegrillo.it)

giovedì 24 giugno 2010

A casa !

Ho ascoltato in tv, dopo la disfatta con la Slovacchia, tutte le opinioni espresse dai vari Vialli, Tardelli, Rossi, Sconcerti, Caressa, Bergomi, Marchegiani e compagnia, che seppur con vari distinguo erano abbastanza condivisibili. L' unico che a mio modesto parere ha centrato il problema è stato Mario Sconcerti. Il livello del calcio italiano da qualche anno si è notevolmente impoverito e la differenza con la squadra, che quattro anni fa ha vinto il mondiale, è tecnicamente palese.
Aggiungo una mia opinione. Se per mettere insieme una nazionale si è costretti a pescare anche e soprattutto in squadre, con il dovuto rispetto, come Bari, Genoa, Udinese, Napoli, Cagliari, Sampdoria perchè l' Inter è solo sulla carta una squadra italiana e Juve e Milan sono in rottamazione, questo giustifica il quasi preannunciato fallimento mondiale.

Melanzane, pomodori, “verdura varia” lanciati contro il cavallo rampante: è la manifestazione di protesta messa in piedi da alcuni cittadini de l’Aquila, assembratisi davanti agli uffici della Rai per protestare contro il silenzio stampa dei TG pubblici riguardo alla ancora critica situazione della ricostruzione abruzzese, e in particolare sul blackout trasmissioni sulla manifestazione cittadina del 16 giugno scorso. La folla degli abruzzesi, scrive l’Ansa “ha animato il sit-in indirizzando principalmente urla di insulti al direttore del Tg1 Augusto Minzolini.”
MENZOGNINI – “Non ci sentiamo più rappresentati da questa cosiddetta televisione pubblica in cui noi dovremmo essere tutti editori” – ha spiegato Annalucia Bonanni, professoressa abruzzese, una delle animatrici del curioso flashmob. “ La televisione di stato, che per un anno ha fatto propaganda di ogni iniziativa del governo, adesso che le contraddizioni dell’intervento governativo vengono a galla, censura qualsiasi tipo di manifestazione di critica”. Gli aquilani presenti sul posto, al grido di “Menzognini dimettiti”, promettono che la lotta non finirà oggi: la loro è una semplice delegazione, spiegano, ma gli intervenuti alla prossima mobilitazione generale del 6 luglio “saranno molti di più”.

TG2 ALLA NUTELLA – Critiche anche al Tg2, reo, secondo i manifestanti, di aver mandato in onda, il giorno della manifestazione, un servizio sulle proprietà nutrizionali della cioccolata: per questo, è stata allestita una distribuzione gratuita di pane e Nutella. Immediata la replica del telegiornale diretto da Mario Orfeo, che precisa, in una seconda nota sempre diramata dall’Ansa, di aver dato rilevanza alla manifestazione aquilana con un servizio andato in onda nel Tg2 delle 13 e 30 del 17 giugno, riproponendolo poi addirittura nell’edizione di prima serata due giorni dopo, il 19.

MA VAI VIA! – Durante la manifestazione, si sarebbe affacciato a discorrere con gli abruzzesi Rodolfo De Laurentiis, consigliere d’amministrazione dell’azienda in quota UDC, abruzzese tanto quanto i lanciatori di pomodori, per proporre un incontro tra i vertici aziendali e gli abruzzesi manifestanti: è stato cacciato. “Vengono a chiedere a noi di entrare alla Rai e raccontare quello che succede ma sono loro che devono fare informazione, facessero il loro lavoro”, ha urlato la Bonanni al megafono. “Se hanno qualcosa da dire, che lo dicano al Tg1″. Nel mirino anche Bruno Vespa, aquilano d’origine: “togliamogli la cittadinanza”, hanno urlato i manifestanti. (www.giornalettismo.com)


Condivisibile totalmente l' indignazione del popolo aquilano, l' unica domanda che vorrei porre è : perchè alle ultime elezioni provinciali si è svoltati a centrodestra?.


La difesa di Aldo Brancher, ministro da qualche giorno e imputato a Milano in uno stralcio del processo sul tentativo di scalata ad Antonveneta da parte di Bpi, ha chiesto il legittimo impedimento per il proprio assistito. L'udienza era in calendario per sabato prossimo, 26 giugno. Brancher è stato nominato ministro venerdì scorso. Che tempestività!
Ciò a cui stiamo assistendo, non si chiama solo conflitto d’interessi, ma si chiama ladrocinio di Stato portato avanti da persone che sono andate al potere solo per poter rubare legalmente. Questa mattina avevo pregato il ministro Bondi di chiedere al ministro Tremonti di non buttare via qualche milioncino di euro per costruire un ministero solo per permettere ad Aldo Brancher, che avrebbe dovuto presentarsi dal giudice, di farla franca, eccependo il legittimo impedimento.

L’ho detto all’alba, quando ancora la richiesta di appellarsi al legittimo impedimento da parte di Brancher non era stata avanzata. Ai cittadini vogliamo ricordare che il legittimo impedimento non è altro che un provvedimento ad personam che ha voluto Berlusconi per garantire l’improcessabilità a lui e ai suoi ministri. Un provvedimento che serve, è servito e sta servendo soltanto per assicurare a delle persone la propria impunità, spendendo per la costituzione di un nuovo ministero quei soldi che, invece, dovrebbero essere destinati alla parte più povera del Paese, ai lavoratori precari, a quelli del mondo della cultura, dello spettacolo, della scuola, ai giovani in cerca d’occupazione, al comparto sicurezza.

Quello che è accaduto questa mattina fa pendant con un’altra notizia: il legittimo impedimento è stato usato anche da Silvio Berlusconi che, insieme ad altre undici persone, è coinvolto nel processo Mediatrade.
Si dice che la giustizia perde tempo, che i suoi tempi sono lunghi. Certo, se si fanno delle leggi ad hoc per non farsi processare, se si diventa ministri per sfuggire alla giustizia, ecco è questa la conseguenza. Vergognatevi! State attuando un ladrocinio di Stato. (www.antoniodipietro.it)

