lunedì 30 novembre 2009

Passaparola di Marco Travaglio (dal blog www.beppegrillo.it)

Ora i pompieri sparsi su tutti i colli alti, medi e bassi diranno che è stata l’ennesima gaffe, l’ennesima battuta. E nessuno oserà porsi una domanda molto semplice: che cosa spinge il presidente del Consiglio a parlare così mentre si riaprono le indagini a suo tempo archiviate per strage, mafia e riciclaggio?

Nel momento in cui i fantasmi del suo passato inconfessabile tornano a presentargli il conto, avrebbe tutto l’interesse a scrollarseli di dosso con una forte dichiarazione antimafia, o con una mossa concreta, tipo quella suggerita (e subito rimangiata) dal ministro Alfano sulla riapertura delle carceri di Pianosa e Asinara per i boss al 41 bis. Invece, proprio ora, torna a parlare come un mafioso, minacciando di “strozzare chi ha fatto la Piovra e chi scrive libri sulla mafia”. In attesa che li minacci di scioglierli nell’acido (almeno quelli rimasti in vita: ai De Mauro, ai Fava e ai Rostagno ha già provveduto Cosa Nostra), qualcuno dovrà pur domandarsi il perché.

E’ la prova, casomai ve ne fosse bisogno, del fatto che la trattativa continua. Ancora una volta chi smise di piazzare bombe nel 1994, in cambio di promesse ben precise, fa sapere di essere stanco di aspettare. Così, mentre tutti si affannano a smentire e a ridicolizzare le rivelazioni di Spatuzza, arriva il migliore riscontro logico al suo racconto sul recente sfogo dei fratelli Graviano: “O cambia qualcosa, oppure dovremo andare a parlare con i giudici…”. Il tempo stringe, la Seconda Repubblica si sta squagliando come la prima e il tam tam di radio-carcere è sempre lo stesso: “Iddu pensa solo a Iddu”. Séguita a usare la sua maggioranza bulgara per farsi le leggi per sé, ma agli amici degli amici chi ci pensa? Lo scudo fiscale, l’asta dei beni sequestrati, i progetti sul concorso esterno sono utilissimi ai mafiosi che stanno fuori. Ma a chi sta dentro da tre lustri chi ci pensa? Ci vuol altro che le visitine in carcere dell’on. Betulla. E’ un dialogo in codice, quello fra Iddu e gli amici degli amici, che dura da 15 anni. Era cominciato, almeno in pubblico, il 25 maggio 1994, agli albori del primo governo Berlusconi. Riina sparò dalla gabbia: “C’è uno strumento politico ed è il Partito comunista. Ci sono i Caselli, i Violante, questo Arlacchi che scrive i libri... Il nuovo governo si deve guardare dagli attacchi dei comunisti”.

Berlusconi e i suoi tele-sgherri partirono subito all’assalto della procura di Caselli che osava processare Andreotti e Carnevale. Poi, il 15 ottobre ’94, il premier dichiarò: “Speriamo di non fare più queste cose sulla mafia come la Piovra, un disastro in giro per il mondo. C’è chi dice che c’è la mafia. Non so fino a che punto. Cos’è la mafia? Un centinaio di persone”. Sei giorni dopo Riina plaudì: “Ha ragione il presidente Berlusconi, queste cose sono invenzioni da tragediatori che screditano l’Italia e la nostra bella Sicilia. Ma quale mafia, quale Piovra, sono romanzi. Andreotti è un tragediato come sono tragediato io. E Carnevale più tragediato ancora. I pentiti accusano perché sono pagati”. Nel 2001 governo Berlusconi II. Di lì a poco Bagarella tuona contro i politici che “non mantengono le promesse”, poi lo striscione allo stadio di Palermo: “Berlusconi dimentica la Sicilia. Uniti contro il 41 bis”. Il 4 settembre 2003 il premier dichiara allo Spectator: “I giudici sono matti, mentalmente disturbati, antropologicamente diversi dal resto della razza umana”. Lo diceva già Luciano Liggio a Biagi: “Quando il giudice mi ha interrogato, mi sono accorto che mi trovavo di fronte a un ammalato. Se dietro a varie scrivanie dello Stato ci sono degli psicotici la colpa non è mia. Perché non fanno delle visite adeguate a questa gente prima di affidarle un ufficio?”. Il 9 aprile 2008, vigilia del governo Berlusconi III, la celebre uscita su Mangano “eroe”. Ora ci risiamo. C’è un solo modo per levare ogni speranza ai mafiosi e dissipare i sospetti sulla trattativa ancora in corso: che qualche istituzione, magari la più alta, metta a tacere il premier con parole chiare, nette e definitive. Purtroppo, finora, ha parlato per zittire i magistrati. (MARCO TRAVAGLIO - IL FATTO QUOTIDIANO -)

sabato 28 novembre 2009

C'è un marziano a Roma. Si chiama Giorgio Napolitano. Di professione fa il presidente della Repubblica. Quando si sveglia monita. Quando monita lo fa spesso con la magistratura. Chiede moderazione. Rispetto delle regole. Non monita quando i giudici vengono rimossi o attaccati. Per De Magistris, Forleo, Apicella neppure un sospiro. E' vittima invece di amorosi sensi per il presidente del Consiglio. In due fanno 158 anni, una buona panchina al parco con i piccioni. Con Berlusconi ha firmato il lodo Alfano, la Corte Costituzionale lo ha bocciato. Lui è rimasto imperturbabile come deve essere un Grande Notaio della Repubblica.
Nel suo curriculum vanta un appello ad abbassare i toni sulle puttane di Palazzo Grazioli durante il G8, ma anche un invito vigoroso a non lavare i panni sporchi italiani al Parlamento Europeo. Indimenticabile un caffè in piazzetta a Capri con Bassolino e la moglie di Mastella. Da non sottacere la sua presenza alla prima della Scala nel giorno del rogo della Thyssen. Un marziano che in gioventù fece parte del GUF, il Gruppo Universitario Fascista, ma che, come comunista, anni dopo, appoggiò i carri armati sovietici in Ungheria con le immortali parole: "L'intervento sovietico ha non solo contribuito a impedire che l'Ungheria cadesse nel caos e nella controrivoluzione, ma alla pace nel mondo".
In Parlamento dal 1953 come deputato vive di soldi pubblici da prima dello Sputnik e di Gagarin. Difensore della stabilità del governo di un corruttore (Mills), puttaniere (D'Addario), frequentatore di mafiosi (secondo le testimonianze di un plotone di pentiti), acquisitore con destrezza della Mondadori (per corruzione di giudici), piduista (tessera 1816). La stabilità per lui è un bene supremo. Il governo può essere rovesciato solo dal voto. Ma il voto si basa sull'informazione di cui dispone un cittadino. E l'informazione è in mano a Berlusconi. E allora? "Meglio tirare a campare che tirare le cuoia" come disse Andreotti. In futuro, nei libri di Storia, verrà ricordato come "Il Napolitano del Lodo Alfano", una legge che poneva lui e altri tre italiani al di sopra della legge. L'ultimo monito del marziano è severo, alto, quasi nobile come il suo aspetto da migliorista: "Non si può abbattere un governo che ha i numeri". E che numeri! (www.beppegrillo.it)

venerdì 27 novembre 2009

La pubblicità francese ci sfotte

Il celebre: "Rigore c'è quando arbitro fischia" di Boskov è stato superato da: "Nulla può abbattere governo che ha maggioranza" di Morfeo Napolitano. Tra le due sentenze, nonostante appartengano a ambiti diversi come il calcio e la politica, ci sono molti aspetti in comune. Il rispetto delle regole, dell'arbitro e di chi si frega il pallone. Le regole per le elezioni se le sono fatte loro, i parlamentari se li sono eletti loro, e lo stesso Morfeo è stato nominato da loro dopo una intera vita spesa per la politica, per noi insomma. Il "nulla" evocato da Napolitano sono forse i pentiti di mafia che parlano come fringuelli di Berlusconi e di Dell'Utri? I milioni di disoccupati? La corruzione di Mills? La corruzione dei giudici per la Mondadori? Il debito pubblico arrivato al delirio di quasi un miliardo al giorno in più? Se questo è il nulla allora il governo è saldo come una diarrea. Una diarrea maggioritaria. Ninna nanna, bimbi belli... (www.beppegrillo.it)

giovedì 26 novembre 2009

ROMA - Berlusconi attacca a tutto campo davanti all'ufficio di presidenza del Pdl. Batte i pugni sul tavolo, dopo settimane di polemiche con Fini e con i finiani, lanciando un aut-aut ai contestatori: chi non è d'accordo se ne va dal partito. E parte di nuovo con violentissime accuse alla magistratura, indicata come una forza eversiva che "attenta alla vita del governo" e "rischia di portare il Paese sull'orlo della guerra civile".

L'attacco del premier ai magistrati, riportato da alcuni dei partecipanti al summit, appare particolarmente violento. Ha parlato di una persecuzione giudiziaria nei suoi confronti, spiegando le ragioni che obbligano a metter mano alla riforma della giustizia. Perché, dice il premier, "è in atto un tentativo di far cadere il governo" condotto soprattutto dalla magistratura "che ha preso una deriva eversiva". Un tentativo - ha aggiunto - "che porta il Paese sull'orlo della guerra civile". Il Cavaliere ha citato i processi che lo vedono coinvolto a Milano, le indiscrezioni su presunte nuove azioni della magistratura riguardanti i processi di mafia, ma anche i casi di Nicola Cosentino e da ultimo di Renato Schifani. Spendendosi in una difesa del sottosegretario all'economia attraverso l'esame delle accuse mosse dai magistrati napoletani in alcuni casi definite "paradossali".

