giovedì 5 luglio 2012

Sarà un cinguettio che vi seppellirà



Un regime, quando va allegramente verso il collasso, rischia sempre di cadere nel grottesco.

In Italia, tra le tante caste, c’è anche un regime. È piccolo, televisivo, si occupa di sport e non fa morti e feriti. Ma del regime ha in tutto e per tutto le caratteristiche.

Parliamo dei giornalisti di Rai Sport e dei suoi volti noti che si occupano di calcio: Paola Ferrari, Enrico Varriale, Giampiero Galeazzi, Marino Bartoletti, Fabrizio Failla, Marco Mazzocchi e compagnia cantante.

Stanno là da sempre, forse già dal tempo del telegrafo, comunque sicuramente da quando eravamo bambini. Come hanno conquistato questo diritto a vita? È un mistero. Come può un giovane giornalista prendere il loro posto? In nessun modo.

Mentre le altre televisioni, con Sky in primis, innovano il racconto televisivo, lanciano personaggi e novità tecnologiche, trasformano anche la partita più sfigata in un evento; alla Rai, dai Mondiali agli ultimi europei, è sempre la stessa solfa: una compagnia di giro che sembra di stare al bar sotto casa, tutti si chiamano per nome, hanno grande reverenza per ogni potere – calcistico e no-, non sono mai avari di apologie e guardano in camera tronfi per il loro diritti acquisiti da Highlander del giornalismo sportivo.
Poi però, quando il quadro cambia, compare Internet, il re diventa nudo e tutto ciò che è vecchio di colpo risulta decrepito in un sol colpo, ecco che arriva il grottesco. Paola Ferrari, la conduttrice di Notti Europee nota per l’aura di lampada abbronzante con cui irradia ogni inquadratura, ha querelato Twitter per “gli insulti” ricevuti durante le sue ultime trasmissioni. Badare bene, non ha querelato uno, dieci o mille utenti; ha querelato il social network in toto; come se noi querelassimo “la televisione” per i numerosi programmi che oggettivamente insultano l’intelligenza dei telespettatori.

La Ferrari – già candidata al Parlamento con La Destra della sua amica Santanchè – dice che di aver ricevuto “pesanti allusioni fisiche, insulti riferiti all’età e a presunti rifacimenti estetici”. Eppure non ci vuole un occhio malizioso per rendersi conto di quanto sia sopra le righe l’immagine che lei fornisce di se stessa in televisione (al pari, tanto per dirne una, del sempre abbronzato Carlo Conti o del pettinatissimo Cristiano Malgioglio).

Dice che darà i soldi del risarcimento ai terremotati, e che la sua è una battaglia di civiltà perchè: “Nessuno si riunisce pubblicamente per diffamare o insultare qualcun altro”. Ma evidentemente, a RaiSport, nessuna considerazione hanno per gli spettatori che dal loro divano smadonnano quando si vedono comparire per l’ennesima volta sui teleschermi, la Ferrari o Varriale.

Nessun regime è abituato alle critiche. E quando ne viene inondato, perchè i salotti di casa si sono traferiti su Twitter, l’unica risposta che conosce è quella della minaccia.

Gigi D’Alessio, sbeffeggiato su Twitter in ogni modo ai tempi di Sanremo, fa più bella figura; e così il Trota a cui niente è stato risparmiato sui social network. Paola Ferrari no: querela Twitter. Ma a lei e a suoi colleghi, è proprio un cinguettio che li ha già seppelliti. (http://pubblicogiornale.it/)

Nessun commento: