martedì 31 agosto 2010

Beduini



Il weekend appena trascorso verrà ricordato, in Italia, per la visita a Roma di Muammar Gheddafi. Il leader libico è stato accolto come una rockstar. Un'agenzia ha reclutato 500 hostess. Fotografi e cronisti hanno seguito, attimo dopo attimo, ogni spostamento del colonnello di Tripoli. Non c'è giornale che non riporti una sua foto in prima pagina. Lui, il dittatore libico, ha voluto lanciare un appello all'Europa affinché l'Islam diventi la religione dominante.
Il Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ha parlato di folklore e ha "chiesto", come sa fare lui, di non gonfiare il caso.
Ma come è possibile siglare trattati con Gheddafi? Com'è possibile svendere la dignità dell'Italia? Come è possibile che, mentre gli altri Paesi ospitano leader democratici, in Italia arrivi un dittatore, venga accolto come una star in aeroporto con 500 ragazze reclutate apposta per lui?
Ci dicono che c'è un trattato di "amicizia" fra Italia e Libia, siglato nell'ottobre 2008. Dunque Berlusconi svenderebbe e umilierebbe l'Italia, trasformandola nel palcoscenico di un dittatore, in cambio di un trattato che prevede un esborso di cinque miliardi di euro in 25 anni per risarcire la Libia dai danni coloniali. In cambio, una strada prioritaria per le aziende italiane.
In realtà, però, dietro a questa storia c'è un grosso giro di affari che coinvolge direttamente il Presidente del Consiglio. Gheddafi fa la star in casa nostra perché Berlusconi tutela l'ennesimo conflitto d'interessi. Come scriveva il 'Guardian', qualche giorno fa, c'è un legame d'affari fra Gheddafi e Berlusconi. Una società libica chiamata Lafitrade ha acquisito il dieci per cento della Quinta Comunication, una compagnia di produzione cinematografica fondata da Tarak Ben Ammar, storico socio di Berlusconi. Lafitrade è controllata da Lafico, il braccio d'investimenti della famiglia Gheddafi. E l'altro partner di Ben Ammar nella Quinta Comunication è, "con circa il ventidue per cento del capitale", scrive il 'Guardian', una società registrata in Lussemburgo di proprietà della Fininvest, la finanziaria di Berlusconi. Sempre il 'Guardian' faceva notare il fatto che Quinta Comunication e Mediaset, ossia l'impero televisivo di Berlusconi, possiedono ciascuna il venticinque per cento di una nuova televisione via satellite, Arabala Nessma Tv, che opera anche in Libia, sulla quale il colonnello potrebbe esercitare influenza attraverso la quota che ha rilevato nella Quinta Comunication.
Il premier, quindi, svende la dignità del Paese per tutelare le sue aziende.
In compenso, però, fra qualche mese la foto di Berlusconi comparirà sui passaporti libici. Forse il Presidente del Consiglio, conscio della prossima sconfitta elettorale, ha deciso di scappare a Tripoli, che non è come la tunisina Hammamet, ma si sta bene anche lì. (www.antoniodipietro.it)
Lo psiconano ha la stoffa dello sdoganatore. Iniziò con Fini, proposto sindaco di Roma ai tempi in cui ancora nelle manifestazioni si gridava: "Fascisti carogne tornate nelle fogne". Proseguì portando un partito secessionista al Governo. Ha sdoganato persino Gasparri come ministro delle Telecomunicazioni, un'impresa considerata impossibile da chiunque. Ha incontrato qualche resistenza nello sdoganare Bottino Craxi, ma poi non si è più fermato. Ha sdoganato la Brambilla, la Carfagna, persino Gelli e lo stalliere Mangano. Poi si è dato alla politica estera e ha sdoganato Putin, il sincero democratico ricordato nei suoi libri da Anna Politkovskaja, una delle centinaia di giornalisti uccisi in Russia. Ultimamente sta sdoganando Gheddafi, quasi a tempo pieno, tra un cammello e una hostess e un baciamano. Chi si piglia si somiglia e lo psiconano e Gheddafi sembrano veramente due gemelli. Chi sarà il prossimo? Il colpo grosso è atteso per l'autunno, un nuovo caravanserraglio è in arrivo dalla Corea del Nord, sarà sdoganato il "Caro Leader", Kim II Sung insieme al Mostro della Laguna Nera. Come li sdogana Testa d'Asfalto non li sdogana nessuno. (www.beppegrillo.it)

Il mafioso intellettuale

(CORRIERE DELLA SERA)

I due dittatori

domenica 29 agosto 2010

Cara Democrazia

In ginocchio da te





Il Colonnello torna a piantare la sua tenda beduina a Roma, dove celebrerà il secondo anniversario del Trattato di amicizia tra Italia e Libia. Anche questa volta il Cavaliere accontenterà tutte le sue idee fuori dal cerimoniale, come l'esibizione di trenta cavalli berberi giunti nella Capitale, per l'occasione, direttamente dall'Africa. La risposta a tutti gli interrogativi sul perché il nostro Paese sia disposto a tollerare le bizzarrie di un ex terrorista, sta in una sola parola: soldi . Molte le partite aperte tra i due Paesi. Su tutte l'energia, ma non solo: il risiko riguarda anche banche e grandi appalti. Il Trattato delle regalie di cui ricorre l'anniversario, però, non è solo opera di questo governo. La "disponibilità" verso Gheddafi è bipartisan. Ci sono, infatti, anche i voti e l'impegno del centrosinistra. Fu proprio il governo Prodi, con D'Alema ministro degli Esteri, a scriverne il preambolo. (www.ilfattoquotidiano.it)
Il consiglio dei ministri tedesco ha approvato un disegno di legge volto a proteggere maggiormente i giornalisti dall'azione giudiziaria e quindi a rafforzare la libertà di stampa. In sostanza i giornalisti non saranno più perseguibili in caso di concorso nella pubblicazione di materiale riservato ottenuto da terzi.
Il consiglio dei ministri italiano, invece, cerca ormai da mesi di imbavagliare l'informazione del Paese con un Disegno di legge che anche l'ONU ha bocciato senza appello.
In fatto di libertà di stampa, oggi, la Germania si posiziona al 17° posto ed è indicata come nazione "libera". Con questo nuovo Disegno di legge scalerà ancora la classifica.
L'Italia, invece, è al 72° posto (penultima in Europa, peggio della Corea del Sud e ad ex aequo con l'India) ed è ritenuta "parzialmente libera". Se la legge bavaglio dovesse diventare realtà, sprofonderebbe ancora più in basso.
Sempre in Germania l'andamento del Pil ha fatto segnare una crescita record: un +2,2% nel secondo trimestre del 2010. Una crescita che trascina la ripresa dell'Ue. Oggi, quello tedesco è uno sviluppo in grado di autosostenersi.
Sempre in Italia, invece, il dato per lo stesso periodo si ferma ad un modesto +0,4%, che la posiziona come fanalino di coda fra i maggiori paesi europei. Il presidente del Consiglio, dopo mesi di finto ottimismo, si è svegliato e ora confida a Bossi di un pericolo Grecia per l'Italia.
Mi viene da dire che Italia e Germania sono due nazioni agli antipodi. Peccato che l'Italia si trovi sempre all'antipode sbagliato. L'unica soluzione è un'alternativa di governo valida e credibile. Un centrosinistra unito che non ha bisogno né dei finti moralisti finiani, né del partito di Cuffaro. Perché di Mastella ne abbiamo già
avuto uno, e ha consegnato l'Italia nelle mani di Berlusconi.
Altra soluzione, utopistica, è un interscambio di governi, con la Merkel in Italia e Berlusconi in Germania. Giusto il tempo di portarli a crescita zero. E sempre che lo vogliano. (www.antoniodipietro.it)

venerdì 27 agosto 2010

Guardare oltre

La comunità cristiana dà il suo assenso al riconoscimento delle coppie dello stesso sesso, dice no al crocifisso nelle aule scolastiche, lamenta l’assenza di una legge sulla libertà religiosa. E’ la prima volta che la Chiesa in Italia assume simili posizioni.
Per la prima volta una in Italia una Chiesa cristiana, la Chiesa evangelica valdese, ha dato il suo avallo alla benedizione delle coppie gay, sia pure previo il consenso delle singole chiese locali. Si tratta di una novità assoluta e del primo segnale di apertura, anche nel nostro Paese, a un riconoscimento delle unioni omosessuali da parte di una comunità cristiana. (www.giornalettismo.com)



Sono anni che devolvo l' otto per mille alla Chiesa Valdese, un motivo ci sarà ?

Porta a Porta Sanremo



Non basta Porta a porta. I vertici della tv pubblica, penserebbero seriamente di affidare al giornalista l'edizione 2011 del festival. Bruno Vespa: «Lusigato, ma faccio un altro mestiere». Una domanda s'impone: che ritmo darebbe allo show che ha disperatamente bisogno di star su con gli ascolti? E conosce la musica italiana così a fondo da poter rinnovare il carrozzone? (L' UNITA')


Sarebbe stato interessante vedere se con lui "cantavano" proprio tutti !
Il segretario del Pd si è presentato a sorpresa al Meeting di Comunione e Liberazione, mai come quest’anno occupato dal centrodestra, dopo i numerosi dinieghi degli esponenti democratici a partecipare. Pierluigi Bersani non è voluto mancare neanche quest’anno, “a titolo personale” ha detto. “Io son sempre venuto qui. Stavolta volevate cacciarmi via?”.