mercoledì 23 giugno 2010

Più che per il fatto in sé, già masticato e
ruminato da sei anni di indagini tutte
archiviate, l’iscrizione sul registro
degl’indagati di Di Pietro per l’annosa
polemica sui rimborsi elettorali del 2004 è
illuminante per come la trattano i giornali “g a ra n t i s t i ”:
quelli che escono ogni mattina non per dare notizie,
ma per coprire le vergogne dei loro editori
pregiudicati o imputati. Partiamo dal Giornale
(Berlusconi) e da L i b e ro (Angelucci). Feltri l’altroier i
lacrimava per il rinvio a giudizio di don Gelmini per
molestie sessuali: “Finire sui giornali quale
protagonista di torbide vicende è una sofferenza
atroce per tutti” (e lui ne sa qualcosa, avendo sbattuto
in prima pagina una falsa informativa di polizia
sull’omosessualità di Boffo). Infatti ora titola: “COSÌ
I M PA R I ”. “L’ex pm nei guai. Se fosse coerente
dovrebbe lasciare il Parlamento”. “N ea n che
l’ennesimo scandalo (sic, ndr) convincerà Tonino a
smettere di atteggiarsi a modello di legalità”. Ecco: i
fatti non contano nulla, l’importante è poter mettere
sullo stesso piano Di Pietro e Berlusconi in una notte
dove tutte le vacche sono nere ed espellere la
questione morale dal dibattito politico. L i b e ro , l’inser to
satirico del Giornale, titola in prima: “DOVE HA
MESSO I SOLDI?”. Parla delle tangenti degli Angelucci
e di Berlusconi? No, dei rimborsi elettorali Idv.
Belpietro (avete capito bene: Belpietro) si lagna
perché Di Pietro “è uscito candido come un giglio”
da tutte le inchieste, anzi osa pure “atteggiarsi a
vittima di calunniatori e avversari politici”: in effetti
30 procedimenti a Brescia basati sul nulla e finiti nel
nulla sono pochi. Per atteggiarsi a vittima bisogna
depenalizzare i propri reati o farla franca per amnistia,
prescrizione, Cirielli, lodo Schifani o Al Fano,
legittimo impedimento. Ma stavolta il garantista
Belpietro ha buone speranze che Di Pietro verrà
arrestato: “Aspettiamo la fase 2, quella delle manette
pulite, un giorno arriverà”, purché si trovi “un giudice
ve ro ”. E L i b e ro ne ha trovati addirittura due. Alla
Procura di Roma. Il pm Caperna che indaga su Di
Pietro “è un bell’uomo, alto e distinto”, mentre l’a l t ro ,
Pisani, “è minuto e affabile”. Finalmente due pm che
piacciono a L i b e ro . Anche fisicamente. Il Pompiere
della Sera, dall’alto delle sue campagne moralizzatrici
sui suoi editori pregiudicati (Ligresti) e imputati
(Geronzi), si domanda se il Fatto darà la notizia
dell’indagine su Di Pietro o la nasconderà.
Spettacolare la “Nota” di Massimo Franco, il
pompiere capo ieri moderatamente piromane:
dicendo che la sua iscrizione è un “atto dovuto” in
seguito alla denuncia di Veltri, cioè la pura verità, Di
Pietro “tenta di screditare in anticipo qualunque
possibilità che l’indagine possa metterlo nei guai”.
Molto meglio gridare al complotto delle toghe
azzurre pilotate dai nemici politici, invocare
l’immunità e la privacy, attaccare la Costituzione,
depenalizzare la truffa, invocare un lodo Di Pietro.
Gran finale di Franco: “‘Male non fare, paura non
ave re ’, dice ai militanti il leader nella sua memoria. Ma
la scelta di rovesciare valanghe di documenti sul
proprio sito è la conferma di un imbarazzo
palpa bile”. Ma certo: se uno non risponde alle
domande, strilla al complotto e sfugge alla giustizia,
vuol dire che non ha nulla da temere. Se invece
risponde subito nel merito con “valanghe di
documenti” per dimostrare che non ha nulla da
nascondere, vuol dire che è imbarazzato. Chissà cosa
c’è sotto.
Ps. Nell’editoriale “L’enigma Brancher”, Pigi Battista si
domanda perché mai Brancher sia diventato ministro,
visto che non lo voleva neppure Bossi e, nel suo
piccolo, nemmeno Gasparri. “Una scelta estrosa”,
insomma. A un certo punto accenna al legittimo
impedimento che lo mette al riparo dal processo
Antonveneta, ma subito lo liquida come “un sospetto
ing iusto”. La notizia che Brancher pagava tangenti per la
Fininvest e, in tre mesi di carcere, tenne la bocca chiusa,
non gli è pervenuta. Lui del resto è ancora convinto che
i bambini li porti la cicogna o si trovino sotto un cavolo.
La mamma non gli ha ancora detto nulla. (MARCO TRAVAGLIO - IL FATTO QUOTIDIANO -)
POMIGLIANO D'ARCO (23 giugno) - Vince il sì all'accordo nello stabilimento Fiat di Pomigliano d'Arco ma si ferma al 62,2%. I voti a favore dell'intesa tra azienda e sindacati, non sottoscritta dalla Fiom, infatti, sono stati 2.888, 20 le schede bianche, 59 le nulle e 1.673 i no, su 4.642 votanti. Sono questi i dati finali del referendum comunicati dai sindacati il cui spoglio si è concluso nella notte.

Il plebiscito non c'è. I sindacati si dicono soddisfatti del 62,2% dei consensi circa conquistato dal sì mentre il ministro Sacconi afferma che adesso il paese è più moderno. Ma nella fabbrica campana della Fiat sono tutti consapevoli che a pesare nel prossimo futuro sarà anche la percentuale raggiunta dal fronte del no (36,7%). Ora è tutto nelle mani della Fiat e qualcuno, come la Fiom, teme che questo risultato possa non bastare al Lingotto e che l'azienda possa giocare sulla percentuale negativa registrata nella consultazione per tirarsi indietro e negare gli investimenti, ovvero i 700 milioni per il progetto nuova Panda a Pomigliano.

La Fiat: lavoreremo con sindacati che hanno firmato accordo. Fiat «lavorerà con le parti sindacali che si sono assunte la responsabilità dell'accordo al fine di individuare ed attuare insieme le condizioni di governabilità necessarie per la realizzazione di progetti futuri». È quanto si legge in una nota dell'azienda dopo l'esito del referendum a Pomigliano. Il Lingotto «apprezza il comportamento delle Organizzazioni Sindacali e dei lavoratori che hanno compreso e condiviso l'impegno e il significato dell'iniziativa di Fiat Group Automobiles per dare prospettive allo stabilimento Giambattista Vico di Pomigliano». La Fiat ha anche «preso atto della impossibilità di trovare condivisione da parte di chi sta ostacolando, con argomentazioni dal nostro punto di vista pretestuose, il piano per il rilancio di Pomigliano».

Il Lingotto studia altre ipotesi. Nel comunicato della Fiat sull'esito del referendum a Pomigliano non si parla specificamente del progetto per la Futura Panda, che non viene citata, ma più genericamente della «realizzazione di progetti futuri». È quanto si fa notare in ambienti sindacali. Se la scelta sarà quella di andare avanti per la Panda tra le ipotesi che l'azienda continua a valutare c'è quella di una newco, che riassumerebbe con un nuovo contratto i singoli lavoratori disponibili ad accettare le condizioni poste dall'accordo. Non è però escluso che si valuti anche la possibilità di produrre altri modelli, che richiederebbero una diversa organizzazione del lavoro. Un'ipotesi questa che non piace ai sindacati perché comporterebbe un ridimensionamento della forza lavoro attuale di Pomigliano. (IL MATTINO)

Il Ministro Sacconi afferma, dopo il risultato del referendum, che il Paese è più moderno ! Moderno in che senso e su quali basi ? Costringendo gli operai a votare con una pistola carica alla tempia ? Non so voi, ma ho la sensazione che da oggi nello stabilimento Fiat di Pomigliano si cominci a respirare un' atmosfera anni settanta con tutto quello che poi ne conseguì.



Beppe Grillo a Sky TG 24 22/6/2010

martedì 22 giugno 2010

La battuta del giorno

"Accetto la croce e perdono, dal profondo del cuore quanti, dentro e fuori la Chiesa, hanno voluto colpirmi." (Cardinale Crescenzio Sepe)


Se all' interno della Chiesa c'è qualcuno che vuole sbarazzarsi di lei, è un problema vostro. I magistrati, quelli ligi al dovere, non hanno nulla da farsi perdonare e vanno avanti per la loro strada, caro cardinale.
Il presidente del Senato Renato Schifani è stato risarcito con 16.000 euro per un giudizio vermiforme di Marco Travaglio: "Una volta avevamo De Gasperi, Einaudi, De Nicola, Merzagora, Parri, Pertini, Nenni... uno vede tutta la trafila e poi arriva e vede Schifani, mi domando chi sarà quello dopo in questa parabola a precipizio, dopo c'è solo la muffa, probabilmente il lombrico come forma di vita, dalla muffa si ricava la penicillina tra l'altro e quindi era un esempio sbagliato". Il giudice ha specificato che "è evidente che i riferimenti attengono esclusivamente all'uomo Schifani" e Travaglio va condannato solo in "relazione a tale parte dell'intervento" e non su quanto affermato da Travaglio sui suoi rapporti con uomini di mafia. Secondo voi come si può sentire un lombrico dopo questo giudizio della magistratura? La sentenza parla chiaro: Schifani vale più di un lombrico! "I lombrichi strisciano nel terreno, inghiottendo il terriccio e digerendone le componenti organiche. Per questa ragione svolgono un ruolo molto importante nell'aerazione dei terreni e nella formazione dell'humus.". Questo fanno i lombrichi, ma Schifani che ruolo riveste nel grande affresco della Natura? Si può affermare con una certa sicurezza che è più utile un lombrico di Schifani. Sono pronto a portare del terriccio in tribunale per provarlo. Se esistesse un'Associazione per la Protezione dei Lombrichi dovrebbe chiedere, lei sì, i danni morali a Travaglio per una cifra enorme, paragonabile all'ignobile confronto. Travaglio per risarcire i lombrichi dovrebbe scrivere un libro al giorno (più o meno come adesso, ndr). Schifani non è un verme, primo perché il verme ha una sua dignità di anellide che Schifani neppure si sogna, secondo perché nessun verme di questa terra eviterebbe con cura di discutere in Senato la proposta di legge popolare: "Parlamento Pulito" firmata da 350.000 italiani con il loro documento di identità. Solo se a Schifani fosse dato dello Schifani dovrebbe essere considerata ingiuria grave, lesiva della sua reputazione. Ma verme no, è un complimento, un accostamento del tutto improprio. Nessuno si azzardi a darmi dello Schifani, altrimenti, vi avverto prima, querelo con ampia facoltà di prova. Viva il verme. Abbasso Schifani. (www.beppegrillo.it)

domenica 20 giugno 2010



NAPOLI - Il cardinale Crescenzio Sepe, indagato da Perugia per corruzione, collaborerà con la giustizia italiana ma "bisognerà tenere anche conto degli aspetti procedurali e dei profili giurisdizionali impliciti nei corretti rapporti tra Santa Sede e Italia, che siano eventualmente connessi a questa vicenda". Lo ha detto il portavoce della Santa Sede, padre Federico Lombardi, in una dichiarazione alla Radio vaticana, distribuita anche in sala stampa. (REPUBBLICA)


