mercoledì 30 dicembre 2009

I fratelli grassi stanno rientrando in Italia con fragore di campane a festa da parte dei media più vergognosi degli ultimi 150 anni. Tornano grazie allo Scudo Fiscale dell'inciucio Pdl-Pdmenoelle. I fratelli grassi sono ingrassati all'estero godendo dei servizi dello Stato in Italia senza però pagarli. Sono evasori totali, delinquenti civili. Gli italiani che hanno pagato le tasse anche per loro in questi anni, operai, impiegati, pubblici dipendenti, imprenditori, sono invece i fratelli magri. Tra i fratelli magri e quelli grassi c'è una grande differenza, i fratelli magri sono onesti, i fratelli grassi disonesti. Lo Stato accoglie il fratello grasso come un figliol prodigo, con la grancassa di giornali e televisioni come se rientrasse un eroe vittorioso dal fronte. Se Mangano era un eroe, chi ha occultato i propri guadagni al fisco merita una medaglia d'oro.
I soldi dei fratelli grassi sono di origine ignota, possono venire dalla droga, dal traffico di armi, dal commercio di organi, dalla corruzione. Sono soldi contaminati. I loro schifosi proprietari sono anonimi anch'essi e lo resteranno grazie allo Scudo Fiscale. Questa gentaglia con un obolo del 5% tornerà illibata e potrà investire i suoi soldi senza timore di alcun controllo. Non sono soldi di operai e neppure di imprenditori dotati di senso civico, italiani che hanno pagato il 50/60% di tasse, spesso anticipate, spesso presunte. E' grazie alle tasse dei fratelli magri che il Paese non è ancora fallito.
Ora, il popolo degli onesti contrapposto al popolo dell'amore che vuole santificare un ladro di Stato come Bottino Craxi, è diventato il popolo dei fessi. Quello che ha pagato le tasse anche per gli altri. Tassati e mazziati.
Tremorti incassa l'elemosina degli evasori e le banche italiane le loro ricchezze, almeno per il momento, i soldi non hanno il passaporto. I Profumo e i Passera che vanno in tour a parlare di banca etica non muovono un sopracciglio all'ingresso dei capitali mafiosi nei loro istituti. Una sola banca ha rifiutato i soldi dei fratelli grassi ed è Banca Etica. Il Corriere, posseduto dalle banche e dalle imprese e diretto da Ectoplasma De Bortoli, titola oggi: "Scudo, il grande rientro: 95 miliardi dai paradisi". L'Italia è il nuovo paradiso fiscale, la lavatrice del mondo, il Paese del riciclaggio.
Gli imprenditori che hanno pagato tutte le tasse subiranno una concorrenza sleale e spietata da chi le tasse non le ha mai pagate e può investire nuovi capitali. I lavoratori dipendenti senza capitali continueranno a pagare i prestiti a tassi d'usura, se riusciranno ad ottenerli. Quanti deputati, senatori, ministri, sottosegretari hanno usato lo Scudo Fiscale? Se lo Stato non risponde a questa domanda può considerarsi fallito. I fratelli magri si sono rotti i coglioni. (www.beppegrillo.it)
ROMA - Alla vigilia del decennale della sua morte (il 19 gennaio), la figura di Bettino Craxi continua a far discutere, a suscitare polemiche. E così, mentre si viene a sapere che Giorgio Napolitano riceverà al Quirinale i membri della Fondazione Craxi che hanno organizzato un convegno per commemorare l'ex premier socialista, Antonio Di Pietro attacca: "Mi auguro - dichiara a Cnr Media - che il presidente della Repubblica, se parteciperà a un ricordo su Craxi, lo ricordi per quello che è stato: un politico, un presidente del Consiglio, un corrotto, un condannato, un latitante. Altrimenti non racconterebbe la verità nemmeno lui".

Comunque, dal Colle era già arrivata la precisazione sul fatto che la partecipazione del capo dello Stato al convegno non è ancora stata decisa. Intanto, Di Pietro demolisce chi vuole riabilitare la figura dell'esponente del garofano: "Io credo - prosegue - che ci sia una distorsione della realtà, attraverso tentativi di riabilitazione di una persona condannata per corruzione e illecito finanziamento ai partiti, responsabile di tanti debiti nelle casse dello stato nella prima repubblica. Anche oggi continua a essere scambiato per una persona in esilio, in realtà era latitante". Di Pietro si dice (ovviamente) contrario anche all'iniziativa del sindaco Letizia Moratti: intitolare allo scomparso segretario del Psi una strada, o un parco di Milano.

Giudizi pesanti, quelli del numero uno dell'Idv. Che fanno infuriare il Pdl. "Con i suoi insulti a Craxi, estesi a Berlusconi, e con le sue minacce ed intimidazioni al presidente della Repubblica Napolitano - dice il capogruppo alla Camera Fabrizio Ciccchitto - Di Pietro conferma che purtroppo esiste nel nostro sistema politico e mediatico un grumo di inciviltà, di odio, di rozzezza del quale l'ex pm ed il suo partito sono la punta dell'iceberg. Di Pietro è il portavoce di un network che ha capacità di fuoco che non può essere sottovalutata". Anche il ministro della Cultura Sandro Bondi definisce le sue parole "volgari e senza precedenti".


Ma contro l'iniziativa del sindaco Moratti insorge anche un altro ex capo del pool Mani Pulite di Milano, Francesco Saverio Borrelli: "Trovo indecoroso, offensivo intitolare una via, una piazza o qualunque cosa ad un personaggio che è morto da latitante". Ma un altolà decisamente più pesante, sul piano politico, arriva dal capogruppo leghista al Comune, Matteo Salvini: "Se ci chiedono il consenso diciamo:'No, grazie!'". (REPUBBLICA)


Sapere che l’indignazione del PDL è manifestata da Cicchitto e Bondi, un piduista e un cucciolone che si crede un poeta, ci strappa una larga risata.

martedì 29 dicembre 2009

Spendono 100 e incassano 500, forti di una legge basata sul principio "un potenziale elettore-un euro", e che prevede pochi e vaghi obblighi in tema di bilanci. L’ideale, per gonfiare le spese. Risultato: i partiti politici italiani, per la campagna elettorale per le politiche del 2008, incasseranno dallo Stato rimborsi per 503 milioni, a fronte di spese dichiarate per 110 milioni.

Numeri che spiccano dalla relazione della Corte dei Conti sui consuntivi per le spese elettorali dei partiti. Ben coperti, stando alle cifre. Per le politiche 2008, il Pdl riceverà 206 milioni, a fronte di spese per 53 milioni, mentre al Pd spettano 180 milioni, per spese pari a 18 milioni. Non si può lamentare neppure la Lega Nord, che prenderà 41 milioni dopo averne spesi 2,9. Unico a rimetterci, il Partito Socialista, che prenderà "solo" 2,4 milioni a fronte di costi per 3,3 milioni. Costi gonfiati, secondo i magistrati contabili, che da tempo chiedono di calcolare i rimborsi in base "alla spese sostenuta e contabilmente giustificati". Uno spauracchio per le forze politiche, unite (o quasi) nel “ritoccare” i rendiconti finanziari anche per il timore di nuove norme.

Nell’attesa, il Pdl ha dichiarato spese per viaggi e telefonia per oltre 15 milioni, ma quelle effettivamente accertate superano di poco i 650.000 euro. Differenza significativa anche per l’Idv: i costi dichiarati sono per un milione, quelli provati sono attorno ai 16.000 euro. Colpisce il dato del Partito socialista, che per lo stesso tipo di voci ha dichiarato spese per un milione. Ma la Corte non ne ha accertata nessuna. Paradossi permessi dalle norme sul finanziamento ai partiti, sempre più favorevoli con il passare degli anni. In base alla legge 156 del 2002, per accedere ai rimborsi, erogati in rate annuali, basta ottenere l’1% dei voti espressi alle Politiche (alle Europee serve il 4%).

Nel 2006, la legge 5122 ha stabilito che i fondi sono dovuti per tutti e cinque gli anni della legislatura, indipendentemente dalla sua durata effettiva. In caso di crisi e cambiamento di governo, insomma, i soldi arriveranno comunque. "Il punto fondamentale è la corrispondenza tra numero di elettori e fondi" spiega Cesare Salvi, presidente e fondatore di Socialismo 2000. Sul tema l’ex senatore ha anche scritto un libro con il compagno di partito Massimo Villone (Il costo della democrazia). Da esperto, precisa: "Le norme sul finanziamento del 2002 prevedono che i rimborsi vengano calcolati non sulla base dei voti presi, ma dei potenziali elettori. Se un cittadino non va alle urne, il rimborso corrispondente al suo voto verrà spartito tra i partiti che hanno raggiunto il quorum dell’1%, se parliamo di elezioni politiche. Lo stesso vale per i voti dati a quelle forze che non hanno ottenuto il quorum: i soldi corrispondenti andranno ai partiti che hanno superato lo sbarramento".

Non basta. C’è il nodo della trasparenza sui bilanci, quanto mai difficile da pretendere. "Le norme al riguardo - spiega Salvi - sono quanto mai vaghe. I partiti sono obbligati a presentare i bilanci alla presidenza della Senato, per ciò che riguarda le elezioni per Palazzo Madama, e alla presidenza della Camera per le altre consultazioni. Ma la legge non chiarisce bene se e come le presidenze debbano verificare i rendiconti, e anche la parte sulle eventuali sanzioni è alquanto fumosa. Ci aggiunga anche il problema politico della scarsa volontà di controllo. E capirà il quadro". Molto diverso da quello del 1993, quando il finanziamento ai partiti venne abrogato con un referendum approvato con il 90,3% dei voti. (IL FATTO QUOTIDIANO)
Allora... le stimmate facciali di Berlusconi sono dovute all'odio politico degli oppositori, non a un semplice psicolabile. Si dice che Tartaglia sia stato suggestionato dal clima creato ad hoc da spietati personaggi come Kriptonite Di Pietro e l'istigatore Travaglio. Se è così... il placcaggio al Papa è dovuto al sentimento anti cattolico per le recenti critiche della Lega al cardinale Tettamanzi. L'attentatrice papale di origine svizzera Maiolo è un'emissaria delle banche di Lugano per lo Scudo Fiscale di Tremorti che ruba ai ricchi per dare ai più ricchi. E anche... il risveglio di Al Qaeda nasce dalle maialate anti islamiche di Calderoli e al divieto di costruire moschee in Padania. E quindi... qualunque attentato, minaccia, pallottola in busta ricevuti dai giudici negli ultimi quindici anni possono essere espressione delle posizioni verso la magistratura del Pdl e della P2. E pure... la bomba flop all'università Bocconi dall'evocazione degli anni di piombo da parte di parlamentari scriteriati. E infine... la moria di trans, da Brenda in poi, trova la sua origine nell'omofobia di parte delle maggioranza... Delirare è bello, facciamolo anche noi. (www.beppegrillo.it)

Via Bettino Craxi

Sui quotidiani di oggi ci sono degli articoli a dir poco interessanti: la menzogna viene spacciata per verità.
Mettono in evidenza che si deve celebrare il decennale di Bettino Craxi: un omaggio di Berlusconi.
Dopo tutto, chi altri poteva omaggiare un latitante, pluricondannato e corrotto che, commettendo innumerevoli reati, ha rovinato sia la credibilità del Paese che quella delle Istituzioni, se non proprio lui, Silvio Berlusconi? Tra simili si ritrovano.
Ebbene, l'Italia dei Valori lo dice forte e chiaro: abbiamo pietà per i morti, ma nessuna pietà per chi mente. Craxi non era una persona in esilio, era un latitante. Nessuno lo ha cacciato. E' lui che è fuggito per non rispondere delle sue azioni davanti alla giustizia. E' scappato via perché è stato condannato con sentenza penale passata in giudicato. Era accusato di corruzione e finanziamento illecito ai partiti, cosa di cui i giornali non fanno alcuna menzione per poterlo spacciare come “grande statista”.

