lunedì 30 aprile 2012

La crescita? È come la dieta, comincia sempre domani

Però avevi detto che avresti cominciato oggi». «No, avevo detto domani». «Sì, ma lo avevi detto ieri» «Dai, facciamo lunedì che è il primo giorno della settimana. Comincio lunedì».«È oggi lunedì». «È che ho già fatto colazione, ormai la giornata è andata. Facciamo lunedì prossimo. Lunedì, segnatevelo sull’agenda». «Sono mesi che lo dici, se avessi cominciato sei mesi fa a quest’ora avresti già visto i primi risultati». «Comincio lunedì, promesso». «Ma l’estate ormai è alle porte, se non cominci subito rischi di artivare impreparato alla prova-costume». «La prova-costume?». «Quello che ci si mette quando si va in vacanza al mare, hai presente? Se andiamo avanti così, finisce che quest’anno i costumi da bagno restano tutti nel cassetto». «Non siate pessimisti, lunedì comincio. Guarda, ora mi scrivo un post-it e me lo attacco sulla porta del frigorifero, così mi ricordo: lunedì comincio a fare la… ». «Mia figlia dice che se separi le proteine dai carboidrati… ». «… aumenta il Pil?». «Il Pil? No, io parlavo della dieta dimagrante». «Ma noi stavamo parlando della crescita». «Ah, giusto, la crescita. A proposito, ma non dovevamo cominciare a occuparcene oggi?». «Cominciamo lunedì». «Rimandi sempre, per me non comincerai mai». «Ho detto che cominciamo lunedì. Intanto, approfittiamo di questi giorni che mancano alla scadenza per tagliare un altro poco gli stanziamenti alla scuola». «Ancora?! Ma non starai esagerando?!». «Solo un po’, dai, tanto poi lunedì… ». «Ma non puoi tagliare ancora, fa male!». «Mia figlia dice che ci sono dei cerotti che ti aiutano a smettere». «Non mi servono, posso smettere quando voglio». «E allora smetti, dai, che devi cominciare a occuparti della crescita». «Giusto. Lunedì comincio la crescita. Ora chiamo l’Ansa e glielo dico, così non mi dimentico». Discussione in Consiglio dei ministri. (Francesca Fornario - L'UNITA' -)

Perseverare è diabolico

E' inarrestabile, un fiume in piena di ardore politico e di coraggiose denunce ma che purtroppo nessuno raccoglie. Lui è Francesco Nocera, candidato alle elezioni comunali della città calabrese per la lista "Per Catanzaro" che ha improvvisato in piazza un rovente comizio che - come testimonia il video caricato su YouTube - nessuno, proprio nessuno vuole ascoltare. L'orazione continua finché un passante, probabilmente annoiato, decide di staccargli il microfono ma è solo un momento perché Nocera lo riattiva e ricomincia di fronte a una piazza sempre più deserta. (REPUBBLICA)


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Passaparola - La Grecia e' in default - Beppe Scienza - (dal blog www.beppegrillo.it)

venerdì 27 aprile 2012

La rettifica ai blog



Non ci siamo: su informazione e web il governo Monti parla come il governo Berlusconi. La settimana scorsa ho scritto del ritorno del cosiddetto ‘comma ammazza-blog’, quello che vorrebbe estendere l’obbligo di rettifica previsto per la legge sulla stampa a tutti i «siti informatici.» Oggi, durante l’incontro su etica e giornalismo al Festival di Perugia, il ministro della Giustizia Paola Severino è tornata sull’argomento.
Visto che mi trovavo in sala Lippi, cioè a pochi passi di distanza, ho deciso di raggiungere sala dei Notari, dove era ancora in corso l’incontro con il ministro, e chiedere delucidazioni.

A fine evento, Severino si è soffermata con i giornalisti per spiegare la riforma della giustizia che ha in mente. Un giornalista l’ha interpellata sulle affermazioni circa la necessità di regolamentare l’informazione online e le critiche appena espresse sui blog.

Il ministro, dopo aver premesso di sapere che «queste dichiarazioni non producono consenso», non si è sottratta alla domanda. Affermando che «il fatto di scrivere su un blog non ti autorizza a scrivere qualunque cosa, soprattutto se stai trattando di diritti di altri.»

A quel punto mi sono inserito, chiedendo a Severino se la riforma conterrà l’introduzione dell’obbligo di rettifica per i blog – come peraltro previsto, non si capisce bene come, nella più recente bozza. Questa la risposta del ministro:


E’ molto difficile configurare un obbligo di rettifica per i blog. Proprio per questo credo che le mie parole vadano colte non come polemica, non come bavaglio nei confronti dei blog, proprio perché è un mondo privo di una regolamentazione, ad oggi. Proprio per questo mi rivolgo ai blogger direttamente, dicendo: ricordate che quello che fate agli altri potrebbe essere fatto a voi. Quindi autoregolamentatevi, autodisciplinatevi, perché allora quello dei blog diventerà un mondo veramente utile.

La risposta non soddisfa. Prima di tutto perché lascia trasparire una concezione errata dell’ecosistema dell’informazione online: che non è un far west, come vorrebbe far credere il ministro (con tutte le conseguenze di cui ho scritto più dettagliatamente qui). In secondo luogo, perché la vaga opposizione al concetto espresso dal ‘comma ammazza-blog’ è motivata unicamente da mere ragioni di applicabilità. Se, in sostanza, la norma non sarà contenuta nella versione definitiva della riforma – ed è ancora tutto da dimostrare – sarà solo perché è «molto difficile». Solo per questo il ministro ha lanciato il conseguente appello all’«autoregolamentazione» e all’«autodisciplina.» Che, di nuovo, lascia trasparire il pregiudizio – chiarissimo – che chi fa informazione online su un blog di norma – e non in casi eccezionali – scriva cose false o, peggio, diffamatorie.

Senza contare che l’argomento «ciò che fate agli altri potrebbe essere fatto a voi» è lo stesso con cui Alfano e il Pdl hanno cercato ripetutamente di giustificare il ‘bavaglio’ sulle intercettazioni.

Siamo molto lontani dalla svolta di fondo di cui questo Paese avrebbe bisogno per uscire dal Medioevo digitale. (http://ilnichilista.wordpress.com/)

E’ guerra intestina nel Pdl per le firme false


Perchè un grande partito che indubbiamente nel 2010 godeva di consenso maggioritario ha dovuto ridursi a raccogliere delle firme false per presentarsi all’ultimo minuto (anzi, dopo la scadenza di legge) alle elezioni regionali? Come è noto, ciò dipese dalla rissa fra i diversi clan su chi dovesse ottenere il posto l’elezione garantita nel listino Formigoni, con il vincolo ulteriore dei nomi imposti dal Cavaliare, cioè l’igienista Minetti e il massaggiatore Puricelli. Oggi è il coordinatore regionale Pdl dell’epoca, Guido Podestà (ironia vuole che si tratti di un avversario interno di Formigoni) a essere raggiunto da avviso di garanzia per falso ideologico. Per discolparsi, i funzionari che hanno falsificato le firme lo accusano di averglielo chiesto. Non renderemo mai abbastanza grazie a Marco Cappato e ai radicali che, nel disinteresse dei più, hanno tenacemente perseguito questa battaglia di legalità. Perchè avere una forza elettorale consistente alle spalle non esime dal rispetto delle norme. Anzi. Podestà ha già annunciato che non intende dimettersi dall’incarico istituzionale che ricopre, presidente della provincia di Milano. Indimenticabile resta per me la sua difesa della professionalità e delle qualità politiche della Minetti nel corso di una puntata dell’Infedele.
A Parma è accaduto invece che un consigliere provinciale della Lega, Pier Angelo Ablondi, si è purtroppo suicidato per la vergogna, essendo emerso che aveva autenticato delle firme false per la presentazione di una lista. E’ una notizia che addolora. Mai e poi mai mi augurerei un tale insano gesto da parte dei politici lombardi responsabili del medesimo falso. Ma un po’ di vergogna, non dovrebbero riconoscerla anche in pubblico? (www.gadlerner.it)

Le vignette di Vauro a Servizio Pubblico 26/4/2012

giovedì 26 aprile 2012

Marco Travaglio a Servizio Pubblico 26/4/2012

Il pareggio del Cesena è uno stato mentale

Siamo nel recupero della 33° giornata del campionato, la Juventus ha un vantaggio di 3 punti dal suo rivale, il Milan... Milan-Genoa e Cesena-Juve giocano in simultanea, il Milan sta conducendo per 1 a 0 e anche la Juve sta vincendo con lo stesso risultato, quando Suma viene a sapere (?) che il Cesena ha segnato, anche il tabellone a San Siro segnala il "pareggio", ma questo risultato risulta essere inesistente in quanto il Cesena non ha segnato e non ha tirato nemmeno una volta in tutta la partita nello specchio juventino... la reazione di Suma è splendida, poi quando gli viene detto che il gol è "annullato" fa finta di nulla, ma la brutta figura è ormai fatta!


Ormai ho i coglioni pieni di questi pseudo giornalisti tifosi, di qualunque fede essi siano, buoni solo a urlare e accapigliarsi in arene televisive a cominciare dal Processo di Biscardi !

Ticket sanitario, mannaia sulle famiglie



Nel 2011 abbiamo pagato 332 milioni di euro in più in ticket sui medicinali, per un totale di 1,3 miliardi. E’ l’effetto più tangibile di un processo che con la crisi si sta velocizzando: la spesa farmaceutica si sposta progressivamente dalle casse dello Stato alle tasche dei cittadini. Uno smottamento che è stato documentato da diverse indagini diffuse in questi giorni. Ma il peggio deve ancora venire: la vera batosta arriverà infatti nei prossimi due anni quando le regioni dovranno far fronte a 8 miliardi di nuovi tagli decisi con la manovra di Tremonti dello scorso luglio, andando a incrementare i già ampi aumenti, a doppia o tripla cifra: +122% in Puglia, oltre il 50% in Basilicata, Campania, Umbria, Emilia Romagna, Marche e Friuli Venezia Giulia. (IL FATTO QUOTIDIANO)

Il tabù dell'euro



Quando si mette in discussione l'euro, la reazione indignata e corale è "Non possiamo uscire dall'Europa", come se l'Europa si identificasse con l'euro. Si può rimanere tranquillamente nella UE senza rinunciare alla propria moneta. Su 27 Stati aderenti alla UE, dieci hanno mantenuto la loro divisa, tra questi Gran Bretagna, Svezia, Polonia, Repubblica Ceca, Danimarca che non rischiano alcun default. Un altro trucco è l'utliizzo ripetitivo del termine "moneta unica", non vi è assolutamente alcuna moneta unica europea, l'euro è limitato a 17 Stati e chi è fuori si guarda bene dall'entrare nella zona euro. Chi è oggi in crisi in Europa? In assoluta prevalenza i Paesi che hanno adottato l'euro con economie cosiddette "deboli". La domanda è "Deboli rispetto a chi?", ovviamente rispetto alla Germania. Stati come Portogallo, Italia, Irlanda, Spagna, Grecia e forse in futuro Francia e Olanda non possono reggere il passo dell'economia tedesca. Una moneta dovrebbe riflettere il valore dell'economia di un Paese, ma l'euro rappresenta al più il valore del marco. E' necessario un piano B nell'eventualità che si debba tornare alla lira.
Non si tratta di essere ostili in principio all'euro, ma di poterselo permettere. Per rimanere nell'euro stiamo affamando il Paese, strangolando le aziende, trasferendo la ricchezza privata a copertura degli interessi sul debito pubblico che è (purtroppo) in euro. Se fosse in lire potremmo risolvere il problema del debito con la svalutazione della nostra moneta. Da quando Rigor Montis ha deciso di applicare la sua manovra di lacrime e tasse per salvare l'Italia siamo sprofondati, hanno chiuso circa 140.000 aziende nel primo trimestre, la disoccupazione è alle stelle e gli imprenditori suicidi non si contano più, il valore degli stipendi è ritornato al 1983. L'IMU, l'IMU bis e il Super IMU sono alle porte. L'Italia boccheggia come una balena spiaggiata. Lo ha capito persino Draghi che di fronte alla possibile serrata del Paese ha invocato meno tasse e forti tagli alla spesa pubblica.
Se per rimanere nell'euro e pagare gli interessi sul debito alle banche, in prevalenza tedesche e francesi, dobbiamo uccidere l'economia del nostro Paese forse è il caso di fermarsi a riflettere. In particolare se il debito pubblico e lo spread aumentano comunque mentre veniamo strangolati. L'euro non può essere un tabù. (www.beppegrillo.it)

mercoledì 25 aprile 2012

Buon 25 aprile di Resistenza

"Il fascismo per me non può essere considerato una fede politica. Il fascismo è l’antitesi di tutte le fedi politiche, perché opprime le fedi altrui. Facciamo conoscere ai giovani in che cosa consistevano le spedizioni fasciste; la loro barbara opera di distruzione, i loro crimini. Bisogna far conoscere come sono stati assassinati Piccinini, Di Vagno, Matteotti, Consolo e Pilati, assassinato dinanzi alla moglie e ai figli che in ginocchio imploravano pietà dagli sgherri fascisti; come sono stati colpiti a morte Giovanni Amendola e Piero Gobetti; come fu ucciso un mite e puro sacerdote di Cristo: Don Minzoni; la morte straziante di Gastone Sozzi ucciso lentamente con clisteri di tintura di iodio, la fine di Maurizio Giglio, cui furono strappate ad una ad una le unghie dei piedi con il vano proposito che denunciasse i suoi compagni."

Sandro Pertini.

martedì 24 aprile 2012

Maurizio Crozza a Ballarò 24/4/2012

Pulizia di Stato

Gentile dottor Antonio Manganelli, come capo della Polizia lei avrà senz’altro visto il bellissimo film Diaz di Daniele Vicari che sta riscuotendo un buon successo di pubblico nelle sale.

L’ho visto anch’io assieme a mio figlio che – posso assicurarle – non è stato educato all’odio contro le forze dell’ordine. Anzi, personalmente ho sempre pensato e detto che, fino a prova contraria, le forze dell’ordine sono dalla parte del giusto. Eppure, all’uscita dal cinema, mio figlio che ha 17 anni ha commentato: “Mi è venuta una gran voglia di prendermela con i poliziotti”. Ho cercato di spiegargli che quel che accadde 11 anni fa al G8 di Genova è un unicum, tant’è che ancora se ne parla, al punto da farci un film. Che non tutti i poliziotti sono come quelli ritratti da Vicari. Anzi, la maggior parte prova per quelle scene (purtroppo reali, documentate da testimonianze e filmati e atti processuali) lo stesso orrore che proviamo noi. E ogni giorno migliaia di agenti rischiano la pelle per un misero stipendio, catturando killer della mafia addirittura con le proprie auto, com’è accaduto ancora l’altro giorno in Calabria, visto che le volanti sono spesso senza benzina o arrugginiscono guaste nei garage per i continui tagli al bilancio dell’ordine pubblico. Ma temo di non averlo convinto.

E lo sa perché? Perché alla fine del film una scritta agghiacciante ricorda che decine di quegli agenti e dirigenti violenti e deviati sono stati condannati in primo e secondo grado per le mattanze alla Diaz e a Bolzaneto (a proposito: si spera che la Cassazione si sbrighi a giudicarli, per evitare che la facciano franca per la solita prescrizione), ma nessuno è stato rimosso dal corpo. Qualcuno anzi ha fatto addirittura carriera. Come Vincenzo Canterini che, dopo la condanna in primo grado a 4 anni per la Diaz, divenne questore e ufficiale di collegamento dell’Interpol a Bucarest. O Michelangelo Fournier, quello che al processo parlò di “macelleria messicana”, che dopo la prima condanna a 4 anni e 2 mesi ascese al vertice della Direzione Centrale Antidroga. O Alessandro Perugini, celebre per aver preso a calci in faccia un ragazzo di 15 anni, condannato in tribunale a 2 anni e 4 mesi per le sevizie di Bolzaneto e a 2 anni e 3 mesi per arresti illegali, e subito dopo promosso capo della Questura di Genova e poi dirigente di quella di Alessandria. Molti di loro avrebbero subìto sanzioni ancor più pesanti se l’Italia avesse recepito il reato di tortura, cosa che non avvenne per la strenua opposizione del Pdl e della Lega, guardacaso al governo nel 2001 e dunque responsabili politici e morali di quel che accadde. Nemmeno il dirigente che portò nella Diaz due molotov ritrovate altrove per giustificare ex post l’ignobile pestaggio di gente inerme fu cacciato dalla polizia. E nemmeno quello che, come si vede nel film, si ferì da solo per simulare un corpo a corpo con i fantomatici “black bloc” che in quella scuola, quella notte, non esistevano. Molti altri, nascosti sotto l’anonimato del casco, non sono stati identificati, dunque neppure processati.

È difficile non pensare che gli agenti che si sono macchiati di violenze gratuite negli ultimi anni, per esempio in Val di Susa contro i No-Tav, possano essere gli stessi che la passarono liscia per i fatti di Genova, o altri loro emuli, incoraggiati dall’impunità generale. Lei, dottor Manganelli, 11 anni fa non era a Genova e non può essere ritenuto responsabile di quel che accadde. Ma oggi che la verità processuale è sotto gli occhi di tutti, validata dai due gradi di giudizio di merito (la Cassazione deve pronunciarsi solo sulla legittimità delle sentenze) e finalmente immortalata da un film (era già tutto nel documentario Bella ciao di Giusti, Torelli e Freccero, ma la Rai vergognosamente lo censurò), non può chiamarsi fuori. La prego, metta subito alla porta chi si macchiò di quei crimini orrendi. Ci aiuti a credere ancora nella Polizia di Stato. (Marco Travaglio - IL FATTO QUOTIDIANO -)

Che sfigato ! Al massimo ho potuto permettermi un pedalò

Povero Giorgio Gaber, immagino quante giravolte nella tomba per colpa della moglie !

...c'è la zoccola, c'è la sudamericans, c'è quella seria e poi ci sono io...

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Preparativi di una serata "burlesque".

domenica 22 aprile 2012

La donna secondo B.

Aiuto 42 ragazze, distrutte dalle accuse dei pm. Con questo processo la Procura ha rovinato loro la vita in quanto le ha diffamate per sempre. Hanno perso il fidanzato e forse non ne avranno più, e nessuno le fa lavorare”.

“Ruby è una ragazza che mi ha fatto veramente tanta pena, ha raccontato una storia di vita drammatica dicendo di essere stata buttata fuori dalla famiglia perché si era convertita alla religione cattolica. Si era costruita un’esistenza fantasiosa, vergognandosi della realtà. Decidemmo di aiutarla per evitare che si prostituisse. Ma adesso non più, perché ha trovato una persona perbene che l’ha sposata”.

“Sì, le mie ospiti si sono travestite da poliziotti, da infermiere, da Babbo Natale ma facevano gare di burlesque, si allenavano tra loro. Le donne sono per loro natura esibizioniste. E se poi sono donne dello spettacolo, gli piace di montare degli spettacolini”. E gli abiti da suora? “Macché, erano vestiti che mi ha regalato Gheddafi. Un cadeau arrivato dalla Libia dopo che Berlusconi, come lui stesso ha raccontato, ha espresso apprezzamenti per i vestiti adocchiati “negli stand che riguardavano la produzione della moda libica”. Tuniche nere con pietre applicate “che tracciano i seni sul petto, senza croce, più adatte in un harem che in un convento”.

