mercoledì 31 agosto 2011

Rincara il menù del Senato





Il collegio dei Questori del Senato ha allineato i prezzi del ristorante di palazzo Madama a quelli di mercato. Lo ha detto oggi Angelo Maria Cicolani (Pdl) al termine della riunione di questa mattina del collegio. I questori, ha affermato il parlamentare, hanno «portato i prezzi del ristorante a un livello tale da coprire circa l'80% dei costi».

Nel nuovo listino un antipasto, che fino a oggi costava da 1,5 a 3 euro, passerà dai 5 ai 10 euro. Per i primi si andrà dai 6 euro circa per un piatto base fino a 21 euro per una pastasciutta di fascia alta. Per i secondi piatti il listino salirà, a fronte di un costo massimo attuale di 5,50 euro circa a portata, a una forchetta compresa tra 10 e 24 euro per piatto. I contorni passeranno dai 1,3 euro attuali, fino a 5-6 euro.

I rincari dovrebbero scattare dalla prossima settimana. Il ristorante del Senato, sempre secondo i dati forniti da Cicolani, ha servito lo scorso anno circa 20.000 pasti. Il mutamento dei prezzi, secondo il parlamentare, potrebbe avere «leggere ripercussioni sull'afflusso al ristorante». Ma chi pensa di potersi rifugiare alla buvette, anch'essa una sorta di tavola calda con prezzi più che scontati, avrà una amara sorpresa: anche lì verrà ritoccato al rialzo il listino prezzi. Verranno rivisti, e sempre al rialzo, anche i prezzi della mensa riservata al personale di palazzo Madama, che si vedrà portare il ticket pasto, sempre a detta di Cicolani, attorno ai 5 euro. (L'UNITA')

...scommettete che dalla prossima settimana cominceranno insospettabili diete ?

Forza Ridolini


No, fermi tutti, contrordine compagni, camerati, lattai, militari, colf e studenti, la manovra è cambiata di nuovo appena 24 ore dopo (che è? La tre? La quater? La quinques?) le pensioni non si toccano, anzi si toccheranno in un altro modo, o forse no, o magari sì, adesso vediamo, abbiamo tutto il tempo, dipende da che parte del letto cascherà Bossi domattina, da quanti pagliacci vestiti da ministro riusciranno e entrare dentro una cabina telefonica e quante balle riuscirà a raccontare il TgUno. I 45 miliardi spunteranno dalla “lotta all’evasione”, quella che gli elettori di Bibì e Bibò dovrebbero fare a loro stessi e dall’acquisto di centomila tagliandi della Lotteria di Kinshasa che il Trota è stato mandato a comperare sperando che non finisca invece in Alaska essendo un po’ ciula. E vediamo di non offendere le farse, nobile forma di intrattenimento che pare faccia anche bene alla coratella, definendo questa banda di mentecatti una farsa. (Vittorio Zucconi http://zucconi.blogautore.repubblica.it/)

Buttiamo a mare manovra e governo

E quattro. Non ce l’hanno fatta nemmeno stavolta. I brindisi di Berlusconi con lo champagne sono durati poche ore. Alla bontà di questa manovra non ci crede nessuno e così stiamo alla terza manovra da buttare a mare. Ma io mi chiedo: un governo che non riesce a fare una manovra economica nemmeno in una situazione d’emergenza estrema come questa, cosa ci sta a fare? Cosa aspetta a prendere atto che non ha più nessun senso e ad andarsene?

Nel merito, il governo era addirittura riuscito a peggiorare la manovra, e sì che non era facile. L’indignazione popolare li ha ora costretti a cancellare l’intervento sulle pensioni che era, oltre che iniquo e odioso, anche anticostituzionale, ma non era l’unico capitolo inaccettabile di una manovra che deve essere ripensata e riscritta dai fondamentali.

Oltretutto, con la manovra-ter, questo governo senza più né testa né capo né coda nemmeno trova più i soldi che invece sono necessari e che è possibile trovare senza prenderli a quelli a cui sono sempre stati presi.

Noi dell’Italia dei Valori abbiamo indicato come con la nostra contromanovra, e questo è il senso di responsabilità che giustamente si può e si deve chiedere all’opposizione. Non con un dialogo privato nelle abitazioni private del presidente del Consiglio, ma in Parlamento, come si fa in democrazia. Sempre che almeno stavolta il governo giochi secondo le regole democratiche e non metta la fiducia come fa solitamente. Cosa che sarebbe un insulto per il capo dello Stato, per la democrazia e per il senso della decenza. (www.antoniodipietro.it)

martedì 30 agosto 2011

Con la manovra, università e naja sono anni buttati





Con gli emendamenti alla manovra, messi nero su bianco ieri nel corso del vertice tra Berlusconi e Bossi, gli anni impiegati per conseguire la laurea e i quasi due di servizio militare obbligatorio sono letteralmente “buttati”.

A partire dal 2012, infatti, nel conteggio dei 40 anni di lavoro effettivo necessari per andare in pensione, non saranno presi in considerazione. Con l’aggravante, per chi ha già riscattato la laurea, che quegli anni incideranno però nel computo della pensione. Quei tre, quattro o cinque anni di studi universitari, o i 18 mesi di servizio di leva statale, in altre parole, sono considerati come un periodo in cui si è guadagnato andando quindi a influire negativamente sul valore della pensione che, per le nuove generazioni con meno di 18 anni nel 1995, sarà calcolato con metodo misto (contributivo e retributivo).

La misura, in sostanza, incide soprattutto sui nati negli anni ’80. Che manifestano tutta la loro rabbia con gli strumenti propri di quella generazione: i social network. Su facebook e twitter infiamma la polemica contro i ritocchi alle pensioni del governo: “Ho pero 18 mesi della mia vita. Poi mi fanno vedere le bandiere dell’Italia per i 150 anni bla bla bla…” scrive Giuseppe Orfanelli, che aggiunge: “Se potessi farei sparire questo Stato”.

Qualcuno sottolinea l’ingiustizia della cancellazione della supertassa a carico del ceto medio-alto: “E’ troppo semplice far pagare sempre chi non può fare nulla e deve subire le angherie di questi quattro burattini che fanno quello che gli pare e piace, perché hanno tolto di mezzo il contributo di solidarietà per i redditi alti?”

Ma oltre a sfogarsi ci sono utenti, come Valeria Matteini, che invitano i colpiti dalla misura a reagire: “Chi studia …perde tempo o costituisce un potenziale utile per l’Italia? Io ho già pagato migliaia di euro per il riscatto e ora si prendono il “bottino” e dicono arrivederci e grazie? Occorre reagire decisamente!”

L’utente di twitter Luca Bettini avanza l’ipotesi che il peggio debba ancora arrivare: “Preso avremo bisogno di una terza manovra. Non hanno ancora imparato a guidare l’Italia”, scrive. E anche sul social network da 140 battute c’è chi, come Tiglath90, stigmatizza l’assenza di proteste organizzate: “Mamma, ancora c i massacrano sulle pensioni e noi non diciamo nulla.”

Chissà se la protesta, questa volta, riuscirà a passare dalla dimensione virtuale a quella reale.
(www.ilfattoquotidiano.it)

Tasse e pensioni, Bossi cede su tutto





L'intervento sulle pensioni deciso nel vertice di Arcore smentisce i proclami di Bossi, che fino a pochi giorni fa ringhiava: "La previdenza non si tocca". Il quotidiano La Padania scorda le parole che solo una settimana fa erano "scritte sul marmo". Il Giornale, invece, dice che a trionfare è stato il Cavaliere. Libero celebra se stesso: "Vittoria". Ieri, dopo un vertice di sette ore, da Arcore è uscito un testo completamente diverso da quello che era entrato. Addio all'odiato contributo di solidarietà, nessuna modifica all’Iva, riduzioni dei benefici fiscali per le società cooperative, dimezzamento dei tagli agli enti locali. E poi, appunto, nonostante tutte le garanzie e le minacce di Bossi e della Lega, il ritocco alle pensioni di anzianità. Con una formula inattesa, che elimina dal conto finale gli anni del servizio di leva ed elimina il riscatto della laurea. Reazioni durissime dalla Cgil: "Si tratta di un golpe". Enrico Letta (Pd): "Il messaggio della manovra è 'lo Stato mi fotte, appena posso io fotto lo Stato'". (www.ilfattoquotidiano.it)

lunedì 29 agosto 2011

Manovra, bluff sulle province





Ci si aspettava un incontro lungo, ma nessuno immaginava che Bossi e Berlusconi rimanessero chiusi per sette ore a villa San Martino: dalle 11 alle 18. E pensare che pochi giorni fa, dopo un dibattito a Bergamo, il ministro per la Semplificazione Calderoli aveva detto che sulla manovra era già stata trovata “la quadra”. Alla fine, quella che esce da Arcore è una manovra completamente diversa da quella che era entrata. Addio all'odiato contributo di solidarietà, nessuna modifica all’Iva, riduzioni dei benefici fiscali per le società cooperative, dimezzamento dei tagli agli enti locali. E soprattutto un annuncio che sa di bluff: “Abolizione di tutte le province e dimezzamento del numero dei parlamentari per via costituzionale”. Cioè con tempi lunghissimi per via del doppio passaggio parlamentare e della maggioranza qualificata necessaria all'approvazione. (www.ilfattoquotidiano.it)