Non vi sembra che dietro questa dichiarazione della Santa Sede si nasconda un evidente messaggio subliminale verso il Governo Italiano ? Ovvero : attenzione a scoperchiare totalmente il pentolone !.

sabato 19 giugno 2010

La cosa Berlusconi

Non trovo altro nome con cui chiamarlo. Una cosa pericolosamente simile a un essere umano, una cosa che dà feste, organizza orge e comanda in un paese chiamato Italia. Questa cosa, questa malattia, questo virus minaccia di essere la causa della morte morale del paese di Verdi se un profondo rigurgito non dovesse strapparlo dalla coscienza degli italiani prima che il veleno finisca per corrodergli le vene distruggendo il cuore di una delle più ricche culture europee. I valori fondanti dell’umana convivenza vengono calpestati ogni giorno dalle viscide zampe della cosa Berlusconi che, tra i suoi vari talenti, possiede anche la funambolica abilità di abusare delle parole, stravolgendone l’intenzione e il significato, come nel caso del Polo della Libertà, nome del partito attraverso cui ha raggiunto il potere. L’ho chiamato delinquente e di questo non mi pento. Per ragioni di carattere semantico e sociale che altri potranno spiegare meglio di me, il termine delinquente in Italia possiede una carica più negativa che in qualsiasi altra lingua parlata in Europa. È stato per rendere in modo chiaro ed efficace quello che penso della cosa Berlusconi che ho utilizzato il termine nell’accezione che la lingua di Dante gli ha attribuito nel corso del tempo, nonostante mi sembri molto improbabile che Dante l’abbia mai utilizzato. Delinquenza, nel mio portoghese, significa, in accordo con i dizionari e la pratica quotidiana della comunicazione, “atto di commettere delitti, disobbedire alle leggi o a dettami morali”. La definizione calza senza fare una piega alla cosa Belusconi, a tal punto che sembra essere più la sua seconda pelle che qualcosa che si indossa per l’occasione. È da tanti anni che la cosa Belusconi commette crimini di variabile ma sempre dimostrata gravità. Al di là di questo, non solo ha disobbedito alle leggi ma, peggio ancora, se ne è costruite altre su misura per salvaguardare i suoi interessi pubblici e privati, di politico, imprenditore e accompagnatore di minorenni, per quanto riguarda i dettami morali invece, non vale neanche la pena parlarne, tutti sanno in Italia e nel mondo che la cosa Belusconi è oramai da molto tempo caduto nella più assoluta abiezione. Questo è il primo ministro italiano, questa è la cosa che il popolo italiano ha eletto due volte affinché gli potesse servire da modello, questo è il cammino verso la rovina a cui stanno trascinando i valori di libertà e dignità di cui erano pregne la musica di Verdi e le gesta di Garibaldi, coloro che fecero dell’Italia del secolo XIX, durante la lotta per l’unità, una guida spirituale per l’Europa e gli europei. È questo che la cosa Berlusconi vuole buttare nel sacco dell’immondizia della Storia. Gli italiani glielo permetteranno? (JOSE' SARAMAGO - IL QUADERNO DI SARAMAGO 08/06/2009 -)

venerdì 18 giugno 2010



«L a sveglia delle 4.30 del mattino mi ha regalato un privilegio senza pari: il silenzio della preghiera. Anche la statua di Pasquino, che mi guarda dalla piazza omonima quando apro le finestre, mi saluta con la sobrietà che meritano i primi istanti dell'alba. La vita è una meraviglia e Dio è sempre più rock. Grazie a Uno Mattina».
Sono queste le parole più sincere che Pierluigi Diaco abbia mai pronunciato in vita sua, anche se è difficile capacitarsi della sua presenza sul Foglio. Ringraziare Dio per aver finalmente coronato un suo sogno: condurre un programma su Raiuno. La storia di Diaco è la storia esemplare di una resistibile ascesa sociale nel demi-monde della tv romana, cominciata prestissimo con una raccolta devozionale degli interventi di Sandro Curzi (non è il solo danno combinato da quel vanitosone, pace all'anima sua) e proseguita poi con serrati corteggiamenti ai Veltroni e ai Fassino ma anche ai Belpietro, ai Costanzo, alle De Filippi.

Il ritratto più riuscito di questo blando avventuriero del piccolo schermo lo si deve a Filippo Facci: «Pierluigi Diaco, professione giovane e dj, creativo, nientologo del tutto, tuttologo del niente». Assolutamente privo di ironia, corteggia spudoratamente la banalità e programma con pignoleria la sua carriera: cerca di entrare nelle grazie di chiunque detenga un potere senza mai dispiacere l'interlocutore, inondandolo anzi di melassa e di condiscendenze. Le doti principali di Diaco sembrano essere appunto l'adulazione e l'opportunismo: è di sinistra ma anche di destra (lavora per la radio «giovane» del ministro Giorgia Meloni), dice di amare le donne ma anche gli uomini, parla da orecchiante ma anche da cultore di idées reçues, espresse preferibilmente in un italiano incerto. È giovane ma anche vecchio. Non ha un pensiero, ma finge di averlo, come tutti i cosiddetti opinionisti tv, insomma è un perfetto para-guru. Il conduttore ideale di questa Rai. (ALDO GRASSO - CORRIERE DELLA SERA -)


Condivido totalmente l' articolo di Aldo Grasso, aggiungo anche che il nostro paraculo anni fa scriveva per il Mucchio, mensile di musica e attualità che ascquisto ininterrottamente dal lontano 1977, quando già nell' ambiente giornalistico erano conosciute queste sue "qualità" . Per fortuna poi il direttore Max Stefani rinsavì e lo allontanò.

Oggi Silvio Berlusconi ha nominato Aldo Brancher Ministro per l’attuazione del Federalismo. Mi verrebbe da dire: un nome, una garanzia. Infatti la ricca biografia di quest’uomo è la conferma di ciò che andiamo ripetendo da tempo: se sei pulito e non hai problemi con la giustizia non puoi far parte del Governo Berlusconi. E’ un messaggio chiaro, diciamo ‘educativo’ per le nuove generazioni: l’onestà è una virtù che non porta profitti, se la tua fedina penale è immacolata non potrai amministrare la res publica. Mentre se sei stato detenuto a San Vittore per falso in bilancio e finanziamento illecito all’allora partito socialista italiano, come nel caso di Brancher, e scarcerato solo per decorrenza dei termini di custodia cautelare e ti sei salvato in Cassazione solo grazie alla prescrizione per il primo reato e alla depenalizzazione per il secondo dopo essere stato condannato in appello, allora hai fatto bingo: puoi diventare Ministro.