Ma quale statista!?

Quello che con la DC della Prima Repubblica ha indebitato oltremodo le casse dello Stato?
Quello che ha dato la possibilità ad una classe imprenditoriale di crescere non in ragione delle proprie capacità imprenditoriali ma delle mazzette che pagava?

Ritengo che questo fine d'anno volga al termine nella maniera peggiore: un anno in cui il fratellastro di Craxi è stato al governo con il solo fine di produrre leggi per non farsi processare. Un anno che viene sublimato, come dice il sindaco di Milano, dedicando una strada o una piazza al ricordo di Bettino Craxi.

E allora facciamola questa piazza: Piazza Bettino Craxi.
Sotto il nome, però, come in tutte le targhe, scriviamoci anche quel che era: “politico, corrotto, latitante”. (www.antoniodipietro.it)

lunedì 28 dicembre 2009

Sono stati 110 i milioni spesi dai partiti per le politiche 2008 ma i rimborsi ottenuti dallo Stato sono oltre 4 volte superiori: 503 milioni. Questo perche' il meccanismo del rimborso e' legato al numero dei voti anziche' alle spese. Emerge dalla relazione della Corte dei Conti che ha controllato i consuntivi delle spese elettorali dei partiti evidenziando una spesa di 10,05 euro per ciascun elettore e rilevando come dal 1994 l'esborso dello Stato ai partiti e' stato di 2,2 miliardi di euro.

Una caratteristica evidenziata dai magistrati contabili e' la tendenza a dichiarare spese elettorali maggiori di quelle poi verificate. La legge prevede due tipi di spese elettorali, quelle per i materiali di propaganda (spot, manifesti, poster) e le spese strumentali (viaggi, telefono, eccetera). Dai controlli della Corte dei Conti e' emerso che e' stato soprattutto il secondo tipo di voci ad essere 'gonfiate'. Per esempio, il Pdl ha dichiarato spese per viaggi e telefoni pari a 15.801.955 euro, mentre ne sono state accertate come effettive 652.712. Scostamenti ci sono anche in altri partiti come Idv (1.027.222 contro 16.010), Sinistra Arcobaleno (2.452.441 contro 12.808), Lega (802.316 contro 266.589), Pd (423.696 contro 398.397).

Addirittura le spese di questo tipo del Partito Socialista accertate dalla Corte assommano a 0 rispetto a 1.016.144 dichiarato. All'Udc sono state accettate spese per soli 22.763 euro rispetto ai 4.814.816 dichiarati. Sulla base di cio', la Corte dei Conti sollecita una modifica della legge in modo che il contributo sia 'parametrato in stretto collegamento con la spesa sostenuta e contabilmente giustificata'. (ANSA)


Partito dell' amore, sinistra dell' inciucio, giustizialisti, in questo caso tutti accomunati da un unico interesse........quando c'è da fottere soldi non ci sono ideologie che tengano.
MILANO - Per ripristinare l’equilibrio tra i poteri bisogna reintrodurre l’immunità parlamentare. Parola del ministro della Funzione pubblica Renato Brunetta. «In questo momento la magistratura ha più potere della politica - spiega -. Mentre la magistratura può condizionare la politica in maniera pesante con l’uso politico che si fa della giustizia, il potere politico, cioè quello eletto dal popolo, spesso è in balia della cattiva giustizia. Bisogna ripristinare questo equilibrio. I padri costituenti l’avevano previsto chiaramente: l’immunità parlamentare, non impunità ma immunità parlamentare, che consenta a tutti i parlamentari di essere liberi».
(CORRIERE DELLA SERA)



.....liberi di fare i cazzi loro !

Passaparola di Marco Travaglio (dal blog www.beppegrillo.it)

domenica 27 dicembre 2009


Tg1

Per tre giorni consecutivi abbiamo ascoltato la lezione teologica sulla eterna lotta fra Bene e Male, registrata da Berlusconi e diffusa da tutti i telegiornali. E un sondaggio, trovato sotto l’albero da Berlusconi, dice che Berlusconi gode del tifo indiscusso di un Popolo del Bene che raccoglie il 64 per cento degli italiani.
Gli altri sono operai della Fabbrica dell’Odio, che va rapidamente chiusa, come Termini Imerese. Ma quando questa tiritera, spacciata dal Tg1 come la notizia delle notizie, aveva rotto persino la forte fibra di Sandro Bondi, ecco il miracolo: la signorina Susanna Maiolo fa ruzzolare Benedetto XVI. D’incanto, il predicozzo di Berlusconi ha fatto il salto natalizio di qualità, per il "premier" teologo non c’è alcun dubbio: Lui e il Pontefice sono ormai accomunati da un unico destino, un tandem destinato ad alte prove e sacrifici. E il Tg1, con prontezza, dalla notte di Natale, ha diffuso il nuovo credo: con Pietro e contro Di Pietro. Deus vult.

Tg2

Per fortuna, oltretevere non hanno perduto il senso delle proporzioni e comunicano: la signorina Maiolo non deve essere punita, ma curata e – assicurano – non era animata da cattive intenzioni. Insomma, la fabbrica dell’odio non c’entra, caso mai qui si tratta di pura "innocenza", nel senso d’annunziano del termine. Una lezione di stile e di moderazione che il Tg2 ha registrato in apertura di notiziario.
Segue le telefonata di Berlusconi alla comunità di don Gelmini: sono forte, farò le riforme e fonderò il partito dell’Amore. L’occasione scelta è discutibile: l’ex-don Gelmini (attorniato da Gasparri, Gustavo Selva, Giovanardi) è in attesa di sentenza per violenze sessuali (ultima testimonianza a sfavore: 18 novembre 2009). E anche il partito dell’Amore ha un copyright: lo fondarono Moana Pozzi e Cicciolina. Che tempi.

Tg3

Cicciolina e Moana vengono citate dal Tg3 che , però, omette amorevolmente la complicata storia di Don Gelmini. Una serie di denuncie per molestie e violenze sessuali ai danni degli ospiti della comunità di recupero dei tossicodipendenti, un processo in corso che si avvia verso le ultime battute.
Lo stesso don Gelmini, nel 2008 chiese la riduzione allo stato laicale. La faccenda fu buttata "in politica", perché si parlò di "persecuzione" ai danni del religioso di dichiarate simpatie verso la destra ("Presidente io la amo, non molli" ha gridato anche ieri rivolto a Berlusconi). Laicamente, si aspetta solo una sentenza. Il Tg3 riesuma per un momento anche Bersani e Di Pietro : "Le riforme ? Vedremo". (PAOLO OJETTI - IL FATTO QUOTIDIANO -)

Il partito dell' amore

E' caduto il muro delle ideologie. Non più comunisti, socialisti, fascisti. Sono scomparse anche le lotte di classe. E' rimasta solo la classe unica. Quella che fa il cazzo che le pare e che ha creato il Partito dell'Amore. Non solo nel senso di mignotte e trans, ma anche del Bene contro il Male, del Perdono contro l'Odio. Un partito trasversale, ecumenico, a cui possono aderire tutti i cittadini di Buona Volontà. Soprattutto chi evade le tasse più degli altri. Chi ama lo fa per passione, mai per sè, sempre per il prossimo. Rimette i peccati a chi prova sincero pentimento, si chiami Tartaglia o Maiolo, ma non ai pentiti come Spatuzza. E' un'incongruenza mafiosa, ma per non finire in galera si possono fare delle piccole eccezioni. Chi ama detesta disturbare l'Anima del popolo con le Brutte Notizie, fargli sapere quello che del resto intuisce già da solo: Crisi, Disoccupazione, Povertà. Il Dizionario del Partito dell'Amore ha eliminato le Brutte Parole, quelle che lo riguardano da vicino: Mafioso, Piduista, Puttaniere, Inciucista, Corruttore. Porta con sè un Dizionario Leggero (il Devoto-Bondi) e si esprime sempre con le stesse semplici parole capite dal Popolo: "Tutto va bene, in caso contrario la colpa è dei comunisti". Il Partito dell'Amore coopta chiunque voglia partecipare alla ricostruzione del Paese e del suo conto corrente, ama chi lo ama: Violante, Casini, Bersani. "Ama e fa ciò che vuoi!". Chi l'ha detto? E' la sintesi del loro Programma: "Ama, chiagni e fotti". L'ipocrisia è un atteggiamento che non appartiene ai Veri Amanti della democrazia. Hanno i capezzoli di Capezzone, il neurone (l'unico) di Gasparri, la lingua a novanta gradi di Cicchitto, il cuore trafitto di D'Alema, il profilo sereno di Napolitano. La loro idea di politica è il Lodo, una parola dolce che li manda assolti, riverginati. Non sentirete mai parole di violenza da parte dei Veri Amanti, se non verso i violenti, i peccatori di Giustizia, i fomentatori dei morti di fame. I Martiri del partito dell'Amore sono morti latitanti, come Craxi, ma più spesso condannati in vita. Come i cristiani delle origini hanno avuto i loro luoghi di passione, al posto del Colosseo, Regina Coeli e San Vittore. Luoghi Santi dai quali, una volta usciti, li aspetta il Paradiso delle cariche pubbliche, l'elevazione al Cielo dei tangentisti. Se l'apripista Cicciolina amava cum gaudio, questi ci fottono cum summo gaudio. Loro non si arrenderanno mai (ma gli conviene?). Noi neppure. (www.beppegrillo.it)