Nella villa del capataz


E tre. Gli irresponsabili che governano il Paese hanno scritto la manovra in luglio, si sono detti da soli che andava benissimo, hanno respinto ogni critica e ogni consiglio, hanno mentito giurando che non ci sarebbe stato più nessunissimo problema.
Meno di un mese dopo sono stati commissariati e costretti a scriverne un’altra, ma stavolta il coraggio di dire che era una meraviglia non ce l’hanno avuto. Anzi della loro stessa manovra hanno parlato con tanto schifo che non si capiva più chi l’aveva scritta.
Infatti adesso, proprio in queste ore, ne stanno scrivendo una terza e vedrete che non sarà l’ultima, perché tempo qualche giorno, se non qualche ora, e la giostra ripartirà di nuovo. Tutto alla faccia della situazione d’emergenza che richiederebbe un comportamento non diverso ma proprio opposto.
I contenuti di questa terza manovra non posso commentarli perché non li conosco ed è chiaro che ancora stamattina, arrivati all’ultimo giorno utile, non li conoscevano nemmeno quelli che dovrebbero vararla, sennò non stavano chiusi a discutere e litigare per ore nella villa di Arcore. I presagi della vigilia non promettono niente di buono, ma la speranza è sempre l’ultima a morire.
Il metodo con cui il governo sta procedendo invece è purtroppo già chiarissimo ed è uno schiaffo in faccia alla democrazia e al Parlamento. Dopo aver scritto e riscritto la manovra due volte in un mese, era in Parlamento che la si doveva esaminare e modificare, non nell’abitazione privata del signor Berlusconi.
Le democrazie, quelle vere, funzionano così. Nelle democrazie finte, invece, le decisioni si prendono nella villa del capataz e poi si va in parlamento per farle controfirmare dagli Scilipoti di turno. Questa caricatura di democrazia noi dell’Italia dei valori non la accetteremo mai. Se anche la nuova manovra sarà iniqua e inutile come le altre due daremo battaglia in Parlamento e nel Paese per cambiarla. E nello stesso tempo raccoglieremo anche le firme necessarie per buttare nella spazzatura questa legge elettorale e restituire così al Parlamento repubblicano la dignità che ha perso. (www.antoniodipietro.it)


Passaparola di Marco Travaglio (dal blog www.beppegrillo.it)

domenica 28 agosto 2011

Pinocchio



Samuel Eto'o ha dichiarato che il trasferimento dall'Inter alla squadra russa dell' Anzhi non è stata una questione di soldi ! C'è da credergli, trattasi solo di insaziabile conoscenza di culture diverse, turismo insomma.

Stupidi e sporchi





Finalmente. Anche il più sonoro trombone italiano delle guerre bushiste vede la luce e comincia così uno dei suoi soliti commenti purpurei e verbosi sul volantino a pagamento della famiglia Berlusconi: “Una delle guerre più stupide e sporche della storia europea cominciò con una sequela di menzogne…”. Evvai. Alleluja. Dopo otto anni di massacro continuo partito dalle indimenticabili “armi di distruzione di massa” e dal patetico show di Powell alle Nazioni Unite, con un numero incalcolabile e crescente di morti fra civili iracheni e truppe, mentre la situazione della sicurezza e della politica in Iraq resta un bordello punteggiato da autobombe secondo lo stesso governo Usa, anche i ciechi e i ciuchi hanno visto. No, un momento, aspettate, contrordine compagni: la guerra “stupida e sporca” fondata su “menzogne” è quella in Libia, non quella combattuta in Mesopotamia. Si vede che menzogna, sangue e caos valgono soltanto se l’obbiettivo è un (ex) amichetto del Caro Lìder, suo compagno di bunga bunga e animatore di campeggi nel centro di Roma. Pare, soltanto pare, che dopo l’abbraccio ritratto in questa foto, alle sera si siano ritrovati l’uno con il portafoglio dell’altro in tasca. (Vittorio Zucconi http://zucconi.blogautore.repubblica.it/)

venerdì 26 agosto 2011

Il governo cancella i referendum di giugno





Il problema, con il governo Berlusconi, è che non puoi distrarti un attimo che quelli già stanno provando a fregarti di nuovo. L’ultimo (in ordine di tempo, s’intende) è il tentativo di approfittare dell’emergenza per cestinare lo scomodo risultato del referendum di giugno sui beni pubblici.
La manovra prevede infatti la privatizzazione a passo di carica di tutti i servizi pubblici, tranne uno, giustappunto l’acqua. Tra cancellazione degli affidamenti diretti (da realizzarsi a tamburo più che battente, roba di pochi mesi), eliminazione delle società miste (sempre di corsa per tagliare il traguardo entro l’anno prossimo) e incentivi ai Comuni che cedono i servizi ai privati non si esagera nemmeno un po’ affermando che la manovra maschera una gigantesca e complessiva privatizzazione di tutti i servizi pubblici.
Ah no, replica fiero e indignato il governo. L’acqua e gli altri beni pubblici essenziali sono salvi, e con loro anche il rispetto del referendum e di conseguenza della Costituzione. Peccato che sia l’ennesima bugia. Prima di tutto perché uno dei quesiti alludeva esplicitamente a “tutti i servizi pubblici locali di rilevanza economica. In secondo luogo perché, come segnala oggi sull’ Unità Alberto Lucarelli, “l’insidia si nasconde in un piccolo comma: quello che reintroduce la distinzione tra la proprietà e la gestione del servizio idrico”.
La conclusione s’impone da sé: non solo questo governo è incapace di partorire una strategia in grado di fronteggiare l’emergenza economica. Non solo, quando ci prova, trova rimedi peggiori del male, iniqui e pure controproducenti, ma non resiste alla tentazione di sfruttare l’occasione, come un ladro nella notte, per cercare di imporre decisioni ideologiche come l’eliminazione dell’art. 18 o come questa ciclopica privatizzazione decisa alla chetichella.
Ma se, come siamo riusciti a fare con i referendum, gli si tengono i riflettori puntati addosso non ce la faranno nemmeno questa volta. (www.antoniodipietro.it)


Non è un Paese per pensionati





Quota 97 equivale a 62 anni di età e 35 di contributi per andare in pensione. Nessun ventenne, trentenne, quarantenne, e anche molti cinquantenni che hanno perso il lavoro in questi anni, ci arriverà mai. L'Everest di quota 92 è, come tutti sanno, temporaneo, sarà aggiornato nel tempo per evitare il default. Diventerà quota 100, poi 105. Sempre più in alto, mentre diminuiranno gli anni di possibile contribuzione per i precari, per gli assunti a progetto per pochi mesi, per gli attuali disoccupati. Si assesteranno, se va bene in 18/20 anni. Per arrivare a quota 100 bisognerà quindi avere 80 anni di età e 20 di contributi. Questa è una eccezionale presa per il culo.
I contributi all'INPS sono pagati OGGI da lavoratori che in pensione NON ci andranno mai. Servono a pagare le baby pensioni, le super pensioni, le doppie e triple pensioni, le pensioni dei parlamentari. La pensione di 32.000 euro al mese di Amato, dei consiglieri regionali, il "vitalizio" di 9014 euro di Veltroni, le pensioni di chi sta a casa da quando aveva 40 anni. Perché pagare le pensioni per gli altri senza andare in pensione? Non ha alcun senso. Un limite massimo di 3.000 euro al mese e un'età di 65 anni mi sembrano ragionevoli. Se il tetto venisse applicato lo Stato risparmierebbe 7 miliardi di euro all'anno e tutti potrebbero accedere alla pensione senza quote. Non vedo alcuna ragione per cui un ragazzo debba pagare i contributi all'INPS sapendo che la pensione non l'avrà mai. Il versamento obbligatorio all'INPS deve essere abolito, ognuno risparmia ciò che vuole per usarlo in vecchiaia. L'INPS è un baraccone che ha usato i soldi per le pensioni per farci di tutto, un'istituzione politica non di garanzia dei contribuenti. I soldi dell'INPS sono stati impiegati, tra le altre cose, per la cassa integrazione. Quando per decenni la Fiat perdeva, i suoi dipendenti li pagava l'INPS, cioè noi. Chissà se Minchionne ne è al corrente?
Sulle pensioni bisogna essere chiari. Deve esserci un minimo per gli indigenti (1.000 euro?) e un tetto massimo per tutti gli altri e nessun innalzamento dell'età pensionabile. Se così non sarà è meglio che l'INPS chiuda i battenti e le giovani e quasi giovani generazioni smettano di pagare contributi per una pensione che non riceveranno mai.
Ci sono 19 milioni di pensionati in Italia e circa altrettanti lavoratori che gli pagano la pensione attraverso i contributi mensili. Chi non è in pensione lavorerà (se avrà la fortuna di essere in salute e di avere un lavoro) fino alla morte. Questa situazione non può durare, lo capirebbe anche un bambino e chi paga i contributi INPS lo ha già capito. I contributi sono diventati una tassa per vecchi più fortunati. La riforma delle pensioni si deve fare per tutti o per nessuno. Per chi è già in pensione e per chi ha il diritto di andarci. Non possono esistere in questo momento diritti acquisiti. (www.beppegrillo.it)

giovedì 25 agosto 2011

La battuta del giorno

"Correte a distruggere i ribelli". La Libia è dei libici non della Francia o dell'Italia" (Gheddafi l'ex amico di Silvio)

Ieri e oggi







Ieri con il suo più caro amico, oggi con il nemico dell'amico...

