martedì 30 novembre 2010

Dario Fò a Vieni Via Con Me del 29 11 2010

Addio al Maestro Monicelli



Ci ha fregato il benessere. La generazione che l’ha toccato per prima si è illusa che fosse eterno, inalienabile. Invece era stato conquistato dai padri con sofferenza e sacrificio. Così l’ha dissipato senza trovare la formula per rinnovare il miracolo e gli eredi di quel gruppo umano, hanno deluso le aspettative ad ogni livello. Gente senza carattere, priva di ambizioni, sommamente pretenziosa e basta”. (Mario Monicelli)

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lunedì 29 novembre 2010

Berlusconi : Wikileaks ? Rivelazioni di funzionari di quarto livello




Il segretario di Stato americano Hillary Clinton chiedeva di "controllare" i rapporti tra Berlusconi e Putin, per avere informazioni su investimenti privati nel settore dell'energia in grado di condizionare le politiche estere di Italia e Russia. Ma non è tutto. Tra i dispacci delle ambasciate americane, secondo il New York Times, viene citato un "oscuro intermediario" (un italiano che parla russo) tra Berlusconi e Putin. Sarebbe lui l'uomo chiave dei rapporti tra i due. Il 23 ottobre 2009 il Fatto Quotidiano aveva pubblicato un lungo ritratto del siciliano Antonio Fallico, 65 anni, ex compagno di scuola di Marcello Dell'Utri. Fallico vive a Mosca dal '74. Nel 1986 ha curato lo sbarco di Publitalia in Russia e ora è il numero uno di Banca Intesa all'ombra del Cremlino. Non c'è affare italiano importante che non transiti sulla sua scrivania. E' lui l'intermediario di cui parlano gli americani? In attesa di risposte, un fatto è certo: la diplomazia americana considera Berlusconi "debole, vanesio e inetto come leader europeo moderno". E' quanto scrive sul conto del premier l'incaricata d'affari all'ambasciata americana a Roma. Le relazioni descrivono con chiarezza la considerazione di cui gode l'Italia a livello internazionale. "Lo stile autoritario e machista di Vladimir Putin gli permette di relazionarsi perfettamente con Silvio Berlusconi". Lo scrive il quotidiano spagnolo El Paìs, citando un altro documento. Ma c'è dell'altro. "Le feste selvagge" del presidente italiano preoccupano l'alleato americano: "Non si riposa a sufficienza, è stanco per le frequenti lunghe nottate". (www.ilfattoquotidiano.it)

Passaparola di Marco Travaglio (dal blog www.beppegrillo.it)

domenica 28 novembre 2010

Wikileaks, governo terrorizzato



Questa sera gli "X files" saranno pubblicati: milioni di documenti diplomatici statunitensi che potrebbero mettere in imbarazzo molte diplomazie occidentali. Anche se, per la verità, sono pochi quelli classificati come "top secret". Decine di paesi di tutto il mondo si stanno preparando alle rivelazioni. Ma nessuno ha messo le mani avanti in modo così vistoso come il governo italiano. Il ministro degli Esteri Franco Frattini, intervistato oggi dal Corriere della Sera, dice di non avere informazioni precise sui contenuti compromettenti per l'italia. Poi però dà istruzioni alla magistratura: "Ipotesi di reato? Deriverebbero da documenti rubati. L'indagine in questo caso va fatta sul furto di notizie, non sui fatti sostanziali". Fatti sostanziali che, secondo indiscrezioni, potrebbero riguardare l'amicizia speciale tra Berlusconi e Putin, ma anche le operazioni di Finmeccanica. Il nostro esecutivo si augura una cappa di silenzio mediatico sulle rivelazioni. Il titolare della Farnesina non solo annuncia che non commenterà, ma intima all'opposizione di fare lo stesso, perché "è alla prova la tenuta dell'interesse nazionale italiano". (www.ilfattoquotidiano.it)

Berlusconi l'illusionista


Si sente puzza d'elezioni anticipate ed ecco che Berlusconi si rimette il vestito da venditore di tappeti, e promette a tutti mari e monti sperando di ritrovare così il consenso perduto. Però i suoi tappeti sono pieni di buchi e di rattoppi. Tanto per cambiare Berlusconi sta solo cercando di dare l'ennesima fregatura agli elettori, ai cittadini italiani e in particolare a quelli che vivono nel Mezzogiorno.
Ieri il consiglio dei ministri ha approvato un bellissimo piano per il Sud, peccato che sia solo virtuale. Una lista di buoni propositi dove, tra una cosa e l'altra, ci sono anche molti soldi da investire, ma non si sa presi da dove. Cento miliardi di euro che dovrebbero servire a fare tutte quelle cose che il governo aveva promesso e non ha nemmeno iniziato a fare negli ultimi due anni e mezzo. Ci sono le strade, inclusa quella Salerno-Reggio Calabria che imboccarla è come giocare alla roulette russa tanto è pericolosa. E le scuole, così i giovani del sud smetteranno di essere trattati come studenti di serie b. Una Banca del Sud per gli imprenditori che vorrebbero operare nel Mezzogiorno e che oggi non possono farlo perché nessuno è disposto a fargli credito. Più fondi per la polizia e per la magistratura.
Peccato che Berlusconi non dica da dove pensa di prendere i soldi per tutti questi investimenti. Non lo dice perché non lo sa, e nemmeno gli importa niente di saperlo. Come sempre sta vendendo fumo. I fondi per il sud sono come il piano di ricostruzione dell'Aquila o i rifiuti della Campania: l'importante è far vedere che si sta facendo qualcosa, vantarsi di aver risolto tutto in cinque minuti perché al comando c'è uno che si spaccia come superuomo, ordinare alla stampa e ai telegiornali compiacenti di far finta di crederci, e poi non fare assolutamente niente. Tanto è l'immagine quella che porta voti, e della realtà chi se ne importa.
Ma nascondere lo stato reale delle cose ormai sarebbe una ‘magia’ persino per un illusionista come Berlusconi. E’ impossibile occultare il fatto che in questi due anni lui e il suo governo hanno rapinato il sud come una banda di predoni, hanno usato i fondi europei per il Mezzogiorno come un bancomat da cui prendere soldi per tutto quello che gli serviva: pagare le quote latte degli allevatori del nord che avevano violato la legge e fare contento Bossi, organizzare la messinscena dell'Aquila e potersi vantare di avere ricostruito in pochi mesi una città che invece, dopo anni, è ancora sepolta dalle macerie; magari anche per finanziare i viaggetti come quello organizzato dal ministro dell'ignoranza Bondi, che pare abbia buttato centinaia di migliaia di euro per compiacere un'attricetta bulgara amica del premier organizzando una finta premiazione e portando in Italia dalla Bulgaria quaranta persone a spese di tutti i cittadini, compresi quelli del sud.
Berlusconi ci prova ancora e ci proverà fino alla fine, ma il tempo delle frottole è finito. I suoi giochi di prestigio non piacciono più. Il suo tempo è scaduto. (www.antoniodipietro.it)

giovedì 25 novembre 2010

Due cazzotti sono pochi

All’edizione serale del Tg4 del 24 novembre 2010 Emilio Fede condanna la manifestazione degli studenti che hanno tentato di entrare a Palazzo Madama, sede del Senato, e invoca la repressione violenta. (www.ilfattoquotidiano.it)

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Questo individuo si permette di pontificare su Costituzione e Democrazia, "cose" sconosciute al suo padrone di riferimento !

I partiti sul tetto che scotta

Gli studenti e i ricercatori che protestano sui tetti stanno ricevendo le visite dei politici. Signori che vanno per i sessanta salgono le scalette con baldanza giovanile e il sorriso degli italiani in gita. La protesta dei ragazzi è diventata per loro una passerella. Il giornale moderato evidenzia il sigaro sbilenco di Bersani, il progressista l'orecchino di Vendola. C'è già la coda all'inizio della scaletta, Veltroni si sta allenando, non vede l'ora, ma anche Casini, la Bindi, persino Fini vogliono cimentarsi nella prova solenne dell'arrampicata. E' un modo elegante per prendere confidenza con i tetti dai quali si leveranno in volo gli elicotteri per portarli in salvo al prossimo default. Una prova generale.
I ricercatori sono spaesati, presi in controtempo. "Gli scalatori che portano la loro solidarietà non sono forse gli stessi che vivono di politica da trent'anni, proprio nel periodo in cui la scuola pubblica è stata distrutta?". Gli assassini e i politici si recano sempre sul luogo del delitto. Se fossi al posto dei ricercatori sui tetti farei una domanda al politico di turno: "Perché il tuo cazzo di partito, che insieme agli altri prende un miliardo di euro di finanziamenti pubblici gabellati per rimborsi elettorali non ha destinato questi soldi alla Ricerca?". La risposta, dai tempi di Craxi e dei democristiani, per arrivare a Castelli e D'Alema è sempre stata che "La politica ha un costo". Se così è, se la paghino da soli.
Il MoVimento 5 Stelle ha rifiutato un milione e settecentomila di contributi. Facciano lo stesso i partiti e devolvano il miliardo di euro nelle casse dello Stato a disposizione di Tremorti per la scuola pubblica. Il ricercatore più informato potrebbe porre altre domande, forse sconvenienti: "Quante persone nel tuo partito hanno maturato la pensione dopo due anni e mezzo? I finanziamenti pubblici ai giornali (*) di 330 milioni di euro di qualche giorno fa chi li ha votati? Perchè lo Scudo Fiscale che ha premiato gli evasori è passato grazie ai voti del Governo e all'assenza dell'opposizione?". Il rossore potrebbe apparire sul viso di un Bersani o forse no. Chi ha la faccia come il culo ha la protezione solare incorporata contro la vergogna. (www.beppegrillo.it)