giovedì 24 dicembre 2009

Buon Natale da Beppe Grillo

"Buon Natale ai disoccupati, ai padri di famiglia senza lavoro, ai precari lasciati a casa a decine di migliaia, ai detenuti uccisi in carcere senza giustizia, ai lavoratori che passeranno le feste sui tetti per difendere la loro azienda, agli studenti senza un futuro, ai ricercatori senza fondi, ai malati senza assistenza e ai loro familiari che si sostituiscono giorno e notte allo Stato, ai giudici che fanno ancora i giudici, ai giornalisti che fanno ancora i giornalisti, agli insegnanti che fanno ancora gli insegnanti, a coloro che pagano tutte le tasse anche per chi non le ha mai pagate e viene condonato da Tremorti con un miserabile 5%, agli emigrati che vengono derisi a causa del loro Paese, agli emigrati il cui conto corrente è stato svuotato dallo Stato attraverso i conti dormienti, agli emigrati che si fanno passare per greci, francesi, spagnoli per la vergogna, agli italiani che tengono ancora in vita il Paese con la loro testardaggine: operai, impiegati, imprenditori, a chi ha perso il TFR e a chi perderà parte della pensione dall'anno nuovo, alle mamme delle città più inquinate del mondo e ai loro bambini con la tosse cronica, a chi viaggia per lavoro e non sa mai quando e se arriverà, ai morti di Viareggio, dell'Aquila, di Messina: tutti uccisi dall'incuria delle istituzioni e nessuno mai pagherà per loro, ai blogger che hanno prodotto un'informazione mai vista in Italia attraverso la Rete, ai familiari delle vittime di mafia sbeffeggiati da politici cialtroni, a chi ha perso la propria casa perché non è riuscito a pagare la rata del mutuo, alle forze dell'Ordine svilite da ministri che non le rappresentano, a chi ha tenuto la schiena dritta.
Buon Natale ad Antonio Di Pietro, lasciato solo come un bersaglio da un'opposizione che si è venduta da almeno vent'anni, a Travaglio definito "terrorista mediatico" da un vecchio piduista, alla Gabanelli che ci precipita ogni domenica nello sconforto di vivere in un Paese dominato da ladri e farabutti, ai preti che fanno sentire ancora, alta e forte, la voce di Cristo: Ciotti, Gallo, Farinella, Zanotelli, a chi si è messo l'elmetto ed è uscito fuori, armato solo della sua indignazione, a far sentire la sua voce, ai Meet Up che cambiano in silenzio il Paese, ai ragazzi e alle ragazze delle liste civiche che si battono e fanno cose meravigliose, a chi si incazza ogni volta che vede un sopruso e non china la testa e reagisce senza pensare alle conseguenze, ai cittadini delle "agende rosse" e a Salvatore Borsellino che pretendono la verità sulla strage di Capaci, a Greenpeace e a tutti i movimenti che si oppongono alla follia del nucleare, a tutte le organizzazioni di volontariato che sono la vera struttura portante del Paese: senza di loro si fermerebbe in pochi giorni.
Ho forse dimenticato qualcuno e me ne scuso in anticipo." Buon Natale da Beppe Grillo. (www.beppegrillo.it)
Grandi o piccoli che siano, sempre conflitti d’interesse sono. Tutto il mondo è paese, insomma, nell’insolita gara a chi arraffa di più. Stavolta a finire con l’indice puntato contro di loro, sono i censori dell’Italia dei valori, tanto attenti a sottolineare le magagne del premier quanto generosi a glissare sulle proprie, per dir così, debolezze. Due pesi e due misure, quindi e l’ultimo caso è targato Torino.
Nel mirino Gianfranco Porqueddu, istriano di Pola, 67 anni, sposato con due figli. E un curriculum di tutto rispetto anche in fatto di cariche detenute e collezionate. Porqueddu, attualmente assessore provinciale allo Sport e vicepresidente del consiglio provinciale e consigliere nazionale del Coni in carica dal 2009 al 2012, è stato in passato anche consigliere comunale, assessore allo Sport e sindaco di Vinovo. Oltre che presidente regionale del Coni Piemonte dal marzo 2001 e consigliere nazionale del Coni dal marzo 2007, carica recentemente rinnovatagli.
Insomma Porqueddu ha fatto il pieno. Che indubbiamente sia titolato per ricoprire le cariche ottenute è un dato certo. L’ex sindaco e assessore a Vinovo è infatti laureato in Attività sportive all’università di Lione e docente universitario di educazione fisica oltre che docente di atletica leggera all’Isef e allenatore nazionale specialista Fidal. Insomma di sport ne mastica. Nulla da eccepire dunque per competenze, molte le perplessità invece sulla collezione di poltrone che ha fatto arrabbiare il Pdl provinciale.
È mai possibile che un partito che fa della propria arma di battaglia il conflitto di interesse non dia il buon esempio imponendo un limite di nomine ai propri esponenti, dicono al Popolo della libertà, rammaricati del fatto che nessuno sembri scandalizzarsi quando invece l’Idv lancia a ripetizione i propri strali contro il conflitto di interesse e faccia di esso la propria crociata di libertà democratica. (LA REDAZIONE - IL GIORNALE -)


Quando un articolo di un giornale diventa il classico esempio del nulla nel contenuto e per giunta firmato dalla redazione onde evitare una probabile querela al singolo.

martedì 22 dicembre 2009

Grillo 168 (www.beppegrillo.it)

La battuta del giorno

«Portatevi qualche maglione pesante, qualche panino in più e qualche bottiglia d'acqua. Perché può capitare che a causa del maltempo vada via la linea elettrica e che non ci sia il riscaldamento nelle carrozze». (Mauro Moretti amm. delegato di Ferrovie dello Stato)


In si fatto modo l'amministratore delegato delle Ferrovie dello Stato lo so fare anche io, e per la metà di quanto guadagna Moretti.
Gli anni zero ci stanno lasciando. E' una buona notizia! Sono iniziati con la bolla di Internet, poi l'attacco alle Torri Gemelle, le guerre in Afghanistan e in Iraq, gli attentati in tutta Europa, quindi lo Tsunami da un milione di vittime, il peggiore crack economico dal 1929. Terremoti devastanti, alluvioni e tornadi in tutto il pianeta. Lo scioglimento dei ghiacci. E' mancato solo l'impatto con un asteroide. Non ci siamo fatti mancare niente, neppure governanti del calibro di Putin e Bush. Se non ci siamo estinti in questi anni, allora c'è ancora una speranza di sopravvivenza per la nostra specie. Il prossimo decennio sarà comunque benedetto. Pensateci, chi sopravviverà agli anni 10 si sarà tolto dalle balle per motivi anagrafici Andreotti, Cossiga, Berlusconi, Napolitano e Gianni Letta. E' un ottimo motivo per affrontare il con il sorriso sulle labbra il decennio che verrà. (www.beppegrillo.it)

lunedì 21 dicembre 2009

Prove d'inciucio ?


Il ruolo da protagonista svolto da Fini dopo l'attentato del Duomo ha intrigato anche i sondaggisti e riservano sorprese i dati forniti da Swg sul gradimento delle posizioni espresse negli ultimi tempi dal co-fondatore del Pdl. La base elettorale non sempre è d’accordo con le posizioni "fuori spartito" di Fini, ma talvolta più della metà degli elettori lo appoggia. L’ex leader di An viene visto bene come capo del governo dal 47% degli elettori del Pdl e dall’82% degli elettori del Pd. Quando Fini contesta l’onnipotenza berlusconiana concordano con il presidente della Camera il 34% degli elettori di centrodestra e il 52% di quanti arrivano da An. In materia di voto agli immigrati, le opinioni finiane sono condivise dal 26% dell’elettorato di centrodestra (sorpresa: si sale al 45% tra gli ex aennini). Sull’indipendenza della magistratura e sulla sua difesa, concordano con il presidente della Camera il 58% degli elettori del Pdl. Ma il maggior livello di condivisione delle opinioni del leader ex An giunge quando dà degli «stronzi» ai razzisti. Condividono l’epiteto il 76% degli italiani e il 62% degli elettori di centrodestra. Dati che confermano che Fini non sta tradendo gli elettori che gli hanno dato fiducia e che si muove a suo agio nel solco della tradizione di una destra riformatrice e modernizzatrice. (SECOLO D' ITALIA)

Passaparola di Marco Travaglio (dal blog www.beppegrillo.it)

sabato 19 dicembre 2009

Marco Travaglio a teatro

video

(CORRIERE DELLA SERA)

Le parole sono pietre, pesano molto di più del modellino del Duomo. I lanciatori di pietre non hanno più nessun freno. I "servi di Silvio" indicano ogni giorno nuovi "terroristi mediatici" come bersagli da abbattere. Possiedono il 99% dell'informazione, sommando anche il Pdmenoelle, e si spaventano dei media. Incapaci assoluti, oltre che monopolisti. Il loro capo sta fuggendo in Svizzera (per farsi il lifting) come fece Mussolini nel 1945. Benito fu fermato a Dongo travestito da tedesco. "Colui che ama", travestito da mummia, passerà invece la frontiera, come hanno fatto in largo anticipo suoi danèe. Chissà se ritornerà? Lo aspettano i disoccupati, i precari, gli emarginati, i fratelli Graviano, Spatuzza, le toghe rosse, Travaglio, Mills, Kriptonite Di Pietro, Salvatore Borsellino, Genchi, il debito pubblico e il fallimento dello Stato. Tutti amanti appassionati. Ci sono milioni di persone rese schiave dai media che stanno per svegliarsi ad un tratto da un bel sogno d'amore. Schiavi che potrebbero trasformarsi presto in gladiatori moderni. Spartaco era un guerriero trace, fu ridotto in schiavitù e costretto a combattere da gladiatore. Si ribellò e il suo esercito di uomini liberi fu sconfitto dai soldi di Crasso (secondo la rivista economica Forbes, uno degli uomini più ricchi di ogni epoca con un patrimonio, valutato al 2008, di 170 miliardi di dollari). Crasso morì, anni dopo, costretto a bere oro fuso. Nulla di nuovo sotto il sole d'Italia, tranne l'esito del confronto. E' ovvio che questa volta vincerà la Rete, questione di tempo. Il MoVimento a Cinque Stelle ha per ora un suo "Non Statuto", un suo Programma, consiglieri comunali in molti capoluoghi di provincia e ha contribuito all'elezione di Sonia Alfano e Luigi De Magistris in Europa. La prossima settimana partiranno le iscrizioni on line, presto sarà attivo un sito del MoVimento e i candidati regionali per Lombardia, Veneto, Emilia Romagna, Piemonte e Campania si presenteranno sul sito. Loro, i nostri dipendenti (!?), ci vogliono schiavi, ma noi siamo i cittadini di una nuova democrazia in cui "ognuno conta uno". In Italia la democrazia non c'è mai stata, solo una sua pallida caricatura, è il tempo di provarci. "Nel 73 a.C. l'Italia romana era una foresta secca nel pieno della canicola estiva. Spartaco accese un fiammifero"(*). La Rete, nel 2009 dopo Cristo, è il nuovo Spartaco e l'incendio democratico è alle porte. Loro non si arrenderanno mai (ma gli conviene?). Noi neppure. (www.beppegrillo.it)

venerdì 18 dicembre 2009

Perchè non vado ad Annozero

Ieri ho ricevuto il cortese invito della redazione di Annozero a partecipare alla puntata di domani dedicata ai fatti di Milano. Ho altrettanto gentilmente risposto di no. E la ragione è una sola: la presenza in quel programma di Marco Travaglio. Penso infatti sia giunta l'ora in cui anche chi di noi non ha fatto del moralismo una professione debba cominciare a sollevare qualche pregiudiziale morale. E io ne ho molte nei confronti di Travaglio.
La prima è che si tratta di un sedicente combattente per la libertà di infomazione che sta facendo una campagna di stampa il cui obiettivo dichiarato è la chiusura di un giornale, quello che dirigo (lui pensa che sia possibile, abrogando solo per noi i contributi all'editoria). Trovo la cosa moralmente ributtante.
Del resto Travaglio è lo stesso cattivo maestro che, citando un suo sodale, ha scritto l'altro giorno sul blog di Grillo un elogio dell'odio: «Chi l'ha detto che non posso odiare un uomo politico? Chi l'ha detto che non posso augurarmi che il Creatore se lo porti via al più presto?». Con uno così non vorrei mai trovarmi nella stessa stanza.