Il senatùr si frattura un gomito


Il leader leghista si è fratturato il gomito sinistro, cadendo nella sua abitazione di Gemonio (Va). Nelle prime ore della mattina è stato portato all’ospedale di Cittiglio, dove gli hanno steccato il gomito e poi lo hanno mandato a casa. Ai sanitari ha raccontato di essere caduto dal letto. La struttura ospedaliera è la stessa in cui venne portato la notte dell’11 marzo del 2004 quando venne colpito da un ictus cerebrale. Quella notte i medici del pronto soccorso dell’ospedale prestarono le prime cure, ma poi Bossi fu trasferito all’ospedale di Varese.

A confermarlo è il figlio, Renzo Bossi, che dice: “Papà è scivolato stanotte in casa, come capita, e lo abbiamo accompagnato al pronto soccorso, per degli accertamenti, e i medici gli hanno riscontrato una frattura al gomito sinistro”. La parte è stata immobilizzata in attesa di capire se sarà necessario un intervento chirurgico. (IL FATTO QUOTIDIANO)


Il Padreterno se ne sta occupando un pezzo alla volta...

L'Aquila, Italia : la foto della vergogna





Il Senatore della Repubblica Filippo Piccone, Pdl. Il Presidente della Provincia dell'Aquila Antonio Del Corvo, Pdl. L'Assessore della Regione Abruzzo Angelo Di Paolo, Pdl. Il Sindaco di Aielli Benedetto di Censo, centrodestra. Eccoli lì, mentre inaugurano il busto dello zio fascista di Gianni Letta, mentre gli intitolano la piazza, in una piazza deserta. Venti mila euro che sarebbero dovuti finire in ricostruzione e aiuti, e che invece sono stati destinati alla memoria di un inflessibile attuatore di leggi razziali, pezzo grosso di quel regime infame. Ecco la fotografia, ecco l'inaugurazione lampo, rapida, due parole e via, senza avvertire gli abruzzesi, di nascosto, di nascosto. (http://nonleggerlo.blogspot.com/)


mercoledì 24 agosto 2011

La musica è finita





Ci sono momenti nella Storia di un Paese in cui tutto diventa intollerabile. L'apice è stato raggiunto con il discorso di Morfeo Napolitano a Rimini applaudito da tutto il codazzo dei responsabili della catastrofe economica italiana. Morfeo ha spiegato con il suo linguaggio da burocrate ottocentesco di provincia, quello che in effetti è, che "E' stata nascosta la gravità della crisi". Già da chi è stata nascosta questa gravità? Dal panettiere? Dal benzinaio? Dalla portinaia? Il Quirinale, che costa agli italiani una cifra da paura, non sapeva nulla? In cosa era affaccendato? A firmare ogni legge porcata, tra le quali lo Scudo Fiscale per condonare gli evasori? Chi ha firmato quella legge al primo colpo senza rimandarla alle Camere come avrebbe potuto e soprattutto avrebbe DOVUTO? Forse lui, il presidente nominato dal Parlamento a sua volta nominato da 5 segretari di partito. Quel signore allampanato che non ha mai speso una parola sul debito pubblico fino a quando è scoppiato il bubbone? Che non ha mai menzionato le 350.000 firme raccolte per Parlamento Pulito? E' forse quel tizio che prendeva gli aerei low cost per andare a Bruxelles e non la compagnia di bandiera Alitalia? (video)
E dietro a questo vecchio, che ormai ha fatto il suo tempo e verrà consegnato negli sgabuzzini della Storia, si rifugiano coloro che stanno per essere spazzati via. Tutti insieme, leccaculamente. Cicchitto, piduista della prima ora "Napolitano fa un'analisi severa...". Enrico Letta (detto anche Lecca) "Facciamo nostro l'appello del Capo dello Stato". Moretti, quello delle Ferrovie in disarmo "C'é una forte spinta all'orgoglio di fare". Marchionne, il termodistruttore del sindacato, che dopo gli esaltanti risultati di Borsa e di vendite non è stato ancora messo alla porta: "Napolitano è un uomo che stimo immensamente, un punto di riferimento per il Paese".
Morfeo ha ribadito alla claque di banchieri, confindustriali, politici d'accatto e papalini presenti (mancavano purtroppo operai, disoccupati, casalinghe, cassintegrati e comunisti berlingueriani) "Bisogna parlare il linguaggio della verità come dovrebbero fare tutti coloro che hanno responsabilità nelle istituzioni". Questo pensiero stupendo detto da chi è al vertice delle istituzioni da cinque anni e sulla più che prevedibile catastrofe economica non si è mai espresso ha scatenato una ola tra i presenti. Da lontano si è sentita anche la voce dell'ex presidente del Consiglio che ha valutato il discorso di Morfeo come "uno sprone". Dietro il palcoscenico funerario c'era la claque che incitava e applaudiva in anticipo: Passera (IntesaSanPaolo), Conti (Enel), Lucchini (Eni). La figlia di Fantozzi, in arte Maurizio Lupi, gridava eccitata come quando vede in privato Formigoni, presidente regionale abusivo e uomo immagine (sic) di CL. La musica è finita. L'ultimo che esce spenga la luce. (www.beppegrillo.it)

Vacanze, sindrome da rientro






Le vacanze sono quasi terminate, molti italiani si apprestano a tornare nelle proprie città e al proprio lavoro, molti altri l’hanno già fatto. Un po’ a malincuore si lasciano le località di villeggiatura che tanto ci hanno rilassato per rituffarci nella quotidianità. Occhio però alla sindrome da rientro che «colpisce ormai circa il 35% della popolazione, con maggior incidenza tra i 25 e i 45 anni,» avverte lo psichiatra Claudio Mencacci, direttore del Dipartimento di neuroscienze dell’ospedale Fatebenefratelli di Milano. Più di un italiano su 3, dunque, rischia di soffrire il rientro a tal punto da somatizzarlo.

«I sintomi più comuni sono un senso di stordimento, calo di attenzione, digestione difficile, mal di testa e dolori muscolari», elenca Mencacci all’Adnkronos Salute. «Ma anche ansia, abbassamento dell’umore, senso di vuoto, atteggiamento distaccato e irritabilità». Il tanto temuto “post vacation blues”, per dirla all’inglese, «è strettamente correlato alla cosiddetta sindrome d’adattamento che scaturisce ogni qualvolta avviene un cambiamento dello stile di vita».

«In vacanza, infatti - prosegue l’esperto - il cervello tende ad eliminare ogni informazione ansiogena, per entrare in un ’mood’ di serenità totale, ma tornati al lavoro la storia cambia».

«Il cervello deve riacquisire le informazioni resettate facendo così aumentare il livello di stress. Ecco perché - precisa Mencacci - le persone più a rischio sono quelle impegnate in lavori intellettuali, per le quali, dopo il proprio reset biologico naturale, il ritorno alla normalità rappresenta un motivo di stress doppio».

Niente paura, però. Per rimediare alla sindrome da rientro, basta rispettare alcuni piccoli accorgimenti che hanno come comune denominatore la gradualità. «È fondamentale infatti - prosegue Mencacci - rientrare dalle vacanze prevedendo qualche giorno di riposo e quindi riprendere la vita quotidiana con gradualità. Buttarsi a capofitto nel lavoro da subito non va bene, e pertanto rinviare gli impegni più gravosi spesso si rivela essere un vero e proprio toccasana».

Sempre per agevolare il ritorno alla routine, sottolinea lo psichiatra, è bene «mantenere un lento cambiamento del rapporto sonno-veglia per rientrare con calma nei parametri standard, e continuare l’attività fisica. Mangiare poi frutta e verdure è molto importante, perché aiutano la riduzione dello stress e a mantenere l’abbronzatura. Cosa, questa, che non guasta affatto» e che fa bene se non altro all’autostima.

Mencacci, infine, tiene a precisare che «negli ultimi anni si sta verificando una nuova tendenza: quella delle persone che non staccano mai la spina perché, grazie ad Internet, si portano il lavoro in vacanza. Sicuramente in questo modo si scampa alla sindrome da rientro - conclude l’esperto - ma così facendo non si ottengono neanche tutti i benefici prodotti da quel reset biologico tanto salutare attuato dal cervello». (LA STAMPA)




Il mio commosso pensiero va ai poveri insegnanti, capirete, dopo tre mesi di vacanza !!!


Il TG 1 tarocca anche la lingua inglese

Edizione delle 13,30 del giornale direttore da Augusto Minzolini: durante il servizio firmato da Annapaola Ricci (titolo "Le voci dal fronte") si sente un insorto che tiene in mano una bandiera americana rivolgere al cameramen alcune frasi in inglese: "Thank you Obama, thank you Mr President, thank you America, thank you Mr Sarkozy, thank you". Ma lo speakerato della redazione recita così: "Grazie Obama, grazie presidente, grazie signor Sarkozy, grazie signor Berlusconi" Ecco la descrizione del video realizzata dall'agenzia giornalistica internazionale Aptn ad uso dei media che, eventualmente, decidono di fruire del filmato: "One man kissed an American flag saying: Thank you Obama, thank you Mr President, thank you America, thank you Mr Sarkozy, thank you."
ValigiaBlu, nel frattempo, chiede l'immediata rettifica da parte della testata Rai. (REPUBBLICA)




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Nell’edizione delle 13,30 del Tg1 in un servizio sui festeggiamenti a Tripoli, uno degli abitanti in giubilo sventolava una bandiera americana e di fronte all’operatore tv ringraziava in inglese il presidente Obama, Sarkozy e Berlusconi. Cosa quest’ultima che deve aver non poco infastidito qualcuno che si è preso la briga di sostenere che il premier italiano era stato aggiunto da fantasiosi giornalisti. Ci dispiace segnalare un’ennesima imprecisione nei nostri critici. Come potete sentire dal video non “doppiato” l’ignoto ribelle libico nomina tutti e tre i leader dei paesi che hanno sostenuto l’intervento della Nato. Non solo, i tre nomi sono riportati anche nello ‘script’ che accompagna l’agenzia trasmessa nel circuito EUROVISION alle 21,43 e dal titolo Tripoli Flag…. A meno che gli attenti osservatori del nostro lavoro, non vogliano sostenere che lo sconosciuto cittadino di Tripoli sia un pericoloso “adulatore”... (TG 1 online)

Dato che il post "Il TG 1 tarocca anche la lingua inglese" l'avevamo già pubblicato, abbiamo constatato, invece, che questa volta ha ragione la redazione del Tg 1. Sul sito è presente il filmato dove il cittadino libico ringrazia anche Berlusconi, seppur l'audio non è dei migliori. Sarebbe stato facile cancellare il suddetto post, ma ci sembra più elegante scusarci, almeno in questa occasione, con la redazione di Minzolini.