E non è sicuramente un caso che certi fantasmi del passato riemergano: Brancher nel 1993 era di fatto un lobbista che si occupava di mantenere buoni rapporti tra la Fininvest e i partiti, piazzando spot politici sulle reti di Berlusconi. Infatti, ai tempi, fu chiamato a rispondere anche di un versamento di 300 milioni di vecchie lire al Psi. Brancher tentò di scagionare il gruppo Berlusconi, sostenendo che era stata la sua Promogolden ad acquistare gli spazi pubblicitari per conto dell’attuale Presidente del Consiglio.
Il Pool di Mani Pulite ipotizzò, invece, che l’operazione nascondesse un finanziamento illecito, autorizzato da Fedele Confalonieri, che venne iscritto sul registro degli indagati, anche se quest'ultimo fu assolto. Insomma Brancher è l’uomo giusto al posto giusto e viene fuori anche da un vecchio racconto di Silvio Berlusconi: "quando il nostro collaboratore era a San Vittore, io e Confalonieri giravamo intorno al carcere: volevamo metterci in comunicazione con lui". Mi chiedo: "Chissà perché? Avevano paura che parlasse?". Ma Brancher non parlò.
Ci sono particolari interessanti che non possono essere trascurati: venne condannato in primo e secondo grado a due anni e otto mesi per le tangenti sugli spot anti Aids per falso in bilancio e violazione della legge sul finanziamento ai partiti, subito dopo divenne responsabile di Forza Italia Nord, deputato e sottosegretario alle riforme istituzionali.
Questo è il passato, mentre oggi il neo Ministro Aldo Brancher risulta sotto processo, imputato di appropriazione indebita in relazione a soldi incassati dall’ex numero uno della Banca Popolare di Lodi, Giampiero Fiorani, nell’ambito della vicenda della scalata Antonveneta. Le ultime udienze, guarda caso, sono state rinviate al 26 giugno per i cosiddetti “impegni istituzionali”. E il suo nome è riapparso sui giornali tre mesi fa nell'inchiesta sul maxiriciclaggio. Gennaro Mokbel, ritenuto il dominus della truffa, in una telefonata intercettata dagli inquirenti parla di Brancher come ispiratore di un fantomatico "Partito federalismo italiano" in Belgio.
Oggi ho presentato un’interpellanza al Governo per sapere: se il signor Brancher sia stato premiato con la nomina a Ministro per ciò che ha fatto in passato, per ciò che non ha detto o se questo nuovo incarico sia il solito modo di offrire garanzie di impunità, alla luce del processo in corso, che gli verrebbero date grazie al legittimo impedimento. Legge che permette ai ministri di non presentarsi ai processi per “motivi istituzionali”.
Insomma, Berlusconi, Dell’Utri, Cosentino, Brancher e i loro numerosi amici, con nutrite fedine penali, hanno sostituito il Parlamento e i Ministeri con le Aule dei tribunali e i carceri. (www.antoniodipietro.it)
Il curriculum del neo ministro del Federalismo Aldo Brancher è perfetto per il Governo Berlusconi (suo ex datore di lavoro) e una speranza per ogni italiano. Anche un ex galeotto può ambire a diventare ministro della Repubblica."Detenuto per 3 mesi nel carcere di San Vittore, fu uno dei pochissimi inquisiti di Mani pulite a ricevere solidarietà dall'ambiente esterno: lo rivelò il suo datore di lavoro Silvio Berlusconi raccontando che "quando il nostro collaboratore Brancher era a San Vittore, io e Confalonieri giravamo intorno al carcere in automobile: volevamo metterci in comunicazione con lui". Scarcerato per decorrenza dei termini di custodia cautelare, è stato condannato con giudizio di primo grado e in appello per falso in bilancio e finanziamento illecito al Partito Socialista Italiano. Brancher viene assolto in Cassazione grazie alla prescrizione per il secondo reato e alla depenalizzazione del primo da parte del governo Berlusconi, del quale faceva parte.
Viene indagato a Milano per ricettazione nell’indagine sullo scandalo della Banca Antonveneta e la scalata di Gianpiero Fiorani all’istituto creditizio: la Procura ha rintracciato, presso la Banca Popolare di Lodi, un conto intestato alla moglie di Brancher con un affidamento e una plusvalenza sicura di 300mila euro in due anni". da Wikipedia.
La nomina consentirà a Brancher di non presenziare il 26 giugno all'udienza del processo della Banca Antonveneta in cui è indagato per appropriazione indebita. Si tratta sicuramente di una coincidenza. (www.beppegrillo.it)

giovedì 17 giugno 2010

La Ue in tavola? Un disastro dopo l’altro. Vuol mettere in commercio bibite di fantasia al gusto e con il colore dall’arancia, senza però contenerne neanche una minima percentuale, ma impedisce il consumo di telline, cannolicchi e altri pesci della nostra tradizione mediterranea. Autorizza la produzione di vino senza uva (con ribes o lampone) e del formaggio senza latte (ma con la polvere di caseina) ma vuole mettere il bollino rosso per «scomunicare» i prodotti dolciari. E per la madre di tutti i dolci, la Nutella, questo sarebbe un danno irreparabile.

L’allarme di questo ennesimo tiro mancino a sfavore di prodotti del made in Italy è stato lanciato proprio dal vicepresidente del Gruppo Ferrero, Francesco Paolo Fulci, dopo il primo «sì» del Parlamento Ue all’introduzione, per ogni alimento, del miglior profilo nutrizionale: «Questo voto, se confermato, potrebbe mettere fuori legge la Nutella e la stragrande maggioranza dei prodotti dolciari». (ENZA CUSMAI - IL GIORNALE -)

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....e adesso chi avverte il cuoco della Nazionale ?

«Bisogna dare un'accelerazione per trovare una via d'uscita e per farlo bisogna parlare con Berlusconi e il capo dello Stato perché se il presidente della Repubblica non firma siamo fregati». Lo afferma il leader della Lega Umberto Bossi conversando con i giornalisti in merito al ddl intercettazioni, dopo aver incontrato il presidente della Camera Gianfranco Fini. A chi gli chiede se ci sia già una soluzione il Senatùr risponde: «Su alcuni punti si può lavorare, una soluzione ancora non c'è ma sono fiducioso». (CORRIERE DELLA SERA)


Ah, allora lo sai bene che avete partorito una porcata ! Se Giorgio "firmotuttoanchelacartadeimaccheroni" non firma siete fregati e i porci comodi vostri sono a rischio intercettazione ! Chissà, statisticamente Giorgio tutte le vostre cacate le ha firmate, ergo ........

Per Pomigliano firma lui


mercoledì 16 giugno 2010

Esercitazione per l'esame di giornalismo. Il candidato consideri che nel 2007 la Camera votò inutilmente il Decreto Mastella che proibiva la pubblicazione di intercettazioni anche solo per riassunto; nel programma del Pd del 2008, poi, si auspicava il divieto «fino al termine dell’udienza preliminare», oltreché «severe sanzioni penali»; l'ex direttore dell'Economist Bill Emmott ha detto che «da noi le intercettazioni finiscono raramente ai giornali»; John Lloyd del Financial Times ha detto che «raramente vengono rese pubbliche»; Jörg Bremer della Frankfurter Allgemeine Zeitung ha detto che «in Germania è vietato»; Eric Joseph di Libération ha detto che «mai in Francia sono state pubblicate intercettazioni con particolari privati»; Peter Popham dell'Independent ha detto che «in Italia ci sono certamente abusi»; Miguel Mora del País ha detto che «in Spagna vengono pubblicate con molta più cautela»; L'Economist ha scritto che in «alcune delle restrizioni proposte dalla legge italiana sono ritenute normali in molti paesi». Morale: ieri una responsabile dell'Osce (Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa) ha chiesto che il governo italiano rinunci alla legge sulle intercettazioni o la modifichi in sintonia con gli standard internazionali. Ciò posto, il candidato ha sette minuti per valutare se questa responsabile dell'Osce: 1) è disinformata; 2) è scema; 3) legge Repubblica. (FILIPPO FACCI - LIBERO -)