Tutto ciò sempre ammesso che Travaglio sia davvero e ancora un giornalista, visto che si esercita ormai apertamente nella fiction, recitando da attore testi le cui fonti le sa solo lui, ma ciò nonostante la tv pubblica lo paga sempre come giornalista. Evitare ogni contatto è dunque anche questione di deontologia professionale. In più c'è un problema di civiltà; lui non è una persona civile, vive di insulti, come quello che ha rivolto ieri ai giornalisti di Speciale Tg1: «Chiunque ha avuto lo stomaco di vedere quella merda di trasmissione...».

Io non credo, come ha detto ieri Cicchitto a Montecitorio, che Travaglio sia un «terrorista mediatico», perché paura non ne fa a nessuno. Ma un parassita mediatico certamente lo è. E, per dirla con Togliatti, sarebbe bene che nessun destriero offrisse più a questa cimice ospitalità nella sua criniera. (ANTONIO POLITO - IL RIFORMISTA -)



Beh, prima o poi dovevamo attenderci questa presa di posizione dei cuginetti di Libero !

Nessuno tocchi il soldato Travaglio !

Marco Travaglio è un giornalista, sembra poco, invece, in Italia, è molto, moltissimo. Un giornalista libero che non vive dei contributi dello Stato, delle tasse di operai e impiegati. Come ad esempio fanno i mantenuti Ferrara del Foglio, Polito del Riformista e Belpietro di Libero. Travaglio è esile, non ha la scorta, scrive di fatti documentati. Se un centesimo degli scritti dei suoi libri fosse falso sarebbe in carcere da un decennio. Per poter continuare a scrivere ha dovuto fare un suo giornale, Il Fatto Quotidiano, che non è, come tutto il resto della stampa, a carico dei cittadini. Le grandi testate non lo hanno voluto. Fa il suo mestiere, informa. E questo in Italia non è tollerato.
Nel 2006 Anna Politkovskaja fu assassinata a Mosca. In Russia ai giornalisti liberi si spara. La Politkovskaja disse: "Certe volte, le persone pagano con la vita il fatto di dire ad alta voce ciò che pensano". Lei era diventata un bersaglio e pagò. Travaglio è oggi, a sua volta, un bersaglio di regime. Bruno Vespa ha intitolato Porta a Porta: "Di chi è la colpa?" puntando il dito su Travaglio di cui ha fatto vedere spezzoni inquietanti dell' ultimo Passaparola tratto da questo blog. E' Travaglio che ha armato moralmente lo psicolabile con il modellino del duomo di Milano? (... esaurito da giorni in tutta Milano, ci sono forse migliaia di psicolabili in giro che vogliono ripetere l'insano gesto?). Paolo Liguori, memore dei bei tempi di Lotta Continua, ha esternato: "Nelle parole di Travaglio non c'è un barlume di pietà né di amore. Queste parole possono istigare alla violenza". Nel programma "Pomeriggio 5" in onda su Canale 5, lo psichiatra Alessandro Meluzzi ha un lapsus: "Ci sono lanciatori di pietre. Come si chiama questo personaggio? Tartaglia, Travaglio. Sì, Tartaglia."
Fabrizio Cicchitto, capogruppo del Partito dell'Amore ha detto alla Camera: "A condurre questa campagna (di odio nei confronti di Berlusconi, ndr) è un network composto da un gruppo editoriale Repubblica-espresso, quel mattinale delle procure che è Il Fatto, da una trasmissione condotta da Santoro e da un terrorista mediatico di nome Travaglio". La tessera P2 2232 Cicchitto ha poi invitato i deputati del Partito dell'Amore a non assistere all'intervento di Di Pietro. La scena dei deputati del Pdl. "nominati" (e non eletti dai cittadini) dal piduista Berlusconi, in fila indiana dietro al piduista Cicchitto per uscire dal Parlamento, come scolaretti dietro al Gran Maestro, rimarrà nella Storia della Repubblica. Mai così in basso.
La P2 regna e informa. Ha scelto un bersaglio: Travaglio, che non può distruggere con la diffamazione o comprare, ma solo abbattere. Dietro Travaglio c'è però la Rete, ci sono milioni di italiani. Se dovesse succedergli qualcosa, anche se dovesse colpirlo un fulmine dal cielo, qualcuno dovrà renderne conto. Loro non si arrenderanno mai (ma gli conviene?). Noi neppure. (www.beppegrillo.it)
ROMA - Un flacone di 'Valium' avvolto in un biglietto di auguri di Buon Natale. E questo il regalo che il presidente della Camera Gianfranco Fini ha inviato ieri al direttore de "Il Giornalé Vittorio Feltri secondo quanto riferisce la 'Velina Rossa' di Pasquale Laurito. Significativo anche il messaggio: "Egregio Direttore, per festività 'serene' senza ossessioni e allucinazioni". Firmato: Gianfranco Fini. Gli auguri sono stati inviati ieri dopo che su "Il Giornale" era comparso un editoriale di Feltri che sosteneva che con l'aggressione di Milano a Berlusconi era crollato il piano del ribaltone di Fini. Da ciò l'invio del flacone del noto tranquillante con annesso biglietto di auguri.

"Il Valium? Mi sembra una bella trovata: accetto il regalo con divertimento. E mi ripropongo di regalare a Fini del vino bianco, perché il rosso gli annebbia le idee, come abbiamo notato negli ultimi tempi": con questo spirito Vittorio Feltri, direttore del Giornale, commenta il dono ricevuto ieri dal presidente della Camera, un flacone di Valium avvolto in un biglietto di auguri di Buon Natale. "Un regalo per Berlusconi? Di solito - spiega Feltri - non regalo mai niente a nessun politico, a meno che non ci sia un'occasione divertente. Qualche anno fa gli regalai una sveglia, perché qualche giorno prima avevo titolato 'Sveglia, Berlusconi!. Se poi mi fa un regalo lui, lo gradiro'".

L'ATTACCO DEL DIRETTORE DE 'IL GIORNALE'

"Avere un Fini che rema contro non é più una risorsa per il Pdl, ma un problema. Da risolvere in fretta". Il direttore de "Il Giornale" Vittorio Feltri risponde così su "Il Giornale" di oggi ad una lettera aperta del deputato del Pdl Amedeo Laboccetta nella quale il parlamentare sosteneva che non sarebbe in vista nessun divorzio tra Fini e Berlusconi visto che Fini non è "un nemico" del Cavaliere ed è "uno che non tradisce". "Nella testa di Fini - ribatte Feltri - è successo qualcosa che ha trasformato l'uomo e lo ha reso distante dal partito a cui appartiene". (ANSA)


Se dico che per Feltri non basta solo il Valium sono un terrorista ?


VARSAVIA - Svitata da un lato e strappata dall'altro. Così è stato rubata l'insegna in ferro battuto, tragicamente celebre, che reca la scritta "Arbeit macht frei" ("Il lavoro rende liberi"), che campeggiava al di sopra del cancello di ingresso del campo di sterminio nazista di Auschwitz-Birkenau, nel sud della Polonia.

Ladri professionisti. Il furto, compiuto - come riferisce la polizia polacca - fra le tre e le cinque della scorsa notte, non sembra essere una semplice bravata: i ladri hanno infatti reciso il filo spinato che costeggia la rete che delimita il campo, un'operazione quindi complessa che solo dei "professionisti" avrebbero potuto compiere. I ladri sembravano essere a conoscenza anche della posizione delle telecamere di sorveglianza.

L'iscrizione. "Si tratta del primo caso così grave di furto in questo luogo - spiega un portavoce del museo di Auschwitz, Jeroslaw Mensfeld - è una profanazione vergognosa nel luogo in cui oltre un milione di persone sono state assassinate". L'iscrizione in ferro battuto, costruita dagli stessi prigionieri e installata nel 1940, non era difficile da staccare, ha precisato Mensfeld, "ma bisognava saperlo". Di notte, il campo è chiuso e sorvegliato da vigilantes. Ora all'esame degli inquirenti ci sono anche videoriprese della notte, intorno e dentro il sito.

Il campo. Tra il 1940 e il 1945, nel campo di Auschwitz-Birchenau i nazisti sterminarono oltre un milione di persone, di cui un milione di ebrei. Fra le altre vittime, soprattutto polacchi non ebrei, rom e prigionieri di guerra sovietici. Le autorità del museo hanno già provveduto a installare all'ingresso del campo una copia della scritta, realizzata in occasione di un periodo di restauro dell'originale, divenuto in tutto il mondo il triste simbolo dell'Olocausto.

Peres "profondamente scioccato". Il presidente di Israele, Shimon Peres, si è detto "profondamente scioccato" per il furto. "L'iscrizione ha un profondo significato per gli ebrei come per i non ebrei come simbolo dell'oltre milione di vite perite a Auschwitz", ha dichiarato nel corso di un incontro speciale con il primo ministro polacco, Donald Tusk, a margine del summit sul clima a Ccopenaghen. "Lo stato di Israele e la comunità ebraica internazionale vi chiedono di fare tutto il possibile per trovare i criminali e rimettere l'iscrizione al suo posto".