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martedì 23 agosto 2011

Comandamento n. 11 : non parlare di tasse


L’intervento anti-evasione del cardinale Angelo Bagnasco, questa la verità, si è rivelato un boomerang: e a rilevarlo non sono stati soltanto i Radicali o un drappello di agnostici razionalisti, ma anche giornali come La Stampa, Libero, Repubblica e il Corriere della Sera, questo tralasciando vari e accalorati interventi in rete. È stato il pulpito ad insospettire, ed è stata la straordinarietà della crisi a rendere possibile un’accennata discussione sull’indiscutibile: cioè i privilegi fiscali della Chiesa.

Persino il prudentissimo Corriere, dopo cento righe di cerimoniale dialettico, ieri l’ha scritto: «È innegabile che la Chiesa in Italia goda di un regime fiscale agevolato, anche in alcune sue attività commerciali, certo legittime, ma inevitabilmente in concorrenza con piccoli imprenditori che le tasse devono pagarle tutte». Il riferimento è all’esenzione parziale dell’Ires e totale dell’Ici per gli edifici cosiddetti «adibiti a culto», espressione che qualche cavillo gesuitico ha reso estremamente elastica: il calcolo è difficile, ma non è azzardato ipotizzare che le tasse non pagate dalla Chiesa - secondo una stima dell’Unione europea - ammontino a circa 4 miliardi di euro, più o meno l’intero contributo di solidarietà che gli italiani saranno chiamati a pagare nei prossimi tre anni. Giusto, sbagliato? Una sola categoria non ha partecipato alla discussione oppure l’ha liquidata, peggio, come una schermaglia tra mazziniani e clericali: la nostra classe politica. Radicali a parte, si sono segnalati pochissimi interventi che hanno brillato per vacanza o per reticenza. Tutto il centrodestra ha sostanzialmente taciuto.

Da sinistra, invece, ha palesato dubbi il «rottamatore» del Pd Pippo Civati («non capisco perché a sinistra non se ne possa neppure parlare») ma gli ha subito risposto Maria Rosaria Bindi, secondo la quale un emendamento per far pagare l’Ici alla Chiesa «non lo appoggeremo», ha detto, perché «la Chiesa è una grande ricchezza per la società italiana, l’unica veramente impegnata con il volontariato nella lotta alla povertà». Come se la discussione vertesse su questo, come se non stessimo invece parlando delle attività «non commerciali» della Chiesa che tuttavia commerciali lo sono eccome. A parte una difesa d’ufficio di Pierferdinando Casini, poi, è intervenuto il margheritino Pierluigi Castagnetti che in un articolo sull’Unità ha precisato che le esenzioni non riguardano solo la Chiesa cattolica - identica posizione di Avvenire - ma tutte le confessioni e tutti gli enti non commerciali come sono ad esempio le associazioni sportive dilettantistiche, quelle di volontariato, le onlus eccetera. Un falso argomento, visto che in Italia le succitate categorie di associazioni appartengono quasi tutte alla Chiesa.

Però «non è vero», ha aggiunto Castagnetti, «che basti inserire una cappella in un immobile per godere del beneficio». Ha ragione, non basta una cappella dentro un immobile: può anche essere fuori, e su questo possiamo solo invitare Castagnetti e Avvenire a informarsi meglio, perché le cose non stanno come dicono loro: soprattutto per quanto riguarda alberghi, ristoranti, cinema, cliniche, scuole, impianti sportivi e interi palazzi con appartamenti in affitto. Se stessero come dicono loro, del resto, non dovrebbe esserci problema ad approvare un emendamento semplice semplice, più volte proposto in passato: l’esenzione dall’Ici deve essere riservata esclusivamente a luoghi come chiese, santuari, sedi di diocesi, parrocchie, biblioteche e centri di accoglienza. E però emendamenti del genere sono stati sempre respinti, e non è chiaro perché. Cioè: è chiarissimo. Un tartufesco intervento del governo Prodi, nel 2006, precisò che il privilegio dell’esenzione dall’Ici era da intendersi esteso a tutte le attività «non esclusivamente commerciali»: un’espressione abbastanza ambigua da meritarsi un’indagine della Commissione europea (tutt'ora in corso) per verificare se i citati vantaggi fiscali non siano contrari alle norme comunitarie sulla concorrenza.

Vantaggi che sono tanti altri, invero: dagli oneri di urbanizzazione per l’edilizia «di culto» ai contributi statali per le scuole cattoliche, dagli insegnanti di religione - pagati dallo Stato - all’esenzione delle imposte doganali per tutte le merci dirette dall’estero al Vaticano e a tutti gli uffici vaticani del Paese. Questo senza considerare che i lavoratori che lavorano in società con sede in Vaticano - parliamo di lavoratori italiani - non pagano completamente l’Irpef. E questo senza considerare - anche se si fa una certa fatica - l’incredibile partita di giro dell’8 per mille, quella che ogni anno indirizza alla Chiesa cattolica l’80 per cento delle quote di 8 per mille che gli italiani scelgono espressamente di non donare a nessuno. Fanno circa 600 milioni di euro. Vogliamo parlarne? A quanto pare, no. (Filippo Facci - LIBERO -)

Appoggiamo in pieno le argomentazioni che da qualche giorno sta sviscerando Filippo Facci sulle agevolazioni fiscali alla Chiesa.

Gli smemorati che gli baciavano la mano

Libia: la vicenda che si sta concludendo in questi giorni o in queste ore non si potrà elencare sotto il nome “vittoria militare” o “vittoria politica”. La troveremo alla voce “fallimento”, uno dei più squallidi fallimenti morali e politici della storia moderna. Perché valori come l’onore di un Paese e il valore della vita umana sono stati tranquillamente e formalmente offerti a un dittatore furbo e folle (che tutti conoscevano come furbo e folle) in cambio di danaro e petrolio.

Cominciamo dall’Italia. Esattamente tre anni fa, e in piena consapevolezza delle conseguenze tragiche che sarebbero ricadute su tanti esseri umani (migliaia o decine di migliaia, tra prigionieri senza scampo e morti in mare?) il Parlamento italiano ha ratificato a grandissima ed entusiasta maggioranza trasversale, un trattato di vero e proprio gemellaggio tra Libia e Italia, con pagamento di immense somme da parte dell’Italia, stretta alleanza militare, disponibilità di basi italiane a protezione della Libia, scambi di segreti militari e di alta tecnologia. Intanto l’Inghilterra, truccando sentenze e cartelle mediche, restituiva alla Libia, con tutti gli onori, uno degli assassini di Lockerbie (aereo americano abbattuto da terroristi libici sopra la Scozia) in modo che potesse presenziare alle feste Berlusconi-Gheddafi, mentre aerei militari italiani tracciavano segni tricolore nel cielo di Tripoli (Gheddafi e Berlusconi li volevano verdi come il colore della Jamahiriya ma il comandante delle Frecce tricolori si è rifiutato).

E poi c’è stato il celebre baciamano di Berlusconi a Gheddafi, sigillo di affari pubblici e privati felicemente conclusi (non dimenticando il ruolo decisivo “dell’azionista libico” ieri in Fiat e oggi in Unicredit). Cominciano a sbugiardare, uno per uno, i deputati italiani grandi e piccoli, celebri e ignoti, che avevano esaltato nell’aula del Parlamento italiano Gheddafi e il suo tetro regime. A quel punto entra sulla scena politica del Nord Africa in tumulto la Francia, entra l’America, entra la Nato. Berlusconi e Frattini mentono a lungo, fanno gli improbabili pacifisti. Poi sono comandati dentro il conflitto. Offrono le basi già offerte alla Libia e bombardano con gli aerei che avevano fatto festa sopra Gheddafi. Berlusconi e Frattini mentono ancora.

Appena due settimane fa, insieme alla Lega, il nobile partito italiano che in Gheddafi aveva trovato un boia per i disperati che tentano di emigrare, avevano parlato di “finire la guerra”, ovvero di sottrarsi al compito assegnato dalla Nato. Adesso, come nelle migliori farse, sono pronti a dire “abbiamo vinto”, senza neppure sapere o immaginare chi governerà e come.

Sperano che sia gentaglia, così si potrà firmare subito, “per ragioni storiche” un nuovo trattato di sottomissione, in cambio di danaro, petrolio e vite umane (migranti da affondare). Lo faranno a larga maggioranza trasversale. (Furio Colombo - IL FATTO QUOTIDIANO -)

Baciamo le mani





Ce l’hanno quasi fatta. Loro. (Vittorio Zucconi http://zucconi.blogautore.repubblica.it/)

Mirabile sintesi...