mercoledì 24 novembre 2010

Il nonnetto malato chiama Ballarò

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L'amico Bondi


L'ex comunista di Fivizzano fa impallidire i ras della vecchia Democrazia Cristiana campana. Recordman di nepotismo, ha trovato consulenze da decine di migliaia di euro a Roberto e Fabrizio Indaco, rispettivamente ex marito e figlio della sua attuale compagna, Manuela Repetti. Fondi individuati nelle pieghe del Fus, massacrato dalla manovra finanziaria del Governo. Lui tenta di spiegare: "Sono intervenuto per risolvere due casi umani". E aggiunge: "Desidererei rispetto, si tratta di una vicenda molto dolorosa, ma anche del tutto personale e privata". Anche a volergli credere Michelle Bonev non sembra un altro caso umano. Per l'attrice rumena, amica "molto cara al premier bulgaro e al nostro presidente del Consiglio" (Bondi dixit), si è speso attivamente per farle vincere un premio alla mostra del cinema di Venezia. Berlusconi infatti le aveva promesso un Leone d'oro. Ma, visto che la cosa era impossibile, alla fine il ministro ha organizzato una messa in scena da Oscar. Una serata speciale, con tanto di targa fasulla, con logo della Comunità Europea e del suo dicastero, consegnata all'attrice in una gag istituzionalizzata che ha come palcoscenico il Lido e una serie di figuranti più o meno consapevoli. Ministri, parlamentari europei, clacque assortite. Telefonata complimentosa di B e dichiarazioni dell'attrice, commossa. "La Bulgaria mi ha dato la vita, l'Italia la libertà". Nel regno di Sandro Bondi, che pur avendo giurato "nell'esclusivo interesse della Repubblica", ne ha creata una autonoma. (www.ilfattoquotidiano.it)

lunedì 22 novembre 2010

Berlusconi droga l'informazione


Oggi alla Camera dei Deputati si dibatterà d’informazione e sarà un po’ come parlare di corda in casa non dell’impiccato ma del boia, perché è proprio in Parlamento, e sui banchi del governo, che siedono quelli che hanno strangolato la libera informazione in Italia. Domani si voterà una mozione presentata dai finiani, che il problema lo conoscono bene dal momento che di questa maggioranza fanno ancora parte e nel governo ci sono stati fino a pochi giorni fa.
Che in Italia non ci sia un’informazione libera non lo dico solo io e non lo dice solo l’Italia dei Valori. Lo dice l’organizzazione che si preoccupa di tutelare la libertà di stampa nel mondo, Reporters Sans Frontières, e che appena un mese fa ha collocato l’Italia al quarantanovesimo posto tra tutte le nazioni del mondo quanto a difesa della libertà di stampa. Un po’ peggio che a Taiwan ma a pari merito con il Burkina Faso, il cui presidente è arrivato al potere con un golpe.
Che la televisione pubblica italiana censuri e provi a cancellare chi disturba e critica il capo del governo non lo dice Antonio Di Pietro ma lo ha detto Silvio Berlusconi, quando ordinò per telefono al commissario dell’Agcom Innocenzi di non far vedere più la mia faccia in televisione e gli diede un lavata di capo come fosse un suo dipendente perché non aveva ancora chiuso i programmi di Michele Santoro e Serena Dandini.
Ma se anche Berlusconi non si fosse fatto beccare in quel modo, a raccontare lo stato pietoso dell’informazione in Italia ci avrebbe pensato il direttore generale Masi, che per i suoi continui tentativi di zittire, punire e intimidire tutti quelli che non piacciono al presidente del consiglio è stato sfiduciato dal 94% dei giornalisti Rai che hanno partecipato al referendum indetto dall’Usigrai; oppure ci avrebbe pensato Augusto Minzolini, il direttore che ha fatto del principale telegiornale italiano l’agenzia di stampa privata di palazzo Grazioli.
A farmi sparire dal video Berlusconi non c’è riuscito, però i suoi zelanti direttori di Tg fanno quel che possono per cancellare l’Italia dei valori. Negli ultimi mesi ne hanno parlato il meno possibile, dedicandogli un tempo irrisorio fino a quando non gli è stato ordinato dall’autorità di controllo di ristabilire un minimo di decenza.
Questa situazione è gravissima sempre ed è sempre, in ogni momento, un attentato ai diritti non dei partiti ma dei cittadini, perché quello di avere un’informazione onesta e imparziale è prima di tutto un diritto loro, non di noi politici. Però diventa ancora più grave quando si avvicinano le elezioni e poter decidere in base a una libera informazione diventa questione di vita o di morte della democrazia.
Io non so se di qui a pochi mesi ci troveremo in campagna elettorale. Però so che, se sarà così, stavolta dovrà essere una campagna elettorale vera e non drogata dal controllo di Berlusconi sulle sue televisioni e pure su quelle di tutti noi. Che gente come Mauro Masi o Augusto Minzolini sia messa in condizione di non nuocere più è una condizione essenziale perché le elezioni in Italia siano davvero democratiche e libere, e non simili a quelle del Burkina Faso. (www.antoniodipietro.it)

Passaparola di Marco Travaglio (dal blog www.beppegrillo.it)

sabato 20 novembre 2010

Marcello, portali via con te

Ora sappiamo che Marcello Dell'Utri ha mediato tra la mafia e Silvio Berlusconi. E' uno sparo nel buio, il sole a mezzanotte, un sipario strappato, l'inconcepibile che si manifesta. Noi che lo credevamo bibliofilo, manager, senatore della Repubblica. Un tranquillo signore laureato in giurisprudenza, ospite gradito della Rai, di Mediaset e intervistato dal Corriere della Sera e dalla Repubblica per quindici lunghi anni. Presidente della Commissione per la biblioteca e per l'archivio storico, membro della Commissione permanente per territorio, ambiente, beni ambientali, membro della delegazione parlamentare italiana presso l'Assemblea del Consiglio d'Europa. E' vero, in passato Marcello è stato condannato in via definitiva a 2 anni e 3 mesi per false fatture e frodi fiscali nella gestione di Publitalia ed è stato ospite delle patrie galere per 18 giorni dove si è comportato da detenuto modello. Ma fu un errore giovanile (aveva solo 54 anni), una svista. Può essere considerato un peccato veniale, persino un attestato di umanità, di onestà intellettuale. Quanti parlamentari hanno rubato e non hanno trascorso un solo giorno in carcere?
L'eurodeputato, l'amico di Vittorio Mangano, il frequentatore di noti mafiosi era e resta innocente fino a prova contraria. Le condanne della magistratura non sono sufficienti a infangare la reputazione di una persona. Va fatto un chiaro distinguo tra Legge e Giustizia. Resta comunque un velo di tristezza. Ora, dopo che le 641 pagine dei giudici di Palermo hanno precipitato la nazione nello sconforto, che faremo ora? E' facile dire che gli italiani non potevano non sapere, che ci sono voluti anni e anni di indagini per arrivare alla verità, che il gessato di Marcello era di alta sartoria. Tutto vero. Ma quanto ci vorrà per dimenticare, metterci una pietra sopra e continuare a vivere in una beata ignoranza? Un mese, due giorni, qualche ora? Il fine settimana ci aiuterà a medicare le ferite inferte dai giudici, lunedì questa maledetta pioggia smetterà e Marcello sarà di nuovo lui, tirato a lucido in televisione, alleato di Maroni che combatte la mafia, amico di Casini che gli diede la sua solidarietà nel 2004, da presidente della Camera, durante il processo che lo condannò a nove anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa, collega del Pdmenoelle che mai ne ha chiesto l'espulsione dal Parlamento e ha ignorato la legge popolare "Parlamento Pulito", intervistato da stuoini in forma umana che in Italia sono chiamati giornalisti, leader del Pdl come fondatore di Forza Italia, mai messo in discussione dal Fini neo giustizialista.
Leonardo Sciascia divise gli uomini in cinque categorie: "... ci riempiamo la bocca a dire umanità, bella parola piena di vento, la divido in cinque categorie: gli uomini, i mezz’uomini, gli ominicchi, i (con rispetto parlando) pigliainculo e i quaquaraquà… Pochissimi gli uomini; i mezz’uomini pochi, chè mi contenterei l’umanità si fermasse ai mezz’uomini… E invece no, scende ancor più giù, agli ominicchi: che sono come i bambini che si credono grandi, scimmie che fanno le stesse mosse dei grandi…E ancora più giù: i pigliainculo, che vanno diventando un esercito… E infine i quaquaraquà: che dovrebbero vivere come le anatre nelle pozzanghere, chè la loro vita non ha più senso e più espressione di quella delle anatre…".
Se Marcello Dell'Utri, per un motivo o per l'altro, dovesse scomparire dalla scena, ci faccia un favore. Non ci lasci soli con gli ominicchi e i quararaquà. Marcello, portali via con te. (www.beppegrillo.it)