Milano, scene di ordinario squallore da un interno di Tribunale. L’idea di donna che viene fuori da questo patetico tentativo di difesa dell’imputato Silvio Berlusconi è ripugnante. Possiamo anche passare sopra all’esilarante e pietosa scusa delle “gare di burlesque”, anche se giustamente le artiste del burlesque si sono inferocite (Scarlett Martini ha precisato che quelli di Arcore “erano spettacolini infantili e volgari”). Tralasciamo anche i doni del dittatore libico. Ma la cosa incredibile è che nell’impresentabile vaniloquio, l’anziano imputato osa ricacciare le donne in una dimensione di assoluta dipendenza, di primitiva inferiorità che nemmeno negli Anni Cinquanta era così spudorata. Per cui le donne sono aiutate, “mantenute” finché non trovano una persona per bene disposta a sposarle. Ma dove vive quest’uomo, pieno solo di denaro e disprezzo per il prossimo? Qualcuno gli dica che votiamo, lavoriamo, che la maggior parte di noi provvede a se stessa e non ha bisogno dell’aiuto di nessun uomo. Che non è il matrimonio a darci cittadinanza nella società.

Le donne che gli stanno attorno non sono solo le sue sventurate “ospiti” (“aiutate” nonostante siano testimoni di un processo che lo vede imputato), ci sono anche le figlie, le deputate del suo partito, le ex ministre. Possibile che nessuna tra loro, oltre la ex moglie, abbia un sussulto d’orgoglio e si ribelli a questo schiaffo, indecente e reiterato? Le donne, prosegue il monologo offensivo-difensivo, sono “esibizioniste” per natura: ma questo signore si ascolta quando parla? Lui, diventato celebre per le calze sulle telecamere che nascondono le rughe, lui che ha fatto dell’immagine una religione si permette di dire, generalizzando, che le donne sono esibizioniste? Non è un problema politico, è una banale questione di dignità: Berlusconi deve smetterla di umiliarci.

Non sono la maggioranza quelle che vendono se stesse e i propri sogni. Speriamo che le tante (purtroppo) elettrici si ricordino degli insulti che – con il sorriso d’ordinanza e una galanteria finta come i soldi del Monopoli – il signore di Arcore ci riserva. (Silvia Truzzi - IL FATTO QUOTIDIANO -)

Quei soliti comunisti...

Indiretto, ma durissimo. E’ l’attacco dei soliti comunisti al governo Monti e ai partiti che lo sorreggono: essi affermano addirittura che per combattere la crisi “non solo la maggioranza dei paesi ha utilizzato politiche fiscali e monetarie espansive per stimolare l’economia, ma è anche intervenuta direttamente per proteggere o creare posti di lavoro, per salvaguardare le competenze, facilitare l’incontro tra domanda e offerta di lavoro e per proteggere i redditi dei disoccupati e dei gruppi vulnerabili.”
Questi pazzi sostengono che le politiche e le ricette adottate in Grecia, Spagna, Portogallo e Italia, su imposizione della trinità dei Monti, Bce, Merkel, Fmi sono l’esatto contrario di ciò che si è fatto nel resto del mondo e che dovrebbe essere fatto. Ma un momento…. mi sono sbagliato, questo non è il documento dei comunisti. Santo dio, ma è incredibile, questo è il risultato di una ricerca condotta dalla Banca mondiale e dell’Organizzazione internazionale del lavoro, che hanno anche creato una banca dati perché i governi possano avere un’idea delle soluzioni messe in campo e prendere spunti e suggerimenti.
Il documento è ovviamente in inglese, ma straordinariamente ricco di informazioni e lo voglio allegare a favore dei nostri dunderheads: Risposte alla crisi. Certo alcuni ministri preferiscono la pasta al pomodoro alle letture che sarebbero doverose, ma chissà, l’allegato potrebbe essere utile a qualcuno, così tanto per distrarsi dal gravoso compito di pettinare le bambole e massacrare il Paese. (http://ilsimplicissimus2.wordpress.com/)

sabato 21 aprile 2012

Calderoli, povera vittima

Calderoli è offeso. Si sente infangato dalle notizie sul suo affitto pagato dalla Lega. Ora che un partito paghi una casa ad un suo dirigente è un fatto politico discutibile, ma non un reato (se dichiarato).
Quello che è un reato contro il buon senso, invece, è fare la vittima.
Soprattutto se chi si atteggia a perseguitato è uno che ha alzato un inesistente polverone sulla cena di Capodanno di Monti, e che sbugiardato dal premier non ha nemmeno chiesto scusa. (Marco Bracconi http://bracconi.blogautore.repubblica.it/)

venerdì 20 aprile 2012

La battuta del giorno

"Subito dopo il balllottaggio delle amministrative, io e Berlusconi annunceremo la più grossa novità della politica italiana che cambierà il corso della politica italiana nei prossimi anni e sarà accompagnata dalla più innovativa campagna elettorale che la politica italiana abbia avuto dalla discesa in campo di Berlusconi del 1994". (Angelino Alfano, un temerario)

...mamma mia che paura ! Attenti a quei due !

Le vignette di Vauro a Servizio Pubblico 19/4/2012

Monti, il sosia di Berlusconi


Uno spread così alto, intorno ai 400 punti, e la situazione di crisi così grave fanno comprendere come questo governo stia lavorando in continuità con il precedente, non affrontando realmente i nodi economici strutturali. Monti diventa ogni giorno di più il sosia di Berlusconi. A cosa serve questo governo di tecnici se la situazione è rimasta invariata?
Questo esecutivo sta perdendo un mare di tempo senza attuare riforme efficaci al rilancio dell’economia, allo sviluppo e alla crescita del Paese. Invece di contrastare la corruzione, l’evasione e gli sperperi della burocrazia e della casta, che costano agli italiani svariati miliardi ogni anno, ha messo in campo politiche da macelleria sociale. Infatti, si è accanito sull’articolo 18, sui lavoratori dipendenti, sui pensionati, sui disoccupati, sui giovani precari e non ha ripristinato nemmeno il falso in bilancio. Ha messo l’Imu sulla povera gente e sui terremotati, risparmiando soltanto le fondazioni bancarie. Insomma, sta distruggendo lo stato sociale calpestando i diritti acquisiti in tanti anni di battaglie.
Anziché perseguire gli imprenditori inquisiti, i funzionari corrotti della Pubblica Amministrazione, i ladri di Stato che hanno depositato all’estero la loro refurtiva, i politici malavitosi, il ragionier Monti fa cassa sulle spalle degli onesti cittadini. L’Italia dei Valori che ha sempre chiesto che sulla lotta all’evasione e alla corruzione non ci si fermi ai soliti spot a reti unificate, ma si passi ai fatti, è rimasta inascoltata. (www.antoniodipietro.it)

giovedì 19 aprile 2012

Marco Travaglio a Servizio Pubblico 19/4/2012

Diversa interpretazione




La Procura di Civitavecchia ha aperto un fascicolo di indagine relativa alla vicenda dei due immigrati algerini, rimpatriati su un volo Alitalia Roma-Tunisi partito martedì scorso dall'aeroporto di Fiumincino, a cui è stato apposto del nastro adesivo per tappare loro la bocca mentre i polsi erano bloccati da fascette. I due algerini erano scortati da due agenti in borghese. La Procura di Civitavecchia è competente a indagare in quanto Fiumicino rientra nel suo distretto giudiziario. (REPUBBLICA)

Bancomat Lega



Le rivelazioni sull'uso privato dei soldi pubblici, ottenuti dalla Lega sotto forma di rimborsi elettorali, non finiscono mai. Oggi dobbiamo registrare due nuove entrate nella top ten di "Lega ladrona", che, se possibile, accrescono ancora di più l'indignazione per questo scandalo interminabile.
Roberto Calderoli, che fa parte del triumvirato che in teoria dovrebbe traghettare la Lega fuori dalle secche della tempesta giudiziaria, paga con i soldi del partito un affitto di 2.200 euro per un terrazzatissimo appartamento sul Gianicolo, a Roma. Il triumviro si difende sostenendo che si tratta di una casa-ufficio. Be', anche se fosse, uno che di mestiere fa il parlamentare ed è un ex ministro, i soldi per pagarsi l'affitto dovrebbe averceli, no? Fango, dice il Calderoli. Sono io che verso alla Lega circa tremila euro ogni mese, dice. E certo, tanto sono soldi presi dall'indennità parlamentare. Che poi il triumviro si è ripreso per godersi il suo bel soggiorno romano.
L'altra entrata è invece costituita dall'ex capogruppo leghista alla Camera, Marco Reguzzoni. Accusato da un altro deputato - ormai nella Lega siamo alla notte dei lunghi coltelli - di aver speso in un anno ben 90mila euro con la carta di credito del partito. Per comprare e pagare cosa, non si sa. Ma il fatto è che sui bilanci dei partiti i controlli scarseggiano, e la trasparenza arriva fino a un certo punto. Di sicuro non vengono controllate tutte le singole uscite di denaro. Che ci avrà fatto mai Reguzzoni con tutti questi soldi?
Ai giudici, forse, l'ardua sentenza. A noi non resta che osservare il penoso spettacolo della resa dei conti tra membri sempre più indegni della Casta. (http://isegretidellacasta.blogspot.it/)

E ora chi glielo dice a Storace ?



