domenica 1 aprile 2012

Tutte le volte che Emilio

Ora è troppo facile dire che è la fine di un’epoca.

Troppo facile dire che dopo Silvio era scontato venisse giù anche il simbolo dell’informazione codina e dissimulata. Troppo facile dire che a qualcuno il teatrino di Emilio Fede finirà per mancare, perché il giornalismo declinato in varietà l’ha inventato lui, e c’era spesso da ridere. Troppo facile, anche, rigirare il dito nelle debolezze dell’uomo, che l’uomo stesso ha sempre usato per ritagliarsi attorno in una cornice di furbo auto-paternalismo.

Troppo facile dire delle meteorite e delle bandierine, dei Lele Mora e dei comunisti cattivi, della sottocultura che il Tg4 ha sistematicamente, pazientemente, colpevolmente inoculato nei suoi (affezionati, va detto) telespettatori.

Troppo facile dire che aveva fatto nel giornalismo televisivo quello che Berlusconi ha fatto in politica: populismo nei contenuti e personalismo nelle forme. E troppo facile, infine, dire che come in ogni autentico (e interessato) amor fou l’amato era diventato per il nostro prima proiezione e poi definitiva mimesi magica.

Meno facile, invece, è capire ciò che resterà tra un po’ di tempo di un personaggio che è stato odiato ma anche amato, e far finta di non saperlo significa non sapere che Italia è stata ed è ancora quella in cui viviamo.

Anche in questo caso, vale quel che vale per l’amato Silvio. Che alla lunga rischia di essere ricordato per tutte le volte che ci ha fatto ridere, magari giocando con la propria stessa ridicolaggine. E non per tutte le volte che ci ha fatto piangere, e indignare. (Marco Bracconi http://bracconi.blogautore.repubblica.it/)

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