sabato 3 luglio 2010

Ieri il Presidente del Consiglio ha utilizzato Tg1 e Tg5, per fare i suoi monologhi farneticanti sulla democrazia. Il governo Berlusconi sta alla democrazia come Josef Mengele, medico nazista nei campi di Auschwitz, stava alla medicina. Il "Ghe pensi mì" è un ritornello già sentito un anno fa, forse la sua memoria, sul far della senilità, lo ha tradito.
Il Presidente del Consiglio, in sostanza, dice che si occuperà personalmente di democrazia e libertà. Ve lo immaginate come un tesserato della P2 può occuparsi di democrazia?
Certamente a parole ha convinto e rassicurato qualche nonnina preoccupata del fatto che ultimamente, dal passo del San Gottardo a Ragusa, vede sempre più spesso riempirsi le piazze di cittadini insofferenti. Oggi per una fabbrica che chiude, ieri per la libertà di informazione, domani per il no all’acqua privata e al nucleare. Insomma, quel "Ghe pensi mi", oltre qualche nonnina, non può aver ingannato nessun altro. Mi chiedo perché allora il Presidente del Consiglio debba voler offendere l’intelligenza perfino dei propri elettori, parlando di democrazia e libertà? Dopo tutto, Berlusconi non sceglie chi ha a fianco perché è garante dei diritti civili e dell’uguaglianza sociale ma, semplicemente, valutando se questi è uno scaltro faccendiere.
Come può garantire la democrazia un governo che agevola gli evasori e perseguita i contribuenti?
Come può garantire la libertà un governo che blocca i processi riguardanti i propri esponenti, e che inventa uno sgorbio giuridico quale è il legittimo impedimento?
Come può garantire la libertà di impresa un uomo che ha azzerato la concorrenza verso le proprie aziende, distruggendo tre reti pubbliche e mettendo in ginocchio Sky con la bufala del digitale terrestre?
Come può parlare di libertà e democrazia chi ha reso inutile un organo come il Parlamento, attraverso continui decreti e colpi di fiducia?
Cosa intende il Premier per libertà? Forse si riferisce alla libertà di poter delinquere da parte delle Mafie, grazie al ddl sulle intercettazioni? Forse si riferisce alla libertà di non farsi processare come Aldo Brancher, fatto ministro per consentirgli l’utilizzo del legittimo impedimento?
O alla libertà garantita a Cosentino dopo una richiesta d'arresto da parte dei giudici? lo stesso Cosentino che ha alle spalle oltre 40 telefonate intercettate fra il 2002 e il 2004 nelle quali conversa d'affari sul traffico di rifiuti in Campania?
Il "Ghe pensi mì" di ieri sera è l’addio di un disperato. Servono un leader e una coalizione capace di fornire un'alternativa di governo entro l'autunno, perché Berlusconi non andrà oltre. Saranno l’acuirsi della crisi economica e la sua incapacità di risolverla a spazzarlo via.
Da tempo l’Italia dei Valori sta facendo opposizione come alternativa di governo con proposte programmatiche complete e di risposta concreta alla crisi economica che i media, però, non vogliono far conoscere al Paese. Pazienza, ci arrangeremo come sempre, con la Rete. (www.antoniodipietro.it)

venerdì 2 luglio 2010

Fini vs Bondi

Appena Fini e i suoi hanno cominciato a disquisire di legalità, il PDL è esploso non essendo assolutamente preparato sull' argomento.

Alla fine, oltre a non essere riusciti a blindare il ddl intercettazioni, gli hanno pure rovinato le vacanze. Il premier è dovuto rientrare a palazzo Grazioli per rivedere tutta la strategia. Perché sa che il Governo non deve cadere. Quindi basta guerra aperta con Gianfranco Fini, ai suoi occhi apertamente sostenuto dal Quirinale; via libera alla ricerca di sostegni esterni, Udc in primis; blindare la fedeltà della Lega per avere garanzie che Bossi e padani non diano il sostegno a Giulio Tremonti per un eventuale governo tecnico. Il tentativo di portare a casa la legge bavaglio entro l’estate è dunque ufficialmente fallito. Berlusconi lo sa. Schifani lo dice: “L’esame del ddl si farà comunque dopo l’estate”.