Qualcuno dovrà dire a Francesco Storace - "il fascismo male assoluto? Una cretinata" - e a tutti i nostalgici del Duce che lo seguono con le braccia tese al cielo che in quei manifesti con cui ha tappezzato tutta Roma c'è una foto degli anarchici greci, ed in quella foto un cartello recante la scritta "Apopte petheni o fascismos". Cosa significa?
"Stasera muore il fascismo" ... (http://nonleggerlo.blogspot.it/)

mercoledì 18 aprile 2012

Formi e Renato

I fan di Cochi e Renato non possono che apprendere con un velo di mestizia i particolari delle vacanze di Renato Pozzetto. Che non fa più coppia fissa con Cochi Ponzoni, ma con Roberto Formigoni. Poi però, ascoltate le spiegazioni della nuova spalla di Renato, a tempo perso governatore della Lombardia, devono riconoscere che, per tempi comici, battute folgoranti e costumi di scena, non ha nulla da invidiare al vecchio Cochi. La questione è nota: secondo le carte della Procura di Milano, a Capodanno 2010 il Celeste andava in ferie tra Parigi e St Martin (Caraibi) non solo col fratello, la cognata, il segretario Perego (condannato per falsa testimonianza sul caso Oil For Food) e Pozzetto, ma anche col faccendiere Pierangelo Daccò e con l’ex assessore Antonio Simone, arrestati l’altro giorno per i fondi neri della Fondazione Maugeri.

Entrambi ciellini e habituè delle patrie galere (il primo era appena uscito dal carcere per il crac da 1 miliardo del San Raffaele, il secondo era finito dentro già nel ’92 per Mani Pulite), fanno i facilitatori nella jungla dei fondi pubblici alle cliniche private anche grazie al poter spendere il nome del confratello Roberto. Risultato: 56 milioni portati in Svizzera a botte di fatture per consulenze mirabolanti, tipo quella volta ad accertare “le possibilità di vita su Marte”. Il minimo che Daccò potesse fare era pagare il conto dei voli e delle ville caraibiche. E la multiforme biografia di Formigoni si arricchisce ogni giorno di un nuovo mestiere: campione di scherma, membro (con rispetto parlando) dei Memores Domini ciellini con voto di castità incorporato e poi forse scorporato, vicepresidente (uno dei 14) del Parlamento europeo Dc ai tempi di Andreotti, dirigente del Ppi, sgovernatore di Lombardia da 18 anni e ora comico di sicuro avvenire. Ieri s’è detto “limpido come acqua di fonte” e ha ricordato che “anche Gesù sbagliò a scegliere qualche collaboratore” (sì, ma Giuda non era mai stato arrestato né condannato, quindi era più facile sbagliarsi).

L’altroieri aveva dato degli “sfigati” ai giornalisti del Corriere che avevano rivelato le sue ferie a sbafo. Sfigati perché “io, come tutti gli italiani, faccio vacanze di gruppo” e loro no. Le vacanze di gruppo, per chi non fosse italiano, funzionano così: “Uno si fa carico dei biglietti perchè conosce l’agenzia, l’altro paga l’hotel, il terzo le escursioni, il quarto i ristoranti, poi a fine vacanza ci si trova insieme ed eventualmente si conguaglia”. E’ tutto spiegato nel Manuale delle Vecchie Marmotte: lui, mentre gli altri pagavano voli, alberghi, escursioni e ristoranti, portava le camicie a fiori e le cravatte a righe fucsia e marron per tutti, così gli altri si ammazzavano dalle risate e non gli chiedevano il conguaglio. In ogni caso, ha aggiunto il fine umorista, “verificherò se quel viaggio l’ho veramente svolto”. Chiederà un po’ in giro: sapete mica se ho veramente svolto quel viaggio a Parigi e poi a Saint Martin? Perché lui non lo sa.

Ieri La Stampa titolava: “Viaggi pagati, l’ira di Formigoni”. Ecco: appena ha appreso di aver viaggiato, per giunta a spese altrui, s’è incazzato come una biscia. Se scopre chi gli ha pagato le ferie, gli fa un mazzo così. In attesa di sapere chi gli scrive i testi (Pozzetto?), gli specialisti studiano questa nuova forma della sindrome “a mia insaputa”, ancor più preoccupante di quella che ha colpito Scajola, Malinconico, Rutelli, Fede e Bossi. Due alternative. 1) Alla parola “ferie”, Formigoni cade subito in trance (ma c’è chi giura che sia proprio letargo). 2) Avendo paura dei voli, non solo non li paga, ma si fa ipnotizzare o anestetizzare all’imbarco. Lo risvegliano poi con comodo, al rientro, con una secchiata d’acqua purissima di fonte. Ma prima che riprenda conoscenza occorrono tempi lunghi. Il che spiegherebbe perchè al Pirellone si aggirano decine di soggetti con passamontagna, mascherina, calzamaglia, grimaldello, piede di porco e sacco in spalla, ma lui non nota mai nulla. Il giorno che scopre come lo vestono, fa una strage. (Marco Travaglio - IL FATTO QUOTIDIANO -)

Tutti rubano ?

Tutti i partiti rubano, è il nuovo grido di battaglia che sembra accomunare e affratellare gli italiani esasperati, o almeno quelli che cercano sollievo e sfogo negli asocial network. Ma anche questo slogan, come il suo gemello di craxiana memoria, “tutti i politici rubano” nasconde un’altra verità. E’ possibile, in alcuni casi evidente, che i gruppi dirigenti dei partiti s’imbertino milioni naturalmente senza saperne niente e anche senza arrivare all’oscenità dei lingotti d’oro e dei diamanti custoditi nella Grotta di Alì Bossì e dei suoi ladroni. Ma i partiti sono fatti anche di militanti, di piccoli dirigenti e di amministratori locali che non rubano affatto, che tentano di svolgere il proprio incarico onestamente e al meglio delle loro possibilità barcamenandosi in quel Mar dei Sargassi che sono le coalizioni, i bilanci, le necessità sempre più grandi delle possibilità, che si fanno il mazzo nell’oscurità mentre i tromboni nazionali vanno a pavoneggiarsi negli studi di qualsiasi televisione li ospiti o che loro stessi bombardino con le richieste di apparire. E a dire cose che farebbero bene a non dire, come ha fatto D’Alema a proposito di Grillo, essendo D’Alema uno che ogni volta che apre bocca firma un assegno da ventimila voti ai suoi avversari. (Vittorio Zucconi http://zucconi.blogautore.repubblica.it/)

Monti semina vento e raccoglierà tempesta


Il presidente del consiglio si complimenta con se stesso e dichiara che, grazie alle scelte del suo governo, l’Italia ha evitato uno shock distruttivo.

Ma di cosa parla, e chi vuole prendere in giro? Mentre lui evitava gli shock, negli ultimi tre mesi, 146.368 aziende chiudevano i battenti. Il saldo rispetto a quelle che invece sono entrate sul mercato è pesantemente negativo: 26.090 imprese in meno. Un bilancio in rosso che è triplo rispetto a quello del primo trimestre dell’anno scorso. Questo esecutivo continua a colpire gli onesti cittadini, lascia intatti i privilegi della casta e fa prosperare indisturbati gli evasori e i corruttori. Ogni giorno, davanti a Montecitorio, ci sono manifestazioni di protesta, di gente che soffre e con dignità chiede alla politica di restituire loro il maltolto: ieri gli specializzandidi medicina, oggi i cassaintegrati di alcune aziende collegate al fotovoltaico e domani si vedrà.

Questa è la realtà della società italiana, questa è la fotografia di cosa è diventata l’Italia oggi.
Il governo continua ad ignorarla e ripete che tutto sta andando bene.

Si comporta come Nerone che suona la cetra mentre per le strade impazza la disperazione e inizia a infuriare la protesta. Ormai i disoccupati si contano a milioni ma se le stime fossero oneste e trasparenti ne registrerebbero moltissimi in più. In media, nei tre mesi in cui Monti ha salvato l’Italia, si sono suicidate due persone al giorno: lavoratori disoccupati o imprenditori rovinati. Il miracolo dello spread si è rivelato un trucco da saltimbanchi: il tetto che tutti i commentatori, nessuno escluso, definivano catastrofico l’estate scorsa era di 400 punti. Dopo che Monti ha evitato lo shock gira intorno ai 380, e anche questo solo grazie agli acquisti massicci dei titoli di Stato italiani da parte della Bce. Presto, se le cose continuano così e non si attivano veri tagli agli sprechi e provvedimenti economici strutturali per la crescita e l’occupazione, questa protesta smetterà di essere pacifica.

Siamo a un passo dalla rivolta sociale e chi soffia sul fuoco non è chi, come noi dell’Italia dei Valori, chiama le cose con il loro nome ma chi fa finta di non vedere e di non capire. Se vogliono evitare la rivolta, sostengano i lavoratori, lascino perdere l’articolo 18 e curino anche gli interessi della povera gente e delle imprese oltre che quelli dei banchieri. Non se la prendano con noi che ci limitiamo a dire la verità e a denunciare un pericolo. (www.antoniodipietro.it)

martedì 17 aprile 2012

Maurizio Crozza a Ballarò 17/4/2012

Grillo e il Movimento 5 Stelle fanno paura

A Vendola e D'Alema, come a tutti i politici di professione, fa paura un movimento di gente onesta, questo è il vero problema per loro !