Dal palco Bersani si è scagliato contro il governo Berlusconi che “non arriverà a file legistatura” a causa della crisi interna “troppo profonda”. Su una possibile alleanza con Fini, Bersani lascia intendere che tutto è possibile: “Sarà il capo dello stato in caso di crisi a stabilire i percorsi di governo”. Inevitabile un passaggio sul nuovo Ulivo. Anche se ”ci vuole un nuovo popolo. E lo troviamo, state tranquilli”. Ci vogliono alcuni principi cardine, che tutti gli uomini del Pd devono seguire, come la “fiducia nel cambiamento” ed essere proiettati nel futuro. L’altro tema è quello delle possibili alleanze: “Non ho sentito dei no – dice Bersani – ho sentito semmai un sacco di sì: così tanti che non me li aspettavo neanche io. E da tutti i lati”. (www.ilfattoquotidiano.it)


Caspita caro segretario ! Parole forti eh ?!

giovedì 26 agosto 2010



Questa è una storia che parte da lontano. Dagli anni Ottanta e dai viaggi del futuro presidente del Senato sotto la Madonnina. Dagli incontri con Dell'Utri e Berlusconi. Una storia interrotta dal suo ingresso in politica e riannodata ora dalle dichiarazioni del pentito Gaspare Spatuzza. Verbali top secret, il cui contenuto, in parte, viene rivelato dall'Espresso in edicola domani. Il settimanale ricostruisce il ruolo che nei primi anni Novanta la seconda carica dello Stato, quando ancora era un avvocato civilista, avrebbe avuto nel mettere in contatto i mafiosi stragisti Filippo e Giuseppe Graviano con il premier. Si tratta degli stessi boss di Brancaccio che, come racconta il pentito, dissero di "essersi messi il paese nelle mani" grazie al Cavaliere. I rapporti tra il politico siciliano e Cosa nostra sono noti da tempo. Il presidente del Senato, come ha rivelato il Fatto, è stato già indagato per 416 bis. Ben tre volte con altrettante archiviazioni. A sostenere la sua vicinanza con i boss sono alcuni colletti bianchi. Di lui parla anche Francesco Campanella, politico, già delfino di Mastella e soprattutto uomo del clan Mandalà. (www.ilfattoquotidiano.it)
Mi hanno invitato a un confronto pubblico su Berlusconi. Ho rifiutato, non parlo volentieri del passato, degli ologrammi pubblicitari della politica. In seguito ho riflettuto, ho visto i soliti titoli dei giornali, le solite dichiarazioni dei politici pro e contro Berlusconi senza uno straccio di idea del futuro, di programmi, di analisi dei problemi. In piazza contro Berlusconi, boicottiamo Berlusconi, Berlusconi in galera, Berlusconi via dal Governo, Napolitano (proprio lui) intervenga contro Berlusconi. E poi, via, via, ogni aspetto della società malata, dalla scuola, alla ricerca, all'ambiente, alle pensioni, imputata a un ometto incatramato di settantaquattro anni. Ho continuato a pensare da quanto tempo va avanti questo teatrino dei pupi e chi ci guadagna dal Grande Alibi Berlusconiano in cui viviamo a parte, come è ovvio, Berlusconi. A guadagnarci sono i professionisti dell'antiberlusconismo. Politici senza uno straccio di idea se non l'opposizione a Berlusconi, che si nutrono di colui che combattono, senza Berlusconi non esisterebbero neppure loro. Molti giornalisti, in particolare quelli che pubblicano i loro libri sulle testate mondadoriane di Berlusconi e che ricevono lo stipendio anche grazie ai contributi pubblici erogati generosamente dal Governo Berlusconi. I filosofi dell'acqua bella, in passato estimatori di Craxi, che creano fronti su fronti per combattere il berlusconismo.
I partiti, l'informazione e la proposta politica (sempre quella: la cacciata del diavolo) sono ormai ridotte a Berlusconi. Il suo doppio, il suo clone di segno opposto esiste finché esiste lui. Berlusconi è l'effetto e non la causa della crisi che viviamo, una crisi a tutto tondo: morale, sociale, etica, economica, di appartenenza nazionale. E' più facile imputare la crisi a un solo responsabile e anche più proficuo in termini di seggi elettorali e di portafoglio personale.
L'industria antiberlusconiana è per sua natura strabica, vede benissimo le porcate di Berlusconi, ma, ad esempio, non si ricorda di De Benedetti e della distruzione dell'Olivetti, una delle sue imprese, e dei consigli regionali dell'opposizione in galera a blocchi compatti. Attacca chicchesia per il conflitto di interessi, ma considera cosa buona e giusta che Scalfari, che della lotta dura e senza paura allo psiconano ha fatto il suo cavallo di battaglia, scriva per una società di Berlusconi e con le sue vendite (qualcosa vende anche lui) contribuisca alla ricchezza del presidente del Consiglio. La vita politica è ridotta a fazioni, a guelfi e ghibellini che la sera vanno al ristorante insieme o si fanno una telefonata di cortesia. Nei dibattiti televisivi le parti sono assegnate in anticipo, berlusconiani di solito a destra e antiberlusconiani a sinistra. Il dibattito ha sempre lo stesso esito: il nulla.
O con me o contro di me, a sinistra o a destra. Nessuno che si assuma la responsabilità di un errore, di una proposta non fatta o dimenticata, di una legge sbagliata. Ho la nausea. Io preferisco guardare avanti. Berlusconi passerà e con lui gli antiberlusconiani a tempo pieno. Loro non si arrenderanno mai (ma gli conviene?). Noi neppure. (www.beppegrillo.it)

mercoledì 25 agosto 2010

Ancora Veltroni ?!

Niente «sante alleanze» contro Berlusconi: le uniche «credibili», «prima e dopo le elezioni», sono quelle «fondate sulla reale convergenza programmatica e politica». Lo scrive Walter Veltroni in una lunga lettera uscita sul al «suo» Paese in cui analizza l «autunno» che l'Italia sta vivendo e indica la necessità di «uscire dall'incubo dell'immobilità».

Niente «alleanze col diavolo pur di...», dunque. Per l'ex leader del Partito democratico è «giusto semmai che, in caso di crisi di governo, si cerchino soluzioni capaci di fronteggiare per un breve periodo l'emergenza finanziaria e sociale e di riformare la legge elettorale dando forma, per esempio attraverso i collegi uninominali e le primarie per legge, a un moderno e maturo bipolarismo. Perché poi, alle elezioni prodotte dal dissolvimento della destra, si presenti uno schieramento alternativo capace di assicurare all'Italia quella stagione di vera innovazione riformista che questo nostro Paese non ha mai conosciuto».

Veltroni ricorda come due anni fa «quasi quattordici milioni di italiani» fecero una croce sul simbolo che conteneva il suo nome come candidato alla presidenza del Consiglio, raggiungendo «il risultato elettorale più importante della storia del riformismo italiano». L'ex segretario del Pd ricorda anche di essere stato «tra i pochi», poi, a farsi «da parte davvero».

Questa, sottolinea, è «la più folle e orrenda estate politica» che si ricordi e tutto «senza una parola di autocritica. Chi ha vinto le elezioni e ne provoca altre neanche a metà delle legislatura vorrà almeno dichiarare il proprio fallimento politico?». «Il rischio - aggiunge - è che si faccia strada, anche in Occidente, quella suggestione di “democrazia autoritaria” che è già realtà» nei sistemi russo o cinese.

La strada per «i veri democratici» è «quella di una repubblica forte e decidente» che «comporta profonde e coraggiose innovazioni, nei regolamenti delle Camere, nell'equilibrio dei poteri tra governo e Parlamento, nelle leggi elettorali, nella riduzione dell'abnorme peso della politica, nella soppressione di istituzioni non essenziali». Occorre «ingaggiare una lotta senza quartiere alla criminalità», perché‚ «non basta» arrestare i latitanti dal momento che «la mafia è politica, è finanza».

L'Italia «ha bisogno di politica alta, ispirata ai bisogni della nazione»: «Parri, De Gasperi, Moro, Ciampi, Prodi e altri hanno dimostrato che si può stare a Palazzo Chigi per servire gli italiani. Bene o male, ma servire gli italiani. Non se stessi». «Spero che si concluda rapidamente l'era Berlusconi», conclude, ma «non per mettere la pietra al collo al bipolarismo». «Se saremo tanto cinici da pensare che il declino di Berlusconi possa aprire la strada a un nuovo partitismo senza partiti e alla sottrazione ai cittadini del potere di decidere il governo, finiremo con l'allungare l'agonia del berlusconismo e l'autunno italiano». (L' UNITA')

Pietà. E' vero che a sinistra tutti parlano senza dire niente di sensato e costruttivo, ma risentire Veltroni ribadire gli stessi concetti di qualche anno fa che servirono ad affondare il centro sinistra, questo è troppo. Questo blog sono due anni che auspica da parte dell'opposizione il classico muro contro muro nei confronti di Belusconi, ma i fatti hanno dimostrato che una volta al governo, idee e strategie erano assenti a causa di un confuso insieme di incapaci con opinioni diametralmente opposte.



Tre ore di vertice tra il premier e l'intero stato maggiore della Lega non bastano a dissipare le nubi sul futuro dell'esecutivo. La Padania minaccia di scaricare il Cavaliere. E il ministro dell'Interno Bobo Maroni al meeting di Cl interviene in modo criptico sulla strategia da adottare: "Bisogna stabilire cosa fare nel caso accada una certa cosa o che cosa fare nel caso ne succeda un'altra, per evitare di trovarci impreparati, qualunque cosa sia quello che succederà". Ma la verità è che adesso Berlusconi ha paura. Tanto che il finiano Bocchino può pavoneggiarsi: "Da oggi la maggioranza è formata da quattro partiti: Pdl, Lega, noi e l'Mpa". Intanto Bersani e il pd non dicono una parola. (www.ilfattoquotidiano.it)

