mercoledì 24 agosto 2011

Vacanze, sindrome da rientro






Le vacanze sono quasi terminate, molti italiani si apprestano a tornare nelle proprie città e al proprio lavoro, molti altri l’hanno già fatto. Un po’ a malincuore si lasciano le località di villeggiatura che tanto ci hanno rilassato per rituffarci nella quotidianità. Occhio però alla sindrome da rientro che «colpisce ormai circa il 35% della popolazione, con maggior incidenza tra i 25 e i 45 anni,» avverte lo psichiatra Claudio Mencacci, direttore del Dipartimento di neuroscienze dell’ospedale Fatebenefratelli di Milano. Più di un italiano su 3, dunque, rischia di soffrire il rientro a tal punto da somatizzarlo.

«I sintomi più comuni sono un senso di stordimento, calo di attenzione, digestione difficile, mal di testa e dolori muscolari», elenca Mencacci all’Adnkronos Salute. «Ma anche ansia, abbassamento dell’umore, senso di vuoto, atteggiamento distaccato e irritabilità». Il tanto temuto “post vacation blues”, per dirla all’inglese, «è strettamente correlato alla cosiddetta sindrome d’adattamento che scaturisce ogni qualvolta avviene un cambiamento dello stile di vita».

«In vacanza, infatti - prosegue l’esperto - il cervello tende ad eliminare ogni informazione ansiogena, per entrare in un ’mood’ di serenità totale, ma tornati al lavoro la storia cambia».

«Il cervello deve riacquisire le informazioni resettate facendo così aumentare il livello di stress. Ecco perché - precisa Mencacci - le persone più a rischio sono quelle impegnate in lavori intellettuali, per le quali, dopo il proprio reset biologico naturale, il ritorno alla normalità rappresenta un motivo di stress doppio».

Niente paura, però. Per rimediare alla sindrome da rientro, basta rispettare alcuni piccoli accorgimenti che hanno come comune denominatore la gradualità. «È fondamentale infatti - prosegue Mencacci - rientrare dalle vacanze prevedendo qualche giorno di riposo e quindi riprendere la vita quotidiana con gradualità. Buttarsi a capofitto nel lavoro da subito non va bene, e pertanto rinviare gli impegni più gravosi spesso si rivela essere un vero e proprio toccasana».

Sempre per agevolare il ritorno alla routine, sottolinea lo psichiatra, è bene «mantenere un lento cambiamento del rapporto sonno-veglia per rientrare con calma nei parametri standard, e continuare l’attività fisica. Mangiare poi frutta e verdure è molto importante, perché aiutano la riduzione dello stress e a mantenere l’abbronzatura. Cosa, questa, che non guasta affatto» e che fa bene se non altro all’autostima.

Mencacci, infine, tiene a precisare che «negli ultimi anni si sta verificando una nuova tendenza: quella delle persone che non staccano mai la spina perché, grazie ad Internet, si portano il lavoro in vacanza. Sicuramente in questo modo si scampa alla sindrome da rientro - conclude l’esperto - ma così facendo non si ottengono neanche tutti i benefici prodotti da quel reset biologico tanto salutare attuato dal cervello». (LA STAMPA)




Il mio commosso pensiero va ai poveri insegnanti, capirete, dopo tre mesi di vacanza !!!


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