mercoledì 30 settembre 2009

300 MILIARDI DI EURO torneranno in Italia protetti dallo scudo fiscale di Tremorti. Lo Stato incasserà il 5% per il condono. Soldi di cui non si sa nulla, con tutta probabilità mai tassati. Di chi sono questi capitali? Conoscete qualche operaio, impiegato, elettricista, meccanico, parrucchiere con decine di milioni in qualche paradiso fiscale. Insomma, conoscete qualche LAVORATORE che godrà dello scudo di Tremorti? Chi paga le tasse al 15/27/35/50% ha diritto di sapere nomi e cognomi degli esportatori di capitali e le origini del malloppo. Vogliamo la lista pubblicata sui giornali per legge, altro che impunità e anonimato.Tremorti ha affermato: "Non credo che la criminalità si servirà di questo strumento. I capitali criminali o sono in Italia perfettamente sbiancati o continueranno la loro attività all'estero". NON CREDO? Un ministro dell'Economia che non crede che su 300 miliardi vi siano capitali mafiosi, di bancarottieri, di evasori totali, frutto del riciclaggio, denaro sporco? Ma chi crede di prendere per il culo? Questo condono di Stato è, fino a prova contraria, un condono alle mafie.Franceschini Boccon del Prete ha detto in Parlamento, prima che lo scudo fiscale è: "uno schiaffo in faccia a tutti gli italiani che pagano onestamente le tasse". Dalle parole ai fatti. La cosiddetta opposizione, su proposta dell'Italia dei Valori, ha chiesto il voto alla Camera per l'incostituzionalità dello scudo fiscale. Se i 280 deputati di PD, IDV e UDC fossero stati presenti lo Scudo Tremorti sarebbe stato bocciato. Ma erano al bar, al ristorante, forse ad Arcore per pubblicare un libro con Mondadori o farsi intervistare in prima serata su Canale 5. Forse a puttane con Testa d'Asfalto. Forse in gita con Tarantini. Ovunque, ma non in aula. 59 deputati del PDmenoelle non c'erano, insieme a otto dell'UDC e due dell'IDV. Del PDmenoelle erano assenti i due campioni delle Primarie Franceschini e Bersani, insieme a D'Alema, il miglior amico dello psiconano. Questa è la "durissima opposizione". Con questi figuranti, sodali e complici lo psiconano durerà anche dopo la sua imbalsamazione. E' l'opposizione che fa il governo porco. Loro non si arrenderanno mai (ma gli conviene?). Noi neppure. (www.beppegrillo.it)

La Guzzanti (Berlusconi) a L' Aquila

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(CORRIERE DELLA SERA)

La parodia nel programma della Dandini che ha fatto infuriare preventivamente il governo



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martedì 29 settembre 2009

Che un giornale come Libero scelga di fare una campagna contro il canone Rai può piacere o meno (a noi non piace affatto) ma è di certo legittimo. Mentre invece è come minimo curioso, che nella prima pagina del giornale di Maurizio Belpietro in cui si inneggia alla “videorivolta”, e in cui si danno istruzioni su come “disdire il canone” appaia, sotto l’editoriale del direttore, un corsivo di Gianluigi Paragone. Se non altro perchè l’indomito cantore dei ribelli padani, a fine mese incassa un sontuoso stipendio da quella stessa azienda di cui il giornale che ha anche diretto vorrebbe la fine. Siamo andati a leggere incuriositi l’articolo - “I professionisti della caciara” - convinti che fosse una dissociazione. Non era così. Strano, perchè un po’ di “caciara”, la fa anche Paragone. Dovrebbe spiegare ai suoi colleghi che la Rai paga tanti stipendi a persone come lui, cammellate in quota centrodestra, mentre si cerca di far credere che l’ente statale, sia in mano a una pericolosa banda di cosacchi e bolscevichi. Oppure Paragone potrebbe sostenere che la Rai deve andare a fondo e che il canone non vada pagato. Ma poi, dovrebbe almeno avere la decenza di lasciare il suo (lauto) stipendio. (LUCA TELESE - IL FATTO QUOTIDIANO -)

ROMA - Polemiche dopo l'intervento di Silvio Berlusconi a Uno Mattina. "Il servilismo nei confronti di Berlusconi del Tg1 (direttore il noto Minzolini) e dei giornalisti berlusconiani ha toccato stamane un vertice indecoroso -afferma Libertà e Giustizia- Nel giorno del suo compleanno, “Uno mattina” consente al presidente del Consiglio di intervenire telefonicamente in trasmissione con un pretesto. Ecco allora Susanna Petruni (promossa sul campo vicedirettore del Tg1 per il suo sfegatato tifo pro-Cavaliere) sprofondersi in auguri per il genetliaco del papi-padrone. E allora il presidente del Consiglio, cui evidentemente non è bastata l'abbuffata a “ Porta a Porta”, replica: “ Chiamatemi più spesso, perché così mi sento meno solo”. Gli risponde entusiasta l'altro conduttore, Stefano Ziantoni: “ Siamo qui ogni mattina, questa è anche casa sua!”. E il Cavaliere: “ Vi prendo in parola”.

Viva i lecchini, viva il giornalismo in ginocchio -conclude l'associazione. "Garantito: né Petruni né Ziantoni saranno sabato alla manifestazione per la libertà d'informazione. Liberi, costoro, di pensare solo a Berlusconi. In ginocchio". (REPUBBLICA)

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lunedì 28 settembre 2009

Passaparola di Marco Travaglio (dal Blog www.beppegrillo.it)

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KABUL - Che i talebani godano dell'appoggio di una parte della popolazione locale afghana lo si sospetta da tempo, ma che anche i poliziotti possano aiutare i ribelli è un fatto del tutto nuovo. Eppure, in video choc, si vedono proprio agenti della polizia afghana fraternizzare nella provincia settentrionale di Baghlan con militanti talebani, e addirittura consegnare loro armi. Le immagini, ottenute dalla Bbc, sono state mostrate nei siti web in pashtun e persiano. L'emittente britannica sottolinea che l'episodio ha coinvolto una ventina di agenti di polizia in uniforme che si vedono addirittura mentre consegnano le loro armi ai talebani. Le immagini mostrano anche tre veicoli del tipo Ranger con cui il reparto è arrivato sul luogo dell'incontro.
NESSUNA SMENTITA DA KABUL - Pur se definito «mera propaganda» e non completo, il contenuto del video, che sarebbe stato ripreso con un telefonino, non è stato smentito dalle autorità governative a Kabul. Dopo aver precisato che l'episodio risale a cinque giorni prima delle presidenziali del 20 agosto, il portavoce del ministero dell'Interno, Zamaray Bashari, ha dichiarato alla Bbc che due degli agenti sono stati riconosciuti e sospesi dalle loro funzioni, e che è partita un'inchiesta. Bashari ha assicurato che i talebani avrebbero ripreso in modo parziale la vicenda, evitando di mostrare che c'è stato anche uno scontro. Ma in nessun momento delle riprese si vedono elementi di tensione e anzi alla fine dell'incontro gli agenti si allontanano sui loro automezzi mentre i talebani salutano con un «arrivederci». (CORRIERE DELLA SERA)

I nostri soldati in Afghanistan collaborano con la polizia locale e poi vengono trucidati per mano dei talebani armati dalla stessa polizia.
Il governo invece di indignarsi con Santoro e Annozero, provi a darci una spiegazione su quanto visto.