"La riforma della giustizia è assolutamente necessaria" ha proseguito il Cavaliere. Secondo lui, bisogna andare avanti sulla riforma del processo breve e sulla separazione delle carriere.

Poi l'affondo sul fronte interno, con un ultimatum nei confronti dei finiani: il programma di governo - ha detto in sostanza il premier - è chiaro ed è stato sottoscritto da tutti in campagna elettorale. "Su ogni tema si decide a maggioranza e chi non è d'accordo occorre che si adegui. Chi non condivide è fuori".

Non è mancata una critica all'informazione. In particolare alla tv pubblica. "Ogni giorno vanno in onda sulla Rai, la televisione pubblica, processi contro il governo e la maggioranza" - ha spiegato, concludendo: "Questi processi devono finire".

Alla fine del vertice, è stato approvato all'unanimità un ordine del giorno. Il Pdl si impegna a ripresentare il lodo Alfano, seguendo le indicazioni della Consulta e di andare avanti sul processo breve". "Voi lo chiamate così - ha detto il ministro La Russa - ma per noi è il processo con durata certa". (REPUBBLICA)

Il premier paventa il rischio di una guerra civile ? Allora ci adegueremo, dovremo rispolverare le vecchie spranghe di ferro ?



Palermo - Una lettera anonima, contenente minacce di morte nei confronti di Renato Schifani e dei suoi familiari, apparentemente riconducibili ad ambienti mafiosi, è stata recapitata per posta due giorni fa a Palazzo Madama. Il presidente del Senato ha subito presentato denuncia alle forze dell’ordine. La lettera ha la data "Reggio Emilia, 21 novembre 2009" e il timbro postale "Bologna cmp" con la stessa data. Nella lettera, ricca di particolari sulle abitudini e sui movimenti del presidente del Senato, si sostiene che Schifani sarebbe "nell’occhio dei picciotti"; si afferma che durante "un incontro a Reggio Emilia" ci sarebbe stata una non meglio precisata "telefonata", e si lancia un avvertimento: "Stia attento perché è in pericolo la sua vita e quella dei suoi familiari". La lettera così conclude: "I cosiddetti perdenti sono per la resa dei conti". Sono state rafforzate le misure di sicurezza a garanzia del presidente del Senato, soprattutto in Sicilia. (estratto da IL GIORNALE)


Aria di bufala anche in questo caso. Da qualche giorno il nome di Schifani è affiancato a quello di presunti mafiosi, quando il Presidente del Senato svolgeva nei primi anni novanta la professione di avvocato.
Se così non fosse allora sono sempre quei comunisti giocherelloni che periodicamente si divertono a mandare letterine minatorie.

mercoledì 25 novembre 2009

Il giornalista Francesco Guzzardi del Giornale è l'autore del messaggio delle BR con la stella a cinque punte pieno di minacce assortite. L'infaticabile Guzzardi ha scritto il messaggio. Lo ha ricevuto, pubblicato, denunciato. Tutto da solo. Uno stakanovista dell'informazione di regime. Alla Digos è stata sufficiente la prova calligrafica per scoprirlo. Uno così poteva lavorare solo con Vittorio Feltri. Dopo "Betulla" Renato Farina, "Citrullo" Guzzardi. (www.beppegrillo.it)
Simulazione di reato e procurato allarme. Questi i reati per cui e' stato denunciato alla procura dalla digos il giornalista collaboratore della redazione genovese del 'Giornale' Francesco Guzzardi accusato di essersi auto inviato un messaggio minatorio corredato da stella a cinque punte. Questo il testo del mesaggio: 'non abbiamo ancora deciso se spaccare prima il culo al vostro servo Gizzardi l'infame della Valbisagno e degli sbirri o passare prima da voi molto presto lo scoprirete '. Il mesaggio, scritto a mano, era stato messo sotto la porta della redazione del ' Giornale' di viale Brigate Partigiane la scorsa settimana.
C'era stata un'immediata denuncia alla polizia. La stella a cinque punte aveva spinto gli agenti della digos ad farsi carico del caso. Il giornalista era stato convocato in questura. Una semplice prova calligrafica aveva fatto emergere la verita'. Guzzardi ha ammesso di avere vergato il mesaggio dicendo di essere stato oggetto di minacce insieme ad altri membri della sua famiglia in seguito alla propria attivita' di giornalista nel quartiere della Valbisagno e di avere scelto questo 'singolare' modo per sollevare il caso e fare partire un'indagine. (AGI News On)

martedì 24 novembre 2009

Era il 23 novembre 1993. Silvio Berlusconi andò ad inaugurare l’Euromercato a Casalecchio di Reno, Bologna, e disse che tra Gianfranco Fini e Francesco Rutelli, nelle elezioni del Sindaco di Roma, avrebbe votato l’allora segretario del Movimento sociale. Il quotidiano Repubblica il giorno dopo titolò il «Cavaliere nero» perché secondo loro nero era Gianfranco Fini. Sedici anni dopo, e siamo ad oggi, Gianfranco Fini non è più nero, Repubblica ne esalta le virtù e lo usa come un bastone per darlo in testa al medesimo Berlusconi. Quante cose cambiano in soli sedici anni. Ciò che non cambia mai è Repubblica che, di riffa o di raffa, va comunque male. Il mondo evolve mentre Repubblica è fissa in una sorta di presente eternità sotto il manto protettivo di Scalfari che, come una sorta di divinità protegge, guida ed ispira il giornale da lui fondato. Amen.
Berlusconi in quella occasione giustificò anche perché avrebbe votato Fini e disse così: «Rappresenta bene i valori del blocco moderato nei quali io credo: il libero mercato, la libera iniziativa, la libertà di impresa, in una parola il liberismo». E sempre nella stessa occasione disse che se le forze moderate non si sarebbero unite lui avrebbe dovuto assumersi le sue responsabilità. La storia successiva è nota a tutti: Movimento sociale, la svolta di Fiuggi, Alleanza Nazionale, via la Fiamma Tricolore, il Popolo della Libertà. A quel tempo Berlusconi fu politicamente scorretto indicando in Fini il suo candidato ideale a sindaco capitolino. Oggi Repubblica indica in Fini un soggetto del centrodestra politicamente corretto nel senso che dice cose che lisciano il pelo a una vaga e inconsistente e presunta opinione pubblica.
Sui motivi per i quali Gianfranco Fini abbia fatto questa svolta si sono dette molte cose, il Giornale ha analizzato a fondo quello che potremmo definire il progetto politico del presidente della Camera. Si è indagata la questione che neanche Freud sul suo lettino: invidie, rapporti personali irrisolti, gelosie, fraintendimenti, indelicatezze. Sembrerebbe quasi che il popolo e ciò che il popolo pensa ed esprime alle elezioni politiche non conti. Ora Repubblica è troppo in alto per occuparsi di questioncelle come «ciò che pensa il popolo». Ma Fini no, Fini conosce il popolo, ha militato in un partito fatto di popolo, una delle sue fondamentali virtù è la capacità di parlare al popolo, di interpretarne quelle tendenze che alla nostra intellighenzia fanno sostanzialmente schifo. E questo è proprio il punto che non abbiamo capito di tutta questa vicenda. Nel ’93 e nel ’94 in molti pensarono che il popolo aveva sbagliato. Scalfari lo ha ripetuto anche domenica scorsa da Repubblica. Ma quando si comincia a percorrere questa china si va a finire alla necessità che il popolo sia guidato, che anche se pensa una cosa bisogna convincerlo a pensarne un’altra, che - insomma - occorre una guida forte, illuminata che tragga il popolo dalla sua condizione pecoreccia e lo porti verso una certa maturità.
Mettiamo che le idee di Fini, oltre a essere ovviamente legittime, vadano a cercare i voti del popolo. Quale popolo le voterebbe? Novanta su cento non quello della libertà. Neanche la grande maggioranza della parte di popolo che viene da An. E allora quale altro popolo rimane. Ce n’è uno che non conosciamo e che alberga tra destra e sinistra, al centro? Mah. Altero Matteoli, domenica ha detto al Giornale che il percorso di Fini è un percorso personale. Che non c’entra con An e che non c’entra con il Pdl. Non l’ha detto Vittorio Feltri, che su Fini ha detto già ciò che doveva dire, ma l'uomo che accompagnava Fini nelle trattative elettorali dal ’94 in poi con Forza Italia e con la Lega: il ministro delle Infrastrutture, quindi evidentemente qualcuno che ha il polso di quel popolo.
Allora delle due l’una: o Fini sposta il Popolo della Libertà sulle sue idee, o, sempre Fini, cerca un altro popolo. Ma quanti voti avrebbe quest’altro popolo? Mettiamo anche che fossero tutti quelli che scrivono e tutti quelli che leggono Repubblica: un po’ pochini. A meno che Fini non abbia in testa un partito di nicchia, in qualche modo élitario oppure altre cose che non sappiamo. Comunque ad oggi le idee di Fini non sono quelle di chi ha votato questa maggioranza di centrodestra, e difficilmente il popolo di centrodestra può oggi spostarsi su quelle posizioni di Fini. Lo sostiene anche Matteoli che Repubblica lo voglia o no. (PAOLO DEL DEBBIO - IL GIORNALE -)


Altra "bella" stoccata del giornale della Reale Casa al camerata Fini, e questa volta da parte di Paolo Del Debbio che le volte che mi è capitato di vederlo sulle reti del premier sullo schermo dopo il suo nome compariva anche la sua professione ovvero "opinionista". Di opinionisti del cavolo l' Italia ne è piena, di fatto anche io lo sono !
Lucio Stanca, doppiostipendista, prendi la penna (il computer non lo sai usare) e fai la somma:
- 164.168 euro da parlamentare
- 300.000 euro da amministratore delegato dell'EXPO 2015
- 30.000 euro come consigliere dell'EXPO 2015
- 150.000 euro di variabile per l'EXPO 2015
Totale. 644.168 euro.
Stanca si deve sempre ricordare che è un nostro dipendente. I soldi che prende (tanti) gli arrivano dalle nostre tasse. Percepisce un doppio stipendio senza vergogna. E se un giornalista di Repubblica gli chiede le ragioni replica: "Devo rispondere ai miei elettori e al gruppo del Pdl". Chiedo ai precari, disoccupati, alle famiglie monoreddito con 800 euro al mese e a tutti i cittadini che non percepiscono un doppio reddito a carico dello Stato, quando incontrano Stanca per strada, di fermarlo di farsi restituire i soldi da parlamentare. Il creatore della più grande ciofeca informatica mondiale, il celebre portale Italia.it, infatti alla Camera non si fa più vedere. Nel mese di ottobre è stato presente solo al 4,22% delle votazioni. (www.beppegrillo.it)

lunedì 23 novembre 2009

Le garanzie democratiche dell'Italia si dissolvono giorno dopo giorno. E, finalmente, si uniscono al coro 'No-Berlusconi' molti individui che un tempo etichettavano la mia politica come chiassosa, antiberlusconiana a prescindere, oltranzista, manettara, giustizialista. Accolgo con favore le dure parole di Ciampi rivolte al Presidente del Consiglio e comprendo la sua amarezza, che e' anche la mia.