video

Nessuno uscirà di qui



Ehi! Non pensate di cavarvela così. Con qualche comparsata televisiva e un Rigor Montis radiocomandato, mantenendovi a distanza di sicurezza dai cittadini sparando frasi fatte sull'antipolitica. Lo so che confidate nella memoria breve degli italiani. Vi volete ripresentare, riverginati dai media, alle elezioni 2013. Avete il terrore di perdere il controllo delle operazioni. Sapete bene cosa vuol dire non disporre più di giornali e televisioni infarciti di servi e senza le forze dell'Ordine ai vostri comandi. Vuol dire essere messi sotto processo dalla Nazione che avete distrutto.
Nessuno uscirà di qui, parafrasando Jim Morrison, senza un pubblico dibattimento. Senza una pena esemplare. L'Italia ha un debito spaventoso creato dalla corruzione, dalla dilapidazione di soldi pubblici in Grandi Opere Inutili, dalla contiguità omertosa con le mafie che fatturano 130 miliardi all'anno e anche dell'evasione, naturalmente, ma i grandi evasori protetti dallo Scudo Fiscale sono stati premiati con il 5% di tassazione, mentre ai pensionati e ai disoccupati per qualche centinaia di euro viene pignorata la casa.
Io vi accuso di aver sottratto il futuro a due generazioni, vi accuso di collusione con le mafie, di furto ai danni dello Stato con i finanziamenti pubblici ai partiti aboliti da un referendum. Vi accuso di aver dichiarato guerra alla Libia rinnegando la Costituzione. Vi accuso di occupare senza alcuna ragione l'Afghanistan, di dilapidare miliardi di euro in cacciabombardieri mentre gli operai muoiono per mancanza di controlli e di sicurezza nei cantieri e gli imprenditori si suicidano perché non riescono a pagare le rate a Equitalia. Vi accuso di aver cancellato l'innovazione, la ricerca, di aver trasformato le nostre migliori scuole in diplomifici inutili. Vi accuso di aver nascosto la verità mentre sperperavate mille miliardi di euro in dodici anni finiti nell'attuale voragine del debito pubblico. Vi accuso di aver condannato un popolo alla miseria per decenni per onorare 100 miliardi di euro di interessi annui sui titoli di Stato, soldi sottratti alle spese sociali, ai diritti primari di ogni cittadino. Vi accuso di aver rinnegato la Costituzione ogni volta che vi è stato possibile. Vi accuso di aver occupato ogni spazio della società con la vostra voracità, le vostre mandibole, le vostre tangenti. Insaziabili come una metastasi. Vi accuso di essere dei mentecatti, dei dilettanti, dei signor nessuno che hanno vinto il biglietto della lotteria in Parlamento, gente che solo un anno fa negava la crisi. La carica pubblica per voi è l'unica risorsa possibile. Fareste qualunque cosa, come avete già fatto in passato durante l'oscura Storia della Repubblica, per non perderla.
Vi do un consiglio. Cercatevi un avvocato, magari Ghedini, che mi sembra abbastanza libero in questo momento. Forse vi verranno concesse le attenuanti e vi saranno inflitti solo il sequestro dei beni accumulati durante la vostra carriera politica e l'assegnazione ai lavori socialmente utili. Cosa farete in futuro lo deciderà una giuria di cittadini incensurati estratti a sorte. In fondo gli italiani sono brava gente. Non preoccupatevi troppo quando vi sarà sequestrato il passaporto. (www.beppegrillo.it)

Forever

lunedì 16 aprile 2012

Passaparola - Gli affari del Pdl e del Pdmenoelle - Ferruccio Sansa - (dal blog www.beppegrillo.it)

Un centravanti nato : addio a Carlo Petrini


E' morto a Lucca, dopo una lunga malattia, all'età di 64 anni, l'ex calciatore Carlo Petrini, attaccante degli anni Sessanta e Settanta cresciuto nelle giovanili del Genoa e consacratosi nelle file del Milan di Rocco, con cui vinse una Coppa dei Campioni nel 1968-1969, e del Torino, con cui si aggiudicò la Coppa Italia nel 1970-1971. Successivamente vestì le maglie di Catanzaro, Ternana, Roma, Verona, Cesena e Bologna. Nel 1980 fu coinvolto nello scandalo del calcioscommesse, subendo una squalifica di tre anni e sei mesi amnistiata dopo la vittoria dell'Italia al Mondiale del 1982.

Dopo aver chiuso la carriera nel calcio a metà degli anni ottanta si dedicò agli affari, gestendo per qualche tempo una propria società finanziaria. Dopo un iniziale successo, l'attività fu compromessa dall'accumulo di debiti nei confronti di usurai e dal coinvolgimento dell'ex calciatore in un giro di cattive conoscenze. Per sfuggire ai creditori abbandonò l'Italia e si rifugiò in Francia, dove visse per alcuni anni nel completo anonimato.

Le cronache tornarono a occuparsi di Petrini nel 1995, allorchè il diciannovenne figlio Diego, morente per un tumore al cervello all'ospedale "Galliera" di Genova, lanciò un appello attraverso i media, chiedendo di poter rivedere il padre, di cui non aveva notizie da ormai sei anni. Diego, promettente calciatore, morì senza aver rivisto Petrini, il quale aveva deciso di non tornare in Italia.

Su questa triste vicenda Petrini scriverà più tardi un toccante libro di poesie, dopo il suo definitivo ritorno in Italia nel 1998. Nel 2000 Petrini pubblicò la sua autobiografia, intitolata "Nel fango del dio pallone" (Kaos Edizioni), in cui narrò in prima persona fatti e trascorsi nel mondo del calcio. In particolare, il libro denunciò la pratica del doping che già negli anni Sessanta-Settanta era dilagante: Petrini scrisse di esservi ricorso più volte con la complicità dei medici sportivi, ma è l'intero sistema-calcio che nel libro viene messo sotto accusa, con le partite già decise in anticipo dalle stesse società, i pagamenti in nero, l'estrema bassezza morale del calciatore tipo. Successivamente Petrini pubblicò un altro libro intitolato "Il calciatore suicidato", dove indagò in prima persona sulla misteriosa morte di Donato Bergamini, calciatore del Cosenza, ritrovato morto nel 1989 sulla Statale 106, presso Roseto Capo Spulico.

Ha pubblicato altri sei libri, l'ultimo dei quali è intitolato 'Piedi nudi', uscito nel 2010. Ha abitato fino alla fine dei suoi giorni nella natia Monticiano ed è stato affetto da una grave forma di glaucoma, che gli ha procurato la quasi completa cecità dell'occhio sinistro e la seria compromissione del destro. A detta dei medici che lo hanno curato nel corso degli anni, sottoponendolo a ben cinque interventi chirurgici, la malattia potrebbe essere stata correlata all'assunzione dei tanti farmaci dopanti e no, avvenuta durante la carriera di calciatore. (REPUBBLICA)

Roberto Benigni a Che Tempo Che Fa 15/4/2012

domenica 15 aprile 2012

La commedia di Beppe Grillo, trita e ritrita



Siamo messi proprio male se, in cerca di un’alternativa credibile alla dissoluzione del sistema politico, i mass media italiani non trovano di meglio che riesumare il fantasma di Beppe Grilo. La più innocua delle pseudoalternative di sistema. L’illusione di votare “diverso” per continuare a vivere nella stessa melma. La predicazione di una diversità spettacolare e per ciò stesso artefatta. Non dubito della veridicità dei sondaggi che attribuiscono 3-4-5 punti percentuali in più ai grillini, determinando all’interno del Movimento 5 stelle un’euforia che immediatamente si tradce in lotte di potere, ambizioni, epurazioni online. Ma mi rattrista la sensazione del deja vu: un’affannosa ricerca del nuovo che si risolve in una scorciatoia priva di credibilità. Perchè nessuno crede davvero che Grillo in Parlamento o addirittura al governo rappresenti più di un’imprecazione, di uno sberleffo. Nessuno gli affiderebbe i destini della sua famiglia. Ma per disperazione o per moda o per capriccio o per dileggio vedrete che ora i media faranno finta di crederci; lui fingerà di mandarli al diavolo, fingerà di disertare gli appuntamenti tv creando eventi alternativi e quindi occupandoli; e in definitiva se ne compiacerà massimamente, proprio come hanno fatto altri simil-movimenti che si pretendevano alternativi prima di lui. (www.gadlerner.it)

Humour inglese


Da "Libero veleno" l'inserto satirico di Libero, oggi. (http://nonleggerlo.blogspot.it/)

Un fatto vale un mondo di promesse

All’inizio della settimana scorsa noi dell’Italia dei Valori abbiamo chiesto pubblicamente a tutte le forze politiche di rinunciare all’ultima tranche del finanziamento pubblico “travestito” da rimborso, e di devolvere quella cifra al Ministro del Lavoro Fornero perché andasse a beneficio dei tanti cittadini italiani che si trovano in condizioni difficilissime.Abbiamo avanzato questa proposta perché ci sembrava un primo passo sulla via di un ritorno alla trasparenza e perché in un momento così terribile per milioni di cittadini ci pareva uno sconcio e un’indecenza che solo la politica continuasse a non fare mai nessuna rinuncia.Lo abbiamo fatto sapendo di avere la coscienza a posto. I nostri bilanci sono pubblici, reperibili su Internet già da cinque anni e certificati da revisori dei conti indipendenti dal partito, come stabilisce il nostro Statuto.Abbiamo proposto sia il referendum che la legge di iniziativa popolare per cancellare i rimborsi elettorali, che costituiscono un tradimento della volontà dei cittadini.E siamo passati immediatamente dalle parole ai fatti, perchè i cittadini – giustamente – sono come San Tommaso: se non vedono non credono, e in effetti non possono più avere fiducia nelle parole. E un fatto vale un mondo di promesse.Per questo, se il rimborso elettorale non verrà revocato, noi rispetteremo quanto promesso: prenderemo la quota spettante all’IDV e ne faremo un assegno circolare che consegneremo al ministro del Lavoro, perchè lo dia alle fasce sociali più deboli, come per esempio agli alluvionati liguri o ai terremotati abruzzesi e molisani. (www.antoniodipietro.it)