Il messaggio di tregua arriva in serata. Ma non provoca gli effetti sperati. Fini, poco dopo, incontra Sandro Bondi a un convegno e lo costringe alle corde con pesanti affondi. Il presidente della Camera rivendica il “diritto al dissenso”, accusa il Pdl di “sudditanza” alla Lega, critica il caso Brancher e il caso Cosentino. Bondi ribatte definendo Fini “un serio impedimento al partito” e paventa il pericolo di “comunisti al governo”. E quel “comunista” del Quirinale, già nel pomeriggio, aveva inviato lo stop al ddl intercettazioni da Malta, invocando “modifiche adeguate”. Giorgio Napolitano è limpido: “I punti critici sono chiari, valuteremo obiettivamente se verranno apportate modifiche adeguate. Non ho l’abitudine di tornare sui consigli dati né di esprimere alcun giudizio se siano stati seguiti o perché non lo siano stati. Valuterò alla fine”. Talmente chiaro che l’avvocato del premier e deputato Pdl Niccolò Ghedini sbotta: “Se vuole valutare le criticità tecniche si faccia eleggere”. Dichiarazione che scatena un’ovvia sequenza di attacchi dall’opposizione. Il segretario del Pd, Pierluigi Bersani, lo richiama all’ordine: “Nessuno può parlare così del presidente”, mentre l’Idv sintetizza con un “delirio di onnipotenza” le esternazioni di Ghedini.

Questo lo scenario che il premier trova al suo rientro a palazzo Grazioli. Ai suoi ripete di essere molto stanco ma anche molto preoccupato. Ha dovuto rivedere il suo calendario che prevedeva, dopo la missione all’estero, una pausa ai Caraibi nella sua villa ad Antigua. Per il momento slittata solo di qualche giorno. Alle brutte notizie di Malta si aggiunge il fallimento della pacificazione tentata con i finiani. Nel pomeriggio infatti i tre coordinatori del Pdl, Sandro Bondi, Ignazio La Russa e Denis Verdini, avevano ricevuto gli ambasciatori finiani, Italo Bocchino e Andrea Augello, in via dell’Umiltà. Incontro definito “cordiale”, ma la mediazione è andata a vuoto, considerato l’attacco successivo di Fini allo stesso Bondi. Accantonata al momento anche la manovra di avvicinamento dell’Udc. Gli uomini di Casini, infatti, potrebbero essere un piccolo tassello di sicurezza a una maggioranza in bilico ma non sfilacciata come appare oggi. Berlusconi lo sa bene e ieri, saputo dello scontro Fini-Bondi, poco dopo le 21 ha convocato a palazzo Grazioli il fedelissimo sottosegretario Gianni Letta, il guardasigilli Angelino Alfano e Niccolò Ghedini. Un vertice per pianificare la strategia, rinsaldare i pezzi del Pdl evitando così di rimanere sotto le macerie della frana che ha colpito il partito. Alcuni osservatori interessati consigliano al premier di non rivolgersi a Bertolaso, visti i risultati della ricostruzione in Abruzzo. (DAVIDE VECCHI - www.ilfattoquotidiano.it)
Quando uno Stato arriva a tagliare 256 euro al mese per la pensione di un disabile e 450 euro per l’accompagno, così come sancito da un emendamento governativo alla manovra, allora lo Stato, inteso come organo che tutela la comunità, cessa di esistere.

Quando uno Stato taglia la cultura e l’istruzione al punto tale che le scuole pubbliche devono ricorrere a collette private per imbiancare un muro, allora lo Stato cessa di esistere.

Quando uno Stato lascia in mezzo ad una strada un terzo dei giovani in età lavorativa, e intanto vuole approvare una vergognosa legge sulle intercettazioni, ha già approvato quella sul legittimo impedimento e vuole estendere il lodo d’impunità anche ai ministri, come già fatto per il Presidente del Consiglio, allora lo Stato cessa di esistere.

Quando uno Stato non incentiva le imprese italiane a produrre nel nostro Paese ma con una pressione fiscale insopportabile del 43,2% (più una serie di dazi, oboli, ive e gabelle che non rientrano in questo computo), le costringe a delocalizzarsi, allora lo Stato cessa di esistere.

