domenica 28 febbraio 2010

Prendiamo un ventenne che provi a farsi un'idea della politica italiana. Negli ultimimesi ha visto di tutto. Il governatore di una importante regione ricattato da un gruppo di carabinieri per le sue frequentazioni trans. Il capo della protezione civile indagato per corruzione e che, nel migliore dei casi, non si è accorto che intorno a lui si mangiava a tutto spiano su grandi opere ed emergenze umanitarie, terremoto compreso. Un senatore della repubblica “schiavo” del crimine organizzato. Due imperi telefonici coinvolti nell'inchiesta sul riciclaggio di denaro sporco e colossale frode di fatture false. Il premier accusato di corruzione giudiziaria che evita la galera grazie alle leggi personali approvate da una maggioranza parlamentare al suo servizio. Il principale telegiornale che falsificando la realtà annuncia l’assoluzione, e dunque l’innocenza del suddetto premier (che intanto insulta a tutto spiano la magistratura). Ce ne sarebbe già abbastanza per indurre un qualunque giovane desideroso di un futuro normale (non circondato cioé da delinquenti e mascalzoni) a cambiare paese. Se poi sono ancora decine di migliaia quelli che, malgrado tutto, corrono a riempire piazza del Popolo a Roma per dire basta (in sintonia forse non casuale con il Capo dello Stato) significa che qualcosa da salvare ancora c'è. Qualcuno scriverà che l'altra volta il popolo viola si presentò molto più numeroso, ed è vero. L’importante che la parte più viva di una generazione maltrattata mostri di volere ancora scommettere su se stessa. E sull’Italia. (ANTONIO PADELLARO - IL FATTO QUOTIDIANO -)

Basta




sabato 27 febbraio 2010

Acrobazie


Appunto......

Molti pregano di vivere a lungo per vedere questo giorno, i peones invece sperano di estinguersi prima per non fargli compagnia.

I Sopranos della libertà


Gli italiani all'estero possono stare tranquilli. La task force: "Italiani nel mondo"messa in piedi da Sergio De Gregorio è imbattibile. Una fondazione che presiede "grazie all’impegno e alla passione dei colleghi parlamentari Amato Berardi, Esteban Juan Caselli, Nicola Paolo Di Girolamo e Basilio Giordano, che ricoprono i ruoli di vicepresidenti e soci fondatori". Oltre al famoso Di Girolamo, ambasciatore della 'ndrangheta nel mondo ( e in Parlamento), il gruppo di parlamentari scelti si avvale di Giordano, calabrese emigrato a Montreal su cui pende un ricorso del primo dei non eletti, di De Gregorio indagato per concorso esterno in associazione mafiosa, indagine poi archiviata nel 2009, di Caselli eletto in Argentina sulla cui elezione è stata aperta un'inchiesta per presunti brogli elettorali.
Il gruppo ha un obiettivo: "Costruire il PDL nel mondo", come riportato in alcuni inquietanti manifesti. Tutti i Parlamenti, dagli Stati Uniti all'Australia, dovranno avere la stessa modica quantità di prescritti, indagati, condannati in primo e secondo grado e in via definitiva presenti nel Partito dell'Amore. E' una missione quasi impossibile, ma i "Sopranos" non conoscono né l'impossibile, né il ridicolo.
Quando i componenti di Italiani nel Mondo confluirono nel Popolo della Libertà, fu "una scelta sofferta" anche per uno come per De Gregorio. Ma il tempo è galantuomo e in seguito dichiarò:" Il nostro ruolo...sempre a fianco del Governo Berlusconi, leader e statista, l’unico in grado di imporre un’impronta determinante alla politica internazionale del nostro Paese...". E anche: "In Campania c’è bisogno di una nuova classe dirigente che possa guidare con serenità e dignità la Regione... Mara Carfagna? Perché no: è giovane, ha un’ottima capacità di relazionarsi con i cittadini".
Italiani nel Mondo è garantista. La prima richiesta di arresti per Di Girolamo in seguito a brogli elettorali, per aver attentato ai diritti politici dei cittadini, concorso in falsità in atti destinati alle operazioni elettorali, false dichiarazioni sulle sue generalità avvenne nel 2008. De Gregorio dichiarò: "La scelta del Senato di rinviare alla Giunta delle immunità gli atti che chiedono la decadenza del senatore Nicola Di Girolamo è un atto di garantismo che fa onore alla tradizione democratica del nostro Paese... La revoca del seggio parlamentare che è espressione di una chiara e manifesta volontà popolare avrebbe potuto generare effetti divergenti rispetto a quelli della magistratura".
Per le sue attività il senatore De Gregorio ha ottenuto numerosi attestati, non ultimo il premio "Ostia nel mondo" organizzato da Tonino Colloca, presidente dell’Associazione “Anco Marzio” per il suo ruolo di promozione del made in Italy e della cultura italiana nel mondo.
La voce di "Italiani nel mondo" arriva ovunque grazie a "Italiani nel Mondo Channel" su SKY 888, "punto di riferimento per le comunita italiane sparse nel pianeta". Chiunque si colleghi potrà ascoltare l'analisi di De Gregorio su grandi temi come:
"PMI italiane investano a Hong Kong"
"Lavorare su integrazione dei Balcani"
"Finlandia crocevia strategico per sicurezza europea"
"Medio Oriente strategica posizione della Russia"
e l'immancabile: "L’Italia non dovrà perdere la sfida dell’oceano artico". (www.beppegrillo.it)

venerdì 26 febbraio 2010


TORINO - «Roberto ha un solo difetto, ha una moglie magistrato... Ma è una di quei magistrati perbene e spero aumentino sempre di più». Silvio Berlusconi dà ufficialmente il via alla campagna elettorale del Pdl per le elezioni regionali intervenendo a Torino ad una manifestazione a sostegno del candidato del centrodestra per il Piemonte, il leghista Roberto Cota. Ed è con una battuta che introduce il tema della giustizia, all'indomani della sentenza sul caso Mills che ha dichiarati prescritti i reati nei confronti dell'avvocato inglese accusato di essere stato corrotto proprio da Berlusconi. Il premier ha parlato dei progetti del Pdl in questo campo e ha sottolineato soprattutto la questione delle intercettazioni: «Le modificheremo - ha annunciato -, così è uno Stato di polizia. La maggior parte delle telefonate che hanno rovinato delle persone si sono rivelate prive di utilità al fine di individuare dei reati. Certo, ci devono essere prove serie per i reati, ma non si possono gettare in pasto al pubblico le intercettazioni».
CASO MILLS - Il premier è poi tornato a parlare del processo Mills: «È un'invenzione pura, un assurdo, non c'è stata nessuna dazione da parte di un manager di Fininvest che tra l'altro è morto». Il presidente del Consiglio ha poi sottolineato di volere una «assoluzione piena». Il capo del governo si è soffermato poi anche sulla riforma della giustizia: «La facciamo, la facciamo, adesso la facciamo; non credo che piacerà molto ai talebani che sono all'interno della magistratura». (CORRIERE DELLA SERA)

Preferisco non commentare le dichiarazioni del duce di Arcore, altrimenti passerei per un terrorista. Ma ci vuole tanta forza d'animo, tanta...........

Attenzione, perché anche questa volta non è satira. Dopo il mitico lettone di Putin, ecco un nuovo colpo del “solito noto”, anche stavolta nello strategico (per lui) settore molle e materassi. Silvio Berlusconi (e poi dice che lo tormentano con il gossip) ha appena comprato un talamo che appartenne a Napoleone Bonaparte.

Dettaglio non da poco: con un gesto che susciterà orrore in qualsiasi storico dell’arte (e non solo), non appena ha messo le mani sopra il rarissimo pezzo di antiquariato, Silvio lo ha fatto tempestivamente segare e allargare. Lo scoop, ancora una volta, è di “Novella 2000”. Ma la vera rivelazione è questa: la notizia non arriva da qualche malalingua e non è nemmeno una leggenda metropolitana non verificata.

A raccontarlo, nel prossimo numero del settimanale della Rizzoli è lo stesso antiquario che ha rifornito il premier. Si chiama Anna Maria Quattrini (non è uno scherzo, è il cognome vero) e ha un negozio in via dei Coronari. É un letto a baldacchino ed è effigiato con aquile. Insieme alla cessione del pezzo la Quattrini ha firmato anche un contratto in cui è stato stabilito con esattezza cosa può dire e cosa non può dire. Può dire, per esempio, che il premier non era certo che la modifica fosse stata fatta bene: “Se non mi piace – aveva aggiunto – lo darò a Piersilvio”.

Ergo, non solo Silvio Berlusconi voleva sottilmente comunicarci che (almeno in qualcosa) è più lungo lui dell’imperatore che ha riscritto i codici dell’Europa moderna. Ma anche che lui può qualunque cosa e non conosce i limiti ormai superati della conservazione artistica. Inutile immaginare la destinazione d’uso del baldacchino bonapartesco. Il “lettone di Bonaparte” sarà esibito agli ospiti nella prossima villa ed inserito in un nuovo pacchetto turistico insieme a qualche necropoli etrusca? Oppure diventerà il teatro su cui viene contrattato e firmato il contratto per qualche importante fornitura di gas?