La donazione. Proprio ieri il governo tedesco aveva annunciato di essere pronto a una donazione di 60 milioni di euro per la manutenzione dell'ex lager. Una cifra che rappresenta la metà del denaro necessario a preservare quel che resta delle baracche e delle camere a gas del più noto dei campi di concentramento nazista. Alla fine della guerra, oltre 200 ettari del campo furono trasformati in museo, visitato ogni anno da centinaia di migliaia di persone. Ma i proventi dei biglietti non sono sufficienti a mantenere il grande sito, con i suoi 155 edifici, le 300 strutture in rovina e centinaia di migliaia di reperti, in gran parte effetti personali dei prigionieri. Non mancano iniziative di sostegno che coinvolgono i visitatori, come la richiesta di un'offerta spontanea dal titolo "Compra un mattone".

L'appello. Quanto alla donazione della Germania, Mensfelt l'ha definita "enorme", ed ha auspicato che anche altri paesi possano seguire l'esempio con altri contributi in risposta all'appello lanciato dal governo polacco. Il ministro degli Esteri tedesco, Guido Westerwelle, ha detto che la donazione di Berlino rispecchia la "responsabilità storica" dei tedeschi. Per il momento, anche la Gran Bretagna ha dato la sua disponibilità. (REPUBBLICA)

giovedì 17 dicembre 2009

Quelli che predicano l'amore

"D'ora in poi deve essere chiara una cosa, chiunque definisce tirannide o regime fascista il governo di Berlusconi si assume la responsabilità politica e civile di mandante morale delle aggressioni subìte da Berlusconi e di ogni altro eventuale attentato". (MARCELLO VENEZIANI - IL GIORNALE -)



Questo ci sta gentilmente porgendo il bavaglio !!!!
Il Male è tornato, altro che Grande Fratello. È il web il nuovo nemico, da abbattere perché irriverente verso il premier. Soprattutto è Facebook che è più pericoloso dei gruppi degli anni '70. Ne è sicuro il presidente del Senato, Renato Schifani: «Si leggono dei veri e propri inni all'istigazione alla violenza. Negli anni 70, che pure furono pericolosi, non c'erano questi momenti aggregativi che ci sono su questi siti. Così si rischia di autoalimentare l'odio che alligna in alcune frange». Durante la cerimonia di auguri a Palazzo Giustiniani la seconda carica dello Stato esprime permetta sintonia con il ministro dell'Interno, Roberto Maroni, di voler usare una legge e non un decreto per mettere ordine nel web. «Una cosa è certa - sottolinea - qualcosa va fatto perché non si può accettare che si pubblichino istigazioni all'odio violento».



Proprio su Facebook si concentra un'indagine che verrà presentata domani a Pisa nell'ambito del Convegno «La società degli adolescenti- abitudini e stili di vita » presso l'Auditorium del Centro Polifunzionale Maccarone e che la Società Italiana di Pediatria realizza dal 1997, si evince che l'uso del Pc ed in particolare di Internet, è cresciuto, dal 2000 ad oggi, in modo costante e netto.
Su facebook, fenomeno dell'anno, ha già la propria scheda oltre il 50% degli adolescenti (53% delle femmine) e un ulteriore 17% dichiara di essere in procinto di iscriversi. (L'UNITA')

La verità di Genchi sulla nascita di Forza Italia (dal blog www.beppegrillo.it)

mercoledì 16 dicembre 2009

Puntualizzando subito che anche il Blog dell' Opinione condanna la violenza subita dal premier, gradirebbe però (vana illusione) che in tv e nei commenti dei politici del PDL, si smettesse di mostrare foto come questa o sentir dire - Gli Italiani sono con il governo del fare e dei fatti -. Si dica invece che la maggior parte degli Italiani è con loro e ama Berlusconi, mentre un'altra, seppur minoritaria, non lo è e non ama Berlusconi ! Con buona pace del valletto Capezzone.
Sono del tutto ingiustificati gli allarmi per l’annunciato decreto Maroni contro il dissenso nelle piazze e sulla Rete.
Anzitutto perché il ministro dell’Interno è un noto libertario che detesta le repressioni, anzi ha proprio il dente avvelenato con la Polizia, come si legge nella sentenza della Cassazione che lo condanna a 4 mesi e 20 giorni per resistenza e oltraggio a pubblico ufficiale, per aver ingaggiato un parapiglia con gli agenti che nel 1996 perquisivano la sede della Lega Nord.
Il piccolo Bobo finì in ospedale col naso rotto (anche lui), non prima di aver azzannato la caviglia di un poliziotto. Di qui la nomina a ministro dell’Interno, per competenza gastronomica in fatto di polizia.

Ma chi teme una svolta repressiva può stare sereno anche perché abbiamo alla Camera un formidabile difensore della democrazia, furibondo col ministro dell’Interno che vuole limitare "le manifestazioni pubbliche".
Esprime "profonda insoddisfazione per la risposta del ministro" che “potrebbe determinare la chiusura del confronto democratico", "accumula tensione a tensione" e ”provoca un braccio di ferro, un susseguirsi di sfide e controsfide… Non è certo con questi provvedimenti che si affronta la gravità dell’ordine pubblico. Anzi, in questo modo si accentuano gli elementi negativi”.
"Non posso – prosegue il descamisado – non contestare le direttive impartite alle forze dell’ordine: un preventivo attacco contro chiunque si avvicinasse alla piazza, da cui sono derivate aggressioni a cittadini per nulla organizzati né violenti, che a loro volta hanno innescato un meccanismo pericoloso, grave e drammatico...E’ la direttiva alle forze dell’ordine che va nettamente contestata e condannata”.
Il disegno, secondo il nostro tupamaro, è chiaro: "Da parte di ben determinati settori del potere si investono le forze dell’ordine cercando di determinare uno spostamento a destra, un riflusso verso una tendenza al rancore e allo scontro con i manifestanti…Un disegno di provocazione e rottura presente in settori politici della maggioranza" che "ci auguriamo sia solo un errore e non un disegno premeditato del governo. Da un lato è necessario un confronto parlamentare sulla questione e chiediamo il ritiro del decreto; dall’altro le forze democratiche giovanili debbono comprendere a quale pericolo di scontri e a quali trappole sono di fronte" per "sconfiggere il tentativo repressivo… in cui a repressione si aggiunge repressione… per spostare a destra l’opinione pubblica".
Il nostro paladino chiama a raccolta tutte "le forze non violente e democratiche" contro le "procedure del governo che ci lasciano sgomenti", un autentico "tentativo di repressione indiscriminata" che può portare a "situazioni ancor più gravi" e richiede "uno sforzo da parte di un ampio arco di forze democratiche".
E’ in atto – denuncia – "uno sgretolamento dello Stato o un tentativo diretto a cambiare il volto dello stesso Stato uscito dalla resistenza, per edificarne uno che intrecci incapacità, disfacimento e repressione".
A parlare così alla Camera è l’on. Fabrizio Cicchitto.

Purtroppo non ieri, ma il 13 maggio 1977 all’indomani della morte di Giorgiana Masi in una manifestazione radicale non autorizzata dal Viminale. Il governo era l’Andreotti III. Il ministro dell’Interno era Cossiga. E Cicchitto era deputato dell’estrema sinistra socialista, tre anni prima di incappucciarsi chez Licio, tessera P2 numero 2232.
Quando il suo nome fu trovato nelle liste, Fortebraccio immaginò un dialogo fra Lenin e Marx nei Campi Elisi. "Compagno Marx, ti vedo triste e pensoso, che ti è successo?". "Compagno Lenin, ho avuto cattive notizie dalla terra: il compagno Cicchitto non ci vuole più bene".
Ma noi sappiamo che, sotto quel cappuccio, batte sempre il cuore di un sincero democratico. Grazie, compagno Cick, difendici tu. (MARCO TRAVAGLIO - IL FATTO QUOTIDIANO -)
Contro Marco Travaglio è in atto un'aggressione violenta. A un cenno del capogruppo Pdl alla Camera, il piduista Fabrizio Cicchitto, che nel compilare la lista nera comprendente il Fatto, Santoro e il gruppo Repubblica-Espresso, lo ha definito "terrorista mediatico", subito si è scatenata la canea televisiva. Da Porta a Porta, a Canale 5, a Omnibus il pestaggio di Marco si è sviluppato attraverso la falsificazione e la manipolazione di sue dichiarazioni rese dopo il ferimento di Berlusconi a Milano, in totale assenza di contraddittorio o con interventi tardivi quando ormai la scientifica azione diffamatoria era irrimediabile. I diffamatori e i picchiatori a libro paga sappiano che risponderemo colpo su colpo. A difesa della persona di Marco Travaglio a cui tutti i giornalisti del Fatto ribadiscono la loro più totale e affettuosa solidarietà. A difesa del suo diritto di fare giornalismo. A difesa dell'informazione e della democrazia di questo Paese, mai come oggi messa in pericolo dall'assalto dei nuovi squadristi. (ANTONIO PADELLARO - IL FATTO QUOTIDIANO -)
Facendosi vilmente scudo dell’immunità di casta, l’on. Cicchitto ha accusato Marco Travaglio, uno dei rari giornalisti-giornalisti ancora in piedi in questo paese, di essere un “terrorista mediatico”, e uno dei mandanti morali, insieme a “Il Fatto Quotidiano” e l’intero gruppo Repubblica-Espresso, dell’aggressione di uno psicolabile a Berlusconi.

Con queste ignobili accuse il disonorevole Cicchitto ha fatto compiere alla maggioranza del malgoverno un ulteriore passo nell’imbarbarimento della lotta politica e nella campagna di odio contro la Costituzione repubblicana, le sue istituzioni, i cittadini che la difendono.

Se ci abbassassimo alla mostruosa illogica del disonorevole Cicchitto, dovremmo accusarlo di “terrorismo parlamentare”. Cosa che non faremo. Il suo è solo piduismo, dispiegato e di regime.

Siamo certi che chi nella maggioranza ha ancora un residuo di rispetto per i valori della democrazia liberale stigmatizzerà “senza se e senza ma” l’inqualificabile gesto che ha disonorato il parlamento italiano. Il resto è complicità. (PAOLO FLORES d' ARCAIS - MICROMEGA -)

martedì 15 dicembre 2009

Il terribile Di Pietro si è presentato in aula a Montecitorio. Al suo apparire i deputati del Pdl sono usciti in massa. Kriptonite non poteva essere sopportato oltre da chi ha salvato Cosentino dal carcere, dispone al suo interno di un plotone di condannati in via definitiva e/o sotto inchiesta e ha approvato lo Scudo Fiscale per il rientro dei capitali mafiosi. Chi ha armato la mano di Tartaglia? Di Pietro! Chi gli ha suggerito potenza e angolazione di tiro sulle gengive? Di Pietro! Chi istiga alla violenza di piazza? Di Pietro! Chi non va in ospedale a visitare colui che ama? Di Pietro! Chi ha suggerito l'arma di distruzione del Duomo con la madonnina di punta e di tacco? Sempre lui, l'orco della Camera. Ma chi era responsabile delle forze dell'ordine che non hanno protetto Berlusconi? Di Pietro? No, Maroni, ministro dell'Interno! Forse, sotto, sotto, si era messo d'accordo con Di Pietro, ma il Pdl ha comunque fatto blocco. Quando ha parlato Zanna Bianca è rimasto a Montecitorio, compatto, ad applaudire. (www.beppegrillo.it)


ROMA - Giovedì il Consiglio dei ministri esaminerà nuove, più rigide norme sulle manifestazioni e su internet. Lo ha annunciato il ministro degli Interni Roberto Maroni, parlando di "misure più adeguate e urgenti" per cui è ipotizzabile che il governo agisca per decreto. Il titolare del Viminale ha anche fatto sapere che l'esecutivo sta valutando la possibilità di estendere alle dimostrazioni pubbliche le norme contro la violenza negli stadi.