martedì 24 agosto 2010



In questa surreale estate di crisi di governo e reciproci insulti, anche i ruoli si ribaltano. Mentre Farefuturo, la fondazione che fa capo a Gianfranco Fini, imbraccia la doppietta della critica a tutto campo, il centrosinistra sembra scomparire e i suoi messaggi risultano poco incisivi e quasi soporiferi. E così se i finiani chiedono ai moderati del Pdl: "Davvero pensate che la rivoluzione liberale possa essere appaltata alla Lega Nord? A Umberto Bossi, Roberto Cota, Roberto Calderoli? Siete sicuri che la rivoluzione liberale sia fatta di medici e presidi spia, di respingimenti in mare, di conflitti con le Nazioni Unite, di schedature? E poi di culattoni! e di maiali al guinzaglio?". Il centrosinistra si attacca alla lettera scritta al Corriere da Walter Veltroni. Un lungo scritto in cui il passaggio più eclatante suona così: "Senza Berlusconi in Italia potremmo avere un vero bipolarismo". I finiani, si intende, non scoprono nulla di nuovo. Come fa notare il numero due del Pd, Filippo Penati. Giusto. Ma proprio nel momento in cui la caduta del premier sembra concretamente vicina, ad aprire un nuovo fronte anti-Cavaliere è Famiglia Cristiana. L'ultimo capitolo di questa saga agostana, infatti, è la rissa tra i colonnelli azzuri e il settimanale cattolico. (www.ilfattoquotidiano.it)
In questa estate la politica ha offerto un triste spettacolo, un balletto sul cadavere dell’economia di un Paese di cui si stanno contendendo le spoglie come sciacalli.
E’ da più di un mese che nell’arena partitocratica si studiano equilibri, alleanze “incestuose” e surreali: Pdl con Casini, Rutelli, e doppiogiochisti del Pd, piuttosto che Pd, Idv, Sel e Udc, e poi senza Udc ma con Rutelli, anzi senza Rutelli, con e senza Bocchino, e con chi ci sta, ma anche con chi è in vacanza, con l’Acli, con l’Aci o con qualsiasi sigla voglia partecipare alla grande ammucchiata. C’è perfino chi scrive “al Paese”.
In questo clima di delirio i cittadini assistono attoniti e inermi. A mio avviso, se si chiedesse loro, con un sondaggio, cosa stia succedendo nel quadro politico italiano il 90% delle risposte sarebbe “sono confuso” e l’altro 10% insulti, o viceversa.
Mentre chi dovrebbe governare pensa alle poltrone, al legittimo impedimento e alle grandi manovre a bordo degli yacth e di lussuose residenze estive, il mondo va avanti anche senza di noi. La Germania compie un balzo record del 2,2% del prodotto interno lordo nel II trimestre dell'anno, rispetto al trimestre precedente. L’Italia, invece, deve accontentarsi di una stima che la vedrebbe (sottolineo il condizionale) crescere nel 2010 del 0,7% e nel 2011 dell’1%.
L’OCSE ci ha teneramente e preoccupantemente bollato come il fanalino di coda della ripresa europea. Ma di questo ai milionari al governo, con i loro lauti e decennali stipendi, importa poco o nulla.
In un contesto drammatico di totale irresponsabilità politica le elezioni rischiano di far precipitare la situazione economica e di far esplodere la povertà nel Paese. Qualora si andasse al voto l’opposizione dovrà compiere un gesto di responsabilità facendo subito chiarezza sul programma e su alcuni aspetti cruciali. Bisogna evitare gli errori clamorosi già compiuti in passato. L'opposizione da una parte ha l’obbligo di assicurare la stabilità dell’esecutivo, nell’ipotesi dovesse governare, evitando alleanze con partiti nella storia notoriamente doppiogiochisti, mi riferisco in particolare all’Udc. Meglio perdere le elezioni che la faccia al successivo ribaltone.
Dall’altra, ha il dovere di presentarsi compatta, con un leader e con una cura ricostituente per l’economia che rilanci i consumi delle piccole e medie imprese, riduca la pressione fiscale, incentivi l’ingresso di investimenti stranieri, e che riequilibri l’esodo industriale in atto verso Paesi a basso costo fiscale e di mano d’opera.
L'Italia dei Valori in questa direzione ha già messo a punto una contro-manovra alternativa a quella del governo, semplice, chiara, che mette mano agli sprechi e non alle tasche dei cittadini e delle imprese. Manovra ad oggi sciaguratamente ignorata dal governo e che ribadiamo essere a disposizione come programma per la ripresa economica in caso di un governo di centrosinistra.
Messo in sicurezza il sistema economico e ricostruita una visione per il futuro, oggi completamente scomparsa dal cuore degli italiani e dagli obiettivi di chi governa, bisognerà contemporaneamente mettere mano una volta per tutte al conflitto di interessi, alle leggi porcata sdoganate in questi due lunghi anni di governo Berlusconi, e togliere uno ad uno i tanti sassolini nella scarpa che rendono l’Italia il Paese delle eccezioni rispetto al resto del pianeta. (www.antoniodipietro.it)

lunedì 23 agosto 2010

Dimora et labora

Un rom che abbia la cittadinanza italiana non si può accompagnarlo alla frontiera: perché è un italiano, non un rom. Neppure se compie un reato si può espellerlo: e meno male, perché saremmo al nazismo. Quella che vorrebbe fare il ministro Maroni, in futuro, è un'altra cosa: espellere dall'Italia i rom e i finti comunitari - ma privi della cittadinanza italiana - che non rispondano ai requisiti che la stessa Comunità europea prevede affinché un paese li ospiti: cioè reddito minimo, non essere a carico dello Stato e avere una dimora riconoscibile. Tra altre cose. Sono giusti questi requisiti? In teoria no, perché un tizio, in un mondo perfetto, dovrebbe poter vivere come vuole, dove vuole e campando d'aria, se crede. Di recente è stato scoperto che il mondo non è perfetto, i requisiti perciò sono in vigore. Peccato che contrastino con un'altra regola sempre della Ue: i cittadini comunitari, dice, hanno libertà di movimento e di insediamento. Perciò si litiga. I vescovi della Cei, però, è meglio che stiano buoni: ieri, a Radio Vaticana, hanno detto che «il governo non può decidere autonomamente quando c'è una politica europea che stabilisce dei diritti». Vada a rivedersi, la Cei, la politica europea anche in tema di biotestamento, patti di convivenza tra gay e altre cosucce che le sono care. Che facciamo, applichiamo? (Filippo Facci - LIBERO -)


Che facciamo ? Possiamo dargli torto questa volta al biondo ?

Io voto Zingaretti


Ma chi l’ha detto che, se si vota, rivince il Cainano? Ora che i sondaggi danno il Pdl senza Fini al 28% (-10 sulle elezioni del 2008), la Lega al 12 (+ 2) e Fini al 6 (prim’ancora che fondi il partito), i leader del Pd potrebbero riattivare per un attimo le loro attività cerebrali, senza esagerare s’intende, e porsi una domanda semplice semplice: che senso ha seguitare a blaterare di governi tecnici, balneari, istituzionali, “di responsabilità” e altre ammucchiate politichesi? Che senso ha mostrarsi atterriti e tremebondi all’ipotesi di votare, dando l’impressione di aver già perso e di voler cacciare B. con manovre di palazzo, a tavolino, “a prescindere” dagli elettori? Un conto è la legittimità costituzionale di un governo diverso, che è fuori discussione: il fatto stesso che Cicchitto e Schifani dicano che non si può è la miglior prova che si può. Un altro conto però è l’opportunità di farlo. Certo, se in Parlamento esistesse una maggioranza pronta a rifare la legge elettorale per restituire il voto ai cittadini e a risolvere il conflitto d’interessi per levare tv e giornali a B., varrebbe la pena provarci. Ma siccome quella maggioranza non esiste, è inutile parlarne. Tanto poi, un giorno o l’altro, a votare bisognerà pur andarci. E allora tanto vale andarci in primavera (prima i tempi tecnici non lo consentono) costringendo B. a spiegare agli elettori il catastrofico flop della maggioranza più ampia della storia repubblicana, evaporata nel breve volgere di due anni. Rinviare tutto di un anno o più significherebbe invece regalargli una formidabile arma propagandistica e consentirgli di parlare non dei suoi fiaschi, ma dei “ribaltonisti” che volevano sovvertire la volontà popolare. Era da tempo che B. non se la passava così male. A parte le condizioni fisiche, impietosamente immortalate dalle immagini dell’altroieri quando s’è presentato a Palazzo Grazioli in tuta da benzinaio proferendo frasi sconnesse in spagnolo maccheronico (“estamos a la cabeza de la civilizaciòn”), sono le condizioni politiche che vanno a picco. Cacciando Fini e i finiani senza pallottoliere ha perso la maggioranza alla Camera e ora, se lo molla pure Pisanu, anche al Senato. Il linciaggio mediatico contro Fini e famiglia s’è rivelato un mezzo boomerang: il presidente della Camera è ancora in piedi e non ha perso nessun fedelissimo, nemmeno i morbidoni alla Moffa (nomen omen). Il vertice domiciliare con la servitù ha partorito un documento di 13 pagine che si può riassumere in tre parole: “Salvatemi dai processi”. Sai che novità. Se a dicembre la Consulta gli boccia il legittimo impedimento, a gennaio torna imputato e a primavera potrebbe essere condannato per Mills e per Mediaset. Ovvio che, per batterlo alle elezioni, questo Pd a encefalogramma piatto non basta. Ma chi l’ha detto che il Pd debba restare così? Dipende dagli elettori di tutto il centrosinistra: solo loro possono costringerlo a cambiare, prepensionando il museo delle cere che lo dirige. Per questo, su ilfattoquotidiano.it, abbiamo lanciato le primarie online, che in tempo di vacanze hanno già raccolto 20 mila risposte in tre giorni. Proviamo per un attimo a immaginare se, al posto di Bersani, ci fosse Nicola Zingaretti. Ha 45 anni, governa bene la Provincia di Roma, dove ha vinto le elezioni mentre Rutelli le perdeva, non è chiacchierato, non ha scandali né scheletri nell’armadio, ha una bella faccia pulita e normale, è pure il fratello del commissario Montalbano (il che non guasta), non s’è mai visto a Porta a Porta, ha ottimi rapporti con Vendola e parla un linguaggio che piace ai dipietristi. Intervistato da IoDonna, alla domanda “La qualità che preferisce in un uomo?”, ha risposto “L’onestà”. “E in una donna?”. “L’onestà”. Poi ha mandato a quel paese Chiamparino sulla batracomiomachia pro o contro l’invito a Cota alla festa del Pd: “Basta con la subalternità culturale alla destra, basta dare corda al Pdl o alla Lega in cambio di qualche spazietto su giornali e tv”. C’è chi, con molto meno, potrebbe perfino vincere le elezioni.
(Marco Travaglio - www.ilfattoquotidiano.it)