sabato 26 settembre 2009

LONDRA - Si dice che un'immagine vale più di mille parole, e il detto trova conferma nell'attenzione che la stampa internazionale dedica oggi alla sequenza fotografica dell'incontro tra Silvio Berlusconi e Michelle Obama nell'ambito del summit del G20 a Pittsburgh. I giornali stranieri sottolineano che mentre la first-lady americana ha baciato sulle guance tutti i leader delle maggiori poteenze mondiali, con il premier italiano si è limitata a una "apparentemente riluttante" stretta di mano, vedendo in questo una scelta ben precisa, quella di non farsi riprendere abbracciata all'uomo invischiato in uno scandalo a base di escort, la cui moglie, chiedendo il divorzio, lo ha definito come una persona "che frequenta minorenni". Non solo: i media esteri notano anche lo sguardo particolarmente serio di Barack Obama, che si trovava a metà strada fra Berlusconi e Michelle e dava l'impressione di "voler accelerare" il momento del formale saluto e spingere oltre il leader italiano. "Berlusconi è in fondo alla lista dei baci di Michelle", titola il Daily Telegraph di Londra, pubblicando l'intera sequenza fotografica e un ampio servizio a pagina 3. "Il premier italiano, noto per le sue gaffe e per essere un cacciatore di donne, si vede negare il bacio di benvenuto che la first-lady ha concesso agli altri leader del G20", recita il sottotitolo. "Mentre la signora Obama ha scambiato baci e abbracci con i Brown, i Sarkozy, i Medvedev e con Angela Merkel, ella è apparsa riluttante ad avvicinarsi troppo al signor Berlusconi", afferma l'articolo, ricordando che il premier italiano è giunto da solo al vertice perché la moglie ha chiesto il divorzio a causa degli scandali "con call-girls e modelle di biancheria intima" in cui lui è coinvolto. Il giornale rammenta anche che la propensione di Berlusconi per le gaffe ha colpito anche Barack Obama, "memorabilmente definito come giovane, bello e abbronzato" dal capo del governo italiano.
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"Michelle deve avere deciso che se una donna doveva essere fotografata abbracciata a Berlusconi, non sarebbe stata lei", scrive il Telegraph. "Una stretta di mano, impartita con la cautela di chi mette in bocca un topo morto a un coccodrillo, è tutto quello che il premier italiano ha ricevuto da lei, nonostante i suoi migliori sforzi di mettere in moto il suo charme". Il giornale nota che, nonostante Berlusconi abbia allargato le braccia in segno di ammirazione verso la first-lady, "un Obama dallo sguardo severo voleva chiaramente farlo proseguire oltre, sospingendolo con una serie di pacche sulle spalle". Anche altri organi di stampa stranieri commentano la scena della stretta di mano. "Michelle Obama è sembrata voler tenere Berlusconi a distanza", scrive l'agenzia di stampa Asian News International. "Berlusconi riceve solo una stretta di mano a distanza", scrive il quotidiano canadese National Post. "Berlusconi non è riuscito a mantenere la sua eccitazione quando è apparsa la first-lady, ma tutto quello che ha ricevuto è stata un'occhiata di disapprovazione da suo marito (Barack Obama)", scrive il britannico Daily Mirror. "Silvio Berlusconi innesca lo charme incontrando Michelle Obama, ma suo marito non sembra contento", scrive lo scozzese Daily Record. "Un gesto esagerato e inappropriato", è la definizione scelta dallo spagnolo Abc riguardo al comportamento del premier italiano. E così via. Sugli ultimi sviluppi del caso Berlusconi interviene anche il settimanale Economist, con un articolo intitolato "Il sultano e il vizir": il primo sarebbe Berlusconi e il secondo Gianfranco Fini, protagonisti della recente tensione al vertice del Pdl e di una cena di tentata riappacificazione a casa di Gianni Letta. "Il primo ministro dirige quello che il politologo Giovanni Sartori ha definito un sultanato", scrive il settimanale, "e la pazienza dei sultani verso i vizir è limitata". (ENRICO FRANCESCHINI -REPUBBLICA -)
Brutto affare le notizie, specie per chi non vi è abituato. In quattro giorni Il Fatto ne hapubblicate almeno due di un certo peso: l’indagine sul sottosegretario Gianni Letta e quella sul cosiddetto ministro della Giustizia, Angelino Alfano. In entrambi i casi gli interessati hanno replicato, com’era loro diritto. E hanno mentito, com’era loro dovere. Palazzo Chigi, di cui Letta è l’incarnazione mummificata, ha risposto che il gip di Roma ”ha definitivamente archiviato il procedimento giudicando del tutto inesistenti le ipotesi di reato formulate… La conseguente restituzione degli atti alla Procura di Potenza e la successiva trasmissione alla Procura di Lagonegro da parte della Procura generale della Cassazione nulla aggiunge al merito ed è legata a ragioni procedurali”.
Ballespaziali: i giudici di Roma hanno archiviato l’unica imputazione su cui erano competenti, l’associazione per delinquere; per le altre tre – truffa, abuso e turbativa d’asta – il Pg della Cassazione ha trasmesso gli atti alla Procura di Lagonegro perché decida se chiedere l’archiviazione o il rinvio a giudizio del ciambellano di Arcore. Se Roma avesse archiviato tutto, nessuna “ragione procedurale” avrebbe giustificato il tour del fascicolo da Roma a Potenza a Lagonegro.Ed eccoci al Guardagingilli. Indagato con il collega Raffaele Fitto per abuso d’ufficio per aver tentato di stroncare la carriera al pm barese Marco Di Napoli che indagava su Fitto, l’onorevole Angelino dice chel’indagine del Tribunale dei ministri “è un atto dovuto e trae origine da una vicenda che non mi riguarda minimamente”. Dimentica di spiegare perché mai sarebbe un atto dovuto indagare su di lui se lui non c’entra, e perché diamine si occupi di lui il Tribunale dei ministri che, come dice la parola, si occupa solo di ministri. Ma Angelino Jolie è un insigne giurista di scuola arcoriana e la sa lunga. Purtroppo gli sfuggono alcuni particolari: il suo ministero ha bloccato percinque mesi la nomina del pm Di Napoli a procuratore di Brindisi, guardacaso mentre il ministro sguinzagliava gl’ispettori contro il pm Di Napoli, che guardacaso aveva fatto rinviare a giudizio Fitto.
Tra parentesi, il Csm attende pure il via libera ministeriale alla nomina del nuovo procuratore di Lagonegro, che guardacaso dovrà occuparsi di Letta. Sono tutte coincidenze, è ovvio. Come il fatto che, in una telefonata intercettata, il procuratore di Trani dica al suo avvocato di aver appreso da Fitto che la promozione di Di Napoli non s’aveva da fare. Una cosa vera, però, Alfano la dice: ha dato il via libera per Di Napoli il 17 settembre. Già, peccato che nel frattempo avesse ricevuto l’avviso di garanzia dai pm romani: preso col sorcio in bocca, s’è affrettato a sputarlo.
Ma sentite ancora questa, che è strepitosa. Cito dalle agenzie di stampa e dai siti dei giornali di ieri: “Starebbe andando verso l'archiviazione la vicenda giudiziaria che vede indagato il ministro Alfano dalla Procura di Roma” che, “secondo quanto si è appreso,dovrebbe chiedere l'archiviazione”.
E’ un po’singolare che la Procura di Roma “faccia sapere” o consenta di “apprendere” notizie segrete che per giunta notizie non sono: non è stata chiesta l’archiviazione, ma sarà o potrebbe essere chiesta. Mentre ancora si fanno (o si dovrebbero fare) le indagini, già se ne anticipa la conclusione. Così chi indaga non si dà troppo da fare. E’ un’usanza esclusiva della Procura di Roma, e solo quando sono indagati Berlusconi e i suoi cari. Infatti nessuno protesta per la violazione del segreto né contro le toghe rosse. Anche perché queste, semmai, sono azzurre. (MARCO TRAVAGLIO - IL FATTO QUOTIDIANO -)
Il problema ora è cosa resterà dopo Brunetta. È bastata un’estate per capire che il ministro che aveva fatto sognare il Popolo della libertà, il vendicatore dell’Italia che lavora (di destra) contro l’Italia che ruba lo stipendio (di sinistra) aveva promesso troppo. Ricordate? Licenzieremo i fannulloni.Taglieremo consulenti e portaborse.Ridurremo le assenze per malattia. L’Italia parlava dell’effetto Brunetta come certe mamme evocano l’Uomo nero, la parola magica che avrebbe guarito una delle malattie storiche del paese.E infatti al congresso del partito il più applaudito era stato lui, il ministro pirotecnico che aveva dimostrato di conoscere bene certe comprensibili pulsioni dell’italiano medio: le frustrazioni davanti allo sportello dell’ufficio pubblico, l’ invidia per chi ha un lavoro garantito, l’insofferenza verso ritardi e inefficienze, la voglia di una meritocrazia che premia se stessi e punisce gli altri.E invece niente. Ieri abbiamo saputo che in luglio il governo ha abrogato (in silenzio) alcune norme anti-fannulloni, come quelle sulle visite fiscali. Non solo. Si è scoperto che le assenze per malattia si sono ridotte del 10 per cento, non del 30-40 e che la spesa per consulenze nella pubblica amministrazione è aumentata in un anno del 13,49 per cento. La trasparenza non paga. Qualche giorno fa il ministero di Brunetta ha reso noti i risultati dei primi cinque mesi di sperimentazione degli emoticon, le faccette con le quali il cittadino post-Bunetta può votare sui servizi pubblici. Bene, i livelli di soddisfazione sarebbero all’88 per cento allo sportello, all’86 al telefono e al 77 via web.Qualcuno in Italia può pensare che sia davvero così? Che la stragrande maggioranza dei cittadini sia così soddisfatta degli uffici pubblici? Che un anno di Brunetta abbia fatto il miracolo? Il problema è che quando le rivoluzioni falliscono resta la disillusione, non la speranza. Quando i fuochi d’artificio scoppiano resta il fumo, non i colori. Ora chi lo va a spiegare agli statali che devono lavorare di più e meglio e agli italiani che la pubblica amministrazione può cambiare davvero, nonostante Brunetta ? (GIOVANNI COCCONI - EUROPA -)

venerdì 25 settembre 2009

419 video di Grillo cancellati da You Tube

Durante la notte YouTube ha disattivato TUTTI i video pubblicati da questo blog. 419 video, spesso di denunce, di fatti mai visti in televisione o sui giornali. Visualizzati per 52.296.387 volte. Il secondo canale italiano di informazione su YouTube dopo la RAI.
Il motivo dell'oscuramento è stato comunicato da YouTube in una mail:
"Caro utente,
Con questo messaggio ti informiamo del fatto che abbiamo rimosso o reso inaccessibile il seguente materiale, a seguito di una segnalazione da parte di CBS, che ritiene che questo materiale viola il copyright:
Obama da David Letterman:
http://www.youtube.com/watch?v=CSX3DNHq-iU
Tieni presente che la ripetuta violazione del copyright ha come conseguenza la cancellazione del tuo account e di tutti i video caricati tramite l'account stesso. ...
Cordiali saluti,
YouTube, Inc."
A pensar male si fa peccato, ma verso mezzogiorno erano ancora presenti in Rete 2.230 link a video cercati con le parole Letterman Obama. Perché non sono stati oscurati? Perché non sono stati rimossi gli account?
Questa decisione di YouTube procura al blog un danno enorme, tutti i video di Travaglio, i Grillo 168, le inchieste sulle morti in carcere, i Vday. Tutto rimosso.
La decisione è incomprensibile. Il video in questione è un estratto di circa due minuti di un'intervista di David Letterman a Obama. E' stato tradotto in italiano per sottolineare le diversità tra l'Italia e gli Stati Uniti. Tra Letterman e Vespa. Era una pubblicità al: "David Letterman Show". Un programma impensabile in Italia, al 73esimo posto per la libertà di informazione. Veniva intervistato Obama, l'uomo più pubblico del mondo sul quale non c'è ancora il copyright. O forse Obama è di proprietà della CBS e dei suoi inserzionisti pubblicitari?
I video rimossi saranno caricati nei prossimi giorni su un'altra piattaforma, Vimeo.Vi chiedo di inviare una mail da parte mia a David Letterman per informarlo dell'operato della CBS e di YouTube. Loro non si arrenderanno mai (ma gli conviene?). Noi neppure.
Invia un messaggio a David Letterman.
Scrivi sulla bacheca Facebook del "Late Show with David Letterman".