"Sono misure che stiamo valutando - ha detto Maroni in Transatlantico - per garantire ai cittadini e a chi ha compiti istituzionali di poter svolgere tranquillamente la propria azione". Ma il ministro non è sceso nei particolari: "Ho detto che sono allo studio misure ma non ho intenzione di dire quali: lo dirò prima al Consiglio dei Ministri, essendo misure delicate, che riguardano terreni delicati come la libertà di espressione sul web e quella di manifestazione, ancorchè in luoghi aperti, pubblici". Secondo Maroni è in ogni caso necessario "trovare un equilibrio tra la libertà di manifestazione del proprio pensiero in campagna elettorale e quella di manifestare la propria critica. Tutte queste sono norme che stiamo valutando, per vedere se servono e cosa serve alla luce di quanto sta accadendo in questi giorni".

In precedenza, in un intervento alla Camera, Maroni aveva fatto riferimento alla polemica nata per la rpesenza in rete di siti inneggiati all'aggressore di Berlusconi: "Valuteremo soluzioni idonee da presentare al prossimo consiglio dei ministri" per consentire "l'oscuramento dei siti che diffondono messaggi di vera e propria istigazione a delinquere". E aveva aggiunto: "Nel rispetto di chi usa i social network con finalità pacifiche, il governo sta facendo approfondimenti tecnici per una legislazione per contrastare in modo più efficace episodi di violenza nelle manifestazioni pubbliche" nel rispetto delle norme vigenti e sulla "falsariga" di quelle adottate per prevenire la violenza negli stadi". Maroni ha detto di "accogliere l'invito del presidente della repubblica, giorgio napolitano, perchè si fermi la pericolosa esasperazione della polemica politica e si torni a un civile confronto tra le parti".

Nella discussione in aula la posizione di Maroni è stata contestata da Casini. "Guai a promuovere provvedimenti illiberali", ha affermato il laeder dell'Udc: "Le leggi esistenti già consentono di punire le violazioni. Negli Usa Obama riceve intimidazioni continue su Internet, ma a nessuno viene in mente di censurare la Rete". (REPUBBLICA)

Quella lince del ministro Maroni, allineandosi allo straparlare della sua maggioranza, invece di avviare un' inchiesta sulle forze dell'ordine e la scorta del premier, che molto probabilmente avrebbero scongiurato il gesto violento se solo avessero alzato di poco la testa in quanto quel pazzo ha consumato un pò di tempo nel prendere la mira come hanno dimostrato le immagini, decide di usare la scure sulla rete ! I colpevoli siamo noi che scriviamo sui blog, facebook e altro ! La nostra sicurezza e quella del premier è in buone mani !

Questa mattina alla Camera il capogruppo del Pdl, Fabrizio Cicchitto, ha indicato Il Fatto Quotidano e Marco Travaglio come mandanti morali della vile aggressione a Silvio Berlusconi da parte dello psicolabile Massimo Tartaglia.
Cicchitto ha detto : "La mano di chi ha aggredito Berlusconi è stata armata da una spietata campagna di odio: ognuno si assuma la propria responsabilità". Poi ha aggiunto: "A condurre questa campagna è un network composto dal gruppo editoriale Repubblica-L'Espresso, dal mattinale delle procure Il Fatto, dalla trasmissione di Santoro Annozero e da quel terrorista mediatico di nome Travaglio". Deve essere chiaro a tutti che da questo momento i giornalisti de Il Fatto Quotidiano, come le altre persone elencate da Cicchitto, sono a rischio. Le parole durissime di questo importante esponente del partito di maggioranza relativa ci mettono tutti nel mirino. Non siamo però eccessivamente preoccupati. Sappiamo che il Paese è migliore di chi lo rappresenta in Parlamento non perché eletto dai cittadini, ma perché nominato dal principe di turno. Tra la stragrande maggioranza degli italiani, siano essi di destra o di sinistra, il "clima d'odio" evocato dai nostri piccolissimi politici per il loro misero tornaconto elettorale, non c'è. E quella che Cicchitto definisce una "campagna" è in realtà la semplice cronaca di fatti. Quella cronaca che, come giornalisti, abbiamo il dovere di fare. E che, qualunque cosa accada, continueremo a fare. (PETER GOMEZ - IL FATTO QUOTIDIANO -)



Pubblico il video del mio intervento di oggi alla Camera dei Deputati. (www.antoniodipietro.it)

sabato 12 dicembre 2009

Credo che questo ometto non sia mai stato in sè, col tempo la sua follia si è trasformata in arte circense con il risultato che il mondo si diverte.

venerdì 11 dicembre 2009

Il velino Daniele

Se fosse una donna, Daniele Capezzone, sarebbe una «fighetta». Una di quelle tipine narcise e nervose, scosse da un tumulto di spasmi somatici. Una bellina e dimenticabile, costretta a stropicciare le palpebre, inarcare le sopracciglia, chiudere gli occhi e subito dopo spalancarli per mimare una qualche attività cerebrale. Nessuno se la filerebbe poiché la donna, se è un po’ mignotta e parecchio petulante, pur se carina, viene emarginata (semmai stuprata ed emarginata). Essendo uomo, al contrario, ricopre posizioni di prestigio, in qualsiasi campo (anche avverso). Al momento le sue doti più spiccate, agilità e coerenza, gli consentono di portare, non senza una certa atletica libidine, la Voce dell’ultimo partito prescelto, quello delle libertà. Per età, statura (non morale, materiale) e attitudine all’affettività mercenaria (meretricio) potrebbe aspirare ad un posto da “velino”. (LIDIA RAVERA - L' UNITA' -)
Chissà che aspettano i diversamente concordi del Pd per urlare alto e forte chi è Silvio Berlusconi. Forse aspettano che li faccia arrestare a uno a uno, modello Putin o Lukashenko. Fino a quel momento, dialogo e prudenza. Si pensava, anni fa, che bastasse la Telekom Serbia, quando il Pdl costruì una commissione parlamentare per fabbricare a tavolino tangenti immaginarie da Milosevic a Prodi, Fassino e Dini sui leggendari conti Mortadella, Cigogna e Ranocchio. Niente da fare: dialogo e prudenza. Ora si scopre che Berlusconi ricevette in dono per Natale 2005 l’intercettazione segretata Fassino-Consorte (“Abbiamo una banca?”) e una settimana dopo il suo Giornale la sbattè in prima pagina avviando la campagna elettorale. Non male per l’ometto di Stato che tuona da 15 anni contro le fughe di notizie, brandisce la privacy e il “segreto istruttorio”, vuole abolire le intercettazioni (tranne quelle degli altri). Basterà a far insorgere i diversamente concordi? Ma no che non basta. Al loro posto i berluscones avrebbero già tirato giù il governo, l’Ue, e forse anche l’Onu. Invece, dal fronte pidino, è tutto un pigolare distinguo fra se, ma, però, magari, forse, avrebbe, eventualmente, se fosse confermato... Dialogo e prudenza. La scena ricorda quella del rag. Ugo Fantozzi pestato a sangue da una gang di teppisti che sventrano pure la Bianchina e, fra un ceffone e una testata, prima di perdere i sensi esala: “Badi, signore, che se osa alzare la voce con me...”.

Ogni giorno la cronaca sforna tre-quattro assist, a beneficio di un’eventuale opposizione: tutte palle alzate in attesa di qualcuno addetto alla schiacciata. Impresa titanica per il Pd, notoriamente acronimo di Per Disperazione. Ieri il Corriere pubblicava un commento di Salvatore Bragantini sulla mega-fideiussione prossimamente emessa da Intesa Sanpaolo per garantire il debito di Berlusconi & Fininvest verso De Benedetti per avergli fregato la Mondadori con una sentenza comprata da Previti (una cosina da 750 milioni): “Immaginiamo se Obama convocasse a Washington il gotha bancario Usa per garantire un suo debito personale: non sarebbe concepibile”. Anche perché in America l’opposizione c’è. E anche perché in America porcherie come l’operazione Alitalia, pilotata da Intesa Sanpaolo, finiscono in tribunale.

Sempre ieri La Stampa raccontava come Previti abbia appena staccato un assegno da 17 milioni per evitare un processo per riciclaggio e chiudere il contenzioso con la stessa Intesa Sanpaolo, proprietaria dell’Imi a suo tempo derubata di 1000 miliardi di lire dalla famiglia Rovelli grazie a un’altra sentenza comprata dalla premiata ditta Previti & C. Naturalmente i 17 milioni, secondo La Stampa, han fatto il giro del mondo fra le Bahamas e il Liechtenstein, nella migliore tradizione del nostro centrodestra off shore. Stiamo parlando di un soggettino che Berlusconi portò al governo nel ‘94 e in Parlamento nel ‘94, nel ‘96, nel 2001 e nel 2006: lo voleva addirittura ministro della Giustizia e solo grazie alla vista aguzza di Scalfaro, molto fisionomista, fu dirottato alla Difesa. A questo punto anche l’opposizione del Madagascar o dell’isola di Pasqua, con tutto il rispetto, chiederebbe conto al premier di questa vergogna a cielo aperto e, appena ciarla di complotti giudiziari e toghe rosse, lo incalzerebbe con qualche domandina semplice semplice. Scusi, ometto, ma se era tutto un complotto, perché Previti ha restituito 17 milioni sull’unghia? E ora che aspetta a chiedere scusa a Stefania Ariosto, ai pm di Mani Pulite e ai giudici di primo, secondo e terzo grado che condannarono il suo amico corruttore di giudici ed evasore fiscale e che lei e i suoi house organ avete diffamato e calunniato per 13 anni? Ancora una cosa, ometto: se i complotti ai suoi danni sono tutti come quelli che han colpito Previti, non sarà per caso colpevole anche lei? Infatti i diversamente concordi queste domande non le fanno. Mica siamo in Madagascar o nell' isola di Pasqua. (MARCO TRAVAGLIO - IL FATTO QUOTIDIANO -)


Pubblico il video ed il testo del mio intervento durante la manifestazione della Cgil e dei lavoratori che si è svolta oggi a Roma. Berlusconi è come un caudillo sudamericano che pensa che le istituzioni siano sue proprietà. Se il governo continua ad essere sordo ai bisogni dei cittadini, si rischia di andare allo scontro di piazza.