Tutto è possibile. Altre mosse possibili: comprare la Gioconda e aggiungerci i baffi. Riscattare il Colosseo, sigillarlo con l’alluminio anodizzato e costruire un mausoleo alle adoratrici del club “Silvio ci manchi”. Procedura d’urgenza e lavori d’appalto affidati a Guido Bertolaso e alla Protezione civile, ca va sans dire. (LUCA TELESE - IL FATTO QUOTIDIANO -)

Bugiardi di regime


"Adesso lo dice anche la Corte di Cassazione. Davvero il testimone inglese David Mills è stato corrotto dal premier, Silvio Berlusconi, per mentire in tribunale." Peter Gomez, FQ 26-2-2010.
Il Tg1 di Minzolini delle 13.30 dice l'esatto contrario, parla di: "sentenza di assoluzione" per Mills.
Il Tg1 ha mentito. Minzolini ha due opzioni: fare una immediata rettifica o essere denunciato.
Nel frattempo aderite al gruppo Facebook: "Cancelliamo il canone RAI", già 249.232 hanno dato disdetta. E, soprattutto, date un colpo di telefono alla redazione del TG1 per mandargli un vaffanculo senza prescrizioni: tel: 06 - 33173744. (www.beppegrillo.it)

giovedì 25 febbraio 2010

FASCISTI


Continua l'attacco mediatico contro la libertà di informazione su Internet condotto da Berlusconi. Marco Travaglio ogni settimana registra un video-editoriale, che poi pubblica sul suo
blog, voglioscendere.it, sul blog di Beppe Grillo e su Youtube. Si chiamano Passaparola, ed ogni lunedì vengono caricati su queste piattaforme. Chi però va a cercare su Youtube il "Passaparola" del 15 febbraio, cioè di lunedì scorso, dal titolo "Bertoladri", non lo troverà. Questo perchè Mediaset ha ottenuto che venisse tolto per "a causa di un reclamo di violazione del copyright da parte di Mediaset". Da tenere presente una cosa, per chi non li ha mai visti: il videoeditoriale è fatto con una telecamera fissa ed inquadra Marco Travaglio in quello che probabilmente è il suo studio o il suo ufficio. Quindi che copyright può avere violato? Forse Mediaset ha messo il copyright su Travaglio o sul suo ufficio? Sulla sua voce? Sui libri e sui quotidiani presenti lì?
Insomma appare evidente l'intento censorio, per impedire alla gente di sapere tutti gli intrecci che c'erano intorno a Bertolaso, di cui Travaglio parla nei dettagli. (www.julienews.it)
Fuori dalle liste i semplici indagati? Assurdo, finisce che le liste le fanno i magistrati. Fuori i rinviati a giudizio? Stessa cosa: oggi un processo non si nega a nessuno. Fuori i condannati in primo grado? Inconcepibile, sai quante sentenze vengono rovesciate in appello? Fuori dall'appello, allora: no, perché non è comunque una sentenza definitiva, tanto vale aspettare la Cassazione. Perfetto, dalla Cassazione: beh, sì, anche se per i reati gravi l'esclusione è automatica, e comunque ci vuole un sacco di tempo, che fai se è in corso una revisione? Che fai se rimandano in Appello? Che fai se c'è un ricorso alla Corte europea? Che fai se tizio è indagato o condannato all'estero? Che fai se una candidatura è motivata proprio da una condanna penale, come fecero con Enzo Tortora? E se un tizio è reo confesso ma neppure indagato? Allora puoi candidarlo? E se un indagato ottiene il patteggiamento? Lo consideriamo una condanna o no? Allora - mi dici - l'unica è decidere caso per caso con discrezionalità e attenzione: ma scusa, non è quello che avreste sempre dovuto fare? Prima, cioè, candidavate cani e porci? Morale: più che pulite, servono liste serie e che garantiscano complessivamente la necessaria igiene penale e istituzionale, non dentale. (FILIPPO FACCI - LIBERO -)
Un bambino autistico viene seviziato nel 2006 in un istituto tecnico di Torino da alcuni compagni, il resto della classe non interviene e osserva con indifferenza come se fosse un fatto abituale. Il pestaggio viene filmato e messo su YouTube. E' visto 5.500 volte e poi rimosso in seguito a una segnalazione. YouTube è di proprietà di Google a cui viene imputata la violazione della privacy. Tre dirigenti di Google sono stati condannati a sei mesi dal tribunale di Milano per non aver impedito la pubblicazione del video. La condanna è avvenuta nonostante fosse stata ritirata la querela dai legali del ragazzo.
Le considerazioni:
Internet consente la pubblicazione di contenuti su diverse piattaforme. YouTube è una di queste, come Vimeo, Facebook, Flickr e molte altre. La responsabilità del contenuto è di chi pubblica, non del gestore della piattaforma. Se OGNI contenuto dovesse essere controllato dal punto di vista legale prima di essere messo on line, Internet dovrebbe chiudere i battenti.
Se viene scritto su un muro un insulto diffamatorio, non si può condannare il proprietario dello stabile per averlo permesso o non averlo cancellato immediatamente. Se si usa il telefono per diffondere notizie che dovrebbero essere protette dalla privacy non si denuncia la compagnia telefonica.
Senza il video il bambino sarebbe ancora vittima dei suoi seviziatori, lo scandalo è scoppiato solo grazie alla visibilità data da YouTube. I colpevoli sono nell'ordine: gli insegnanti e il preside che non hanno vigilato, i compagni che lo picchiavano abitualmente, i compagni che assistevano senza muovere un dito, coloro che sapevano e non hanno sporto denuncia.
YouTube ha reso pubblico un reato. Qualcuno è stato punito per quel reato? Si è punito chi ha rivelato uno spaccato delle scuole italiane e del bullismo da quattro soldi con genitori assenti o complici del comportamento dei loro figli. I dirigenti di Google non solo sono innocenti, ma dovrebbero ricevere una medaglia. La sentenza è un monito: i disabili nelle scuole italiane si possono pestare, ma in incognito. E', come chiunque può capire, un problema di privacy. (www.beppegrillo.it)

mercoledì 24 febbraio 2010

Ritorno al futuro


Le liste "pulite" di PDL-Lega

La «dead line» della candidatura pulita nel Pdl è «il rinvio a giudizio», criterio ribadito tre volte ieri da Ignazio la Russa in Transatlantico. Soglia più bassa del garantismo berlusconiano, che vorrebbe alzare l’asticella alla «sentenza definitiva passata in giudicato». Come conciliare però la candidatura di Sandra Lonardo in Mastella, liste Udeur collegate al Pdl in Campania, se all’ancora presidente del Consiglio regionale la magistratura ha imposto il divieto di dimora in Campania a causa delle inchieste sull’Aspac? Lady Mastella, infatti, al momento vive a Roma, e la sua candidatura è osteggiata dal duo finiano Italo Bocchino e Mara Carfagna, in lotta con Cosentino.

Ieri a Montecitorio parlava fitto fitto con Ignazio La Russa il deputato pdl Giancarlo Abelli, candidato a Pavia nonostante Berlusconi lo avesse pregato di rinunciare. Lui non ha ricevuto alcun avviso di garanzia, ma la moglie, Rosanna Gariboldi, assessore alla provincia di Pavia, era stata arrestata, ha poi patteggiato e restituito 1,2 milioni di euro per l’accusa di riciclaggio riguardo ai fondi erogati da Giuseppe Grossi, il «Re delle bonifiche». Escluso dalle liste, perché in carcere, l’esuberante Piergianni Prosperini, assessore Pdl allo Sport e Turismo in Lombardia., arrestato insieme a Raimondo Lagostena Bassi, patron di OdeonTv e Telereporter. Sono candidati al Pirellone anche due soci dell’assessora, discussi ma non imputati: Massimo Ponzoni e Massimo Buscemi. A Como si ripresenta il consigliere regionale Gianluca Rinaldi, che due anni finì agli arresti domiciliari per sospette tangenti.

Se l’ex colonnello di An, triumviro ieri preso da un diavolo per capello, ha ribadito che l’asta della decenza è il rinvio a giudizio (però «senza automatismi, se è un rinvio per una sciocchezza no...»), in Piemonte non dovrebbe essere nelle liste Angelo Burzi, capogruppo Pdl in consiglio regionale, rinviato a giudizio per un’inchiesta sulla corruzione (e la prima udienza cade prima delle elezioni). Poco ci mancava che si candidasse in Piemonte Renzo Masoeri, presidente della provincia di Vercelli agli arresti domiciliari da pochi giorni perché accusato di concussione, con richieste di denaro a un imprenditore in cambio di appalti, per finanziare la campagna elettorale di Roberto Cota, secondo la Procura vercellese. E nel caso vincesse il leghista Cota (al quale i pidiellini non danno grande aiuto)il suo seggio di deputato passerebbe a un altro nome grigio: Maurizio Grassano, ex presidente del consiglio Comunale di Alessandria, con un processo con l’accusa di aver falsato rimborsi.