Testo:
"Dear David Letterman,
CBS has asked YouTube to remove a video published by Beppe Grillo related to your interview to the president Obama because of infringment of copyright.
The result is that all the 419 video published and linked on the first Italian blog (www.beppegrillo.it) have been removed.
The video had been subtitled into Italian to underline the freedom of the information in the USA.
I ask your intervention on Cbs to eliminate its request.
Italy is 73rd on the rank for freedom of the information. Help us not to worsen.

Regards." (www.beppegrillo.it)


Fatto.


*** AGGIORNAMENTO ***ore 17:12 - Grazie alle migliaia di messaggi che avete inviato, la segnalazione di violazione del copyright è stata ritirata e l'account Youtube "staffgrillo" è nuovamente operativo. Grazie a tutti! (www.beppegrillo.it)

Lettera a Filippo Facci

Egregio Dott. Facci,
credo abbia già letto l’articolo di Renato Farina sul Giornale di oggi dal titolo “Annozero mette alla gogna il Giornale Per Santoro abuso di servizio pubblico”.
Riporto le ultime parole dell’articolo che la riguardano, dopo il suo intervento alla trasmissione Annozero
“Facci a 42 anni hai il problema di dover parlar male della Carfagna e di non riuscirci (e così riesce a sparlarne senza fornire un solo motivo, senza che lei possa difendersi), e tutti molto, molto preoccupati di questo spaventoso problema di Facci.”
Allora, e senza nessun spirito di polemica, quando questo blog, molto modestamente, qualche tempo fa sosteneva che in una determinata redazione di un quotidiano albergano “servi a libro paga” e dalla quale lei si è allontanato, non credo dicesse una sciocchezza, specialmente dopo le sue dichiarazioni in trasmissione che mi hanno lasciato letteralmente a bocca aperta.
Con stima e rispetto nonostante poche volte condivida i suoi articoli.


ROMA - Dopo Berlusconi la Carfagna. Anche il ministro delle Pari Opportunità ha deciso, a oltre un anno di distanza dai fatti, di citare in giudizio la Repubblica. Gli articoli oggetto dell'azione civile di risarcimento sono due, uno del 9 luglio del 2008, ovvero il resoconto del "No Cav Day", compreso il comizio di Sabina Guzzanti, e un altro del 6 agosto scorso, che riassume quanto riportato dai giornali stranieri sull'inchiesta di Bari. "L'autore dell'articolo del 9 luglio 2008 - scrive l'avvocato Federica Mondani - ritiene di dover riportare testualmente le frasi "osteria delle ministre... se a letto sei un portento figuriamoci in Parlamento". "... Non può diventare ministro una che gli ha succhiato l'uccello", riferendosi evidentemente al presidente del Consiglio". Nel secondo articolo il legale della Carfagna contesta un'altra frase, che il giornalista riportava dal Nouvel Observateur: "Un ipotetico nastro... nel quale Mara Carfagna (amante quasi ufficiale) e Maria Stella Gelmini (le due sono definite bimbe) addirittura si interrogano reciprocamente per sapere come soddisfare al meglio il primo ministro, evocano le iniezioni che deve farsi prima di ogni rapporto". Secondo l'avvocato si tratta di "parole talmente offensive della reputazione e della dignità di un personaggio politico con incarico istituzionale", che "non trovano precedenti nel nostro paese". Il legale insiste innumerevoli volte sullo stesso tasto: "Le espressioni "succhiato l'uccello", "amante quasi ufficiale", "come soddisfare il primo ministro" e "evocano le iniezioni che deve farsi prima di ogni rapporto" hanno travalicato il limite della continenza".

"Le locuzioni suggeriscono il riferimento all'attività, data per certa, di "concessione" del ministro", mentre la fonte sarebbe rappresentata "da un lato dai contenuti blasfemi di un aspirante comico (nella fattispecie Sig. ra Sabina Guzzanti) e dall'altra dall'articolo di un giornale estero che richiama una presunta, mai esistita, "registrazione"". Quindi il legale si lancia in una "umile riflessione a sfondo giuridico", ovvero "se l'argomento intercettazioni a sfondo sesso-volgare siano davvero di "interesse pubblico" o se piuttosto i quotidiani, anche per una crescente crisi del settore, rifondino speranze nel trarre beneficio quando i medesimi argomenti diventino di "interesse del pubblico"". Insomma, la stampa si occuperebbe di queste vicende solo per vendere più copie. L'avvocato della Carfagna, nella lunga citazione, sottopone al tribunale anche il presunto "danno" arrecato al ministro. La "ricezione dell'insulto a livello popolare" avrebbe infatti implicato la possibilità "per l'On. Ministro di aver perduto connotati politici di stima e carisma oltreché la capacità di proselitismo". La Carfagna denuncia "una notevole flessione negativa" nei sondaggi e pretende nei suoi confronti quel "diritto all'oblio di cui ciascun soggetto pubblico gode". Poi, oltre al "danno morale", l'avvocato elenca il presunto danno biologico: "In seguito alla lettura degli articoli imputati il Ministro Carfagna registrava anche sofferenze fisiche che portavano la stessa a perdere peso e a soffrire di insonnia e forti emicranie". C'è di più: "Il Ministro si è trovato nella condizione di dover evitare interviste al fine di non dare ulteriore eco alle false notizie". E, per questo, la Carfagna chiede in totale ai giornalisti e all'editore di Repubblica 900 mila euro. Nulla invece, a quanto risulta, chiede al Foglio di Giuliano Ferrara, che pubblicò insieme le stesse invettive di Sabina Guzzanti. (REPUBBLICA)

E ci meravigliamo che il Foglio è rimasto immune dalle ire della ministra ?

Travaglio va in onda come un ospite “abusivo” di Annozero: "se si comporterà bene”, pensa Masi, "magari gli firmerò il contratto per le prossime puntate,.. con clausola risolutiva espressa". Il punto non è l’esito ma l’esistenza della querelle su Travaglio. Soltanto per la puntata del 15 settembre di Porta a Porta è stata stimata una perdita superiore ai 500 mila euro, qualcuno afferma anche oltre il milione. Le responsabilità di questo autolesionismo mediatico, volutamente causato o frutto di negligenza che sia, deve essere vagliato da un tribunale per accertarne le responsabilità della dirigenza Rai. Se Mediaset voleva disfarsi della concorrenza ed accaparrarsi audience e soldi pubblicitari questo Cavallo di Troia con Masi & Co. a Viale Mazzini sta svolgendo egregiamente il compito assegnato.I disoccupati crescono esponenzialmente, 400 mila in più negli ultimi tre mesi, l’erario si presenta a casa loro per incassare il canone Rai che in parte finisce nelle tasche di gente come Masi. Tra lui, Minzolini e Vespa non saprei scegliere chi dei tre brilla per maggior faziosità e servilismo politico. Il trio è la trasposizione della trilogia cinematografica horror: “Le Tre Madri” del regista Dario Argento applicata all’informazione. Dove passano loro crolla lo share, non crescono più talenti e si perdono soldi. La triade deve essere radiata dalla televisione pubblica poiché affetta dal “vizietto”, un insano comportamento con sfumature da delirio di onnipotenza, per cui le tivvù di Stato sono uno strumento di cui disporre per fini politici a dispetto dei contribuenti più che un bene pubblico di cui hanno la responsabilità transitoria della buona gestione. Con il “vizietto” si spiegano le decisioni della dirigenza Masi che preme per cancellare programmi di punta, rimandarne l’avvio o boicottarli togliendo l’assistenza legale alle redazioni. E nel frattempo i dirigenti Rai bruciano milioni di euro pubblici mentre il suo CdA “bipartisan” rimane a guardare. In regia Confalonieri e Berlusconi si fregano le mani e riempiono i conti di società off-shore. Tra qualche mese non ci sarà bisogno di invitare i contribuenti a dare disdetta del canone RAI, ci penseranno da soli schifati da questo teatrino e la responsabilità di questo degrado sarà ancora una volta politica e delle sue logiche spartitorie.Nel nostro programma di governo, presentato a Vasto, il tema dell’informazione viene trattato ed affrontato in modo esaustivo e risolutivo rispetto la situazione attuale estremamente degradata. Se solo applicassimo la metà delle soluzioni proposte dall’Italia dei Valori in tema di informazione non saremmo certamente al 47mo posto per libertà di stampa al mondo e non avremmo una televisione pubblica tappeto verde del gioco d’azzardo di politici senza scrupoli. (www.antoniodipietro.it)

giovedì 24 settembre 2009

ROMA - Offendere qualcuno durante un reality? Non è reato. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, respingendo la domanda di risarcimento danni avanzata da Franco Mancini, concorrente di Survivor (reality andato in onda in Italia nel 2001 in una sola edizione). Un avversario lo aveva definito "pedofilo" per il corteggiamento a una concorrente molto più giovane. Ma l'epiteto non costituisce offesa nell'ambito di simili programmi che, secondo la sentenza della Cassazione, "hanno la caratteristica di sollecitare il contrasto verbale tra i partecipanti" e i concorrenti ne sono perfettamente consapevoli. Già la Corte d'appello di Roma, nel giugno 2008, aveva respinto un primo ricorso di Mancini, dopo il "no" al risarcimento pronunciato dal Tribunale di Rieti. Inutile quindi la richiesta dei danni al concorrente che lo aveva offeso, Samuele Saragoni, e a Stefano Maniaghi, responsabile del controllo su Survivor per conto di RTI spa. Mancini ha sostenuto davanti alla Suprema Corte che l'epiteto di pedofilo era offensivo anche se pronunciato scherzosamente, e si è lamentato del fatto che, dato che il programma era trasmesso in differita, si sarebbe potuta tagliare la sequenza incriminata. La sentenza. La Cassazione ha convalidato il respingimento del ricorso, spiegando che non è stata commessa alcuna diffamazione. Per la Suprema Corte, infatti, bisogna "avere riguardo del contesto in cui l'espressione è inserita". E quello dei reality show è un ambiente "la cui caratteristica era quella di sollecitare il contrasto verbale tra i partecipanti", e ai concorrenti questa caratteristica "non poteva sfuggire". Per questi motivi, dunque, è "irrilevante" la richiesta di tagliare la scena, visto che non c'è stata nessuna offesa. Quanto alle lamentele di Mancini di subire "pesanti sfottò" da parte di amici e conoscenti per via di quella parola, la Cassazione le mette a tacere così: "Si tratta di una conseguenza della notorietà volontariamente acquisita con la partecipazione a quella trasmissione, nonché della naturale tendenza del pubblico all'imitazione di quanto apparso in televisione". (REPUBBLICA)


Di conseguenza i reality diventeranno una zona franca. Ma non è opportuno eliminare dalla tv queste schifezze ?

mercoledì 23 settembre 2009

Ecco il comunicato di Palazzo Chigi sull'articolo di oggi che riporta la notizia dell'indagine su Gianni Letta e il controcomunicato del direttore de "Il fatto".