sabato 14 aprile 2012

Un lavoratore del pallone



Ma quel ragazzo di 26 anni, Piermario Morosini, ucciso da un attacco cardiaco mentre giocava una partita di serie B, è anche lui un caduto sul lavoro o no? Il fatto che giocasse al pallone per vivere, anziché arrampicarsi su un’impalcatura o scavare fossati e che guadagnasse, (per il momento, perché tra pochi anni, ancora trentenne nessuno lo avrebbe più pagato e i suoi sogni di ex Under 21 già si stavano dissolvendo) certamente molto più di un muratore o di un metalmeccanico, rende la sua morte sul lavoro meno tragica? Può essere, un giovanotto che rincorre una palla, uno sfruttato anche lui o il momentaneo livello alto di reddito giustifica ogni trattamento da parte dei padroni e assolve noi spettatori che, in cambio di quei soldi pretendiamo che ci intrattengano sempre, anche quando per continuare a correre devono essere riempiti di porcate, ricuciti, pompati di antinfiammatori e di antidolorifici che coprono – senza risolverla – la patologia sottostante? (Vittorio Zucconi http://zucconi.blogautore.repubblica.it/)

venerdì 13 aprile 2012

La battuta del giorno

"La Iotti faceva benissimo politica, ma nella stanza sopra delle Botteghe Oscure. Siccome ora si parla solo di Bunga Bunga possiamo dire che tutto il mondo è paese. Una compagna comunista da amante a presidente della Camera dimostra che le scorciatoie aiutano. Se non fosse stata l'amante di Togliatti non credo sarebbe mai diventata presidente della Camera. Anche la Minetti non doveva diventare consigliere regionale ma le scorciatoie c'erano ieri e ci sono anche oggi, forse un tempo era peggio". (Daniela Santanchè, una che se ne intende)

I conti di "The Family"



Svelato il contenuto della famigerata cartella "The Family". E i dettagli che emergono aggiungono nuovi elementi allo scandalo Lega, a quell'impasto di spreco e uso di denaro pubblico per fini personali in cui si è cacciata la famiglia Bossi.
Pescando a caso dai documenti ritrovati nella cartella dell'ex tesoriere Belsito si viene a sapere che il partito pagava: il dentista di Bossi, 1500 euro; le multe del Trota, capace di prenderne tre di file in due giorni, che poi diventavano cartelle esattoriali di Equitalia, circa 1000 euro; le polizze assicurative della moglie di Bossi, la signora Manuela, per la casa di Gemonio: 800 euro. Un intervento chirurgico per un altro figlio di Bossi. Più tutta una serie di versamenti e bonifici a conti intestati ai diversi membri della "Family".
Piccole spese, si direbbe. Ed è vero. Ma danno ancor più l'idea del modo in cui i Bossi gestivano il partito e la cassa del partito: un bancomat personale da cui prelevare soldi per ogni occasione, anche le più piccole.
E comunque, resta che le dimensioni dello scandalo Lega sono assai più ampie. Come detto nei giorni scorsi, i soldi pubblici dei rimborsi elettorali hanno foraggiato spese enormi: centinaia di migliaia di euro per ristrutturare e acquistare case, comprare Porsche e Bmw, fare investimenti, comprare titoli, consentire al Trota di fare la bella vita, tra viaggi festini e soggiorni in alberghi di lusso.
Il tutto, per i Bossi, rientrava perfettamente nella normalità. (http://isegretidellacasta.blogspot.it/)

Sciò sciò ciucciuè

Si ha quasi l’impressione che qualcuno si rallegri del fatto che lo spread non riesca a scendere a quote di sicurezza, ballonzolando a rimorchio della sempre disastrosa Spagna (dove un governo democraticamente eletto con ampia maggioranza grazie al solito harakiri della sinistra indignada “mi fanno schifo tutti” sta facendo pure peggio dei nostri “tennici” come dicono in Lombardia). Il temporaneo ritorno a “quota 400″ ha scatenato orge di commenti e interventi, non soltanto di bloggers, ma di editorialisti ufficiali, sul motivo del “ve l’avevo detto”, con toni grottescamente entusiastici, da tifosi della Lazio che vedono la Roma crollare o viceversa. Vorrei soltanto fare notare, sommessamente, pacatamente, sobriamente, democraticamente, sindacalmente, neoliberisticamente, trilateralmente e laicamente, che i profeti del “ve l’avevo detto io” corrono sempre il rischio di passare, più che da profeti, da iettatori. Che cos’è infatti il cosiddetto “iettatore” se non un poveraccio che aveva detto “quella casa crolla” poco prima che la casa crollasse? La sola previsione che osai fare, nelle ore dell’agonia del decomposto governo Berlusconi fu quella alla quale rimango purtroppo fedele: la convalescenza sarebbe stata lunga e dolorosa, chiunque avesse ereditato quel lazzaretto chiamato Italia. E questa è la ragione per la quale nessun partito vuole assumersi la responsabilità del clisterone, né quella attruppati insieme nella ammucchiata della maggioranza, né quelli come la Lega o “Noi dell’Italia dei Valori” che fingono di stare all’opposizione per non assumersi nessuna responsabilità decisionale e fare il gioco del “camion scopa” al Giro di Italia, e raccattare i caduti e i feriti per le prossime elezioni. (Vittorio Zucconi http://zucconi.blogautore.repubblica.it/)

Sequestro dei beni ai politici

In dodici anni ci siamo indebitati di circa 1.000 miliardi di euro. Che fine hanno fatto? Chi li ha spesi e con quali risultati? Queste sono le domande alle quali devono dare una risposta i politici prima di togliere il disturbo. L'Italia dovrà pagare per almeno un decennio interessi mostruosi sul debito pubblico accumulato, a botte di 100 miliardi all'anno I responsabili devono partecipare più e meglio di ogni altro cittadino. (www.beppegrillo.it)

giovedì 12 aprile 2012

Il terrorismo sul debito non funziona


A febbraio l’Europa ha registrato il suo peggior tasso di disoccupazione della storia recente. Un dato terribile, come testimoniato dal drammatico milione di giovani che hanno perso il lavoro in Italia dall’inizio della crisi ad oggi. La BCE ci informa oggi nel suo consueto bollettino mensile che la situazione del mercato del lavoro in Europa peggiorerà, mentre ritorna il terrore dello spread e la Spagna sembra sempre più indirizzata verso un futuro greco. La ricetta dell’austerità e del dogmatismo monetarista non funziona, come è ormai chiaro da molto tempo. Questa crisi merita una risposta diversa, che non può essere sottoposta ai diktat della Bundesbank e al suo terrore sul debito. (www.gadlerner.it)

Antonio Di Pietro : videolettera al Ministro Severino

Caro Ministro della Giustizia Paola Severino,
solo pochi giorni fa, Lei ha detto di aver approntato un disegno di legge per combattere meglio la corruzione, il falso in bilancio e quant’altro. Ha specificato però che lo avrebbe consegnato solo alle forze politiche di maggioranza. Le scrivo per ricordarle che, in democrazia, esiste tutto il Parlamento: anche le opposizioni.
In materia di giustizia l’Italia dei Valori ha già depositato decine di proposte di legge. Perché non vuole presentare il ddl anche a noi? E perchè non vuole accettare il nostro contributo su questo tema? Forse perché teme che le nostre proposte potrebbero funzionare davvero? Non vorrei che Lei, invece, sulle intercettazioni e sulla corruzione debba fare un provvedimento che risponde più a esigenze particolari che a esigenze pubbliche.
La invito a venire in Parlamento, a dire cosa intende fare per combattere la corruzione! Non vada a parlarne nei cenacoli, solo con i partiti di maggioranza: in democrazia non si usa così.
Caro ministro Severino, cari signori del governo tecnico: vi scrivo queste poche righe perchè di tecnico ormai avete solo il tecnicismo per fregare gli italiani. Questa è una violazione della Costituzione.

Antonio Di Pietro (www.antoniodipietro.it)

mercoledì 11 aprile 2012

Tutto a puttane

Badante puttana lo hai fatto per la grana. E’ uno dei sofisticati cori ascoltati ieri alla giornata dell’orgoglio padano.

Per chi non è pratico di cose leghiste: la badante puttana sarebbe Rosy Mauro, Mauro; gli eleganti parolieri un gruppo di giovani “barbari sognanti” seguaci di Roberto Maroni.

Dunque il rinnovamento del Carroccio è anche questo. E’ il puttana ruttato a quattro ganasce a una donna. L’identica sottocultura di Bossi che fa vedere il “manico” a Margherita Boniver.

C’è poco da stupirsi. Il terronissimo principe di Salina ha preso casa da tempo nel profondo Nord. E non è nemmeno un soggiorno obbligato. Ai suoi tempi, è vero, non avrebbe mai dato della buttana a una donna. O almeno non lo avrebbe fatto in pubblico. Ma ogni epoca ha le sue parole e la sua specialità di Gattopardi. E i giovanotti di Bergamo sono molto, molto contemporanei.

Altro che barbari sognanti. (Marco Bracconi http://bracconi.blogautore.repubblica.it/)

Nel frattempo in Parlamento...



mentre nel Paese succede di tutto, ecco gli onorevoli responsabili Scilipoti e Pisacane, fotografati oggi, in piena Camera dei Deputati ... (http://nonleggerlo.blogspot.it/)

Beppe Grillo a Lecce 9/4/2012

Beppe Grillo a Lecce a piazza sant'Oronzo per le amministrative M5S. (www.beppegrillo.it)

martedì 10 aprile 2012

Maurizio Crozza a Ballarò 10/4/2012

Si ricomincia !