Sarebbe stato elegante se, a corredo delle citazioni elencate da Facci, ci fossero stati i link per poter visionare correttamente le affermazioni dei giornalisti stranieri. Ma tant'è.
Auguriamoci invece di cuore che la responsabile dell' Ocse non legga Libero e il Giornale, e il divertimento lo lasci totalmente a noi.
"Chiunque conosca la vita che si fa in catena di montaggio, la produzione dell’auto e la storia degli accordi sindacali sa che, a partire dal 1971, l’evoluzione delle relazioni industriali ha puntato a introdurre elementi di controllo sul processo produttivo, a difendere diritti e salute dei lavoratori. Il regime che la Fiat propone a Pomigliano (dimezzamento delle ferie, riduzione delle pause, compresa la pausa mensa, conquista raggiunta con fatica nel 1977, negazione del diritto di sciopero) coincide con l’obiettivo di cancellare il ruolo del sindacato. Siamo a un’idea di democrazia da “modello orientale”, cinese, non da modello sociale europeo. Ma ormai si rivoltano pure a Shanghai." (FAUSTO BERTINOTTI)
Agli operai della Fiat di Pomigliano è stata posta una domanda che suona così: preferite essere licenziati subito oppure rinunciate ai vostri diritti contrattuali e costituzionali? Si capisce che c’è qualcosa di stonato, che non funziona. E’ per questo che il referendum non corrisponde ad un atto di libertà, in quanto indetto dagli stessi che, solo alcuni mesi fa, hanno negato ad un milione e mezzo di metalmeccanici il rinnovo del loro contratto nazionale. Che libertà c’è, infatti, nel decidere sotto ricatto? Nessuna: i lavoratori subiranno il ricatto e si ricorderanno tutto quando, tra qualche giorno, quando si spegneranno i riflettori su di loro e dovranno lavorare privi dell’elementare diritto costituzionale che è il diritto allo sciopero.
Questa vicenda rischia di diventare un pericoloso precedente, che potrebbe essere usato da altre realtà di crisi aziendali. E’ un vero e proprio apripista per una deregulation nel mondo dei diritti dei lavoratori. Abbiamo imparato che, per uscire da questa crisi, bisogna tornare ai principi fondamentali dell’economia e del lavoro. Quindi basta speculazioni finanziarie, più risorse all’economia reale, basta precarietà, più valore alle professionalità e al merito, basta ad un governo che propone centrali nucleari e il ponte di Messina, ma servono proposte serie come le nuove filiere di green-economy per un lavoro che rappresenti un nuovo modello di sviluppo.
Quindi il rilancio del lavoro, in particolare quello dei giovani, è l’unica leva importante per far sì che l’investimento, anche quello di Pomigliano, porti ad una fabbrica che duri nel tempo. Ciò che fornirà certezza sarà, infatti, la capacità di produrre con qualità e questo si può ottenere solo se i lavoratori non saranno mortificati, ricattati e oppressi.
Ed è per questo che saremo il 25 giugno in piazza a Napoli al fianco dei lavoratori. Anche su questa vicenda il Governo, tramite il ministro della Disoccupazione e della Precarietà, Maurizio Sacconi, ha pensato bene di attaccare i lavoratori e la Fiom. E’ come se l’arbitro di una partita giocasse con una delle due squadre in campo. A questo punto non è più un arbitro ma un truffatore.
Un Governo serio avrebbe gentilmente fatto presente alla Fiat quanti soldi ha preso in questi anni dallo Stato, togliendoli in molti casi alle piccole imprese ed agli artigiani, e avrebbe convocato la trattativa cercando una soluzione per rendere compatibili la fabbrica che funziona con i diritti fondamentali di chi lavora.
Comunque la strada sarà la ripresa di un dialogo rispettoso tra azienda e lavoratori. Non c’è alternativa se vogliamo che a Napoli e nel Mezzogiorno il lavoro serio e dignitoso sia un argine alla criminalità organizzata. (www.antoniodipietro.it)

martedì 15 giugno 2010



Giornalisti poco onorevoli. Giornalisti che votano la legge bavaglio. Giornalisti che mettono la loro firma su una legge che limita la libertà di stampa. Al Senato, la scorsa settimana, si è verificato anche questo. Sappiamo tutti che il Ddl intercettazioni non è solo un’aggressione alla sicurezza dello Stato, ma anche un’intollerabile limitazione all’esercizio della professione giornalistica, come denunciato con forza dall’Fnsi. Per questo motivo ci chiediamo se l’Ordine Nazionale dei Giornalisti intenda o no intervenire e prendere provvedimenti nei confronti dei senatori che hanno votato a favore della legge bavaglio. Questi senatori con in tasca il tesserino da giornalisti non solo hanno violato il codice deontologico della professione, ma probabilmente hanno anche commesso illeciti disciplinari. Come si può contemporaneamente votare il bavaglio e la censura ed essere giornalisti? Credo non sia possibile. La legge bavaglio rende impossibile raccontare i fatti e nasconde ai cittadini i misfatti e le responsabilità di politici e personalità pubbliche. E’ un attacco all’art.21 della nostra Costituzione portato avanti dalle truppe cammellate del premier Berlusconi, che ha paura delle intercettazioni. Anche di quelle riguardanti qualche suo amico evidentemente. Il bavaglio colpisca anche i blog: se un blogger non pubblica una rettifica nel giro di 48 ore rischia una multa da 7.746 a 12.911 euro. Inconcepibile. Hanno paura del web, del popolo della rete e della condivisione della conoscenza e delle informazioni. Tra i senatori iscritti all’albo dei giornalisti professionisti o pubblicisti spiccano i nomi del capogruppo Gasparri, del suo vice Quagliarello, della moglie di Emilio Fede, Diana De Feo. C’è addirittura un editore, quel Giuseppe Ciarrapico già condannato in via definitiva per il crack del Banco Ambrosiano, per finanziamento illecito ai partiti ed attualmente indagato per ‘stalking a mezzo stampa’, reato talmente insolito da aver attirato l’attenzione dei ricercatori dell’università di Cambridge e per truffa aggravata. (www.massimodonati.it)
Al voto, al voto. La minaccia è sempre quella, l’arma è sempre lì, affilata e pronta all’uso. Per il premier e il suo entourage, sul ddl-intercettazioni c’è poco da scherzare: o passa così come l’ha sfornato il Senato, o si va allo scontro. Alla resa dei conti. Al redde rationem. Almeno secondo le indiscrezioni che filtrano dal Palazzo, sotto forma di retroscena, di frasi rubate o di gesti eloquenti. E per capire che dietro le indiscrezioni c’è qualche fondamento, basta leggere le parole del senatore Gaetano Quagliariello («se non si rispettassero le deliberazioni assunte all’unanimità, saremmo di fronte a un atto di rottura») o le “velate minacce” dell’onorevole Osvaldo Napoli (se i finiani non si adeguano «ne vedremo delle belle»).

Insomma, ci vuole poco a preparare un bel processo per alto tradimento, un autodafé che purifichi il Pdl da ogni tentativo di discussione, di confronto, di riflessione. Di politica. Poco importa se c’è una manovra finanziaria da approvare, questa sì, con urgenza (vero Giulio Tremonti?). Poco importa se una legge di questo tipo suscita moltissime perplessità. Poco importa se preoccupazione e disagio arrivano da ambienti non “militanti”, da editori di ogni simpatia politica, da giuristi, uomini delle forze dell’ordine e giornalisti. Poco importa. O così, o così. O così, o rottura. O così, o il voto.

Certo, poi sarebbe difficile spiegare al paese il perché di una crisi politica nel bel mezzo di un’altra crisi economica e sociale. Sarebbe difficile spiegare agli italiani, caduto il governo e indette magari nuove elezioni, perché tanta fretta su una norma che, oltretutto, a detta di molti osservatori, avrebbe messo non pochi bastoni fra le ruote alla lotta alla criminalità. E sarebbe difficile spiegare a Umberto Bossi la morte prematura del federalismo fiscale.

Una norma siffatta giustificherebbe un salto nel buio per tutto il paese? Ne varrebbe la pena? Quale beneficio ci sarebbe per l’Italia? E soprattutto, qualcuno avrebbe davvero il coraggio di spiegare agli italiani, agli elettori del Pdl una scelta del genere? O questa legge sulle intercettazioni o al voto. Chissenefrega della crisi economica? Chissenefrega della lotta alla criminalità?

Vedremo se le minacce diventeranno realtà. Per ora sembra impossibile. Per ora sembrano piuttosto le minacce di chi sa di non poterle mettere in pratica. È per questo che non si può che rispondere come Totò con un sacrosanto: ma mi faccia il piacere… (FILIPPO ROSSI - FAREFUTURO -)
Confermata la spaccatura sindacale su Pomigliano. Il nuovo accordo sullo stabilimento campano della Fiat non è stato infatti siglato dalla Fiom che ha ribadito la sua contrarietà all'intesa, già siglata dalle altre organizzazioni lo scorso venerdì. Fim, Uilm, Fismic e Ugl hanno firmato il nuovo documento integrato, presentato dal Lingotto.

La Fiat ha sottoposto ai sindacati dei metalmeccanici un nuovo documento in cui viene aggiunto un 16/o punto relativo alla istituzione di una commissione paritetica di raffreddamento sulle sanzioni, come era stato richiesto dalle organizzazioni che venerdi' scorso avevano gia' dato un primo ok.