ROMA, 23 SET - "In data 11 agosto 2009 il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Roma, su conforme richiesta della Procura della Repubblica, ha definitivamente archiviato il procedimento a carico del Sottosegretario Gianni Letta giudicando del tutto inesistenti le ipotesi di reato formulate". E’ quanto precisa la presidenza del Consiglio in relazione alle indiscrezioni pubblicate stamane sul primo numero de "Il Fatto Quotidianò. Il quotidiano fa riferimento ad una indagine riguardante il sottosegretario relativa ai centri di accoglienza per gli immigrati extracomunitari. Secondo quanto scritto nell’articolo la Cassazione avrebbe inviato un fascicolo che lo riguarda al magistrato di Lagonegro, in Basilicata. "Dal complesso degli atti esaminati - precisa la nota di Palazzo Chigi- si legge a pagina 2 del provvedimento, non emerge alcun elemento relativo alla sussistenza degli estremi richiesti dalla giurisprudenza per la sussistenza del delitto di cui all’Art. 416 c.p.". Per quanto riguarda poi il presunto abuso d’ufficio, a pagina 4 dello stesso provvedimento, si legge testualmente: "l'ipotesi di reato prospettata dalla P.G. appare, pertanto, destituita di ogni fondamento". La stessa identica conclusione per le altre supposte ipotesi di reato. La "conseguente restituzione degli atti" alla procura di Potenza e la successiva trasmissione alla procura di Lagonegro da parte della Procura Generale della Cassazione nulla aggiunge al merito ed è legata a ragioni procedurali. Non è neppure vero che la notizia fosse inedita e che del fatto non si siano occupati gli atri giornali. Valga per tutti la Repubblica del 4 aprile 2009.




La direzione de Il Fatto Quotidiano, in relazione alla nota diffusa da Palazzo Chigi precisa che la richiesta di trasmissione degli atti alla Procura di Lagonegro da parte del Procuratore Generale della Cassazione è stata messa a disposizione dei lettori sul sito internet del quotidiano: www.ilfattoquotidiano.it. Nel provvedimento pubblicato on line si legge che: "si registra una radicale divergenza di opinioni fra il pm di Potenza e il pm di Roma. Il pm di Potenza ...ritiene concretamente ipotizzabili alcuni reati fine (323,353,640 bis)", cioé abuso d'ufficio, turbativa e truffa. Mentre la Procura di Roma non li ritiene configurabili per varie ragioni. La Procura generale della Cassazione stabilisce che nessuna delle due procure è competente e invia il fascicolo a Potenza perché lo giri a Lagonegro. E aggiunge che "la definizione della competenza allo stato attuale non preclude e anzi sollecita lo svolgimento di opportune indagini". Pertanto la direzione de "Il fatto" conferma che: 1) Gianni Letta è indagato per abuso d'ufficio, truffa e turbativa. 2) I magistrati di Roma non hano alcuna competenza ad occuparsi dell'indagine sui reati suddetti; 3) La Procura di Lagonegro è stata stimolata a svolgere "opportune indagini" sui presunti reati di abuso, truffa e turbativa descritti nell'articolo odierno de "Il Fatto". 4) I presunti reati del sottosegretario Letta non sono quindi stati oggetto di archiviazione nè a Roma nè altrove. (L'ANTEFATTO)
Il comitato, con tanto di sito internet e presidente onorario (il professor Antonino Zichichi) c’era già. L’obiettivo è di quelli ambiziosi: far vincere ad un italiano, dopo 92 anni, il premio Nobel per la pace. Il candidato, però, non è un italiano qualsiasi, ma il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.
Per convincere la giuria, ora, il comitato ha anche composto ad hoc una canzone, “La pace può”. Scopo del pezzo, ricordare alla giuria svedese i meriti del premier, per esempio la gestione del terremoto dell’Aquila: «L’Abruzzo si risveglia incredulo, la neve e il sole che s’incontrano e la tua mano è qua».
Pazienza se l’arrangiamento è un po’ fiacco e la melodia già sentita. Il messaggio che i fan di Berlusconi vogliono far passare è un altro: «Siamo qui per te, cuore e anima, un Nobel di pace, Silvio grande è. Siamo qui per te, coro unanime, un’unica voce, Silvio Silvio grande è».
Stavolta, a differenza delle collaborazioni con Mariano Apicella, il premier non ha contribuito alla creazione. Al contrario, la canzone, scritta da Loriana Lana e interpretata insieme al tenore Sergio Panajia è una sorpresa per compleanno del presidente (73 anni il il 29 settembre).
Il brano, che segue di pochi mesi la marcetta «Silvio forever», sarà l’inno ufficiale del comitato «Silvio per il Nobel», che da mesi raccoglie sottoscrizioni per la candidatura del presidente del Consiglio al prestigioso premio di Stoccolma nel febbraio 2010.
L’ultimo italiano a riuscire nell’impresa era stato, nel 1907, il giornalista e patriota Ernesto Teodoro Moneta. (BLITZ QUOTIDIANO)

Nel nostro paese dove nessuno si indigna più di tanto di fronte al giornaliero degrado della politica e dei suoi attori, anche questa iniziativa trova campo libero. All’estero invece staranno già piegandosi dalle risate.

ROMA - «Ministro Brunetta hai offeso gli italiani, vattene!». È questo lo slogan che ha accompagnato stamattina, la protesta dell'associazione Radici, che in piazza San Giovanni, ha portato un camion pubblicitario con l'esplicito invito, diretto appunto al ministro della Pubblica amministrazione, di dimettersi. «A nome degli impiegati fannulloni, degli studenti guerriglieri, dei poliziotti panzoni, della sinistra golpista e degli italiani che non ti sopportano più: Brunetta te potesse pijà un colpo....a te no allo Stato», è lo slogan affisso, a carattere cubitali, sul camion.
LA MOTIVAZIONE - «Era doveroso da parte nostra - spiega Andrea Mosetti, di Radici - intervenire per condannare la condotta del ministro Brunetta, il quale ha offeso importanti categorie sociali ma anche tutta quella parte di cittadini che si riconoscono nella sinistra e partecipa alla sua attività». «Vorremmo ricordare che un componente di un Governo della Repubblica ha l'obbligo di rappresentare tutti e non ha il diritto di diffamare interi settori della popolazione, con il rischio, oltretutto, di avviare fenomeni di vero e proprio linciaggio», spiegano ancora i ragazzi dell'associazione. «Chiediamo le dimissioni di Brunetta - afferma l'ex consigliere comunale Luigi di Cesare - e ci riserviamo di procedere con una denuncia per diffamazione nei suoi confronti. Chiediamo, infine, al capo della Stato di intervenire per mettere fine a queste dichiarazioni offensive ai danni degli italiani». (CORRIERE DELLA SERA)

martedì 22 settembre 2009

Oggi ho trascorso una giornata diplomatica. In una ambasciata che non dico con diplomatici e altri diplomatici. Mi è stata data dunque notizia che la Chiesa, dopo aver a lungo dibattuto, sembra orientata a far mancare il suo appoggio al presidente del Consiglio per i suoi comportamenti privati e pubblici e per la vicenda Boffo. La novità è che non solo la Cei, ma lo stesso papa Ratzinger dice di aver superato la soglia del sostenibile. Nel frattempo l’appoggio internazionale e non soltanto americano, viene meno ogni giorno di più. Israele non ha digerito il sostegno italiano alla nomina di un razzista egiziano alla presidenza dell’Unesco. I rapporti personali e privati, nonché pubblici ed economici con Putin sono al centro del problema, per una catena di gravi questioni legate alla natura strategica del problema energetico: nessuno vuole un’Europa sulla quale la Russia abbia “potere di rubinetto”. Energie differenziate, sì. Russa compresa. Ma preminenza di quella russa al punto da mettere l’Europa, oltre l’Italia, alla mercé di Mosca, questo no. Obama ha fatto una grande concessione ai russi sui missili antimissile in Polonia e Cecoslovacchia, ma la Casa Bianca e il Dipartimento di Stato manifestano una inquietudine che non dipende dagli “interessi” americani, ma da una questione di sicurezza.
La Chiesa da parte sua ha deciso di non ingoiare il rospo e reagire. Il combinato disposto, unito alle possibili prospettive della sentenza della Corte Costituzionale, apre nuovi e gravi scenari. La possibile fusione di una parte del Pdl (non solo ex AD) con Udc, Rutelli, Fini e, fuori, il nuovo soggetto di Luca di Montezemolo preannuncia un laboratorio in fieri.
Proviamo a discuterne senza ficcarci le dita negli occhi, per favore.
Oggi avevo deciso di non rivelare le mie informazioni diplomatiche, ma quando ho visto la dichiarazione di Bagnansco ho capito che il dado era tratto. Si parla di un fin de recevour per la fine dell’anno. (PAOLO GUZZANTI - www.paologuzzanti.it)

L'esperta

video

Corriere della Sera

La improbabile esperta poteva almeno cliccare su You Tube e visionare qualche video dei Muse prima di naufragare in questa brutta figura. Carognesco l'agguato della band che comunque ha incassato il cachet e si è fatta beffe dell'ospitalità ricevuta.

lunedì 21 settembre 2009

PARIGI, 21 settembre 2009 - Il Consiglio Mondiale della Fia riunitosi oggi a Parigi ha deciso di sospendere per due anni con la condizionale la scuderia Renault e di radiare l'ex team manager Flavio Briatore per il caso del falso incidente a Piquet jr. al GP di Singapore 2008. Squalifica di cinque anni invece per il direttore tecnico Pat Symonds, anche lui già dimessosi dall'incarico. Fernando Alonso, l'altro pilota Renault che "beneficiò" del falso incidente, è stato prosciolto da qualsiasi accusa.