E’ iniziata molto male la settimana corta di Piazza Affari che è la peggiore delle piazze europee e sembra essere tornata ai valori di fine 2011. Il -4,98% di oggi è un risultato negativo su cui pesano soprattutto gli andamenti dei bancari. Unicredit e Intesa sono a -6%. Male anche Monte dei Paschi che perde circa il 4%. Tensione sul debito: il differenziale italiano con i bund tedeschi arriva a toccare quota 403, con i tassi dei decennali che superano quota 5,6%. Pesano i dati sull'inflazione cinese e le previsioni negative sulle banche. (IL FATTO QUOTIDIANO)

Resident evil


Davanti agli scandali che stanno travolgendo la Lega siamo rimasti quasi senza saper che dire.Sì, perché il popolo leghista non è quello del PDL e siamo convinti che, razzismo, ignoranza e buffonate sinceramente imbarazzanti come Pontida o il famosissimo Pota Pota a parte, ci siano tanti leghisti che si sono sentiti traditi dai loro leader e che ora, per primi, invochino giustizia e pulizia all’interno del partito e del movimento.Leghisti onesti, brava gente del popolo che ha creduto ciecamente e altrettanto ciecamente sostenuto e osannato gente come Bossi, il Trota, Rosy Mauro, Belsito, ma anche Borghezio, Calderoli, Castelli, Tosi, Maroni, Speroni, Salvini, Cota, Reguzzoni, Bricolo… no, via, dai non è possibile…Levatevi dai coglioni, per favore!No, davvero, basta, smettetela con questi discorsi.Abbiate un po’ di compassione per voi stessi e per la nostra intelligenza.
P.S. Comunque, non per vantarci, ma noi l’avevamo previsto che il 2012 sarebbe stato l’anno della Lega. (www.donzauker.it)

La piaga nel dito


Si alzano curiose orazioni funebri dei soliti tromboni e delle solite trombette giornalistiche alle esequie politiche della “famigghia” Bossi e del suo Padrino quasi tutte incardinate su una sensazionale scoperta dell’acqua calda: il suo essere stato un magnifico capopopolo e l’aver saputo intercettare umori e malumori di alcune tribù italiane indossando canottiere anziché grisaglie e drizzando il ditone medio. Wow! Cazzarola! Pure Mussolini si faceva riprendere a torso nudo sulla trebbiatrice e urlava “me ne frego”, capirai che rivoluzione mediatica. Addirittura uno degli oratori elogia il suo avere sacrificato anche la salute alla propria missione, dimenticando che non sappiamo ancora niente delle vere circostanze nelle quali fu colpito dall’ictus e che cosa lo provocò. Si capisce, e si vede, lo sforzo di scrivere qualche cosa di diverso per farsi notare, di fare il giochetto della “voce fuori dal coro”, ma forse chi scrive questi panegirici in “articulo mortis” (civile) di Humbert Humbert dimentica che lo stesso schemino infantile potrebbe essere applicato a tutti i peggiori ceffi e malfattori della storia. Anche Adolfino era stato bravissimo a intercettare gli umori di un certo popolo, anche Benitone di Romagna e Peppone il Georgiano, e Peron, e persino – se questa è la giustificazione – delinquenti come Osama Bin Laden o tragici clown come Gheddafy, per non parlare dei rais Saddam, o dell’ayatollah Khomeini, avevano letto e sfruttato il pus dentro la pancia. Il punto non è scoprire che un capopopolo, un demagogo, un arruffapiazze, un imbonitore, un tiranno hanno saputo essere un leader o hanno saputo rappresentare gli umori della popolazione, perché questa è banale ovvietà. Il punto è sapere che cosa questi demagoghi ne hanno fatto, se hanno usato questa capacità di intuizione o di mobilitazione per migliorare le condizioni civili, morali e materiali di quel popolo che avevano saputo ascoltare e rappresentare. Questo è il solo metro di giudizio serio, non la adunate oceaniche, le cartate da gita aziendale sui prati o le frasi a effetto per i gonzi. (Vittorio Zucconi http://zucconi.blogautore.repubblica.it/)

lunedì 9 aprile 2012

Passaparola- L'Italia che evade - Bruno Tinti - (dal blog www.beppegrillo.it)

E sempre sia ignorato, quel fesso che ha pagato

Nessun Paese, nessun sistema politico, hanno trovato la soluzione perfetta al problema del costo dell’attività politica, che è cosa ben diversa e ben più necessaria, dai “costi dei politici”, in Italia qualunquisticamente confusi. Anche il finanziamento volontario e popolare, sempre evocato come miracolosa cura, con limiti alle donazioni individuali è un inganno, perché è evidente che lo si può aggirare moltiplicando il numero dei donatori “spontanei” e nessuna legge può proibire a un ricco e interessato sponsor di finanziare una manifestazione non direttamente legata alla campagna elettorale. Nè può impedire a me, sostenitore fervido del Partito della Bistecca, di produrre e trasmettere a pagamento dozzine di spot televisivi, pagine sui giornali e clip in Rete nei quali si esaltano le proprietà meravigliose della fettina di manzo o si spara a zero contro i vegetariani e i consumatori di pollami o di pesce. Un piccolo, ma fondamentale passo verso il contenimento della piaga universale dei finanziamenti illeciti, dei rimborsi truffa all’italiana, dei soldi imbertati o delle sottoscrizioni popolari pilotate e taroccate magari sotto forma di paccottiglia venduta a prezzo speciale sarebbe quello di domandare sempre, di fronte a qualsiasi manifestazione politica, quelle sindacali comprese: Scusi, quanto costa? Chi ha pagato il conto? Non c’è manifesto, megafono, amplificatore, palco, automobile, gazebo, palazzetto dello sport, teatro, pullman, bandiera eccetera eccetera che non sia costato qualcosa perché la legge universale dell’esistenza è che non c’è mai nulla di gratis, neppure quando sembri tale. Si narra che il leggendario commendator Borghi della Ignis, patron di sport e soprattutto di basket, rispondesse sempre a chi gli proponeva un atleta e ne magnificava le doti: va ben, ma quant’ e l’è che’l custa? Quanto costa? Cari partiti, cari sindacati, cari tribuni della plebe, cari imbonitori da piazza: quanto costa quello che fate? Chi ha pagato il conto? Dove sono le fatture e i bilanci? Se lo si facesse prima, anziché aspettare che i Lusi e i Belsito e quelli che non conosciamo ancora, facciano carne di porco con i contributi pubblici e debba intervenire, a posteriori, l’autorità giudiziaria ricostruendo con fatica i percorsi dei quattrini, molto, non tutto, della cancrena sarebbe ridotto con quelle semplici domande. Che noi giornalisti dovremmo porre e che il pubblico dovrebbe esigere. (Vittorio Zucconi http://zucconi.blogautore.repubblica.it/)

sabato 7 aprile 2012

Umberto, sei tutti loro

“E ora chi rappresenterà il Nord?”, domanda affranto Dario Di Vico, vicedirettore del Corriere, a Linea Notte. E Pigi Battista, sempre sul Pompiere, si unisce al cordoglio magnificando “la riconosciuta grandezza di un leader che ha imposto nell’agenda politica nazionale la “questione settentrionale” e ha interpretato i sentimenti di un popolo che non aveva rappresentanza politica…Non sarà una miserabile vicenda di fondi stornati a cancellare una storia iniziata nelle periferie del sistema”.

Nord? Popolo? Questione settentrionale? Ma la Lega, quando le andava bene, rastrellava il 30 % dei voti validi in Lombardia e in Veneto, molto meno nel resto della cosiddetta Padania: mai rappresentato più del 10-15 % degli elettori nordisti. Il che non cancella il suo ruolo storico nella caduta della Prima Repubblica e nel sostegno a Mani Pulite, quando tutti i vecchi partiti avrebbero volentieri spedito Di Pietro in Aspromonte o in Barbagia. Ma son passati vent’anni. L’ultima volta che Bossi fece qualcosa di utile fu nel ‘94, quando rovesciò B., giocandosi tutto mentre il Cainano si comprava i leghisti a uno a uno (ci volle tutto l’impegno di D’Alema per resuscitarlo con la Bicamerale). Ma son passati 18 anni. Poi la Lega divenne un tragicomico caravanserraglio di pagliacci, parassiti, cialtroni, molti razzisti, qualche ladro, parecchi servi. L’ampolla, il matrimonio celtico, il druido, Odino, il tricolore nel cesso, i terun, i negher, foera di ball, il dito medio, il gesto dell’ombrello, le pernacchie, il ce l’ho duro, i kalashnikov, le camicie i fazzoletti le cravatte verdi, il parlamento padano, la moneta padana, la banca padana, il villaggio vacanze in Croazia, l’amico Fiorani, le zolle di Pontida, l’uscita dall’euro.

Si sono inventati tre trovate da avanspettacolo di strapaese – la secessiùn, il federalismooo, la devolusssion – e ci han campato per due decenni alle spalle del cosiddetto “popolo”. Ma, sotto sotto, di quell’armamentario carnevalesco, ridevano anche i leader, ben felici di trovare qualche milione di persone disposto a bersi tutto come l’acqua del dio Po e a rimandarli a Roma ladrona, a occupar poltrone come tutti gli altri. In un raro momento di lucidità, Calderoli, divenuto ministro, confessò al Corriere: “Su di me non avrei scommesso un soldo”. Ora è nientemeno che triumviro, ma la sua fidanzata Gianna Gancia, che lo conosce bene, fa sapere che “Roberto non va bene, ha il faccione e veste male, va da un sarto quasi cieco”. Senza contare che un giorno, colto da raptus, incenerì col lanciafiamme “375 mila leggi inutili”, fra cui i decreti di annessione del Veneto e del ducato di Mantova al Regno d’Italia. Ora sui giornali è tutto un rincorrersi di versioni assolutorie per il grande capo: han fatto tutto il cerchio magico, la famiglia famelica, la moglie fattucchiera, i figli spendaccioni, la badante Rosi, il tesoriere ladro, all’insaputa del povero infermo.