I sindacati dei metalmeccanici firmatari dell'accordo sullo stabilimento Fiat di Pomigliano D'Arco hanno promosso un referendum tra i lavoratori che si terra' il prossimo martedi' 22 giugno.

''La Fismic ha firmato l'accordo perche' e' giusto farlo e non perche' qualcuno ci ha mai ricattato'': lo ha detto Luigi Mercogliano, della segreteria regionale della Fismic, commentando la sigla all'intesa con la Fiat per l'investimento di 700 milioni di euro che portera' la Panda nello stabilimento di Pomigliano d'Arco (Napoli). Mercogliano, inoltre, ha annunciato che martedi' 22 giugno, ''la parola passera' liberamente ai lavoratori dello stabilimento con un referendum indetto al Giambattista Vico''. ''La Fiat ha inserito nel documento la commissione di prevenzione - ha concluso Mercogliano - e l'accordo salva lo stabilimento e l'occupazione di oltre 5 mila addetti della fabbrica, piu' tutti i lavoratori dell'indotto''.


I punti discussi dell'accordo
1. Sciopero
Sanzioni disciplinari fino al licenziamento per il lavoratore che sciopera mettendo in discussione l’accordo con l’azienda.

2. Iniziativa sindacale
Sanzioni per sindacati e Rsu che proclamano iniziative di lotta contro l’accordo: sospensione dei contributi e dei permessi sindacali.

3. Malattia
In caso di picchi di assenteismo, l’azienda comunque non verserà i contributi per malattia, a prescindere dai controlli.

4. Permessi elettorali
Durante le elezioni, l’azienda non permetterà il recupero dei giorni trascorsi ai seggi dai rappresentanti di lista.

5. Pausa mensa
Per l’azienda si può lavorare anche otto ore di fila senza la mezz’ora di pausa per il pranzo, considerata come straordinario. (L' UNITA')



Se passassero questi punti siamo certi che altre aziende non li faranno propri sulla base di questo precedente ?

I tifosi padani

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Radio Padania ieri sera ha tifato per il Paraguay. Ognuno è libero di tifare per chi vuole, e ognuno è libero di etichettarli come teste di cazzo .

lunedì 14 giugno 2010

Passaparola di Marco Travaglio (dal blog www.beppegrillo.it)

MILANO - Non si placano le polemiche suscitate dalla mancata esecuzione dell'inno di Mameli 1 alla presenza del governatore del Veneto, Luca Zaia. Sulla vicenda interviene di nuovo il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, che passa all'azione con una proposta: "Presenterò un disegno di legge, non so ancora se a livello governativo o a livello parlamentare, per disciplinare l'uso obbligatorio dell'inno nazionale in determinate situazioni".

L'esecuzione del Va' pensiero di Verdi al posto dell'inno di Mameli ha scatenato una bufera sul governatore veneto che si difende sostenendo che si è trattato di una "balla colossale 2". "Tutto è nato dal fatto che un giornale locale ha riportato con pieno titolo in prima pagina 'Zaia vieta l'inno di Mameli'. La notizia è stata ribattuta dalle agenzie e tutti hanno commentato una notizia falsa" ha ribadito oggi il presidente leghista a Sky Tg24. "C'erano due cori - ha spiegato il governatore - uno di bambini e l'altro di adulti messi in un piazzale nella parte all'ombra; in mezzo c'era il palco e a lato la zona dell'inaugurazione un po' distante dai cori. Sono stati cantati il Va' pensiero, l'inno di Mameli durante il taglio del nastro e anche altre canzoni; tutto in maniera molto regolare.
Del resto voglio precisare che io non mi occupo delle inaugurazioni degli altri". (REPUBBLICA)


Siamo al ridicolo per colpa di questi vaccari della Lega ! Un decreto legge che obbliga l'esecuzione dell' inno di Mameli in determinate occasioni !!! Povera Patria !!!!!!!!

www.italiadeivalori.be

Berlusconi continua a premere per far diventare legge il ddl intercettazioni, ennesimo provvedimento ad personam che il Presidente del Consiglio si è fatto confezionare ad hoc, e, per far ciò, non si occupa delle priorità dei cittadini e dei problemi economici del nostro Paese. Noi dell'Italia dei Valori non ci stiamo a vivere in un regime che impedisce la libera circolazione delle informazioni e indebolisce la lotta alle mafie. Per questo, abbiamo deciso di pubblicare su un nostro sito in Belgio: www.italiadeivalori.be tutte quelle intercettazioni che saranno vietate in Italia. La Banda Bassotti che ha in mano l'Italia pensa sempre e solo ai suoi interessi: dopo il legittimo impedimento, il Lodo Alfano e lo scudo fiscale e le innumerevoli norme salva Casta, portate all’esame del Parlamento, adesso si concentra su un provvedimento liberticida che imbavaglia la stampa, non consente ai cittadini di ottenere giustizia e ai magistrati di potere indagare. Sono disposizioni di cui beneficeranno solo la cricca e le organizzazioni criminali. Per contrastare queste norme, oltre a portare avanti un ostruzionismo duro e senza sconti in Parlamento, non ci rimane che lanciare una campagna di disobbedienza civile.
Si tratta de “Le intercettazioni proibite - Un sito in Belgio contro la censura italiana”. Infatti, pubblicheremo su un nostro sito estero (http://italiadeivalori.be/) tutti i dialoghi proibiti, resi dagli avvocati, ma che non potranno essere diffusi e sottoposti all’attenzione dell’opinione pubblica perché la legge lo impedirà. Inoltre, quando verremo a conoscenza di queste intercettazioni, le faremo leggere in Parlamento dai nostri deputati e senatori, in modo tale che abbiano validità di atto pubblico e possano così essere diffuse sul web. Ma per far ciò, abbiamo bisogno dell’aiuto di tutti voi. E’ una campagna importante, una battaglia di democrazia che viaggerà attraverso la rete e della quale sarete protagonisti.Troverete a breve il codice del bannerino che vi chiediamo di pubblicizzare sui vostri siti e blog: utilizzatelo e diffondetelo il più possibile. Anche questo è un segnale forte e chiaro della nostra resistenza democratica al regime che avanza. (www.antoniodipietro.it)

domenica 13 giugno 2010

Carta scadente




Libia e Svizzera hanno firmato oggi a Tripoli un documento sulle relazioni tra i due Paesi: l'accordo è stato firmato dal ministro degli Esteri libico, Moussa Koussa, e dalla svizzera Micheline Calmy-Rey. Dopo la firma, Calmy-Rey ha annunciato che lo svizzero Max Goeldi, trattenuto in Libia dal luglio 2008 e liberato giovedì scorso dopo quattro mesi di carcere, potrà lasciare oggi la Libia.
Berlusconi: vado da Gheddafi. Presidente, oggi va in Libia? «Sì». A fare cosa? «Lo vedrete». Era stato questo il botta e risposta di stamattina tra Berlusconi e i giornalisti al termine dell'inaugurazione della statua di Garibaldi a Sofia. Berlusconi, confermando la visita di oggi al leader libico Gheddafi, aveva coperto di riservatezza il senso della missione quando i giornalisti italiani provano a chiedergli se la visita è legata alla vicenda Max Goeldi, alla cui soluzione il premier italiano aveva dato il suo contributo facendo valere il forte rapporto con Gheddafi. (IL MATTINO)


Possiamo essere certi che il ducetto di Arcore farà suo il merito del rilascio del cittadino svizzero. Invece avrà dato solo un passaggio come si fa con un autostoppista, dato che il grosso del lavoro lo ha già fatto il Ministro degli Esteri svizzero.