Falso incidente — Il Consiglio Mondiale - si legge nel comunicato della Fia - ha deciso di radiare a tempo indeterminato Flavio Briatore da ogni evento legato alla F.1 per il suo coinvolgimento nel caso del falso incidente di Piquet Junior. L'ex capo ingegnere della Renault Pat Symonds è invece stato squalificato per cinque anni, mentre per quanto riguarda Piquet la federazione ha confermato l'immunità da sanzioni per la sua collaborazione. Sempre la Fia - aggiunge il comunicato - ha ringraziato per la sua cooperazione Fernando Alonso, "in alcun modo coinvolto" nella vicenda del falso incidente al GP di Singapore 2008". La squalifica inflitta dalla Fia alla Renault non diventerà comunque effettiva a meno che in questi due anni la scuderia non sarà coinvolta nuovamente in casi simili. La Federazione internazionale ha infatti concesso alcune attenuanti alla scuderia per aver collaborato con la Fia e per aver individuato i responsabili.

La sentenza — Il Consiglio mondiale Fia ha stabilito che "i membri del team Renault di Formula 1 Flavio Briatore, Pat Symonds e Nelson Piquet jr hanno cospirato per provocare un incidente deliberatamente al GP di Singapore 2008". Questo il punto chiave della sentenza pronunciata oggi a carico del team. Il Consiglio, si legge ancora, "ritiene che le infrazioni Renault nel Gran Premio di Singapore 2008 siano state di una gravità senza precedenti. La Renault non soltanto ha compromesso l'integrità dello sport ma ha anche messo in pericolo la vita degli spettatori, dei funzionari, di altri concorrenti e dello stesso Nelson Piquet jr. Il Consiglio mondiale ritiene che violazioni di questa gravità meritino una squalifica a tempo indeterminato dal campionato del mondo Fia. Tuttavia, considerate le circostanze attenuanti e in particolare i passi intrapresi dalla Renault per identificare e assegnare la responsabilità delle violazioni all'interno del suo team e condannare le persone coinvolte, il Consiglio ha deciso di sospendere la Renault fino alla fine della stagione 2011. Il Consiglio renderà attiva questa squalifica se la Renault sarà trovata colpevole di un'altra violazione del genere durante questo periodo".

BRIATORE — Quanto alle persone coinvolte, il Consiglio "dichiara che il signor Briatore, per un periodo di tempo illimitato, non dovrà partecipare ad alcun evento internazionale, campionato, coppa, trofeo o altro in qualsiasi veste" e "non concederà alcuna licenza a nessun team o altra entità che dovesse ingaggiare Briatore in qualsiasi ruolo. Dà anche istruzione a tutti i funzionari prEsenti agli eventi Fia di non consentire a Briatore l'accesso a nessuna area sotto la giurisdizione Fia. Inoltre, non intende rinnovare nessuna licenza a piloti associati con Briatore o ad altra entità o persona che lo siano".

Parla MAX — "La Formula 1 esce piuttosto bene da questa vicenda, perché abbiamo dimostrato di aver eliminato le persone responsabili": questo il primo commento del presidente della Fia, Max Mosley, con i giornalisti dopo la decisione del Consiglio mondiale. "Briatore? peccato perché è stato per più di 20 anni al più alto livello dello sport automobilistico - ha detto ancora Mosley - è triste vedere una carriera finire così. Ma cos'altro potevamo fare? Il problema di Briatore - ha aggiunto - è che ha sempre negato e ha continuato a negare anche quando il suo coinvolgimento è diventato evidente". Il presidente della Renault Bernard Rey ha invece così commentato la decisione della Fia: "Siamo molto tristi ma oggi accettiamo totalmente questa decisione e ci scusiamo con l'intera comunità della F.1 in relazione a questo inaccettabile comportamento".
(LA GAZZETTA DELLO SPORT)


Da calciopoli a formulopoli ! Poco male, ora Briatore potrà dedicarsi a preparare cocktails al Billionaire.

Passaparola di Marco Travaglio (dal Blog www.beppegrillo.it)

Il delirio della legge - Marco Travaglio from Beppe Grillo on Vimeo.

Appena deflagrò lo scandalo delle ragazze a tassametro chez Berlusconi, si cominciò a scommettere su quale leader del Pd si sarebbe precipitato questa volta in soccorso del Cavaliere. Pochi, in ossequio al principio dell'alternanza, puntavano sul solito D'Alema, che già aveva dato tanto alla causa berlusconiana (i 20 milioni in nero presi da un imprenditore malavitoso, la 'merchant bank' del caso Telecom, la Bicamerale, le bombe sulla Serbia, il pellegrinaggio a Mediaset "grande risorsa del Paese", il ribaltone anti-Prodi). Invece, con una prontezza inversamente proporzionale alla fantasia, l'ottimo Max s'è confermato una garanzia. Per il centrodestra. La cena elettorale a Bari pagata dal pappone ufficiale di Palazzo Grazioli, Giampi Tarantini, e il viaggetto sulla di lui barca non sono paragonabili a quanto emerge sul conto del premier. Ma consentono agli house organ azzurri di intonare il 'così fan tutti'. E dire che era stato proprio il Tafazzi baffuto, con l'aria di chi la sa lunga, ad anticipare in tv lo scandalo barese con la famosa 'scossa' annunciata all'Annunziata. Una mossa machiavellica, visto quel che si è scoperto dopo: una sorta di Bicamerale a ore, un giro di squillo che nei giorni pari prestavano servizio a casa Berlusconi e, in quelli dispari, in un appartamentino affittato dal dalemiano Sandro Frisullo, allora vicepresidente della giunta Vendola. Dopo giorni passati a negare ("Mai conosciuto Tarantini") e a insinuare ("È un'inchiesta di cui non si capisce granché"), quando s'è capito fin troppo, D'Alema ha dovuto ammettere che qualcosa nella sua regione non ha funzionato. Ma battendo il mea culpa sul petto altrui: di Frisullo e degli altri 'amici' beccati a "frequentare gli stessi amici di Berlusconi". Poi, alla festa della Giovine Italia, se n'è uscito con un imbarazzante sexy-calcolo: Berlusconi 18 incontri con 30 ragazze, noi molto meno. Cioè: lui è peggio di noi. Elettori in delirio. Ora, la prima qualità di un leader è quella di sapersi scegliere i collaboratori. D'Alema ne azzecca pochini. Il suo braccio destro è Nicola Latorre, quello che passava i pizzini al berlusconiano Bocchino in diretta tv, quello sorpreso nel 2005 dai giudici di Milano a trescare al telefono non solo con Giovanni Consorte, ma anche con Stefano Ricucci, quello che il 4 agosto proclamava sul 'Corriere' "in Puglia nessuna questione morale". Un'altra celebre scoperta del talent scout di Gallipoli è Claudio Velardi, già portavoce a Palazzo Chigi, poi lobbista dai multiformi clienti, infine assessore di Bassolino e 'curatore dell'immagine' di Alfredo Romeo, arrestato per tangenti a Napoli. E l'assessore pugliese alla Sanità Alberto Tedesco, ex Psi, ora indagato per corruzione e cacciato da Vendola dunque promosso senatore, l'aveva imposto Max. Resta solo da capire cos'altro debba combinare un leader del Pd per essere accompagnato alla porta. A parte battere Berlusconi due volte su due e chiamarsi Romano Prodi. (MARCO TRAVAGLIO – www.voglioscendere.ilcannocchiale.it)

sabato 19 settembre 2009

«I blog sono come la birra fat­ta in casa. Chiunque può pro­durli », scriveva due anni fa Glenn Rey­nolds, tra i pionieri delle nuove distille­rie digitali. Con bassi investimenti e al­ta tecnologia, Un esercito di Davide (il titolo del suo libro) si è messo in mar­cia per conquistare pubblico e terreno pubblicitario ai danni dei giganti tradi­zionali.
Democratizzazione e de­centralizzazione sono sta­te per anni le parole d’ac­cesso e la promessa dei web-profeti. «È andata davvero così?», si chiede l ’Atlantic Monthly . Che fa notare l’emergere del blog­ger professionista, sempre più dipendente (e stipen­diato) dai Golia che era nato per contra­stare. La rivista americana ricorda la pa­rabola di Ezra Klein, da urlatore solita­rio a oratore per il Washington Post . O l’evoluzione di Ross Douthat, da Internet alla pagina degli editoriali del New York Times.
Tra i cinquanta blog più visitati della classifica stilata da Technorati, gli auto­ri auto-prodotti sono rimasti pochi e riuscire a raggiungere i vertici è diven­tato sempre più difficile, perché i gran­di nomi e i grandi marchi attirano e mo­nopolizzano il traffico online. Aol da so­la è proprietaria di ventisette blog sui primi cento della lista. Gli altri finisco­no impolverati: il 94 per cento dei siti personali rilevati nel 2008 è stato chiu­so o abbandonato.
Anche in Italia i blog più seguiti e discussi sono rilanciati e inglobati dai portali di testate Golia o so­no l’emanazione di nomi già noti (grazie ai vecchi media). Piovono rane — in testa secondo Blogba­bel — è curato da Alessan­dro Gilioli, giornalista de L’espresso . Nei primi dieci posti ci so­no Beppe Grillo e Voglioscendere del trio Corrias-Gomez-Travaglio. Da demo­cratico e decentrato, l’universo web co­mincia ad assomigliare al mondo di qua, dove tanti parlano e pochi hanno la possibilità di farsi sentire. (DAVIDE FRATTINI - CORRIERE DELLA SERA -)

mercoledì 16 settembre 2009

Le foto delle nuove case di Onna




Esclusiva di Mamma!

