martedì 30 giugno 2009

Dimettetevi

Quella cena di maggio, a casa del giudice della Consulta Mazzella, non è polemica: è un fatto.
Che a quella cena ci fossero, oltre ad un altro giudice della Consulta, anche Silvio Berlusconi, Gianni Letta, Angelino Alfano e Carlo Vizzini, non è polemica: è un fatto. Che, il 6 di ottobre, la Consulta si pronuncerà sulla costituzionalità del Lodo Alfano, non è polemica: è un fatto.
Posso accogliere l’appello di poco fa del Presidente della Repubblica a sospendere le polemiche in occasione del G8 a patto che voglia pronunciarsi su un fatto: la vergognosa cena di maggio tra sei uomini delle istituzioni in conflitto di interessi.
Allego, per i lettori, alcune righe sulla biografia dei due giudici prese da Wikipedia, dettagli che lei, signor Presidente della Repubblica, conoscerà benissimo, e le chiedo:"come pensa si esprimeranno, dopo le pressioni legate, ma negate, a quella cena, i due commensali quando il 6 ottobre decideranno sulla costituzionalità del Lodo Alfano?"
Non voglio una risposta, o rischiamo la polemica, solo un fatto: le loro dimissioni.
Da Wikipedia
Luigi Mazzella: dal 14 novembre 2002 al 2 dicembre 2004 è stato Ministro della funzione pubblica nel Governo Berlusconi II. Eletto giudice della Corte Costituzionale dal Parlamento il 15 giugno 2005.
Paolo Maria Napolitano: chiamato come componente del gabinetto del Vice Presidente del Consiglio dei ministri Gianfranco Fini all'inizio del I Governo Berlusconi, conseguì la nomina a Consigliere di Stato nel 2003. Proseguì il rapporto con il Vice Presidente Fini, seguendolo alla Farnesina dove ricoprì la carica di capo dell'ufficio legislativo. (www.antoniodipietro.it)

lunedì 29 giugno 2009

Passaparola di Marco Travaglio (dal Blog www.beppegrillo.it)

La battutaccia del momento

CARO DIO, QUANDO NELLE PREGHIERE TI CHIEDEVO DI FAR MORIRE - QUEL PEDOFILO TRUCCATO, LIFTATO, MENTALMENTE DISTURBATO E - DI COLORE INDEFINIBILE, NON INTENDEVO MICHAEL JACKSON! (DAGOSPIA)

I desideri di Saviano


ROMA - "Voglio farmi una famiglia e ci riuscirò nonostante le difficoltà" e questa "sarà la mia vera vittoria", dichiara Roberto Saviano a Isabella Bossi Fedrigotti, che lo intervista sul Corriere della sera in occasione dell'uscita del suo ultimo libro 'La bellezza e l'inferno'. "le cose che fanno gli innamorati, andare a passeggio, a prendere un aperitivo, a visitare un museo, fuori a cena, mi sono tutte quante proibite, ma ci riuscirò lo stesso", aggiunge lo scrittore, costretto a vivere segregato a causa delle minacce della camorra.In tale situazione, sottolinea come la scrittura sia per lui "medicina, piacere, casa, riconferma che esisto" e dice di non pensare solo a libri e articoli, "ma a Facebook, che è la mia piazza, il mio bar, il mio ristorante, il mio giardino pubblico e la mia passeggiata a mare". Saviano racconta di avere naturalmente guadagnato molti soldi, "altrimenti non avrei i mezzi per difendermi dalle querele che mi fioccano addosso da parte dei malavitosi, Raffele Cutolo in testa, tutte vinte peraltro, per fortuna".Ma è anche proprio sul dire che ha fatto tutto per i soldi puntano i suoi denigratori, che lo definiscono "noto contaballe, magari anche un po' omosessuale, offesa massima per i camorristi", mentre "il cartolaio di Casal di Principe mi sfotte divertendosi a sistemare Gomorra nel settore fiabe, accanto a Biancaneve e Cappuccetto Rosso". Nell'intervista Saviano ricorda anche, al tempo delle prime minacce, l'invito del governo Svedese a trasferirsi a Stoccolma: "Non sono andato perché cosa ci avrebbe fatto uno abituato a vivere nei quartieri spagnoli di Napoli.... Ma devo ammettere che non sono andato anche per quella mia ambizione da peccato mortale, e cioè la voglia di non darla vinta ai miei nemici". (ANSA)


Nutro ancora dei dubbi sull’effettiva vita blindata di Saviano, perché quando c’è da ritirare un premio, fare passerelle, trascorrere le vacanze a Capri o presenziare in tv con lunghe e articolate disquisizioni risponde sempre presente.

sabato 27 giugno 2009

Dove non si oscura

Mentre in Italia le vicende del nostro premier vengono oscurate dai Tg o minimizzate, sulle reti europee sono prese molto seriamente.







I filmati sono estratti dal sito www.andreaatzori.blogspot.com

L'ultima cena ?

Il 6 ottobre ci sarà l'udienza della Corte Costituzionale sul Lodo Alfano, ma intanto è già polemica dopo la notizia di una cena riservata del premier e del ministro Alfano a casa del giudice costituzionale Luigi Mazzella. Alla serata hanno partecipato un altro componente dell'Alta Corte Paolo Maria Napolitano, oltre a Gianni Letta e al presidente della commissione affari costituzionali Carlo Vizzini. La cena sarebbe avvenuta a maggio ma ne ha dato notizia ora l'Espresso: il giudice ha confermato dicendo che lui a casa invita chi vuole e ha negato che si sia parlato del Lodo Alfano. Tuttavia le reazioni sono di grande imbarazzo. Ufficialmente il presidente della Corte Amirante non ha fatto commenti, ma nell'opposizione c'è chi grida allo scandalo perchè è impossibile non legare la serata al forte interesse di Berlusconi alla prossima sentenza dell'Alta Corte sul Lodo Alfano. L'Idv chiede le dimissioni dei due giudici "consigliori" del premier, ma Luigi Mazzella ha subito detto che ad astenersi dalla discussione sul Lodo non ci pensa affatto. Critico anche il Pd: «Ci attendevamo una smentita - dice Lanfranco Tenaglia - e invece abbiamo letto parole di forte rivendicazione...credo che i due giudici sappiano che su un simile incontro alla vigilia della decisione della Corte che riguarda direttamente il premier grava quanto meno l'ombra di una severa inopportunità. Qualsiasi giudice non solo deve essere imparziale ma deve anche apparire tale. Speriamo riflettano sull'opportunità di astenersi dal partecipare alla decisione sul lodo Alfano»Certo è che sarà nuovamente la Corte Costituzionale a decidere il destino dei processi a carico del premier. Come già fu nel 2004 per il 'lodo Schifanì, vale a dire lo scudo processuale per le più alte cariche dello Stato che la Corte bocciò in toto determinando la ripresa del processo Sme, la Consulta in ottobre dovrà decidere su tre cause che riguardano la sospensione di altrettanti processi a carico del premier. La prima questione di legittimità è stata sollevata dai giudici della prima sezione del tribunale di Milano, davanti ai quali si celebra il processo per presunte irregolarità nella compravendita dei diritti televisivi da parte di Mediaset con Berlusconi tra gli imputati. Il secondo ricorso è dei giudici della decima sezione del Tribunale di Milano che, dopo aver stralciato la posizione di Berlusconi e investito l'Alta Corte, hanno condannato a 4 anni e 6 mesi l'avvocato inglese David Mills, coimputato del premier, per corruzione in atti giudiziari. La terza causa è arrivata alla Consulta dal gip di Roma Orlando Villoni nell'ambito del procedimento che vede indagato Berlusconi per istigazione alla corruzione di alcuni senatori eletti all'estero durante la scorsa legislatura. (L’UNITA’)


Il fatto è grave, ma possiamo essere certi che anche in questo caso si invocherà la privacy, come già rivendicata dal giudice Luigi Mazzella che a casa sua invita chi vuole. Noi italiani dobbiamo valutare bene e attentamente questi avvenimenti, che non sono dovuti al caso, ma alla sfacciataggine di una classe politica corrotta e corruttrice e di giudici che in questo caso sono lontane dall’essere le famigerate “toghe rosse” tanto sbandierate dal premier. In definitiva alla luce di questa cena, dove non credo si sia parlato della cessione di Pirlo, cosa dobbiamo aspettarci dalla sentenza dell’Alta Corte sul Lodo Alfano ? Berlusconi ultimamente ha dichiarato che gli italiani sono con lui perché buono, sincero, leale e mantiene le promesse, forse il giudice Mazzella ha organizzato la cena per rammentargliene qualcuna.