Nel Lazio, a stare al principio «liste pulite» sbandierato da Berlusconi giorni fa, dovrebbe essere fuori il senatore Claudio Fazzone, ras di Fondi che ha evitato lo scioglimento del comune per mafia: è indagato dalla Procura di Latina per il caso delle raccomandazioni Asl. Nel Pdl dicono sia una «autocandidatura», è osteggiato da Ciarrapico e dagli ex An: il tandem con Fabio Bianchi, suo vice coordinatore alla Provincia di Latina, toglie spazio a Di Giorgi (legato a Rampelli) e Galetto (sponsor Alemanno).
Nomi macchiati in Puglia nelle liste a sostegno di Rocco Palese: Francesco Pistilli, ex sindaco di Acquaviva delle Fonti che, l’anno scorso, è stato condannato a un anno e sei mesi per corruzione. Torna la lista civica di Raffaele Fitto «La Puglia prima di tutto» (nella quale fu inserita Patrizia D’Addario), capolista Tato Greco, indagato dalla procura di Bari per associazione a delinquere nell’inchiesta sul giro Tarantini. Secondo la «Repubblica» di Bari, nel Salento è in lista con «I pugliesi per il presidente» Fabrizio Camilli, petroliere due anni fa arrestato con l’accusa di associazione a delinquere per frode fiscale. (NATALIA LOMBARDO - L' UNITA' -)
L'Italia è un Paese corrotto. La Corte dei Conti: "La corruzione dilaga, aumento del 223% nel 2009". Quali sono le cause? La risposta agli esperti. Montezemolo: "La lotta alla corruzione è un'impresa titanica... La politica ha la precisa responsabilità di non avere introdotto riforme adeguate per far funzionare bene la macchina dello Stato". Marcegaglia: "Le forze politiche si mettano insieme per fare le grandi riforme". Brunetta: "La riforma della pubblica amministrazione è già stata fatta". Morfeo Napolitano (spettacolare sugli appalti alla Maddalena): "Chiedete ad altri". La situazione è tutt'altro che chiara, ma da queste dichiarazioni emergono alcune verità. Primo: le alte cariche dello Stato non sono informate. Secondo: la corruzione è colpa delle mancate riforme. Con le "grandi riforme" i corrotti e i corruttori dovrebbero scomparire dalla circolazione. La colpa è quindi di chi si oppone alla riforma della Giustizia. L'indiziato non può che essere Marco Travaglio. (www.beppegrillo.it)

martedì 23 febbraio 2010

Dopo le polemiche per l’ultima puntata di Annozero, il sito di Libero pubblica un resoconto dettagliato della puntata. I detrattori di Maurizio Belpietro e Nicola Porro immediatamente si scatenano, sfoggiando sui siti e sui blog dei diretti interessati un linguaggio che manco gli scaricatori del porto. Su libero-news.it i commenti al post su Travaglio sono impubblicabili: troppe le volgarità e le bestemmie all’indirizzo del giornalista e del direttore. Su quello del vicedirettore de Il Giornale, invece, il moderatore è più indulgente: così troviamo un accorato appello di tale “Raf”, che con una sintassi traballante e una grammatica incerta si premura di far sapere d’essere certo che «quel puttaniere evidentemente vi paga molto bene» e che il direttore di Libero è «servo di un governo di merda, in mano a una cricca di mafiosi, piduisti, corrutori, corroti e giornalai della destra putrida». Chapeau.
Anche se il tocco d’eleganza viene da Daniele, che su Facebook si iscrive sulla pagina dei fan di Belpietro per insultarlo.

Riportiamo testuale: «Non ti do del lei perché mi fai cagare, vedi d’ora in poi di andare in giro con un impermeabile perché se malauguratamente ti becco in giro ti faccio una spruzzata di merda addosso». Seguono espressioni del tipo «carrierista prezzolato», «deficiente», «mafioso», «figli di puttana» e altre peggiori. Sulla pagina dedicata al giornalista de Il Fatto Quotidiano, poi, i commenti non si risparmiano. Sono in molti a scrivere di non aver visto la trasmissione, ma di essere pronti a condannare «a marcire nelle patrie galere buttando via la chiave» Porro e Belpietro. Qualcuno invita i due ad andare a «fare in culo». L’apice viene raggiunto con le minacce fisiche sul blog di Porro, neanche troppo velate. Con una fantasia senza pari, l’utente “Vaffanculo a te e a B”, scrive «servo skifoso come te … e ringrazia Cristo ke nessuno ti ha ancora gonfiato quella faccia di merda». Non è finita. Sul social network nasce anche il gruppo “Kill Belpietro”. Meno di 30 iscritti, ma si danno da fare. «Leccaculo analfabeta», è il primo commento di una lunga serie. Navigando online, i toni degli affezionati di Travaglio non cambiano.

Dopo la scorsa puntata di Annozero, si fanno incalzanti: «faccia da culo», «servo», «rifiuto umano», «idiota lobotomizzato». Si scade al limite del penale con frasi del tipo «spero ti appendano come Mussolini». Insomma, i fan di Marco si sono scatenati. (MARIA ACQUA SIMI - LIBERO -)


Non commento l'articolo di Libero, lascio questi signori credere di essere dei "giornalisti" in una redazione che Marco Travaglio definisce "occupata".
Il nucleare in Italia lo vogliono soltanto in tre: Berlusconi, Sarkozy e la Confindustria. Le Regioni che si dicono favorevoli preferiscono che le centrali siano costruite altrove. Le Regioni contrarie si oppongono a priori alla costruzione nel loro territorio. E' un rompicapo insolubile. Formigoni (PDL): “In Lombardia siamo vicini all’autosufficienza quindi non c’é bisogno di centrali in questo momento”. Zaia (PDL): "Il Veneto ha oggi un bilancio energetico positivo, produce più energia di quanta ne compra”. Polese (PDL): "La Puglia contribuisce in modo notevole alla produzione di energia e al fabbisogno energetico nazionale con centrali elettriche a Brindisi e Taranto. Non vi è quindi motivo né possibilità di realizzare una centrale nucleare”. Polverini (PDL): " In tempi rapidissimi il Lazio diventerà energeticamente autosufficiente e in pochi anni andrà addirittura in surplus, esportando energia verso altre Regioni. Pertanto ritengo che nel Lazio non ci sia bisogno di istallare nuove centrali nucleari“. Rimane solo Arcore per una nanocentrale nucleare. Per le scorie c'è già il mausoleo incorporato, sembra fatto apposta. (www.beppegrillo.it)

lunedì 22 febbraio 2010

La battuta del giorno

«Durante il mio passaggio in finale, lo share tv è salito al 73 per cento». (Valerio Scanu, vincitore del Festival di Sanremo)

Ho letto un pò di interviste rilasciate da questo soggetto e la costante è sempre una evidente arroganza. Un bel "vaffanculo" mi viene così spontaneo !

Oggi il Presidente del Consiglio ne ha sparate una dietro l’altra: “Italia dei Valori è un partito eversivo” la prima, poi “non c'e' alle porte una nuova tangentopoli” ma solo “casi che vanno perseguiti e sanzionati”, come se stesse parlando di un divieto di sosta, e da ultimo che “non ci sara' nelle sue liste nessun personaggio compromesso” affermazione fatta con la credibilità di chi in Parlamento ne ha già portati diversi, di personaggi, con condanna passata in giudicato per i reati più disparati.
Berlusconi è in difficoltà e in evidente stato confusionale. Il fatto che il Governo sia stato colto con le mani nella marmellata lo innervosisce e spaventa. Se i suoi colonnelli non hanno nulla da temere, vadano dai magistrati, si facciano giudicare e la smettano di vendere fumo. Da quanto emerge dalle intercettazioni, pubblicate in questi giorni, siamo di fronte ad un comitato d’affari che ha giocato sulla pelle dei cittadini e dei terremotati.
Ma il problema è alla testa visto che il primo a doversi recare dai giudici è proprio Silvio Berlusconi che continua ad utilizzare il Parlamento per fare le leggi a proprio uso e consumo al fine di salvaguardarsi dai suoi guai giudiziari. Fino ad ora in Parlamento abbiamo solo visto provvedimenti per il Premier e i suoi amici: dal lodo Alfano al legittimo impedimento, dal processo breve allo scudo fiscale, alle norme per l'immunità parlamentare fino al disegno di legge che limita le intercettazioni.
Altro che lotta alla corruzione! Solo leggi che aiutano i corrotti e alimentano il malaffare. L’Italia dei Valori non si lascia intimidire e continuerà a difendere la Costituzione dentro e fuori il Parlamento.
E se questo vuol dire essere una forza eversiva, noi lo siamo e lo saremo senza alcun timore ma con tanto orgoglio. (www.antoniodipietro.it)

Passaparola di Marco Travaglio (dal blog www.beppegrillo.it)

domenica 21 febbraio 2010



Tensione come non se ne vedeva da anni al festival. La Clerici un po' si perde e Maurizio Costanzo anticipa il suo ingresso in scena con tre operai della Fiat di Termini Imerese. Cerca di placare gli animi con un ricordo di Mike Bongiorno, scatta l'applauso, poi però l'intervista alle tute blu riaccende la sala, Costanzo offre il microfono al segretario del Pd Pierluigi Bersani ma quello neanche comincia (dice appena "non è possibile mandarli sui tetti...") che partono i buu. Prende il microfono il ministro Claudio Scajola - che gioca in casa, visto che Imperia è il suo collegio elettorale - che ribadisce l'intenzione del governo di trovare una soluzione per lo stabilimento Fiat e guadagna un applauso. Qualcuno prova a contestare pure lui ma è pronto l'intervento di Guido Paglia, direttore delle relazioni esterne e della comunicazione Rai, che si alza di scatto e fa un gestaccio con le mani verso l'origine del brusìo a stroncare la protesta. Stacco pubblicitario, si rientra con la banda dell'Arma dei Carabinieri che attacca la colonna sonora di Guerre Stellari. Cinque minuti dopo, l'orchestra e la Clerici intonano Le tagliatelle di nonna Pina. E' tutto così surreale. (REPUBBLICA)


Peones berlusconiani infiltrati anche nella sala del Teatro Ariston di Sanremo. A Bersani è stato impedito di dire due concetti, mentre Scajola, memorizzato il solito pistolotto propagandistico, ha guadagnato una salva di applausi. Da notare l'ineffabile Guido Paglia che, come le immagini televisive dimostrano, è scattato dalla poltrona per fulminare il temerario che aveva osato contestare Scajola mentre recitava il suo copione.