Passaparola di Marco Travaglio (dal blog www.beppegrillo.it)

domenica 22 agosto 2010

L'Italia è ancora, almeno sulla carta, uno Stato di diritto. Lo svizzero Marchionne e i nipotini degli Agnelli devono rendersene conto. La sentenza di un magistrato non si può ignorare. La risposta della FIAT ai tre operai riammessi dal giudice: "non venite in fabbrica", perché "non intende avvalersi delle loro prestazioni", è indecente. Gli operai Giovanni Barozzino, Antonio Lamorte e Marco Pignatelli devono essere reintegrati se necessario con l'intervento dei Carabinieri. La FIAT esiste grazie alla cassa integrazione e agli aiuti di Stato protratti per decenni, prima di delocalizzare deve restituirli agli italiani. In altri tempi sarebbe stato Marchionne a non potersi presentare ai cancelli, mentre oggi un'azienda può irridere lo Stato. (www.beppegrillo.it)

sabato 21 agosto 2010



In Italia si continua a morire di lavoro, a volte anche nell'anonimato. E spesso nel silenzio assordante dei media. Si pensa: due righe di cronaca nera e la pratica si chiude. Dimenticando le storie di ingiustizia, dolore e disperazione che un evento del genere si porta dietro. L'ultima volta che si era parlato di sicurezza sul lavoro con inchieste, grandi titoli sui giornali e commenti politici, era stato per la Thyssen Krupp di Torino. Mesi dopo per la Umbria Olii. Davanti al grande evento sono in tanti a occuparsi delle vittime della guerra del lavoro. Più difficile, invece, farlo nella normalità dello stillicidio quotidiano. Persino ricostruire i numeri diventa un rebus. In molti casi, poi, i lavori vengono assegnati a imprese piccole, pagate in grigio e che magari fanno lavorare in nero. E i rischi aumentano. Cesare Damiano, quando era ministro del Lavoro per il centrsosinistra, aveva almeno provato ad arginare il problema cercando di varare il Testo unico in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro. Ma poi il governo Berlusconi ha allentato molte norme. (www.ilfattoquotidiano.it)

venerdì 20 agosto 2010

Sto con il toro

Dopo anni di sopraffazioni e torture il toro si è ribellato, per fortuna nessun morto tra il pubblico, ma alla fine seppur dalla parte della ragione a pagare è stato l' animale che ha osato contravvenire alle regole, ed è stato abbattuto.

Antonio Di Pietro al TG 3



Altro che Gianfranco Fini, il problema è Renato Schifani. Per la prima volta nella storia della Repubblica, la seconda carica dello Stato, come il Fatto è in grado di rivelare, è un uomo finito sotto inchiesta per 416 bis e a lungo sospettato di essere un consulente dei boss. Ad accusarlo sono stati due colletti bianchi di Cosa nostra. L'ingegnere Salvatore Lanzalaco e l'ex segretario dei giovani dell'Udeur Francesco Campanella. Le indagini non sono però bastate a trovare i riscontri alle loro parole. Ma adesso Campanella rilancia. Dopo che il gip di Firenze ha definito alcune sue dichiarazioni su Schifani "palesemente infondate", è stato interrogato di nuovo. Ha aggiunto altri particolari e ha chiesto agli investigatori di acquisire dei documenti urbanistici del comune di Villabate che dimostrerebbero gli interventi dell'attuale presidente del Senato a favore dei clan. (www.ilfattoquotidiano.it)

giovedì 19 agosto 2010

In ricordo di Cossiga


Pedofili contro gay ?



Com’è lontano il tempo di don Tonino Bello, vescovo di Molfetta, faro indistinto per uomini e donne al di là delle loro abitudini sessuali. Il Vescovo che – come scrive Nichi Vendola nella prefazione a “Teologia degli oppressi” – insegnava la bellezza della convivenza, che è qualcosa di più della tolleranza. Questi sono i tempi bui di una Chiesa che crea solchi anziché accorciare le distanze, più propensa a dialogare con il potere che ad accogliere le storie dell’umanità fatte di “carne, fatica, sangue, dolore, emarginazione, offese, violenza”. L’omosessualità è tornata con forza a essere il male da combattere, la ragione di crociate della modernità.

Popstar nel mirino

L’ultimo bersaglio in ordine di tempo è una delle popstar più famose nel panorama internazionale: Elton John che, a questo punto è d’obbligo dire “dovrebbe” esibirsi in concerto a Trani il 22 settembre prossimo nella Piazza Duomo, su cui si affaccia la Cattedrale. “I cattolici farebbero bene ad occupare la piazza della cattedrale di Trani per protesta. Incredibile che canti davanti ad una chiesa”, tuona Monsignor Giacomo Babini, vescovo emerito di Grosseto, dal sito cattolico pontifex.roma.it. E come se non bastasse aggiunge: ”Meglio non nascere che vivere certe esistenze. Oggi i cattolici sono chiamati all’impegno militante, e davanti alla omosessualità francamente non se ne può più. Ora meglio che quella piazza la occupino i sani cattolici che i sostenitori del cantante tra i quali facile trovare soggetti dalle tendenze strane”. Pronta la risposta – ancora più sconcertante e se si vuole violenta – del titolare del sito, il vescovo toscano Bruno Volpe che chiama i fedeli alla rivolta: “Un vescovo non può impedire di fare svolgere una manifestazione pubblica o un concerto sul suolo comunale, ma i cattolici hanno il diritto di farsi sentire e prima che quella piazza la occupi certa gente, tanto vale che la invadano loro”. Inutile dire che gli amministratori, organizzatori del concerto, tra cui il sindaco di Trani, l’ex consigliere comunale di An Giuseppe Tarantini, e il sindaco di Margherita di Savoia, Gabriella Carlucci, (componente della commissione cultura del Pdl alla Camera), non se lo sono fatti ripetere due volte e hanno spostato l’evento nella Piazza del Monastero di Colonna.
LA REPLICA DEL SINDACO DI TRANI: “Il concerto non è stato affatto spostato in relazione ai commenti su Elton John”, replica il Sindaco di Trani Giuseppe Tarantini. “L’evento è stato trasferito nella penisola di Piazza del Monastero per motivi logistici: la capienza prevista è molto superiore a quella di Piazza della Cattedrale, dove si pensava di collocarlo all’inizio. E comunque anche Piazza del Monastero ospita un edificio religioso. In realtà, in un primo momento erano attese circa 2.500 persone, ma da come stanno andando le vendite dei biglietti potrebbero essere il doppio. Una cosa simile è già accaduta in anni passati, ad esempio con il concerto dei Jamiroquai. Trani è una città aperta e multiculturale, è un crocevia diverse religioni, candidata a diventare patrimonio mondiale dell’Unesco”. (www.ilfattoquotidiano.it)

Dobbiamo commentare il fatto ? Meglio di no. Ripetiamo ancora una volta : la Chiesa è lontana anni luce da noi comuni mortali, ma risponde presente quando c'è da stringere patti oscuri con il potere o partecipare a cene.

Voglio votarli io !





Quando le elezioni si avvicinano davvero, a destra come a sinistra, i proclami delle segreterie di partito si rivelano per quello che sono: dei bluff. Tutti parlano di democrazia e di volontà degli elettori, ma alla fine nei comuni, come in Parlamento, ci finiscono quasi esclusivamente uomini e donne scelti dalla Casta. E anche quando scattano le primarie, le consultazioni dei cittadini diventano spesso una corsa pilotata per "dare la forza del mandato popolare" a candidati di fatto selezionati dai soliti noti. Da oggi però vogliamo tornare noi a scegliere chi ci amministra. Grazie alla Rete. Per questo il Fatto Quotidiano lancia le primarie sul web. Per trovare nuovi candidati e nuovi programmi. Per spingere i cittadini a rimettersi in gioco suggerendo nomi o, magari, proponendosi essi stessi. Serve un progetto e un sogno. E serve, soprattutto, il vostro voto. (www.ilfattoquotidiano.it)

mercoledì 18 agosto 2010

E' morto Cossiga, viva Cossiga



Francesco Cossiga è morto ieri, a 82 anni, al policlinico Gemelli di Roma. Ha rifiutato i funerali di Stato, ma la nomenklatura adesso fa la coda per esserci. Ha lasciato quattro lettere alle alte cariche istituzionali. Il contenuto di quella indirizzata a Berlusconi, però, non è ancora stato reso pubblico. In compenso le televisioni lo celebrano senza interruzione. In fondo è giusto così, perché il presidente emerito ha incarnato alla perfezione la qualità media della nostra Repubblica da Yalta ad oggi. Scrive Dalla Chiesa: "Ha condotto una massiccia attività di diseducazione civica e ha inaugurato un nuovo genere giornalistico: l'intervista a Cossiga, che consisteva nel mettergli davanti un microfono e ospitare senza fiatare le sue allusioni e le sue bugie". E lo storico Giuseppe De Lutiis aggiunge: "Faceva dichiarazioni continue, sempre parziali e mai utili alle indagini. Ha rivelato un cinquantesimo dei segreti di Stato che conosceva". Riposi in pace. E che nessuno faccia a lui i torti che lui fece alle vittime della Repubblica. (www.ilfattoquotidiano.it)

(video del 2008)

martedì 17 agosto 2010

Litfiba barricaderi

Non si placano le polemiche dopo il concerto dei Litfiba a Campofelice di Roccella, nel palermitano. L'assessore alla Cultura della Provincia di Palermo: "Pelù ha insultato Berlusconi accusando lui e i suoi più stretti collaboratori di collusione con la mafia" Lo spettacolo dei Litfiba lo scorso 13 agosto, non è andata giù all'assessore provinciale Eusebio Dalì. Piero Pelù è salito sul palco salutando il pubblico con un riferimento e una parolaccia al "conterraneo" Marcello dell'Utri. Una citazione e altri interventi del frontman del gruppo fiorentino, su mafia, Berlusconi, P2 e P3, che non sono stati graditi dall'assessore che ha accusato Pelù e Ghigo Renzulli di propaganda politica, invitandoli a chieder scusa alla Sicilia, lanciando un appello ai sindaci dell'Isola per non invitarli più. (REPUBBLICA)




Le spallate a mezzo stampa non sono riuscite a fare capitolare il presidente della Camera, in compenso hanno acceso lo scontro con il Quirinale. E mentre i pasdaran del Pdl continuano ad attaccare il capo dello Stato sulle elezioni anticipate, l'alleato numero uno, la Lega, comincia a marcare le differenze: "E' solo il presidente della Repubblica a decidere - dice Bossi - e io non faccio dichiarazioni contro il presidente della Repubblica. Verdini? Non lo conosco abbastanza, non ne so un cazzo". E su Tremonti dice: "Meglio di Berlusconi, meno spendaccione". Si spinge oltre Calderoli, che condanna gli attacchi a Fini e dice: "L'ho chiamato, una telefonata cordiale". Intanto il finiano Granata svela i contorni del partito che da settembre terrà sotto scacco ogni giorno il Pdl in Parlamento: "Distinto e distante dal berlusconismo privo di anima, dall’affarismo privo di progetto e dal rancoroso ‘tribalismo’ della Lega". Una destra "per dirla con Montanelli, che c'era prima di Berlusconi e ci sarà dopo di lui". (www.ilfattoquotidiano.it)

lunedì 16 agosto 2010

Passaparola di Marco Travaglio (dal blog www.beppegrillo.it)