L'agguato di Paolini

Ho già dichiarato in un precedente post che Paolini mi sta un po’ sulle scatole, ma questa volta la sua incursione è davvero esilarante. Avendo visto l’episodio in diretta al TG 1 della 13,30 di mercoledì, completo quello che non si è visto dopo, e cioè che al secondo collegamento l’ineffabile Paolini ha coperto la voce del giornalista Damosso urlando – Berlusconi è un pedofilo -. Volto sbiancato della giornalista in studio e Minzolini che ha accusato conati di vomito.
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venerdì 26 giugno 2009

Ma che compito !


ROMA - Da Svevo a Facebook, dall'Unità d'Italia alla Beat Generation. Si è conclusa la prima prova dell'esame di maturità del 2009. Per il compito d'italiano tracce più brevi degli altri anni e temi variegati con la presenza, per la prima volta, di fotografie tra le tracce. Sembrano dimenticate le polemiche, i ricorsi del Codacons e la rabbia degli studenti che avevano caratterizzato la maturità dell'anno scorso. Il primo giorno degli esami del 2009 si è chiuso senza problemi. Cinqucentomila studenti e cinquantamila commissari hanno alle spalle la prima prova, il tema d'italiano. Sei ore a disposizione, sette tracce uguali per tutti gli indirizzi e divieto assoluto per netbook e telefonini. L'unico accesso consentito è per il classico, mastodontico, dizionario. (REPUBBLICA)

Dopo la tanto sbandierata “tolleranza zero” contro i somari che ha visto un impressionante numero di studenti non ammessi all’esame di maturità, il ministro della Pubblica Istruzione vara delle tracce che avrebbero fatto bella figura anche alle prove di terza media.

Pan per focaccia

Milano - Lo "scandalo rimosso" risalente al giugno 1999, "l'inchiesta svanita" che il nostro quotidiano svela sui rapporti tra alcuni fedelissimi dell'allora premier con prostitute a Montecitorio, ha sollevato la reazione di Massimo D'Alema che ha dato mandato ai propri legali di querelare il Giornale.
La replica: risponderemo in tribunale "Saremo ben lieti di discutere in un’aula di tribunale con l’onorevole Massimo D’Alema i contenuti dell’articolo pubblicato oggi dal Giornale, dal momento che tutto ciò che è scritto fa parte di un’inchiesta che noi abbiamo riportato fedelmente". È quanto si legge nella replica della direzione del Giornale all’annuncio di querela di D’Alema per il servizio pubblicato oggi "Tutte le escort del clan D’Alema". "All’Onorevole Zanda che parla di violenza vuota - prosegue la nota - consigliamo, se non altro, almeno la lettura dei servizi prima di sbilanciarsi in dichiarazioni. Certo stupisce che i parlamentari più impegnati a difendere la libera stampa in questi giorni diventino all’improvviso così nemici della libera stampa tanto da ricorrere subito ai giudici e agli insulti volgari nei confronti di un quotidiano colpevole di raccontare alcuni episodi (accertati) e porre alcune domande".
Cicchitto ironizza Il presidente dei deputati del Pdl, Fabrizio Cicchitto, ha ironizzato sulla "censura" del Tg1 all’articolo del Giornale che ha spinto D’Alema a querelare il quotidiano. "È assolutamente inaccettabile la censura operata dal Tg1 nei confronti della notizia riportata in prima pagina oggi dal Giornale", ha dichiarato in una nota. "È quanto avrebbero dovuto dichiarare gli esponenti del centrodestra se avessero seguito la stessa metodologia dei sofisticati esponenti del centrosinistra che si occupano di Rai Tv e che vogliono che tutti i telegiornali siano tarati sul Tg3 e sull’indegna campagna di stampa che stanno conducendo contro Berlusconi", ha spiegato il capogruppo del Pdl. (IL GIORNALE)

Finalmente ! Il Giornale satirico della Reale Casa ci sbandiera che anche D’Alema nelle qualità di Presidente del Consiglio andava a puttane come Berlusconi. Cosa c’è di male ? Non sono affari privati questi ? (nota per i lettori del Giornale : ovviamente sto ironizzando).

giovedì 25 giugno 2009

Percentuali ballerine

"Io sono fatto così e non cambio. Gli italiani mi vogliono, ho il 61%. Mi vogliono perché sentono che sono buono, generoso, sincero, leale, perché sanno che mantengo le promesse''. (SILVIO BERLUSCONI)


Ma prima delle elezioni non aveva dichiarato che il consenso degli italiani nei suoi confronti era del 75% ?

Clienti Ikea


Dario Franceschini ha riaperto i giochi nel Partito democratico in vista del congresso di ottobre: l’attuale segretario ha infatti annunciato, con un video pubblicato sulla home page del suo sito, che è pronto a sfidare gli altri pretendenti. Fino a ieri, l’addio al vertice del centrosinistra era dato per scontato perché lui stesso ripeteva che il suo era un mandato a termine.La candidatura sul web - Era già successo che nelle file del Pd la candidatura partisse dalla rete. È il caso di Debora Serracchiani, l’eurodeputata udinese eletta nella circoscrizione Nord – Est dove è riuscita a raccogliere più preferenze di Silvio Berlusconi. Il suo battesimo politico era arrivato il 21 marzo con l’intervento all’assemblea dei circoli del Pd, ripreso da YouTube. Un contatto dopoo l’altro, la Serracchiani si è trasformata in un nome “noto”, un volto conosciuto anche perché, nel corso del suo discorso, aveva duramente attaccato la leadership del suo partito.Ad ascoltarla c’era ovviamente Dario Franceschini, pizzicato dall’avvocato 40enne perché “non era andato fino in fondo” nell’analizzare i motivi dei tanti problemi del centrosinistra italiano. Ironia della sorte, Franceschini l’ha copiata.Il confronto tra Debbi e Dario - Ma Dario non è Debora. Nel senso che, confrontando i due filmati e le due strategia di comunicazione, Franceschini non ha azzeccato nulla. Per sette minuti se ne resta impalato di fronte alla telecamera; alle spalle c’è una libreria anonima, probabilmente comprata all’Ikea. Cravatta blu su camicia azzurra, promette di costruire una squadra nuova, fatta di gente motivata per “portare il Pd nel futuro” e non abbandonarlo a chi ha mal gestito il centrosinistra dal 1996 al 2008. Altra ironia della sorte, per fare presa sul pubblico – che probabilmente dopo tre minuti di monologo già sta sbadigliando – ripropone alcuni dei temi dell’intervento di Debora: forze fresche, una politica fatta tra le gente e non i palazzi del potere, un approccio diretto con la base.L'anonimo Franceschini e i mobili Ikea - Ma la Serracchiani, per circostanze indipendenti dalla sua volontà, ha la meglio: lei, nell’appuntamento di Roma, vestiva in modo informale e se ne stava su un palco circondata completamente dalla platea che la applaudiva. Per quanto la sua voce fosse piuttosto insopportabile e non nascondesse manie di protagonismo, ascoltarla per quasi 14 minuti diventava un piatto ben più digeribile. E il buon Franceschini risultava più convincente mentre veniva ripreso dalle telecamere, costretto ad applaudire l’omelia di Debbi per non far montare il dissenso e indossando un semplice pullover blu scuro. Rimane in sospeso la domanda: chi diavolo è il consulente di comunicazione e immagine del segretario democratico? Se spera di vincere la sfida delle primarie con uno staff del genere, Franceschini prepari sin da ora il discorso di resa. Possibilmente non registrato davanti ad un mobile fai-da-te. (LIBERO)