Berlusconi ha pagato la mafia




"Silvio Berlusconi negli anni '70 e '80 preferiva accordarsi con la mafia piuttosto che denunciare le estorsioni alle autorità". E' una delle conclusioni a cui sono arrivati i giudici della Corte d'Appello di Palermo, presieduta da Claudio Dall'Acqua, nelle motivazioni della sentenza di condanna in secondo grado di Marcello Dell'Utri. Il 29 giugno scorso, Dell'Utri è stato condannato a sette anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa. "Vi è – scrivono i giudici in un capitolo delle motivazioni – un'indiretta conferma del fatto che anche Silvio Berlusconi in quegli anni lontani, pur di risolvere quel tipo di problemi, non esitava a ricorrere alle amicizie "particolari" dell'amico siciliano che gli garantiva la possibilità di fronteggiare le ricorrenti richieste criminali riacquistando la serenità perduta ad un costo per lui tollerabile in termini economici". Attività di "mediazione", "canale di collegamento tra l'associazione mafiosa cosa nostra, in persona di Stefano Bontate, all'epoca uno dei suoi più autorevoli esponenti, e Silvio Berlusconi". Sono queste le parole utilizzate dai giudici. Il parlamentare era stato condannato per i fatti avvenuti fino al 1992 e assolto per quelli successivi. Nelle motivazioni si chiarisce anche il ruolo di Vittorio Mangano. Il mafioso fu assunto, sempre su intervento di Marcello Dell'Utri, come stalliere nella villa di Arcore non per accudire i cavalli ma "per garantire l'incolumità di Silvio Berlusconi". (www.ilfattoquotidiano.it)

giovedì 18 novembre 2010

Il peones Feltri spara su Saviano



"Bla, bla, bla. Chi parla? Saviano". Dopo la raccolta firme contro Fini, il quotidiano di Paolo Berlusconi ci riprova. E questa volta alza il tiro contro il giornalista, reo di avere portato in prima serata i rapporti tra mafia e politica al Nord e di avere fatto arrabbiare il ministro dell'Interno Roberto Maroni tirando in ballo la Lega. Campione della legalità? Macché, per il quotidiano di via Negri, il giornalista è uno "scopiazzatore" che scrive "cronache redditizie". "Dov'è il suo coraggio?" si chiede Vittorio Sgarbi: "Dov'è la sua minaccia alla mafia che lo insegue per ucciderlo?". Saviano è infallibile? Certamente no. Si può criticare Saviano? Certamente sì. Ma resta il fatto che ciò che lo scrittore ha detto è documentato. Non solo nelle (poche) cronache dei giornali che si occupano dell'infiltrazione mafiosa al Nord. E' lo Stato stesso a mettere nero su bianco l'allarme sull'integrazione tra potere criminale ed economico, da ultimo con la relazione della direzione distrettuale antimafia resa nota ieri. Brutte "coincidenze" e "tempismo singolare", secondo il quotidiano. Peccato che, come ammette lo stesso Maroni, l'ultima firma sul documento spetti al ministro dell'Interno. Insomma, il ritornello è lo stesso di sei mesi fa, quando Berlusconi puntò il dito contro Saviano e chiunque parli di mafia facendo fare "una brutta figura" all'Italia: "E' la sesta al mondo – disse – ma è la più conosciuta" a causa di serie come "la Piovra e della letteratura, Gomorra e tutto il resto". (www.ilfattoquotidiano.it)

mercoledì 17 novembre 2010

Il crac irlandese fa affondare le banche italiane



Prima la Grecia, ora l'Irlanda. E poi forse il Portogallo. L'effetto domino del default finanziario continua a terrorizzare i mercati europei. In attesa della riunione dell'Ecofin di oggi, pesano come un macigno le parole del presidente Ue Van Rompuy: "A rischio la sopravvivenza dell'euro". Ma ora gli investitori temono anche per la tenuta del nostro paese. La prima conseguenza è un calo delle quotazioni dei titoli di Stato italiani. Con un effetto (inatteso per i risparmiatori) proprio sulle grandi banche nostrane. Gli istituti hanno infatti puntato su questi investimenti dai "rendimenti sicuri" per gonfiare gli utili in tempo di crisi. Ora, invece, si trovano con profitti in calo e patrimoni assottigliati per decine di milioni di euro proprio a causa della svalutazione dei buoni del tesoro. Ma la Banca d'Italia ha già lanciato loro un salvagente: un aiutino che vale oro per le banche principali. (www.ilfattoquotidiano.it)

Il mercato delle vacche

Ieri, nell’incontro tra i presidenti di Senato e Camera, Schifani e Fini e il Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, è stato tracciato l’iter della ormai inevitabile crisi di Governo. Tuttavia da subito si è scatenata da parte della maggioranza una vergognosa corsa per spingere senatori e parlamentari di altri schieramenti a fare il salto della quaglia.
Per questo noi dell’Italia dei valori denunciamo pubblicamente il tentativo di compravendita, che si chiama corruzione, ricatto, promesse indebite, di chi vuole svendere la dignità dei deputati e dei senatori per mantenere in piedi un Governo che non ha più titoli né qualità per restare un minuto in più a palazzo Chigi. Se si vuole, la legge di stabilità finanziaria si può fare in una settimana/dieci giorni, poi però si vada subito alla verifica in Aula.
Il Quirinale ha fatto quel che poteva, e lo ringraziamo, soprattutto, per avere imposto che si mettessero prima in ordine i conti dello Stato. Ma fatta la legge trovato il trucchetto: la maggioranza ha previsto un mese di discussione, come se facesse ostruzionismo a se stessa. E tutto perché al presidente del Consiglio e ai suoi sodali si vuole dare il tempo di comprare il consenso di qualche peones parlamentare disposto a vendere la propria dignità. Questo è un mercato delle vacche di cui bisognerebbe vergognarsi di fronte al Paese.
Noi dell’Italia dei valori denunciamo tutto questo, perché è immorale tentare di costringere, convincere, magari pagando, senatori e deputati, a dare il loro voto ad un governo che non ha più la fiducia del Parlamento, ma che tenta di comprarla come fosse una merce qualsiasi.
(www.antoniodipietro.it)

martedì 16 novembre 2010

Berlusconi vuole cambiare la camera


PD, l'arte di perdere facile




Il partito delle primarie sistematicamente perde le primarie. Ormai non si tratta più di casi isolati. Il candidato su cui i dirigenti del Pd scommettono finisce sempre secondo: i cittadini cercano il rinnovamento, mentre la dirigenza offre lo status-quo. Il caso Boeri-Pisapia a Milano, che potrebbe mettere in discussione la leadership nazionale di Bersani, è solo l'ultimo di una lunga serie. Era già successo in Puglia, dove Francesco Boccia, paracadutato dall'establishment, è stato sconfitto per ben due volte da Nichi Vendola. A Firenze, sostenendo il candidato sindaco Lapo Pistelli, Massimo D'Alema si era rivolto con sarcasmo a Matteo Renzi: "Se uno vuole essere eletto si candida e cerca i voti". Detto fatto, Renzi ha sbaragliato la concorrenza. Per non parlare delle ultime amministrative a Roma, dove il partito aveva imposto senza consultazioni Francesco Rutelli. A celebrare le primarie, in quell'occasione, ci hanno pensato gli elettori, che hanno eletto alla Provincia il democratico Nicola Zingaretti. E hanno mandato al Campidoglio Gianni Alemanno. Negli ultimi tempi, però, qualcosa si muove. Per la prima volta un esponente di primo piano come Filippo Penati decide di lasciare il suo incarico nel partito in seguito a un risultato inatteso alle primarie. Intanto sta crescendo una generazione di giovani amministratori che esprime posizioni radicalmente diverse dal gruppo dirigente. Sono i cosiddetti "rottamatori", che dieci giorni fa, a Firenze, si sono contati (erano in 7mila) e hanno parlato di politica, proponendo un ricambio generazionale basato sulle proposte e non sulle "correnti". Finora si è sempre parlato solo di Matteo Renzi e Giuseppe Civati. Ma la lista è ben più lunga. (www.ilfattoquotidiano.it)

sabato 13 novembre 2010

Le passioni del direttorissimo



Dopo la decapottabile bianca e i 64mila euro spesi con la carta di credito della Rai, Il Fatto Quotidiano scopre un'altra mania di Augusto Minzolini: le navi da crociera. In particolare quelle della Royal Caribbean International, una multinazionale con sede a Miami. Il giornale della prima rete e le sue rubriche (da Unomattina a Speciale Tg1) nel giro di pochi mesi dedicano alla compagnia ben sei servizi. Un impegno costante. E sul sito web dell'addetto stampa della corporation compare una foto del direttore del Tg1 sulle spiagge del Kenya. (www.ilfattoquotidiano.it)

Addio mia bella rete libera



Internet compie in questi giorni vent’anni, e per festeggiare la Rete, in Italia, al posto della candeline sulla torta arriva il primo bavaglio, le prime regole pensate per limitarne la libertà.