Il 18 agosto spegnerà 90 candeline, “in un momento difficile per la democrazia”. Ma per Bocca la causa non è solo B: “Lui è l’uomo giusto al momento giusto. Ha capito che cosa vogliono gli italiani, che il Paese ha bisogno di fascismo. Riesce ad essere autoritario e anche a imporre le cricche come metodo di governo". Poi prevede la caduta del regime: "La crisi potrà essere lunga, perché non c'è opposizione". Tempi duri, di conseguenza, anche per la libera informazione: “Non ci sono più editori che credono nel mercato delle notizie. Oggi regna il gossip e i direttori non stabiliscono confini etici. Imperversa lo stile di Vittorio Feltri”. Su Gianfranco Fini, però, al di là degli attacchi del Giornale, resta il dubbio: “Oggi dice cose politicamente intelligenti. Ma non riesco a fidarmi di uno che, tra democrazia e Repubblica di Salò, sceglie la seconda e diventa missino”. (www.ilfattoquotidiano.it)

La più amata dagli italiani


I manghellatori mediatici de "il Giornale" non hanno ancora finito con le cure a Fini e, sempre a proposito della famosa casa di Montecarlo, producono storie, documenti, testimonianze.
Ultima, solo in ordine di tempo, riguarda la cucina con cui sarebbe stato arredato il famoso appartamento. Chissà se la cucina era una delle famose Scavolini.
Spuntano improbabili rivendite di periferia, testimoni che si licenziano per poter testimoniare, arredatori con il metro flessibile, autotrasportatori che trasportano/non trasportano.
Tutto fa brodo, come in una soap sudamericana di seconda categoria.
Gli ingredienti ci sono tutti: il potere, i soldi, la politica, le donne, gli intrighi, l’amore, l’odio, la fazione, il clan, le case, le auto di lusso, il jet-set, la televisione, i ricchi arricchiti, la nobiltà, la miseria, la generosità, la debolezza e la forza. I fatti a che servono? Solo un inutile orpelloso accessorio.
Gli italiani che possono leggono di queste cose sotto l'ombrellone della spiaggia assolata. Quelli che non possono sul divano di casa in un piovoso ferragosto. Il chiacchericcio politico gioca, sulla pelle di entrambe, il presente e il futuro. (ORA D' ARIA http://oradarialibera.blogspot.com/)

domenica 15 agosto 2010

Lezioni nautiche

«Donna, tutto si fa per te...», diceva una vecchia canzone popolare. Ma il comandante di un aliscafo che collega Napoli con Capri, probabilmente, ha esagerato. Perché quello che ha fatto va ben oltre il normale rito delle gentilezze e del bon ton che pur si devono a una damigella. È mercoledì 11 agosto, sono da poco passate le 13,15. Il video postato su YouTube mostra una ragazza seduta comodamente nella cabina di pilotaggio di un aliscafo di linea in navigazione. Sì, uno Snav che collega il capoluogo partenopeo con l’Isola Azzurra. Con a bordo poco meno di cento passeggeri.

La bella passeggera si chiama Maria Rosaria Federico, fa la fisioterapista con l’hobby della musica e risiede a Capri. E sul sito di videosharing più famoso al mondo - ormai il nuovo modello di televisione aperta, seguita da una platea sempre meno spettatrice passiva e sempre più protagonista attiva - la fanciulla ha un canale tutto suo in cui impazza tra canzoni e lezioni di make-up. Non è la prima volta che si affaccia sulla feritoia di Internet, sventolando il suo fazzolettino elettronico.

«Sono una pendolare da anni, mi è venuta voglia di chiedere al comandante come si fa a guidare un aliscafo e lui mi ha fatto entrare nella cabina», racconta candidamente al telefono. Semplicemente. A dirsi è facile. Ma il problema è un altro. «Ma cosa avrei combinato da meritare simile attenzione?», dice quasi compiacendosi. In fondo distinguersi tra milioni di utenti è un compito che richiede impegno, creatività e tempo. «La sicurezza? Ma nel video si vede benissimo, è tutto sotto controllo. Conosco da anni il comandante, lui è bravissimo, davanti a noi non c’era nessuno. E io sono brava».

La giovane caprese, figlia di un professionista, spiega: «Quando posso entro nella cabina, e mi faccio spiegare qualcosa». Nel video (che si chiama «Mery al comando della Snav» ed è visibile su ilmattino.it e dura 3 minuti e 32 secondi)la ragazza si fa riprendere da un’amica mentre prende lezioni di navigazione seduta nella plancia di comando. A un certo punto, la ragazza prende il telefono e prova persino a scherzare: «May day, may day». Per carità, sbotta chi le sta a fianco, non dirlo neanche per scherzo: «Proprio in questa bella giornata?!!». Per carità. Nelle varie simulazioni (si spera) di contatto-radio con la Guardia costiera, emerge che a bordo ci sono 92 passeggeri. «E se si accorgono che sto pilotando io?», si sente nel video. «Ma dai - la rassicura - e come fanno?».

Certo, a voler essere solo per un attimo magnanimi, il comandante ci fa persino un po' simpatia, come l'Alberto Sordi che ne «Il Vigile» proprio non riesce a fare il proprio dovere con la sensuale Sylva Koscina. «L’istruttore» dà spiegazioni apparentemente banali: se devi andare a destra vai a destra... se devi andare a sinistra... brava così sempre con manovre piano piano... La ragazza ascolta e sorride: «Stiamo andando a Capri, ma non so a che ora arriviamo perché sto guidando io». E giù risate. La mano della donna è sul joystick del comando... L'amica che riprende tutto fa una panoramica sul golfo e - rassicurante - non si vedono imbarcazioni all’orizzonte. Ma chi va per mare sa bene che i pericoli sono di ogni tipo.

Certamente il comandante dell'aliscafo aveva la situazione sotto controllo: buona visibilità e la percezione che c’erano tutti i margini per rimediare a eventuali gesti improvvisi e potenzialmente pericolosi da parte delle ragazza «al comando» della nave. Ma resta il video con tutte le inevitabili polemiche che genererà sulla sicurezza e sui pericoli della navigazione apparentemente violata nel golfo di Napoli.

La Capitaneria di Porto di Napoli ha aperto una inchiesta: «Abbiamo individuato il comandante e stiamo facendo le nostre verifiche: bisognerà anche vedere se quelle immagini siano attendibili», risponde in proposito l'ufficiale di turno. (Pino Taormina - IL MATTINO -)

Quando una bella ragazza ai comandi di un aereo con oltre 100 passeggeri ?

sabato 14 agosto 2010

Storia di Mario


Non ha più casa Mario Pizzorno: vive con la moglie nel suo negozio di stoffe accanto alla stazione ferroviaria e scrive, denuncia, pubblica esposti sul suo blog che è diventato anche l’unico mezzo di riscatto, il luogo in cui far valere la sua voce, quella di un uomo povero, poverissimo, abbandonato dalle istituzioni, in guerra col sindaco e con l’assistente sociale. Non ha nulla Mario: solo un pc da cui pianta i suoi post sulle pagine Facebook nella speranza che qualcuno risponda al suo appello disperato, alla sua richiesta di scrivere un-email al sindaco di Ronco Scrivia, Simone Franceschi: “Amiche, amici, con una vostra e-mail, due righe di protesta potreste contribuire a risolvere questa mia vicenda vergognosa” supplica Mario. Già perché è vergognoso quello che Mario denuncia ormai da mesi: “Nel mio negozio dove dormo per terra da 55 e fischia giorni, con mia moglie perché non ho più casa, non c’è il bagno ma, qui a pochi passi dal mio negozio ci sono quelli pubblici della stazione ferroviaria che però, sono per combinazione chiusi. E dietro al mio negozio c’è una struttura per anziani che ha: bagni, docce, stanze vuote arredate”. A Ronco Scrivia, provincia di Genova, una storia da slum di Nairobi. E Mario scrive, denuncia, posta su Facebook, chiede aiuto, conforto e qualche volta lo riceve. Da Don Paolo Farinella, per esempio, che il 7 maggio ha offerto a Mario 200 euro ma lui no, grazie “io, i tuoi soldi non li ho accettati perché non mi hai scritto che in cambio mi avresti dato modo di sdebitarmi, che so, magari facendomi pulire un po’ la tua chiesa.” Lavorare, sdebitarsi, niente regali. Per questo ha esposto le borse, “perché se qualcuno volesse aiutarmi ad uscire dalla mia penosa situazione, potrebbe farlo acquistando prodotti realizzati dal mio negozio, anche con dimensioni su misura.” Nel suo negozio senza bagno, tra poco senza luce, dove lui e la moglie dormono a terra abbracciati per non morire di freddo.
A Ronco Scrivia, provincia di Nairobi. (INFORMARE PER RESISTERE)

Il Tinello delle Libertà

Mentre infuria l’appassionante dibattito sul tinello di casa Tulliani (pare che i segugi del Giornale abbiano scovato una pantegana anonima pronta a testimoniare di aver visto Fini fuggire dall’alloggio monegasco con un rotolo di carta igienica sotto la giacca), proseguono le ricerche di eventuali tracce di vita nel Pd. Per ora, invano. Persino i finiani, alla buon’ora, rivalutano Montanelli e rievocano i capitoli più indecenti della biografia berlusconiana (cioè tutti): truffa all’orfana, fondi neri, società offshore, Mangano & Dell’Utri. Tacciono solo sulle leggi ad personam, perché quelle le han votate anche loro.