Memoria corta quella della redazione di Libero che ironizzando sul video di Franceschini e sulla libreria alle sue spalle, dimentica che anche il Cavaliere nel “leggendario” discorso della scesa in campo, purtroppo non di patate, restò per tutto il tempo impietrito con braccio teso sull’anonima scrivania bianca, con alle spalle una libreria con due o tre volumi (forse il Decamerone e i Racconti di Canterbury), questa si modello Ikea. Dimenticano anche il cerone spalmato sul volto del Cavaliere ed infine la famosissima calza posta sulla telecamera per creare l’effetto, “non si sa quale”, se non quello di renderlo ridicolo per l’eternità.

mercoledì 24 giugno 2009

PD, Franceschini annuncia la sua candidatura

Dario Franceschini ci riprova a ricandidarsi alla guida del PD e lo annuncia dal suo sito con un discorso attraverso il quale traspare fermezza, intenti lineari e rinnovato entusiasmo. L’aspetto principale è quello di arginare la presa del partito da parte della vecchia nomenclatura (D’Alema ?) e parare il colpo da possibili intrighi interni. Poi annuncia che darà spazio ad una classe rinnovata e giovanile, e su questo aspetto il Blog dell’Opinione, qualora venga rieletto, seguirà attentamente poi l’evolversi di questo cambiamento. Una analisi quella di Franceschini che ci convince e per questo pubblichiamo l’intervento.
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Il premio bamba (LIBERO-NEWS.it)

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Gnocca continua

Non gliene va bene una, alle Eve Braun che si accalcano nel bunker del fuhrerino da fureria. Denunciano il complotto di D’Alema, poi si scopre che il pm barese Pino Scelsi che indaga su Puttanopoli è lo stesso che indagò su una mazzettina a D’Alema (prescrizione). Allora ecco un altro scoop del Giornale: «È cresciuto in Lotta continua il pm che insegue il premier». Panico negli altri house organ: erano in Lotta continua anche Marcenaro e Panella del Foglio, Briglia della Mondadori, Capuozzo del Tg5, Liguori del Tgcom. Ora il Giornale è costretto a scrivere che la nota toga rossa indaga sull’assessorato alla Sanità della giunta Vendola e sulla frequentazione tra il vicepresidente Frisullo e il noto Tarantini, «utilizzatore iniziale» delle ragazze. E le due testimoni che inguaiano Reo Silvio sono forziste sfegatate: la “escort” Patrizia e la “ragazza immagine” Barbara, candidate nella lista Fitto («La Puglia prima di tutto»). Pare pure che nell’allegra brigata si sniffasse coca, si importassero ragazze dall’Est, si molestassero telefonicamente minorenni, si sfruttasse la prostituzione. Cioè si violassero contemporaneamente il pacchetto sicurezza Maroni per l’arresto dei clandestini, la Fini-Giovanardi per l’arresto dei tossici, la legge Carfagna per l’arresto di squillo e clienti, la legge Carfagna-2 per l’arresto degli “stalker”. Non vorremmo che Al Pappone finisse dentro per una legge fatta da lui. Per intanto Calderoli, che aveva proposto la castrazione fisica dei pedofili («un bel colpo di forbici, e zac!»), non lo fanno più entrare a Palazzo Grazioli. Non si sa mai. (MARCO TRAVAGLIO – L’UNITA’)

martedì 23 giugno 2009

Grillo 168 (www.beppegrillo.it)

Il clone di Emilio Fede

Il presidente della Rai Paolo Garimberti ha convocato ieri il direttore del Tg1 Augusto Minzolini, dopo le polemiche di questi giorni sui contenuti informativi del Tg1, anche alla luce di un probabile dibattito sul tema che si svolgerà nella riunione del consiglio di amministrazione di giovedì. Presidente e direttore del Tg1 si sono incontrati alle 12 al settimo piano di Viale Mazzini e, in un colloquio durato circa 20 minuti, Garimberti ha ricordato a Minzolini che "completezza e trasparenza dell'informazione sono un dovere imprescindibile del servizio pubblico radiotelevisivo". (ANSA)


Meglio tardi che mai ! Alla fine Garimberti si è svegliato e ha evidenziato a Minzolini che nel suo TG 1 ha “dimenticato” una notizia, che all’estero è sulle prime pagine dei giornali, mentre in Italia e addirittura a Bari, sede dello scandalo, grazie alle magie del TG 1 era quasi totalmente ignorata. Ma il buon Minzolini cosa fa ? Va in video e ci fa la morale, illustrandoci perché questa non è una notizia e sciocchezze varie. Berlusconi può stare tranquillo, al Tg 1 c’è il clone di Emilio Fede.

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“Le smentite a ripetizione rivelano solo che abbiamo una classe politica nuova che non ha ancora assimilato il fatto che un politico è un uomo pubblico in ogni momento della sua giornata e che deve comportarsi e parlare come tale. […] Quattro anni fa, e cioè in tempi non sospetti, scrissi che la nomina di Giampaolo Sodano alla Rai nasceva dai salotti di Gbr, la televisione di Anja Pieroni. Oggi penso che se noi avessimo raccontato di più la vita privata dei leader politici forse non saremmo arrivati a tangentopoli, forse li avremmo costretti a cambiare oppure ad andarsene. Non è stato un buon servizio per il paese il nostro fair play: abbiamo semplicemente peccato di ipocrisia. Di Anja Pieroni sapevamo tutto da sempre e non era solo un personaggio della vita intima di Craxi. La distinzione fra pubblico e privato è manichea: ripeto, un politico deve sapere che ogni aspetto della sua vita è pubblico. Se non accetta questa regola rinunci a fare il politico” (AUGUSTO MINZOLINI - REPUBBLICA 29/10/1994)

Questo è quanto scritto dall’attuale direttore del TG 1 ben quindici anni fa su Repubblica, dove dichiara senza mezzi termini che ogni aspetto della vita di un politico è pubblico ! Oggi ha cambiato parere o qualcuno gli ha imposto di rivederlo. Quanto si dice la coerenza e la credibilità !.

E per concludere :

"Augusto Minzolini, direttore del Tg1, e' un gossipparo, un "l'Emilio Fede del servizio pubblico" che ha ridotto lo spazio dell'informazione politica in modo impressionante, oltre ad aver oscurato l'Italia dei Valori. Minzolini andrebbe licenziato per “giusta causa”. Ricordo a Minzolini che quando ha fatto del vero gossip su di me, l'ho querelato tre volte, ha avuto una condanna a 4 mesi di reclusione, e “dulcis in fundo” il risarcimento danni lo ha pagato la Mondatori. (ANTONIO Di PIETRO)

Scandalo rosa, no rosso, no rossonero

Altro che scandalo «rosa». Questa vicenda è «rossa». Parola del presidente dei senatori del Pdl, Maurizio Gasparri, che va all’attacco: «È sconcertante che la sinistra stia tentando di spacciare un evidente scandalo “rosso” in una vicenda rosa. Sono tutti di sinistra i protagonisti dell’inchiesta sulla sanità. Lo sanno bene quelli che hanno fatto le liste del Pd alle Europee per proteggere gli indagati. Altro che ragazze da zero voti. A sinistra ci sono stati degli eletti in Europa per mandare al Senato gli indagati che temono il carcere». Gasparri stigmatizza l’attenzione riservata al gossip: «Mentre loro si sollazzano - aggiunge - governo e maggioranza continuano ad adoperarsi per il bene del Paese nonostante i vili tentativi di spostare l’attenzione su versanti privati. La ricostruzione in Abruzzo è stata avviata in tempi record, stiamo investendo ogni risorsa per fronteggiare la crisi. Il resto sono solo calunnie». (IL GIORNALE)


Il solito idiota Gasparri ne spara un’altra tramite le colonne del Giornale satirico della Reale Casa. L’idiota di cui sopra potrebbe anche avere ragione per quanto concerne lo scandalo della sanità che coinvolgerebbe esponenti della sinistra, e comunque la magistratura ce lo dirà, ma dimentica o minimizza la puttanopoli di casa sua ! Il protagonista principale è il suo padrone che guarda caso è anche Presidente del Consiglio, il quale ospitava “nel letto grande” di Palazzo Grazioli (edificio considerato residenza di Stato) escort, zoccole e sciacquette; quindi se c’è uno che sicuramente si sollazzava……………

lunedì 22 giugno 2009

Passaparola di Marco Travaglio (dal Blog www.beppegrillo.it)

Ragazzuole a Palazzo Grazioli





Foto tratte dal quotidiano La Stampa
Vi rammentiamo che Palazzo Grazioli è considerato residenza di Stato, dove il premier ha incontri istituzionali interni o con esponenti di Paesi Esteri.