Il Misfatto in edicola il 21 febbraio

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Il Misfatto affida a Dario Vergassola e Marco Melloni, indissolubili collaboratori da sempre, l'analisi della settimana che finisce anche e forse soprattutto per preparare il lettore a quella che verrà. La rubrica si chiama Una settimanella buona (ma neanche tanto) e spazia tra tutti gli eventi dei sette giorni che precedono l'uscita domenicale dell'inserto. Alla vigilia della nascita del Misfatto li abbiamo incontrati negli studi di Parla con me. Dario era truccato come l'ennesimo e improbabile componente delle Vibrazioni, Marco, come sempre, invece in borghese supportava il socio. Il tempo di smontare il travestimento e abbiamo cominciato l'intervista che vi proponiamo, un saggio di quello che sarà il loro appuntamento abituale. Dario legge per noi le battute del numero che abbiamo distribuito al Quirino e Marco avalla più o meno silenziosamente. All'improvviso irrompono le Vibrazioni e l'epilogo con Dario che si paragona alle suddette...è inevitabile. Buona visione. (L'ANTEFATTO)

sabato 20 febbraio 2010


La Telecom ha spiato migliaia di italiani, costruito per anni dossier su politici, manager, giornalisti. Il PDL e il PDmenoelle nel 2006 hanno distrutto tutte le intercettazioni e il materiale che riguardava i politici. Come dice Peter Gomez, una mossa del tutto inutile, esistono di certo copie digitali per ricattare o per essere immuni alle leggi. Tronchetti Provera non sapeva! Questa è la barzelletta del secolo. Il velista di Portofino è candidato alla presidenza di Mediobanca, la più importante banca d'affari italiana. Gli intercettati non sono stati risarciti. L'attuale amministratore di Telecom, Franco Bernabè, rimane impassibile. (www.beppegrillo.it)

Galleria di alcuni trombettieri del regime (vietato ai minori di 14 anni)

Vittorio Feltri
Nicola Porro

Alessandro Sallusti


Augusto Minzolini



Filippo Facci



Emilio Fede





Daniele Capezzone






Maurizio Belpietro
Questi inquietanti figuri sovente li trovate sparsi in tv a magnificare le gesta del monarca e a smerdiare gli oppositori.






venerdì 19 febbraio 2010

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Oviedo, striscioni e slogan per definirlo "criminale" e "razzista": così gli studenti universitari della città hanno accolto l'ex premier, che non ha saputo sopportare le critiche e ha risposto con un brutto gesto. (REPUBBLICA)

Il metodo italiano sdoganato anche in Spagna. Non si può contestare un politico e quindi giù botte, e alla fine anche il tocco di classe.

Ghedini scappa in libreria

"Dimissioni, dimissioni". Anche il popolo viola si ritrova davanti a Montecitorio per protestare contro il decreto Bertolaso, ma soprattutto per ricordare l'appuntamento del 27 febbraio in Piazza del Popolo contro il legittimo impedimento.
All'improvviso, proprio davanti al camper dove Antonio Di Pietro e Massimo Donadi hanno appena ricevuto la loro patente a punti viola (ogni volta che non si partecipa al voto sul tema viene decurtato il bonus iniziale), passa serafico l'onorevole Ghedini con il suo sorriso d'ordinanza.
Gli attivisti colgono al volo l'opportunità di chiarire il messaggio sfoderando il classico striscione: 'Legittimo un cazzo', riferito all'impedimento. L'avvocato mantiene l'aplomb e procede spedito, poi però rallenta per guardare in faccia i manifestanti, e quelli cantano più forte. L'onorevole decide quindi di riparare all'interno della libreria Arion insieme alla scorta.
Gira tra i volumi, sceglie e paga due Grisham: trentasei euro con lo sconto parlamentari. Fuori i contestatori non mollano. Ci sono anche i comitati campani anti-inceneritore: "Siete la monnezza della politica! Andatevene a casa".
Arriva la Polizia. Giulia Bongiorno, a fianco del collega, suggerisce una soluzione strategica: non c'è un'altra uscita? Il direttore del negozio scatta e guida il gruppetto giù per la scala di servizio, mentre fuori le gente continua col megafono a suon di "Ladri, a casa". Ma qualcuno s'accorge della fuga sotterranea: “Se n'è andato, dal retro. Non tengono vergogna questi". (IL FATTO QUOTIDIANO)

Le vignette di Vauro (Annozero 18-02-2010)

giovedì 18 febbraio 2010

Con i soldi del canone pagato anche dal sottoscritto, l'ineffabile direttore del TG 1, Minzolini, usa il mezzo televisivo per assolvere Bertolaso e company prima che la magistratura possa accertare le reali responsabilità.

Provate a votare qualcos' altro adesso

(www.beppegrillo.it)

Primo caso di antidoping in Parlamento, primo caso di doping: dal primo pomeriggio nei Palazzi è iniziata la caccia al parlamentare risultato positivo al test antidroga per uso di cocaina. Uno sui 232, tra senatori e deputati, che si sono sottoposti volontariamente all’esame promosso da Carlo Giovanardi, svolti dal 9 al 13 novembre 2009.

Tra le voci che girano in Transatlantico prevale quella che “potrebbe essere una donna" per via della sortita di Giovanardi sul "lungo capello". Ma non si sa se senatrice o deputata. Perché sul nome, ovviamente riservato per la tutela della privacy, secondo lo stesso Giovanardi,“è impossibile risalire alla persona”. La notizia è stata rivelata dalle tabelle pubblicate dal Dipartimento per le politiche antidroga, diretto dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, con delega alle politiche contro la droga.

I test infatti erano anonimi, ogni parlamentare ha ricevuto “un talloncino numerico non nominale” e 56 non lo hanno ancora ritirato, spiega il sottosegretario. L'accertamento è stato ripetuto due volte e in due diversi laboratori di alto livello sui reperti prelevati, urina e capelli. Dei 232 parlamentari, 147 hanno dato il proprio consenso a rendere noti i risultati e il proprio nome mentre 29 non l'hanno dato.

Il commento più diffuso, sia a Montecitorio che a Palazzo Madama è stato: “Peggio per lui. O lei, che ha fatto il test”… se non direttamente, “che stupido, ma pensava che fossero test fasulli?”. Lo stesso Giovanardi, pasdaran delle politiche antidroga, è stupito: “Non capisco perché una persona che sa di avere assunto la sostanza stupefacente abbia deciso di sottoporsi al test, anche se la partecipazione era in forma del tutto volontaria”.

Il problema, semmai, è per gli altri, i quasi ottocento parlamentari che non si sono sottoposti al test del capello (in tutto sono 315 i senatori e 630 i deputati) e dei quali non si saprà mai se possono essere positivi o no all’onorevole antidoping. Il sottosegretario mette le mani avanti: “Il Parlamento non è un covo di drogati”. (L' UNITA')

Scoperta l'acqua calda !? Il problema è che il/la parlamentare non l'unico/a.

mercoledì 17 febbraio 2010

Italia sfottuta anche al carnevale di Dusseldorf !


Ieri sera sono stato ospite di Giovanni Floris alla trasmissione Ballaro'. Pubblico il video del mio intervento. (www.antoniodipietro.it)
Il terremoto è un business. C'è chi muore, ma c'è anche chi brinda nel cuore della notte. La Calabria e la Sicilia stanno franando. Immaginate le risate.
Samanta Di Persio autrice del libro "Ju Tarramutu" domenica era una della 300 persone che hanno forzato l’area off limits dell'Aquila: "Di ricostruzione non se ne parla. Non esiste nessun piano sul rifacimento del centro storico. Forse, da quanto emerge dalle intercettazioni uscite in questi giorni, era una torta da spartire nel futuro. Ciò che fa male è l’indifferenza di certa gente di fronte a una catastrofe dove ci sono dei morti. La manifestazione è nata per sottolineare che mentre ridevano c’era gente che moriva. Ma l’intenzione era anche di rientrare nella città, riappropriarci delle nostre piazze, visto che è ormai chiaro che non c’è nessuna intenzione da parte delle autorità di riaprirla. Non è vero che L’Aquila è stata ricostruita. Abbiamo avuto soltanto nuove costruzioni, ma solo oggi forse capiamo qual era il disegno. Noi abbiamo subìto la militarizzazione della città, la sospensione dei diritti costituzionali. Non era possibile fare cose normali: indire un’assemblea, fare volantinaggio, bere il caffè insieme. Semplicemente perché erano vietati gli assembramenti. Forse per evitare che le gente parlasse. E capisse.. Sembra quasi che si stesse aspettando la tragedia, proprio perché poi nelle tragedie c’è sempre qualcuno che specula. Le imprese aquilane non hanno potuto partecipare alle gare per il progetto case per via dei tempi troppo ristretti. Sono state gare false”. (da Sky) (www.beppegrillo.it)

martedì 16 febbraio 2010

Salvatore Borsellino : Ingannato da Di Pietro. Mai più Agende Rosse con l' IDV.

Sono profondamente deluso dalla scelta di Antonio Di Pietro di appoggiare De Luca in Campania allineandosi alle posizioni del PD e della scelta effettuata nelle Marche di aderire ad una coalizione con l'UDC, con un partito cioè che è presente in parlamento solo per i voti assicurati da Cuffaro, condannato già in secondo grado per i suoi rapporti con la mafia.
Avevo creduto nelle assicurazioni che mi erano sta fatte a Vasto da Di Pietro di volere rinnovare e ripulire il suo partito per farlo diventare il partito della Società Civile, il partito dei giovani dagli ideali puri, il partito di chi ha come ideali la Verità e la Giustizia, il partito della gente onesta, un partito fatto solo di persone degne di sollevare in alto la nostra Agenda Rossa.