A parte il fatto che Bossi sapeva da mesi, almeno da quando i giornali lo informarono che Belsito aveva portato 7 milioni in Tanzania e questo lo ricattò sui soldi alla Family per salvare la cadrega, chi ha scelto Belsito? Bossi. Chi ha mandato in Regione il Trota a 12 mila euro al mese? Bossi (senza contare i presunti 20 milioni di fondi neri da lui girati all’ex tesoriere Balocchi). Il resto sono lacrime di coccodrillo. Ma la mano leggera e l’occhio umido di molti giornali nasconde una coda di paglia lunga così: per anni han preso sul serio quei gaglioffi e il loro federalismo da baraccone. Anche le parole tenere e commosse degli altri capi-partito celano la coda di paglia di chi sa benissimo che la truffa dei “rimborsi” senza controllo riguarda tutti: oggi è toccato a Bossi, domani potrebbe toccare a loro. Ieri mattina infatti, letti i giornali, il Senatur ha prontamente cambiato parole d’ordine: non più l’ “ho sbagliato” della sera prima, ma “è un complotto” dei soliti pm.

Se passa il principio che un leader neppure indagato si dimette, si crea un pericoloso precedente. Infatti dal Palazzo si leva un coro unanime: Umbe’, nun ce lassà. (Marco Travaglio - IL FATTO QUOTIDIANO -)

venerdì 6 aprile 2012

Aveva un gigolò !?!



Rosy Mauro aveva un gigolò? C'è anche una parentesi pruriginosa, nelle intercettazioni delle telefonate della segretaria amministrativa del Carroccio Nadia Dagrada. In una conversazione con la segretaria personale di Umberto Bossi, Daniela Cantamessa, la Dagrada parla di Rosy Mauro e le dice che deve "andare dal capo e dirgli dei soldi" che hanno dato "alla Rosy, al suo gigolò...se viene fuori che fine fai?"

Lei nega - Rosi Mauro dice basta alle "porcherie che i giornali si stanno inventando". "Nego nel modo più assoluto ogni addebito, contesto questa campagna mediatica denigratoria in ogni sua forma", aggiunge l’esponente leghista che passa al contrattacco e annuncia che "da oggi in poi non starò più a guardare in silenzio, ma risponderò personalmente agli attacchi e alle accuse prive di ogni fondamento che ormai quotidianamente mi vengono fatte, ciò anche avanti le autorità competenti, contro tutti coloro, anche individualmente, che mi stanno infamando, tutto quanto come per legge". (LIBERO)

Il commiato più disonorevole

Dovrei rendergli l’onore delle armi. Sono più di vent’anni che mi confronto con lui e non sono mancate occasioni di riconoscimento cordiale. Una volta sola, nel 1996, sono stato anche a casa sua, un’abitazione tutt’altro che sontuosa. Ma le ragioni che sospingono Umberto Bossi ai margini della scena politica sono così disdicevoli, perfino infamanti, da doverlo indicare come un sopravvalutato. Ha espresso la sua spregiudicatezza scagliandosi prima contro i meridionali e poi ammiccando al razzismo. Ben gli sta che le sue malefatte siano state scoperchiate dalla Procura napoletana. Viva l’Italia. (www.gadlerner.it)

Lo specchietto per le allodole di Mario Monti



Cosa si fa quando ci sono dei dubbi sull’interpretazione di una legge? Si va da quello che l’ha scritta e gli si chiede: “Scusa, cosa volevi dire?”. La giusta interpretazione della legge di Mario Monti sui licenziamenti senza giusta causa l’ha data Mario Monti in persona. Il reintegro per i licenziamenti motivati da ragioni economiche, dice, “avverrà in presenza di fattispecie molto estreme e improbabili”.

Insomma, non avverrà quasi mai. Nella legge di Monti il reintegro è un miraggio. Uno specchietto per le allodole, messo lì per far stare buoni i lavoratori, mentre il governo fa passare la libertà di licenziarli, come se fossero una merce che si butta quando non serve più.

Sinora, l’impossibilità di licenziare senza una giusta causa aveva funzionato soprattutto come deterrente. Anche per questo si registrano solo 50 casi di reintegro ogni anno. Le imprese, prima di buttarsi in un licenziamento immotivato, ci pensavano due volte. Con questa riforma, la funzione di deterrenza è andata a farsi benedire.

Se il licenziamento risulterà motivato da esigenze economiche che però permettevano alternative, come lo spostamento da una mansione a un’altra o la cassa integrazione o un piano di formazione, il giudice non potrà reintegrare, ma solo disporre l’indennizzo.

Se invece scoprirà che la motivazione economica è manifestamente infondata dovrà ricominciare da capo e decidere tra l’indennizzo o il reintegro. Ce ne vorranno di anni. Tutto questo lunghissimo e costosissimo procedimento è a spese del lavoratore, a cui non basterà l’avvocato. Per acclarare l’assenza di motivazioni economiche dovrà assumere anche esperti in materia. Per un operaio che guadagna 1200 euro al mese o per un precario che ne guadagna meno di 1000, imbarcarsi in un’impresa del genere significherà mettere in gioco tutta la propria vita.

Così, adesso, prima di fare causa, saranno i lavoratori a doverci pensare non due, ma quattro volte. La deterrenza c’è ancora, ma ora va a scapito loro. Ma se i lavoratori piangono le aziende oneste non ridono. Questa legge ingiusta e ipocrita è pure pasticciona, perché creerà enormi problemi anche agli imprenditori. Per decidere se esiste o no un fondato motivo economico di licenziamento il giudice del lavoro dovrà mettere becco nelle strategie aziendali, valutare se la scelta di chiudere un reparto o di potenziarne un altro è stata giusta o sbagliata e quant’altro.

Insomma, oltre ai diritti dei lavoratori, se ne va a quel paese anche il libero arbitrio dell’imprenditore nell’organizzare l’azienda. Questo governo di tecnici e professori non è solo iniquo e ingiusto, è anche tecnicamente incapace. E lo dimostra sempre di più in materie delicatissime come il lavoro e l’impresa. (www.antoniodipietro.it)

Bossi fora di ball



La Lega è morta. Non la compiangeremo. Il Pdl, il Pdmenoelle e l'Udc godono invece di ottima salute. Boss(ol)i si è dimesso per la gestione privatistica dei rimborsi elettorali. Casini non ha pensato a togliersi dai coglioni neppure quando il suo Grande Elettore Cuffaro è finito in carcere. Berlusconi ormai fa solo il presidente del Milan e il suo unico interlocutore è Allegri. Dopo la sua dipartita, accompagnata al sostegno incondizionato a Rigor Montis, ha incassato la prescrizione nel processo Mills e l'annullamento della condanna a 7 anni di Dell'Utri dalla Cassazione, chissà una buonuscita? Un premio partita? Un caso? Di Penati e del Sistema di Tangenti Lombardo non dice più nulla nessuno. Merito dell'appoggio di Bersani alla Governante di Varese? E di Lusi, il tesoriere per conto terzi? A chi rispondeva? Chi pagava? Rutelli nega di essere coinvolto e nessuno mette in discussione la sua parola. La Lega non paga solo per i suoi errori, se fosse per quelli dovrebbe essere stata cancellata dalla Storia da più di un decennio. La Lega paga la sua opposizione al governo. E' come un regolamento interno di conti, come nel finale del film "Le Iene" si ammazzano tra di loro, chi non sta al gioco viene eliminato. Qualcuno può credere che la gestione della loro quota di un miliardo di "rimborsi" elettorali da parte dei partiti pro Rigor Montis sia stata all'insegna della massima trasparenza? Io voglio crederci, ma ne sarò pienamente convinto solo quando la Guardia di Finanza ispezionerà le loro sedi e verranno pubblicati tutti i costi sostenuti, voce per voce, causale per causale. Il Parlamento è una larva vuota, serve solo a dare lo stipendio a un migliaio di mantenuti dalle nostre tasse. Gente che ci ha portato allo sfascio e che non ha la dignità di andarsene.Tutto si decide nella sala da tè di Rigor Montis con le tre facce da culo Alfano, Bersan, Casini a prendere ordini. Questi sono capaci di rinviare anche le elezioni politiche del 2013 per salvarsi. Chi si oppone al Nuovo Ordine va eliminato, per primi i vecchi complici come Boss(ol)i. Chi sarà il prossimo? (www.beppegrillo.it)

giovedì 5 aprile 2012

Ladroni


Come un Cosentino qualsiasi

Un altro, e che altro, che cade per una storia di soldi e malaffare. Un altro incapace di lasciare quando era già il momento, era già necessario, era già inevitabile. Un altro che è costretto ad andarsene scrivendo la sua ultima pagina nella storia giudiziaria e non in quella politica del Paese.

Il masochismo dei leader italiani è irreversibile, intollerabile, incurabile.

Umberto Bossi ha inventato un partito, una classe dirigente e milioni di voti. E non è stato capace di andarsene quando politicamente era la sua ora. E’ andato via tra scartoffie di magistrati, Porsche da cafoni e nebulosi giroconti. Come un Cosentino qualsiasi. (Marco Bracconi http://bracconi.blogautore.repubblica.it/)

Chiacchiere padane

Umberto Bossi, leader Lega Nord:

Denuncerò chi ha utilizzato i soldi della Lega per ristrutturare la mia casa. Io non so nulla di questa cose ..


L'impiegata amministrativa della Lega Nadia Dagrada, a telefono con l'ex tesoriere padano Belsito:

Gli dici (a Bossi, ndr): capo, guarda che è meglio sia ben chiaro: se queste persone mettono mano ai conti del Federale, vedono quelle che sono le spese di tua moglie, dei tuoi figli, e a questo punto salta la Lega (...). Papale papale glielo devi dire: ragazzi, forse non avete capito che, se io parlo, voi finite in manette o con i forconi appesi alla Lega. (grazie a http://nonleggerlo.blogspot.it/)