Carne fresca

Da sempre sono le mode americane a contagiare il bel Pese e non il contrario. Invece, sembra incredibile, ma il pettegolezzo di bassa lega di cui l’Italia ultimamente sta facendo il pieno, ha conquistato la ‘Grande Mela’. Ed eccolo, il nostro ammiccante presidente del Consiglio, troneggiare sui manifesti delle strade del Lower East Side di New York, la zona radical chic più in voga del momento. A portarlo alla ribalta americana il gruppo di hip hop statunitense The Black Eyed Peas che promuove il proprio tour accompagnato da un nuovo slogan: “All we go for Younger Meat”, ovvero, "a tutti piace la carne fresca". Ad affiancare le parole, il patron di villa Certosa. Viva il made in Italy. (LIBERO)

Grandi i Black Eyed Peas.

Il TG 1 senza fatti



Vorrei rivolgermi al neo direttore del Tg1 Augusto Minzolini non da consigliere di amministrazione della Rai ma da collega giornalista e da telespettatore. E vorrei rivolgermi a lui, che è all’esordio di un incarico importante, delicato e difficile, senza polemica affinché quello che penso non venga interpretato come una critica dovuta ad un pregiudizio, cioè di essere stato, da consigliere di amministrazione, contrario alla sua nomina.Il Tg1 è il più importante e il più visto telegiornale del paese. Ogni giorno più di 17 milioni di italiani si informano su cosa succede in Italia e nel mondo attraverso le dieci edizioni quotidiane di quel telegiornale. Una media di sei milioni di telespettatori (tanti quante sono le copie vendute da tutti i quotidiani nazionali e locali) aspetta per informarsi la storica edizione delle 20. Questo significa che per milioni di cittadini la conoscenza dei fatti dipende esclusivamente da quel telegiornale, che trae forza e prestigio anche da un ascolto così alto e fidelizzato nel tempo.Ora, Minzolini è giornalista intelligente, preparato e di lunga esperienza professionale. Lo invito a rivedere le edizioni del Tg1 di questi ultimi giorni e a rispondere, con onestà e sincerità, a questa domanda: secondo lui i suoi telespettatori sulle rivelazioni pubblicate dal Corriere della Sera che stanno coinvolgendo l’immagine del presidente del consiglio ci hanno capito qualcosa? Sono certo che anche lui risponderebbe di no. Semplicemente perché è sempre stata assente la notizia.Nel giorno del suo insediamento il neo direttore del Tg1 con un editoriale fortemente critico nei confronti della carta stampata, dove aveva però lavorato da protagonista del “retroscenismo” sino al giorno prima, aveva rassicurato gli italiani annunciando che a differenza dei giornali ormai vittime dei gossip di giornata, il Tg1 si sarebbe occupato soltanto dei fatti. È per questo che i quotidiani perdono copie e vi sono in Italia così pochi lettori, aveva sostenuto con nettezza! Stia attento allora, perché il suo ragionamento può in futuro valere anche per il Tg1: se i fatti non vengono raccontati e si passa subito al chiacchiericcio su un fatto che il pubblico però non conosce, la tentazione di cambiare canale sarà fortissima, soprattutto se altri telegiornali (penso al Tg de La7 e al Tg3), quotidiani, radio e siti internet, quei fatti, invece, li raccontano.Sono anche per deformazione professionale un consumatore attento di quotidiani e tg (sino a recuperare sul web la visione di quelli che mi perdo in diretta) e, pertanto, mi ritengo un privilegiato, ma se fossi semplicemente un telespettatore del Tg1, come lo sono milioni di italiani, in questi giorni avrei soltanto saputo: 1) che a Bari è stata aperta un’inchiesta giudiziaria sulla sanità, 2) che a condurla è un sostituto procuratore, aderente però a Magistratura democratica, che è evidentemente un’associazione eversiva e pertanto va segnalata, 3) che l’inchiesta, e le notizie sull’inchiesta riportate dai giornali, sono state giudicate “spazzatura” dal presidente del consiglio e dai suoi collaboratori politici, 4) che il responsabile, infine, del nuovo “polverone”, se non addirittura di un vero e proprio complotto, è l’onorevole Massimo D’Alema. Di quella tal Patrizia, invece, pagata duemila euro per una notte a Roma, delle altre ragazzotte interrogate su presunti festini nella capitale o in Sardegna, dell’infelice frase dell’onorevole Niccolò Ghedini («In ogni caso il premier sarebbe solo l’utilizzatore finale e quindi mai penalmente punibile ») il povero telespettatore del Tg1 nulla invece ha saputo.Per questi motivi al neo direttore del Tg1 non rivolgo un rilievo politico ma più semplicemente un rilievo professionale che sono convinto accetterà sportivamente, come sono convinto che, adesso che dirige il maggior telegiornale del servizio pubblico, lascerà alle sue spalle le simpatie del passato, quando ci raccontava dalle colonne de La Stampa le mirabolanti gesta del «premier-comandante dei pompieri », del «premier-direttore dei lavori », «del premier-ingegnere», «del premier-psicologo», insomma del «premier-mille mestieri». (NINO RIZZO NERVO – ARTICOLO 21)

sabato 20 giugno 2009

La stampa estera











Il silenzio del TG 1

Il TG 1 delle 13,30 di oggi non ha fatto nessun accenno nei titoli di testa alla nuova inchiesta di Bari che vede anche la partecipazione di ragazze escort alle feste del premier. Il dato è allarmante perché se sui quotidiani la polemica infuria, ma si sa i giornali vanno acquistati, sui TG è calato il silenzio. Finché la censura è quella delle reti Mediaset la si accetta, lì albergano tutti dipendenti del premier e cosa più importante noi non paghiamo nessun canone per vederle, quindi l’andazzo è normale, non dovrebbe essere così ma tant’è. Sulle reti pubbliche invece risulta inaccettabile, io pago ancora il canone e pretendo di essere informato. Non si può far finta di niente davanti ad uno scandalo del genere, che se fosse confermato con prove alla mano, negli Stati Uniti avrebbe fatto saltare immediatamente la poltrona del Presidente, mentre in Italia è più conveniente osservare il silenzio imposto. Allora il dubbio è lecito se affermo che anche il direttore del TG 1 Minzolini è sul libro paga di Berlusconi. Pago il canone come tanti altri fessacchiotti e contribuisco a pagargli lo stipendio quindi pretendo la giusta informazione, altrimenti deve andare a casa o a Canale 5.

venerdì 19 giugno 2009

Fuorionda ?

Credete davvero che SKY TG 24 ha effettuato uno scoop con questo fuorionda ? Io non credo, lo scoop l'ha fatto il premier consapevole di essere ripreso e di qualche microfono spianato.

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Oscurare

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Video Repubblica

L’ordine è perentorio : insabbiare la notizia il più possibile. I TG delle ore 13 di ieri si sono tenuti ben alla larga nel documentare, come invece merita, questo nuovo filone della serie “Le nuove zoccole del Presidente”. L’unico telegiornale che ne ha dato ampio risalto è stato il TG 3. Consoliamoci invece che il TG 4 per molti nel Lazio non è più visibile.