Diamo un addio alle web radio libere, che potevano trasmettere senza oneri burocratici, spese preventive e richieste d’autorizzazioni e pastoie varie. D’ora in poi chi vuole aprire una radio web dovrà fare una dichiarazione di inizio attività e pagare un costo di autorizzazione pari a 750 euro, che diventano 1.500 per le web tv lineari, quelle cioè con palinsesto.

È l’effetto di un provvedimento approvato ieri sera da Agcom (Autorità garante delle comunicazioni), che deve trasformare in regolamento attuativo il decreto Romani sui servizi media audiovisivi. Nella stessa riunione, l’Autorità doveva stabilire anche una prima bozza di regole per potenziare la lotta alla pirateria (sempre sulla scorta del Romani), ma ha rinviato la discussione. Meno male: il testo su cui Agom si stava orientando ipotizzava misure di severità inaudita per oscurare siti e bloccare il peer to peer, lo scambio di file musicali e video.

Partiamo dalle regole sulle web radio e web tv lineari. La bozza di regolamento era ancora più pesante rispetto a quanto previsto da Agcom. Il costo per l’autorizzazione doveva infatti essere di 3mila euro e dopo aver presentato la dichiarazione d’inizio attività bisognava aspettare 60 giorni prima di iniziare a trasmettere, mentre la decisione di ieri consente di cominciare a trasmettere appena presentata la dichiarazione. La decisione sulle web tv con video on demand, che sono la maggioranza fra le migliaia di web tv italiane, è stata rinviata a lunedì, e vedremo se anche qui gli oneri saranno inferiori.

Queste regole, anche se alleggerite, segnano una svolta negativa. Finora tutti questi servizi potevano trasmettere in totale libertà, senza dover pagare un euro, senza dover affrontare le mille regole e regolette burocratiche che finiscono spesso per scoraggiare ogni iniziativa. Poi si sa come vanno le cose in questi casi. L’importante è fare il primo passo, invertire la rotta. Il resto viene da sé a valanga. Insomma il regime, nel momento della sua caduta, sta tentando di imbrigliare l'unico mezzo di informazione che non riesce a controllare: il web.

Lunedì Agcom riaprirà la discussione anche sulle regole antipirateria. C’è già un testo che, se verrà approvato, sarà poi sottoposto a consultazione pubblica. Per fortuna c’è stato questo rinvio, così l’Autorità avrà un po’ di tempo per pensarci meglio e noi potremmo organizzare una mobilitazione forte. Queste regole, infatti, sono più dure che in tutto il resto d’Europa e in tutto l’Occidente. Propongono di imporre l’oscuramento dei siti collegabili anche indirettamente alle attività di pirateria e di bloccare direttamente il traffico peer to peer, lo scambio libero e gratuito di files, tra gli utenti. E tutto questo basandosi solo su una segnalazione delle forze dell’ordine o dei detentori del diritto d’autore. Mentre oggi, giustamente, per oscurare un sito ci vuole la richiesta dell’autorità giudiziaria e il traffico peer to peer non lo si può bloccare in nessun modo.

Se fossero approvate, queste misure violerebbero le norme comunitarie europee, sarebbero contrarie alla Costituzione italiana e comunque contrasterebbero con il normale funzionamento di Internet. Io credo che il popolo della rete non accetterà questa stretta e che sarà necessario mettere in campo tutte le iniziative possibili per evitare queste regole che limitano la libertà di informazione. Il primo passo verso la censura è stato fatto e per difendere la libertà di Internet d’ora in poi sarà bene stare sempre con gli occhi molto ben aperti. (www.antoniodipietro.it)

Correva l'anno 1994 e Bottino Craxi fuggiva a Hammamet. Era diventato imbarazzante, un personaggio impresentabile per i poteri che lo sostenevano. Che si erano già riorganizzati per tempo, da almeno un anno, con la creazione di Forza Italia. Nel Paese apparivano infatti da alcuni mesi misteriosi cartelloni pubblicitari con un bambino che gridava: "Foooza Italia!". Craxi venne sostituito dal suo compare, amico, beneficiario, Silvio Berlusconi. Un tizio ricattabile, pieno di debiti, così vicino a Bottino da essere presente nella sua stanza di albergo di Roma, il Raphael, prima del lancio delle monetine all'uscita. Craxi si prese gli insulti, Berlusconi il governo presentandosi come uomo nuovo. Tutto cambiò perché nulla cambiasse. Lo psicoporcello imbarcò nel governo i craxiani e continuò la politica precedente. I finanziamenti ai partiti aumentarono, le leggi ad hoc si moltiplicarono, i regali alla Confindustria sotto forme di concessioni statali pure, il debito pubblico continuò la sua corsa e la mafia rimase come sempre al suo posto di comando insieme alla massoneria. L'italiano andò a votare il delfino di Craxi convinto di voltare pagina. L'opposizione non si oppose, creò una gioiosa macchina da guerra e lanciò il suo ruggito del topo con la controcontrofigura di Berlinguer, un uomo chiamato Occhetto. Proporre come alternativa un comunista dopo il fallimento mondiale del comunismo, ripudiato persino da Gorbaciov, e il crollo del muro di Berlino fu una mossa di facciata. Il neocraxismo doveva vincere e vinse. La struttura di potere che lo sostenne fu, come sempre, salva.
Corre l'anno 2010 e Berlusconi non è ancora fuggito ad Antigua. E' diventato imbarazzante per le sue frequentazioni femminili, un personaggio impresentabile per i poteri che lo sostengono. Che si sono già riorganizzati da almeno un anno con la creazione di un nuovo leader, Gianfranco Fini. Un uomo nuovo, un ex fascista sdoganato da Berlusconi nel 1993, quando lo propose come sindaco di Roma. Da allora suo alleato, esecutore dei suoi ordini, sostenitore delle sue leggi ad personam, silenzioso sui suoi processi, solidale nello smantellamento piduista della democrazia come nel caso della legge elettorale porcata di Calderoli sulla quale non emise un fiato, complice nella sua occupazione dei media. Insomma, l'alter ego politico di Emilio Fede. I giornali di sinistra lo hanno accolto come Cesare nel trionfo romano dopo la conquista delle Gallie. L'opposizione lo ha salutato come il cavaliere bianco in fez e ha messo in campo anch'essa un uomo nuovo, Nicola Vendola, parte della nomenklatura dei partiti dal 1985, quando entrò nella segreteria nazionale della FGCI, un signore che non ha alcuna speranza di vincere e per questo può essere il prescelto e ottenere le copertine sia dell'Espresso che di Chi. La somma dei voti dei partiti del cartellone del centrodestra dopo l'apparente uscita di Fini aumenterà, cresceranno la Lega e FLI che catturerà i voti di chi vuole il rinnovamento morale del Paese. Il PDL rimarrà stabile. Dopo la parentesi di un governo tecnico, indispensabile per evitare il default, si tornerà alle elezioni. Il neoberlusconismo deve vincere e rivincerà e la struttura che sosteneva Berlusconi e oggi lo scarica, sarà come sempre, salva. (www.beppegrillo.it)

mercoledì 10 novembre 2010

La Polverini pedala per il califfo



La Regione Lazio di Renata Polverini quando vuole si muove celermente. Lo fa, per esempio, per il cantante Franco Califano. «Guadagno solo 10 mila euro di Siae ogni sei mesi», si lamenta il maestro che chiede l’intervento delle istituzioni per salvaguardare il suo tenore di vita. Pazienza se quella cifra un precario, un cassintegrato o una pensionata con la minima neanche osano sognarla. Ma per il cantautore di “Tutto il resto è noia” non sono sufficienti. E Polverini che fa? Tempo 24 ore e si mobilita per riceverlo a via Cristoforo Colombo, dicendosi «disponibile ad ascoltarlo e a dargli una mano».