Dov'erano coloro che oggi urlano all’indecenza di quest’uomo, che vessa le istituzioni fin dal 1994, quando si sfornavano leggi su leggi per salvare i suoi processi e le sue aziende?

Dov’erano quando a causa di ben 32 voti esterni alla maggioranza sullo scudo (amnistia) fiscale, non è caduto il governo lo scorso 2 ottobre?

Dove sono gli uomini dello spettacolo, della cultura, dell’economia per lanciare il loro appello? Perché tacciono lasciando a questa emergenza nazionale l’etichetta di una bagarre dal gusto squisitamente politico piuttosto che quella di un’emergenza democratica?

Perché gli industriali si lasciano rappresentare dalle dichiarazioni filogovernative delle aziende di famiglia Marcegaglia anche se stanno fallendo una dopo l’altra?
Meglio un ravvedimento operoso che il collaborazionismo di coloro che accettano poltrone, favori e trattative piuttosto che rigettarle al mittente.

Che senso ha prendere una commessa o una poltrona in Europa se poi ti ritrovi in un Paese in default e autarchico?

Non esiste nessuna real politik del mini-lodo, nessuna terza via, signor Casini, è solo un negoziare il ricatto. I cittadini non capirebbero e soprattutto le istituzioni ne uscirebbero devastate.

Chi apre a questo governo è parte di questo governo, chi non prende posizioni chiare verso un corruttore che sta picconando le istituzioni è complice di questo picconamento. Sono stanco di vedere fregiarsi chi non è al governo con l’effige di “terzo polo”, di “opposizione”, di “alternativa” salvo poi muoversi in schemi preconfezionati in attesa del proprio turno al potere.

Abbiamo il dovere di indicare agli italiani un’alternativa reale a questa non politica. La nostra democrazia è “imperfetta”, se ci troviamo in mano ad un manipolo di uomini che sotto la minaccia di perdere la poltrona, ritornando alle urne, piegano il capo al volere del re e tengono in ostaggio un intero Paese, vuol dire che la nostra democrazia è debole e priva di meccanismi di autodifesa.

Non si era mai arrivati ad un imbarbarimento simile semplicemente perché non s’era mai visto un barbaro alla Presidenza del Consiglio.

Quando Silvio Berlusconi sarà messo in condizioni di non nuocere allo Stato, dovremo per prima cosa pensare alla revisione della legge elettorale e ad altri organi posti a tutela della nostra democrazia. Nel caso nostrano sarebbe bastata una legge secondo la quale un indagato non può ricoprire cariche pubbliche per salvarci dal flagello del berlusconismo. (www.antoniodipietro.it)

Passaparola di Marco Travaglio (dal Blog www.beppegrillo.it)

La quinta distribuzione di vaccino pandemico alle Regioni, cominciata nella giornata di giovedì 19 novembre, è stata già effettuata in 11 tra Regioni e Province Autonome; la consegna si concluderà lunedì 23.
Al termine della quinta distribuzione saranno consegnate 749.900 dosi di vaccino in confezioni pluridose. Complessivamente le dosi di vaccino pandemico consegnate alle Regioni saranno 3.891.951, rende noto il bollettino sull'influenza A del ministero del Welfare.
Entro la fine del mese di dicembre 2009 si prevede la consegna complessiva di 10 milioni di dosi. La Conferenza Stato-Regioni ha raggiunto il 5 novembre un'Intesa in base alla quale entro fine novembre verranno consegnate 5 milioni di dosi di vaccino in vari tipi di confezionamento. In Italia sono state vaccinate al 20 novembre circa 333.366 persone, consegnate circa 750.000 dosi di vaccino nell'ultima settimana e in totale sono arrivate a quasi 4 milioni le dosi di vaccino consegnate.
E il totale vittime correlate alla nuova influenza A è 71. I casi che hanno avuto bisogno di assistenza respiratoria sono stati 241. (ANSA)

Siamo ancora lontani ai 24 milioni di italiani che dovrebbero vaccinarsi per giustificare il contratto sottoscritto dal Ministro della Sanità con la Novartis.

sabato 21 novembre 2009

Quando un Pinco Pallino qualunque "servo a libro paga" è costretto a ingoiarsi la lingua !!!

Facciamo un po’ di sana provocazione estremista, quelle che mandano in bestia tutti e specialmente nella sinistra codarda moralmente. Basta con la favola del povero Sud angariato dalla malavita cui è estraneo. Il Sud è esso stesso il terreno di coltura e della complicità con la malavita, mafia, camorra e ‘ndrangheta (senza trascurare la Sacra Corona Unita pugliese) e ovunque il Sud sia emigrato nel mondo, dalla Lombardia all’Australia, dall’Argentina agli Stati Uniti, là ha portato anche (non soltanto, ma anche) le uova della mafia. Oggi la mafia organizza e promuove turpi fiaccolate antimafia e così facendo si protegge coperta da una sinistra codarda moralmente, incapace di denunciare lo stato delle cose e che preferisce fingere che la colpa sia sempre di altri. Così la mafia stravince e controlla l' Italia. (RIVOLUZIONE ITALIANA - www.paologuzzanti.it )


Colpisce duro Guzzanti !

Titoli di classe




venerdì 20 novembre 2009

Ieri il piccolo duce ha smentito di aver mai pensato alle elezioni. Dunque, vista la sua innata sincerità, ci sta pensando seriamente. Per ora manda avanti l’apposito Schifani, ventriloquo da riporto, per vedere l’effetto che fa.

Perché lo faccia, è lampante: come nel 1992 il crollo della Prima Repubblica ne scoperchiò la scatola nera sversando i liquami di Tangentopoli e Mafiopoli, così ora salta il tappo della cloaca politico-affaristico-mafiosa denominata Seconda Repubblica. Le tubature non tengono più, i miasmi si spandono dappertutto. E non passa giorno senza che questa o quella procura s’imbatta, anche involontariamente, in un condotto della Fogna delle Libertà. In Campania l’arresto di Cosentino & C. A Palermo Spatuzza, Grigoli e Ciancimino jr. parlano di Dell’Utri e Berlusconi ai tempi delle stragi e delle trattative. In Puglia c’è Giampi col suo harem di escort bipartisan. A Milano mister Grossi, re delle cosiddette “bonifiche ambientali”, è in carcere con la moglie del vicecoordinatore nazionale del Pdl Abelli, e dietro la porta gli amici Formigoni, Lupi, Gelmini e Berlusconi tremano all’idea che qualcuno parli. Intanto saltan fuori gli altarini della Arner, la banca svizzera usata da noti mafiosi per riciclare soldi sporchi (indovinate di chi è il conto corrente numero 1).

Non c’è “dialogo”, riforma della giustizia, processo breve o morto, prescrizione-lampo che sia in grado di fermare l’onda nera. Il dialogo fa le pentole, ma non i coperchi. E non c’è coperchio che possa richiudere il pentolone. Qualcuno a questo punto obietterà che, al ducetto, le elezioni servirebbero a poco: guadagnerebbe un po’ di tempo e, casomai le rivincesse lui, si libererebbe pure di Fini, ennesimo nemico interno dopo il Bossi modello-base, Follini, Casini e Veronica.

Peccato che Fini oggi sia popolare almeno quanto lui (infatti i sondaggi sono miracolosamente scomparsi dagli house organ, che fino a due mesi fa ce ne rifilavano tre al giorno). Ma non c’è più nulla di razionale nel disperato agitarsi di questo pover’ometto in perenne fuga dal suo passato. Come Hitler nel bunker e Mussolini a Salò, il ducetto è solo, assediato dai suoi incubi e circondato di servi sciocchi (quelli furbi sono in fuga da un pezzo). Una Salò all’amatriciana, anzi alla puttanesca: al posto dei giovanottoni sadomaso di Pasolini, le girls di Tarantini. Roberto Feltrinacci incita alla pugna finale ripetendo a pappagallo la pietosa bugia: “Il popolo è con Te, o Duce, dall’Alpi al Lilibeo, ma non osa manifestarlo e ti adora in silenzio”.