Ostaggi




lunedì 22 agosto 2011

La Lega censura il web e lo sviluppo delle imprese


La Lega dice che le pensioni non si toccano e i pensionati, visti i precedenti, fanno gli scongiuri. Per forza: è la stessa Lega che diceva no alla guerra ma subito dopo ha votato senza dire ne ah ne bah a favore dei bombardamenti, la stessa che si scatenava contro l'Europa e adesso dice che tutto quel che fa l'Europa va bene. Nelle prossime ore il Pdl farà di tutto per convincere Bossi a rimangiarsi la parola e a intervenire sulle pensioni d’anzianità, e non è affatto detto che non ci riesca.
Anche perché in queste settimane la Lega, invece di chiarirsi le idee e smettere di far pagare al Paese anche le sue divisioni, si è preoccupata solo delle sue solite ossessioni liberticide e invece di chiarirsi le idee e provare a difendere con coerenza, una volta tanto, le sue posizioni ha pensato bene di proporre l'ennesima legge che mira a far fuori e a imbavagliare la Rete.

Cosa ci vuole a capire che il web libero aiuta anche le piccole e medie imprese che la Lega sostiene - a parole - di difendere?
Evidentemente non l'ha capito neanche l'onorevole Fava (quello della Lega) che ha proposto una legge che vuole trasformare tutti i provider in giudici, poliziotti e già che ci sono pure in esecutori materiali della pena.

Con la scusa di contrastare la contraffazione online e la vendita non autorizzata di farmaci, questa legge vorrebbe che i provider, ogni volta che gli viene segnalato un contenuto illecito, fossero obbligati a rimuoverlo. Senza aspettare che si pronunci un giudice, senza perdere tempo a a verificare se l'accusa è fondata o no. Una denuncia e via, alla faccia di qualche secolo di civiltà giuridica.

Non basta. L'on. Fava (sempre lui) vuole anche che per legge si obblighi la rete a fornirsi di “filtri” che scattano da soli ogni volta che compare nelle comunicazioni una parola chiave che autorizza a sospettare qualche scambio di informazioni illecito. A parte che filtri del genere non esistono, vi immaginate cosa succederebbe se una trovata del genere diventasse legge? La Rete si intaserebbe più delle autostrade all'inizio di agosto e anche comunicare cose del tutto lecite diventerebbe del tutto impossibile. Più che un ddl sembra la sceneggiatura di un film comico-demenziale.

Che in un momento come questo la Lega abbia pensato a una legge di questo genere dimostra tre cose. La prima è anche i leghisti, come il presidente del consiglio, vivono sulla luna e non si rendono conto di cosa sta succedendo qui sul pianeta Terra e di quanto una Rete libera aiuti lo sviluppo economico del Paese. La seconda è che la libertà del web continua a fare paura e così fioccano i progetti e le idee balzane per mettere catene. Ma la terza cosa è che anche come censori e repressori i parlamentari di questa maggioranza sono del tutto inetti e incapaci.
Il problema grosso è che però sono proprio loro, con tutta la loro incapacità, a dover affrontare una situazione d'emergenza che è stata in gran parte creata proprio da loro. E come si può pensare che ci riescano? (www.antoniodipietro.it)

Passaparola di Marco Travaglio (dal blog www.beppegrillo.it)

domenica 21 agosto 2011

Regime mediatico

La conduttrice del tg vicino a Gheddafi minaccia i ribelli in diretta brandendo una pistola: "Con questa ucciderò o morirò: non prenderete le nostre televisioni. Qui siamo tutti armati: vogliamo diventare martiri'' (REPUBBLICA)

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Misure anticrisi




Slovacchia, i poveri sono troppi, sterilizzare le donne rom






Troppe nascite nelle famiglie slovacche, soprattutto tra le fasce più povere. Secondo le statistiche una donna appartenente ai ceti svantaggiati ha una prospettiva di vita pari a 59,5 anni, durante i quali ha in media 4,6 figli. Troppi da sfamare in un Paese in cui i poveri sono uno su 13 e che ha un tasso di disoccupazione intorno al 13%. Per risolvere questo problema il ministro del Lavoro e degli Affari sociali della Slovacchia, Jozef Mihal, ha pensato che al governo convenga incentivare un sistema di controllo delle nascite. Come? Offrendo anticoncezionali gratuiti per le donne meno abbienti o invitandole (sempre a spese dello Stato) a ricorrere alla sterilizzazione.

Una proposta che ha fatto gridare allo scandalo e subito etichettata come razzista. L'opposizione avrebbe anche pensato a una petizione contro il disegno di legge. La parte più povera della popolazione slovacca, infatti, è quasi totalmente di etnia rom. Il Ministero ha ribattuto: "E' solo una proposta. La legge sarà preparata in seguito, ha detto la portavoce del ministero Slavomíra Sélešová, ricordando che l'ipotesi dovrà essere vagliata da tutti i partiti. (Clarissa Gigante - IL GIORNALE -)




Ci deve essere qualcosa nell'aria, un gas, particelle d'acqua avvelenate o qualcosa d'altro per giustificare un evidente degrado globale.


La Chiesa non paga ma bacchetta gli evasori

Chi non ha invidiato, almeno una volta nella vita, i privilegi della Chiesa? A cominciare da quella magnifica compattezza virile: non una donna a insidiare gli scranni dei maschi. La democrazia di genere si limita a qualche posto da Perpetua, suore in carriera non ce ne sono, una Papessa non se la sognano neanche gli eretici.

Segue a ruota l’incentivata attitudine a vivere di certezze: dopo l’evaporazione delle ideologie, in un momento in cui anche le idee sono contate (e confuse), la Fede è un antidepressivo da non sottovalutare. Non un dubbio, non una delusione.

Terzo vantaggioso mistero della Santa Casta, l’iniquità fiscale: per quante case, scuole, banche e chiese possiedano, per quanti palazzi affittino, per quanti ospedali gestiscano, non cacciano un euro di tasse sui loro guadagni. A perfezionare il tutto: una licenza davvero speciale, consente agli “esentati” di rivolgersi agli “evasori”, per predicare bene pur razzolando male. Come insegna Bagnasco Angelo, Cardinale. (Lidia Ravera - IL FATTO QUOTIDIANO -)

sabato 20 agosto 2011

Manovra, su facebook 50.000 chiedono : Vaticano pagacela tu"



La protesta contro le agevolazioni fiscali alla Chiesa, che in questi giorni di crisi e manovra aveva più volte fatto capolino nel dibattito politico, sbarca su Internet con una pagina Facebook che in poche ore ha raccolto oltre 50mila adesioni, dal titolo inequivocabile: “Vaticano pagaci tu la manovra finanziaria”. In alto a sinistra un riquadrino con papa Ratzinger che sembra come buttare in aria a piene mani un pugno di dollari. Evidentemente, un fotomontaggio. Un mare i post di commento. Si va da “Non solo Ici, ci fregano miliardi con l’8 per mille” al romanesco “Cacciate li sordi”, passando per veri e propri link a petizioni on line, come quella per l’applicazione dell’Ici agli immobili del Vaticano. E da un check dei profili che i promotori stanno conducendo emerge che a scrivere sono laici e cattolici, gente di sinistra e non.

L’iniziativa, che arriva all’indomani del monito contro gli evasori fiscali lanciato dal capo dei vescovi italiani, cardinale Angelo Bagnasco, parte da un 43enne di Parma, Alessandro, libero professionista che lavora nel campo dell’informatica, e da un gruppo di suoi amici sparsi per l’Italia che condividono la stessa professione e la stessa abilità con il pc e la rete. “Io – racconta – di tasse ne pago tante e combatto con le scadenze. Non sono un anticlericale: sono battezzato, ho fatto comunione e cresima. Non vado in Chiesa la domenica perché mi sembra anacronistico e ritengo che non sia questo a far un buon cristiano. Ma non ho pregiudizi contro la Chiesa. Dico solo che in Italia ha troppi privilegi, spesso eredità del Concordato, che stridono con l’attuale crisi economica e andrebbero rivisti”. Nel mirino: l’esenzione dall’Ici su un patrimonio immobiliare che alcune stime calcolano in 115mila edifici spesso di grande pregio; gli sgravi del 50% sull’Ires per gli enti il cui fine è equiparato ad assistenza e istruzione; gli introiti dell’8 per mille; l’esenzione Irpef per i dipendenti vaticani. Un tesoro a nove zeri su cui non esistono cifre ufficiali.

Su questa spinta è nata l’iniziativa web, che vuole restare “moderata – assicura il suo promotore -. Per questo ci stiamo preoccupando di eliminare i messaggi violenti, razzisti, gli attacchi gratuiti alla Chiesa o quelli su temi non attinenti, come i casi di pedofilia tra i preti: ne va della nostra crediblità. Non a caso, dopo aver aperto la pagina Facebook due giorni fa, appena ci siamo accorti che ci avevano clonato dando spazio solo a commenti estremisti, siamo intervenuti”. E il richiamo di Bagnasco? “E’ giusto: troppi evasori, bisogna pagare le tasse. Ma lui è l’ultima persona che può dirlo. L’Italia non può continuare a finanziare la Chiesa: si autofinanzi”. (IL FATTO QUOTIDIANO)

venerdì 19 agosto 2011

Sallusti VS Belpietro

La nave Italia, comandata da Berlusconi, affonda e qualche peones comincia a smarcarsi dal capo. Libero è da un pò che bacchetta l'esecutivo, mentre il Giornale formalmente tira ancora la volata al padrone.