Testo dell'intervento

E' l'ultimo appello che la società civile, il mondo del lavoro e della disoccupazione lancia alla Presidenza del Consiglio perché si occupi del Paese. Siamo molto preoccupati, la gente è esasperata, ogni giorno Roma è piena di manifestanti, ancora oggi siamo in tantissimi, per dire basta. Con l'ottimismo della speranza ci auguriamo che Berlusconi lasci il governo al più presto, prima che le manifestazioni si trasformino in rivolta. (www.antoniodipietro.it)

giovedì 10 dicembre 2009

Grillo 168 (www.beppegrillo.it)

BONN - «Permettetemi di parlare un secondo del mio Paese». Silvio Berlusconi coglie l'occasione del suo intervento davanti alla platea del congresso del Ppe a Bonn per ripercorrere i temi prediletti: i giudici che si sono sostituiti al Parlamento, la sinistra allo sbando, la maggioranza coesa e il premier «super forte e con le palle». Non una breve digressione, ma un nuovo duro attacco alla magistratura, alla Consulta e al presidente della Repubblica. E l'annuncio di voler mettere mano alla Carta costituzionale. Parole che hanno scatenato la reazione non solo dell'opposizione, ma anche del presidente della Camera Fini («Berlusconi chiarisca il suo pensiero») e del presidente Napolitano, che in una durissima nota ufficiale parla di «violento attacco contro fondamentali istituzioni di garanzia».
PARTITO DEI GIUDICI - Davanti ai delegati del Ppe Berlusconi parla di una fase in cui «la sovranità sta passando al partito dei giudici. Il Parlamento fa le leggi, ma se queste non piacciono al partito dei giudici questo si rivolge alla Corte Costituzionale e la Corte abroga la legge - spiega il premier -. Stiamo lavorando per cambiare questa situazione anche attraverso una riforma della Costituzione». La Consulta, attacca, «da organo di garanzia si è trasformata in organo politico. Abrogando il Lodo Alfano he praticamente ha detto ai pubblici accusatori: riprendete la caccia all'uomo nei confronti del primo ministro». E una delle cause di questo, dice, è che «abbiamo avuto purtroppo tre presidenti della Repubblica consecutivi tutti di sinistra».
SINISTRA ALLO SBANDO - Quindi il Cavaliere snocciola i suoi numeri: «Sono stato investito da una serie di 103 procedimenti, 913 giudici si sono interessati di me, 587 visite della polizia giudiziaria e della Guardia di finanza, 2520 udienze: credo che sia il record universale della storia, ma sono stato sempre assolto perché per fortuna è solo una parte dei giudici che sta con la sinistra, mentre i giudici soprattutto del secondo e terzo livello sono giudici veri come negli altri Paesi». «In Italia - prosegue - non c'è l'immunità parlamentare, in Italia i pm non dipendono dal governo e si è formato nella sinistra un partito dei giudici, non riuscendo la sinistra che è divisa e allo sbando, ad avere ragione attraverso la politica, cerca di avere ragione del centrodestra attraverso i processi».

«IO FORTE CON LE PALLE» - Come di consueto, il premier ha anche parlato di se stesso: «Abbiamo una maggioranza coesa e forte e un premier super. C'è una sinistra che ha attaccato il presidente del Consiglio su tutti i fronti inventandosi delle calunnie su tutti i fronti, ma chi crede in me è ancora più convinto. Tutti si dicono: "dove si trova uno forte e duro con le palle come Silvio Berlusconi?"». (CORRIERE DELLA SERA)


Così parlò il ducetto di Arcore.

mercoledì 9 dicembre 2009

Un'altra baruffa tra giudici e politici. Stavolta la miccia l'accende il ministro per la Giustizia Alfano, che punta l'indice contro una certa magistratura. Quella che alla toga e all'aula di tribunale preferisce micorofoni e studi televisivi. Durante una conferenza stampa al Senato, insieme col ministro dell'Interno Maroni e ai leader del Pdl per illustrare i risultati del governo Berlusconi nella lotta alla criminalità organizzata, Alfano sollecita i magistrati a stare lontani dalla ribalta dei mass media: «Lavorando di più in procura e senza le luci delle telecamere si arresta qualche latitante in più, con qualche convegno in meno e qualche latitante in più si fa il bene del Paese». Una proposta cui si sente di rispondere il procuratore di Napoli Giovandomenico Lepore: «Per quanto mi riguarda contano i risultati che sta producendo la procura, soprattutto negli ultimi tempi. In tv non ci vado proprio, sono rimasto ancora alla radio».

Il ministro continua: "Procure vuote? Colpa dell'Anm". Se le procure sono sguarnite e rischiano la paralisi, in parte è anche colpa dell'Anm che non ha dato alcuna pubblicità alle incentivazioni offerte dal governo per convincere i magistrati a chiedere l'assegnazione alle cosiddette "sedi disagiate". "Il governo è stato lasciato solo", dice Alfano. "Anm non l'ha aiutato". "Abbiamo stanziato 5 milioni - aveva già detto Alfano qualche giorno fa - per gli incentivi ai magistrati che scelgono queste sedi. Serve uno slancio etico, un atto d'amore nei confronti del Paese. Ci sono dei mosti meravigliosi come Sciacca, che ha un ufficio con un bellissimo scorcio sul mare - ha scherzato il Guardasigilli - molte sedi in Calabria e qualcuna anche al nord. Il Governo sarà vicino ai magistrati che faranno questa scelta".

Anm: "Infondate le accuse". Ma Anm non ci sta: "Avevamo avvertito già l'estate scorsa che vietare ai magistrati di prima nomina l'assegnazione alle sedi disagiate avrebbe creato grossi problemi. Le parole del ministro sulla mancata collaborazione di Anm - dicono Luca Palamara e Giuseppe Cascini, presidente e segretario dell'associazione - non corrispondono la vero". Anche se il ministro ribadisce che non tornerà sui sui passi ("il divieto ai neo magistrati ha cancellato il nonnismo giudiziario", è il parere del Guardasigilli), per risolvere la crisi, Anm suggerisce che il divieto imposto alle giovane toghe deve essere sospeso "almeno temporaneamente". (LIBERO)


Se mi permettete la battuta, ritengo che il ministro abbia ragione, i magistrati devono lavorare di più ! Ma quando lo fanno poi non etichettiamoli "comunisti" se nelle loro carte spunta il nome di mister B. !


Ipercinetica, atletica, documentatissima. Deputata insuperabile. A Londra, alla direzione centrale del Guinness World Records Ltd, non trovano parole: nessun parlamentare in nessuno Stato del mondo è riuscito ad eguagliare quel che resterà un primato davvero fantastico. Gabriella Carlucci, berlusconiana della prima ora, ha sottoscritto in un solo giorno duecentoquarantuno disegni di legge.

E' accaduto martedì 24 novembre nella seduta numero 251 di questa produttivissima legislatura. La Carlucci, alle prime ore del giorno, si è presentata in aula e ha atteso il suo turno avendo ben chiara la performance che l'avrebbe resa protagonista del record mondiale. Le decine di testi di legge illustravano in maniera particolareggiata quasi ogni antro dello scibile umano. Che lei dominava. Un'altra sua dote è infatti la dedizione assoluta, la ricerca della perfezione. Alle Iene che l'anno scorso registrarono un suo ritardo a una seduta della commissione Infanzia, Gabriella, stizzita, rispose: "Devo studiare, devo leggere... mi devo preparare, mica posso scrivere delle stronzate?".

Figurarsi dunque la legittima ansia davanti alla mostruosa mole di leggi che da quel memorabile martedì recano anche la sua firma. Ogni antro dello scibile abbiamo detto. E' così. Anzi, ecco una breve sintesi dei temi messi a fuoco: tutela della maternità, fiscalità di vantaggio, accelerazione negli avvii imprenditoriali, riordino delle carriere delle forze di polizia, prelievo coattivo di materiale biologico, beni confiscati ai mafiosi, immigrazione clandestina, iva sui pneumatici ricostruiti, regolamentazione dei materiali gemmologici. Di tutto, di tutto. E davvero di più.

L'attività, prima che intellettuale, è parsa notevole anche da un punto di vista fisico tanto che un fisioterapista, a commento della prova politica, avvertiva tutto l'interesse per i risultati delle cointeressenze atletiche di quello sforzo. Si paventavano addirittura i prodromi di una tipica sindrome del tunnel carpale. Il ritmo delle sottoscrizioni, una legge e una firma ogni due minuti per otto ore di fila senza pausa pranzo, va da sé, sarebbe stato in grado di stressare seriamente il suo corpo, peraltro ben allenato in anni di esibizioni televisive no limits (si è anche lanciata nel fuoco e ha provato il brivido del salto dalla gru con elastico alla caviglia).

Con una sola sottoscrizione l'onorevole Carlucci ha invece potuto aderire ai 241 disegni di legge e allontanare le paure sul suo stato di forma. In dieci secondi e senza stress ha scalato le vette e raggiunto il primato: prima deputata italiana per laboriosità secondo il sito parlamento. openpolis superando di slancio la collega radicale Coscioni e raggiungendo nei voti un definitivo e davvero insuperabile dieci. (REPUBBLICA)


Oilà la Carlucci ! Che fibra, che temperamento, peccato che trattasi di una delle più inutili presenze alla Camera !
La curiosità sarà quella di approfondire l' iva sui pneumatici ricostruiti e la regolamentazione dei materiali gemmologici !