Le faticose giornate dell'on. avv. Ghedini

Un anno fa l'on. avv. Niccolò Ghedini era un uomo distrutto: il cliente più lucroso del mondo, rendendosi immune dai processi col lodo Alfano, gli aveva sottratto il pane di bocca. Lui infatti s'era detto contrario al Lodo, confidando di «vincere i processi in aula» (nel senso di tribunale). Il noto cliente, conoscendosi, preferì vincerli in un'altra aula (nel senso di Parlamento). Ma ben presto l'On.Avv. si rivelò uomo di poca fede. L'illustre cliente, per non lasciarlo disoccupato, seguitò a combinarne di tutti i colori, garantendogli una mole di lavoro che fiaccherebbe un rinoceronte.
Il divorzio da Veronica ha costretto il penalista a mobilitare le sue due sorelle, per dividere il lavoro. E poi l'inchiesta Saccà, con tutte quelle ragazze da sistemare perché sennò parlano. E poi quella svampita di Noemi da Casoria, che s'è messa addirittura a parlare. E poi la sentenza Mills, su cui il difensore del cliente non-più-imputato ha voluto comunque dire la sua. E poi le foto di Villa Certosa, gnocca e voli di Stato. E ora l'inchiesta a Bari su altri stock di gnocca a prezzi di realizzo, stavolta a Palazzo Grazioli. E poi le comparsate tv per gridare «mavalà» e le dichiarazioni alla stampa per difendere l'indifendibile, prima che il Cliente apra bocca e faccia altri danni.
Giorni e notti a scartabellare, denunciare, esternare. Una vita d'inferno. Poi è chiaro che uno perde il filo e non sa più come si chiama. Come quando dice: «Non è casuale che l'avvocato del fotografo Zappadu sia eurodeputato Idv: una doppia veste - avvocato e parlamentare - che non si dovrebbe confondere...». O quando tenta di smentire la versione di Patrizia confermandola (e poi rettificando): «Ancorchè fossero vere le indicazioni della ragazza, e vere non sono, il premier sarebbe l'utilizzatore finale e quindi mai penalmente punibile». Ecco: senza rettifica, ora saremmo autorizzati a definire il premier «utilizzatore finale» di ragazze a tassametro. E a sospettare Ghedini artefice del complotto ai suoi danni.
In ogni caso: grazie, avvocato. (www.voglioscendere.ilcannocchiale.it)

giovedì 18 giugno 2009

A Noi ! A Voi

Il saluto romano del Ministro Michela Brambilla alle celebrazioni del 2 giugno a Lecco non era passato inosservato, seguito poi dalle denunce e dimostrazioni di varie associazioni tra cui l’Anpi.
Dopo le foto pubblicate dalla Gazzetta di Lecco è disponibile il video, dove si vede chiaramente il ministro e il di lei padre esibirsi dal palco nel classico saluto fascista sotto gli occhi di un ufficiale dei carabinieri. (BLITZ)


Mah ! Onestamente sembra più credibile il saluto fascista del padre della Brambilla.

La nuova Noemi


Ci sarebbe un nuovo filone di inchiesta che riguarderebbe anche le feste di Berlusconi a Palazzo Grazioli e a Villa Certosa. A rivelarlo è il Corriere della Sera: «Un imprenditore pugliese parla al telefono di feste con le ragazze da Berlusconi. Alcune donne sarebbero state convocate in Procura».«Appalti nel settore della sanità concessi in cambio di mazzette. Sarebbe questa l’inchiesta che agita e rafforza l’idea del "complotto" nell’entourage del presidente del Consiglio - secondo il Corriere della Sera - . Nel corso dell’indagine sarebbero state infatti intercettate conversazioni che riguardano alcune feste organizzate a palazzo Grazioli e a Villa Certosa. E i personaggi coinvolti avrebbero fatto cenno al versamento di soldi alle ragazze invitate a partecipare a queste occasioni mondane. Gli accertamenti su questo fronte sono appena all’inizio, ma le voci corrono velocemente». Ad accompagnare l'articolo del Corriere della Sera anche una intervista ad una donna che dichiara di essere stata per due volte alle feste di Palazzo Grazioli e di aver ricevuto soldi e promesse di una candidatura alle elezioni europee. La donna poi è stata candidata "solo" alle elezioni amministrative di Bari.Non si fa attendere la replica del premier: «Ancora una volta si riempiono i giornali di spazzatura e di falsità. Io non mi farò certo condizionare da queste aggressioni e continuerò a lavorare, come sempre, per il bene del Paese».Mentre continua il fuoco di fila del Pdl contro D'Alema che domenica aveva parlato di «possibili scosse». Il pdl insinua che il riferimento "preventivo" fosse a quello che stava per scoppiare a Bari. «Se qualcuno ha il coraggio di dire che manovro inchieste giudiziarie, lo denuncio perché è un mascalzone e un bugiardo», replica D'Alema, che rilancia: «Consiglierei a Berlusconi di fare ciò che si fa in questi casi e che non ha fatto nel caso Noemi: chiarisca e risponda». (L’UNITA’)



La nuova Noemi si chiama Patrizia D’Addario e secondo quanto detto al Corriere della Sera avrebbe addirittura delle registrazioni degli incontri con Berlusconi. Scagliare una freccia a favore del premier è l’ultima cosa che desidero fare, ma questa volta l’impressione è che la sciacquetta di turno ci marci per vendetta (poi se vuole ce lo chiarirà), quindi mostri le prove che ha, sempre che le possegga, o si ritiri in buon ordine perché qui si respira davvero aria di complotto.

mercoledì 17 giugno 2009

Morte in diretta

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Martedì 26 maggio, 19,47. Nel cuore della città, a Montesanto, un passo dai Quartieri Spagnoli. I killer della camorra sfrecciano sulle moto sparando all'impazzata. E' il loro modo di marcare il territorio, di fare capire che lì comandano loro. Incuranti della folla che a quell'ora affolla la stazione Cumana, esplodono una serie di proiettili. La gente, anziani, donne, bimbi, ripara all'interno della Cumana, terrorizzata. Tra i fuggiaschi ci sono anche un uomo e la sua donna. Lui si chiama Petru Birlandeanu, romeno che sbarca il lunario suonando la fisarmonica sui treni. Arranca, un proiettile lo ha colpito, sta morendo. Lo sorregge vanamente la sua compagna. Cade senza forze davanti ad altri che sembrano interessati soltanto a obliterare i biglietti e fuggire da lì. Petru muore e la sua donna si dispera. Sola, solissima, in attesa di qualcuno che soccorra Petru, l'ultima vittima innocente della camorra. Il raid viene ripreso da tre telecamere presenti nella zona e ora fa parte del fascicolo della magistratura che indaga sul delitto. (REPUBBLICA)


Dopo la visione di queste immagini è spontaneo chiedersi “ma siamo davvero diventati così ? Indifferenti, strafottenti ! Un uomo sta morendo e nessuno che senta il dovere di chiamare con il cellulare un’ambulanza ? “ Poi realizzo che teatro di questo agghiacciante episodio è Napoli e allora una riflessione va fatta. La città partenopea e il suo hinterland è preda di clan camorristici sanguinari che della vecchia camorra, che aveva un suo codice d’onore, ovvero non colpire mai donne e bambini, non ha niente in comune. I nuovi clan sparano all’impazzata, tra la folla, non curanti di chi lasciano sul terreno, l’importante è centrare il bersaglio finale, quindi la reazione delle persone nel filmato è drammaticamente prevedibile. Nelle immagini vediamo solo gente terrorizzata che scappa col solo intento di portare a casa l’incolumità, persone che probabilmente credevano che il bersaglio fosse proprio l’uomo che agonizzava e l’istinto di conservazione consigliava di allontanarsi da quel posto per paura che i killer tornassero a finire il “lavoro”. Non è una giustificazione questa ipotesi davanti ad un essere umano che sta morendo, ma il clima di violenza che regna nel napoletano induce questi comportamenti che sconfinano in una apparente indifferenza.