sabato 12 giugno 2010

La legge bavaglio è allo stesso tempo tragica e comica. E' tragica perché sancisce per legge la scomparsa dell'informazione, è comica perché l'informazione in Italia è scomparsa da tempo immemorabile. La legge bavaglio fotografa uno stato di fatto e a molti paraculi questo non sta bene. Volevano continuare a non informare motu proprio, in silenzio per l'appunto. Il regime, perché viviamo in un regime da molto tempo, è un regime bipartisan che coloro che si stracciano ora le vesti hanno reso possibile, vitale, con gaudio. La "gioiosa macchina da guerra dell'informazione" ha operato in modo trasversale senza guardare in faccia a nessuno e senza alcun rispetto della libertà.
Due anni fa organizzai un referendum per una "Libera informazione in libero Stato", poneva tre quesiti, uno era l'abolizione della legge Gasparri che ha ratificato il controllo delle televisioni nelle mani di un unico soggetto. Io e due milioni di persone, che parteciparono e firmarono, il 25 aprile 2008, fummo sbeffeggiati dai giornali. La Repubblica ospitò un feroce editoriale in prima pagina. Il Corriere diede uno spazio superiore rispetto al Vday a un'intervista in ginocchio al noto bibliofilo Dell'Utri. La Stampa pubblicò una foto di un Grillo urlante al culo del cavallo di piazza San Carlo, ripresa dal basso, come se fosse vuota, e invece erano presenti 150.000 persone. Le televisioni, più sobriamente, ignorarono del tutto l'evento. La Confindustria, i sindacati, la sinistra che la trionferà, i partiti, tutti contro. Quelli che invocano oggi la piazza con vari colori non hanno mai mosso un dito per cambiare le regole. Quando i cittadini sono andati in piazza, li hanno abbandonati a sé stessi. D'Alema con una legge infame (n. 488, art.27 comma 9, del 23/12/1999) ha regalato, quando era presidente del Consiglio, le televisioni a Berlusconi. Il Pdmenoelle è un partito collaborazionista, è nei suoi geni, gli altri sono mosche cocchiere del Regime, ne vivono di riflesso. Questo governo, questo Parlamento, questi partiti devono collassare per poter ripartire.
Che fare? Se ognuno vale uno, ognuno deciderà se fare disobbedienza civile e pagarne le conseguenze. Io per primo. Continuerò a fare informazione in Italia, da un sito italiano, con un server italiano. Se ognuno vale uno non dovrà permettere che tutto cambi perché nulla cambi. La transizione dalla Prima Repubblica alla Seconda Repubblica è avvenuta con facce nuove nella continuità di vecchi poteri. Questo è il rischio più grave, che la storia si ripeta, che sepolcri imbiancati o finti oppositori si approprino dello Stato. L'unico punto di riferimento deve essere il cittadino. Nessuno ha la legittimità di rappresentarlo. Tanto meno i partiti che, in un momento di crisi economica che distrugge lo Stato sociale, non hanno la dignità di rinunciare a un miliardo di euro di cosiddetti (da loro) rimborsi elettorali e consentono ai parlamentari di maturare la pensione dopo due anni e mezzo. Sono tutti complici. I giornali che vivono di carità pubblica attraverso il finanziamento dello Stato, la Confindustria che è una concessionaria dello Stato. I sindacati che come le stelle sono rimasti sempre a guardare. Quando la dittatura è palese, nessuno può più negarla. La legge bavaglio è una buona notizia. E' a suo modo, una grande operazione di verità. (www.beppegrillo.it)


Quanto scritto da Beppe Grillo è la malinconica verità. Adesso tutti a gridare al regime, a sviscerare analisi ed invocare disobbedienza civile ! Bisognava invece capire, quando forse c'era ancora tempo, che bastava menare un pò le mani prima. Ora che Repubblica esca con la prima pagina bianca, per me, significa solo che non hanno più niente da dire.

Bavaglio anche ai blog

Non era sufficiente l’impatto della legge bavaglio sulla libertà d’informazione in Italia. Tra i vari articoli della legge ce n’è uno che mette a rischio anche la rete Internet. Come già raccontato nei mesi scorsi dal Fatto Quotidiano, la norma in questione si occupa di “rettifica” e recitava nel testo originale: “Per i siti informatici le dichiarazioni o le rettifiche sono pubblicate, entro quarantotto ore dalla richiesta, con le stesse caratteristiche grafiche, la stessa metodologia di accesso al sito e la stessa visibilità della notizia cui si riferiscono”. Per qualsiasi sito (blog, forum, pagine web, portali) che non dovessero pubblicare la rettifica, si rischia una multa che può arrivare anche a 12 mila euro.

Alcuni esponenti dell’opposizione avevano denunciato questa norma e proposto un emendamento per sostituire alla dicitura “siti informatici” con quella di “giornali informatici”. Ma alla fine in Parlamento le cose sono peggiorate ulteriormente. Adesso il testo recita “Per i siti informatici, ivi compresi i giornali telematici” è appunto previsto l’obbligo di rettifica. “Tra i tanti passaggi liberticidi e censori del maxi-emendamento sulle intercettazioni – denunciato Vincenzo Vita e Felice Casson del Pd – ce n’è anche uno devastante per la Rete. Per ciò che attiene alla rettifica, si equiparano i siti informatici ai giornali. Ciò significa rendere la vita impossibile per le migliaia di siti e di blog, che rappresentano un’altra era geologica dei media”. Il senatore Vita aggiunge: “Si corre il rischio caos: seguendo questa strada blog amatoriali dovranno darsi la stessa organizzazione (direttore responsabile, testata registrata) che hanno portali di news con milioni di lettori. D’altronde il governo non ha nascosto con varie proposte di voler seguire questa strada”. Rimane il passaggio alla Camera, ma la maggioranza ha già annunciato che il provvedimento è ormai “blindato”. (FEDERICO MELLO - IL FATTO QUOTIDIANO -)

GQ America

Questo qui ci rappresenta all' estero !

venerdì 11 giugno 2010

Finalmente il bavaglio è passato al Senato. Ora si spera che passi alla svelta pure alla Camera e diventi legge, così vedremo se abbiamo ancora un capo dello Stato (che in teoria non dovrebbe firmare), una Corte costituzionale (che in teoria dovrebbe bocciare), una Costituzione (che in teoria tutelerebbe la libertà d’informazione e la legalità) e una libera stampa (che in teoria dovrebbe far disobbedienza civile). Finalmente tutte le carte sono in tavola. Si vede quant’è rocciosa l’opposizione del Pd, che dopo aver minacciato per giorni l’occupazione dell’aula (“Se non fate i bravi, occupiamo”), non solo non l’ha occupata, ma l’ha addirittura disertata al momento del voto. Forse per evitare di sentirsi ricordare che il bavaglio su intercettazioni e atti d’indagine faceva parte del suo programma elettorale del 2008. Si vede quant’è tetragona la fronda dei finiani, rimessi a cuccia con un piatto di lenticchie. E si vedranno le conseguenze di una legge che, a parole, poteva essere spacciata per il suo contrario: quando si passerà ai fatti, si capirà perché è stata voluta.

Con un po’ d’informazione e un po’ di coraggio dei magistrati e delle forze dell’ordine, la suprema porcata potrebbe addirittura diventare la tomba della banda che qualcuno ancora chiama governo. Esattamente come l’indulto del 2006 divenne la tomba dell’Unione: ogni giorno saltava su un magistrato o un poliziotto a raccontare che il tizio arrestato per omicidio, o stupro, o rapina era appena uscito grazie all’indulto, così la gente capiva i danni del “liberi tutti” e la maggioranza che l’aveva votata (assieme a B. e a Piercasinando, ci mancherebbe) ne pagava le conseguenze. Ora, ogni qualvolta un pm dovrà astenersi dal processo per aver detto due parole sull’inchiesta, ogni qualvolta si dovranno interrompere gli ascolti perché il termine massimo di 75 giorni (con proroghe di due alla volta), ogni qualvolta un delitto resterà impunito perché si possono piazzare cimici solo dove si sta commettendo (non più dove si sta progettando o commentando) il reato, magistrati e poliziotti potranno spiegare ai cittadini che il colpevole la farà franca non per colpa loro, ma a norma di legge bavaglio.

Così chi ha votato per la banda in nome della “sicurezza” e della “tolleranza zero” avrà di che picchiare la testa contro il muro e dirne quattro ai suoi parlamentari preferiti. Basterà leggere le cronache dall’estero per capire che, contrariamente alla propaganda di regime, negli altri paesi si intercetta molto più. Se in Italia, negli ultimi due anni, le intercettazioni sono diminuite, negli Stati Uniti – lo racconta Repubblica – “le intercettazioni telefoniche nelle indagini sono in pieno boom. In 12 mesi sono aumentate del 26%. Escludendo quelle dell’antiterrorismo e per la sicurezza nazionale (che hanno una ‘corsia segreta’ nella National Security Agency), i magistrati Usa l’anno scorso hanno autorizzato intercettazioni per 2.376 inchieste su 268.488 persone”, venti volte quelle intercettate in Italia. Naturalmente, quando le indagini toccano personaggi o vicende di interesse pubblico, i giornali scrivono tutto, com’è appena avvenuto per l’inchiesta sulle truffe di Goldman Sachs e come accadde due anni fa con l’arresto per corruzione del governatore dell’Illinois Rod Blagojevic, fedelissimo a Obama.