Il feldmaresciallo Alfred Sallusting, cranio lucido e pallore nibelungico, stretto nel suo impermeabile di pelle nera esorta all’estrema resistenza, armi in pugno e baionetta fra i denti. Il principe grigio Junio Valerio Belpietro, pancia in dentro e mento in fuori, invoca lo spirito sansepolcrista e la fucilazione di Galeazzo Fini e degli altri traditori a Verona. Nicola Bombaccicchitto, l’ex socialista passato a destra, lancia il cappuccio oltre l’ostacolo, ma alla fine cade in disgrazia, sospettato di collusioni con la massoneria per via della sua collezione di grembiulini e compassi. Augusto Pavonzolini, dal palazzo dell’Eiar, distrae le masse con culi, tette e balle a volontà. Lo aiuta il figlio segreto del Duce, tale Bruno, che è tutto suo padre e, mentre l’impero crolla, parla a “Lupa a Lupa” delle orecchie dei cani. Claretta Bondi, vinta la concorrenza di Angelica Carfagnanoff, lacrima e si dispera giorno e notte, pronta a tutto pur di fare da scudo all’Amato, anche a intercettare col suo corpo le raffiche partigiane. Intanto il dottor morte Niccolò Ghedini, curvo nel laboratorio dell’impunità su provette, serpentine e alambicchi fumanti, prova e riprova la formula dell’arma segreta, che non arriva mai e, quando arriva, non funziona. Disperso, al momento, il camerata Capezzone. Ma niente paura : non lo cerca nessuno. (MARCO TRAVAGLIO - IL FATTO QUOTIDIANO -)

Precisando che non mi pagano per fare questa pubblicità, la pubblico sul blog perchè avevamo bisogno di un giornale come il Il Fatto Quotidiano.

Caro Presidente Pertini, quanto mi manchi, quanto manchi a tutti gli italiani onesti !

giovedì 19 novembre 2009


Pubblico il video e il testo della dichiarazione di voto dell'Italia dei Valori sul decreto Ronchi per la privatizzazione dell'acqua. (www.antoniodipietro.it)
In Italia siamo sempre in leggera controtendenza.
In Francia, a Parigi l’acqua ritornerà pubblica dal primo gennaio 2010. Il sindaco Bertrand Delanoe non ha rinnovato i contratti con le multinazionali Veolia e Suez . L’acqua sarà gestita da un ente pubblico: “Eau de Paris”. Il risparmio per i parigini sarà di almeno 30 milioni di euro all'anno.
In Italia, il non-Parlamento ha trasformato in legge un decreto che rende privata l'acqua pubblica. La legge Ronchi stabilisce che la quota di capitale pubblico delle società che gestiscono l'acqua non sia superiore al 30%.
L'acqua è un diritto naturale dell'uomo. Non un business. Ovunque la gestione dell'acqua sia stata privatizzata, il suo prezzo è aumentato, raddoppiato, triplicato.
Di chi è l'acqua? E' nostra, dei nostri comuni, delle nostre regioni. E' la pioggia che cade dal cielo. Le multinazionali e chi ha votato la legge Ronchi possono andare a fanculo. Loro hanno fatto la legge? Lancerò un referendum abrogativo. Il prossimo V-day sarà per l'acqua, per la nostra vita. In primavera, dopo le elezioni. Loro non molleranno mai (ma gli conviene?). Noi neppure. (www.beppegrillo.it)

mercoledì 18 novembre 2009

Ahi serva Italia, di dolore ostello,
nave senza nocchiere
in gran tempesta,
non donna di provincie,
ma bordello !


(Divina Commedia, Purgatorio, VI, 76 ss.)
Il pedinamento in video del giudice Raimondo Mesiano ha fatto battere un colpo finalmente all’ordine dei giornalisti. Almeno a quello della Lombardia. Ha aperto un procedimento disciplinare nei confronti di Claudio Brachino, direttore di Videonews, (testata di Canale 5), e conduttore di Mattino 5. Il giornalista è stato messo sotto accusa per il servizio sul giudice di Milano, trasmesso il 14 ottobre e definito dalla federazione nazionale della stampa un “pestaggio mediatico”.

Il Fatto ha letto quello che si chiama capo d’incolpazione, con il quale si contesta a Brachino di “essersi reso responsabile di fatti non conformi al decoro e alla dignità professionali” e di aver rotto la doverosa fiducia tra giornalisti e telespettatori, amplificando una notizia che non era tale.

Avrebbe così violato l’articolo 137 della legge sulla privacy e l’articolo 6 del codice deontologico dei giornalisti. Per capire meglio di cosa dovrà rispondere Brachino, riassumiamo il contenuto del servizio. Si vede Mesiano che fuma davanti al negozio di un barbiere, fuori campo la giornalista ( precaria con contratto in scadenza), commenta: il giudice è nervoso e “va avanti e indietro, avanti e indietro”. Poi, cambio di scena, Mesiano è seduto su una panchina di un parco, la cronista deride i calzini turchesi. Secondo l’Ordine quel filmato non poteva e non doveva andare in onda perché nulla di quanto trasmesso ha a che vedere con la funzione pubblica di Mesiano, ovvero quella di giudice. Cosa diversa sarebbe stata se Mesiano fosse stato ripreso, per mera ipotesi, mentre brindava alla condanna di un suo imputato, in quel caso sarebbe stato diritto di cronaca. Invece sono stati documentati atteggiamenti di vita del magistrato che attengono strettamente alla sua vita privata. Inoltre per l’Ordine della Lombardia è ancora più grave che il servizio sia andato in onda su una televisione di Berlusconi, proprietario della Fininvest, cioè dell’azienda che in base alla sentenza di Mesiano deve pagare 750 milioni di euro alla Cir di De Benedetti, come risarcimento per la perdita della Mondadori.

Nel capo di incolpazione si legge che il servizio aveva come finalità quella di “screditare la reputazione” di Mesiano e “delegittimare”, davanti ai telespettatori, il giudice che “aveva in precedenza emanato (la sentenza, ndr) e che aveva visto soccombente la società Fininvest, persona giuridica cui è riconducibile la rete televisiva per la quale Brachino lavora”. Intorno a metà dicembre il direttore di Videonews dovrà presentarsi a Milano davanti ai nove consiglieri dell’Ordine. Già alla fine di quella audizione potrebbe esserci la decisione. In caso di condanna le sanzioni previste sono avvertimento, censura, sospensione, (da due mesi a un anno), o radiazione dall' albo. (ANTONELLA MASCALI - IL FATTO QUOTIDIANO -)

martedì 17 novembre 2009



Il modello di riferimento per i bambini tra i 7 e gli 11 anni? Valentino Rossi (per il 16%, e per il 28,8 fra i maschi) e Belen Rodriguez (8,2%), ma non solo: anche Michelle Hunzicker e Mike Bongiorno (i preferiti dal 31%) e addirittura Fabrizio Corona per quanto da una percentuale minima, l'1,2%. A dirlo è il decimo Rapporto nazionale sulla condizione dell'infanzia e dell'adolescenza presentato da Eurispes e Telefono Azzurro. Alla domanda "chi sarò da grande?", i bambini di oggi pensano soprattutto ai personaggi televisivi, poco o niente alle persone socialmente impegnate, vedi Roberto Saviano (lo indica solo lo 0,4%) o a esponenti illustri nel mondo della ricerca come il premio Nobel, Rita Levi Montalcini (scelta solo dall'1,1%). Per fortuna, c'è anche chi non vuole assomigliare a nessuno: le femmine in misura maggiore (il 32,3%) rispetto ai maschi (21,7%). (estratto dal CORRIERE DELLA SERA)


Nutro già poche speranze sulla gioventù odierna che sarà la classe dirigente di domani, ma siamo messi male anche con quella di dopo domani !


Roma - "Ci sono dei segnali seri". È questo il commento del ministro dell’Interno, Roberto Maroni, riguardo ai volantini Nat recapitati a diverse testate giornalistiche: "Abbiamo rilevato certi fermenti dell’area antagonista e, soprattutto, stiamo considerando l’eventuale rapporto con il radicalismo islamico". Massima attenzione su Milano.

Le preoccupazioni del Viminale "Ci sono dei contenuti - spiega il titolare del Viminale a margine di un convegno organizzato dall’Anci a Milano- che stiamo verificando, delle forti analogie con il sistema delle Br ma anche delle differenze importanti". Per il ministro Maroni il gesto non può essere frutto "della mente di un matto ma c’è qualcosa da approfondire". Per le persone alle quali si fa riferimento nel volantino Maroni ha assicurato che "l’attenzione sarà aumentata. In generale stiamo seguendo questo fenomeno anche in connessione con altri che abbiamo seguito finora: certi fermenti dell’area antagonista e soprattutto stiamo considerando l’eventuale rapporto con i radicalismo islamico".

Massima attenzione su Milano "L’area di Milano e della Lombardia è dove i fenomeni di terrorismo si sono radicati, dove si stanno sviluppando sempre di più", ha poi spiegato il ministro dell’Interno. L'esponente del Carroccio ha, quindi, spiegato che in quest’area il Viminale ha "esperienza di questi fenomeni" di terrorismo. "Qui a Milano - ha, poi, continuato Maroni - c’è stato il primo caso di kamikaze in Italia. Putroppo si concentrano tutti qui ed è per questo che in quest’area l’attenzione è massima".