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Affidatevi a lui





L’ultima, disperata trincea della propaganda di governo di fronte al collasso dell’ economia nazionale che ci sta lasciando in canottiera e mutande (per fortuna almeno quelle Sua Eccellenza il Ministro Bossi Umberto ce le ha risparmiate) è dire che ormai la finanza ha preso il sopravvento sulla politica e può fare carne di porco. Ma chi, se non la politica ha messo la finanza in condizione di fare carne di porco? E adesso dovrebbero essere loro, questi clown da circo di provincia che oscillano fra l’incompetenza e la disonestà giocando alla demagogia da bocciofila, a riparare i guasti che hanno provocato, magari quando ci spiegavano, come fossimo bambini deficienti, che era tutta una cosa “psicologica”, che “la crisi era superata” e “l’Italia ne era uscita meglio degli altri?”. (Vittorio Zucconi http://zucconi.blogautore.repubblica.it/)

L'ICI del Vaticano

Mi trovo per una volta perfettamente d'accordo con Angelo Bagnasco, il presidente dei vescovi. Le sue parole sono miele del deserto: "Le cifre dell'evasione fiscale sono impressionanti. Come credenti e comunità cristiana dobbiamo rimanere al richiamo etico che fa parte della nostra missione e fare appello alla coscienza di tutti perche anche questo dovere possa essere assolto da tutti per la propria giusta parte". Bagnasco dovrebbe far seguire alle parole i fatti, alla predica l'esempio. Proponga il pagamento dell'ICI sui beni immobiliari del Vaticano, ora esenti. Un patrimonio di circa 100.000 fabbricati sui quali non vengono pagati 2 miliardi all'anno. Anche il Vaticano deve fare la "propria giusta parte". (www.beppegrillo.it)



In rete cresce quotidianamente la protesta contro la Chiesa, che al solito predica bene e razzola male, specialmente quando le toccano il "patrimonio" !


giovedì 18 agosto 2011

Bibbie rubate







Hanno perso la pazienza i frati francescani del convento di San Salvatore al Monte che si trova sopra a piazzale Michelangiolo e da cui si domina il panorama di Firenze: dopo che per due volte sono state rubate pregiate edizioni della Bibbia dal leggio al centro della chiesa, i frati hanno esposto un cartello per ammonire eventuali malintenzionati scrivendo anche: "Preghiamo il Signore che a questo ladro faccia venire una forte cacarella" e che "questa sia di stimolo per aiutarlo a non compiere nuovi furti". I frati, come riporta oggi anche il Nuovo Corriere di Firenze, hanno rimesso altre due Bibbie a disposizione dei fedeli, una in italiano e una in lingua inglese, e ora temono altri furti. "Ci sono state rubate due Bibbie in pochi giorni - raccontano dal convento - La prima era una versione pregiata, anche costosa; rubata questa, un benefattore ce ne ha riportata un’altra e hanno rubato anche questa. Abbiamo fatto denuncia alla polizia".

Le rubano per regalarle ad altri Secondo i frati "ci rubano le Bibbie per regalarle ad altri, visto che sono libri poderosi ma che comunque si trovano in commercio". Nessun "pentimento" emerge, però, dal convento per l’augurio non proprio francescano fatto al ladro di avere un "mal di pancia". "Un linguaggio non proprio pulito da parte di chi fra noi ha scritto il messaggio - riconosce uno dei padri - Ma non ne potevamo più! Il Signore, e i fedeli, ci capiranno". Anche perché, nello stesso testo, la Fraternità francescana di San Salvatore al Monte scrive dopo il secondo furto: "Purtroppo fratello ladro ha colpito nuovamente e nuovamente vogliamo pregare per la sua conversione. Che si penta e restituisca il maltolto". (IL GIORNALE)



...un pò di perdono a questi monellacci...certamente comunisti...


Fave di fuco

Non potendo giustificarsi col classico “a mia insaputa”, visto che un pizzino autografo lo inchioda, il sottosegretario alla Giustizia Giacomo Caliendo spiega che, se avvicinò il giudice titolare della causa tributaria Mondadori, fu per pura “curiosità intellettuale”, anzi “dottrinaria”. Oltreché un noto gerundio, il Caliendo è anche un magistrato, dunque uomo di legge ma soprattutto di logge (P3). Ed è nota a tutti la passione di B. per gli studiosi di dottrina, specie se curiosi. Fu così che tre anni fa, non bastandogli l’ancora acerbo Al Fano, il Cainano glielo affiancò al ministero della Giustizia. E lui non deluse le attese.

Due anni fa il premier non dormiva la notte all’idea di dover pagare Veronica, De Benedetti e le tasse eluse nel 1991 con la Mondadori appena scippata all’Ingegnere. L’Agenzia delle Entrate chiedeva indietro 173 milioni e lui, pur avendo vinto in primo e secondo grado, era terrorizzato dalla Cassazione dove sedeva il giudice Altieri, osso duro per chi elude. Non potendo comprarselo come ai vecchi tempi, B. mobilitò tutta la truppa d’urto: Tremonti, che negli anni pari fa il ministro di B. e in quelli dispari l’aiuta a non pagare le tasse, firmò il controricorso; Ghedini chiese di trasferire la causa alle Sezioni unite sotto l’ala protettrice del primo presidente Carbone, ora indagato per la P3; un altro pitreista, il traffichino irpino Pasqualino Lombardi, si dava da fare con Carbone e con l’avvocato generale Fiumara, anche portando in dono damigiane d’olio (noto lubrificante); appositi servi in Parlamento preparavano una leggina per consentire a chi vince in primo e secondo grado di patteggiare in Cassazione col 5% della somma dovuta, uno scudo fiscale ad aziendam; e Caliendo avvicinò Altieri a un convegno per sapere che ne pensasse: avrà ragione la Mondadori o il fisco? Altieri fece il vago e, per evitare che si scordasse di lui, il sottosegretario dottrinario gli lasciò un pizzino-promemoria con gli estremi della causa e un numero di telefono. Se Altieri avesse anticipato che aveva ragione Mondadori, non ci sarebbe stato bisogno di sputtanarsi ulteriormente traslocando la causa alle Sezioni unite e varando l’ennesima porcata, anzi Mondadori avrebbe risparmiato pure il 5%.

L’altro ieri, interpellato dal Fatto che ha svelato il pizzino, Caliendo non si scompone: in effetti chiese un anticipo di sentenza ad Altieri, ma non perché ballassero 173 milioni di B.: questo mai, “non mi sarei mai permesso”, un uomo di legge e di dottrina come lui. È che all’improvviso – ah, le curiosità dei dottrinari! – gli era punta vaghezza di sapere, e subito, senz’aspettare la sentenza, se nel caso Altieri “ravvisasse un abuso del diritto”. Se sì, ci avrebbe scritto un trattatello dottrinario. Così, di getto, all’impronta. È più forte di lui: quando Caliendo sente odor di abusi del diritto, non c’è chi lo tenga. In ogni caso Altieri non anticipò il verdetto, Carbone gli scippò la causa, la maggioranza ebbe il tempo di approvare la legge pro Mondadori, il capo dello Stato la firmò e Silvio (pardon, Marina) sborsò 8,6 milioni anziché 173. Ora qualcuno potrebbe perfino sostenere che quelle curiosità dottrinarie siano lievemente incompatibili con la permanenza di Caliendo al governo.

Nel qual caso segnaliamo una promettente giovincella che, quanto a curiosità e a dottrina, nulla ha da invidiargli: Sabina Began, l’”ape regina” dei festini di B. L’altro giorno invita a pranzo l’on. Bocchino che, diversamente dall’Altieri con Caliendo, ci casca subito come un fuco, finendo paparazzato sui migliori rotocalchi gossipari e strillando poi alla “trappola” e “alla macchina del fango”. Interpellata dal Fatto sulle ragioni del suo interesse per il braccio (anzi l’alluce) destro di Fini, la Began spiega serafica: “Io vedo tanta tristezza nel mondo: guerra, odio, cattiveria. Silvio Berlusconi desidera solo pace intorno a sé. Per questo ho mediato con Bocchino, ma di mia spontanea volontà”. Curiosità pacifiste, direbbe Caliendo. Sottosegretaria alla Giustizia, subito. (Marco Travaglio - IL FATTO QUOTIDIANO -)