Mi sono sbagliato, sono stato ingannato. Sono vicino a Gioacchino Genchi che ha annullato tutti i suoi incontri in programma con esponenti e candidati dell'IDV, concordo con le parole di Sonia Alfano che ha definito quello fatto da Di Pietro al congresso IDV un tradimento morale, non ci si può alleare con l'UDC di Cuffaro nelle Marche e soggiacere alle scelte del PD appoggiando un pluriindagato in Campania, non si può per opportunità od opportunismi politici rinunciare alla questione morale. Non si può, soprattutto per il particolare momento in cui è stata fatta questa scelta, lasciare intendere di essere in qualche maniera ricattabile.

Sono profondamente deluso e mi confermo ancora di più nella decisione, che peraltro avevo già preso, di separare nettamente l'immagine del Movimento delle Agende Rosse da quella dell'IDV.
A Vasto avevo ad alta voce richiesto di far diventare l'IDV il partito della gente onesta, di chi ricerca, come noi la Verità e la Giustizia. Ritengo che la base di quel partito abbia gli stessi nostri ideali e le stesse nostre aspirazioni, ma le assicurazioni che mi sono state fatte in quell'occasione ed alle quali avevo dato credito senza però firmare alcuna cambiale in bianco, sono state disattese.

Di Pietro non ha saputo rinunciare ai voti clientelari, non ha capito che perdendo qualche migliaio di voti buoni per ogni stagione e per ogni bandiera avrebbe guadagnato molti più voti di giovani che per la Verità e per la Giustizia saranno sempre pronti a combattere. Continuerò a sostenere persone come Benny Calasanzio, Giulio Cavalli, Emiliano Morrone, Sonia Alfano, Luigi De Magistris, tutte quelle persone che, continuo a credere, potrebbero fare diventare l'IDV quello che non ha avuto il coraggio di diventare. Invece dei passi avanti che mi attendevo, sono stati fatti dei passi indietro e non accetterò più che le bandiere dell'IDV si mescolino al simbolo delle Agende Rosse. Se IDV ha dimostrato di essere un partito come gli altri non c'è nessuna ragione perchè venga da noi considerato in maniera diversa dagli altri. (MICROMEGA)

E' ormai chiaro a tutti i simpatizzanti dell'IDV che la scelta di Di Pietro di appoggiare la candidatura di De Luca in Campania, è un suicidio politico.

Berlusconi : ora piazza pulita nelle nostre liste

Roma - «Quello che è successo a Milano è una cosa indegna». Berlusconi è a dir poco fuori di sé e nelle sue conversazioni private non nasconde «sconcerto» e «indignazione» per la vicenda giudiziaria che coinvolge il consigliere comunale del Pdl Pennisi, arrestato mentre incassava una tangente di cinquemila euro davanti a Palazzo Marino. «Abbiamo toccato il fondo», ripete a chi occasione di sentirlo durante il suo consueto lunedì ad Arcore. Perché, è il senso del ragionamento del premier, con simili comportamenti «qualche mela marcia» non fa altro che tirare la volata alla «nuova offensiva giudiziaria» della magistratura. Quella, ripetono a Palazzo Grazioli, che ha colpito Bertolaso ma che mira solo a distruggere la credibilità del governo anche in vista del prossimo appuntamento elettorale di fine marzo (che sarà insolitamente seguito da ben tre anni in cui non sono in programma chiamate alle urne).

Se sul capo della Protezione civile il Cavaliere è dunque deciso a fare più che mai quadrato («Guido Bertolaso è un galantuomo», ha ribadito ieri sera Berlusconi a una cena di raccolta fondi a Villa Gernetto), ben diverso è l’approccio all’inchiesta milanese. Berlusconi medita infatti di dare «un segnale inequivocabile». Un’intenzione che si coglie chiaramente nelle parole di Bondi, convinto che «i partiti devono ridiventare scuole di educazione politica e morale per la formazione di una nuova classe dirigente competente e onesta». L’idea è quella di «azzerare» le liste delle regionali e ripartire facendo «piazza pulita» di chiunque non sia «più che specchiato». Un’operazione che partirebbe ovviamente dalla Lombardia (e che potrebbe coinvolgere più di un big che ha già avuto «problemi» con la magistratura), proprio per dare un segnale chiaro che «certi comportamenti non sono accettati né tollerati». Diretto non solo all’elettorato ma anche ai nuovi eletti.

Il Cavaliere, insomma, vorrebbe cambiare passo e isolare le mele marce che con i loro «comportamenti indegni» non fanno altro che tirare la volata a certe «procure ad orologeria». Altrimenti il rischio è che passi il messaggio che nel Pdl certi comportanti sono presi sottogamba, un concetto rilanciato non a caso dall’opposizione. Con la Lega che guarda alla tornata elettorale e ci tiene a distinguersi («noi siamo sempre stati attenti a non fare certi pasticci», dice Bossi). Insomma, per usare le parole di La Russa, «il fatto che Pdl sostenga compatto che vi sia nei confronti di Berlusconi un accanimento giudiziario non può mai essere visto da alcuni come un alibi per singoli comportamenti».

Diversa, invece, la vicenda Bertolaso. I rumors del Palazzo raccontano che sia ancora tentato dall’ipotesi dimissioni. E che sia stato il premier a convincerlo che anche se lasciasse il suo incarico non riuscirebbe a sfilarsi facilmente dalla morsa giudiziaria e mediatica in cui è finito. Un’inchiesta, è il timore che circola a Palazzo Chigi, destinata ad allargarsi anche ad altri esponenti di spicco della maggioranza (vedi il coinvolgimento di Denis Verdini). (ADALBERTO SIGNORE - IL GIORNALE -)

Intento lodevole quello espresso dal Cavaliere, ma se così fosse nel PDL dovrebbero restare quattro gatti !!!

sabato 13 febbraio 2010

La battuta del giorno

"Tutto il mondo ammira e invidia la nostra Protezione civile e gli interventi in Campania e in Abruzzo sono ormai dei casi di studio internazionale. E' gravissimo che Bersani e il Pd giochino allo sfascio, con un'aggressione contro Bertolaso che è incomprensibile per i cittadini". (Daniele Capezzone valletto del PDL)

Non c'è niente di incomprensibile in tutta questa vicenda. I cittadini italiani hanno capito bene che qualche stronzo ha mangiato alla grande sulla tavola imbandita del terremoto. Che poi Bertolaso sia all'oscuro di tutto lo deciderà la magistratura. Come sempre sostengo, etica vorrebbe che porgesse le dimissioni, per poi rientrare al suo posto qualora fosse estraneo a questo sistema. Ma è chiaro che al sistema Berlusconi il termine dimissioni risulta essere decisamente indigesto.
Tra le massaggiatrici della Protezione civile, i transessuali di via Gradoli, certe attricette della Rai, certe ragazze di Lele Mora e certe escort del barese pare che non conosca crisi un solo mercato: le puttane. Si parla di una professione che in Italia è legale e che solo una minoranza ormai esercita in strada: la maggioranza, oltretutto sganciata da qualsiasi racket, lavora in casa propria e con approcci via internet e via telefono. Un paese provinciale può ritenere che la prostituzione sia essenzialmente un problema di arredo urbano, mentre un paese moderno, invece, dovrebbe chiedersi per quale ragione migliaia di persone che svolgono un mestiere legale non dovrebbero anzitutto pagare le tasse. La mancata risposta a questa domanda ha compiuto quei 52 anni che ci separano dall'abrogazione della Legge Merlin: e la semplice verità, da allora, è che la classe politica e la società civile non si sono mai occupate di un problema che imbarazza tutti. Si potrebbe far pagare le tasse alle prostitute, e pure salate, visto il giro di soldi rappresentato da questa branca del terziario irrinunciabile per tanti elettori e - a quanto pare - per tanti eletti. Si parla ovviamente delle volontarie, cioè la stragrande maggioranza: non delle schiave o delle minori che sono un problema di ordine rigorosamente pubblico. Si tratta di decidere se sia più immorale che una prostituta paghi le tasse oppure che non le paghi.
(FILIPPO FACCI - LIBERO -)


Se pagassero le tasse non la darebbero più ai politici.

L’idea di Marco Travaglio che si reinventava appassionato di veline in carne e carne, tralasciando le veline di carta delle Procure, è balenata pochi giorni fa nella mente degli italiani in crisi di astinenza da gossip. Parola della Sibilla Smeralda Lele Mora, che al Chiambretti Night ha lanciato il sasso, agitando pure la mano: «Ana Laura Ribas ha una storia con Marco Travaglio». Mica con un calciatore o un attore di fiction, ma con l’alfiere delle inchieste giornalistiche. Abbastanza per titillare la curiosità del Paese.

In effetti, la parabola della soubrette brasiliana, dal bancone di Striscia la notizia a Ok, il prezzo è giusto, dall’Isola dei famosi alle tresche con l’editorialista di Annozero, sarebbe stata da romanzo. Già si immaginavano ospitate di coppia al Just Cavalli, Marco con il temibile taccuino in una mano e un mojito nell’altra. Oppure lei a dargli manforte contro l’avvocato Ghedini da Santoro. Senza contare le fantasticherie popolari su arditi samba orizzontali di una «figlia della tv commerciale» con il flagello del berlusconismo. Peccato che l’interessata abbia negato: «Mi fa proprio ridere. Non c’è nulla di vero». Una smentita che diventa un’arma di delusione di massa.
Certo, fosse stata sotto processo, hai voglia a protestare la sua innocenza: Ana Laura sarebbe stata condannata nell’arena giustizialista senza possibilità di replica. Non si è mai vista una puntata di Annozero in cui un’autodifesa sia stata presa per buona. Invece, per le indiscrezioni pseudosentimentali esiste facoltà di replica: «Ne sarei onorata, Travaglio è un gran bell’uomo, ironico, affascinante - spiega la Ribas -. Ma è fuori luogo tirare in mezzo le persone solo per farsi pubblicità». Crac. Il cuore voyeuristico degli italiani è spezzato. Tutte balle. Strano, perché di solito queste «rivelazioni» sono così attendibili...