Quando potere politico ed economico si saldano per interessi che esulano dal bene dello Stato e dei suoi cittadini, allora lo Stato cessa di esistere.

Quando un’azienda privata come Mediaset, di proprietà del Presidente del Consiglio, dichiara un’esplosione di utili nel primo semestre 2010, grazie all’affossamento del concorrente pubblico, cioè la televisione di Stato, e grazie al conseguente travaso di investimenti pubblicitari che ne deriva, allora lo Stato cessa di esistere.

Quando l’informazione e gli organi di controllo (Antitrust, Consob, Agcom) non garantiscono più gli equilibri democratici e di mercato all’interno dello Stato, allora lo Stato cessa di esistere.

In Italia non c’è più la concezione di Stato e dell’ordinamento giuridico politico che esercita il potere sovrano su un determinato territorio e sui soggetti a esso appartenenti. Siamo in mano ad un governo che si è organizzato in cricche al fine di operare a scopo di lucro personale; che ha snaturato il sistema dell’informazione italiana ridotta a produrre esclusivamente propaganda per mano di burattini privi di professionalità catapultati nei punti nevralgici dell’informazione pubblica e privata.

Ma quando lo Stato cessa di esistere, quando lo Stato non tutela più i propri cittadini, allora ognuno è libero di interpretare le regole come meglio crede, di pagare le tasse nella misura che ritiene equa in relazione ai servizi che riceve, di andare in edicola e agguantare una copia di un quotidiano che già paga tramite i finanziamenti pubblici, di non pagare il canone Rai finché c’è Minzolini. Ma questa non è la strada da prendere.

L’Italia dei Valori vuole costruire un’alternativa che possa salvare il nostro Paese. Nel frattempo, chiunque voglia tutelare il futuro dei propri figli, eviti di investire in pubblicità o di fare affari con le aziende del Presidente del Consiglio, almeno finché questi non avrà affrontato tutti i processi che riguardano lui e le sue aziende.

Berlusconi decida cosa vuol fare da grande, se il Presidente del Consiglio o il faccendiere di famiglia. Ora sta facendo l’imprenditore e utilizza il suo ruolo istituzionale per fini personali. (www.antoniodipietro.it)
I discorsi dal balcone per i politici italiani sono un vizio. Dal ritorno dell'Impero sui colli fatali di Roma si è passati alla proclamazione del primo rapporto con un trans. La fascinosa Morgana di origine brasiliana ha tenuto invece a precisare che la relazione era seria e durava da mesi. Chi mentirà? Il consigliere provinciale del Pdl Pier Paolo Zaccai o il trans? I trans si è scoperto che erano tre. L'italiano medio rimane attonito, ma cosa ci fai con tre trans alla volta o, meglio, cosa ti fanno loro? Di solito questa curiosità morbosa rimane irrisolta perché l'italiano preferisce non verificare di persona. Zaccai ha svegliato il vicinato con urla di terrore: "Aiuto, mi vogliono incastrare è un complotto, aiutatemi, qualcuno mi venga ad aiutare, mi vogliono far finire in uno scandalo, mi vogliono far fare la fine del Marrazzo". Sotto l'effetto della cocaina, lo stupefacente preferito dai politici, è stato scortato in caserma dalla Polizia. Dicono che si sia dichiarato prigioniero politico, se lo condannano dichiarerà che il trans Morgana è un eroe. (www.beppegrillo.it)

giovedì 1 luglio 2010

In mattinata il blitz in parlamento per approvare la legge bavaglio prima delle vacanze estive, in serata l’affondo sul lodo Alfano per estendere lo scudo al premier anche per i processi a suo carico cominciati prima dell’insediamento. La macchina da guerra del Pdl si è messa in moto compatta, barra a dritta. Vede la meta dell’impunità del grande capo ormai vicina e vuole portarla a casa sfidando a muso duro tutto e tutti. Le due mosse suonano chiaramente la chiamata alle armi per la maggioranza. Berlusconi confida nella solidità dei suoi. Unica incognita rimane il presidente della Camera. Che ora dovrà decidere se allinearsi o agire coerentemente con le critiche che in questi mesi ha mosso a Silvio Berlusconi. Rischiando anche di far cadere il Governo.