Dalle mie tasse non un soldo al Papa





Nella cattolicissima Spagna le polemiche montano relativamente alle Giornate Mondiali della Gioventù e alla visita di Benedetto XVI a Madrid. Cento associazioni manifestano per l'alto costo della manifestazione e le posizioni della Chiesa su temi sociali.
A scendere in piazza sono circa centoquaranta fra associazioni laiche e atee, liberi pensatori, sindacati e partiti di sinistra, collettivi omosessuali.
5.000 persone, coalizzate in un moto di protesta per i motivi più disparati: si va dalle critiche contro l'atteggiamento della chiesa nei confronti del mondo omosessuale, a quelli che chiedono una netta separazione tra Stato e Chiesa. Tutti, nessuno escluso, hanno da ridire sui costi di una manifestazione: "Delle mie tasse non un soldo al papa" è il motto degli "Indignados" spagnoli. Le Giornate della Gioventù, infatti, costeranno oltre 50 milioni di euro, escluse le spese riguardanti polizia e sicurezza, in un momento di gravissima crisi dell'economia mondiale.
Una goccia nel mare rispetto agli 8 miliardi che lo stato Vaticano "vampirizza" annualmente ai contribuenti italiani.
Ma nella cattolicissima Italia nessuno s'indigna, Gesù infatti disse: "Beati voi poveri, perché vostro è il regno di Dio." (Luca 6,20) (http://oradarialibera.blogspot.com/)

mercoledì 17 agosto 2011

La Chiesa faccia la sua parte

Chi più e chi meno (ripeto e scandisco: chi-più-e-chi-meno) c’è un intero popolo che è invitato a forti sacrifici economici da spalmare su ogni possibile categoria sociale: e se a pagare il contributo di solidarietà saranno davvero anche i calciatori - come dovrebbe essere ovvio - allora è segno che il muro del sacro è stato sfondato davvero. Ergo, a proposito di intoccabili, non si capisce perché la Chiesa non dovrebbe fare la propria parte: fruisce di agevolazioni fiscali per miliardi (tutti soldi nostri, credenti o meno) e lo fa con furberie che a tratti profumano di raggiro: basta infilare una cappellina, un altarino, una statuetta o un mezzo padrepio in un angoletto di grandi alberghi, ristoranti, cinema, cliniche, scuole, impianti sportivi e interi palazzi con appartamenti in affitto (tutto di proprietà della Chiesa, che è leader nazionale con 100mila fabbricati) ed ecco che un immobile viene definito «adibito a culto» e viene perciò completamente esentato dal pagamento dell’Ici, senza contare altre agevolazioni. Le tasse non pagate, secondo una stima europea, ammontano ad almeno 4 miliardi di euro: corrispondono proprio, toh guarda, all’intero contributo di solidarietà che gli italiani saranno chiamati a pagare nei prossimi tre anni. Berlusconi ha detto: «Siamo aperti alle nuove idee che siano migliorative dei provvedimenti adottati». Ecco fatto. (Filippo Facci - LIBERO -)






...per una volta...bravissimo Facci, condivido anche la punteggiatura.


Anche i "suoi" non lo vogliono più


La Lega costretta a cancellare il comizio di Umberto Bossi per evitare le proteste non del Pd o del Movimento 5 stelle, ma dei suoi elettori. La base del Carroccio è talmente esasperata che ormai il partito è costretto a nascondere il Senatùr. E l’incontro non era previsto in una città ostile, ma in un paese da sempre rifugio della Lega per le vacanze: Calalzo di Cadore. Qui un gruppo di uomini del Carroccio, capitanati dal presidente della Provincia di Belluno, Gianpaolo Bottacin (che si dice pronto a dimettersi), hanno annunciato che sarebbero venuti a chiedere conto dei tagli. A loro si è accodato il Partito Democratico, così stamani Mondin, organizzatore del comizio, ha deciso di annullare l’incontro dopo aver chiamato anche Calderoli. Ma il risultato è stato l’opposto: invece di fermare la protesta la ha alimentata. (www.ilfattoquotidiano.it)


...ora Umberto cosa fa ? Alza il dito medio anche ai suoi ?

martedì 16 agosto 2011

E' un ministro della Repubblica Italiana ?

Lo ripetiamo all'infinito, come può essere questo individuo un Ministro della Repubblica Italiana ? Urge poi che si cominci a sottotitolare i suoi interventi, si capisce poco o niente ormai ! In ultimo : PADANIA...prrrrrr
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Incredulità




Dobbiamo sconfiggere l'esercito degli evasori


E' vero che tutti i cittadini devono dare il proprio contributo per superare la crisi ma occorre che lo facciano in base a ciò che posseggono. Invece anche stavolta il governo ha scelto di fare cassa colpendo dove è più facile, e quindi ha preso di mira, tanto per cambiare, i lavoratori e il ceto medio e ha graziato i grandi evasori che da tempo immemorabile derubano impuniti questo Paese.
E' grave che a pagare siano sempre i soliti noti: gli onesti. Fermo restando che pagare le tasse é un dovere, bisogna che il contributo di solidarietà venga dato soprattutto da quell'esercito di evasori fiscali che anche in questa partita, invece, continua a cantare vittoria. Proprio a loro, che dovrebbero pagare più di tutti, non viene chiesto niente! Occorre sconfiggere questo esercito che si gongola nel proprio lusso tra yacht e Maserati mentre la povera gente é costretta a rimanere in città senza neppure fare le vacanze poiché non riesce ad arrivare alla fine del mese.
L'IdV farà battaglia in Parlamento affinché vengano accolte le nostre proposte per combattere l'evasione fiscale e sconfiggere questa mala pianta che, purtroppo, continua a crescere indisturbata grazie alle politiche inique di questo governo.
Bisogna premiare i cittadini onesti, che contribuiscono alla gestione della res publica, e non mortificarli come fa il governo che continua a premiare gli evasori, i truffatori e i delinquenti. Faremo battaglia! (www.antoniodipietro.it)

lunedì 15 agosto 2011

Passaparola di Marco Travaglio (dal blog www.beppegrillo.it)

Meno tasse per tutti, per quelli che ancora ci credono

Meravigliosa raccolta delle "palle" berlusconiane dal blog http://nonleggerlo.blogspot.com/




http://nonleggerlo.blogspot.com/2011/08/meno-tasse-per-tutti-dedicato-tutti.html

Ma come fanno i marinai

“Era una promessa da marinaio escludere, appunto “tassativamente”, che il governo Berlusconi potesse mai prelevare quattrini dalle nostre tasche a fronte del debito pubblico”. Noooo? Non lo scrivono la “vulgata di sinistra”, il “giornalista collettivo”, il “conformista de sinistra”, l’odiata “Repubblica”, la “pubblicistica alle vongole” per usare alcuni dei luoghi comuni cari ai desesperados che si ancora affannano attorno al Caro Estinto per fingere che sia vivo, ma lo scrive uno della sua ciurma, direttore e trombone di uno dei giornaletti di famiglia, anche se semiclandestino. Appunto, come tentasi invano di dimostrare da anni e qui si ripetere con ostinata disperazione, prima di essere un cialtrone, una vergogna nazionale, un inetto amministratore del bene pubblico, un truffatore e corruttore di giudici e di parlamentari che fa politica per difendere il proprio fienile fregandosene se bruciano i fienili degli altri, un organizzatore di orgette da ginnasiale settuagenario mai divenuto adulto con troppi soldi e poi tutto quello che volete aggiungere, Silvio Berlusconi è un B U G I A R D O patologico. Ma a noi, o a quelli che sopravviveranno al disastro, toccherà per forza comperare da lui un’auto usata a pezzi chiamata Italia, uno di quei catorci che il venditore farabutto vi racconta che ha appena 10 mila chilometri ed era stata usata soltanto da nonna Elvira per andare a messa alla domenica. (Vittorio Zucconi http://zucconi.blogautore.repubblica.it/)

L'assunta





domenica 14 agosto 2011

Il Giornale, per Silvio atto di fede





Quando il gioco si fa duro, i veri duri entrano in gioco. E al Giornale sono dei duri. Durissimi, a giudicare dal titolone di prima pagina che apre oggi la domenica prima di Ferragosto, quella in cui i cittadini dovranno per forza rendersi conto che il governo ha messo le mani pesantemente nelle tasche degli italiani dopo aver promesso che non l’avrebbe fatto.Meraviglioso, a tal proposito, l’editoriale di Sallusti sotto quel “Crediamoci ancora”. (www.giornalettismo.com)

La battuta del giorno

"Se tagliano Bergamo, prendono i fucili." (Umberto "zombi" Bossi)

Il palco viene giù

L'incidente alla Fiera Statale dell'Indiana dove forti raffiche di vento hanno fatto crollare un palco poco prima che, alle 21.00 locali, cominciasse il concerto country del duo Sugarland: al momento del crollo le raffiche di vento raggiungevano la velocità di 96Km all'ora. Al concerto c'erano 12.000 persone. Il momento del crollo ripreso in questo video amatoriale caricato su Youtube. Testimoni riferiscono del panico diffusosi tra la folla e che tanti tra gli spettatori hanno cercato di tirare fuori dalle macerie le persone che erano rimaste intrappolate. Poco prima della tragedia, non appena il forte vento aveva cominciato ad alzarsi, il capitano Brad Weaver della polizia di Stato dell'Indiana aveva diffuso un messaggio di allerta. Giusto il tempo di ripararsi e, ha raccontato, "ho visto l'impalcatura che cominciava a venire giù". (REPUBBLICA)

sabato 13 agosto 2011

La foto del giorno. Forse del ventennio





Introduzione allo scatto. Dopo averci portato al record tributario assoluto - mai nella storia repubblicana si erano pagate tante tasse - il Governo del "meno tasse per tutti" ha deciso di condurci verso nuovi guinness: "metterò le mani nelle tasche degli italiani", ha dichiarato il Premier. (http://nonleggerlo.blogspot.com/)


Rapina





"Il mio cuore gronda sangue, ma era inevitabile". Silvio Berlusconi, dopo l'accordo sul decreto anticrisi, ha confermato i saldi della manovra: 20 miliardi nel 2012 e 25,5 nel 2013. E soprattutto ha ammesso di avere messo le mani nelle tasche degli italiani. Il prossimo biennio, secondo i piani di luglio, non doveva essere oggetto di tagli pesanti e i 70 miliardi previsti dovevano concentrarsi sul 2013-2014. La manovra aggiuntiva annuncia i tagli alla spesa, con la soppressione di 38 provincie e l'accorpamento di 1000 comuni. Confermato il prelievo sui redditi superiori a 90mila euro, ma colpisce soprattutto gli statali e i ceti medio-bassi. Tagli per 9,5 miliardi a Regioni ed enti locali, che si dovranno rivalere sui cittadini. La Lega ha vietato di toccare le pensioni, quindi restano tagli e tasse che minano la crescita. E i rappresentanti di Comuni e Regioni, Formigoni in testa, contestano fortemente questa scelta e parlano di manovra non equa: "Pronti a mobilitarci". (www.ilfattoquotidiano.it)