Eppure non è la prima volta che la Ribas viene accostata alla compagnia di giro di Annozero: «Ormai mi hanno attribuito tutte le love story possibili - dice la Ribas al Giornale -. Prima mi hanno “accoppiata” a Corrado Formigli, poi allo stesso Santoro, ora a Travaglio. Ma hanno dimenticato il mio preferito: perché non con Vauro? Ecco, con Vauro si potrebbe fare! Simpatico, verace. Mi ci vedo, a casa con lui, a disegnare vignette tutto il giorno...».
Insomma, si rassegni chi già pregustava appostamenti tra la redazione del Fatto e i tribunali all’inseguimento della coppia. Il flirt è andato in fumo. O in fumetto? (MARCO ZUCCHETTI - IL GIORNALE -)


Ancora un alto esempio di giornalismo del nulla buono solo a sporcare d'inchiostro una paginetta del giornalino della Sacra Casa. Il tutto a firma del nientologo Zucchetti.

venerdì 12 febbraio 2010

Intervista a Bertolaso del TG 2 (11-2-2010)

L'opinione degli Aquilani

video

(Video di Repubblica)



Più intercettazioni escono, più si capisce perché le vogliono abolire. Non c’è niente di meglio che ascoltare la nostra classe dirigente, anzi digerente, e i nostri imprenditori, anzi prenditori, per capire da chi siamo governati. Eppure, grazie alle inchieste di Espresso, Repubblica, Annozero, Report e Il Fatto, chi fossero Bertolaso e la sua band si poteva intuirlo.

Solo un’informazione serva e salivare poteva scambiare questo bluff semovente, travestito da calciatore della Nazionale, per “un servitore dello Stato nel mirino dei giudici” (Vespa, Pompa a Pompa), “il virgilio delle catastrofi, la straordinaria normalità, jeans&polo, voce piana e forte appeal, l’uomo che piace a tutti tranne che ai magistrati che provano a inzaccherargli la divisa” (Mario Giordano, Libero anzi Occupato), “un efficace organizzatore” (Sergio Romano, Pompiere della Sera), “un tecnico capace ed efficiente” (Littorio Feltri, il Geniale), “l’homus berlusconianus (sic), quello del ‘basta con le chiacchiere’, della politica del fare, dei metodi spicci, lo zar di tutte le emergenze” (Peppino Caldarola, Il Riformatorio), “un uomo che fa del bene e quindi viene perseguitato” (il Banana).

Ora, grazie alle intercettazioni, anche i non vedenti e i non scriventi sanno chi è e di chi si circonda: un cenacolo di stilnovisti che, molto fisionomisti, si autodefinivano “cricca di banditi”, “immersi in un liquido gelatinoso ai limiti dello scandalo”, “combriccola”, “gente che ruba tutto il rubabile”, “bulldozer”, tipi “da carcerare”. Infatti sono stati accontentati. Siccome anche la toponomastica ha un peso, l’appaltatore-elemosiniere di Bertolaso, Diego Anemone, risiede in via Regalìa: più che un indirizzo, una vocazione. Infatti, per rastrellare contanti per gli incontri con San Guido, si rivolgeva a un prete, don Evaldo, per gli amici “don Evà”. Ma le mazzette erano soprattutto in natura, ultima evoluzione di Tangentopoli: fuoriserie e aerei a sbafo, ristrutturazioni e divani gratis, escort e massaggi tutto compreso, assunzioni di figli e domestici. Ecco, la famiglia prima di tutto: Angelo Balducci, uno dei BertoBoys, tenta di piazzare il figlio: “Compie 30 anni e io mi chiedo come padre: che ho fatto per lui? Un cazzo”.

Un genitore esemplare. La regola è non pagare mai il conto: quando Anemone in versione marina organizza soggiorni all’Argentario per Carlo Malinconico, segretario generale di Palazzo Chigi e poi presidente degli Editori di giornali, precisa: “Mi raccomando, non è che si distraggono e gli fanno il conto!”. Non sia mai. In altre telefonate sembra di riascoltare i furbetti del quartierino. Fazio: “Ho messo la firma”. Fiorani: “Tonino, sono commosso, io ti ringrazio... ho la pelle d’oca... ti darei un bacio sulla fronte ma non posso farlo... prenderei l’aereo e verrei da te, se potessi”. Ora un altro dei BertoBoys, Fabio De Santis, meravigliosamente definito dalla burocratjia della Protezione civile “soggetto attuatore”, dice ad Anemone: “Dammi un bacio sulla fronte”. Anemone va un po’ più in giù: “Dove vuoi, pure sul culo se mi dai una buona notizia”. Altri ingredienti ricordano i sistemi di Bancopoli, Calciopoli e Parmalat, col controllo sulle sole variabili impazzite rimaste: non il Pd, figuriamoci, ma i pochi giornalisti e magistrati che ancora fanno il proprio mestiere. Il giornalista spione riferisce quel che sta per scrivere Fabrizio Gatti sull’Espresso, mentre – secondo l’accusa – il procuratore aggiunto di Roma Achille Toro spiffera notizie agl’indagati (l’avevano già pizzicato nel caso Unipol, infatti coordinava le indagini sui grandi eventi). Completano il quadro le “ripassate” di Bertolaido a Francesca e a un’altra signorina (“una fisioterapista di mezza età”, garantisce il premier, sempre informatissimo), ma a scopo di “terapia” per “riprendermi un pochettino”. E aggiungono un tocco di berlusconianitudine al tutto (il listino del Beauty Salaria include il “trattamento fango”, 65 euro tutto compreso). Ce n’è abbastanza per l’immediata nomina di San Guido a ministro, con legittimo impedimento incorporato: un Bertolodo. (MARCO TRAVAGLIO - IL FATTO QUOTIDIANO -)
Bertolaso dimettiti, altrimenti ti sfiduciamo noi. Oggi, infatti, ho presentato una mozione di sfiducia nei confronti del responsabile della Protezione Civile, Guido Bertolaso, a seguito delle vicende giudiziarie che l’hanno coinvolto.

Sono proprio curioso di vedere se il nostro Bertolaso ha un pò d’onore, oppure anche lui è come il sottosegretario Cosentino, il quale, nonostante un provvedimento di cattura confermato dalla Cassazione che gli pende addosso, insiste a rimanere al Governo.

Leggendo le vicende che coinvolgono il responsabile della Protezione Civile c’è da rabbrividire. Sta emergendo un quadro sempre più preoccupante su un sistema di potere, dove emergono pesanti responsabilità politiche e giudiziarie, non solo di Bertolaso, ma dell’intera struttura deputata a gestire l’emergenza nel nostro Paese. Il sistema di potere di Bertolaso e degli imprenditori a lui vicini operava al di fuori di ogni controllo. Una rete che, da quanto si legge sui giornali, ha ingegnerizzato l`illegalità e il malaffare nella gestione delle emergenze, vere o presunte.
Guido Bertolaso ci sarebbe dentro fino al collo. Basterebbe quello che si sa già ora per imporgli le immediate dimissioni (ma dimissioni vere, non quelle finte presentate ieri, solo per ottenere una difesa d’ufficio dal suo capo Silvio Berlusconi). Per le vicende giudiziarie personali, Bertolaso se la veda con la magistratura, ma le sue dimissioni sono doverose perché egli si è prestato all’ennesima furbizia del Governo Berlusconi, il quale ha trasformato la Protezione Civile da strumento tecnico per affrontare le emergenze e le urgenze (come il terremoto, l’alluvione o altre calamità naturali) in uno strumento per eludere le regole di trasparenza e di libera concorrenza nel settore degli appalti pubblici.

Bertolaso, infatti, è il gestore degli oltre 78 decreti d’urgenza deliberati nel 2009 e utilizzati per bypassare le procedure d’appalto e di controllo per aggiudicare commesse al di fuori dei normali controlli di legalità.
Quale emergenza si nasconde dietro la costruzione dello stadio centrale del tennis del Foro italico?
E dietro il G8 alla Maddalena?
E dietro una regata come quella della 'Louis Vuitton Cup'?
E dietro l’Expo 2015?
Nulla di urgente se non raggirare le regole delle gare pubbliche. Addirittura, ora si parla di istituzionalizzare questo raggiro con la creazione di un’apposita società denominata 'Protezione Civile SpA', che nella mente distorta di questo governo dovrebbe costituirsi come azienda di privati a cui affidare direttamente gli appalti, eludendo le regole previste dal Codice degli appalti e così privilegiare il solito gruppo di amici. Questo progetto, ancor prima di nascere, è l’esempio di come alcuni servizi in mano ai privati finiscono per essere piegati alle logiche affaristiche e speculative di pochi a discapito della comunità.

Le vittime delle emergenze e le loro famiglie dell’Aquila, di Viareggio, di Messina, gli imprenditori onesti che non hanno partecipato agli appalti spartiti a porte chiuse, i cittadini tutti che hanno visto distolti dai servizi pubblici decine di miliardi di euro rimessi nelle mani di squallidi approfittatori aspettano le dimissioni di Bertolaso.

L`Italia dei Valori ha chiesto, pertanto, che sia immediatamente bloccata 'Protezione Civile SpA' e che questo corpo dello Stato rientri sotto il controllo del Parlamento. (www.antoniodipietro.it)

Le vignette di Vauro (Annozero 11-02-2010)

giovedì 11 febbraio 2010

Guido Bertolaso? Altri sei giorni e sarà vietato avviare procedimenti giudiziari nei suoi confronti, mentre quelle pendenti verranno sospese. Per legge. Come? Mediante la conversione del decreto che trasforma la Protezione civile in Spa. Prevista, dopo il via libera dell’altro ieri al Senato, per mercoledì prossimo.