Fregato Bruno Vespa. prima di Porta a Porta Mamma! è in grado di mostrarvi le prime villette consegnate, complete di comfort e supervisionate dal premier. (www.mamma.am/mamma/index.html)


Non solo in politica ci sono i farabutti. Non solo nella stampa ci sono i farabutti. Non solo in tivù ci sono i farabutti. Silvio Berlusconi e il fido servitore Bruno Vespa si sono accorti ieri sera che moltissimi italiani sono farabutti e non hanno più intenzione di farsi fregare. Un misto di minacce, intimidazioni, insulti e menzogne, questo è stato lo spettacolo indegno di ieri sera a Porta a Porta, dove il capo del governo è corso a prendersi i meriti di altri, a inaugurare casette per terremotati pagate da altri e costruite da altri. E naturalmente, secondo il suo stile, a insultare gli avversari e a mentire. Dopo aver preteso e ottenuto lo spostamento di una trasmissione concorrente (Ballarò) e dopo aver ordinato lo slittamento di una trasmissione sua (Matrix), la coppia diabolica Bruno-Silvio ha fatto una solenne figura di merda: 13,47 per cento in prima serata su Raiuno. Appena 3.219.000 spettatori, molti dei quali orripilati da quello spettacolo indegno. Uno share con cui qualunque altro programma sarebbe chiuso e cacciato a calci nel culo (la media di Porta a Porta in prima serata è del 18,30 per cento). Un vero disastro. La gente ha preferito guardare Garko su Canale Cinque (5.750.000 spettatori, 22,61 di share), che almeno non è asfaltato in testa, mente un po’ di meno, è alto e non insulta la gente. Ora due semplici domande:1) Possiamo permetterci di avere un premier che va in giro a dire di avere un gradimento del 70 per cento e poi in prima serata senza concorrenza (perché viene chiusa) fa solo io 13? Dove è finito il 57 per cento di italiani che manca all’appello?2) Possiamo permetterci (con i nostri soldi) di pagare 1.187.000 (un-milione-cento-ottasette-mila) euro all’anno un conduttore che non sa fare le domande e che fa ascolti tanto mediocri che chiunque li facesse a Raiuno in prima serata sarebbe cacciato?

Nella foto, Bruno Vespa in atteggiamento di professionale distacco accanto al capo del governo, che è anche l’editore dei suoi libri, che è anche il suo editore a Panorama, che è anche il padrone delle tivù concorrenti, che è anche quello che nomina i vertici di Raiuno, che è anche quello che dice che in Italia c’è molta libertà di stampa. (ALESSANDRO ROBECCHI - MICROMEGA -)
Visto che ormai nelle trasmissioni dove interviene il Presidente del Consiglio si registra una debacle, un netto crollo degli ascolti, ritengo che Silvio Berlusconi debba apparire e danneggiare le sue televisioni, e non quelle del servizio pubblico.
Mentre Vespa raccatta un umile 13,47% di share, Mediaset si frega le mani con gli incassi pubblicitari dei suoi canali che accolgono i fuggiaschi delle reti Rai. E così ci si ritrova nella grottesca situazione di un Presidente del Consiglio che per favorire le sue aziende danneggia la Rai. Insomma, mentre i contribuenti perdono soldi, lui si riempie le tasche. Ma se la Tv di Stato è questa, allora non ha senso pagare alcun canone e, visto che con il calo dello share si danneggia anche l’erario, e visto che Vespa considera ‘Porta a Porta’ un suo programma, allora mi chiedo se non debbano essere lui o Masi a colmare questo buco nelle casse pubbliche. Il loro comportamento si profila come un utilizzo di mezzi e soldi pubblici per favorire gli interessi di un singolo individuo.
Ringrazio i cittadini italiani per aver seguito lo spot propagandistico “Io boicotto Porta a Porta”, grazie a loro è stato registrato un crollo dello share della trasmissione. Bruno Vespa è stato il boia della Rai di questo martedì, quando il governo Berlusconi sarà solo un ricordo, certamente, anche il signor Vespa finirà nel dimenticatoio. E colgo l’occasione per ribadirgli che non esistono proprietari di programmi pubblici e che io sarò a ‘Porta a Porta’ per ricordarglielo e per esigere la risposta che i cittadini aspettano alla seguente domanda: “Come mai Berlusconi per farsi intervistare sceglie lei invece che i suoi colleghi?”.
La trasmissione di ieri è stata “da copione”, una sequela di autocompiacimenti da voltastomaco, un soliloquio di un uomo isolato, arrogante e debole. Silvio Berlusconi, quello che ha corrotto Mills nel più colossale processo di evasione fiscale ai danni dei contribuenti, si permette di dare dell’evasore al direttore di Repubblica, dimostrando di essere un mentitore senza ritegno e approfittando dell’ignoranza di molti cittadini, zoccolo del suo elettorato, che non ne conoscono la biografia.
Nei prossimi mesi effettuerò una capillare campagna di volantinaggio, in ogni angolo del Paese, per diffondere la biografia di Silvio Berlusconi che è on line sul sito di Wikipedia. Perchè chi naviga in internet sa perfino il numero di tessera P2 di quest’uomo, ma molti cittadini, per età o per impedimenti tecnici, ancora non hanno mai letto cosa è stato capace di fare questo impresentabile Presidente del Consiglio.
Il primo dei tre obiettivi rilanciati ieri, cioè quello di boicottare ‘Porta a Porta’, è stato raggiunto, grazie a tutti voi. Il raggiungimento degli altri, che sono riportati di seguito, dipende dai partiti cosiddetti di opposizione e dal Presidente della Repubblica, dal quale attendiamo un segnale. (www.antoniodipietro.it)

martedì 15 settembre 2009

Il miglior presidente del Consiglio che l’Italia abbia mai avuto negli ultimi 150 anni va ripetendo in giro che la consegna di 47 chalet a 200 dei trentamila sfollati per il terremoto d’Abruzzo dopo appena 162 giorni rappresenta “il cantiere più grande del mondo”, nonché l’opera di ricostruzione più rapida e imponente della storia dell’umanità. Anche meglio della muraglia cinese e della piramide di Cheope. Non parliamo poi della bonifica delle paludi pontine e della battaglia del grano, che gli fanno un baffo. A tenergli bordone c’è l’eccellentissimo Guido Bertolaso, il gran ciambellano della Protezione Civile nonché “uomo della Provvidenza” che tutto il mondo ci invidia perché senza di lui non sapremmo proprio come fare: anche lui si loda e si imbroda a proposito della ricostruzione più rapida e imponente eccetera. La stampa al seguito registra e rilancia. Peccato che non sia più in vita Indro Montanelli, che dopo il terribile sisma del 1980 in Campania e Basilicata, raccolse tra i lettori del suo Giornale (quello vero, non la tetra parodia oggi in edicola) un bel po’ di quattrini e consegnò ai terremotati di Castelnuovo di Conza un intero villaggio di nuove case, il “Villaggio Il Giornale”, inaugurato insieme all’allora presidente della Repubblica Sandro Pertini 170 giorni dopo il sisma. Cioè soli 8 giorni dopo l’attuale ricostruzione più imponente e più rapida eccetera. Ma ci fu anche chi arrivò molto prima: lo staff di Giuseppe Zamberletti, democristiano lombardo concreto ed efficiente, che senza essere sottosegretario a nulla, ma in veste di commissario straordinario di governo, mise a frutto l’esperienza maturata nel 1976 in Friuli e riuscì a consegnare 150 chalet (identici ai 45 inaugurati ieri dal premier, anche se a pagarli è stata la provincia autonoma di Trento, governata da Lorenzo Dellai, centrosinistra) alla popolazione di Ariano Irpino, che aveva appena pianto 300 morti, riuscendo a seppellirli solo tre settimane dopo. Quando avvenne la consegna? Qualcuno, sentita la premiata ditta B&B, nel senso di Berlusconi & Bertolaso, dirà: sicuramente non prima di 170 giorni, altrimenti gli annunci del presidente del Consiglio e del capo della Protezione civile sarebbero nient’altro che balle. E i giornali che le registrano senza batter ciglio sarebbero nient’altro che uffici stampa. Bene, tenetevi forte: Zamberletti consegnò ad Ariano i primi prefabbricati appena 60 giorni dopo il terremoto e le 150 casette con giardino dopo soli 122 giorni, dando un tetto permanente a 450 persone: la metà dei superstiti. Cioè impiegò ben 40 giorni in meno della ricostruzione più imponente e rapida eccetera, per fare il triplo del migliore presidente del Consiglio degli ultimi 150 e del capo della Protezione civile che tutto il mondo ci invidia. Con tre lievissime differenze, fra il 1980 e oggi. Primo: il terremoto in Campania e Lucania si estese per quasi due regioni intere, fece 3 mila morti (10 volte quelli d’Abruzzo), 9 mila feriti e 300 mila sfollati. Secondo: all’epoca la Protezione civile non esisteva: i soccorsi erano coordinati dalla radio della Rai, con le telefonate in diretta degli amministratori e dei cittadini. Terzo: scalcinata fin che si vuole, l’Italia era ancora una democrazia. E anche il politico più infame avrebbe esitato un po’, prima di pavoneggiarsi a favore di telecamera su un red carpet di cadaveri. (MARCO TRAVAGLIO - L'ANTEFATTO -)