Arrampicandosi sugli specchi, Il Foglio tenta di sostenere che “sono i fatti che hanno portato alla caduta di Blagojevic, non la loro rappresentazione in intercettazioni”. Già, ma se i giornali non le avessero pubblicate (dopo che il procuratore aveva tenuto una conferenza stampa e distribuito gli atti ai giornalisti), chi li avrebbe conosciuti, i fatti? Per questo da noi si fa la legge bavaglio: i giornalisti potranno riassumere soltanto le ordinanze di arresto ma senza alcun riferimento alle intercettazioni, così i giornalisti non avranno più nulla da riassumere e i cittadini non capiranno più niente. Quando Blagojevic ha detto “ho sbagliato, mi scuso”, voleva dire: ho sbagliato paese.
(MARCO TRAVAGLIO - IL FATTO QUOTIDIANO -)
Stamattina l'Italia s'è svegliata meno libera. Un altro pezzo di democrazia conquistato negli anni le è stato scippato dal governo Berlusconi. La legge bavaglio, approvata ieri in Senato, aiuterà le organizzazioni criminali, nasconderà gli affari delle cricche, bloccherà le inchieste, imbavaglierà la stampa libera.

Anche all'estero si sono occupati del caso intercettazioni. The Guardian parla di «Cosa da "Berlusconia", cioè da dittature corrotte del terzo mondo. Un pericolo per l'Europa, la nostra Europa». The Economist, invece, parla di «Paese notoriamente corrotto» e di «legge che dovrebbe preoccupare gli investigatori». Il settimanale sostiene anche che «tra le conseguenze dell'ascesa di Berlusconi c'è l'indebolimento della sensibilità democratica degli Italiani». Il New York Times già nelle scorse settimane aveva bocciato nettamente il disegno di legge.
Un ddl che, dopo il via libera del Senato (e la nostra resistenza), si avvia dritto verso l'approvazione definitiva alla Camera. L'Italia dei Valori si batterà con ogni mezzo affinché questa ennesima legge porcata non venga approvata.
Abbiamo occupato l'aula del Senato, faremo resistenza anche alla Camera. Infine, se la Consulta e il Presidente della Repubblica non dovessero bloccare la legge, lo faremo noi indicendo un referendum abrogativo. Il quarto, dopo quelli contro il legittimo impedimento, contro la privatizzazione dell’acqua e contro il nucleare.
E' l'unica alternativa possibile al governo dei voti di fiducia infiniti (circa 40 da quando è in carica). Un dato che, da una parte, mette in mostra il lato antidemocratico del Presidente del Consiglio, deciso a dettare le regole senza rispetto per le opinioni altrui. Mentre dall'altra fa emergere la sua paura sconfinata di non portare a termine l'obiettivo che s'è prefisso scendendo in politica: salvare le sue aziende e salvare se stesso dalla giustizia.

Intanto domani saremo in piazza, a Roma, insieme alla Cgil e al fianco di migliaia di lavoratori e protesteremo contro la manovra da 24 miliardi, destinata a colpire i ceti più fragili, e contro questa deriva antidemocratica che sta inghiottendo il Paese.
Manifestare è ancora possibile: Berlusconi non ha ancora trovato l’escamotage per vietarlo.
(www.antoniodipietro.it)

giovedì 10 giugno 2010

Una penna nuova



"I professionisti della richiesta al presidente della Repubblica di non firmare spesso parlano a vanvera. Per il resto non ho nulla da aggiungere". (Giorgio Napolitano)
Avviso ai naviganti e soprattutto ai paraculi che si scandalizzano perché lo squilibrato attacca la Costituzione. Ragazzi, non c’è più nulla che quell’ometto malato possa fare o dire di nuovo: ha già fatto e detto tutto. Sono 16 anni che fa e dice di tutto. Perché lui è così. Se la legge vieta certi suoi comportamenti, è sbagliata la legge e lui la cambia. Se la Costituzione vieta certe leggi, è sbagliata la Costituzione e lui la cambia. Chi si stupisce dovrebbe spiegarci dove ha vissuto dal 1994 a oggi e perché non ha fatto nulla per fermarlo. Anche la comica finale sulla legge bavaglio, contro la quale strepita financo il Pompiere della Sera, era ampiamente scontata.

Tutte le leggi ad personam (siamo a quota 39, contando solo quelle per quella personam) hanno seguito la medesima tecnica, tipica del racket delle estorsioni. B, per ottenere 10, minaccia 100. Anziché dirgli semplicemente No, con un’opposizione intransigente e irriducibile contro il 10 e contro il 100, il Quirinale, il Pd e ora pure i finiani si mettono a trattare per “limitare i danni”.
Lui gli serve in tavola un letamaio e quelli lavorano di fino per “migliorare” il letamaio, levando col cucchiaino qualche grammo di letame. Alla fine se lo mangiano e lo trovano pure buono.

Così B. fa la figura del moderato aperto al dialogo e, se puntava a 10, ottiene almeno 50. Sono due anni che la legge bavaglio viene emendata, ritoccata, smussata, ruminata, covata: su richiesta ora di quel genio di D’Alema (che ringrazia molto Gianni Letta perché, bontà sua, ha ritirato il segreto di Stato su tutto quel che fanno le spie); ora delle vittime dei pedofili (grate perché Gasparri e Quagliariello, magnanimi, ritirano l’emendamento che salva gli autori di violenze sessuali “lievi”, come se lo stupro fosse questione di millimetri); ora del capo dello Stato, che non tenta più nemmeno di smentire le cronache sulle sue quotidiane interferenze nell’iter di formazione delle leggi che egli stesso dovrebbe valutare (e respingere) ALLA FINE, non DURANTE il percorso parlamentare (poi si meraviglia se B. vuole la sua firma preventiva sulla manovra e Alfano sul bavaglio).

Risultato: il letamaio puzza esattamente come prima, ma viene spacciato per Chanel numero 5. In America (lo notava ieri Luigi Ferrarella) si apre il processo all’ex governatore dell’Illinois Blagojevic, intercettato mentre vendeva il seggio senatoriale liberato da Obama. La stampa Usa pubblicò regolarmente le intercettazioni in piena inchiesta, e senza bisogno di piatirle da questo o quell’avvocato o usciere: erano contenute in un atto ufficiale della Procura, dunque pubbliche, dunque pubblicabili. In Italia i giornalisti che le han pubblicate sarebbero finiti sotto processo e i loro giornali falliti sotto una gragnuola di multe. In America l’unico finito nei guai è Blagojevic. Sono strani questi americani: anziché le guardie, perseguitano i ladri. Da noi pare quasi che poliziotti e magistrati pretendano di intercettare i delinquenti per sfizio personale, per sadismo, si divertono così.

Se, intercettando un rapinatore, scoprono che è pure un assassino, non potranno più incastrarlo: il nastro vale solo nel processo per furto, usarlo per l’omicidio non sarebbe sportivo. Se, al 75° giorno di ascolti, scoprono che il tizio progetta un altro colpo, dovranno chiedere al tribunale collegiale (tre giudici, e solo del tribunale-capoluogo) una proroga di 48 ore e sperare che il tizio dica tutto subito, altrimenti nuova proroga di due giorni, a oltranza, coi fascicoli che viaggiano su e giù. Così magari si stufano e la piantano. Intanto il governo blocca contratti e turnover alle Forze dell’ordine e taglia del 30% gli stipendi ai magistrati. È la Finanziaria più equa del mondo: i ladri rubano, le guardie pagano.

Ps. Il sottosegretario alla Giustizia Giacomo Caliendo, uno che sta addirittura sotto Al Fano, si è molto raccomandato: “Spero che i giornalisti, se c’è una notizia in un’intercettazione, non la pubblichino”. Ma certo, gentile sottosegretario, come no: conti su di noi. (MARCO TRAVAGLIO - IL FATTO QUOTIDIANO -)