LO SCUDO PER I COMMISSARI A denunciare il caso è Dario Franceschini, lasciando la conferenza dei capigruppo della Camera e poi chiedendo in Aula al governo di ritirare il cosiddetto decreto emergenze. La maggioranza ha ottenuto di calendarizzare il provvedimento, che scade a fine mese, per mercoledì. Il capogruppo del Pd sbandiera il testo messo a punto dal governo, sottolineando in particolare l’articolo 3, comma 5, che inizia a leggere: «Dalla data di entrata in vigore del presente decreto e fino al 31 gennaio 2011 non possono essere intraprese azioni giudiziarie ed arbitrali nei confronti delle strutture commissariali e quelle pendenti sono sospese». Attacca Franceschini in Aula: «Questa norma fa impallidire ogni tentativo di lodo o di legge ad personam: non solo si sospendono i procedimenti giudiziari ma addirittura diventa vietato avviarli. Più che un mini-lodo è un vero e proprio scudo. Il governo ci rinunci». Il Pd ha chiesto all’esecutivo di riferire in Parlamento e di ritirare un provvedimento chiaramente «inopportuno e sbagliato». Perché pur chiarendo che non si vuole entrare nel merito della vicenda giudiziaria in cui è coinvolto l’ex commissario per l’emergenza rifiuti in Campania, Franceschini sottolinea che «soprattutto in questo momento è assolutamente inopportuno portare in Aula un testo che privatizza la Protezione civile».

I RISCHI DELLA PRIVATIZZAZIONE Posizione a cui si associano anche le altre due forze dell’opposizione, Italia dei valori e Udc. Massimo Donadi dice che «le dimissioni farsa di Bertolaso non sono una soluzione, è necessario limitare i poteri della Protezione civile e bloccare il processo di privatizzazione». Per il capogruppo dell’Idv alla Camera «alla luce dei fatti gravissimi emersi è indispensabile rivedere la struttura della protezione civile, perché gestisce una quantità enorme di denaro in deroga alla normale legislazione»: «Spesso lo stato di emergenza non è tale o è un paravento e serve solo ad accelerare lavori e ad affidare appalti con trattative private, senza alcun controllo. Una situazione non ammissibile in uno stato democratico». E tra l’altro se l’inchiesta di Firenze «non meraviglia affatto» Luigi De Magistris, l’eurodeputato Idv sottolinea che «con la nascita di Protezione civile Spa i fenomeni corruttivi saranno ulteriormente facilitati». Pericolosi giustizialisti o sospettosi dietrologi? Non proprio, se è vero che anche l’Udc chiede al governo di tornare sui suoi passi. «Siamo garantisti con tutti e certamente anche con Bertolaso, ma i fatti imputati a lui, a Balducci e ad altri dirigenti dello Stato sono gravi e occorre chiarezza», dice il capogruppo dei centristi in commissione Affari costituzionali alla Camera Pierluigi Mantini. «È chiaro che l’immunità “ad personam” prevista dal decreto è incostituzionale ed iniqua». (SIMONE COLLINI - L'UNITA' -)

Chi va con lo zoppo.....



MILANO - L'ira del premier Berlusconi per la vicenda Bertolaso non accenna a sbollire. «I magistrati si devono vergognare» ha detto rivolgendosi ai giornalisti italiani tra cui l'inviato del Corriere della Sera Marco Galluzzo passeggiando tra i negozi antiquari nelle strade di Bruxelles. «La legge sulla Protezione Civile Spa va avanti».

SCANDALI - E sui presunti scandali sessuali il premier ha aggiunto: «Bertolaso è andato a farsi curare la schiena: soffre di mal di schiena. I magistrati hanno un potere che dovrebbe essere più controllato». «Ho parlato con Bertolaso, so che aveva mal di schiena e andava da una fisioterapista, una signora di mezza età che, tra l'altro, oggi è in ospedale per farsi operare per un problema alla spina dorsale» aggiunge ancora il premier. «Quindi - dice ancora il presidente del Consiglio - tutte queste cose qui sono assolutamente non accertate, non vere e infondate». Berlusconi, quindi, ribadisce di escludere ogni possibilità di dimissioni di Bertolaso: «Non si tocca», i pm si vergognino. Berlusconi poi aggiunge: «Non si possono rovinare lavori così perfetti e efficienti per il nostro Paese per un 1% di irregolarità» (CORRIERE DELLA SERA)

Volete scommettere che Bertolaso prima di avere a che fare con B. era una persona seria ? Poi una volta andato con lo zoppo ci ha preso gusto. Ha ragione Marco Travaglio, tutto ciò che tocca B. diventa merda.



Le finte dimissioni


La ripassata alla Francesca



Il piatto più tipico della Protezione Civile è senz’altro la ripassata alla Francesca, una ricetta tradizionale, ottima per i terremotati, per fare terapia di gruppo e per il G8. Semplice da preparare.

Tempo di cottura: pochi minuti, meno di una sveltina.
Ingredienti per un numero di persone a piacere:
- Gelatina in abbondanza per ottenere un sistema gelatinoso di qualità
- Escort al burro
- Corrotti marciti
- 1 mazzo di cavoli amari
- Semi di magnaccia
- Guido Bertolaso
- 1 Anemone
- 5 carote medio/grandi da 18 cm
- Terremoto dell'Aquila
- Gambi di sedano acerbi
- Francesca da ripassare
- Brasiliane infaticabili da competizione
- Angelo Balducci e Fabio De Santis (Dipartimento Sviluppo e Competitività)
- Bietola fresca quanto basta
- Mondiali di nuoto di Roma 2009
- Patatine traforate
- G8 Maddalena
- 150° anniversario dell'Unità d'Italia
- Nuovo Museo dello sport italiano di Tor Vergata
- Carlo Malinconico (presidente della Fieg)
- Sale e pepe quanto basta.

Per la preparazione della ripassata ci si baserà sulla famosa ricetta detta Berlusconi/Tarantini.
Preparate subito Bertolaso con catastrofi di media grandezza, introducetelo allo Sport Village "per uno dei soliti massaggi" e passatelo al setaccio con la sua acqua di cottura di Haiti, intercettatelo, dopodichè fate soffriggere in una pentola l'Anemone con l’olio. Quando Francesca sarà stata ripassata potrete aggiungere anche mulatte di importazione dop ed un cucchiaio di concentrato di opere pubbliche. Dopo alcuni minuti di cottura a fuoco medio aggiungete la purea gelatinosa di Balducci e De Santis tutti interi, mescolati ed aggiungete tangenti a pezzetti. Salate e pepate a piacere, quindi aggiungete un po' di retrogusto amaro con Carlo Malinconico. Lasciate cuocere per 2 ore almeno dopo avere aggiunto 6 mestoli di acqua santa di palazzo Grazioli. La zuppa gelatinosa va servita a letto durante un qualunque evento luttuoso per la Nazione, ma proficuo per la ricostruzione.

La ripassata.
Come dice il nome ripassata significa passata di nuovo. Essenzialmente conosciuta come Francesca è uno dei piatti più diffusi della Protezione Civile. E' costume prepararla in quantità più che abbondante ai rientri aerei di Guido Bertolaso. Si può riscaldare e mangiare nuovamente, tutti i giorni dell'anno, anche in compagnia. Una volta imbiondita la tangente in superficie si può servire calda con olio a crudo, vi raccomando la qualità dell’olio e la benedizione del cardinale Ruini. (www.beppegrillo.it)

mercoledì 10 febbraio 2010



ROMA - Il premier Silvio Berlusconi, in cdm, ha detto di voler respingere le dimissioni presentate dal Capo della Protezione civile Guido Bertolaso. Lo riferiscono all'ANSA fonti governative.

Berlusconi e' ''convinto che Bertolaso potra' chiarire ogni cosa'' ha detto il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta confermando, nel corso di una conferenza stam pa a Palazzo Chigi, che il premier ha proposto al Cdm di respingere le dimissioni del capo della protezione civile. Bertolaso, ha aggiunto Letta, ''e' coinvolto marginalmente in un'inchiesta che riguarda altre persone''.

Il capo del Dipartimento della Protezione civile Guido Bertolaso è indagato nell'inchiesta svolta dalla magistratura di Firenze sugli interventi eseguiti alla Maddalena in vista del G8 dello scorso anno, poi spostato all'Aquila.
Bertolaso è indagato per corruzione nell'inchiesta della magistratura di Firenze. Lo si apprende da fonti investigative fiorentine.

Le altre tre persone arrestate, oltre ad Angelo Balducci, sono: l'imprenditore romano Diego Anemone, 38 anni, Fabio De Santis, provveditore alle opere pubbliche della Toscana, 61 anni, e Mauro Della Giovampaola, 44 anni, funzionario del Ministero. Per tutti l'accusa è corruzione continuata in concorso. Tutti gli arrestati sono stati condotti in carcere.

De Santis, con un'ordinanza di Protezione Civile del 25 giugno 2008 era stato nominato 'soggetto attuatore' per la realizzazione delle opere a La Maddalena, in sostituzione di De Santis nel frattempo nominato provveditore alle opere pubbliche della Toscana. (ANSA)

Il quasi ministro Bertolaso incappa in un altro scivolone ?
Viaggio in treno con Dell’Utri: spiega racconta, si confida. Un bilancio

"A me della politica non frega niente, io mi sono candidato per non finire in galera”. Frecciarossa Milano-Roma. Marcello Dell’Utri, senatore del Pdl condannato in primo grado a nove anni per mafia, si addormenta, seduto al suo posto, dopo aver mangiato un panino nella carrozza ristorante. Con lui, una guardia del corpo. Poi squilla il telefono e Dell’Utri – faccia dimessa – si sveglia e parla volentieri, a voce bassa.