Del resto il messaggio del Pdl ha un solo destinatario: Gianfranco Fini. Il 29 il ddl intercettazioni arriva in aula, difficilmente passerà senza il voto di fiducia. Fini e i suoi avranno il coraggio di votare contro il provvedimento che tanto continua a criticare? E così il lodo Alfano: per approvare la legge costituzionale, senza essere costretti ad andare a referendum, servono i due terzi dei voti. Che farà Fini? Ancora non è dato sapere. Ma quanti vedevano nella terza carica dello Stato un iceberg che poteva impensierire la corazzata di Arcore, almeno rallentandola, sono costretti a ricredersi. E anche quel Giorgio Napolitano che appariva guardiano del confine della democrazia è stato smarcato. Con beffa. La commissione giustizia del Senato, presieduta da Filippo Berselli, fa sapere che è in arrivo l’estensione dello scudo anche al presidente del consiglio, e il Pdl manda un messaggio al capo dello Stato: “Abbiamo chiesto di indicare le modifiche, ma lui non vuole segnalarcele. Andiamo avanti con il testo com’è e poi si vedrà”. Poi in tarda serata arriva anche una mezza smentita dalla maggioranza: “Non è affatto scontato che il provvedimento venga cambiato”, se non arriveranno precise indicazioni dal Quirinale. Il tentativo di alleggerire i toni accompagna la volontà di nominare al Csm Gaetano Pecorella, presidente della Commissione parlamentare sulle eco-mafie, già candidato dal Popolo delle libertà nel 2008 come giudice della Corte costituzionale. (DAVIDE VECCHI - www.ilfattoquotidiano.it)


Ma cos' altro dobbiamo sopportare più da questa banda di lestofanti ?

Intercettazioni


Anche oggi siamo in piazza. Questa volta al fianco dei giornalisti dalla schiena dritta e dei cittadini che vogliono tutelare il diritto sancito dalla Costituzione: la libertà di stampa. Perché difendere un diritto dalle piazze e con le piazze è una delle ultime armi che rimane a questo Paese.

È un’Italia che sta implodendo. Dalle industrie in crisi ai cassaintegrati, dalle forze dell'ordine senza fondi ai tagli alla cultura, alla ricerca dimenticata e alla scuola mortificata. Qualche giorno fa eravamo in strada per manifestare con i lavoratori precari. Oggi, siamo insieme agli addetti dell'informazione.

Alle 17 saremo accanto alla Federazione Nazionale della stampa, al Popolo Viola e ad Articolo 21 per difendere la democrazia. Il ddl sulle intercettazioni, ribattezzato "legge bavaglio", è un colpo basso alla storia e alle libertà di questa Nazione. La democrazia ottenuta dai nostri padri costituenti sta per essere sepolta dalle politiche portate avanti da questo Governo. Un esecutivo che verrà ricordato per le leggi ad personam, che garantiscono impunità ai soliti noti, e per le veline dettate dalle stanze di Palazzo Grazioli. Addirittura è stato rispolverato il vecchio Mattinale di epoca fascista, che indica e impone la linea ai giornali di famiglia nonché a tutti quei giornalisti che hanno deciso di svendere per un piatto di lenticchie la nostra democrazia. Ciò per anestetizzare le coscienze e nascondere ai cittadini i misfatti del Governo.

A combattere questo scempio rimangono solo poche testate, Internet e le ultime televisioni non gestite da Berlusconi. Non a caso, il ddl intercettazioni tenta addirittura di imbavagliare la Rete e la libera informazione, vieta ai cittadini il diritto di essere informati e di avere giustizia e toglie ai magistrati uno strumento fondamentale per combattere le mafie e la criminalità.

Berlusconi vuole approvare questo ddl al più presto ed ha imposto la discussione alla Camera il 29 luglio. Il Presidente del Consiglio è disposto a tutto, pur di ottenere il sì alla legge bavaglio prima dell'autunno. L’Italia dei Valori continuerà la sua battaglia dentro e fuori il Parlamento per impedire a questo dittatorello di distruggere lo Stato di diritto e di fare carta straccia della Costituzione. (www.antoniodipietro.it)