La moschea a Milano L’apertura o meno di una moschea a Milano è una decisione "che spetta al Comune". "Questa - ha voluto puntualizzare Maroni - è una questione che non riguarda il ministro dell’Interno. Io mi occupo di sicurezza". Per le implicazioni collegate alla sicurezza il ministro Maroni ha, infatti, affermato che "è lieto di discuterle, lo abbiamo già fatto e continueremo a farlo ma - ha ribadito - la decisione sulla moschea non spetta al ministero dell’Interno". Sul caso di viale Jenner il ministro Maroni ha, quindi, confermato che "è pronto a discutere di tutto" con il sindaco di Milano, Letizia Moratti. "Con il prefetto di Milano - ha continuato Maroni - stiamo analizzando da tempo i fenomeni legati all’insediamento di viale Jenner. È una questione che seguo da oltre un anno, quindi nessun problema e nessuna difficoltà. Ora ci sono cose che competono al ministro dell’Interno e cose che competono all’amministrazione". (IL GIORNALE)



Calmi, sono sempre quei soliti comunisti giocherelloni.

lunedì 16 novembre 2009

A chi chiama la Fao per conoscere l’agenda del Vertice, capita di sentirsi rispondere: “È probabile che Berlusconi sia qui dalle 8 a mezzanotte, altrimenti dovrebbe andare al tribunale di Milano...”. Ma che domani (oggi per chi legge sul blog) il Cavaliere presenzi alla Conferenza Fao per sottrarsi all’udienza del processo Mediaset è un’infame insinuazione. È nota la dolente passione del nostro premier per il Terzo mondo, come dimostrano il taglio dei fondi alla cooperazione e la sua memorabile performance al vertice Fao del giugno 2002. Esordio: “Un saluto a tutti voi, ma in particolare alle belle delegate”. Brusìo fra le signore.

Poi intervenne il direttore Fao, il senegalese Jacques Diouf, e il Cavaliere lo apostrofò spiritosamente: “Dovresti dimagrire un po’”. Altro brusìo. Il presidente del Togo Gnassingbè Eyadéma stava raccontando la tragedia del Malawi, dove stavano morendo di fame 13 milioni di persone. Sconvolto dalla commozione, Berlusconi lo interruppe: “Bisogna accorciare i tempi degli interventi perché la nostra non sarà una tragedia, ma anche noi abbiamo fame… Grazie di essere stati con noi, il pranzo è pronto, spero che il menu sia totalmente italiano, così sarete soddisfatti". (L'ANTEFATTO)

Passaparola di Marco Travaglio (dal Blog www.beppegrillo.it)



Magari fosse solo un game, nel senso di gioco. Magari si trattasse solo del «dossier personale» intestato a Silvio Berlusconi, inserito nella lista di una ventina di personalità politiche possibili bersagli, ritrovato nel computer di Mohamed Game, l’attentatore libico che lo scorso 12 ottobre tentò di farsi saltare in aria davanti alla caserma Santa Barbara di Milano. Ci sarebbe infatti un allarme più serio, secondo quanto trapelato nelle ultime ore, al di là del diniego ufficiale dei servizi, tramite il Copasir, su un presunto pericolo sicurezza per il premier. Porterebbe dritti a un concreto rischio attentato, invece, la decisione di far traslocare in tutta fretta il Cavaliere da Palazzo Grazioli, con destinazione Palazzo Chigi. Sede ufficiale del governo - ben più protetta della residenza privata in via del Plebiscito - dove ogni presidente del Consiglio ha sempre a disposizione un proprio appartamento.
Il capo del governo, infatti, sarebbe oggetto di una minaccia diretta da parte di una cellula terroristica islamica. Non si conoscono i contorni del fascicolo in questione, ma pare si sia arrivati a temere un «pericolo bomba» attraverso l’ascolto di alcune intercettazioni telefoniche, in cui si sarebbe fatto riferimento a un attentato per colpire il premier. Un progetto che alcune fonti collegano in maniera diretta con Al Qaida. (VINCENZO LA MANNA – estratto dal GIORNALE -)



Si sente aria di bufala in questa notizia. Un modo per allontanare l’attenzione sulle ultime disgrazie del premier e focalizzarle sulla sua sicurezza personale. Obama è in Asia e Silvio non mette il naso fuori da Palazzo Chigi.

sabato 14 novembre 2009


Presidente Napolitano. Presidente Fini. “Adesso basta” è il titolo che abbiamo stampato ieri sulla prima pagina del Fatto Quotidiano. Adesso basta è scritto sulle migliaia di messaggi che giungono al nostro giornale. Tutti indistintamente chiedono di mettere la parola fine allo scandalo che da quindici anni sta sfibrando l’Italia: la produzione incessante di leggi personali per garantire a Silvio Berlusconi la totale immunità e impunità in spregio alla più elementare idea di giustizia.

Quello che rivolgiamo a voi che rappresentate la prima e la terza istituzione della Repubblica (sulla seconda, il presidente del Senato Schifani pensiamo di non poter contare) non è un appello ma una richiesta di ascolto che, siamo certi, non andrà delusa. Tutte quelle lettere, e-mail, fax esprimono una protesta e una speranza. Di protesta “contro l’arroganza di un Potere che sembra aver perso ogni senso della misura e anche quello del decoro ”, scrisse Indro Montanelli sulla Voce nel 1994, all’epoca del decreto Biondi. Fu il primo tentativo di colpo di spugna al quale ne sarebbero seguiti altri diciotto negli anni a seguire fino all’ultima vergogna chiamata “processo breve”. Allora la battaglia fu vinta.

La redazione della Voce fu alluvionata di fax dei lettori disgustati, il decreto fu ritirato e il grande giornalista così rese omaggio allo spirito di lotta dei concittadini: “Fino a quando questo spirito sarà in piedi, indifferente alle seduzioni, alle blandizie e alle minacce, la democrazia in Italia sarà al sic u ro ”. Malgrado abbia attraversato tante sconfitte e tante delusioni quello spirito non appare per nulla fiaccato e chiede di trovare una risposta capace di dirci che la politica non è solo interesse personale e disprezzo per gli altri.
Che le istituzioni sono davvero un baluardo contro le prepotenze del più forte. Questa è la nostra speranza presidente Napolitano e presidente Fini. Per questo vi trasmetteremo i messaggi dei nostri lettori. Tenetene conto. (ANTONIO PADELLARO - IL FATTO QUOTIDIANO -)

venerdì 13 novembre 2009

Di Pietro e i processi brevi

"Mi sono rotto i coglioni di Berlusconi". Ditelo in pubblico, al bar, al ristorante. Gridatelo in radio, ai semafori, scrivetelo ai giornali, inviate mail ai siti italiani e internazionali, alle caselle di posta dei deputati, dei senatori. "Mi sono rotto i coglioni di Berlusconi". Non voglio passare la mia vita a inseguire l'ultimo Lodo Alfano, l'ultima ghedinata, l'ultima assoluzione per legge di un corruttore. Non voglio mettermi a discutere sull'ennesima legge ad personam, sulla presa per il culo della democrazia a ripetizione. Non sopporto più i servi che blaterano di riforma della giustizia nei programmi televisivi. Che difendono l'indifendibile, pagati per mentire, coprire, ululare.
E' mai possibile che gli italiani, anche quelli rincoglioniti dalle televisioni, non abbiano un moto di rigetto, un conato di vomito a vedere la Repubblica Italiana trattata come una zoccola? Il Grande Corruttore ha corrotto forse ogni coscienza? Tutto ciò che ha toccato nella sua vita si è corrotto, decomposto. E' lui l'H1N1 della nostra democrazia. Un campione del falso perbenismo che ha trasformato ogni persona in un Capezzone: da Ratzinger a Bossi, da Fini a Bertone. Fa eccezione D'Alema che è un capezzone naturale.
Lo psiconano è un uomo in fuga, una vita in fuga dai processi, uno che ha sempre pronto un piano B per sfuggire alla Giustizia, e poi un altro piano B e un altro ancora. Milioni di piani B, fino alla consunzione del Paese. Un signore che ha permesso che Veronica Lario, madre di tre dei suoi figli, venisse messa con le tette al vento su Libero per averlo criticato. Che usa l'informazione come un ventilatore sparamerda su chiunque gli sia d'ostacolo. L'Italia merita di meglio, siamo diventati lo zimbello del mondo.
Questo vecchio di settantaquattro anni ha fatto il suo tempo come la compagnia di giro che ha messo insieme per proteggersi e che ammorba l'informazione e il Parlamento. Arroganti e ridicoli. Finito Berlusconi (perchè finirà), dovremo pulire dalla sua merda le stalle d'Italia. Ci vorranno anni.
Il 5 dicembre pomeriggio a Roma in piazza della Repubblica è stato organizzato dalla Rete un giorno di caloroso commiato allo psiconano: il "No B day". Io ci sarò. 250.000 persone hanno già dato la loro adesione. Il PDmenoelle ha rifiutato, alla piazza preferisce l'inciucio. Invito i Meet up a partecipare e a diffondere l'iniziativa. Loro non si arrenderanno mai (ma gli conviene?). Noi neppure. (www.beppegrillo.it)

Basta !!!!!!




La grande truffa ai danni dei cittadini è riassunta tutta in questa frase: “Non abbiamo intenzione di fare un processo in attesa che si prescriva. Non facciamo iniziative dilatorie e vorremmo che il processo si risolvesse nel merito”. A pronunciarla, il 13 marzo 2007 durante una pausa della prima udienza del dibattimento per fondi neri Mediaset, era stato l’avvocato Piero Longo, principe del foro padovano, gran maestro (di diritto) di Niccolò Ghedini e difensore di Silvio Berlusconi. Due anni e mezzo dopo Longo assiste ancora il Cavaliere, ma nel frattempo è stato nominato senatore. E forse per dimostrare che lui è davvero un uomo di parola, non tenta di rallentare il corso delle udienze contro il premier. Le elimina. Longo è infatti uno dei sette avvocati (più un ex magistrato) che hanno firmato, assieme ad altri dieci senatori Pdl-Lega, il disegno di legge sul processo breve presentato ieri a Palazzo Madama. Sia lui che i suoi colleghi sono dei tecnici del diritto. Nell’elenco dei firmatari figurano nomi di celebri professionisti: da Giuseppe Valentino, in passato legale del furbetto del quartierino Stefano Ricucci e del produttore Vittorio Cecchi Gori, fino a quello di Alberto Balboni che a Ferrara assiste anche indagati per tangenti.