martedì 8 dicembre 2009

L'Italia è uno Stato feudale, non una democrazia. E' il superamento della democrazia. Il capitale applicato al Medio Evo. I partiti regnanti hanno occupato il Parlamento e nominano direttamente i loro dipendenti, i loro amici, i famigliari, le amanti. C'è la moglie di Fassino del Pdmenoelle che è eletta da 7 legislature, dai tempi di Reagan e del Muro di Berlino. Ci sono gli avvocati di Berlusconi che fanno una legge su misura ogni volta che ha un processo. Esistono due partiti regnanti, il Pdl e il Pdmenoelle. Si sono spartiti il Parlamento. Il Parlamento è un utile strumento in mano al Governo Regnante che lo usa, insieme all'Opposizione Silente, per assegnare le risorse dello Stato ai Vassalli: autostrade, frequenze televisive, acqua, energia, territorio.
Le risorse dei cittadini sono date in concessione per decenni ai vassalli amici che garantiscono così il controllo economico del Paese. "Il feudatario o vassallo non era il proprietario della terra, ma solo un usufruttuario che riceveva beni e protezione da un potente in cambio della sottomissione e di un giuramento vassallatico di fedeltà" (*).
I Vassalli italiani sono riuniti in una confederazione detta Confindustria, la Confederazione dei Vassalli di Stato. Ad esempio, il vassallo Benetton ha in concessione le autostrade, già pagate da generazioni di italiani, e chiede il pizzo al casello. I vassalli riuniti nella Hera, azienda multiutility, hanno invece lo sfruttamento dell'acqua.
Può capitare che il vassallo diventi un successore al trono. E' il caso di Berlusconi al quale il socialista regnante Craxi, ladro e latitante, regalò le concessioni televisive. Grazie all'informazione e ai soldi della raccolta pubblicitaria, il vassallo Berlusconi divenne presidente del Consiglio. In seguito, D'Alema, nel suo breve (ma non abbastanza) regno, promulgò una legge ad hoc per consentire a Berlusconi di pagare solo l'uno per cento dei ricavi allo Stato per le frequenze di tre reti televisive nazionali. D'Alema, quello che è stato trombato come mister PESC per fortuna dell'Europa, andò oltre il concetto di concessione con le donazioni di Stato. Nel 2000 donò a Colaninno e Gnutti, definiti "capitani coraggiosi", Telecom Italia, la più grande azienda del Paese, spolpata in seguito da Tronchetti Provera. La donazione avvenne con l'acquisto a debito. Colaninno indebitò Telecom e con i soldi del debito la comprò con l'assenso del governo regnante. Telecom Italia è ora tra le aziende telefoniche più indebitate del mondo in attesa di finire in bocca a Telefonica, e l'Italia la nazione più arretrata d'Europa per la diffusione della banda larga. Un'altra grande donazione ai vassalli avvenne per Alitalia. Berlusconi la divise in due parti: una good company e una bad company. La good company finì ai soliti noti della Confindustria dei Vassalli, tra cui i sempiterni Colaninno e Tronchetti, la bad company, con tutti i debiti, rimase a carico dei contribuenti.
I Partiti Regnanti governano con favori, concessioni, donazioni e aiuti di Stato come avviene per la Fiat, il feudatario di Torino, ma anche attraverso Grandi Opere Inutili pagate dai contribuenti, come il Ponte di Messina, la Tav in Val di Susa, le centrali nucleari, gli inceneritori, i rigassificatori, tutte opere realizzate dai Vassalli di Confindustria, Marcegaglia, Ligresti, Romiti, Caltagirone. Le donazioni avvengono inoltre con l'utilizzo delle risorse della Comunità Europea date a vassalli regionali collegati con le mafie senza alcun controllo sulla loro destinazione. I soldi per i depuratori e per le nuove imprese si trasformano in tangenti e le tangenti in voti. L'Italia feudale è per questo prima assoluta per truffe ai danni della Comunità Europea. I partiti regnanti trasformano le risorse dello Stato (nostre) in regalie e la democrazia in una barzelletta. Gli italiani sono i nuovi servi della gleba. Loro non si arrenderanno mai (ma gli conviene?).Noi neppure. (www.beppegrillo.it)

lunedì 7 dicembre 2009

Se sono stati un milione o forse di meno o forse di più ha poca importanza perché raramente si era vista tanta energia vitale nelle strade di Roma. Energia nuova perché le ragazze e i ragazzi erano testa, cuore, braccia, gambe del grande corteo, e a vent’anni il sangue scorre più velocemente, e i pensieri pure. Energia tranquilla perché non c’è stato un solo gesto sbagliato, una vetrina infranta, una bandiera bruciata così che i tanti corvi del malaugurio sono rimasti a becco asciutto. Energia scaturita da quel vulcano inesploso che è la condizione giovanile.

Generazioni abbandonate a se stesse, senza lavoro e senza prospettive in un paese dominato da un potere invecchiato male, rancoroso, autistico, indifferente, impresentabile e reso più grottesco dai lifting ripetuti. Un popolo acerbo ma compatto che ha scelto il viola per marcare la distanza forse irrecuperabile con i colori tradizionali dei partiti, di tutti i partiti. Non inganni il bersaglio Berlusconi che, certo, non incarna un modello accettabile per chi ha un minimo di ideali nella vita. Ma il premier, almeno, calamita attenzione, sia pure per contrasto. Molto di più dovrebbe preoccuparsi quella opposizione sempre più condannata alla irrilevanza. Impegnata nel ridicolo balletto del vado-non vado al corteo, e infatti rimasta ai margini del fiume in piena. L’onda viola ha lanciato il suo basta. Chi saprà raccoglierlo prima che diventi energia sprecata, delusa, negativa ? (ANTONIO PADELLARO - IL FATTO QUOTIDIANO -)

Passaparola di Marco Travaglio (dal blog www.beppegrillo.it)

sabato 5 dicembre 2009

L’altro giorno, sotto il titolo "Dialogo", il Corriere pubblicava una foto della capogruppo del Pd al Senato, Anna Finocchiaro, in allegro conversare col presidente Schifani e con quell'altro statista di Quagliariello. Quella foto, come dice Ellekappa, dovrebbe chiamarsi Pdc: Partito Diversamente Concordi. Se vi si aggiungono le ultime uscite di Violante, Letta e Latorre sul dovere dell'opposizione di salvare Berlusconi dai processi, non si può che giungere, dopo 15 anni di inciuci, all'inevitabile conclusione: il problema non è Berlusconi, ma il centrosinistra. Il centrosinistra che prende i voti (sempre meno) per opporsi al Cavaliere e poi regolarmente gliele dà tutte vinte. Sceso in politica per salvarsi da debiti e galera, Berlusconi è sempre rimasto coerente: si occupa solo degli affari e dei processi suoi. Chi non fa il suo mestiere sono gli "altri". Oggi tutti i cittadini che amano la Costituzione e la democrazia saranno in piazza. Ma subito dopo dovranno lavorare a una nuova manifestazione che costringa il Pd a deberlusconizzarsi: il No Pd Day. Come disse Petrolini al disturbatore che lo contestava da un palco: "Io non ce l' ho con te, ma col tuo vicino che non ti butta di sotto". (MARCO TRAVAGLIO - L'ANTEFATTO -)

venerdì 4 dicembre 2009

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TORINO - Conferma tutto Gaspare Spatuzza. Nell'aula bunker del Palazzo di giustizia di Torino il pentito ripete, parola per parola, le accuse al senatore Marcello Dell'Utri e tira in ballo Silvio Berlusconi: "Nel '94, al bar Doney di Via Veneto a Roma, incontrai il boss Giuseppe Graviano. Mi fece i nomi di Berlusconi... Disse: quello del Canale 5 e anche di Dell'Utri. E aggiunse: 'Grazie alla serietà di queste persone, ci avevano messo il Paese nelle mani'". Protetto da un nugolo di agenti e parlando da dietro un paravento, Gaspare Spatuzza - sei stragi, quaranta omicidi, coinvolto nell'omicidio del figlio dodicenne di un pentito sciolto nell'acido - giura di essersi convertito alla verità e a Dio.

Fuori dall'aula, durissima, si alza la reazione del centrodestra. Silvio Berlusconi definisce la testimonianza una "follia", e Paolo Bonaiuti, suo portavoce e sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, ripete che "la mafia attacca il premier perché il governo è duro contro la criminalità organizzata". Dell'Utri, che in primo grado fu condannato a 9 anni per concorso esterno in associazione mafiosa, non rinuncia a seguire il dibattito in aula e liquida con una battuta le parole del pentito: "Spatuzza? E' lui a lavorare per la mafia".

La prossima udienza sarà a Palermo, tra una settimana. La Corte d'appello tornerà in Sicilia dopo l'incursione nell'aula bunker di Torino scelta per motivi di sicurezza legati alla testimonianza di Spatuzza. Il suo verbale sarà confrontato con le parole di Giuseppe Graviano chiamato dai giudici a rispondere in videoconferenza dal supercarcere in cui è rinchiuso.

Gaspare Spatuzza non sa di trattative tra lo Stato e la mafia per fermare la stagione delle stragi. I difensori del senatore dell'Utri incalzano, ma lui ammette candido che di accordi tra Cosa nostra e il governo non ricorda nulla. Spiega invece che fino all'anno scorso non ha parlato di Dell'Utri e di Berlusconi perché aveva paura: "I timori di parlare del presidente del Consiglio erano e sono tanti". Ma l'ammissione al programma di protezione e "la conversione alla fede cristiana" lo hanno trasformato. Spatuzza chiede perdono per il male fatto: "Voglio restituire verità alla storia e non mi fermerò davanti a niente", giura ai magistrati.

Parla come un torrente in piena Spatuzza, e ammette che "dopo il '92, ci siamo spinti un po' oltre, in un terreno che non ci appartiene: alludo alle stragi di Firenze, dove morì la piccola Nadia e all'attentato a Maurizio Costanzo. Dopo le stragi di Capaci e Via d'Amelio abbiamo gioito, perché Falcone e Borsellino erano nostri nemici; mentre i morti di Firenze e Milano non ci appartenevano. Ma Giuseppe Graviano mi disse: 'E' bene che ci portiamo un po' di morti dietro, così chi si deve muovere si darà una smossa'".

Dell'Utri mostra disinteresse durante la deposizione; sbadiglia assonnato, poi lascia l'aula prima che il dibattimento riprenda nel pomeriggio: "Altro che bomba atomica, Spatuzza è solo un petardo. Quell'uomo ha interesse a buttare giù il governo che gli lotta contro. Non è un pentito dell'antimafia, ma della mafia".

La deposizione di Spatuzza prosegue per cinque ore. Il pentito racconta di quella volta che un guasto al telecomando evitò una strage all'Olimpico di Roma. E aggiunge nuovi particolari: "A gennaio del '94 - racconta Spatuzza - incontrai Giuseppe Graviano a Roma. Mi disse che l'attentato allo stadio si doveva fare a tutti i costi, così gli davamo il colpo di grazia". Era il 23 gennaio e si giocava Roma-Udinese; i mafiosi progettavano di far saltare i pullman dei carabinieri. Sarebbe stata una strage: "Utilizzamo una tecnica - dice Spatuzza - che nemmeno i talebani hanno mai usato. Mettemmo del tondino di ferro per renderee più devastante l'effetto della deflagrazione". Ma l'attentato fallì perché l'ordigno non funzionò: "Io e Benigno (un picciotto di mafia; ndr) ci spostammo a Monte Mario. Benigno diede l'impulso al telecomando, ma grazie a Dio l'esplosione non avvenne". (REPUBBLICA)


La famigerata bomba atomica anticipata dal fuorionda di Fini è puntualmente esplosa. Resta da verificare l'attendibilità delle dichiarazioni di Spatuzza, un uomo che non vedrà più la libertà e che potrebbe essere condizionato da sentimenti di vendetta. Oppure proprio per il fatto di non avere più niente da perdere sta raccontando la verità ?