Silenzio, scrive la Craxi

Le parole del presidente Berlusconi al Convegno dei giovani industriali hanno suscitato indignate quanto ipocrite reazioni. La stampa nazionale, chiamata in causa a proposito del tentativo di eversione, ha negato invocando la libertà di stampa, ma ignorando che un giornalista incapace di distinguere fra verità e pettegolezzo non dovrebbe nemmeno esercitare la professione.
Ma è davvero inesistente il tentativo di eversione? La storia ci aiuta a capire, e la storia italiana dice che ogni volta che sulla scena si affaccia un leader capace di far funzionare la macchina dello Stato, togliendo potere alle lobbies, i tentativi di eversione si fanno avanti.
Vorrei invitare Paolo Franchi, che sul Corriere della Sera fa una specie di discorso di Antonio riconoscendo le ragioni di Berlusconi ma solo per rovesciargliele addosso, a ricordare - lui che quegli anni li ha vissuti - le molte e strette analogie con la storia di Bettino Craxi, contro il quale l’eversione c’è stata, tanto da costringerlo all’esilio ed alla morte precoce.
Stesso attacco concentrico stampa-magistratura (basti pensare a come è stata scritta ed a come è stata presentata dai giornali la sentenza Mills, come se Berlusconi, e non l’avvocato inglese, fosse stato condannato). L’anonimato dei poteri forti - ignoti ieri, ignoti oggi - che con i loro giornali menano le danze. La copertura politica all’eversione del Partito comunista ieri, del Partito democratico oggi. La violenta diffamazione personale, Craxi ladrone di tesori occulti, Berlusconi pedofilo, corruttore avido di beni pubblici.
Le uniche differenze stanno nel fatto che capofila contro Craxi era il Corriere della Sera, con La Stampa e La Repubblica al seguito, e oggi è stata invece La Repubblica a dirigere l’orchestra; l’altra differenza di gran peso, il diverso comportamento dei due presidenti della Repubblica, con Scalfaro parte attiva nella distruzione della Prima Repubblica (Napolitano non è Scalfaro). Saltiamo appena due o tre anni e andiamo al primo governo Berlusconi del ’94: che cos’è, se non un tentativo di eversione, l’avviso di garanzia portato al presidente del Consiglio a Napoli mentre presiedeva una conferenza internazionale contro la criminalità? Un avviso di garanzia pubblicato con titoli di scatola sulla prima pagina del solito Corriere della Sera ventiquattro ore prima di essere notificato al diretto interessato. Un avviso di garanzia per un reato dichiarato inesistente dalla stessa magistratura, naturalmente anni dopo.
E, continuando con gli interrogativi, che nome si dovrebbe dare alla garanzia data dal presidente Scalfaro a Bossi di non sciogliere le Camere consentendo così di compiere a man salva il ribaltone che avrebbe posto termine al governo Berlusconi? La triste verità è che il golpismo delle Brigate Rosse, anche se ha riempito le cronache di vittime innocenti, è un gioco da bambini rispetto al golpismo strisciante eternamente annidato sotto la politica italiana.
Silvio Berlusconi è un gran combattente; ha stravinto le elezioni e consolidato il potere del suo governo. Ma nessuno può illudersi di aver vinto per sempre un male che affonda le radici nella storia recente e passata del'Italia. (STEFANIA CRAXI – IL GIORNALE)

Commovente articolo (si fa per dire) di Stefania Craxi (per la serie “senti chi parla”) che ci ricorda che anche il suo “povero” papà fu vittima di un piano eversivo come quello che sarebbe in atto contro Berlusconi, un leader capace di far funzionare la macchina dello stato !!!. Già solo il cognome che porta dovrebbe indurla al silenzio, ma si sa il decoro e l’etica non dimorano nel PDL.

lunedì 15 giugno 2009

L'idiota

Durante la puntata di Tetris il conduttore "si libera" del saggio del senatore. Che si offende
"Lanciare un libro per terra non è un gesto educativo nei confronti di chi ci guarda", ha detto il presidente del Pdl al Senato.
La puntata è andata in onda il 12 / 6 alle 21.10 su La7. Telese aveva appena mostrato alle telecamere la copertina del libro 'Il viaggio del Popolo della Libertà" (Koinè editore), scritto proprio da Gasparri. Solo che appena finita la presentazione ha buttato il libro per terra per proseguire con la conduzione.
"Lo faccio in ogni puntata, non ho un tavolo su cui poggiarli", si è giustificato il giornalista. Solo dopo le scuse del conduttore, l'ospite si è convinto a rientrare in studio subito dopo una pausa pubblicitaria. (REPUBBLICA)

Ormai ne abbiamo viste e sentite troppe da Gasparri per poter affermare con tutta coscienza che questo individuo è un emerito idiota.

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Passaparola di Marco Travaglio (dal Blog www.beppegrillo.it)

Siamo più tranquilli ?

PONTIDA (BERGAMO) - "Finché c'é la Lega la democrazia non corre rischi". Lo ha detto all'ANSA il ministro Umberto Bossi interpellato a proposito delle dichiarazioni fatte da Berlusconi in merito a un complotto ai suoi danni. "La Lega è una forza radicata sul territorio, la Lega è democrazia, la Lega vigila - ha detto Bossi - e finché ci siamo noi la democrazia non corre rischi". (ANSA)


Accolgo seriamente l’affermazione di Bossi e spero che davvero la Lega vigili sul premier, anche se l’ approvazione del decreto sulle intercettazioni e il divieto alla stampa di fare informazione sui processi in corso, è stata una ulteriore bordata alla democrazia.

sabato 13 giugno 2009

SWEET HOME ALABAMA

Centri estivi nelle scuole a luglio e colonie al mare del Comune di Milano vietati ai figli degli immigrati irregolari. Lo stabilisce chiaro la circolare pubblicata sul sito Internet del Comune e lo ribadiscono gli uffici dell’assessore all’Educazione, Mariolina Moioli. Per partecipare al programma “Estate vacanza” servono il “ permesso di soggiorno in regola con la normativa vigente, la fotocopia del documento di identità e del codice fiscale dei genitori”. A differenza delle lezioni durante l’anno, che sono considerate scuola dell’obbligo e sono organizzate dallo Stato, le attività educative e ricreative offerte a luglio, agosto e settembre, nelle scuole e nelle altre strutture comunali, sono servizi facoltativi, integrativi, gestiti dal Comune. Quindi, paradossalmente, ci sono bimbi immigrati che vanno a scuola durante l’anno, ma che a luglio devono restare a casa.Sull’esclusione dei bimbi figli di clandestini o irregolari, l’anno scorso, Palazzo Marino aveva suscitato molte polemiche con la circolare sulle iscrizioni alle scuole materne. In quel caso la magistratura aveva imposto che i bambini irregolari venissero ammessi purché in grado di dimostrare “l’abituale dimora in città”. Per i centri estivi negati ai figli degli irregolari arriva la prima protesta ufficiale: quella del collegio docenti dell’istituto comprensivo Thouar-Gonzaga” (elementari via Brunacci, via Gentilino, via Vigevano, via Gorizia, medie di via Tabacchi e via Gorizia). “Presa visione della normativa del Comune — scrivono in un documento — gli insegnanti esprimono la loro profonda indignazione per la mancata tutela del diritto per i minori a godere di uguale trattamento e pari opportunità; denunciano la violazione del diritto di uguaglianza sancito dalla Costituzione; chiedono che tale normativa venga immediatamente modificata al fine di ristabilire le condizioni affinché a tutti gli alunni siano garantite pari possibilità di accesso». Nessun commento da parte dell’assessore Moioli. (REPUBBLICA)

In U.S.A. si ride di "Papi"