Tutti loro, insomma, sanno benissimo quali saranno le conseguenze del provvedimento che vogliono approvare: condanne solo per i poveracci e prescrizioni a ripetizione per tutti gli altri; crollo delle richieste di patteggiamento o di rito abbreviato e parallelo aumento del numero di dibattimenti celebrati in tribunale. Insomma l’ingorgo totale.

Già oggi, del resto, la legge funziona a due velocità: quella per i nullatenenti (sempre rapidissima) e quella per i ricchi, lenta sino allo sfinimento. Così i giudici sfornano (doverose) condanne a ripetizione nei confronti degli imputati -in genere extracomunitari, tossicodipendenti o emarginati -pizzicati in flagranza di reato; riescono ad arrivare in tempi brevi a sentenza quando i processi sono semplici e riguardano poche persone. Ma non possono fare niente se gli imputati sono molti e soprattutto se sono assistiti da validi e costosi avvocati.

In questo caso si va avanti a passo di lumaca con continui e dotti interventi delle difese animate da un solo apparente obbiettivo: arrivare alle due del pomeriggio, l’ora in cui, a causa della mancanza di fondi per gli straordinari del personale, buona parte dei dibattimenti vengono sospesi. Domani comunque sarà peggio. Visto che in due anni a partire dalla richiesta di rinvio a giudizio tutto si prescrive, chiunque se lo potrà permettere andrà in aula a testa alta rinunciando a patteggiamenti e riti abbreviati. E ogni indagato facoltoso avrà un motto solo: resistere, resistere, resistere. Ovviamente al fianco del suo celebre legale. (PETER GOMEZ - IL FATTO QUOTIDIANO -)

giovedì 12 novembre 2009



Ogni momento è buono per riposare, soprattutto per un premier super impegnato. E così durante le celebrazioni del ventennale della caduta del muro di Berlino, il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi si concede un pisolino. Il video lo ritrae con gli occhi chiusi mentre, sul palco allestito alla Porta di Brandeburgo il presidente russo Dmitrij Medvedev sta concludendo il suo discorso. Le immagini hanno fatto immediatamente il giro del web, venendo subito riprese da centinaia di blog. Su Youtube il "premier dormiente" ha fatto più di 25000 contatti, divenendo rapidamente uno dei video più cliccati della rete. (LEGGO)

Ma no, stava solo pregando per la prescrizione dei suoi processi.

ROMA - E' rivolta contro la riforma del processo breve. Il ddl è stato depositato stamane dal gruppo Pdl al Senato; lo ha sottoscritto anche la Lega. Composto da 3 articoli, prevede la prescrizione dei processi in corso in primo grado per i reati "inferiori nel massimo ai dieci anni di reclusione" se sono trascorsi più di due anni a partire dalla richiesta di rinvio a giudizio del pubblico ministero senza che sia stata emessa la sentenza. Soddisfatto il ministro della Giustizia Angelino Alfano: "Condivido lo spiriro e il senso della riforma, che va nella direzione dell'accelerazione dei processi".

Ma fuori dagli ambienti del centrodestra il progetto - che ha come effetto quello di "tagliare" non solo i processi del Cavaliere, ma anche molti altri dibattimenti - provoca una vera e propria rivolta. In parlamento e tra le toghe, mentre anche costituzionalisti di area di centrodestra, come Antonio Baldassarre, esprimono i propri dubbi.

I magistrati: "Devastante". Durissima la reazione dell'Associazione nazionale magistrati, che parla di "effetti devastanti sul funzionamento della giustizia penale in Italia". "Gli unici processi che potranno essere portati a termine - spiegano i vertici del sindacato dei magistrati - saranno quelli nei confronti dei recidivi e quelli relativi ai fatti indicati in un elenco di eccezioni che pone forti dubbi di costituzionalità".

"Depenalizzazione di reati gravi". L'Anm preferisce non parlare di "amnistia", ma di una "sostanziale depenalizzazione di fatti di rilevante e oggettiva gravità". Ed elenca tutti i reati destinati ad andare in prescrizione: "abuso d'ufficio, corruzione semplice e in atti giudiziari, rivelazione di segreti d'ufficio, truffa semplice o aggravata, frodi comunitarie, frodi fiscali, falsi in bilancio, bancarotta preferenziale, intercettazioni illecite, reati informatici, ricettazione, vendita di prodotti con marchi contraffatti; traffico di rifiuti, vendita di prodotti in violazione del diritto d'autore, sfruttamento della prostituzione, violenza privata, falsificazione di documenti pubblici, calunnia e falsa testimonianza, lesioni personali, omicidio colposo per colpa medica, maltrattamenti in famiglia, incendio, aborto clandestino". (REPUBBLICA)


.....quindi se dessimo fuoco al Parlamento ce la dovremo cavare ?

mercoledì 11 novembre 2009

«Sveglia!..tutti in piedi!..nessuno si muova!» E' l'alba del 10 novembre e per i lavoratori che occupano gli uffici di Agile/Eutelia (ex Olivetti) di via Bona a Roma è un brusco e brutto risveglio. «Siamo della polizia..forniteci i documenti». Una quindicina di energumeni in tenuta antisommossa, muniti di spranghe di ferro che venivano brandite con un violento intento intimidatorio, e con torce elettriche puntate sul viso di lavoratori insonnoliti quanto spaventati, hanno fatto irruzione, sfondando la porta d'ingresso, nei locali presidiati da diversi giorni da chi difende un incerto posto di lavoro. Ostentavano arroganza mentre perquisivano i locali, distruggevano porte e infissi, spintonavano chiunque provasse ad intralciarli, impedivano persino l'utilizzo del bagno ad un dipendente. «Ma voi non siete poliziotti...»

Senza perdersi d'animo, Federico Ruffo, giornalista Rai, rimasto quella notte con gli occupanti per documentare la loro lotta, prende gli attrezzi del mestiere e comincia a filmare. Nel contempo, vedendo che la situazione precipita, chiama la polizia.

Quella vera. E così dopo un po' la situazione inizia a delinearsi. I quindici erano mazzieri al soldo, incredibile a dirsi, di Samuele Landi della proprietà Eutelia.

Il padrone che si “fa giustizia da sé”. Non tollera che i suoi dipendenti, non pagati da parecchi mesi, possano alzare la testa. E allora decide di “punirli” per vie di fatto e, forse, decide anche, in quel contesto di agitazione e confusione, di riprendersi qualche documento compromettente per la vertenza giuridica in corso. Infatti una parte dei “bravi” prende l'iniziativa di rovistare ai piani superiori di via Bona.

Scene così sembrano uscite da qualche fotogramma ingiallito di vecchi regimi autoritari. Ora forse appare più chiaro a tutti da chi è diretta questa azienda, gli interessi che sono sottesi, le speculazioni finanziarie che sono state prodotte a danno della economia reale. Una grande azienda ad altissimo livello di innovazione tecnologica, di antiche tradizioni, un tempo fiore all'occhiello dell'impresa italiana, viene gestita da una famiglia, i Landi, il cui rampollo, novello Rambo, capeggia dei gorilla per intimorire i suoi dipendenti.

Spetterà alla polizia e alla magistratura il compito di sanzionare questi ignobili comportamenti. Spetterà al sindacato, come ha già fatto con prese di posizione molto nette, difendere e tutelare questi lavoratori. Spetterà alla politica offrire soluzioni e prospettive per il rilancio produttivo di questa impresa. Ma ora il governo sa che questa vertenza non può essere risolta da questa direzione aziendale.

Si può affidare la sorte di duemila e cento lavoratori e lavoratrici ad un improbabile e pericoloso personaggio che si spaccia per poliziotto, si comporta in maniera violenta e minaccia la vita di persone indifese, peraltro già pesantemente danneggiate dalle sue “capacità” economiche? Non deve essere finalmente il governo a prendersi una qualche responsabilità riconvocando le parti e risolvendo definitivamente questa grave situazione?

In questi giorni si è parlato con tanto clamore di una ripresa della nostra economia. Ma può esserci una ripresa reale se non si risolve uno dei grandi temi come quello dell'informatica italiana?

Non avremmo mai pensato di scrivere di un episodio così grave e così legato ad anni bui della vita di questo paese.

Questa volta a documentare il tutto c'era, per fortuna, un giornalista. Le ragioni dei lavoratori saranno rese evidenti da quelle immagini e da quelle testimonianze.

La politica è in difficoltà, il sindacato fa fatica a rompere l'isolamento del lavoro. Noi che seguiamo da tanto tempo le sofferenze e le speranze di queste lavoratrici e di questi lavoratori, siamo felici che l'altra sera nei locali Eutelia ci fosse Federico e la sua telecamera.

Piena solidarietà agli operai aggrediti ha espresso Nichi Vendola, secondo cui un simile episodio ricora da vicino le violenze che accompagnarono la nascita del fascismo. (GRISELDA CLERICI - GLI ALTRI -)
Così avremo il processo breve per gli incensurati; per gli altri, quelli già condannati, mettiamoci pure tutto il tempo che ci vuole. Entro 6 anni per l’incensurato deve arrivare la sentenza definitiva: colpevole o innocente; se non arriva, chissà quale sarà la formula? Prescrizione, fuori tempo massimo, squalificato (il giudice…).

Come al solito, pur di cavare Berlusconi dai guai, un sacco di delinquenti resteranno impuniti, le parti offese saranno fregate alla grande e la povera gente resterà a marcire in galera.

Fino ad ora i processi che si facevano per primi erano quelli con detenuti. Sei dentro? Ti processo subito. Perché magari sei innocente, anzi sei senz’altro innocente fino alla sentenza definitiva di condanna; e allora non devi stare in prigione un minuto di più di quanto strettamente necessario; alla sentenza definitiva ci dobbiamo arrivare nel minor tempo possibile. Anche perché ci sono i termini massimi di carcerazione preventiva; e se non mi sbrigo a farti il processo, finisce che esci per decorrenza termine e poi tutti si indignano per i giudici fannulloni che scarcerano i mafiosi.