Avendo vissuto quella drammatica esperienza del 23 novembre 1980, confermo in toto.
Signor Vespa,
il governo sta sabotando l’informazione di Stato, lei si presta come boia di questa esecuzione lasciando trasmettere stasera, senza contraddittori, le menzogne di Berlusconi sull’Abruzzo. Lei è sorridente osservatore di questa mattanza Rai, che osteggia Report, scioglie Annozero e fa slittare a giovedì Ballarò per mettere i sudditi italiani davanti al sultano che lei imbeccherà con domande preconfezionate. Insomma un’informazione alla mussoliniana maniera che di questi tempi è molto in voga. Berlusconi stapperà lo champagne della propaganda per le 94 nuove abitazioni che verranno consegnate ad Onna, grazie ai soldi raccolti dai volontari di Trento e dalla Crocerossa a cui il governo non ha aggiunto un solo cent di bronzo.
La sua arrogante risposta: “si scusi o non verrà più”, data a me senza mezzi termini e a Franceschini velatamente, suona come una minaccia che rigetto al mittente, e metterò sul tavolo sordo dell’Agcom e della commissione di Vigilanza, ma che affiderò anche ai legali per constatare la sussistenza del ricatto intrinseco che le sue dichiarazioni contengono.
Lei conferma la sua concezione della tv pubblica perfettamente allineata alla nuova dirigenza di governo: roba nostra.
Le illustro, invece, la mia concezione: lei alle trasmissioni è ospite esattamente quanto il sottoscritto, e dovrebbe rispondere della sua reputazione e della sua professionalità a nessun altro se non ai cittadini. E questo, diciamocelo, anche fuori dalla camera caritatis, nel suo caso non avviene e non è mai avvenuto.
Io vedo, dunque, Porta a Porta come uno spazio che il pluralismo dell’informazione, ancora sulla carta, garantisce per legge, per par condicio e non per grazia ricevuta da Bruno Vespa o dal conduttore di turno.
La lascio con due illuminanti interrogativi che ogni italiano serba nel profondo e la cui risposta lascio a lei: come mai Porta a Porta non ha gli stessi problemi di messa in onda che hanno trasmissioni quali Report, Annozero o Ballarò? Come mai Berlusconi la preferisce ai suoi colleghi per essere intervistato?
Signor Vespa, ritengo che sia lei a doversi scusare con gli italiani per l’utilizzo che fa del servizio pubblico come veicolo di promozione degli interessi privati di Silvio Berlusconi.
Lancio un appello dalla Rete ai cittadini, ai politici dell’opposizione e al Capo dello Stato quale garante delle malandate istituzioni italiane:
- ai cittadini chiedo di boicottate Porta a Porta, cambiando canale questa sera, per stracciare lo share della trasmissione.
- ai politici dell’opposizione chiedo di rifiutare, per solidarietà verso Franceschini, che si è già espresso in questo senso, ogni proposta per la puntata riparatoria “del giorno dopo” in programma per il 23 settembre, in cui Bruno Vespa vorrà chiudere la partita del “salvo la faccia per la porcata del 15 settembre”.
- al Presidente della Repubblica chiedo di farsi garante dell’applicazione e del rispetto della legge che regola la par condicio nel garantire un'appropriata visibilità a tutti i principali partiti e/o movimenti politici. (www.antoniodipietro.it)

lunedì 14 settembre 2009

"... Si vuole dare l'idea che il problema terremoto è risolto quando decine di migliaia di persone sono ancora senza casa. Non capisco perchè non si voglia fare una consegna di case seria e sobria con tutte le istituzioni coinvolte e si debba fare una cerimonia come fosse un passaggio sotto un arco di trionfo quando sono migliaia quelli sbattuti ancora nelle tende in giro per l'Abruzzo. Lo sa cosa chiedo? Solo un pò di decenza". Stefania Pezzopane, presidente della provincia dell'Aquila è irritata e delusa, alla vigilia della puntata speciale di Porta a Porta, per l'enfasi sulla consegna delle case. "Spostare Ballarò? Assurdo..." (ARTICOLO 21)

Passaparola di Marco Travaglio (dal Blog www.beppegrillo.it)

"La Padania sarà libera con le buone o con le meno buone". Lo ha detto Umberto Bossi, leader del Carroccio, a Venezia nell'ultimo saluto prima di lasciare il palco della Festa dei popoli della Padania organizzata dalla Lega Nord. Per Bossi "la libertà è un diritto" e quindi "é un diritto ottenerla in tutti i modi". "Da soli si arriva prima ma alleati, in gruppo, si va più lontano", ha Bossi. Il leader della Lega ha spiegato che la Lega lavora per raggiungere "cambiamenti epocali". Che non si accontenta del federalismo. Quindi ha parlato del valore dell'unità dei popoli padani che vedranno sempre la Lega accanto "finché i diritti alla libertà non saranno realizzati". "Noi veniamo a Venezia - ha detto Bossi accompagnato dall'applauso delle migliaia di militanti leghisti presenti all' appuntamento - perché sappiamo che un giorno la Padania sarà uno Stato libero, indipendente, sovrano". Un paese, ha aggiunto Bossi, amico di tutti, ma i diritti di libertà devono essere rispettati. Chiedendosi perché "nelle nostre scuole non ci sia un insegnante nostro, nei tribunali non ci sia un giudice nostro". Il leader del Carroccio ha quindi detto che "nulla ci spaventa neanche il carcere". Un richiamo infine al fatto che più il Parlamento rifiuta quel minimo di diritto alla libertà che la gente si attende "più la gente si ribella" e la Lega non andrà in pensione finché i diritti alla libertà non saranno realizzati."Padania libera!". Così il ministro dell'Interno Roberto Maroni ha urlato in apertura del proprio intervento dal palco della festa dei popoli padani della Lega in corso a Venezia. Subito dopo si è messo a gridare "Bossi, Bossi" guidando il coro delle migliaia di simpatizzanti del Carroccio che partecipano alla manifestazione. (ANSA)


Solo una domanda : è normale che due ministri della Repubblica Italiana, che hanno giurato sulla Costituzione Italiana, possano esternare in questo modo ?
Ultime dalla Rai, un tempo “servizio pubblico radiotelevisivo”. Martedì sera dovrebbe andare in onda la prima puntata di “Ballarò”, come ampiamente annunciato dagli spot su Rai3 e dai palinsesti pubblicati su tutta la stampa specializzata e non (Giovanni Floris sarà ospite domani sera di “Glob”, chez Bertolino, per lanciare la trasmissione). Invece pare che il direttore generale Mauro Masi abbia proposto, o chiesto, o imposto di rinviare il programma a giovedì sera. Martedì sera, infatti, andrà in onda uno speciale di “Porta a Porta” in prima serata sulla consegna delle prima case ai terremotati dell’Aquila a opera del Caro Leader Silvio Berlusconi. Si dirà: e non ne poteva parlare Giovanni Floris nella sua trasmissione? Certo che poteva. Anzi, era scontato che lo facesse, avendo i suoi inviati nelle zone terremotate d’Abruzzo. Ma evidentemente non garantiva la necessaria dose di servilismo e di enfasi richiesta per l’occasione, destinata a passare alla Storia dell’Umanità come nemmeno la bonifica delle paludi pontine e la battaglia del grano. La celebrazione dell’Evento deve andare in onda senz’alcuna concorrenza né “controprogrammazione” sulle altre reti Rai (Mediaset, probabilmente, manderà in onda marce militari per tutta la durata di Porta a Porta). Una celebrazione autogestita dal presidente del Consiglio e dal suo maggiordomo preferito. Questo dicono i boatos di Viale Mazzini in un’ordinaria domenica di metà settembre. Vedremo nelle prossime ore se la notizia sarà confermata. E, soprattutto, come reagirà – se reagirà – il cosiddetto “presidente di garanzia” Paolo Garimberti. (L’ANTEFATTO)

