mercoledì 26 novembre 2008

A Istanbul 31.000 bambini vivono per strada

Nelle strade della Turchia vivono abbandonati a se stessi quasi trentunomila bambini di entrambi i sessi, la maggior parte dei quali (30.109) nella sola città di Istanbul, dove gli abitanti sono circa quindici milioni. L'allarmante notizia è stata pubblicata dal quotidiano "Today's Zaman", che riferisce i dati di una ricerca effettuata dall'Agenzia per la tutela dei diritti umani presso la Presidenza del Consiglio turca (Bihb), nella quale sono state elaborate le cifre riguardanti i bambini di strada che vivono di espedienti, elemosina o di piccoli furti. Anche i centri di riabilitazione per i bambini di strada sono stati oggetto dello studio del "Bihb", che ne ha contati novantadue, oltre a novantaquattro orfanotrofi. Hasan Tahsin, presidente dell'Agenzia per la tutela dei diritti umani presso la Presidenza del Consiglio turca, ha dichiarato alla stampa che "questa ricerca verrà effettuata ogni anno fino a quando il problema dei bambini che vivono per strada non sarà risolto". Il dirigente ha aggiunto che i diritti dei bambini occupano un posto chiave tra i diritti dell'uomo e sia lo Stato sia le organizzazioni non governative dovrebbero lavorare in maniera più sistematica per trovare una soluzione a questo problema. (L’OSSERVATORE ROMANO)

Questa notizia non mi sorprende, anzi arriva colpevolmente molto in ritardo. Sono stato ad Istanbul ben ventisei anni fa, era febbraio del 1982, e anche se rapito dal fascino di questa città, dalla sua storia, dalle bellezze architettoniche risalenti all’impero ottomano, e dalla commovente ospitalità della sua gente, una realtà ho sempre avuto nei miei ricordi : i tantissimi bambini gettati in strada. Bambini che come scrive l’Osservatore Romano vivevano e vivono di elemosina, espedienti e furti. In ogni angolo della città che visitavo c’era sempre uno di essi che per guadagnare un po’ di soldi, si offriva di lucidarmi le scarpe ! Non sapevo dire di no e ad ognuno versavo sempre una banconota da un dollaro. Un giorno incontrai un bambino di dieci anni, si chiamava Niyazi, spero di aver scritto giusto il suo nome, che dopo avermi lucidato le scarpe e incassato un dollaro, mi seguì fino al luogo che mi ero prefissato di visitare, il museo Topkapi. Mi faceva tanta tenerezza, indossava solo un maglione marrone e un pantaloncino corto, con scarpe ridotte in uno stato pietoso. Ci intendemmo con difficoltà, e scoprì che il suo desiderio era quello di entrare al Topkapi perché non vi era mai stato. Pagai l’ingresso per me e Niyazi e poco dopo lo persi di vista. Più tardi realizzai il tutto. Il Topkapi era invaso di turisti e scorsi il bambino intento ad alleggerirne qualcuno. Non mossi un dito, anzi continuai la mia visita al museo con stampato sul volto un sorriso complice.

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