Adesso, però, i processi che si debbono fare per primi sono quelli per gli incensurati: perché più di 6 anni non potranno durare e se non mi sbrigo non li finisco in tempo. Solo che gli incensurati, in genere, non stanno in galera in attesa del processo; sono, come si dice, a piede libero; proprio perché sono incensurati. E tuttavia prima si processeranno gli incensurati perché poi non si può più; e dopo i detenuti, che c’è tempo. Intanto se ne stanno in galera, magari da innocenti. E se si tratta di mafiosi che escono per decorrenza termini, pazienza.

Se poi scomodiamo un po’ di dialetto, viene da dire guagliò, accà nisciuno è fesso. Perché, in 6 anni, per una guida senza patente, uno scippo, un oltraggio al vigile urbano un processo lo si fa di sicuro. I problemi cominciano quando si tratta di processare un incensurato (ma guarda che combinazione, Berlusconi, con le sue sei prescrizioni, è incensurato) per falso in bilancio o frode fiscale. Perché, se cominciamo con le rogatorie alle isole Cayman e i sequestri di documenti in qualche caveau dell’Ossezia, in sei anni arriviamo sì e no al primo grado.

Ultima chicca: con questo sistema, Berlusconi & C. sempre incensurati saranno perché un processo per i reati che commettono loro non si riuscirà a fare mai. E così sempre al processo breve avranno diritto; in un circolo infinito. Ma proprio per scemi ci prendono ? (BRUNO TINTI - IL FATTO QUOTIDIANO -)

martedì 10 novembre 2009

Masi, direttore generale della RAI, ha detto la verità: "Io non ho sbagliato nulla e Berlusconi è con me". Lo psiconano ha due ragioni coincidenti per distruggere la RAI. La prima è evitare il fallimento di Mediaset, la seconda mantenere la poltrona di presidente del consiglio. L'informazione lo ha reso ricco e impunito. Masi non sbaglia un colpo. La RAI perderà quest'anno tra i 50 e i 70 milioni di euro. Nel 2010 si prevede il doppio. Le trasmissioni fanno cagare, tranne le solite eccezioni. La pubblicità è scesa del 20%, due volte Mediaset. Sky è stata messa alla porta per il digitale terrestre con una perdita di 50 milioni di euro. I telegiornali di Minzolini sono un'istigazione a delinquere. Minchiolini farebbe la fortuna dei luna park a 50 euro a calcio nel culo. Sono sicuro che c'è chi darebbe l'intera tredicesima. La RAI è in stato pre fallimentare e Masi è il liquidatore nominato dal concorrente. La RAI merita di fallire. Non c'è alcun dubbio. Va aiutata per evitarle una lunga agonia. Insieme alla RAI va chiusa però anche Mediaset. Per farlo non c'è bisogno di una legge sul conflitto di interessi o di internare Testa d'Asfalto. E neppure boicottare le imprese che fanno pubblicità sulle sue reti. Va semplicemente modificata una legge. La legge D'Alema 1999 (pagina 32, legge 488, art.27 comma 9) che regala le frequenze televisive nazionali a Mediaset. Berlusconi paga solo l'uno per cento del fatturato per le concessioni governative. Chiunque può diventare un magnate con D'Alema. E' come se cedessimo a un'agenzia il nostro appartamento in cambio dell'uno per cento dell'affitto. D'Alema proposto ministro degli esteri della UE da Berlusconi è il coronamento di una lunga storia d'amore.
Se Mediaset pagasse il giusto allo Stato, una cifra tra il 20 e il 30%, fallirebbe. La legge D'Alema va cancellata, la RAI restituita ai cittadini senza pubblicità e senza nomine politiche. Lo scorso anno Mediaset ha avuto un profitto di 692 milioni di euro, pochi per una società di proprietà di un concessionario dello Stato che governa lo Stato e anche la televisione di Stato. Chiunque saprebbe fare meglio, nessuno potrebbe essere peggio. Loro non si arrenderanno mai (ma gli conviene?). Noi neppure. (www.beppegrillo.it)

lunedì 9 novembre 2009

Il sottosegretario Govanardi è figlio del berlusconismo e dell’atteggiamento di arroganza di questo governo.

Le cose che mi preoccupano di più, dopo le sue dichiarazioni, sono: primo, il fatto che abbia deleghe alle politiche giovanili in Italia, secondo, la reazione che, nei prossimi giorni, in occasione di assembramenti pubblici, stadio Olimpico compreso, può scaturire dalle sue esternazioni.

Giovanardi si assuma la responsabilità delle sue parole e lasci le deleghe sul tema di cui è incaricato per manifesta incapacità di ricoprire un ruolo. La droga, l’anoressia e il disagio giovanile sono problemi da risolvere e non da emarginare. Ma il suo, oggi, è un tentativo di distogliere dalla realtà dei fatti: cioè che esistono delle mele marce nelle istituzioni e nei corpi di polizia e alcuni membri delle forze dell’ordine che vanno emarginati per non ledere la credibilità di quegli organismi statali.

Secondo Giovanardi “Stefano Cucchi è morto perché anoressico, drogato e sieropositivo”, peccato che tutte e tre queste malattie non causino ematomi e non fratturano le ossa. Giovanardi è allineato al ministro Alfano e sta ignorando referti, le testimonianze della famiglia, e altri fatti molto molto sospetti nella vicenda.

Un distacco ed un disprezzo dei fatti, il suo, che ispira trame romanzesche da Kgb ed allontana questa generazione confusa di giovani, getta indifferenza sul dolore della famiglia Cucchi e sdogana un concetto terribile, quello che il debole è sacrificabile, che per il debole il sistema non garantisce, che per lui la rieducazione stile ‘arancia meccanica’ è accettabile e forse terapeutica.

Nel 2000 vidi un film che mi colpì molto, Traffic. Tra gli attori, Michael Douglas, che vestiva i panni di un politico bigotto e benestante che si batteva per la linea dura della lotta alla droga, pensando di esserne immune finché, nell’infernale macchina della morte, scopre esserci la sua famiglia. Da lì la sua prospettiva cambia completamente.

Giovanardi oggi ha indossato i panni di quel borioso politico ed ignora volutamente sia che la morte di Cucchi non può essere imputata alla sua “gracilità alle percosse”, sia che i problemi da lui liquidati con profondo disprezzo, potrebbero essere alla porta di qualsiasi buon padre di famiglia. (www.antoniodipietro.it)

Passaparola di Marco Travaglio (dal Blog www.beppegrillo.it)

9 - 11 - 1989















































































sabato 7 novembre 2009

Il contratto capestro

Nella nostra Italia, rivoltata come un calzino da scandali, omicidi di stato, patti tra Stato e mafia, conflitti d’interesse, disoccupazione, cassa integrazione (pardon dicesi ammortizzatori sociali) e quant’altro, aggiungiamo anche l’influenza A (H1N1) conosciuta come febbre suina o del porco per i più giocherelloni. Fin qui nulla di anormale dato che noi italiani abbiamo fatto il callo a tutte queste storture italiote, ma purtroppo ciò che angoscia è che si è riusciti a rendere nebuloso l’impatto che ha procurato l’influenza A sul nostro territorio.
Ogni giorno il bollettino mediatico ci notifica i decessi per probabile contagio alla suddetta influenza, salvo poi scoprire che quei poveretti manifestavano patologie già conclamate e che in tempi normali la loro morte sarebbe stata circoscritta al pianto dei loro cari e non a quello nazionale.
Comunque adesso la parola d’ordine è “vaccinazione” .
Il Governo parla di 24 milioni di persone interessate e l’ invita a recarsi presso le strutture locali a sottoporsi al vaccino. Ma non dice altro.
Ad oggi la vaccinazione risulta essere un fallimento, solo 41.000 le persone trattate. Allora perché la stima del Governo è così elevata ? Cosa ci nascondono ? E’ davvero efficace questo vaccino ? Ci sono altri motivi ? Forse si e forse no e tutto purtroppo sembra riconducibile ad una spiegazione molto terra terra. I soldi.
Parliamo del contratto stipulato tra il Ministero del Welfare e la multinazionale farmaceutica Novartis, quella del vaccino per intenderci.
Il contratto è stato stipulato il 10 settembre 2009 e la Corte dei Conti ne ha rilevato delle stranezze inquietanti. Riportiamo :

1 – In caso di mancato rispetto delle date di consegna del prodotto, perché non è prevista l’applicazione di nessuna penalità (art. 3.1) ?

2 - Qualora si accertino eventuali difetti di fabbricazione o danni fisici del prodotto, perché occorre che la Novartis sia d’accordo (art. 4-4) ?

3 - Perché sarà il Ministero ad occuparsi del risarcimento in caso di danni procurati a terzi, salvo se trattasi di difetti di fabbricazione (art. 4-5) ? In parole povere, in caso di decesso per colpa del vaccino i familiari del defunto dovranno litigare con il Ministro e non tentare di mandare in galera eventualmente quelli della Novartis.

Perché non è il gruppo farmaceutico a rispondere di eventuali danni collaterali ?
All’articolo 9.5 addirittura è scritto che qualora il contratto venga risolto per violazione di disposizioni da parte della Novartis, il pagamento dovrà essere ugualmente effettuato per il prodotto fabbricato e consegnato.
Perché all’articolo 10.2 si definisce “informazioni riservate” l’esistenza del contratto e le sue disposizioni ?
Dulcis in fundo, si parla di una penale di 24 milioni di euro al netto dell’Iva se dovesse poi esserci l’eventualità della mancata autorizzazione del prodotto in Italia, ovviamente a carico delle casse tricolori.