I più arditi proferiscono addirittura un’espressione proibita anche a sinistra, “conflitto d’interessi”. In ritardo di vent’anni, sono comunque in anticipo sul Pd, che in quelle losche faccende non s’è mai voluto impicciare, convinto (da B.) che ricordare all’opinione pubblica i crimini dell’avversario non paga, anzi è sintomo di una grave malattia denominata (sempre da B.) ora “giustizialismo”, ora “antiberlusconismo”, ora “demonizzazione”, ora “odio”. Infatti il Partito dell’Amore non ha mai fatto altro che rinfacciare agli avversari i loro crimini, talvolta veri, più spesso inventati (da Telekom Serbia in giù). E, quando l’ha fatto, ha sempre avuto partita vinta. Intanto i suoi presunti avversari – che, per rinfacciargli i suoi crimini, hanno solo l’imbarazzo della scelta senza dover inventare nulla – si guardavano bene dal raccontarli. E han collezionato più fiaschi di una cantina sociale (però insistono). A parte Di Pietro, hanno lasciato a Bossi (fra il 1995 e il ‘99, prima della retromarcia su Arcore) e oggi ai finiani il monopolio di quel racconto. Che si rivela efficacissimo perché, arrivando da politici e non da giornalisti, riesce a bucare il muro dell’omertà televisiva: se Bocchino, Granata, Briguglio ricordano come B. comprò (si fa per dire) la villa di Arcore, Craxi, la Guardia di Finanza, Mills, la sentenza Mondadori, quel che dicono finisce nei pastoni politici dei tg e nemmeno Minzolingua può farci nulla, visto che nei tg l’informazione politica è appaltata ai politici.

Immaginiamo quanti milioni di italiani saprebbero chi è B. e com’è diventato B. se i vari D’Alema, Veltroni, Fassino, Rutelli, Marini, Fioroni, Bersani, Letta-Letta junior, Bertinotti e simili avessero usato gli spazi autogestiti in tv per raccontare le gesta del Caimano, anziché emettere mortiferi blabla sulle Grandi Riforme Condivise e altre menate. Infatti i pittbull di Arcore si sono scatenati contro Fini da quando ha osato parlare di “legalità”, che è come evocare la corda in casa dell’impiccato o sventolare una treccia di aglio dinanzi al vampiro. Il miglior antidoto al veleno berlusconiano. Peccato che finora nessuno, o quasi, l’abbia usato. E quei pochi che lo usavano venivano tacciati di ossessione antiberlusconiana e altre baggianate. Così oggi basta dire una cosa vera su B. e subito salta su Cicchitto ad ammonire: “Parlate come Travaglio”. E Pigi Battista a mettere in guardia Briguglio che, evocando le off-shore berlusconiane, parla come “Travaglio, Cordero e Grillo”. Non essendo né l’uno né l’altro giornalisti (uno è un piduista, l’altro non si sa bene cosa sia), questi signori non sono minimamente sfiorati dall’idea di verificare se le cose dette da Briguglio & C. siano vere o false. Altrimenti scoprirebbero che sono vere e dovrebbero spiegare tante cose. Per esempio, perché mai il Pompiere della Sera chiede (giustamente) a Fini di fare chiarezza sul tinello monegasco e non ha mai chiesto a B. di fare chiarezza sui suoi amici mafiosi. E perché, a proposito del linciaggio di Fini, non parla di “antifinismo”, “giustizialismo”, “demonizzazione”, “odio”. Al massimo invoca una “tregua”, come se la partita fra verità e bugie potesse finire pari e patta.

In fondo i pompieri son contenti così: sennò poi tocca tornare a parlare di cose serie, tipo P2, P3, cricca, Cosentino, trattative e stragi di mafia, o tipo Dell’Utri che va a visitare i carcerati per evitare di diventarlo anche lui. Per carità. Molto meglio il tinello di casa Tulliani. (Marco Travaglio - IL FATTO QUOTIDIANO -)

venerdì 13 agosto 2010



Il caso Fini è agli sgoccioli. Con un crescendo di pesantissime e quasi ricattatorie affermazioni, da ieri i berlusconiani si dicono certi di poter dimostrare che il presidente della Camera ha mentito sull'affaire monegasco. "Umanamente è una merda", dice al Fatto Quotidiano il sottosegretario Daniela Santanché, "è meglio che lasci ora o sarà travolto da nuove rivelazioni". Anche Giorgio Stracquadanio, il deputato che aveva invocato per il ribelle "il metodo Boffo", è sicuro: "Prima della ripresa sarà cascato". Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, tenta inutilmente di moderare gli animi. Ma ormai la macchina del fango, accesa dal premier non appena nel centrodestra alcuni parlamentari avevano osato sollevare la questione morale, non si può più fermare. Gianfranco Fini tenta di resistere. Parla di "deliri diffamatori" e annuncia ricorsi davanti all'ordine dei giornalisti contro il quotidiano di Vittorio Feltri. Ma dal pantano potrà uscire solo se sarà davvero in grado di dimostrare che ha ragione. Perché la posta in gioco non è più la sua poltrona. Il premier e i suoi, punendo il loro capo, vogliono invece convincere i finiani a rientrare nei ranghi e a far passare in settembre un nuovo e definitivo pacchetto di leggi ad personam. Il Caimano, insomma, ha fretta e si prepara "al colpo finale". (www.ilfattoquotidiano.it)

Napolitano : giusto richiamo

Il presidente della Repubblica ha detto una cosa giusta, anzi giustissima, ma ritengo che il suo messaggio sia in anticipo e possa generare equivoci e malumori.

Lui è l’arbitro, e non può muoversi come un giocatore perché così rischia di condizionare il gioco. Nel merito, però, condivido le sue osservazioni, infatti mi auguro che le vere emergenze del Paese vengano affrontate al più presto. E mi riferisco all'occupazione, alla ripresa economica e all'esigenza di fare una riforma elettorale prima di andare al voto. Bisogna sottolineare che e' preciso dovere del presidente della Repubblica valutare se esiste una maggioranza alternativa a quella che attualmente regge il governo Berlusconi.

Noi dell'Italia dei Valori ribadiamo che il voto degli elettori non può essere ribaltato e che, se manca una maggioranza che continui a sostenere il governo in carica, si deve tornare al più presto al voto, non esistono altre soluzioni o si raggira la volontà dei cittadini. Le regole sono impresse sulla Carta Costituzionale che non consente scappatoie. Infatti la nostra disponibilità ad un governo tecnico e' condizionata al fatto che sia davvero un esecutivo tecnico con una durata ben definita, non oltre tre mesi, e con competenze ben delimitate: fare una nuova legge elettorale e una legge che ristabilisca il pluralismo informazione.

Ovviamente non basta che una rassicurazione del genere ci venga data dalla maggioranza del momento ma deve esserci un preciso, definito e insuperabile mandato del Capo dello Stato su questi due obiettivi. (www.antoniodipietro.it)

giovedì 12 agosto 2010

Cicchitto, l'indimenticabile tessera 2232 della P2, difende a spada tratta il copyright di Marco Travaglio sui processi, le frequentazioni e le balle dello psiconano: "E' pertanto sgradevole che alcuni finiani abbiano scimmiottato Travaglio saccheggiandone a piene mani, da libri e testi. E' a tutti ben comprensibile che una polemica di questo tipo è sterile e distruttiva e provocherebbe rotture, così come le polemiche degli ultimi mesi hanno favorito le lacerazioni del Pdl nelle forme già viste." E, per una volta nella sua vita di ex craxiano, ex seguace di De Michelis e berlusconiano in attività, Cicchitto ha ragione. I finiani citano e fanno il copia e incolla degli scritti di Travaglio dopo tre lustri spesi a leccare il culo a Berlusconi. Come si permettono? Non si fa così. Non si copia senza neppure pagare i diritti d'autore. (www.beppegrillo.it)

Quando Capezzone era radicale



“Vi chiamate Popolo della libertà ma di libertà vi è rimasta solo quella vigilata. Dite di tenere alla famiglia ed essere contro il divorzio ma avete due famiglie e siete tutti divorziati. Volete mandare in carcere i ragazzi per sei spinelli ma se viene un cane poliziotto a Montecitorio si arrende il cane”.

Parola dell’antico Daniele Capezzone, ieri segretario dei Radicali italiani (2001-2006), oggi portavoce del Pdl. Dal palco della manifestazione promossa da Arcigay e Arcilesbiche “anima e core” di colui che un tempo definiva “lo sciancatore di Arcore”.

Le frasi celebri di Daniele Capezzone contro Berlusconi si sprecano dopo che il quotidiano online “FFwebmagazine” ha ripreso alcuni dei suoi discorsi fatti prima di dare l’adesione al Popolo della libertà (9 febbraio 2008) e dopo essere stato anche deputato della Rosa nel Pugno (2006-2008).

Partiamo dall’11 dicembre 2004. Capezzone sulla sentenza di condanna nei confronti di Marcello Dell’Utri: “In nessun paese al mondo avremmo un premier così. Per essere chiaro, voglio prescindere dall’esito dei processi di ieri e di oggi, e perfino, se possibile, dalla rilevanza penale dei fatti che sono emersi. Ma è però incontrovertibile che Silvio Berlusconi, prescrizione o no, abbia pagato o fatto pagare magistrati. Così come da Palermo, quale che sia la qualificazione giuridica di questi fatti, emergono fatti e comportamenti oscuri di cui qualcuno, Berlusconi in testa, dovrà assumersi la responsabilità politica”.