Peccato che altre categorie che necessitano delle attenzioni della Regione non trovino la stessa solerzia e disponibilità. Le famiglie di disabili gravissimi che si sono viste negare le cure essenziali causa tagli della Regione Lazio ai centri di riabilitazione hanno atteso per mesi una risposta della Presidente, come L’Unità ha ampiamente documentato con le sue inchieste. I genitori di Paolo, 13 anni affetto da tetra paresi, e Gloria 16 anni, con emiparesi, hanno dovuto irrompere in una conferenza stampa dell’assessore alle Politiche sociali Forte, presente anche la Polverini, dopo che la stessa aveva ignorato per più di 20 giorni una lettera aperta con richiesta di incontro urgente inviata dalle pagine del nostro giornale.

Solo dopo questo blitz la Presidente si è decisa a occuparsi del caso (che riguarda circa 2000 disabili gravissimi del Lazio) e ne era seguito un caffè a casa di uno dei ragazzini, durante il quale la Polverini aveva dichiarato alla stampa che Paolo e Gloria avrebbero riavuto le loro terapie. Sono passati 13 giorni e niente è cambiato. «Ci sono state fatte tante promesse – dice Rita, la mamma di Gloria – ma non c’è stato l’accenno di un cambiamento; non ci ha più chiamato nessuno». Il Governatore durante la colazione aveva detto «gli ho lasciato i miei recapiti, ora possono contattarmi quando vogliono» ma aggiunge Pino Argento, marito di Rita, «io ho scritto una mail e un fax per chiedere spiegazioni, non mi hanno risposto».

«Perché le terapie non sono riprese? Ogni giorno perso di cure – continuano i genitori di Gloria – è un danno per i nostri ragazzi che aggravano le loro patologie: in casi come questi non si può aspettare, non si può perdere tempo». «La Regione non ha nessuna intenzione di tornare indietro sul taglio dell’8% perché è stato approvato dal Ministero dell’Economia - dichiara Dino Migliore, coordinatore regionale del Foai, Federazione degli Organismi per l’Assistenza alle Persone Disabili – e la circolare che prevede una compartecipazione del Comune per il 30% in realtà aggrava la situazione perché molti enti locali, fra cui Roma, non possono provvedere». «È venuta a prendersi il caffè, a fare parole – chiosa Antonietta, la mamma di Paolo – ma ci vogliono i fatti per mio figlio e per tutti quelli che stanno come lui. Per Califano i soldi li trova? E allora li facesse uscire pure per le terapie dei disabili, non ci costringa a toglierci il pane dalla bocca per andare dai privati. Altrimenti che devo fare? Mi devo incatenare sotto la Regione?» (Luciana Cimino - L' UNITA' -)



...una Polverini solerte, poi tutto il resto è noia...

Il De Profundis di Gianni Letta




Nell'ultimo vertice ad Arcore il presidente del Consiglio e il leader del Carroccio hanno siglato l'ennesimo patto di ferro per far sopravvivere il governo. Ieri il senatur ha annunciato di essere il mediatore designato per ricucire lo strappo di Fini. Ma Futuro e libertà non sembra intenzionata a sospendere l'ultimatum scandito domenica scorsa dal presidente della Camera: "Dimissioni o via dall'esecutivo i nostri ministri". Lo ribadisce oggi il finiano Fabio Granata: "Se dall'incontro di domani tra Bossi e Fini non succederà nulla di nuovo, e non succederà nulla di nuovo, ritireremo la delegazione di Fli". A smentire la maggioranza, che finge di non essere a un passo dalla crisi, arrivano intanto le parole pesanti del presidente-ombra Gianni Letta. Ormai, a tenere in vita il governo, sembra essere solo l'approvazione, necessaria e improrogabile, della legge finanziaria. Il Partito democratico, intanto, si decide ad avviare una raccolta firme per sfiduciare il Cavaliere: "Ma vedremo tempi e modi dell'iniziativa". (www.ilfattoquotidiano.it)

Bugie ministeriali



Ormai siamo al golpe. Infatti, pochi giorni fa in Parlamento ha mentito il ministro Calderoli e adesso si scopre che a ingannare le Camere è stato anche il ministro degli Interni Maroni.
La pm del tribunale dei minori, Annamaria Fiorillo, che avrebbe dovuto decidere cosa fare con la minorenne marocchina Ruby, mentre il premier tempestava di telefonate la questura di Milano chiedendo che venisse liberata, si è rivolta al Csm, perché le cose non sono affatto andate come ha raccontato alla Camera e al
Senato il ministro Maroni.
Ha fatto benissimo a rivolgersi al Csm perché venga fatta luce su un caso che è già scandaloso, increscioso e imbarazzante. Una vicenda che potrebbe rivelarsi addirittura peggiore di quel che già è, se si scoprisse che il ministro, responsabile della sicurezza dei cittadini, ha preso in giro il Parlamento e l’intero Paese per difendere i comportamenti indifendibili del suo premier. Non sarebbe di certo il primo esempio di un uso disinvolto, per usare un eufemismo, degli apparati di sicurezza dello Stato. Un uso privato fatto dal
presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi dei ragazzi delle scorte. Oggi, alla Camera, sono intervenuto per illustrate la mia interpellanza ed ho chiesto ai ministri Maroni e La Russa come mai alcuni ufficiali di pubblica sicurezza sono impiegati per fare da badanti e da tassisti alle escort che frequentano le case e le ville del premier. Mi è stato risposto dal ministro Elio Vito che esiste un regolamento per le scorte.
Grazie tante, ma non ci interessa sapere cosa fanno le scorte e se ci sono circolari che regolano il loro lavoro. Vogliamo capire cosa fanno Berlusconi e i suoi amici delle persone che curano la loro sicurezza, cosa fanno fare ai tutori dell’ordine incaricati di proteggerli. Vogliamo sapere se i carabinieri che sono stati addestrati per la pubblica sicurezza vengono impiegati per accompagnare nelle sue diverse abitazioni le amiche di Emilio Fede e Lele Mora, e anche se lo stesso Fede ha una scorta e, nel caso, a quale titolo. Sono stati gli stessi uomini della scorta a lamentarsi, in un articolo pubblicato dal “Fatto quotidiano”, del dover spesso fare da tassisti alle escort di Villa Certosa. Vogliamo che ci sia spiegato come mai questo avvenga. E certo per ora non lo ha fatto nessuno. (www.antoniodipietro.it)

martedì 9 novembre 2010

Contestato Silvio "bungabunga"

Padova, un gruppo di studenti e ricercatori ha contestato il presidente del Consiglio in visita nelle zone copite dall'alluvione. I manifestanti, schierati di fronte alla Prefettura in piazza Antenore, hanno atteso l'arrivo del premier e di Bossi cantando slogan sul caso Ruby (REPUBBLICA)
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Lele Mora e le berluscones


Sul sito di Oggi due filmati ripresi lo scorso luglio documentano i viaggi di Lele Mora, oggi indagato per favoreggiamento alla prostituzione, fino alla residenza del premier. In viale Monza, sotto la casa dell'impresario, tre persone pattugliano la strada, accertandosi che non ci siano curiosi o persone sospette. Le ragazze arrivano in pieno giorno vestite in abiti da sera camminando su tacchi vertiginosi. Suonano al citofono di Mora e vanno nel suo appartamento. Dopo poco sono di nuovo in strada assieme all'impresario e alla "sua scorta". Poi salgono sulla mercedes scura di Mora e partono alla volta di Arcore. L'auto, arrivata a villa San Martino, varca i cancelli senza che i carabinieri la fermino o effettuino controlli. Una sequenza sconcertante che dimostra come, pur di fare festa, il presidente del Consiglio abbia fatto saltare tutte le regole in materia di sicurezza. (www.ilfattoquotidiano.it)

domenica 7 novembre 2010

La domenica di Fini



Anche questo fine settimana, come avviene da un po' di tempo a questa parte, abbiamo assistito alle esternazioni del Presidente della Camera, Fini, che la domenica si traveste da leader dell’opposizione e, alla stregua di noi dell’Italia dei Valori, denuncia la catastrofe politica, etica ed economica a cui ci sta portando l’attuale Governo Berlusconi, dimenticandosi, invece, che finora egli ne ha fatto parte.
Speriamo che domani, lunedì, non cambi di nuovo parere, rinnovando, ancora una volta, la fiducia al Governo Berlusconi, come finora ha sempre fatto. Dopo tutto quello che ha denunciato sulle anomalie e sulle inefficienze di questo esecutivo, se resta ancora un attimo nella coalizione, certifica solo di esserne un conclamato complice.
Gli chiediamo, allora, di essere coerente: si faccia promotore di una mozione di sfiducia nei confronti del Governo Berlusconi.
Noi dell'Italia dei Valori lo appoggeremo senza riserve. In alternativa, appoggi la nostra mozione di sfiducia, che abbiamo già presentato in Parlamento, e che attende di raggiungere il quorum di firme necessario per essere messo all’ordine del giorno.
A questo punto, però, è necessario che il partito dell’opposizione che ha autonomamente i numeri per farlo, e cioè il Pd, non stia più a temporeggiare e si faccia esso stesso promotore di una autonoma mozione di sfiducia, a cui noi di IdV pure garantiamo, sin d’ora, il nostro appoggio.
Tutto il resto è solo tatticismo o peggio chiacchiere della domenica. (www.antoniodipietro.it)