NEW YORK - Il suo è uno dei programmi più popolari della televisione americana. Il Daily Show di Jon Stewart - sorta di Striscia molto politicizzata - ogni sera inchioda con la sua satira graffiante l'establishment politico ed economico americano, le pop star e l'intellighenzia, senza esclusione di colpi. L'altra sera sulla graticola di Stewart - più volte presentatore della notte degli Oscar - è finito Silvio Berlusconi con tutto il corollario: il caso Noemi, il caso Mills, le foto di Villa Certosa. Impietoso, Stewart si è lasciato andare a battute pesanti (a volte anche involontariamente infelici, come il riferimento alla madre del premier, recentemente scomparsa), con qualche imprecisione nei tempi e nei modi della comunque complessa epopea del leader italiano, suscitando l'ilarità del pubblico. "Se cercate uno scandalo - ha esordito - guardate un po' in Europa". Coadiuvato da una martellante serie di servizi dei maggiori network (Cbs, Fox, Nbc, Cnn), Stewart ha saltabeccato tra i casi giudiziari che hanno coinvolto Berlusconi fino al lodo Alfano di "autoimpunità". E al pubblico che esplode in una risata, ammicca: "La mia audience ama i luoghi fuorilegge". Con le elezioni europee, però, "Berlusconi ha cercato di abbandonare il suo caratteraccio... di giorno. Mentre dopo il crepuscolo...". E qui il riferimento alla "sweet story" di Noemi - "lo chiama daddy, ma quel che è davvero bizzarro è che chiama suo padre primo ministro" e ancora: "Ha cercato di portarla nel suo furgone", come fanno i ragazzi americani per fare sesso quando la casa è occupata. Insomma: "Dobbiamo scusarci con Rod Blogojevich" (il governatore dell'Illinois arrestato per corruzione). "Rod, so che hai cercato di vendere un ospedale pediatrico.. ma a confronto di questo tizio.... È il caso di dire mamma mia!". Naturalmente, "il premier nega tutto e non c'è modo di inchiodarlo, a meno che...". Partono le foto di villa Certosa, con le ragazze in topless: "Le sue feste sembrano proprio come le mie. Eccetto che io sulle ginocchia tengo dei gatti". Ce n'è anche per l'ex premier ceco Topolanek, mostrato nella foto pubblicata dal Pais, nudo vicino al "grottino" di Villa Certosa: "Il suo pene forse sta indicando qualche punto di interesse architettonico intorno alla grotta". Insomma, conclude Stewart, a vedere tutto questo e ripensando al più famoso scandalo sessuale della recente storia politica americana, viene proprio dire: "Scusa, Bill Clinton". (REPUBBLICA)
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venerdì 12 giugno 2009

Muammar Al Tappon

Un solo paese, nel mondo libero, poteva riservare gli onori di Stato a una tetra macchietta come il colonnello Gheddafi: il nostro. Un solo premier, nel mondo libero (anzi, semilibero), poteva non solo accogliere nelle più alte sedi istituzionali, ma addirittura baciare con trasporto un soggetto che fino a qualche anno fa foraggiava gruppi terroristici, cacciava ebrei, faceva abbattere aerei di linea come piccioni (Lockerbie, 270 morti), approntava armi di distruzione di massa (vere), bombardava l’Italia senza neppure centrarla: il nostro. Del resto, dal punto di vista coreografico, c’è un solo un leader al mondo che rivaleggi con Muammar Al Tappon quanto a ridicolaggine, tintura, fard, ombretto, per non parlare del corteo di «amazzoni», versione tripolina delle veline di Villa Certosa. Anche la concezione che i due hanno della democrazia è piuttosto simile, anche se milioni di gonzi italo-padani si erano illusi che Al Tapone fosse almeno uno sfegatato filoamericano, punta di diamante dell’«alleanza contro il terrorismo». Vederlo baciare chi sostiene che «bisogna capire le ragioni del terrorismo» e paragona gli Usa a Bin Laden e sentire Schifani definirlo «uomo di Stato» potrebbe creare qualche spaesamento in un elettorato minimamente avveduto. Dunque non quello del Pdl, che digerisce tutto, anche il fard. Ottimo, come sempre, il Pd che è riuscito a dividersi anche su Gheddafi, grazie all’encomiabile apporto di Mohammed Al Dalemah e del fido Alì Lah Torr, che hanno invitato il colonnello a concionare in Fondazione Italianieuropei. Ribattezzata per l’occasione Beduinieuropei. (www.voglioscendere.ilcannocchiale.it)

giovedì 11 giugno 2009

Intercettazioni commoventi


ROMA - Il voto segreto sul ddl intercettazioni non spacca la maggioranza, ma l'opposizione. Il testo, contestato in Aula dal centrosinistra, ottiene 17 voti in più di quelli a disposizione di Pdl, Lega e Mpa e cioé passa alla Camera con 318 sì, 224 no e un astenuto, mentre i deputati del centrodestra che hanno partecipato al voto e che avevano annunciato il proprio sì dovevano essere 301. Il ministro della Giustizia Angelino Alfano esce trionfante dall'Aula di Montecitorio aumentando addirittura il risultato dei 'franchi tiratori': "Abbiamo avuto una ventina di voti in più della maggioranza - gongola - il voto segreto continua a premiare le nostre tesi che sono condivise anche da alcuni settori dell'opposizione". E nel centrosinistra si apre la resa dei conti su chi siano stati i 'traditori'. E qui le ipotesi divergono: c'é chi dà tutta la colpa ai centristi e chi invece parla di un nuovo capitolo del duello nel Pd in vista del congresso. Ma tant'é: il voto segreto invece di sparigliare in casa della maggioranza, colpisce l'opposizione. "C'é confusione - ironizza Umberto Bossi - dicono una cosa e ne fanno un'altra...". (ANSA)


In questo blog l’abbiamo ripetuto tante volte, quando c’è da pararsi il culo certe alleanze sono commoventi. Il centrosinistra apparecchia sul tavolo degli italiani che ancora lo vota un’altra figura di merda.

Criminali in Parlamento

I piduisti amici del boss mafioso Vittorio Mangano e di altri noti criminali ce l'hanno fatta. Tra ieri e oggi, nel silenzio complice di buona parte della stampa italiana, è stata abolita la libertà di parola. D'ora in poi, salvo ripensamenti del Senato, sarà impossibile raccontare sulla base di atti giudiziari i fatti e i misfatti delle classi dirigenti. Chi lo farà rischierà di finire in prigione da 6 mesi a tre anni, di essere sospeso dall'ordine dei giornalisti e, soprattutto, dal suo giornale, visto che gli editori andranno incontro a multe salatissime, fino a un massimo di 465.000 euro.Il plurimputato e pluriprescritto Silvio Berlusconi per raggiungere il risultato è stato costretto a ricorrere al voto di fiducia. Le nuove norme contenute nel disegno di legge sulle intercettazioni telefoniche sono infatti talmente indecenti da risultare indigeste persino a un pezzo importante della sua maggioranza. Da una parte, s'interviene sul diritto-dovere d'informare con disposizioni grossolane e illiberali stabilendo, per esempio, che le lettere di rettifica vadano pubblicate integralmente (anche dai blog) senza possibilità di replica. Insomma, se un domani Tizio scriverà a un giornale per negare di essere stato arrestato, la sua missiva dovrà finire in pagina, in ogni caso e senza commenti, pur se inviata dal carcere di San Vittore. Dall'altra, per la gioia di delinquenti di ogni risma e colore, si rendono di fatto impossibili le intercettazioni. Gli ascolti saranno infatti autorizzati, con una procedura farraginosa e lentissima, solo in presenza di «evidenti indizi di colpevolezza». Cioè quando ormai si è sicuri che l'intercettato è colpevole. E in ogni caso non potranno durare più di due mesi. Inoltre le microspie potranno essere piazzate solo nei luoghi in cui si è certi che vengano commessi dei reati: detto in altre parole, è finita l'epoca in cui le cimici nascoste nelle auto e nei salotti dei mafiosi ci raccontavano i rapporti tra Cosa Nostra e la politica.Che Berlusconi e un parlamento formato da nominati e non da eletti dal popolo, in cui sono presenti 19 pregiudicati e una novantina tra indagati e miracolati dalla prescrizione e dall'amnistia, approvi sia pure tra qualche mal di pancia leggi del genere non sorprende. A sorprendere sono invece le reazioni (fin qui pressoché assenti) di quasi tutti i direttori dei quotidiani e dei comitati di redazione dei telegiornali (dai direttori dei tg, infatti, non ci si può aspettare più nulla). Quello che sta accadendo in parlamento dovrebbe essere la prima notizia del giorno. E invece a tenere banco è la visita di Gheddafi e le polemiche intorno alla sua figura di dittatore. Così a furia di parlare di Libia nessuno si accorge di come il vero suk sia ormai qui, a Roma, tra Montecitorio, Palazzo Madama e Palazzo Chigi. E di come, tra poco, nessuno potrà più raccontarlo. (www.voglioscendere.ilcannocchiale.it)