Senatore, lei è su tutti i giornali per le dichiarazioni di Massimo Ciancimino.

Due sono le opzioni: o mi sparo un colpo di pistola, o la prendo sul ridere. Di certo farò un’interpellanza parlamentare per capire cosa c’è dietro queste calunnie.

Ma cosa ci guadagna Ciancimino a dire queste cose?

Guadagna molto: intanto gli sconti di pena. La sua condanna a cinque anni, dopo le sue prime dichiarazioni, è stata scontata a tre anni. Non è poco: tra indulti e cose varie non avrà nessuna pena. Poi ci guadagna la salvezza del patrimonio che il babbo gli ha lasciato. Sta tutto all’estero.

E chi è il regista che ha interesse a favorire Ciancimino perchè faccia i vostri nomi?

Sicuramente chi lo gestisce è lo stesso pubblico ministero che era il mio accusatore nel processo di primo grado: questo Ingroia. Antonio Ingroia è un fanatico, visionario, politicizzato. Fa politica, va all’apertura dei giornali politici, ha i suoi piani. Ciancimino padre io non l’ho mai visto né conosciuto, non ho preso il suo posto, quindi non c’è nulla: è tutto montato. Qui c’è un’inquisizione. C’è una persecuzione: Torquemada non mollava la sua preda finché non la vedeva distrutta.

Però è difficile sostenere che Ciancimino, Spatuzza e tutti i pentiti che l’hanno accusata nel corso del suo processo, siano manovrati.

Ma questo non è un problema, Andreotti ne aveva anche di più di pentiti che l’accusavano.

Infatti Andreotti è stato riconosciuto colpevole del reato di associazione a delinquere (mafiosa) fino al 1980.


Ma la faccenda di Andreotti è complessa, io non l’ho capita bene, bisognerebbe studiarla. Questi, i miei accusatori, sono preparati. C’è una cordata che non finisce più, una cordata infinita.

Secondo Ciancimino il frutto della trattativa tra mafia e Stato fu proprio Forza italia, una sua creatura.

Questo Ciancimino è uno strano. Lo sanno tutti, a Palermo. È il figlio scemo della famiglia Ciancimino.

Non ha l’aria tanto scema.

Non scemo, diciamo che è uno particolarmente labile. Ha un fratello, a Milano, che è una persona dignitosissima, infatti non parla neanche. Tutti sanno invece che questo [Massimo Ciancimino, ndr] è un figlio un po’ debosciato: gli piacciono le macchine, i soldi. E’ capace di fare qualunque cosa.

Anche il pentito Gaspare Spatuzza dice che tra lei, Berlusconi e i fratelli Graviano è stato raggiunto un accordo.

Ma di che parliamo? Falsità, calunnie. Sono tutte persone che hanno davanti anni di galera, è da capire. Salvano la loro pelle.

Paolo Borsellino parla di lei e di Berlusconi nell’ultima intervista che ha rilasciato prima di essere ucciso.

Era un’intervista manomessa, manipolata. Quando l’abbiamo vista per intero [nel dvd allegato al Fatto Quotidiano, ndr] abbiamo capito come stavano le cose. Risulta chiaro che Vittorio Mangano non c’entrava niente: quando parlava di cavalli, intendeva cavalli veri.

Però secondo Borsellino quando si parlava di cavalli ci si riferiva a partite di eroina.

Nel gergo può essere, ma in quella circostanza si trattava di cavalli veri. Ho fornito le prove: era un cavallo, con un pedigree, che si chiamava Epoca.

Mangano però parlava anche di un cavallo e mezzo...

Questo era un linguaggio che aveva con altri, con un certo Inzerillo, non con me. Lì "un cavallo e mezzo" era evidentemente una partita di droga.

Capisce che alla gente può sembrare strano che lei dia dell’eroe a uno che, anche a suo dire, trafficava eroina?

Certo, come no, capisco tutto. Ma io non ho detto che è un eroe in senso assoluto. È il mio eroe!

E lei ha mantenuto i contatti con Mangano anche dopo che è uscito di galera, quando erano ormai noti i reati che aveva commesso.

Ho tenuto i contatti, certo, l’ho detto. La mia tranquillità nasce dal fatto che non ho niente di cui vergognarmi.

Berlusconi è arrabbiato con lei?

No, perché? Mi conosce bene.

Neanche un po’ infastidito da tutti i problemi che gli causa?

Io? Che c’entro io? L’ha voluta lui Forza Italia. Io ho solo eseguito quello che era un disegno voluto dal presidente Berlusconi. Non posso arrogarmi meriti che non ho.

Non sente una responsabilità, visto il suo ruolo politico?

Io sono un politico per legittima difesa. A me della politica non frega niente. Mi difendo con la politica, sono costretto. Quando nel 1994 si fondò Forza Italia e si fecero le prime elezioni, le candidature le feci io: non mi sono candidato perché non avevo interesse a fare il deputato.

Poi, nel 1995, l’hanno arrestata per false fatture.

Mi candidai alle elezioni del 1996 per proteggermi. Infatti, subito dopo, è arrivato il mandato d’arresto.

E la Camera l’ha respinto. Ma le sembra un bel modo di usare la politica?

No, assolutamente. È assurdo, brutto. Speriamo cambi tutto al più presto! Ma non c’era altro da fare...

Perché non si difende fuori dal Parlamento?

Mi difendo anche fuori.

Perché non soltanto fuori?

Non sono mica cretino! Mi devo difendere o no? Quelli mi arrestano!

Se arrestano me cosa faccio, mi candido anch’io?

Ma a lei perché dovrebbero arrestarla? E poi a lei non la candida nessuno, quindi non si preoccupi. Io potevo candidarmi e l’ho fatto.

Ha fatto anche i circoli del Buon governo.

Si figuri che non abbiamo neanche più i telefoni perché non avendo più risorse per pagarli sono stati, diciamo, tagliati.

Voi non avete più risorse?

Sì, sì. Così è. Adesso lasciamo l’affitto della sede di via del Tritone a Roma perché non riusciamo più a mantenerlo.

E il Pdl non vi sovvenziona?

Il Pdl è avverso ai circoli: è fatto di persone che hanno preso il potere e hanno paura
di chiunque sia migliore di loro.

Che fa se la condannano in appello?

Vado in Cassazione!

Non si dimette?

Ma sta scherzando?

E se la condannano in Cassazione?

Eh lì vado in galera. A quel punto mi dimetto.

(BEATRICE BORROMEO - IL FATTO QUOTIDIANO -)


In uno Sato normale questa intervista avrebbe le prime pagine di tutti TG ! Invece il silenzio assoluto.

video di giugno 2007

Oggi l'arresto di Balducci presidente del Consiglio superiore dei lavori pubblici e le dimissioni di Bertolaso. Ieri le dichiarazioni di Ciancimino sulla nascita di Forza Italia con la benedizione di Provenzano. Nulla ci turba. Il Paese è in uno stato di trance onirica. L'Italia è un Paese senza gravità, che sfida le leggi della fisica. Leggero. Qualunque cosa succeda ha un'importanza relativa o nessuna importanza. L'italiano non pensa, funziona. Quello che è vero ora sarà falso domani e viceversa. In una sequenza senza fine. L'italiano non si fida di nessuno e prima di tutto di sé stesso. Quando qualcuno lo inganna è soddisfatto, ha l'ennesima conferma delle sue intuizioni. Questo vale anche per ciò che lo riguarda. Se sbaglia, si perdona subito. Le scuse più varie, con le quali è abituato ad autoassolversi dalla nascita, non gli mancano, dalla (sempre benedetta) "mancanza di alternative" a "lo fanno tutti".
L'italiano vive in un luogo che chiama Italia o, se audace, Patria. In realtà non ne conosce la Storia e neppure la geografia. Sa quello che deve sapere. Il resto lo impaccia, lo vincola, lo trattiene al suolo. La mafia, il potere del clero, la massoneria deviata sono argomenti che gli danno l'orticaria. Se milioni di persone votano Berlusconi una ragione ci sarà. Se lui non la conosce non è importante. Basta che la sappiano gli altri. E' un eterno fanciullino che gioca con balocchi da grandi come un SUV o una escort quando se li può permettere, e se non può è capace di minacciare (solo minacciare) la rivoluzione.
Chi ne conosce l'indole lo può controllare con facilità. Non è, come si pensa, indisciplinato o anarchico. Regalategli uno scacciapensieri e lo farete felice. La parola che più odia è responsabilità, se qualcuno lo solleva dalle sue responsabilità può diventare Duce, presidente del Consiglio o sindaco di Salerno. Chi invece, (la solita eccezione che conferma la regola) vuole prendersi delle responsabilità è pericoloso, ed è giudicato come un vero e proprio irresponsabile. L'italiano non è asociale, di fronte a uno scempio ambientale o a un furto verso la collettività si indigna in modo sufficiente per richiedere ad alta voce l'intervento delle autorità competenti. Del resto, se non intervengono loro perché dovrebbe farlo lui? Se il Parlamento nega l'arresto di Cosentino ci sarà un motivo. La piazza è sterile, perché sbracciarsi all'aperto per i nostri diritti? Meglio affidarsi a un segretario di partito. Uno qualunque con la garanzia che comunque nulla cambierà. L'italiano vota di pancia, non di testa. Se lo stomaco rimane pieno, il voto era giusto. Non canta l'Inno di Mameli, ma "Volare" di Domenico Modugno. "Poi d'improvviso venivo dal vento rapito, e incominciavo a volare nel cielo infinito...". (www.beppegrillo.it)