Decoro e dimissioni : spina staccata

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La maledizione di Al Pappone

Fa benissimo Al Pappone a preoccuparsi della mafia. Non perché Cosa Nostra ce l’abbia con lui a causa dei “colpi che le stiamo infierendo” (sic): quella è gente seria, sa apprezzare i regali degli amici, tipo lo scudo fiscale o la norma che consente di rivendere all’asta i beni sequestrati o gli attacchi ai pentiti e ai pm antimafia e, soprattutto, sa distinguere tra il lavoro di magistrati e forze dell’ordine e i messaggi di chi beatifica Mangano e demonizza Saviano. Ma, proprio perché sono fra le poche persone serie rimaste in Italia, i mafiosi hanno buona memoria: ricordano gli accordi presi e pretendono che siano rispettati. Se qualcuno li prende per i fondelli con promesse a vanvera, non fanno come gli italiani normali che dimenticano, fischiettano e rivotano: quelli s’incazzano e sparano. Siccome alcuni punti del “papello” restano da realizzare, le mafie guardano con preoccupazione al tramonto dell’impero. E potrebbero partecipare più attivamente al dibattito politico. Per rammentare a chi di dovere che gli impegni vanno onorati. O per presentare il conto a chi verrà dopo.

Naturalmente l’idea che Cosa Nostra utilizzi le mignotte per ricattare Al Pappone poteva venire giusto a lui. Ma è significativo che sia venuta a lui. Come osservava l’altra sera Paolo Mieli ad Annozero, la discesa agli inferi del Cavaliere di Hardcore non conosce limiti. Due anni fa il pover’uomo stazionava nel girone delle aspiranti attricette di Raifiction. L’anno scorso precipitò sulla circonvallazione di Casoria alla festa di Noemi e nell’harem di Gianpi Tarantini, piazzista di protesi, coca e altre belle cosette. Ora è sprofondato nei bassifondi delle pornodiscoteche e delle amiche poliglotte di Lele Mora, a sua volta amico di certi bei tipini legati alla ‘ndrangheta. E chissà quale sarà il prossimo gradino dell’abisso senza fondo. Invano i cortigiani recitano il copione dell’anti-moralismo. Vespa partorisce il solito libro su sesso e potere da Vittorio Emanuele II a Garibaldi, da Cavour a Mussolini, come se il guaio fosse che B. ama le donne.

Belpietro titola “Santoro crede alle puttane”: ma qui l’unico che crede alle puttane, anche quando – dice lui – gli raccontano di essere le nipoti di Mubarak, è quello che se ne fa recapitare 30 a botta a domicilio. Panorama, dopo averci raccontato che la D’Addario è un’infiltrata dal Comintern nel lettone di Putin (a proposito, che ne è della famosa “Orecchiette Connection”?), titola a tutta copertina sotto le poppe di Ruby e Nadia: “Armi indecenti”. “L’ammucchiata”. “Gli sciacalli dell’antiberlusconismo”. Che sarebbero i giornalisti che danno conto degli scandali, i magistrati che indagano e i politici che criticano. Scusate, colleghi (si fa per dire), ma chi riceveva in casa quelle “armi indecenti” per fare “ammucchiate”? Fini? Di Pietro? Santoro? O il vostro padrone?

Zio Tibia Sallusti si domanda: “Chi ha armato e pilotato la nuova stagione delle escort? Chi potrebbe essere l’oscura manina che sta dirigendo le operazioni?”. Risposta: la mafia o Fini o magari tutt’e due. Non si accorgono, questi giallisti della mutua, che più scrivono cose del genere, più confermano l’unico aspetto pubblico dello scandalo: non il sesso senile di Al Pappone, ma la condizione di vulnerabilità e ricattabilità in cui si è cacciato con le sue mani. Il complotto mafia-escort fa ridere. Ma se il premier è ricattabile dalla mafia è perché si teneva alcuni mafiosi in casa. Se è ricattabile dalle escort è perché le sue case sono piene di escort di cui lui nemmeno conosce l’identità. Sono trent’anni che passa le giornate a fare casini e le nottate a cercare di coprirli con tangenti, depistaggi e leggi ad personam. Dopo una vita trascorsa a fuggire dal suo passato, ora sente che sta per esserne raggiunto. Ricorda l’investigatore C. W. Briggs interpretato da Woody Allen ne La maledizione dello scorpione di Giada: indagava su certe misteriose rapine, poi si scoprì che il rapinatore era lui. Ma Briggs, almeno, agiva sotto ipnosi. Al Pappone pare sia lucido. (Marco Travaglio - IL FATTO QUOTIDIANO -)


Lunedì si apre a Milano la seconda Conferenza nazionale della famiglia, organizzata dal Governo, e Silvio Berlusconi non ci sarà. Alla fine la sua presenza è saltata. Ed è sicuramente un bene, perché sarebbe stato inopportuno, alla luce delle vicende di escort e minorenni che lo vedono coinvolto. Il suo intervento avrebbe rappresentato un insulto alla platea. E si badi bene: non mi interessa guardare dal buco della serratura, ma qui siamo di fronte alla mercificazione della donna e ad un arretramento culturale non degno di un Paese civile. Comunque la più grave colpa del Presidente del Consiglio è quella di aver parlato bene e razzolato male. Infatti, due anni fa ha organizzato il Family day per tutte le famiglie d’Italia ed oggi ha dimostrato, con la sua condotta, di aver calpestato quel suo spot ipocrita e di essere addirittura ai limiti della legalità. La propaganda, ai tempi, era riuscita benissimo, ma a distanza di mesi il bluff è venuto fuori non soltanto per i suoi comportamenti, ma soprattutto per le politiche inadeguate messe in campo da questo esecutivo. L’altro giorno un’analisi di Ilvo Diamanti su ‘La Repubblica’ faceva comprendere, dati alla mano, come la famiglia italiana sia diventata un vero e proprio ammortizzatore sociale. Grazie ai nonni, ai genitori, le nuove generazioni riescono ad andare avanti. Una giovane coppia non può fare un figlio, prendere casa, costruirsi un futuro perché la situazione economica non ha speranze, non ha prospettive. Tra precarietà e insicurezza, non si riesce più a costruire un percorso di vita. E’ chiaro a tutti come questo Governo abbia abbandonato le politiche per la famiglia ad un misero 1,36% del Pil, ben al di sotto della media europea. La Francia spende circa il 4% del Pil tra servizi, trasferimenti alle famiglie e sgravi fiscali, e ha varato un sistema di sussidi per le prestazioni di cura a bambini e anziani all’avanguardia. E’ evidente che l’esecutivo è stato incapace di portare in Parlamento provvedimenti economici strutturali seri, volti a sanare le casse dello Stato, a rilanciare l’economia e a dare prospettive ai nostri giovani. Le famiglie italiane pagano i tagli che questo Governo ha apportato al settore sociale, ai servizi, alla scuola, all’università, alla ricerca. Insomma è finito il tempo degli spot, dei family day dell’ipocrisia, delle bugie a reti unificate: il Governo vada a casa. (www.antoniodipietro.it)

sabato 6 novembre 2010

Rottamazione



Gli scricchiolii attorno al sistema di potere che ha retto il Paese negli ultimi 15 anni si fanno sempre più forti. A Perugia va in scena la convention di Futuro e libertà. In 6mila chiedono a Fini di staccare la spina. Il capogruppo alla Camera Italo Bocchino si rivolge direttamente al suo leader: "Sei tu a certificare la fine irreversibile del bipolarismo. Sarai il protagonista della Terza repubblica". Anche il Partito democratico si dice pronto alla spallata. A Roma, davanti alla riunione dei circoli, Pierluigi Bersani usa contro il premier toni durissimi: "Se vuoi avere la patente per fare l'uomo pubblico devi essere una persona per bene". E attacca sul caso Ruby: "Un minore è un minore, anche se non lo sembra". Ma il Pd deve fare i conti con il risveglio dei quarantenni. A Firenze Matteo Renzi e Giuseppe Civati radunano oltre tremila persone e lanciano la sfida alla vecchia dirigenza: "Il partito smetta di chiacchierare di se stesso e inizi ad appassionarsi ai problemi del Paese". Dai dirigenti democratici assiepati nella Capitale piovono fischi contro di loro, mentre il segretario risponde a muso duro: "D'ora in avanti pretendo rispetto". Come finirà? Nessuno al momento è in grado di prevederlo. Un fatto però e certo: lo scenario politico sta cambiado. Molto velocemente. (www.ilfattoquotidiano.it)