Le province cancellate :
http://www.corriere.it/Primo_Piano/Politica/2011/08/12/pop_province.shtml (CORRIERE DELLA SERA)

venerdì 12 agosto 2011

Bozza manovra






La stangata-bis costerà agli italiani 45 miliardi nel prossimo biennio. “Manovra per aggiuntivi 20 miliardi per il 2012 e di 25 miliardi nel 2013″, ha detto Silvio Berlusconi annunciando agli enti locali il provvedimento in discussione stasera nel Consiglio dei ministri. Il prossimo biennio, secondo i piani di luglio, non doveva essere oggetto di tagli pesanti e i 70 miliardi previsti dovevano concentrarsi sul 2013-2014. Invece, ora che il quadro è completo, si scopre che la cifra complessiva della manovra è di 115 miliardi in 4 anni, e ben 45 miliardi sono previsti dalle misure contenute nel decreto in approvazione stasera. Tremonti ha prospettato tagli per 9,5 miliardi agli enti locali nei prossimi due anni. Ma i rappresentanti di Comuni e Regioni, Formigoni in testa, contestano fortemente questa scelta e parlano di manovra non equa: "Pronti a mobilitarci". E sul decreto non c’è ancora l’accordo nella maggioranza. (www.ilfattoquotidiano.it)

Domenica è sempre domenica

Ricordate quando vi invitavano a “lasciarlo lavorare”? L’abbiamo lasciato lavorare, gli abbiamo dato dieci anni meno qualche mese, maggioranze parlamentari da Congressi del PCUS e questi, elencati da un economista di destra, ma di quella Destra che in Italia oggi purtroppo non esiste rimpiazzata da alcuni cialtroni figuranti, sono i risultati. Compresa la sensazionale idea di eliminare le Feste e metterle tutte di domenica. Buon Ferragosto, che forse per l’ultima volta cade di lunedì.. (Vittorio Zucconi http://zucconi.blogautore.repubblica.it/)

Il Cetriolo Creativo

C'è vento di Tremontana. I politici se la stanno facendo letteralmente addosso. Ma li avete visti quei volti ora pallidi come cenci e solo ieri così pieni di sicumera? La prima manovra di luglio quella dell' "'O miracolo" di Napolitano è servita solo a farci precipitare ancora più a fondo. Ecco allora il secondo tentativo da parte di questa classe politica sciagurata che ha negato il possibile default fino all'ultimo. Le misure proposte da Tremorti sono misure di guerra e, purtroppo, non basteranno: tassazione delle rendite finanziarie fino al 20%, taglio (indefinito) degli stipendi dei dipendenti pubblici, tagli/allungamenti sulle pensioni di anzianità e delle donne nel settore privato, contributo di solidarietà (la vecchia una tantum), accorpamento delle festività con le domeniche, una nuova (?) contrattazione a livello aziendale. E, chicca finale, del Cetriolo Creativo "il licenziamento del personale compensato con meccanismi di assicurazione più felici". (www.beppegrillo.it)

giovedì 11 agosto 2011

Beata casta : 12 euro per un maxi menù






Pranzo a pochi euro con un ticket pronto in mano? Roba da comuni mortali. Non certo per loro, per la Casta. Che la mensa di Montecitorio non fosse la tavola della parsimonia, lo si immaginava. Ma avere sotto mano il menù che scorrono deputati e senatori fa un certo effetto. Specie quando l'occhio scivola un po' a sinistra, sul colonnino dei prezzi. I dubbi possono riguardare soltanto la scelta della pietanza, perché il prezzo non inganna. Niente incertezze, c'è solo la voglia di tuffarsi in un'abbuffata degna di un principe e che sarebbe alla portata anche del suo chauffeur. Anzi no: perché lo chauffeur, a quel tavolo, non può sedersi. Il menù non è per tutti, ma per la Casta.

Il conto 'dolce' - Un rapido esempio per capire che cosa deputati e senatori possono scegliere senza avere nessuna paura del conto che, figurarsi, non sarà mai salato. Anzi non sarà mai nemmeno simile a quello che ogni cittadino, probabilmente, è costretto a pagare nella sua pausa pranzo. E quindi, come antipasto: 'Lamelle di spigola con radicchio e mandorle'. Un primo: 'Spaghetti alle alici'. Poi il secondo - che stuzzica il palato, anche se la fame è già un ricordo: 'Filetto di orata in crosta di patate'. Aggiungiamoci le bevande, un dolce e un caffè per chiudere in bellezza. Quanto pago? Dodicieuro e cinquantotto centesimi. (LIBERO)

Mi chiamo Brunetta, risolvo problemi

Era partita benino, ieri, la Borsa di Milano. Niente di trascendentale, ma neanche malaccio. I mercati, un po’ per celia un po’ per non morir, si erano bevuti persino la promessa del Cainano sul “pareggio di bilancio entro il 2013”. Poi, d’improvviso, s’è sparsa la voce che aveva parlato Brunetta. E non c’è stato più nulla da fare: perdite a rotta di collo. Intendiamoci, nessuno è andato a leggere ciò che aveva effettivamente detto Brunetta, intervistato dal prestigioso Sallusti sull’autorevole Giornale.

È bastato sapere che aveva detto qualcosa. Il fatto stesso che avesse esternato ha riportato alla memoria una circostanza che i mercati, più per disperazione che per convinzione, avevano rimosso: tra i ministri che dovrebbero garantire il pareggio di bilancio, c’è anche Brunetta. Di botto Piazza Affari s’è trasformata in una selva di mani aperte che battevano sulle rispettive fronti: oddio, Brunetta! Di qui il nuovo precipizio. Se poi gli operatori avessero avuto la forza di leggersi il testo dell’intervista, sarebbe andata pure peggio.

Avrebbero appreso, infatti, che il mini-stro “ha una ricetta” e, per soprammercato, “preme sull’acceleratore” (quello manuale, si capisce). Idee nuove? Discontinuità? Macché: “Dobbiamo solo completare l’opera stando esattamente nel solco tracciato dal presidente Berlusconi”. Cioè continueranno a fare esattamente quel che han sempre fatto: debiti. Negli anni ‘80, mentre il debito pubblico schizzava dal 60 al 120% del pil, Brunetta era uno dei consiglieri più ascoltati di Craxi e De Michelis, assieme a Sacconi e Tremonti.

Intanto B., con la Fininvest, accumulava 4.500 miliardi di lire di debiti e nel ’94 dovette scegliere fra due alternative: portare i libri in tribunale o entrare in politica. Entrò in politica, così da allora i debiti glieli paghiamo noi. E ora che i nodi vengono al pettine, di chi è la colpa? Della “sinistra”, ormai da tempo estinta nel mondo reale, ma non in quello fiabesco di Renatino il Breve: il commissariamento del governo italiano è una “balla della sinistra” e “la crisi economica ha messo a nudo le ipocrisie della sinistra”. Purtroppo per lui, la terribile “sinistra” negli ultimi 10 anni ha governato meno di 2. E la destra 8. Ma lui non si lascia impressionare dall’aritmetica, lui è oltre: “Le ricette che tutti invocano per non soccombere noi le avevamo già scritte. Alcune sono solo rimaste imbrigliate nei riti della politica e nell’antiberlusconismo militante”.

E ora – annuncia il mini-stro a un Sallusti scettico persino lui – il governo farà “in tre mesi” ciò che non ha fatto in 17 anni: “Il tempo dei rinvii è finito”, dunque sotto con “riforma fiscale e assistenziale”. Costi della politica? “Fatto”: per “allineare i costi italiani a quelli europei” bastano “tre settimane, ma stando larghi”. Così “da settembre a dicembre si può incardinare quasi tutto. Nel 2012 vediamo i risultati, nel 2013 raggiungiamo il pareggio e rivinciamo le elezioni”. Ma stando larghi.

Che ci vuole? Di che si preoccupano quei cacadubbi di Trichet, Merkel e Sarkozy? C’è Brunetta, quello che sfiorò più volte il Nobel per l’Economia (l’ha detto lui), quello che negli anni ‘80 scavava il buco nel bilancio dello Stato e ora si candida a riempirlo, ovviamente a spese dei precari, pensionati, lavoratori, disoccupati. I soliti. Fortuna che il Giornale non è compreso nelle mazzette della Bce e dei governi europei.

Dunque ci sono buone speranze che nessuno si sia ancora accorto che Brunetta è ministro. Già è un casino convincerli a fidarsi di B. e Tremonti, figurarsi di lui. Ora però, prima che torni a esternare, è forse il caso di fare qualcosa. Si potrebbe avvertire Francoforte, Berlino e Parigi che si tratta di un simpatico burlone che gioca a fare il ministro. O informarli che, quando parla di “mercati”, intende quelli delle gondole a Venezia. O raccontare che è caduto dal marciapiede. O murarlo vivo in una scatola di fiammiferi. Ma stando larghi. (Marco Travaglio - IL FATTO QUOTIDIANO -)