Al congresso dei Radicali del 29 ottobre 2005 invece: “L’Italia non può permettersi altri cinque anni di governo di Silvio Berlusconi: non sarebbero ecosostenibili”. In questa legislatura Berlusconi ha avuto a disposizione una maggioranza parlamentare amplissima (“più 100 deputati e più 50 senatori”): eppure, le riforme non si sono viste. Dall’economia alla giustizia è enorme il divario tra le promesse di cinque anni fa e le cose effettivamente realizzate. Per non parlare di ciò che è accaduto sul terreno dei diritti civili, con un’autentica aggressione contro le libertà personali: contro il divorzio breve (eppure, anche tanti leader del centrodestra sono tutti divorziati), contro l’aborto, contro i pacs, contro la fecondazione assistita e la libertà di ricerca scientifica, fino all’ultimo tentativo di sbattere in carcere i ragazzi per qualche spinello”. Da ricordare anche: “Berlusconi è come Wanna Marchi (1 aprile 2006). Mentre, nel 2003, sulle leggi ad personam: “Tre anni fa i Radicali proposero tre referendum che avrebbero cambiato il sistema giudiziario. Ci fu chi si oppose legittimamente, ma Berlusconi invitò a non votare perché tanto lui avrebbe fatto le riforme. In questi tre anni non è stato fatto nulla, solo leggi di interesse personale, che non funzioneranno e che molto probabilmente verranno dichiarate incostituzionali”. (Elisabetta Reguitti - IL FATTO QUOTIDIANO -)

mercoledì 11 agosto 2010




Libero e il Giornale manganellano Fini sull'affaire monegasco. Incalzano l'ex leader di An, ma evitano accuratamente di ricordare come Berlusconi sia venuto in possesso delle sue dimore, da villa San Martino (strappata da Previti all'orfana dei marchesi Casati Stampa) alla tenuta sarda (passata dalle mani del faccendiere Flavio Carboni). Fino alle transazioni attraverso società off-shore per l'acquisto delle ville ai Caraibi. La passione per il mattone non è una novità per i politici italiani. Dall'appartamento vista Colosseo di Claudio Scajola al grande affare di Nicola Mancino, passando per Antonio Di Pietro che compra con il mutuo e si prende come inquilino il suo partito. E anche il leghista Roberto Castelli, con il suo affitto "leggero" a Monteverde. Storie imbarazzanti, a volte "aggiustate" con leggi ad personam. Adesso, però, anche i deputati di Futuro e libertà cominciano a tirare fuori gli scheletri dall'armadio del Cavaliere. (www.ilfattoquotidiano.it)

Antonio Di Pietro a Sky TG 24 : elezioni chi ha paura ha già perso

Licenza di uccidere sulle strisce pedonali

A Londra se ti avvicini alle strisce pedonali le macchine inchiodano. In Italia le macchine invece TI inchiodano. Per attraversare devi aspettare che siano passate le auto, calcolare il tempo necessario alla macchina che sopraggiunge per investirti e poi camminare con rapidità. Nel caso, rarissimo, che un automobilista si fermi, il pedone ringrazia come se fosse oggetto di grazia ricevuta o se avesse vinto al Totocalcio. Mai visto un vigile in prossimità delle strisce o qualcuno multato per non aver permesso il transito di un pedone. In Italia sulle strisce pedonali c'è la licenza di uccidere e molti guidatori sono potenziali assassini. Tra i peggiori, perché ammazzano per menefreghismo. Ieri a Palermo un passeggino è stato centrato in pieno sulle strisce e una bambina di 10 mesi rimasta uccisa. (www.beppegrillo.it)

martedì 10 agosto 2010

Le dimissioni di Fini da presidente della Camera sono una cartina di tornasole. Se deve lasciare il suo ruolo istituzionale perché rappresenta un partito e fa politica a tempo pieno, allora il discorso va esteso a tutti i nostri dipendenti che ricoprono una funzione pubblica elettiva negli interessi dei cittadini.
L'articolo 67 della Costituzione:
"Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato" è molto chiaro. Chi è eletto risponde ai cittadini, non al suo partito. Un ministro della Repubblica, un presidente del Consiglio, deve fare gli interessi della Repubblica Italiana e, quindi, dimettersi dalle cariche di partito. In Italia abbiamo invece presidenti e ministri in carica in campagna elettorale permanente, nei comizi, nelle televisioni pubbliche. Il tutto sfruttando la posizione ministeriale e con l'uso copioso di soldi pubblici. I ministeri, per chi ancora non lo sapesse, sono sedi abusive dei partiti. Il ministro tiene le riunioni di partito o di corrente negli uffici del ministero, può nominare iscritti al partito come consulenti del ministero, trasforma il ministero in una buvette permanente e, quasi sempre, se non è lui stesso segretario di partito, prende ordini dal partito per ogni sua decisione. Questa la chiamate democrazia? E' solo una sua caricatura. I nostri dipendenti (...come recita la Costituzione questa gente dovrebbe rispondere a noi) hanno occupato lo Stato, sono membri di comitati di affari e di mutua assistenza che hanno chiamato partiti e ai quali obbediscono. Questi partiti, con questa forma, senza eccezione, come il partito fascista, vanno aboliti. Chi ne entra a far parte, anche in buona fede, anche senza volerlo, non fa più parte della democrazia.
C'è un altro articolo della Costituzione che va imparato a memoria, l'articolo 51:
"Chi è chiamato a funzioni pubbliche elettive ha diritto di disporre del tempo necessario al loro adempimento e di conservare il suo posto di lavoro". Ebbene, dove trovano il tempo necessario i nostri dipendenti per adempiere ai loro doveri? L'assenteismo in Parlamento è la norma, chi non si presenta alla Camera o al Senato senza ragioni di forza maggiore deve essere fatto dimettere. I parlamentari continuano a fare il lavoro che facevano prima, avvocato, attore, amministratore, anche in questo caso devono dimettersi. I parlamentari passano la vita a rilasciare comunicati, fare interviste, comparire in televisione, scrivere libri per acquistare visibilità. Non per questo sono stati eletti, ma per lavorare. Sono dipendenti pubblici e come tali devono comportarsi, non come leaderini da strapazzo, tuttologi del piccolo schermo, giornalisti d'accatto.
Il potere al popolo si è trasformato nel potere ai partiti. I nostri dipendenti in nostri padroni. La democrazia si è rovesciata. E' tempo di cambiare e di restituire i nostri dipendenti al nulla dal quale provengono e al quale sanno di appartenere. Per farlo è sufficiente che ogni cittadino conti uno e faccia rispettare i suoi diritti. Loro non si arrenderanno mai (ma gli conviene?). Noi neppure. (www.beppegrillo.it)
Gianfranco Fini non è certo il nostro politico preferito. Troppi saluti fascisti quando era l’allievo prediletto di Almirante. Troppi sì per troppi anni sulle leggi ad personam e su ogni altra vergogna escogitata per favorire il capo. Troppo repentina la sua conversione ai valori della laicità e della legalità per non sembrare sospetta, ma va bene lo stesso. La voglia di tirannicidio di un delfino invecchiato nell’attesa non ci convince. E, contrariamente a certi strateghi della domenica non pensiamo affatto che il nemico del nostro nemico debba per forza essere nostro amico. Diciamo poi che sulla famosa casa di Montecarlo il presidente della Camera ha aspettato troppo prima di chiarire. Non si capisce perché visto che la faccenda dell’eredità Colleoni era di pertinenza degli amministratori di An. Piuttosto esperti, a quanto pare, in società offshore. Vero, infine, che i cognati uno non se li sceglie ma qualche contromisura nei confronti dello sgomitante Tulliani non avrebbe guastato.

Detto questo è del tutto grottesco che la morale Fini se la senta fare da personaggi dediti a coprire le malefatte del nuovo padrone. Si resta incantati dallo sdegno di Capezzone (uomo tutto di un pezzo che passò tutto d’un pezzo dai Radicali a Berlusconi) nel pretendere, con insulti a raffica, le “immediate” dimissioni della terza carica dello Stato. E che dire di La Russa “che segue con tristezza la vicenda della casa di Montecarlo”.

La stessa intensa commozione che gli ha serrato le mascelle quando il Caimano ha decretato l’espulsione dal Pdl dell’“amico Gianfranco”. Quello stesso Gianfranco senza il quale forse, chissà, il prode ‘Gnazio non avrebbe mai passato in rassegna le truppe come sognava da bambino. E che dire delle folgoranti carriere dei vari Gasparri e Matteoli, un dì colonnelli sull’attenti e che adesso fanno a gara nel prendere le distanze dal reietto? I colleghi del Giornale hanno il merito dello scoop monegasco. Ed è comprensibile che non mollino l’osso bastonando per pagine e pagine l’avversario del loro amato proprietario-premier. Sarebbe stato bello se la stessa appassionata foga per le notizie l’avessero dimostrata un anno fa quando di un certo personaggio si parlava soprattutto per le intense frequentazioni con ragazze a pagamento (per non parlare delle feste di compleanno di adolescenti appena sbocciate). Lo stesso personaggio che adesso si mostra corrucciato per tanta decadenza dei costumi. O che forse si sente deluso dall’ex numero due: e che cavolo, farsi beccare solo per un appartamento da trecentomila euro… (Antonio Padellaro - Il FATTO QUOTIDIANO -)


Fu costretto alle dimissioni perché gli comprarono casa a sua insaputa. Ma l'ex ministro dello Sviluppo economico non ha perso il suo potere nel feudo ligure e nel partito. Si è chiuso nella sua villa di Imperia e ha fatto la conta di amici e nemici. Ne è uscita la fondazione Cristoforo Colombo: sulla carta "un luogo di elaborazione culturale e politica". Di fatto, uno strumento per radunare fedelissimi e simpatizzanti, da Antonio Martino a Giuliano Urbani. Sessanta parlamentari del Popolo della libertà hanno già aderito: "Siamo il doppio dei finiani". Insomma, mentre tutto il Pdl chiede le dimissioni di Fini da presidente della Camera per i sospetti sull'affaire dell'appartamento a Montecarlo, le certezze sull'abitazione con vista sul Colosseo pagata dalla cricca, nel movimento di Berlusconi, finiscono per fare curriculum. E ora il premier, nell'annunciata riorganizzazione del suo stato maggiore, deve tenere conto di molti centri di potere. Compreso quello di Claudio "u ministru". (www.ilfattoquotidiano.it)

lunedì 9 agosto 2010

La battuta del giorno

“Non darei la comunione a Vendola perché ostenta la sua condizione perversa e malata di omosessuale praticante. A questa gente come lui, un gran furbacchione che specula sulla sua presunta vicinanza alla Chiesa, i vescovi e i sacerdoti sappiano dare un bel calcio nel sedere”. (Monsignor Vincenzo Franco, vescovo emerito di Otranto)


Emerito stronzo !

Passaparola di Marco Travaglio (dal blog www.beppegrillo.it)

domenica 8 agosto 2010

Sei italiani su dieci in vacanza




Il dottor Bossi




Umberto Bossi forse ce la fa. Dopo tanti anni trascorsi da semplice diplomato e una laurea in medicina mai ottenuta (ma almeno in famiglia a lungo millantata), questa volta il leader del Carroccio sente di avere finalmente un titolo accademico a portata di mano. Il ministro per l’Istruzione Mariastella Gelmini, in attesa di essere nominata da Silvio Berlusconi coordinatrice del Pdl, ha proposto d’insignire il suo collega di governo (Bossi è responsabile del dicastero delle Riforme per il Federalismo) di una laurea honoris causa in scienze della comunicazione.