venerdì 5 novembre 2010

Manca soltanto Jimmy il fenomeno

Fin dall’inizio abbiamo riconosciuto il valore e anche il coraggio della svolta di Fini. Senza la sua pur tardiva battaglia per la legalità, corroborata da fedelissimi come Fabio Granata e Giulia Bongiorno, le porcate supreme del “processo breve” e del bavaglio sulle intercettazioni sarebbero leggi dello Stato. E, se oggi s’intravede il tramonto del lungo incubo berlusconiano, lo si deve soprattutto al distacco di Futuro e libertà. Ciò premesso, però, una domanda s’impone: che cosa vuol essere Futuro e libertà? Un partito con un’identità netta intorno ai valori di una destra normale, cioè legalitaria e rigorosa, o un caravanserraglio di riciclati berlusconiani in fuga dalla nave che affonda? Ogni giorno le cronache segnalano le “new entry” (new si fa per dire) che si accalcano all’ingresso del partito finiano senza incontrare la benché minima resistenza: che so, un filtro, un buttafuori, un cerbero che prenda le generalità dell’aspirante futurista e gli ponga almeno un paio di domande su come la pensa su alcuni princìpi cruciali. Forse perché i princìpi, a parte la vaga evocazione a Mirabello, stentano a emergere con la necessaria chiarezza. Si spera che ciò avvenga domenica a Perugia. Nell’attesa, però, entra di tutto e non si butta via niente. Come se l’unico criterio fosse quello numerico, più adatto a un circo che a un partito: più gente entra più bestie si vedono. Non sempre, in politica, è la somma che fa il totale. Il rischio, insomma, non è tanto che Fli si riduca a un bonsai della vecchia An, ma a una Forza Italia senza Berlusconi.

Uno degli ultimi acquisti, per dire, è Tiziana Maiolo, già redattrice del Manifesto e candidata a sindaco di Milano per Rifondazione comunista, che nel ’94 saltò sul carro del vincitore, cioè di Forza Italia e ora ha fatto lo stesso sul carro finiano: che c’entra con Fli questa presunta “garantista” che ha proposto l’abolizione dei pentiti di mafia, della custodia cautelare (per tutti!) e del 416-bis, cioè dell’associazione mafiosa, e ha passato la vita a insultare i migliori magistrati anticorruzione e antimafia? Alfredo Biondi è dato in avvicinamento: è l’autore della prima legge ad personam dell’Era Berlusconiana, il decreto che nel ’94 aboliva il carcere per i reati di Tangentopoli, guardacaso alla vigilia degli arresti per le tangenti Fininvest alla Guardia di finanza; il decreto fu poi ritirato a furor di popolo grazie allo smarcamento di Fini e Bossi. Possibile che Fini abbia perso la memoria? Che c’entra l’avvocato Biondi con l’idea di legalità sbandierata da Fli? Poi c’è il piemontese Roberto Rosso: era nella Dc con Vito Bonsignore, nel ’93 fondò il movimento “Mani Pulite”, poi passò a Forza Italia e si fece le sue brave cinque legislature; appena tre mesi fa s’è dimesso da vicepresidente della giunta Cota per lo scandalo Phonemedia; ancora sette giorni fa giurava che “mille motivi mi trattengono nel Pdl” e assicurava grande “stima” a Denis Verdini; poi l’improvvisa folgorazione: finiano della prima ora, un’antemarcia. Ma si può? Imbarcato anche Giampiero Catone, che ha girato un po’ tutti i partiti e visitò anche le patrie galere: ora dice di aver risolto tutti i guai con la giustizia, ma il curriculum resta da paura. Pare che sia tentato da Fli anche Valerio Carrara, celebre perché nel 2001, unico deputato eletto nell’Idv, appena entrato alla Camera si convertì a Forza Italia in meno di 24 ore: ora ha un’altra crisi di coscienza, sempre dove tira il vento, ça va sans dire.

Ormai, sull’Arca di Noè, manca soltanto Jimmy il Fenomeno. Ma che deve fare un politico per essere respinto all’ingresso di Fli? Alla domanda del nostro Ferrucci se abbiano mandato indietro qualcuno, i colonnelli finiani hanno risposto: sì, uno, Lunardi. Bene. Ma per entrare basta non essere Lunardi, o è richiesto qualche altro requisito? Tipo magari la coerenza con il progetto finiano? Se è vero che le idee camminano sulle gambe degli uomini, forse è il caso di schiarirsi le idee e poi guardare in faccia gli uomini. Certa gente basta guardarla in faccia e si capisce tutto.
(Marco Travaglio - IL FATTO QUOTIDIANO -)

Le vignette di Vauro ad Annozero del 4 11 2010

Marco Travaglio ad Annozero del 4 11 2010

mercoledì 3 novembre 2010

Il "pacco" bomba

Dopo l'allarme terrorismo per i pacchi sospetti intercettati nei giorni scorsi ad Atene, un presunto pacco bomba indirizzato al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi è stato scoperto nella notte a bordo di un aereo cargo Tnt. Il velivolo, decollato dalla capitale greca era diretto a Parigi, ma verso le 22.15 il pilota, appreso il possibile pericolo, ha disposto un atterraggio di emergenza all’aeroporto Marconi di Bologna. A segnalare la presenza del pacco sospetto a bordo è stato, infatti, lo stesso gruppo Tnt che ha rafforzato i controlli sulle merci.

Lo scalo di Bologna è stato chiuso e isolato, tutta la merce è stata scaricata e, al termine delle operazioni, sono intervenuti gli artificieri per disinnescare il plico. Al momento dell’intervento, il pacco si è incendiato senza provocare feriti. I resti saranno ora sottoposti ad analisi per ccomprendere quali sostanze fossero contenute nel pacco.
Da Parigi il carico sarebbe stato trasferito a Liegi, in Belgio, e successivamente a Roma. (LIBERO)

Curioso che questi pacchi bomba siano partiti dalla Grecia che con la crisi devastante che la flagella, avrebbe difficoltà anche ad acquistare i francobolli per una cartolina !



Il giorno della vergogna



Non bastava Ruby, la diciottenne marocchina che ha raccontato ai magistrati di Milano le ormai famigerate pratiche dei dopo cena di Arcore e che ora dichiara tutto e il contrario di tutto per risultare meno credibile. Non bastava Nadia, la 28enne escort di Reggio Emilia che fa tremare il premier (e non solo) con le sue deposizioni su incontri a base di sesso e droghe leggere, anche con il ministro Renato Brunetta. Ora le scorte si sfogano per l'umiliazione: "Vediamo un giro di ragazze pazzesco. Moltissime auto a noleggio con conducente, alcuni pulmini, di quelli da 10-15 posti. E' mai possibile che dobbiamo vergognarci, noi che vorremmo lavorare per le istituzioni e difendere lo Stato?". E persino il Forum delle famiglie, nel giorno in cui il presidente del Copasir Massimo D'Alema chiede nuovamente di sentire il premier per parlare della "sua sicurezza", rilascia alle agenzie una nota che prende le distanze da B.. Per quanto tempo ancora gli italiani dovranno vergognarsi del presidente del Consiglio?. (www.ilfattoquotidiano.it)

martedì 2 novembre 2010

C'era un governo

So di parlare a titolo personale, ma dire che sono stufo non rende neppure l'idea. Non si può campare pensando sempre che gli altri sono peggio, che i giudici sono comunisti e che Fini è un traditore: anche se ci fosse del vero in tutto quanto. Non si può passar la vita a difendere il privato di Berlusconi se poi Berlusconi non fa niente per difendere dal suo privato noi, cittadini o giornalisti che perdiamo intere stagioni a discutere delle sue mutande: e questo solo perché lui ha sottovalutato dei rischi o perché deve affermare qualche principio. Berlusconi sarà anche un genio, ma i suoi casini impediscono di dimostrarlo e fanno perdere un sacco di tempo al Paese: e parlo di casini autoprocurati, non di complotti dei poteri forti. Se di notte il Premier non telefona a Obama ma a Nicole Minetti, e se la liberazione di una cubista marocchina è divenuta la missione più rilevante della nostra politica estera, la colpa non è mia. Se il Lodo Alfano serve a guadagnare tempo e a non farlo perdere al Paese, e però per farlo ci vogliono tre anni, la colpa non è mia. Se dietro Berlusconi non c'è un partito ma c'è solo lui, oltre a una serie di soldatini imbarazzanti, la colpa forse è addirittura sua. Non ho capito se alle famiglie italiane arriverà davvero un opuscolo su quanto realizzato dal governo negli ultimi due anni, ma credo che i prossimi due anni alle famiglie italiane interessino addirittura di più. Ci facciano, anzi, ci faccia sapere. (Filippo Facci - LIBERO -)


Anche a Filippo Facci cominciano a girargli ?