Ora alla luce di queste anomalie sembra essere più chiaro l’invito alla vaccinazione : andate o abbiamo buttato una marea di soldi !
Il Ministro Sacconi si è smarcato adducendo alla “somma urgenza” le motivazioni che lo hanno obbligato a firmare un così frettoloso contratto.
Tutte queste stranezze le avete raccolte da qualche giornale o TG in questi mesi ?
Solo un paio di quotidiani le hanno sbandierate e qualche blog, tra cui questo in precedenti post.
Gli altri organi d’informazione si sono allineati al regime in quanto TG di Stato e la maggioranza dei giornali silenti perché spesso e volentieri dietro un editore si celano proprietari di cliniche e lobby farmaceutiche quotate in Borsa.
Poi sull’efficacia del vaccino stesso vi rimando al post del 2 novembre di questo blog, dove è affrontato il problema degli adiuvanti, sostanze senza le quali i vaccini non potrebbero essere conservati ne' mantenuti in forma stabile.

“ Certo, sapere che il direttore generale di Farmaindustria risponde al nome di Enrica Giorgetti, cioè la moglie del ministro competente Sacconi, non ci tranquillizza. Si spera che il governo dei conflitti di interessi inizi prima o poi a scioglierne qualcuno” così chiosa Giovanni Cocconi giornalista di Europa in un suo articolo del 6 novembre.

Allora dove eravamo rimasti ? In questa Italia rivoltata come un calzino da……………………………………………
Lo psiconano annuncia: "Il peggio è alle spalle, superata Londra" e nessuno lo manda a fanculo. Quello che fa più schifo non è lui, fa il suo mestiere di venditore di spazzole, ma l'informazione di regime. Senza la manipolazione dell'opinione pubblica i politici sarebbero ricorsi con i forconi. Chi fa più ribrezzo sono i cosiddetti giornalisti indipendenti. Con che faccia di merda il Corriere della Sera titola in prima pagina: "L'Italia in testa nella ripresa?". Quale ripresa? La ripresa dei licenziamenti, degli sfratti, del debito pubblico che vola verso i 1800 miliardi di euro che sta trascinando nel baratro il Paese? La ripresa del crollo del PIL nel 2009? Basta con i contributi pubblici ai giornali. Li paghiamo per disinformarci. Sono loro le vere puttane del regime. (www.beppegrillo.it)

venerdì 6 novembre 2009

Povero Cristo in mano a Berlusconi

I giornali del giorno 5 novembre 2009, riportano la foto di Berlusconi che tiene in mano un Crocifisso, abbastanza grande. Le cronache dicono che glielo abbia dato il prete di Fossa, nell’ambito della consegna delle case. Se c’è una immagine blasfema è appunto questa: colui che ha varato una legge incivile contro i «cristi immigrati», che parla di «difesa dei valori cristiani». Un prete che consegna il crocifisso a Berlusconi è uno spergiuro come e peggio di lui. Povero Cristo! Difeso da una massa di ladroni che non solo lo beffeggiano, ma lo crocifiggono di nuovo con la benedizione del Vaticano, che per bocca del suo esimio segretario di Stato, ringrazia il governo per il ricorso che presenterà alla Corte di appello di Strasburgo.

Possiamo dire che c’è una nuova «Compagnia di Gesù» fatta di corrotti, di corruttori, di ladri, di evasori, di mafiosi, di alti prelati còrrei di blasfemìa e di indecenza, di atei opportunisti, di cultori di valori e radic(ch)i(o) cristiani … chi prepara la croce, chi le fune, chi i chiodi, chi le spine, chi l’aceto … e i sommi sacerdoti a fare spettacolo ad applaudire. Intanto sul «povero Cristo» di nome Stefano Cucchi, morto per mancanza di «nutrizione e idratazione», da nessuno è venuta una parola di condanna verso i colpevoli di omicidio, nemmeno dai monsignori che hanno gridato «assassino» al papà di Eluana Englaro.

Povero Cristo, difeso dai preti come suppellettile e raccoglitore di polvere nei luoghi pubblici e da tutti dimenticato come Uomo-Dio che accoglie tutti e dichiara che sono beati i poveri, i miti, coloro che piangono, i costruttori di pace, i perseguitati, gli affamati! Povero Cristo, difeso dagli adoratori del dio Po e di Odino che ne fanno un segno di civiltà, mentre lasciano morire di fame e di freddo poveri sventurati in cerca di uno scampolo di vita. Povero Cristo, difeso dalla “ministra” Gelmini che trasforma il Crocifisso in un pezzo di tradizione “de noantri”, esattamente come la pizza, il pecorino, i tortellini. Povero Cristo, difeso da Bertone che lo mette sullo stesso piano delle zucche traforate.

Povero Cristo! Gli tocca ringraziare la Corte di Strasburgo, l’unica che si sia alzata in piedi per difenderlo dagli insulti di chi fa finta di onorarlo. Signore, pietà!

Guardando a quel Cristo che è il senso della mia vita di uomo e di prete, ho la netta sensazione che dalla sua comoda posizione di inchiodato alla croce, dica: Beati voi, difensori d’ufficio... beati voi che ho i piedi inchiodati, perché se fossi libero, un calcio ben assestato non ve lo leverebbe nessuno. (PAOLO FARINELLA - prete - MICROMEGA - )

Grillo 168 (www.beppegrillo.it)

giovedì 5 novembre 2009

Dipendesse da me, il crocifisso resterebbe appeso nelle scuole. E non per le penose ragioni accampate da politici e tromboni di destra, centro, sinistra e persino dal Vaticano. Anzi, se fosse per quelle, lo leverei anch’io.

Fa ridere Feltri quando, con ignoranza sesquipedale, accusa i giudici di Strasburgo di “combattere il crocifisso anziché occuparsi di lotta alla droga e all’immigrazione selvaggia”: non sa che la Corte può occuparsi soltanto dei ricorsi degli Stati e dei cittadini per le presunte violazioni della Convenzione sui diritti dell’uomo. Fa tristezza Bersani che parla di “simbolo inoffensivo”, come dire: è una statuetta che non fa male a nessuno, lasciatela lì appesa, guardate altrove. Fa ribrezzo Berlusconi, il massone puttaniere che ieri pontificava di “radici cattoliche”. Fanno schifo i leghisti che a giorni alterni impugnano la spada delle Crociate e poi si dedicano ai riti pagani del Dio Po e ai matrimoni celtici con inni a Odino. Fa pena la cosiddetta ministra Gelmini che difende “il simbolo della nostra tradizione” contro i “genitori ideologizzati” e la “Corte europea ideologizzata” tirando in ballo “la Costituzione che riconosce valore particolare alla religione cattolica”. La racconti giusta: la Costituzione non dice un bel nulla sul crocifisso, che non è previsto da alcuna legge, ma solo dal regolamento ministeriale sugli “arredi scolastici”.

Alla stregua di cattedre, banchi, lavagne, gessetti, cancellini e ramazze. Se dobbiamo difendere il crocifisso come “arredo”, tanto vale staccarlo subito. Gesù in croce non è nemmeno il simbolo di una “tradizione” (come Santa Klaus o la zucca di Halloween) o della presunta “civiltà ebraico-cristiana” (furbesco gingillo dei Pera, dei Ferrara e altri ateoclericali che poi non dicono una parola sulle leggi razziali contro i bambini rom e sui profughi respinti in alto mare).

Gesù Cristo è un fatto storico e una persona reale, morta ammazzata dopo indicibili torture, pur potendosi agevolmente salvare con qualche parola ambigua, accomodante, politichese, paracula. È, da duemila anni, uno “scandalo” sia per chi crede alla resurrezione, sia per chi si ferma al dato storico della crocifissione. L’immagine vivente di libertà e umanità, di sofferenza e speranza, di resistenza inerme all’ingiustizia, ma soprattutto di laicità (“date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio”) e gratuità (“Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno”).

Gratuità: la parola più scandalosa per questi tempi dominati dagli interessi, dove tutto è in vendita e troppi sono all’asta. Gesù Cristo è riconosciuto non solo dai cristiani, ma anche dagli ebrei e dai musulmani, come un grande profeta. Infatti fu proprio l’ideologia più pagana della storia, il nazismo – l’ha ricordato Antonio Socci - a scatenare la guerra ai crocifissi. È significativo che oggi nessun politico né la Chiesa riescano a trovare le parole giuste per raccontarlo.

Eppure basta prendere a prestito il lessico familiare di Natalia Ginzburg, ebrea e atea, che negli anni Ottanta scrisse: “Il crocifisso non genera nessuna discriminazione. Tace. È l’immagine della rivoluzione cristiana, che ha sparso per il mondo l’idea dell’uguaglianza fra gli uomini fino ad allora assente… Perché mai dovrebbero sentirsene offesi gli scolari ebrei? Cristo non era forse un ebreo e un perseguitato morto nel martirio come milioni di ebrei nei lager? Nessuno prima di lui aveva mai detto che gli uomini sono tutti uguali e fratelli.

A me sembra un bene che i bambini, i ragazzi lo sappiano fin dai banchi di scuola”. Basterebbe raccontarlo a tanti ignorantissimi genitori, insegnanti, ragazzi: e nessuno – ateo, cristiano, islamico, ebreo, buddista che sia - si sentirebbe minimamente offeso dal crocifisso. Ma, all’uscita della sentenza europea, nessun uomo di Chiesa è riuscito a farlo. Forse la gerarchia è troppo occupata a fare spot per l’8 per mille, a batter cassa per le scuole private e le esenzioni fiscali, a combattere Dan Brown e Halloween, e le manca il tempo per quell’uomo in croce. Anzi, le mancano proprio le parole. Oggi i peggiori nemici del crocifisso sono i chierici. E i clericali. (MARCO TRAVAGLIO - IL FATTO QUOTIDIANO -)

Un pò di Antonio Di Pietro