La proposta di ‘laureare’ il Senatur è stata presentata al senato accademico (ovviamente) di Varese. “Voglio proprio vedere chi avrà il coraggio di mettere in dubbio il buon diritto di Umberto Bossi che è parte della storia di questo paese, a ricevere una laurea honoris causa”, ha subito commentato la battagliera Gelmini, beccandosi in risposta un editoriale di Francesco Merlo su La Repubblica. Per Merlo, dopo un’assist del genere, è stato semplice insaccare a porta vuota. Scrive il giornalista: “il ministro Gelmini mette le mani avanti. Prima ancora di spiegare si difende: caso classico di excusatio non petita, questa dichiarazione è un evidente segno di cattiva coscienza”. Ancora più feroce è Leoluca Orlando dell’Idv che dice: “Dal ministro Gelmini che ha fatto a pezzi la scuola e l’università, tagliando fondi e risorse, arriva l’ennesimo insulto alla cultura e al Paese”.

Ma Mariastella Gelmini non si scompone. Per lei il celodurista leader della Lega, abile nella comunicazione verbale e non verbale (il suo dito medio alzato di continuo è destinato a fare storia) è pronto per essere finalmente chiamato dottore. Una bella soddisfazione per Bossi il quale per molti anni prima d’indossare una camicia verde, ha sognato di vestire un camice bianco da medico.

Fu Giorgio Bocca tra i primi a scrivere negli anni ’80 che Bossi raccontava di andare a lavorare in ospedale accanto al suo professore di facoltà dell’Università di Pavia, un tale professor Zuffi, e invece andava ad attaccare i manifesti della neonata Lega. In realtà il ministro non ha mai esercitato. Non ha millantato un titolo, ha fatto solo fessa la prima moglie, raccontandole che si era finalmente laureato, ma non era vero.

Quando la signora scoprì la falsità – come riportano alcune cronache - lo mollò. E Gigliola Guidali, questo il nome dell’ex moglie, nel 1994 sulle pagine del settimanale ‘Oggi’ dichiarò: “Mi sposò anche se non aveva un lavoro. Mi aveva mentito dicendomi di essersi laureato”. L’ex coniuge addirittura regalò al marito una bella ed elegante valigetta da dottore con cui il lumbard usciva tutte le mattine per “andare a fare pratica in ospedale”. Fu proprio la Guidali a insospettirsi quando di persona andò ad informarsi all’Università di Pavia scoprendo, amaramente, che la laurea era ben lungi dall’essere presa dall’Umberto. E la storia del Bossi ‘medico’ ogni tanto riemerge, nel 2004 ci hanno pensato i giornalisti Giampiero Rossi e Simone Spina con il libro: ‘Lo spaccone. L’incredibile storia di Bossi, il padrone della Lega’ dove raccontarono addirittura delle feste per una laurea mai ottenuta. (David Perluigi - IL FATTO QUOTIDIANO - )



Se cominceranno a chiamare il vaccaro padano, dottore, esigo che da oggi mi si porga il titolo di eccellenza !
Aveva promesso di “rinunciare alle vacanze per mettere mano al partito”. Poi, si sa, le mani vanno un po’ dove vogliono. E così B. viene descritto in piena fregola estiva mentre riceve truppe mammellate a getto continuo nel castello affittato a Tor Crescenza. Scelta più che comprensibile, vista la toponomastica beneaugurante: per la torre, ma soprattutto per la crescenza. Del resto la prospettiva di trascorrere l’estate in compagnia di Cicchitto, Bonaiuti, Capezzone e magari pure Stracquadanio, per non parlare dei triumviri Verdini, La Russa e Bondi è talmente mortifera che non la si augura al peggiore nemico. Trattasi del trust di cervelli che, quando non mettevano le mani sull’argenteria, convincevano il Capo a epurare Fini e i finiani: “Dai retta a noi, Silvio, sono quattro gatti”. S’è poi scoperto che erano 44 e senza di loro il governo ha perso la maggioranza. Un erroruccio di calcolo, ma B. non l’ha preso benissimo: il Giornale di famiglia racconta “più di una tensione, quando il premier ha messo sul tavolo il cambio dei tre coordinatori con il ticket Alfano-Gelmini-Meloni (un cervello in tre, quello della Meloni, ndr). Un cambio che Berlusconi era più che deciso a fare perché è da tempo scontento della gestione del partito e gli ultimi sondaggi confermano che i tre non sarebbero amatissimi dall’elettorato”. Ma va? Gli elettori non apprezzano Verdini, La Russa e Bondi? Chi l’avrebbe mai detto. Ci voleva proprio un sondaggio. Dunque B. vuol cacciarli in blocco. Ma – rivela il Geniale – “apriti cielo: tanto ha urlato La Russa che alla fine il premier avrebbe provato a ripiegare: lasciamo Ignazio e sostituiamo gli altri. A quel punto è stato Verdini a farsi sentire e così Berlusconi ha deciso di aggiornare la pratica”. Purtroppo, al fumetto, mancano le nuvolette con le parole. Sarebbe interessante conoscere il dettaglio degli ululati di Gnazio e di Denis (“Ahò, si me cacci quelli me carcerano…”).

L’unico di cui non sono pervenute reazioni è James Bondi: forse perché, pronto all’estremo sacrificio, aveva anticipato i desideri dell’Amato flagellandosi col frustino come il fratacchione de “Il nome della Rosa”; o forse perché già recluso nelle segrete del castello a causa della metamorfosi licantropica. B. è talmente malmesso da preferire, all’attuale gruppo dirigente del Pdl, il Cepu. Non è uno scherzo: all’ultimo summit – riferisce sempre il Geniale – “era presente la new entry Francesco Polidori, meglio noto come Mr Cepu, che ha portato al premier uno studio statistico su come il partito dovrebbe riorganizzarsi sul territorio e si dice pronto a mettere a disposizione del Pdl le 120 sedi Cepu sparse per l’Italia”. Il tutto per “una campagna elettorale alla Obama”. Manca soltanto Obama, ma per sopperire si darà fondo alle riserve di fard. Nell’attesa il premier ha congedato i suoi Fantozzi e Tafazzi (“ci vediamo dopo ferragosto”) per dedicarsi a pratiche più utili e dilettevoli. Dagospia ammicca spesso alle cenette apparecchiate a Tor Crescenza dall’attempato gagà brianzolo per 25-30 ragazze alla volta, onorevoli o quasi, che passano a rincuorarlo nell’ora della prova. Il nuovo maniero di Stato garantisce maggiore riservatezza rispetto a villa Certosa, Palazzo Grazioli e villa San Martino. Così le cronache mondane registrano un viavai di “pulmini neri coi vetri abbuiati” al posto dei troppo vistosi ponti aerei di gnocca aviotrasportata o sbarcata via mare nelle passate estati sarde. Lì invece è tutto più discreto: a un segnale convenuto il ponte levatoio, anch’esso beneaugurante, si alza e si abbassa per far passare i festosi pulmini. James, all’ingresso, smista il traffico muliebre in entrata e in uscita e indirizza le pupe al salone delle feste, dove l’anziano latrin lover le accoglie abbigliato comme il faut: pare che, al posto del tradizionale accappatoio bianco, indossi una più intonata armatura medievale, perfettamente oliata e funzionante. Utilissima, fra l’altro, come legittimo impedimento alla prossima convocazione in tribunale. (Marco Travaglio - IL FATTO QUOTIDIANO -)

sabato 7 agosto 2010

Coraggio compagni del Pd, la missione è ardua ma potete farcela, e sia detto senza complimenti: siete partiti col piede giusto.

Perdere non sarà un gioco come nel 2008, quando avevate avuto due anni a disposizione per deludere il vostro elettorato tradendone ogni pur modesta aspettativa. Stavolta è lui, il già trionfatore, a dover fare i conti con due anni e passa di insuccessi, con un paese impoverito, un partito sfaldato, un’immagine corrosa, una classe dirigente che chiamarla squalificata è farle un complimento. Il rischio di vincere è fortissimo. Per fortuna siete corsi ai ripari per tempo.

Non ce ne sarebbe bisogno, essendo maestri nell’arte eletta delle disfatte studiate a tavolino, ma ci permettiamo lo stesso di fornirvi alcuni consigli, del resto in linea con le prime mosse di questa campagna elettorale che si promette lunghissima.

Ci sono due leader nell’opposizione che, pur diversissimi fra loro, riescono a comunicare con l’anima e con i sentimenti del vostro elettorato, esercizio per voi da anni proibitivo: Nichi Vendola e Antonio Di Pietro. Allontanateli immediatamente e se proprio non ce la fate piazzateli almeno in seconda o terza fila. Vi regalerebbero un pericoloso consenso.

Vendola in particolare ha già vinto due volte, a sorpresa e contro ogni previsione, nella sua regione, già storico feudo della destra. Se non state attentissimi rischia di farvi il medesimo scherzetto sull’intero territorio nazionale. In campana.

Ad ogni accenno di crisi imminente, palesate una tremebonda paura del popolo votante e puntate i piedi per evitare quanto più a lungo possibile di consultarlo. Per chi si riempie la bocca a proposito e più spesso a sproposito con i sacri princìpi democratici mostrare un sincero terrore per ogni esercizio democratico, dalle primarie alle elezioni propriamente dette, è garanzia di sicura impopolarità.

Al posto delle elezioni, soluzione semplice, per tutti comprensibile e di facile presa, sfoderate marchingegni quanto più politicanti e incomprensibili possibile, governi tecnici, istituzionali, di transizione, di unità nazionale… Vediamo anche noi la controindicazione: li avete già sperimentati tutti. Non importa, è come una giostra. Basta attaccare la musica e ripartire.

E’ tuttavia opportuno indicare, come nocchiero di questa sgangherata scialuppa governativa, una figura del tutto invisa alla vostra gente, possibilmente da voi stessi vituperata sino a un attimo prima. Giulio Tremonti è un passo nella giusta direzione, Cesare Previti sarebbe ancora meglio.

Evitate come la peste, infine, ogni pur vago riferimento di merito ai disagi sociali che toccano da vicino la vita e le condizioni materiali degli elettori. Potrebbero motivarli e persino spingerli a votarvi. Una campagna ridotta a un solo slogan, “Berlusconi è brutto”, sarebbe l’optimum.

Un estremo sforzo, compagni, poi potrete riposare in pace. Se ce la fate a perdere anche stavolta, per voi sarà finalmente l’ultima. (Andrea Colombo - www.glialtrionline.it)