Berlusconi nelle canne



La procura di Palermo ha già ascoltato un'amica di Perla Genovesi, ex assistente parlamentare del senatore Pianetta (Pdl) e trafficante di cocaina. La ragazza, che fa la cubista a Milano, racconta che le giovani invitate alle feste di Berlusconi a villa Certosa avevano a disposizione, sui comodini delle loro camere, dosi di marijuana da consumare prima dei party e parla di incontri a pagamento con il premier. I verbali verranno trasmessi alla procura di Milano e confluiranno nell'inchiesta sulla prostituzione che ha fatto emergere lo scandalo Ruby. Intanto le grandi firme degli house organ del presidente del Consiglio si smarcano dal Capo e non gli risparmiano ironia e rasoiate sulla sua condotta. Il Cavaliere è sempre più solo, ma continua ad ostentare sicurezza, si lancia in battute omofobe ("Meglio con le belle ragazze che gay") e torna all'attacco sulle intercettazioni telefoniche: "Faremo chiudere i giornali che le usano". L'inchiesta che lo sta travolgendo, però, si allarga e lo coinvolge sempre più da vicino. Alla luce nelle nuove rivelazioni arrivate dal capoluogo siciliano, si scopre perché Ruby doveva essere liberata a tutti i costi: il rischio che raccontasse tutto era troppo alto. (www.ilfattoquotidiano.it)

Serve pensare ad un'Italia diversa, insieme



Tra i commenti che lasciate sul mio blog e sulla mia pagina facebook, leggo spesso la richiesta, fatta a gran voce, di una nuova legge elettorale.

E’ una istanza molto importante in quanto, con le attuali norme, si nega ai cittadini la possibilità di scegliere direttamente coloro che li rappresenteranno in Parlamento.

Questo sistema, infatti, è un guscio vuoto di democrazia. Può una legge elettorale consegnare alle segreterie di partito il diritto di scelta che, invece, spetterebbe ai cittadini? La risposta è sotto gli occhi di tutti. Tra l’altro, e lo abbiamo denunciato più volte, chi siede in Parlamento non risponde più al Paese, ma è un burattino nelle mani di colui che lo ha ‘scelto’.

E’ chiaro che in questa legislatura ci siamo dovuti confrontare con una maggioranza formata da dipendenti di Berlusconi e non con i rappresentanti del popolo. In tali condizioni, infatti, nessuno osa contraddire il capo per il timore di non essere ricandidato e nessuno ha il coraggio di staccare la spina visto che l’attuale sistema elettorale mette a rischio la poltrona.

In questo momento in Italia ci sono tre milioni di elettori che non vanno più a votare. L’astensionismo è la cartina di tornasole di una politica autoreferenziale che allontana sempre di più i cittadini dalle istituzioni. La verità è una: non votare significa rinunciare a un proprio diritto e accettare supinamente le scelte che altri faranno nel segreto delle urne.

E’ chiaro che tra gli scandali, i privilegi e le mancate promesse, non c’è da sorprendersi per lo stato delle cose, per la sfiducia degli italiani nei confronti di una politica corrotta e al servizio degli interessi della casta.

Per questo, oltre al cambio della legge elettorale, proporrò a tutte le forze politiche di far diventare legge le tre regole, contenute già in un ddl dell’IdV e presentato in Parlamento, secondo cui: i condannati non possono essere candidati; i rinviati a giudizio non devono assumere incarichi di governo, né a livello centrale né a livello locale; gli imprenditori che si sono macchiati di reati nei confronti della pubblica amministrazione non devono più partecipare alle gare di appalto pubbliche.

Queste sono le nostre priorità insieme ad una legge che elimina definitivamente quel conflitto d’interesse che pesa come un macigno sulla nostra democrazia: vogliamo che ci sia una reale inversione di tendenza restituendo la res publica ai cittadini. Vi chiedo di aiutarmi, impegnandovi a diffondere l’idea che un’alternativa è possibile, insieme a noi. (www.antoniodipietro.it)

lunedì 1 novembre 2010

Ognissanti

Passaparola di Marco Travaglio (dal blog www.beppegrillo.it)

Io rubo, tu Ruby, egli copre

L’altra sera al Tg La7 lo zio Tibia Sallusti spiegava che la Repubblica del Bunga Bunga vanta illustri precedenti: tutti i grandi della storia, da Napoleone a Mitterrand, da Kennedy a Clinton, amavano le donne. Invano Padellaro tentava di spiegargli che qui le donne c’entrano come i cavoli a merenda. Ieri Belpietro ripeteva a pappagallo su Libero che “la storia è piena di capi di Stato puttanieri. Il più noto è Kennedy” e poi Mitterrand, Clinton e tutti gli altri: “Se Kennedy fosse ancora vivo, le sue abitudini sessuali indurrebbero Bersani a chiederne le dimissioni?”. Tutt’intorno, titoli inneggianti all’“elisir di bunga vita” (battutona), a B. che “la sa più bunga dei suoi avversari tetri e bigotti” (ri-battutona), all’“orgoglio etero di Silvio” (mica come i culattoni della sinistra), al suo “stile di vita liberale ma poco borghese” (tipo Einaudi, per dire). Sotto, la lingua vellutata di Mario Giordano, la vocina del padrone, informava che “la gnocca fa bene, è ufficiale”, “è bastato un po’ di bunga bunga e via: eccolo lì di nuovo in pista, cazzuto e grintoso come da qualche settimana non si vedeva”, e via con una serie di eleganti metafore sul ritrovato vigore del Cavaliere di Hardcore: “Quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare… Più lo attaccano con la gnocca, più lui si galvanizza”, “in Europa ottiene un risultato storico”, a Napoli “annuncia l’accordo coi sindaci”, senza dimenticare “le parole quantomai equilibrate e misurate sulla giustizia”, ergo “se tanto mi dà tanto, un’altra lenzuolata di D’Avanzo e riprende slancio la riforma dell’Università, un paio di articoli di Travaglio e riusciremo ad accelerare l’avvio del nucleare… la riduzione delle imposte e il quoziente familiare”, “gli insulti a base di gnocca, lungi dal prostrarlo, provocano a B. la stessa reazione delle arachidi a Superpippo: lo riattizzano. Più cercano di tirarlo giù, più lo tirano su. Sia detto senza allusioni, ma a lui il bunga bunga fa quell’effetto lì”.

Il Giornale, sempre spiritoso, ne deduce che “adesso Fini deve dimettersi” e intervista un ascaro di complemento, Antonio Polito. Non bastando i problemi che ha in casa (anche ieri nessun lettore si è precipitato in edicola ad acquistare il Riformatorio), Polito el Drito denuncia il vero scandalo: “La strana e grave fuga di notizie” (come se si potesse nascondere per sei mesi una telefonata del premier alla Questura di Milano per far rilasciare una ragazza fermata per furto senza documenti né fissa dimora). La vicenda invece è “una storia di cui non si conoscono i contorni precisi” e comunque gli scandali “rafforzano negli italiani la convinzione che il premier è perseguitato” (dev’essere per questo che precipita nei sondaggi). Parole dure anche nell’editoriale del Pompiere, affidato alle manine esperte dell’estintore capo Massimo Franco, che si spinge a criticare “l’estetica a dir poco discutibile del potere attuale”, poi crolla esausto per l’immane sforzo compiuto. Manca solo un intervento di monsignor Fisichella che inviti a “contestualizzare” il bunga bunga. Ci dev’essere una centrale operativa, un trust di cervelli che, appena il Caim-ano ne combina una delle sue, compulsano la Treccani a caccia di precedenti storici e sfornano vassoi di alibi prêt-à-porter a beneficio di house organ e ospiti dei talk-show. L’Ufficio Toppe lancia la velina e i cani da riporto si precipitano a raccoglierla. Vita grama, la loro. Se ne stanno a colazione con gli amici o in piscina o sul campo da tennis, quando arriva implacabile la convocazione all’Ufficio Toppe: “Ragazzi, l’han beccato mentre apriva l’impermeabile in un giardino d’infanzia con un cetriolo in mano. Prendete nota: pare che Numa Pompilio avesse una particolare inclinazione per le pecore. Al confronto degli antichi romani, siamo fortunati. Massima diffusione. Il Papa raccomanda di non mercificare il corpo femminile: rammentare al compagno Ratzinger che Alessandro VI era solito giacere con la figlia, quindi pensasse ai fattacci suoi. Dunque Fini deve dimettersi”. (Marco Travaglio - IL FATTO QUOTIDIANO -)