venerdì 11 settembre 2009

L’ordine è arrivato dagli Stati Uniti: Berlusconi va eliminato. Motivo: i contratti energetici che legano non solo l’Italia alla Russia, ma tutta quella parte di Europa che Berlusconi è deciso a portarsi con sé. A me già lo disse chiaro e tondo l’ambasciatore Spogli che andai a salutare quando lasciò l’ambasciata di via Veneto: “Non siamo certo noi americani che vogliamo vendere energia all’Italia, ma vogliamo un’Italia che non dipenda dalla Russia come una colonia e non vogliamo che la Russia incassi una somma di denaro di dimensioni mostruose, che poi Mosca converte direttamente in armamenti militari”. Da allora un fatto nuovo di enorme gravità si è aggiunto: l’Italia ha silurato il gasdotto Nabucco (che eliminava la fornitura russa passando per Georgia e Turchia) facendo trionfare South Stream, cioè l’oro di Putin. Contemporaneamente Berlusconi organizzava la triangolazione Roma-Tripoli-Mosca associando Gheddafi nell’affare. E’ opinione diffusa Oltreoceano (per esempio all’Istituto Aspen, Colorado) e anche di fonti georgiane che Berlusconi abbia interessi non soltanto di Stato.L’operazione è stata preparata con cura attraverso una campagna mediatica di lavoro al corpo di Berlusconi basato sulle vicende sessuali, sulle inchieste di mafia e sulla formazione, nell’area moderata, di una alternativa politica a tre punte: Luca Cordero di Montezemolo, Perferdinando Casini e Gianfranco Fini, ciascuno a suo modo e con le sue vie, ma in una sintonia trasparente.Il partito di Montezemolo, non ancora ufficiale, aprirà la sua convention sotto forma di manifestazione culturale il 7 Ottobre, lo stesso giorno in cui la Consulta dovrebbe decidere sul lodo Alfano.Che cosa farà la Consulta è il nodo da sciogliere perché il risultato è incerto, ma se il lodo dovesse essere bocciato, Berlusconi si troverebbe dal giorno stesso imputato per gravi reati connessi con l’affare Mills.Berlusconi tutto questo lo sa perfettamente, sostiene che dietro Fini ci sarebbe Paolo Mieli e altri intellettuali laici, e fa sapere che lui a dimettersi non ci pensa per niente e che, se mai lo costringessero, negherebbe con il PDL qualsiasi maggioranza a qualsiasi altro governo - Fini, si suppone - costringendo Napolitano a constatare la mancanza di una maggioranza e a convocare elezioni anticipate da accorpare a quelle regionali stabilite con enorme anticipo a marzo.In questo caso ci troveremmo di fronte a una crisi virtuale e poi formale subito dopo la prima metà d’ottobre, già affollata per il congresso del PD. Lo scioglimento anticipato delle Camere dovrebbe precedere di 60 giorni la data delle elezioni e quindi il decreto dovrebbe arrivare subito dopo Natale.Questa sarebbe, secondo lo scenario peggiore, l’ultima chance di Berlusconi pronto a sfidare i nemici sul piano elettorale, forte del massimo momento di popolarità nei sondaggi, malgrado gli scandali.Ma - domanda - davvero Berlusconi avrebbe il potere di controllare tutti i deputati e senatori del PDL affinché neghino la fiducia ad un suo successore? E come si regolerebbe il Pd? Probabilmente sosterrebbe, ma in che condizioni? E’ infatti molto probabile che, in caso di vittoria ormai scontata di Bersani, i cattolici del Pd se ne andranno. Scissione a sinistra, dunque, e scissione anche a destra. Grande rivoluzione parlamentare e politica. Con Berlusconi deciso a resistere, sfidare, e se proprio deve morire, portarsi dietro tutti quanti.Ma i suoi deputati sanno che se lui li mandasse a casa, poi sarebbero tutti sostituiti dalla nuova leva di giovanissimi già selezionati. Sarebbero allora i tacchini di Natale: davvero i tacchini di Natale accompagnerebbero il disegno natalizio? Appare improbabile.Ma chi tiene le fila del gioco che punta al ricambio tutto questo lo sa e si è fatto i conti. Anche Berlusconi si fa i conti. Lo scontro è ravvicinato e mortale. Se Berlusconi riuscisse ad evitare la bocciatura del Lodo Alfano, alla fine uscirebbe rafforzato. Per ora si mostra sicurissimo di sé e ieri ha fatto il gradasso con i giornalisti spagnoli, si è confrontato a De Gasperi e ha detto di essere il primo ministro migliore di tutta la storia d’Italia. La grande manovra è cominciata, le artiglierie già battono il campo. La guerra arriverà, se arriverà, entro un mese. (PAOLO GUZZANTI - www.paologuzzanti.it)

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giovedì 10 settembre 2009

La battuta del giorno

Berlusconi : "Credo di essere di gran lunga il miglior presidente del Consiglio dei 150 anni della storia italiana"
Ebbene sì, lo confessiamo: l’altro giorno abbiamo organizzato un forum in redazione con scrittori, giornalisti, artisti e intellettuali per presentare il Fatto Quotidiano a un gruppo di persone che stimiamo, apprezziamo e speriamo di avere come collaboratori. Fra queste, ci hanno fatto l’onore di essere presenti anche due magistrati antimafia, Roberto Scarpinato e Antonio Ingroia, della cui amicizia personalmente mi vanto: sono due dei migliori eredi del pool di Falcone e Borsellino, in prima linea nel pool di Gian Carlo Caselli, fra i protagonisti delle stagioni più luminose della lotta alla mafia. Se vorranno, scriveranno sul Fatto in materia di giustizia e di mafia, insieme a giuristi, costituzionalisti, esperti di diritto, partecipando al dibattito sulla legalità che in Italia è ormai riservato ai delinquenti e ai loro onorevoli avvocati.
Lo faceva Giovanni Falcone, editorialista de La Stampa e collaboratore di un programma di Rai2 sulla mafia. Lo faceva Piercamillo Davigo su La Voce di Montanelli. L’ha fatto, negli ultimi mesi, lo stesso Scarpinato sul Corriere. Lo fa continuamente Gian Carlo Caselli sui giornali che ospitano i suoi scritti. L’ha fatto Carlo Nordio su quotidiani vicini al centrodestra, anche mentre indagava sul Pci-Pds, e nessuno ha avuto nulla da obiettare: giustamente, perché in una democrazia tutti hanno il diritto, e in certi casi il dovere, di manifestare il proprio pensiero. E perché, come è giusto e interessante dare spazio ai medici nel dibattito sulla sanità e agli attori e ai registi nel dibattito sul cinema, è giusto e interessante dare spazio ai magistrati (così come agli avvocati e ai docenti universitari) nel dibattito sulla giustizia.
Non la pensa così Il Giornale della famiglia Berlusconi, diretto da Vittorio Feltri, che della democrazia ha un concetto, diciamo così, un po’ originale. Ieri ha sbattuto in prima pagina, come una notizia scandalosa, la partecipazione (peraltro silente, in veste di semplici osservatori) di Ingroia e Scarpinato al nostro forum. Titolo: “Due giudici antipremier in redazione. Nel nuovo giornale di Travaglio & C. Ingroia e Scarpinato tengono a battesimo Il Fatto, un quotidiano che fa dell’antiberlusconismo la propria linea editoriale. E poi pretendono che crediamo alla favoletta dell’imparzialità dei giudici”. Nell’articolo di Antonio Signorini, si legge una carrettata di balle: tipo che Il Fatto sarebbe “il giornale dei dipietristi”, “dichiaratamente giustizialista”, “un soggetto tutto politico emanazione di un pezzo di sinistra, quella giustizialista, che si riconosce nell’Italia dei valori”, “il nascente quotidiano vicino al movimento di Antonio Di Pietro”, “all’assemblea del quotidiano vicino a Idv, i magistrati Ingroia e Scarpinato lanciano l’allarme democratico”.
Il poveretto non sa che i due magistrati si sono limitati ad assistere a una parte del forum, senz’aprire bocca. Ma, soprattutto, non sa o finge di non sapere che il Fatto Quotidiano, come ha ribadito il direttore Antonio Padellaro l’altroieri, “ha una sola linea politica: la Costituzione della Repubblica Italiana”. E’ comprensibile che due magistrati nella redazione di un quotidiano che si ispira alla Costituzione sgomentino certa brava gente. Stiamo parlando del Giornale di proprietà di Paolo Berlusconi, noto pregiudicato per corruzione e altri reati, e diretto da un tizio, Feltri, che ha difeso amici della mafia come Andreotti, Contrada, Dell’Utri e così via. Ma soprattutto ha fatto o fa scrivere sui suoi giornali noti pregiudicati per reati gravi, come Paolo Cirino Pomicino (corruzione e finanziamento illecito), Gianni De Michelis (corruzione e finanziamento illecito), Francesco de Lorenzo (associazione per delinquere e corruzione), Gianstefano Frigerio (corruzione, concussione, finanziamento illecito), Renato Farina (ha patteggiato 6 mesi per favoreggiamento nel sequestro Abu Omar ed è stato espulso dall’Ordine dei giornalisti perché a libro paga dei servizi segreti). E personaggi come Luciano Moggi (5 anni di interdizione dalla giustizia sportiva, 1 anno e 6 mesi in primo grado per violenza privata e minacce, imputato al Tribunale di Napoli per associazione per delinquere finalizzata alla frode sportiva). L’altro giorno, per dire, Il Giornale ha affidato il ricordo di Mike Bongiorno a Fedele Confalonieri (rinviato a giudizio per frode fiscale nel processo sui diritti Mediaset e di nuovo indagato a Milano nell’inchiesta Mediatrade prossima alla conclusione).
Ecco, è normale che il Giornale degli imputati e dei pregiudicati trovi anormale un giornale che, invece, ospita incensurati e addirittura magistrati. Ciascuno si accompagna con i propri simili. Infatti l’assenza di pregiudicati e la presenza di magistrati e incensurati al nostro forum viene definito dal Giornale “una nuova anomalia italiana”. Questi squadristi della penna tirano addirittura in ballo “la separazione dei poteri” e chiedono all’Associazione nazionale magistrati di “riprendere i due iscritti che hanno partecipato a un forum che più di parte, e politico, non si può”. Denunciano come un crimine il fatto che “i magistrati palermitani hanno una qualche idea politica” (avete capito bene: ora è vietato avere idee politiche). E auspicano – da parte nostra o da parte loro – “una qualche precisazione o smentita”.
Se questi picchiatori maccartisti sperano di costringerci a scusarci, a giustificarci, a nasconderci nelle catacombe, hanno sbagliato i loro conti. Noi siamo orgogliosi di stare dalla parte dell’antimafia e di essere amici di servitori dello Stato come Scarpinato e Ingroia, mentre il capo del governo attacca come “follia” e “cospirazione” le indagini sulle trattative fra Stato e mafia e sui mandanti occulti delle stragi del 1992-’93 e il presidente Giorgio Ponzio Napolitano tenta di frenare il Csm nella doverosa difesa dei magistrati attaccati. E saremmo ancor più orgogliosi se magistrati come loro collaborassero al Fatto Quotidiano. Vorrà dire che, per la gioia di Littorio e i suoi compari, il prossimo forum del Fatto Quotidiano lo organizzeremo in un teatro o in una piazza, e di magistrati come Ingroia e Scarpinato ne inviteremo molti altri. (MARCO TRAVAGLIO - L'ANTEFATTO -)