Beppe Grillo alla Commissione Affari Costituzionali, Senato

Papaveri e Papi

Che le cose si mettessero maluccio per il Cainano, lo si era capito del black out sulle reti Mediaset. Se non vince il padrone, le elezioni non esistono. Anche la faccia di Susanna Petruni, inviata embedded nel covo Pdl, parlava da sé: era persino più allegra quando annunciò lo share del Tg1 grazie ai morti del terremoto. Ma la certezza della sconfitta di Al Tappone s’è avuta quando, a Porta a Porta, ha cominciato a gracchiare la voce bianca di Mario Giordano. Il direttore del noto quotidiano satirico mostrava giulivo il suo titolone: «La rivincita di Berlusconi. Li ha mandati tutti a quel Pais». Battutona, con editoriale-marchetta «Più forte di crisi e gossip» e fantasmagorica proiezione che dava il Pdl al 38,5% («il Pdl cresce ancora»). In studio il più perplesso era La Rissa, che aveva appena ammesso la flessione. A tarda sera l’insetto concedeva al pover’ometto l’esame di riparazione: «Allora Mario, hai cambiato titolo?». E la voce bianca, in stato di ipossia: «Hanno mandato il Pd a quel Pais». Ri-battutona, con strepitoso occhiello: «Caso quasi unico nella Ue, la maggioranza tiene» (infatti l’unica destra europea che perde è il Pdl). Roba che neanche Forlani ai bei tempi. Si tratta dello stesso Giornale che venerdì titolava: «Pdl vicino al 45%. Sarà trionfo», con sagaci commenti sul «boomerang» delle critiche al padrone. Quasi commovente Roberto Napoletano, direttore del Messaggero del suocero di Casini: «Cresce l’Udc». Chi fosse preoccupato per lo stato di salute della stampa italiana, si prepari a quando Noemi sarà direttore del Giornale di Papi. Con la scorta. (MARCO TRAVAGLIO, L’UNITA’)

mercoledì 10 giugno 2009

Il bavaglio

Il governo rompe ogni indugio e presenta un maxi-emendamento al ddl intercettazioni per chiedere il voto di fiducia alla Camera. La proposta di modifica, che porta la firma del Guardasigilli Angelino Alfano, recepisce di fatto il testo approvato in commissione Giustizia il 16 febbraio scorso più alcuni emendamenti presentati da governo e relatore nel 'comitato dei nove' della commissione. Questo, in estrema sintesi, il contenuto del provvedimento:
EVIDENTI INDIZI COLPEVOLEZZA - Il Pm potrà chiedere di intercettare solo se ci saranno 'evidenti indizi di colpevolezza' e solo se saranno 'assolutamente indispensabili'. Nelle indagini di mafia e terrorismo basteranno 'sufficienti indizi di reato'. La richiesta dovrà essere autorizzata da un Gip collegiale del capoluogo del distretto. Ma il giudice dovrà poi compiere una valutazione autonoma del caso.
VIA IL MAGISTRATO CHE PARLA TROPPO - La toga che rilascia "pubblicamente dichiarazioni" sul procedimento affidatogli ha l'obbligo di astenersi. E sarà sostituito se iscritto nel registro degli indagati per rivelazione del segreto d' ufficio.
OMESSO CONTROLLO - Il ddl prevede l'ammenda da 500 a 1.032 euro per pubblici ufficiali e magistrati che ometteranno di esercitare "il controllo necessario ad impedire la indebita cognizione o pubblicazione delle intercettazioni".
DIVIETO PUBBLICAZIONE - Il testo cambia. Prima era vietato scrivere di tutto fino all'inizio del dibattimento. Ora si prevede che per le intercettazioni, anche quelle non più coperte da segreto, resti il divieto di pubblicazione anche parziale fino alla conclusione delle indagini preliminari. E sarà vietato pubblicare le richieste e le ordinanze emesse in materia di misure cautelari fino a quando l'indagato o il suo difensore non ne siano venuti a conoscenza. Dopo di ché se ne potrà pubblicare il contenuto. Fanno eccezione le intercettazioni riportate nelle ordinanze. Per quelle permane il divieto di pubblicazione.
RETTIFICHE SENZA COMMENTO - Cambia anche la norma sulle rettifiche perché nel ddl si dice che dovranno essere pubblicate nella loro interezza, ma "senza commento". E si disciplinano anche quelle su internet.
NO A NOMI E IMMAGINI PM - Stop alla pubblicazione di nomi o immagini di magistrati "relativamente ai procedimenti penali a loro affidati", salvo che l'immagine non sia indispensabile al diritto di cronaca.
CARCERE PER I GIORNALISTI - Torna il carcere per i cronisti, ma la pena diventa da 6 mesi a un anno (era da uno a 3 anni) quindi oblabile: cioé trasformabile in sanzione pecuniaria.
REATI INTERCETTABILI - Potranno essere intercettati tutti i reati con pene oltre i 5 anni, compresi quelli contro Pubblica Amministrazione; ingiuria; minaccia; usura; molestia; traffico-commercio di stupefacenti e armi; insider trading; aggiotaggio; contrabbando; diffusione materiale pornografico anche relativo a minori.
INTERCETTAZIONI AMBIENTALI - Si potranno usare le 'cimici' solo per spiare luoghi nei quali si sa che si sta compiendo un'attività criminosa. Unica eccezione per i reati di mafia, terrorismo e per quelli più gravi.
LIMITI DI TEMPO - Non si potrà intercettare per più di 60 giorni: 30 più 15 più 15. Per reati di mafia, terrorismo o minaccia col mezzo del telefono si può arrivare a 40 giorni prorogabili di altri 20.
RELAZIONE SU SPESE E 'TETTO - Ci sarà un tetto di spesa stabilito dal ministero della Giustizia, sentito il Csm. Entro il 31 marzo ogni procuratore trasmetterà a Via Arenula una relazione sulle spese per le intercettazioni dell'anno precedente.
PROCEDIMENTO CONTRO IGNOTI - Le intercettazioni potranno essere richieste solo dalla parte offesa e solo sue sue utenze.
ARCHIVIO RISERVATO E DIVIETO DI ALLEGARE VERBALI A FASCICOLO Telefonate e verbali saranno custoditi in un archivio presso la Procura. E le registrazioni saranno fatte con impianti installati nei Centri di intercettazione istituiti presso ogni distretto di Corte d'Appello. I procuratori dovranno gestire e controllare questi Centri e avranno 5 giorni per depositare verbali e intercettazioni. Se dal loro deposito però ci sarà pregiudizio per le indagini, si potrà ritardare la consegna, ma non oltre la data dell'avviso della conclusione delle indagini preliminari. Vietato allegare le intercettazioni al fascicolo.
NO A UTILIZZO IN PROCEDIMENTI DIVERSI - Le intercettazioni non potranno essere usate in procedimenti diversi da quelli nei quali sono state disposte. Salvo i casi di mafia e terrorismo.
STOP A INTERCETTAZIONI PER 007 - Se un Pm volesse intercettare un telefono usato da esponenti dei Servizi e quindi anche da 'body guard' dovrà informarne entro 5 giorni il presidente del Consiglio che potrà apporre il segreto di Stato. (ANSA)